giovedì 02 settembre 2010, 17:46

Gli articoli con tag: " Haiti "

Haitiana. Poesia da Port au prince, in italiano e spagnolo

di fabrizio lorusso


Haitiana
Sei stata amore e città per disgrazia
principessa, ogni volta, conquistata
bersaglio della polvere e del fuoco estraneo
vittima delle buone intenzioni
che sempre han turbato il tuo tempo breve
e il tuo sacrificio di madre buona e sola. … Leggi tutto

Diario da Haiti (ultimo). Sopravvivenza, paura e rinascita

di Fabrizio Lorusso

DafneBNRojo.jpgDafne è bellissima. Dafne è la profondità dell’oceano e l’oro dimenticato dei pirati, è la terra d’Africa emersa in mezzo a uno sciame di isole abbandonate da qualche Dio stanco sull’orizzonte dei Caraibi. Dafne è fisicità assordante e feconda, è l’anima viva del pacifico nella violenza dell’Atlantico, col suo sguardo conteso e straziato da mille predoni e dalla natura. Lei è tranquillità e rassegnazione, forza e fede, povertà e dignità, ma le hanno insegnato a dipendere, a piangere, a difendere il suo pezzo di cielo contro gli altri, contro tutti gli altri suoi simili e dissimili. Ama la dignità del suo quartiere e la comunità che l’ha cresciuta, ascolta sempre la sua musica, il suo Dio, la sua lingua che si prende gioco del francese e dei francesi. Ogni sera Dafne prega cantando e scrive su un foglio bianco tutto quello che ricorda di sé stessa, nella speranza di trovare un lavoro qualunque. Dafne è Haiti, luce in mezzo alla morte. … Leggi tutto

Haiti, l’occupazione infinita

A Port au Prince, la capitale di Haiti, dal terremoto in avanti, stanziano 20.000 marines, uno ogni 20 abitanti.

Costano più di un miliardo al mese e saranno pagati dal popolo di Haiti in un futuro lontano perché il popolo haitiano è tuttora impegnato a pagare a banche franco-statunitensi i costi della dittatura Duvalier che Francia e Stati Uniti vollero.

Intanto l’aiuto cubano-venezuelano va avanti con costanza e nel silenzio: medici, ambulatori, ben sei ospedali attrezzati a tempo di record.

Benzina solidale per il paese più occupato della storia.

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Le guerre dimenticate di Haiti prima e dopo il terremoto (3/3)

USAFlessioni.jpgQuesta è la terza e ultima parte del reportage di Fabrizio Lorusso sulle guerre infinite e dimenticate di Haiti, un paese sconvolto da endemiche catastrofi naturali come uragani e terremoti, ma che inoltre ha provato sulla propria pelle tutti gli abusi del colonialismo francese nel secolo diciottesimo e di quello americano a ripetizione dopo l’indipendenza ottenuta nel 1804. … Leggi tutto

Le guerre dimenticate di Haiti prima e dopo il terremoto (2/3)

di Fabrizio Lorusso

Bimbahaiti.jpgQuesta è la seconda parte di un reportage sulla storia di Haiti, prima e dopo il tremendo terremoto che ha colpito la sua capitale, Porto Principe, ormai due mesi or sono. La disgrazia di un paese e i problemi profondi della sua gente vengono dal passato e non dipendono solo dalla sfortuna, dagli uragani o dalla geologia.
S’è tanto discusso di aiuti umanitari e solidarietà in Europa e negli USA, ma non si discute mai dell’estrema dipendenza cui il popolo haitiano è da sempre stato abituato: dipendenza religiosa, economica, educativa, energetica, politica e spirituale da qualche salvatore, Dio o potenza straniera. In generale non amo credere alle spiegazioni facili, attribuire la colpa di tutti i mali sempre e solo all’imperialismo, agli americani o ai francesi, oppure a un gran complotto internazionale, però l’esperienza diretta ad Haiti mi ha mostrato una realtà innegabile: una nazione orgogliosa e pacifica costantemente repressa dall’esterno e dall’interno nei suoi slanci di emancipazione, uno stato al limite del fallimento che dipende, così come i suoi cttadini, dalla cooperazione interessata dei paesi ricchi e dall’ottusità della sua stessa classe dirigente.
Alcuni hanno denunciato il "populismo" dell’ex presidente di Haiti, Aristide, spesso definito dai media come un prete-messia, ma senza cognizione di causa o secondo gli stereotipi classici da sempre diffusi sull’America Latina. Ciononostante Aristide (due volte presidente eletto tra il 1990 e il 2004 e due volte forzato in esilio dopo dei colpi di stato) aveva delle idee chiare su come far uscire Haiti dalla spirale di dipendenza e sottomissione, ma la forza delle idee approvate democraticamente a volte deve cedere alle bombe e ai machete dei pochi potenti che non sono d’accordo dentro e fuori dal paese.

