di Pier Paolo Caserta, domenica 26 aprile 2009, 17:50
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Dialoghi
(…) E con rispetto dobbiamo ricordare oggi tutti i caduti, anche quelli che hanno combattuto dalla parte sbagliata sacrificando in buona fede la propria vita ai propri ideali e ad una causa già perduta.
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di Giuseppe Aragno, venerdì 24 aprile 2009, 17:49
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Italia, Primo piano, Storia
E’ un 25 aprile che ha il governo all’opposizione. Un 25 aprile in cui non c’è un ministro nato alla cultura della Resistenza o un partito che faccia riferimento alla guerra di liberazione o ai valori della Costituzione. Ci governano gli ex secessionisti della Lega Padana, gli ex fascisti di Alleanza Nazionale e quei forzisti per i quali il 25 aprile, più che una festa nazionale, è sempre stato il trionfo dalla "vendetta e dell’odio dei vincitori a danno dei vinti. E’ un 25 aprile che annuncia tempesta. In attesa che il vento cominci a soffiare, è giusto che la parola passi ai testimoni.
Luigi Maresca
Luigi Maresca, liberale, antifascista e partigiano durante le "Quattro Giornate", nacque a Napoli sotto il segno della reazione, nel luglio del 1898, subito dopo i "moti della fame" e le cannonate di Bava Beccaris, mentre corti marziali e miopia di ceti dirigenti disperdevano nelle isole di confino o seppellivano sotto secoli di galera le voci del dissenso.
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di Gennaro Carotenuto, venerdì 24 aprile 2009, 10:43
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Primo piano, Storia
Al GR1 RAI di punta di stamane, quello delle otto, hanno intervistato come esperto sulla guerra di Liberazione l’insigne medievista (ma presentato solo come “storico” e non come “storico del medioevo”) Franco Cardini che, da uomo di destra marcata qual è, ha detto alcune indifendibili boiate in difesa dei bravi ragazzi di Salò.
In Italia ci sono 584 storici contemporaneisti incardinati nelle nostre università da Catania a Trento, dal Piemonte Orientale a Palermo. Se a questi aggiungiamo quelli in pensione e varie centinaia di studiosi non strutturati nelle università, superiamo le mille unità di persone che hanno dedicato e dedicano la vita allo studio dell’età contemporanea.
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A 48 anni d’età il presidente degli Stati Uniti Barack Obama (nella foto ieri con Felipe Calderón) viaggia per la prima volta alla scoperta di un’America latina che lo guarda tra la simpatia e lo scetticismo. Dal Messico viaggia oggi a Trinidad e Tobago dove parteciperà fino a domenica, tra altri 33 capi di stato suoi pari, al Vertice di un continente americano non più dipendente dal “consenso di Washington”. Il ritiro di alcune delle misure più crudeli contro Cuba e l’ammissione di responsabilità di Hillary Clinton ("per il 90%" ha detto) per la guerra civile del narcotraffico in Messico sono appena un piccolo passo per riequilibrare un secolo di relazioni diseguali che il presidente non ha probabilmente la forza di modificare.
Nell’eterno ciclo del bastone e la carota della maniera di gestire le relazioni con l’America latina, per gli Stati Uniti, un paese al punto più basso di credibilità in decenni, qualcuno si illude che stia per tornare il ciclo della carota. Carota come all’epoca del “buon vicinato” rooseveltiano e in quella, solo millantata, dell’ “Alleanza per il progresso” kennediana. Forse ne sapremo qualcosa di più nei prossimi tre giorni a Trinidad ma tutto lascia prevedere che nella migliore delle ipotesi quella di Obama sarà una carota particolarmente insipida con gli Stati Uniti travolti dalla crisi strutturale del neoliberismo che tuttavia non smettono di promuovere nel loro ex giardino di casa.
