Wednesday 08 February 2012, 20:45

Gli articoli con tag: " Haaretz "

Una road map di letture per la pace

ImmagineParafrasando un recente post di Paola Caridi, non sono esente dalla malattia del voler affermare la mia verità sul conflitto israelo-palestinese: prendo spunto dalla notizia dell’autorizzazione concessa da Netanyahu a favore dei coloni israeliani per circa 500 nuovi insediamenti abitativi in Cisgiordania, nonostante le riserve espresse sia dagli USA che dall’Europa.

Credo che chiunque sia onestamente intenzionato al raggiungimento della pace in Palestina dovrebbe considerare come principale ostacolo a questo traguardo l’ininterrotto processo di occupazione dei Territori palestinesi da parte dei coloni israeliani. Non è che consideri trascurabili le responsabilità palestinesi: nella definizione della road map, venivano loro richiesti l’abbandono della violenza terroristica e l’avvio di riforme in senso democratico. (Al proposito segnalo un paio di articoli di Foreign Affairs che analizzano i progressi, ma anche le difficoltà, di Hamas nel farsi partito capace di governare con sempre maggiore efficienza, oltre che con maggiore senso democratico e meno condizionamenti ideologici. Per quanto mi riguarda, devo ancora affrontare la necessaria lettura di “Hamas”, di Paola Caridi.)

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L’ingiustizia dell’occupazione non costa nulla agli Israeliani

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Non dimenticare Gaza. Anche per Khadija Shawani e le altre

Oggi, 30 marzo,  in Palestina si festeggia la cosiddetta Festa della terra, in ricordo della prima grande manifestazione di resistenza collettiva che ebbe luogo per l’appunto il 30 marzo 1976, quando migliaia di palestinesi scesero in piazza (in Israele, in Cisgiordania e a Gaza) per difendere il diritto alla terra. Ci furono violenti scontri con la polizia israeliana, tre attivisti palestinesi furono uccisi e tra questi una donna, Khadija Shawani.

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Le magliette di moda nell’esercito israeliano: “meglio ammazzarli da piccoli”

Ishot2killsLa denuncia scioccante viene dal quotidiano israeliano Haaretz. Ai soldati israeliani piace andare in giro con magliette che superano i classici simbolismi del militarismo per addentrarsi nella guerra del futuro, quella asimmetrica nella quale il protagonista è il cecchino onnipotente con la testa vuota che ammazza civili, meglio se donne e bambini.

E questo si riflette nella moda, nell’abbigliamento dei soldati di Tsahal. Sembra vadano a ruba le magliette con disegni di bambini presi nel mirino, oppure madri piangenti sulle tombe dei figli oppure t-shirt come quella nella foto che mostra una donna palestinese incinta e lo slogan: “con un tiro due piccioni”.

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In memoria dei bambini di Gaza

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Questa è una riproduzione della pagina acquistata dalla ACRI (Associazione Israeliana per i Diritti Civili) sul quotidiano Haaretz. Ogni riquadro è un annuncio mortuario in memoria di un bambino morto a Gaza.

ONU, l’esercito israeliano ha ammesso che nessuno sparava dalla scuola bombardata

E’ una notizia importantissima ma bisogna cercarla tra le brevi dove la stanno imboscando i media mainstream. L’esercito israeliano ha dovuto ammettere che nella scuola dell’ONU di Jabaylia, dove hanno commesso una strage orribile martedì scorso, uccidendo almeno 40 persone delle quali oltre la metà bambini, nessuno stava sparando contro di loro. Non solo, per giustificare il massacro, hanno diffuso delle immagini che risalgono al 2007. Lo afferma il quotidiano Haaretz da dichiarazioni di Chris Gunness, portavoce dell’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi, UNRWA.

Chi racconta i fattacci d’Israele e della Palestina, facendosi i nostri

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I  testi che vi propongo sono due articoli: da un israeliano Ran Hacohen agli israeliani, da  un’italiano Paolo Barnard agli italiani e una lettera di  una cooperativa siciliana di Alcamo ricevuta  da alcuni GAS fiorentini (Gruppi di acquisto solidale)  che  ricevono i loro  prodotti e che cercano nei fatti quotidiani di vivere e far vivere un presente diverso e migliore.  Sono tre NON noti ai Media, se non nella misura di NON renderli noti: vogliono coinvolgerci nei fattacci d’Israele e della Palestina, nella storia presente che viene raccontata, come in passato, a mo’ di santa favoletta. E’  “anche”  la nostra storia e il nostro presente. … Leggi tutto

Lettere che contano – raccontano – disturbano, a fine 2008



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Piombo fuso e colate di martiri: chi racconta Gaza?