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Le guerre dimenticate di Haiti prima e dopo il terremoto (1/3)

Di Fabrizio Lorusso

Campo.jpgQuesto reportage nasce dall’esperienza diretta, dalle fonti documentali e giornalistiche, dalle testimonianze, i video e le interviste che io e l’amico Diego Lucifreddi abbiamo raccolto durante il mese di febbraio 2010, periodo in cui siamo rimasti nel quartiere Delmas di Port au Prince, Haiti, per collaborare con l’Aumohd (Associazione di Unità Motivate da un’Haiti dei Diritti) che è un associazione di avvocati volontari dedicati alla difesa dei diritti umani e civili delle persone più povere e svantaggiate soprattutto in quartieri difficili e tristemente famosi come Cité Soleil e Gran Ravine. Visto l’alto livello di corruzione e ingiustizia sociale e giuridica ad Haiti l’associazione si occupa dall’anno della sua nascita (2002) di aiutare i cittadini imprigionati ingiustamente (circa il 90% della popolazione carceraria di Porto Principe), ma nei momenti di crisi come questo, in una metropoli sconvolta da quei 36 secondi di terremoto che ne hanno cambiato la storia, l’Aumohd e il suo presidente Evel Fanfan provvedono a fornire servizi di ogni tipo alla popolazione del quartiere, ai sindacati, ai gruppi di base e alla gente in generale nei limiti delle proprie possibilità. Sono inoltre aperti alla creazione di reti internazionali di supporto e scambio d’informazioni oltre ad accogliere persone volenterose e interessate a conoscere la realtà haitiana. Dopo il terremoto si sta promuovendo una raccolta fondi via PayPal che può consultarsi qui: http://prohaiti2010.blogspot.com/

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Camilo, non penso, Conte di Cavour (CVH-550)

La sigla poco comprensibile è il codice identificativo della splendida e utilissima ammiraglia della flotta italiana, la portaerei (esclusivamente a decollo verticale corto, di più non ci potevamo permettere per fortuna), costata secondo fonti dei ministeri della difesa e dello sviluppo economico una cifra oscura tra 1.5 e 2 miliardi (si si, miliardi) di euro. Non avendo trovato di meglio da fare dal giugno 2009 ad oggi, si è deciso di impiegarla come nave ospedale e da carico per i primi (?) soccorsi ad Haiti. Mentre Cuba invia medici e annuncia che aprirà il suo quinto ospedale da campo ad Haiti (http://www.ain.cu/2010/febrero/04cv-haiti-hospitales.htm) e ovviamente tutto ciò si può leggere come propaganda, la nostra Pravda 1 diretta da Min zo lin ci fa sciroppare un lungo servizio in cui si può ammirare come un elicottero da guerra in stile “apocalipse now” va a raccogliere un giovane di 29 anni e una donna affetta da pancreatite per portarli sulla CVH-550 modernamente attrezzata di sala operatoria, alzacristalli elettrici, aria condizionata, abs etc etc.

Una moderna edizione del “mito del buon selvaggio”, salvo poi riutilizzare eventualmente quegli elicotteri o quella nave per “dissuadere” l’ingresso di quei selvaggi che attentano alla nostra purezza solcando il mare nostrum e sbarcando sull’italico suolo.