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di Vincenza Perilli, domenica 5 aprile 2009, 10:32
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Senza categoria
Di seguito La storia di Kante, comunicato delle donne del Coordinamento migranti di Bologna e Provincia a proposito della vicenda di una migrante denunciata subito dopo il parto dal zelante personale medico del Fatebenefratelli di Napoli perché "clandestina". La storia di Kante* (in fuga dalla guerra civile in Costa d’Avorio, rifugiata dal 2007 in Italia dove la sua richiesta di asilo politico è stata già rifiutata più volte, separata dal figlio alla nascita e denunciata), è paradigmatica di una situazione oramai insostenibile che ci obbliga a dare una risposta alla domanda: da che parte stiamo? … Leggi tutto
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di Giuseppe Aragno, venerdì 3 aprile 2009, 15:00
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Dialoghi
La scuola, che alla bell’e meglio l’ha alfabetizzata, avvocato Gelmini, non si spaventa per gli strafalcioni e stia tranquilla: non rischia l’onta delle “orecchie d’asino“. Per quanto la sgoverni con l’arroganza che è figlia naturale dell’incompetenza, per sua buona sorte – e per quel tanto di ritegno che la fatica di docenti ha saputo insegnarle – lei non l’ha confessata la nostalgia struggente che sente per questi antichi strumenti educativi. Lei s’è fermata al voto di condotta, al grembiulino e alla piuma rossa del “Cuore” di De Amicis. Mi spiace d’informala: il bravo Edmondo fu di quella sinistra che lei, senza sapere bene di che parla, disprezza col furore ideologico dei chierici. … Leggi tutto
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di Gennaro Carotenuto, lunedì 23 febbraio 2009, 06:01
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America latina, Media
Oggi alle 11.40, Radio3Mondo, Radio3Rai l’antropologa Chiara Calzolaio, probabilmente la studiosa italiana che più si è dedicata a Ciudad Juárez, parlerà di Messico, femminicidi, narcotraffico e violenza. E’ segno che qualcosa si muove nell’informazione italiana. A questo LINK (minuto 13) la testimonianza di Chiara Calzolaio ad Anna Maria Giordano sulla vita a Juárez e la sua analisi sulla situazione messicana.
Un segno come quello di sabato alle 19 quando il TG3 ha finalmente parlato di “guerra civile in Messico”. Che mi risulti è la prima volta che un media mainstream italiano utilizzi questo termine, “guerra civile”, che Giornalismo partecipativo spende da anni di fronte alla tragedia messicana che solo nel 2008 ha causato 5.600 morti, un terzo dei quali a Ciudad Juárez.
Purtroppo però c’è anche il pessimo giornalismo. Come quello de “l’Espresso” che nel n. 7 a p 42 pubblica un servizio di primo piano dal titolo: “Miss alla cocaina”. Sottotitolo: “Belle, vistose, fatali. Si trovano sempre più donne ai vertici dei cartelli della droga in centro e sudamerica. Vogliono la ricchezza facile…”. Sul dilagare del narcotraffico in paesi amici dell’Occidente, il Messico e la Colombia, sulle infiltrazione nella politica, sugli enormi guadagni che garantiscono anche nel Nord del mondo c’è la censura assoluta (salvo dar tutta la colpa alle FARC o a Hugo Chávez). E allora se ne può parlare collateralmente solo ammiccando a un po’ di pruriggine e voyerismo.
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di Gennaro Carotenuto, mercoledì 18 febbraio 2009, 09:33
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America latina, Pianeta Terra
Ucciso il capo della polizia a Ciudad Juárez, l’epicentro della catastrofe messicana.
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di Yani Alvaro, martedì 27 gennaio 2009, 20:42
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Dialoghi
di Alessandro Portelli, il manifesto, 22 gennaio 2008
All’inizio di Invisible Man, il grande romanzo di Ralph Ellison del 1952, il protagonista – un giovane afroamericano – riceve dal nonno sul letto di morte un ambiguo messaggio: «Voglio che li soffochi a forza di dirgli di sì, che li mitragli di sorrisi, che li porti a morte e distruzione a forza di consensi, che ti lasci ingoiare da loro fino a farli vomitare o scoppiare»… «Overcome them with yesses»: un consenso che distrugge, l’espressione radicale dell’ironia del blues. Ma dire di sì a che cosa, soffocare e far scoppiare, overcome chi, che cosa? Invisible Man si può leggere come la sequenza dei tentativi del protagonista per interpretare e praticare questo messaggio; e la conclusione è che dire di sì ai valori dichiarati dell’America sarà il gesto che distruggerà il dominio di coloro che li hanno traditi: «Forse voleva dire, anzi senz’altro voleva dire, che dovevamo accettare il principio sul quale il paese si fondava … che dovevamo assumerci noi la responsabilità di tutto, perché eravamo noi gli eredi e… proprio noi, tra tutti, noi più di tutti, dovevamo affermare il principio in nome del quale eravamo stati brutalizzati e sacrificati».
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di foscalontana, venerdì 23 gennaio 2009, 09:03
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Pianeta Terra
di Vincenza Perilli

(L’immagine è un’opera di Mona Hatoum, artista palestinese nata a Beirut. Lo scoppio della guerra civile in Libano le impedirà di ritornare nel paese d’origine, costringendola all’esilio).