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L’ospite d’onore e la Palestina lontana – di Ali Rashid (il manifesto 7 maggio 2008)

Sul sito ufficiale della Fiera internazionale del Libro di Torino è comparso questo testo che, all’origine, ha dato il via in Italia alla polemica: «Sarà Israele il Paese ospite d’onore alla Fiera 2008. In occasione della ricorrenza del 60° anniversario della sua fondazione, Israele ha scelto Torino come la vetrina più adatta per far conoscere e discutere la propria identità culturale». Vale a dire che lo stato e il governo israeliano hanno inteso utilizzare la vetrina di una istituzione letteraria internazionale che dovrebbe rappresentare valori universali, per celebrare la fondazione dello stato d’Israele. … Leggi tutto

Celebrare e continuare la conquista: i 60 anni di Israele

L’ANNIVERSARIO DELLA CREAZIONE DI ISRAELE: celebrare e continuare la conquista
Michèle Sibony (UJFP – Union Juive Francaise pour la Paix)
traduzione di Marianita De Ambrogio
3 maggio 2008

L’anniversario della creazione di Israele sta diventando una celebrazione internazionale. Per esempio una sfilata è organizzata l’1 giugno prossimo nel cuore di Manhattan con stendardi e grandi ritratti di Israeliani anonimi o celebri, sotto il titolo: «Volti di Israele». La volontà degli organizzatori è di affermare che la società israeliana “…è una società simile sotto molti aspetti a quella di New York – un’affascinante combinazione di immigrati venuti insieme per creare una società dalle molteplici sfaccettature. E’ la storia di Israele”. Tuttavia, nella lista dei ritratti l’unico arabo israeliano (come lo chiamano loro) sarà Rania Jubran una diplomatica. (Israele conquista la 5e avenue: Ynet 21 aprile 2008) … Leggi tutto

Non disposte a stare a guardare senza fare niente

Non disposte a stare là a guardare senza far niente

da Haaretz

Di Tzafi Saar

“Peccato che Hitler non abbia finito il lavoro” gridava un passante alle donne che prendevano parte alla protesta delle WIB ad Haifa. Tra loro anche una donna di 80 anni, una sopravvissuta dell’Olocausto con un numero tatuato sul braccio. “Tu non mi fai paura” rispose. “ … Leggi tutto

Brecha – Oriente Medio. Peor es posible

gazaEsta nota fue cerrada para la edición impresa de Brecha una hora antes del ataque en Jerusalén a la escuela talmúdica donde murieron ocho israelíes. Es la confirmación de lo que aquí relatamos: que una tercera desesperada Intifada, provocada por quien quiso fragmentar aún más los palestinos, está a las vísperas.

Desde la inocua cumbre de Annapolis, con la que el presidente de Estados Unidos quería acelerar el proceso de paz en Oriente Medio, ya han muerto 323 palestinos. La posibilidad de una tercera y aun más sangrienta Intifada está a la vuelta de la esquina.

Gennaro Carotenuto – Brecha

Deib, Omar y Alí, 11, 14 y 8 años, eran tres hermanos que jugaban al fútbol en una canchita detrás de su casa, junto a un amigo, Mohammed, de 7 años, en Jabalija, en la Franja de Gaza. Fueron arrasados por el bombardeo israelí. Roni Hihia, de 45 años, era madre de cuatro hijos y a pesar de esto quería empezar una nueva vida. Por eso se había vuelto a matricular en el colegio Sapir, en las afueras del pueblo israelí de Sderot, y estudiaba mucho y con buenos resultados. El rebote de un misil Qasam, lanzado desde Gaza, la mató detrás del árbol donde se había escondido. Mohammed al Burei era un bebé de cinco meses. En las fotos donde el niño se ve muerto, parece dormido, sereno.

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Brecha – la tregua se cae a pedazos

Mientras los veteranos israelíes cuestionan duramente la conducción militar y política de la que consideran la primera etapa de la guerra, y se intensifican las violaciones de la tregua, la onu y la Unión Europea muestran sus pretensiones y sólo los italianos parecen dispuestos a ?morir por Danzig?. La UNICEF calcula en 1.184 las víctimas civiles de lo que Amnistía Internacional define como crímenes de guerra.

Gennaro Carotenuto desde Roma
El escritor israelí Uri Avnery, fundador de Gush Shalom, en un artículo publicado en su sitio personal cita un fragmento de un discurso, retrasmitido por la tevé israelí, de un oficial de alta graduación del ejército libanés frente a sus tropas … Leggi tutto

Quei volti sorridenti dei soldatini israeliani

La storia di Uri Grossman (nella foto), figlio di David, militare di leva, morto a 20 anni in un paese straniero dove era stato mandato a fare la guerra, non può non commuovere ed ispirare pietà. Ma non può neanche indurre ad un messaggio che porta a leggere la guerra in Libano come parte dello scontro di civiltà tra un Occidente illustrato ed un Islam zotico.

Le cronache ricordano l’iniziale appoggio alla guerra e poi l’appello alla pace da parte del padre, scrittore autorevole, che rende ancora più straziante la vicenda personale. Tutte raccontano in maniera pudica il dolore privato della famiglia. Descrivono un ragazzo sensibile e colto della classe media benestante israeliana, appassionato di calcio e di teatro, che appena congedato era atteso da un iniziatico giro del mondo. A quel viaggio Uri Grossman non è mai arrivato ma, con ogni evidenza, era e sarebbe stato una bella persona.

Il servizio di leva, nel XIX secolo, ha avuto un ruolo fondamentale nella costruzione dell’identità nazionale e di quella che George Mosse chiama … Leggi tutto