E allora, penso, a quanti ospedali da campo si sarebbero potuti costruire non con i due miliardi di euro gettati al cesso con una portaerei che deve svolgere la funzione di nave ospedale (che costerebbe meno di un 20simo…), ma semplicemente con uno degli aerei a decollo verticale o degli elicotteri da guerra in sua dotazione.

Camilo (http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/cc/Cienfuegos.jpg), penso, avesse ragione.

4 romani tornano da Port au Prince

http://images.virgilio.it/sg/notizie1024/upload/vu5/vu5_v0.jpg

“Giunge all’ultima puntata il racconto delle mirabolanti avventure haitiane dei quattro moschettieri freelance.” Inizia così il racconto “spinto” con spietata amarezza di Federico Mastrogiovanni dal suo Blog RadicalSchock che mi è appena giunto. Non sono state vacanze ad Haiti come sulla Indipendence of the seas, la nave più grande del mondo che fece scalo a Civitavecchia a giugno del 2008 e scalo ad Haiti, in questi giorni, come riporta il Guardian: “A sole 60 miglia dall’epicentro del sisma che ha distrutto Haiti, lussuose navi da crociera attraccano in candide spiagge dove i passeggeri si godono mare e solleone e ottimi cocktail a base di rum. Lo scrive l’edizione online del britannico Guardian informando che L’Independence of the Seas, proprietà della Royal Caribbean International, ha gettato l’ancora venerdì nel resort di Labadee nella costa nord del Paese”.

E che dire  di quanto naviga nei mari? ” Una nuova grande, enorme regina. E’ il transatlantico Oasis of the Seas, il più grande al mondo che il 5 dicembre 2009 inizierà il suo servizio imbarcando passeggeri per la sua prima crociera ad Haiti. Oasis of the Seas è costata 900 milioni di euro. Ha 16 ponti, 2.706 camere e può ospitare 6.360 passeggeri e 2.000 membri d’equipaggio. La nave è lunga 360 metri, larga 47 e la sua stazza lorda, 220mila tonnellate, supera di almeno 70mila tonnellate le concorrenti sul mercato. Vanta un ponte delle dimensioni di un campo da calcio e un teatro da 750 posti.”
Questa era la Terra del voodoo,si trova scritto in molti modi anche nei  reportage e forse lo rimarrà.Nel 2006 girò un video che invitava  a vedere il voudou, con le donne seminude: la cerimonia dedicata ai morti.
Musica tradizionale ad Haiti? Forse è meglio ricordare Port au Prince  nel 2007 con  gli Arcade Fire...

Non aggiungo altro, lo condivido, come l’arrivo dei 4 romani che forse qualcuno ha letto nei giorni scorsi.

A  voi  ciò che non troverete  in  nessuna altra fonte d’informazione “ufficiale”.Potete giurarci.
Doriana Goracci

diario da Port au Prince. il ritorno.