Sono passate settimane dall’inizio dei bombardamenti su Gaza, settimane durante le quali l’attivismo contro la guerra e per il cessate il fuoco non ha avuto tregua, tra appelli, presidi, petizioni per il boicottaggio dei prodotti made in Israel e per la sospensione degli accordi commerciali con Israele, manifestazioni grandi e piccole in tutto il mondo, da Roma ad Atene, da Parigi a Tel Aviv. … Leggi tutto
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di Gennaro Carotenuto, venerdì 2 gennaio 2009, 10:54
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America latina, Pianeta Terra
Il 25 gennaio il popolo boliviano sarà chiamato a rendere finalmente esecutiva la Nuova Costituzione che termina per sempre con l’apartheid andina. E’ il primo grande appuntamento politico per l’America latina e la Bolivia in un nuovo anno che a La Paz si concluderà con le elezioni generali a dicembre.
Nei mesi passati si è arrivati sull’orlo della guerra civile, alla strage di Pando perpetrata dall’opposizione ed al tentativo fallito di impedire fisicamente al governo di Evo Morales di governare. Ma la tranquillità con la quale questo ha giocato le proprie carte, sempre nel rispetto della legalità, e la straordinaria forza della maggioranza che lo sostiene, ha calmato le acque.
Così la straordinaria tensione che ha caratterizzato tutto il 2008 sembra svanita in Bolivia.
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La storia dei “falsi positivi” in Colombia, della quale diamo conto oggi per Latinoamerica (e non è la prima volta), è una di quelle che dovrebbe provocare una sollevazione morale nella stampa e nell’opinione pubblica. Anche italiana, visto che ha saputo commuoversi per la storia a lieto fine di Ingrid Betancourt.
Il presidente colombiano Álvaro Uribe, il politico latinoamericano più amato dalla stampa internazionale, ha causato la morte di almeno 1.157 persone innocenti, completamente estranee alla guerriglia, perché la logica della “guerra al terrorismo” post 11 settembre pagava un tanto per ogni cadavere.
Così centinaia di cittadini inermi sono stati sequestrati dall’esercito, assassinati, quindi rivestiti con una tuta mimetica con il simbolo della guerriglia delle FARC per permettere agli assassini di passare all’incasso. Omicidi pagati dallo Stato colombiano e, al di sopra di questo, dal governo degli Stati Uniti.
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di Martino Mai, sabato 29 novembre 2008, 02:03
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Dialoghi
Simone Santini – Clarissa
La squadra del presidente eletto Barack Obama è quasi al completo. Per il gruppo che avrà il delicatissimo compito di traghettare gli Usa fuori dalla crisi finanziaria ed economica, sì è pescato a piene mani (come del resto negli altri settori) tra i cosiddetti "clintoniani", ovvero figure che hanno fatto parte a vario titolo delle Amministrazioni Clinton negli aurei anni ’90. Tra loro spicca Lawrence Summers nella veste di direttore del Consiglio Nazionale dell’Economia, come dire il massimo consigliere della Casa Bianca sulle questioni economiche e finanziarie.
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di Giorgio Sabaudo, giovedì 27 novembre 2008, 21:53
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Pianeta Terra
La mia casa/stanza è in una campo di terra e palme da cocco. Qui una volta c’era un residence costituito da 35 piccole case, modello container. Ora tutto è in rovina ma sarà in breve riabilitato per costruirvi un campus per l’Università dove alloggeranno professori e studenti che vengono da fuori Maxixe. … Leggi tutto
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di Giuseppe Aragno, domenica 14 settembre 2008, 15:58
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Dialoghi
Non è giusto sottovalutare l’ampiezza del suo disegno e la portata storica dei suoi provvedimenti, ministro Mariastella Gelmini. Si faccia animo, quindi, lei che è così giovane, e senza timori riverenziali lo spieghi al vecchio trombone padano che siede con lei nel Gran Consiglio: per tenere in vita il federalismo fiscale, bisognerà sottomettere il Paese. Occorrerà, ministro, e il suo ruolo si fa qui decisivo, smantellare la scuola statale in quanto luogo privilegiato della formazione e, quindi, della costruzione dell’intelligenza critica. Bossi la calunnia, ministro Gelmini Il suo compito è vitale per le sorti del regime e lei, che è giovane e guarda lontano, l’ha capito subito: televisioni e giornali non bastano, il terreno decisivo dello scontro tra la civiltà e barbarie è la scuola e: per questo, per sottometterci, ci taglia i viveri, ci nega ogni risorsa, ci licenzia e ci affama. … Leggi tutto
Giuseppe Aragno su http://www.gennarocarotenuto.it