Botte a Sinistra date e prese e Giulietto Chiesa

“L’atmosfera sociale è quella di una città assediata… E allo stesso tempo la consapevolezza di essere in guerra, e perciò in pericolo, fa sì che il trasferimento di tutto il potere a una piccola casta sembri la naturale, inevitabile condizione di sopravvivenza.Non importa che la guerra stia davvero avvenendo, e, poiché nessuna vittoria decisiva è possibile, non importa che la guerra stia andando male. Tutto quel che serve è che uno stato di guerra esista”. Tutto questo lo scrisse nel 1948, George Orwell, in 1984 e l’ho ritrovato nel frontespizio del blog di Pino Cabras, direttore di Megachip. Rimane del sito, cambiato nell’impaginazione totalmente, Giulietto Chiesa, con le sue analisi . Non entro nel merito del giudizio critico sulla nuova, non lo è più da tempo , linea editoriale ma ritengo possa interessarvi quanto espone un lettore di “sinistra” e la risposta di Giulietto Chiesa. L’articolo su Megachipdue, si intitola Una risposta fuori tempo massimo ed è scritto da Marco Cappella: inizia con un virgolettato in anteprima, la domanda del lettore e poi la risposta di Chiesa. Ecco se devo esprimere la mia opinione, la rubrica dei lettori si è un po’ persa tra le finestre che ballano sul video, si aprono e non rimangono fisse a meno che ne vogliamo fermare una. Ma tutto questo è irrilevante e personale, so che se si scrive a Giulietto, lui risponde sempre. Sono altri figuri che non rispondono mai alle aspettative di chi li ha eletti ma questo è un altro problema, da me superato, perchè non voto nessuno da tempo e anche questo l’ho scritto, pure a Giulietto in occasioni passate come in un ormai lontano 20 ottobre 2007 .
Intanto” l’atmosfera sociale ” è quella anticipata da Orwell, 61 anni fa: fuori tempo massimo? Lo stato di guerra esiste, muoiono in piazza sperando di trovare la libertà con un altro padrone, i “nostri” con altri Inguaribili utopisti internazionali tentano di superare il valico in Egitto e stare per la fine dell’anno a Gaza, anche se notizia dell’ultima ora annuncia che il convoglio di “Viva Palestina” rompe l’embargo ed è arrivato a Gaza. Di quale anno parliamo, quante volte abbiamo già visto la guerra arrivare, affacciarsi, vestirsi di pace e democrazia, andare in vacanza e assopirsi e poi riprendere il suo cammino in ogni parte del mondo, come un missionario invasato e tenace? Oggi mi è stato riproposto un breve amaro video da Leandra Negro, è del 2004 di Fabio Roberti, e spiega come un barbone ha risolto con la stampa di sinistra l’ Asilo politico: mi sembra che niente sia cambiato del “panorama”…sinistro e il Grande Fratello ha indici di ascolto elevatissimi.Non so che anno sia e cosa ci sia da festeggiare ma se questo vi fa stare meglio: auguri gente che lavora lotta costruisce…. era il 1984?
Doriana Goracci
“Perchè questa tragedia, vera e propria, per molti, che la vivono ancora oggi, increduli, sgomenti? Io credo che la sinistra abbia perduto tutti i suoi ancoraggi. E non sia proprio più capace di capire. Perchè da tempo ha smesso di conoscere. E, senza conoscere, non si può nemmeno analizzare. Diciamo che sono stati soverchiati dai mutamenti. E, mentre avvenivano, loro hanno continuato a parlare come se essi non ci fossero stati. Così loro combattevano da una parte e il corpo sociale era andato da un’altra parte.”
Gentile Giulietto Chiesa,
sono un suo estimatore da anni … ho 38 anni, mi colloco a “sinistra” per quanto ormai questo termine sarebbe forse da definire meglio, e come è facile immaginare ho il dilemma di chi votare alle prox elezioni europee (l’ultima volta ho votato per Lei, per fortuna, nonostante fosse con di Di Pietro che, invece, non stimo molto); mi sto orientando per la lista Sinistra e Libertà … Le chiedo quindi un Suo parere su questa lista. è troppo pretendere in Italia una lista “di sinistra” …che non sia quindi, ovviamente, il PD, e che non sia una listina di vetero-comunisti (parlo di rifondaroli + comunisti italiani, che mi sembrano alquanto ridicoli, nulla da obiettare sul termine “comunista” in sè per sè, per quanto mi riguarda) …
e quindi mi chiedo, può essere Sinistra e Libertà un tentativo serio di costruire una forza nuova di sinistra, “decente”, non dico l’ottimale…insomma, ci sono persone stimabili a mio avviso, Vendola, la Frassoni, Fava, Flamigni …mi dispiace non votare annullare la scheda, non mi piace, e non c’è nessun altro che voterei (mi dispiacerebbe se sparissero i radicali, ma non li posso votare, troppo filo-israeliani, troppo “liberisti” negli anni scorsi, a volte non li capisco proprio) Insomma, in finale, sempre turandosi un po’ il naso come si fa in Italia, non Le sembra che Sinistra e Libertà potrebbero essere i meno peggio?
Grazie
Cordiali saluti
Stefano Nassetti
Caro Nassetti,
il titolo che ho dato io alla sua lettera vale per il grande ritardo con cui le rispondo, e me ne scuso, ma accade che le mail si perdano e riappaiano quando hai il tempo materiale di guardare indietro. Ma quel titolo vale anche per le sue considerazioni su “Sinistra e Libertà” e sulla sinistra in generale.