Giunge all’ultima puntata il racconto delle mirabolanti avventure haitiane dei quattro moschettieri freelance.Mentre inviati speciali italiani di grandi testate nazionali vanno a scopare a Santo Domingo coi soldi del giornale, dichiarando al mondo di raccontare l’inferno di Haiti, i vostri reporter preferiti si smazzano per tirare su i soldi del biglietto aereo. Probabilmente abbiamo sbagliato noi. E del resto come si fa a resistere alle puttane ragazzine dominicane? Bisogna capirli questi anziani inviati speciali. È una vita dura, piena di stenti, sempre con la valigia pronta per partire nei luoghi più disgraziati della terra, è ovvio che uno cerchi il conforto e la tenerezza tra le cosce mercenarie di giovani minorenni di qualche paese sottosviluppato.
Ci tocca raccontare queste cose oltre alle vicende di un popolo dimenticato da dio. Anzi. Non è che dio l’abbia dimenticato, come sostiene un signore haitiano con cui mi faccio una chiacchierata. È che qui facciamo il vodoo, la magia nera, e allora dio è arrabbiato e ci punisce. Ma allora cristo, se lo sapete la volete piantare co sta cazzo di magia nera? Dico, che altro deve fare sto dio per dimostrarvi che vi odia?
Gli ultimi giorni è un accalcarsi di tende per l’arrivo di forze fresche delle varie agenzie ONU. Servono menti riposate per affrontare tutti quei briefing. Accorrono inviati speciali da tutto il mondo, dopo ormai una settimana dall’inizio della festa. Tutti in cerca di storie nuove, di angolature diverse, creative, che nessuno ha ancora raccontato.
È tempo di andarmene, di abbandonare la mia casa, il cartone sul pratino, e di tornare al Distrito Federal, con questo magone che comincia a salire, a prendere forma. Perché uno stando lì nel mezzo dell’azione non può permettersi di sentirsi male. C’è l’adrenalina, la tensione, le mille cose da fare, da scrivere. Si è lucidi, razionali, operativi. La merda arriva dopo. Arriva per esempio quando il Principe, ormai a casa, viene a sapere che sua zia è morta, e si rende conto che ognuna delle singole 200 mila vittime era una zia, una mamma, un figlio, per qualcuno. Ognuno di quei cadaveri scomposti e putrefatti era una persona. Ma quando sono così tanti, quando è così diffuso l’orrore non li vedi come cristiani. Li vedi quasi come pezzi del paesaggio.
Lascio questo paese con un nodo in gola. Con il desiderio di restare, per continuare a raccontare una terra senza speranza, vittima delle forze della natura, dell’ottusità di eserciti che cercano di spartirsela mettendosi addosso la bandiera degli aiuti. Non posso restare perché non me lo posso permettere. Perché non ho un giornale che mi paga le troie. Devo rientrare in Messico, scroccando il passaggio di un Cessna che fa avanti e indietro da santo domingo.
Lascio Cutie e il Principe a continuare a scattare foto. Immagini atroci e bellissime, se si può parlare di bellezza qui. La foto più inquietante è quella di una bambina, fatta dal Principe in un ospedale. Invece di essere frantumata, amputata e sofferente, la bambina piange, ma perché è appena nata. La foto di un parto, tra tutti questi morti, ha un effetto straniante. Senti che è bella, è potente, ma non puoi fare a meno di chiederti che cazzo c’entra la vita in questo posto.
E invece c’entra. Questo posto è pieno di vivi. Che forse si meriterebbero un po’ di attenzione pure loro.
Torno a casa e trovo Vittorio. il toro di cartapesta che ancora non ha capito un cazzo di come funziona il mondo. Lo metterò su un cargo per dar da mangiare a qualche haitiano.
Trovo gli amici, che mi chiedono com’è stato. Che mi dicono come si fa a adottare un haitiano. Io non riesco a non rispondere che, beh, è stato da paura, del resto il Caribe è pur sempre il Caribe, una favola.

Per quanto riguarda le adozioni. Ho deciso di adottare due bambine haitiane di vent’anni. Per solidarietà con il popolo fiero dell’isola e anche un po’ coi colleghi inviati speciali. Due piccioni con una fava.

Port au Prince L’arrivo da RadicalShock

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Siamo all’arrivo.  A me fa impressione perchè sembra che “l’autore”, Fedemast,non sia mai partito dall’Italia e invece ci sta a Port-au Prince con tutte le scarpe il cervello e il cuore. Rimaniamo seri:  cosa ci importa di che  di cosa e di chi, qui noi italiani brava gente, alle prese con gli accordi elettorali?

Infanzia negata? Si, viene da Skopje la notizia che ” un bimbo di 9 anni è diventato il più giovane ingegnere di Microsoft System. Marko, macedone, ha superato tutti gli esami richiesti in Slovenia, dove sta trattando per un progetto di lezioni in formato Full HD che prevede una produzione in inglese ad uso degli studenti interessati in tutto il mondo”. Sono certa che questa notizia volerà sul mondo web, è già volata.A margine una risposta-richiesta di Medici Senza Frontiere.

Io continuo a fare ” questo” Ponte.Ho messo RadicalShock nel titolo, così chi si schifa, salta: Quelli che benpensano…

Doriana Goracci

diario da Port au Prince. l’arrivo.

Ed eccoci qui nell’epicentro della tragedia planetaria. La verità è che di Haiti non glie ne frega proprio un cazzo a nessuno. Proprio, la gente al mondo pensa che sia un’isola. Invece poi vedi ed è un pezzo di un’isola. Manco è intera. Quella intera, dove poi ci sta Haiti dentro, si chiama Hispaniola. Un pezzo sfigato di un’isola. Un posto povero come pochi, pieno di negri terremotati, uraganati, massacrati più o meno sempre, che manco è l’Africa!! Che sull’Africa sono tutti d’accordo nel cordoglio, negli sguardi contriti, dici Africa e tutti pensano alla faccia un po’ dispiaciuta, all’espressione da salotto, preparata da anni. Dici Haiti e tutti pensano alla Polinesia. Quella è Tahiti. C’ha pure l’acca da un’altra parte. Allora gli fai, no Haiti è quella dei negri però latinoamericani che parlano quel francese strano. Quella che per prima si è resa indipendente, un paese di schiavi. Ah. E ‘ndo rimane?

Ora il terremoto. Sbragate migliaia di vite. In un secondo. Schiacciati sotto le macerie. Invasi i mezzi di comunicazione mondiali da immagini commoventi, strappacòre. Cordoglio a breve termine. Per l’Africa è diverso. Quello è a lungo termine. Rimane. Light, ma rimane. Questo vedi quanto ce metti a scortattelo. Chi se ricorda mo, sull’unghia, do rimane l’Indonesia? Ecco. Appunto. In più questi so pure negri.

Ora. L’armata Brancaleone catapultata nelle strade. Ho bisogno di raccontare le strade perché è qui che succedono le cose. L’azione, catturata dalle immagini dei miei compari, si manifesta e si spiega da sé nella strada. Io qui non parlo solo dei miei occhi. Qui abbiamo moltiplicato i nostri occhi, i nostri nasi, perché uno dei sensi più stimolati è l’olfatto da queste parti in questi giorni. Io ho il compito di raccontare con le parole quello che i nostri quattro corpi hanno registrato in questa settimana.

Alla partenza da Santo Domingo eravamo eccitati. Ma che sarà mai sta famosa Haiti? Ma che se dovemo aspettà? Ma come se dovemo comportà di fronte alle tragedie epocali? Se ponno fa le battute? Non saremo troppo cazzoni per essere testimoni di un evento del genere? Questa è robba che scotta. È robba dell’umanità.

Juan ce guardava appoggiato col braccio sullo sportello aperto della sua Honda bianca. Non sapeva. Salendo a bordo la macchina si abbassava quasi a toccare terra. “A regà, ma secondo voi non è bassina? Me sa che co sta cosa nun arivamo manco ar casello. E ancora non è salito Juan, guarda che panza, pare che s’è magnato er fijo!” E su queste parole del Principe, che rappresentavano i sentimenti dei quattro moschettieri, ci preparavamo non solo a guardare in faccia la STORIA (tutta maiuscola), ma addirittura a raccontarla. Vabbè, un pezzetto, però comunque sempre STORIA. Se solo la STORIA sapesse…

Il primo giro panoramico, il pomeriggio del primo giorno, ci fa stare tutti zitti. La Cité du Soleil. Di passaggio. Un assaggio. Il disastro  è nelle loro vite. Sentivo qualcuno che ha detto “vabbè quelli già erano poracci, che je fa il terremoto?”. Il terremoto je fa. Se te c’hai un palazzo, milioni, 10 macchine e ti crolla tutto ti cambia la vita. Se te non c’hai un cazzo e te crolla tutto te bevi er piscio. Ed è proprio quello che usano fare qui.

Tutto intorno gente che cerca di raccattare pezzi di qualcosa per coprirsi, per vestirsi, per mangiare. E magari tua madre che prima della scossa ti mandava a comprare il riso ora è un mucchio di carne informe, gonfia che puzza che fa schifo. E non solo la tua. Pure quella del tuo vicino, la tua ragazza, il ferramenta, il pappone, la mignotta, il gatto, il rapinatore, l’ebanista, lo scultore. E tutto er condominio loro. E i parenti. E te siccome sei sfigato che sei rimasto vivo manco magni e te bevi l’acqua della fogna. Peccato che la fogna non ci sta. Infatti in questo paradiso tropicale si so dimenticati di fare le fogne. Le stavano a fa eh. Poi però all’ultimo zac! Scordati. Quindi quando tu caghi l’acqua va in certi canali di scolo un po’ così. Si mischia alla monnezza di passaggio. E visto che la città è in discesa, quando piove l’acqua se porta tutto a valle. A fa quello che gli esperti chiamano “er Mischione”. Vicino al quale è stata scattata la foto che sta qua sopra.