Sono tutti fuori tempo massimo.
Non parlo qui delle qualità morali individuali delle persone che lei cita per nome e cognome. Persone che stimo, con le quali ho lavorato dentro e fuori il Parlamento Europeo. Scrivo a cose fatte e a sconfitta archiviata. Ma ho scritto della inevitabile ormai sconfitta ben prima del voto, perchè era per me evidente, lampante, che sarebbero stati sconfitti. Scrissi, prima delle ultime politiche: “tutti contro il PD o la sinistra muore”. Ma loro, i fondatori di “Sinistra e Libertà”, pensarono diversamente. Si allearono, di fatto con quel PD che li stava seppellendo. Si sbagliavano, come ben sappiamo.
Perchè questa tragedia, vera e propria, per molti, che la vivono ancora oggi, increduli, sgomenti? Io credo che la sinistra abbia perduto tutti i suoi ancoraggi. E non sia proprio più capace di capire. Perchè da tempo ha smesso di conoscere. E, senza conoscere, non si può nemmeno analizzare. Diciamo che sono stati soverchiati dai mutamenti. E, mentre avvenivano, loro hanno continuato a parlare come se essi non ci fossero stati. Così loro combattevano da una parte e il corpo sociale era andato da un’altra parte. Due soli esempi: la sinistra non ha capito assolutamente la portata del cambiamento prodottosi nella società della comunicazione. Quando, sollevando il problema dell’11 settembre, ho cercato di svegliarli, ho visto che non capivano niente di quello che stavo dicendo. E ho visto anche che, avendo accettato la logica dell’Impero, non erano più in condizione di metterne in discussione i crimini.
La sinistra non ha capito il mutamento del significato del lavoro. Così diceva cose che i lavoratori non potevano più nemmeno capire, perchè loro erano già altrove, e votavano Lega e Berlusconi, o Alleanza Nazionale.
Ho capito, standoci dentro, a questa sinistra, che non era più capace di produrre idee. Quando mi candidai con Di Pietro e Occhetto, scrissi un libretto elettorale e lo intitolai “invece di questa sinistra”. Era l’inizio di una riflessione che sfocia oggi nella mia ferma intenzione di starne fuori.
Occorre una nuova visione del mondo. Che ancora non c’è ma che bisogna costruire. Ma non possono essere gli spezzoni di questo crollo culturale a crearla. Naturalmente nessuno di loro deve essere escluso, ma è il loro contenitore che non può produrre questa svolta.
Inoltre il guasto che si è prodotto è irrimediabile. Sotto quelle insegne, sotto quel nome, c’è un esercito in rotta. Ci vorrebbe ben altro che un Napoleone del XXI secolo per rimetterne in ordine le fila. Vasti spezzoni della sinistra si sono compromessi con la corruzione. Altri si sono arresi. Una generazione intera di giovani non sa cos’è la sinistra. Una grande massa di gente la disprezza. Ed è un disprezzo meritato.
Come si possa ripartire da lì, francamente, non capisco. E’ un’inerzia, sono posti da coprire, sono pensioni da raggiungere, sono rapporti personali da conservare. Non c’è molto d’altro.
Dunque ci vuole una nuova visione della politica, dei rapporti sociali, del rapporto uomo-natura. Che prescinda (non che sia contro) da quel modo di fare politica e di vedere la società in cui viviamo. Io chiamo “Alternativa” (senza simboli, senza giaculatorie, senza le parole come socialismo, comunismo, sinistra). Capisco che, per molti, per gli abitanti dello “zoccolo duro”, è una rinuncia dura da digerire. Ma a loro bisogna spiegare che questo zoccolo è ormai troppo piccolo. A loro bisogna tornare a spiegare che le alleanze si fanno con grandi gruppi sociali e questi – che si muovono nella lotta di classe dei tempi nostri – non si riconoscono in quei nomi, in qui simboli. Anzi: mettere avanti quei simboli, quei nomi, significa precludersi ogni possibilità di sfondare, di parlare a grandi masse. Anche perchè la comunicazione (ecco quello che la sinistra non ha capito) è interamente nelle mani del nemico. Ovvio che a nessuno si può chiedere di cancellare se stesso e la propria storia. Io, prima degli altri, non intendo cancellare la mia. Non lo farò mai. Non credo nelle abiure. Non rifiuto le mie idee di sempre, la mia formazione nel Partito Comunista, la mie letture di Gramsci e di Marx. Ma, mentre difendo il mio stesso passato, la mia cultura, la mia etica, capisco perfettamente che non posso chiedere a milioni di altri, con i quali posso discutere e, come scopro sempre più spesso, trovare punti d’ intesa, di mettersi sotto bandiere e simboli che non conoscono, che avversano, che non possono accettare perchè sono al di fuori della loro esperienza.
La strada per costruire questa “Alternativa” non sarà né facile né breve. Ma è l’unica che ritengo percorribile. L’unica che ci consentirà, a noi o , più probabilmente, ai nostri figli, di tornare in corsa. La crisi arriva a grandi passi e non c’è riparo per difendersi. Dobbiamo cominciare a costruirlo con uno sforzo comune della gente che ancora ragiona e che è molta di più di quella che vota a sinistra.
Cordiali saluti
Giulietto Chiesa
Doriana Goracci su http://www.gennarocarotenuto.it

Alessandro Di Lisio era un parà della Folgore, di appena 25 anni. Questa mattina è morto, ucciso da un ordigno della resistenza afghana.