Allora ce le immaginiamo le signore haitiane, tesoro, mi raccomando, a mamma, lavati bene le mani quando torni a casa da fuori, che c’è la sporcizia. A mà, le mani me le lavo nel mischione, che cazzo dici?? L’acqua questa è. E poi, quale casa, mà? Ma tanto a noi ce dura un mese la tragedia. Je mannamo l’aiutiumanitari, spediamo lessemmesse da du euri, si attiva l’unità di crisi del MAE e passa la paura.

Questo passa nella mente al vostro reporter preferito e ai suoi compari silenziosi. Si sente il clic delle macchine fotografiche che devono testimoniare l’orrore.

Intorno baraccopoli improvvisate. Teloni. Noi in giro. E giunge la sera ed il buio. Si entra nel girone dantesco. Non so bene quale.  Ma uno brutto. La macchina viaggia a velocità smodata con Jean Philippe che suona come un pazzo. Qua non è che non fai le infrazioni con la macchina. Qua fai le peggio cose con la macchina e mentre le fai suoni il clacson a palla. Sfrecciamo nella notte. Luci senza senso squarciano il buio. Non lo squarciano. lo ovattano. E nella penombra anime in pena vaganti sole insieme. Ombre che camminano. Ombre che occupano la strada. Ci mettono dei sassi a delimitare le carreggiate, o ci mettono i loro corpi sdraiati. Perché dopo sta schicchera de terremoto cor cazzo che dormimo dentro casa. Ah, quale casa?

Ombre che si mettono in gruppo e cantano canzoni a dio e a gesù, che se nun j’è fregato un cazzo de salvarli dal terremoto non si capisce perché mo li dovrebbe aiutare dopo. Arrangiatevi, stronzi!

Si canta insieme inni a gesù per paura degli spiriti. Per sconfiggere la paura. Per sentire calore. Per non sentirsi soli. Ancora più abbandonati. E sta per iniziare un circo, ragazzi, che vi lascerà ancora più soli, anche se dice di aiutarvi.

E noi si continua a sfrecciare. Ora davvero basiti per quest’atmosfera irreale, opaca ma che parla e si fa capire. Ci vorrebbe una foto di Cuttica per capire in un solo istante. E a me invece servono lunghe frasi.

Nel buio intravediamo palazzi crollati schiacciati sformati esplosi in quello che sembra un ghigno sgraziati case di disgraziati.

E noi sfrecciamo.

L’arrivo nella casa della nostra ospite. Una pastasciutta. Dormire sul cemento in giardino su un materasso fatto di asciugamanini che l’Ikea ha mandato come aiuto umanitario. Rossi. Blu. Con scritto Ikea. Grazie Ikea. Ora ti dormo sopra. Sopra la terra che ha tremato. Pronto a quello che deve arrivare.

Il sonno duro alla fine arriva.

*A una settimana dal terremoto che ha devastato l’isola*, le équipes di Medici senza Frontiere a Port-au-Prince sono ancora sotto grande pressione, *continuano a fornire cure d’emergenza al maggior numero di persone possibile* e a cercare altre strutture che possano essere utilizzate come sale operatorie.
*Ecco cosa abbiamo potuto fare* nei primi 6 giorni dal terremoto *grazie alla generosità di migliaia di persone*.
abbiamo *curato oltre 3.000* feriti ed *effettuato oltre 400 interventi chirurgici* siamo presenti con *oltre 650 operatori umanitari* abbiamo inviato *135 tonnellate di materiale medico e generi di primo soccorso* al
più presto sarà operativo un *ospedale gonfiabile con 2 sale operatorie e 100 posti letto*. Il nostro personale medico afferma di non avere mai visto un numero così elevato di ferite gravi. *Dobbiamo continuare a lavorare, ad inviare personale medico specializzato, fornire cibo, acqua potabile, materiale igienico-sanitario e rifugi da campo*.
*Per tutto questo abbiamo bisogno del Suo aiuto. Dona ora al ‘Fondo Emergenze’ di Medici Senza Frontiere. *Grazie per il suo sostegno concreto.
Valentina Rosa
Direttore Raccolta Fondi
Medici senza Frontiere

Haiti

Oggi tutti “scoprono” che Haiti è una nazione poverissima, che non aveva nemmeno prima del terremoto alcuna prospettiva di “sviluppo”, che la sua classe dirigente è corrottissima e che vigeva di fatto ancora la schiavitù (cfr. “Haiti chérie” di C. Del Punta). Ma come mai gli inviati dei nostri giornali dal centro america e dall’america latina in generale non ce ne hanno mai parlato prima? Perchè ci raccontano invece solo le nefandezze dei Castro Bros e dell’odiato e pirotecnico Chavez?
Dato che parliamo sempre degli sprechi nel pubblico impiego, assecondando per una volta l’ondata populistica che va tanto per la maggiore dalla nostre parti, non sarebbe il caso di tagliare stipendi (e forse anche le teste) di chi nei telegiornali pubblici e nei giornali (vedi Omero CIA o il caro Cotronew) di fatto sempre dai soldi pubblici finanziati, non ci ha mai raccontato niente di tutto questo accecato dalle ideologie (che ci dicono morte, ma non per colpa del terremoto…)?

Haiti

Haiti

Haiti

La tragedia di Haiti è l’ennesima che coinvolge una terra geologicamente giovane e piena di vulcani e di faglie. Quello di Haiti potrebbe essere il più catastrofico terremoto per numero di vittime ma non certo per potenza. Ripercorriamo solo alcune delle più grandi catastrofi della regione nell’ultimo mezzo secolo.

Leggi tutto in esclusiva su Latinoamerica.

google censura?

Cercando qualche notizia riguardo al terremoto che ha colpito Haiti ho pensato di leggere le notizie on-line del “Granma” quotidiano cubano ampiamente filogovernativo. Non ricordando l’indirizzo web ho scritto granma su google e ho trovato vari risultati a prima vista soddisfacenti. Cliccando sui link pero` ho piu` volte ricevuto un messaggio del tipo: “pagina non disponibile” digitando invece direttamente l’indirizzo www.granma.cu sul browser (firefox) sono riuscito a collegarmi al sito in men che non si dica. A pensar male si fa peccato…

¡Alerta, alerta que camina la espada de Bolívar por América Latina! Nasce il Movimento Continentale Bolivariano.

Da vaccamagra.blogspot.com

.Caracas.

Abbiamo partecipato, documentandola, alla nascita del Movimiento Continental Bolivariano. La dinamicitá e l’energia sentita ha ,a tratti, commosso e dato speranze. … Leggi tutto

Con i resistenti in Honduras

p_29_11_2009 Assalti ai media partecipativi e alle associazioni sospettate di favorire il boicottaggio proclamato dalla Resistenza delle elezioni farsa benedette dal Dipartimento di Stato. Mentre in Uruguay, contemporaneamente, le elezioni sono davvero una festa della democrazia in un altro punto della “Patria grande latinoamericana”, l’Honduras, le elezioni sono la fine della democrazia.

Tegucigalpa si sveglia oggi in un’alba tragica nella quale ancora una volta, nella piena logica alla George Bush di esportazione della democrazia, ed esattamente come è avvenuto in Afghanistan, si svolgono “elezioni pur che siano”. Con brogli, senza opposizione, senza osservatori internazionali, mentre si violano i diritti umani. Non importa.

Se qualcuno va a votare, vedremo quanti saranno, allora il simulacro di democrazia è mantenuto anche se ad imporlo sono gli squadroni della morte. Era la filosofia di Donald Rumsfeld e lo rimane per Hillary Clinton.

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L’UNESCO dichiara l’Ecuador libero dall’analfabetismo

L’UNESCO dichiara l’Ecuador paese libero dall’alfabetismo.
Grazie al sistema educativo cubano "Yo si puedo".

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