Assalti ai media partecipativi e alle associazioni sospettate di favorire il boicottaggio proclamato dalla Resistenza delle elezioni farsa benedette dal Dipartimento di Stato. Mentre in Uruguay, contemporaneamente, le elezioni sono davvero una festa della democrazia in un altro punto della “Patria grande latinoamericana”, l’Honduras, le elezioni sono la fine della democrazia.
Tegucigalpa si sveglia oggi in un’alba tragica nella quale ancora una volta, nella piena logica alla George Bush di esportazione della democrazia, ed esattamente come è avvenuto in Afghanistan, si svolgono “elezioni pur che siano”. Con brogli, senza opposizione, senza osservatori internazionali, mentre si violano i diritti umani. Non importa.
Se qualcuno va a votare, vedremo quanti saranno, allora il simulacro di democrazia è mantenuto anche se ad imporlo sono gli squadroni della morte. Era la filosofia di Donald Rumsfeld e lo rimane per Hillary Clinton.
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di Gabriella Citroni, martedì 8 settembre 2009, 07:28
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America latina, Diritti umani, Primo piano
Mi raccontano che, nel calendario Maya, il giorno “E’” è quello nel quale s’inaugura un percorso e si aprono le porte di un cammino verso la giustizia.
Il 31 agosto 2009, nel calendario Maya, in effetti, corrispondeva a un giorno “E’”.
Per tutti quelli, Maya e non, che amano il Guatemala e che in qualche modo si adoperano per sconfiggere l’impunità che regna nel paese dell’eterna primavera sulle gravissime violazioni dei diritti umani commesse nel corso di un conflitto interno durato 36 anni, il 31 agosto 2009 sarà comunque una data da ricordare. Quasi quanto il 29 dicembre 1996, quando la firma degli Accordi di Pace di Oslo pose fine, almeno sulla carta, al genocidio che aveva già lasciato 250.000 morti (la quasi totalità dei quali appartenente a una delle varie etnie Maya), circa 45.000 desaparecidos e un milione di profughi. Quasi quanto il triste 26 aprile 1998, quando dei codardi pensarono che un’efferata aggressione potesse mettere a tacere per sempre quell’uomo coraggioso e cocciuto che era Monsignor Gerardi, che aveva appena reso pubblico un rapporto nel quale si denunciavano con tutti i dettagli del caso le violazioni commesse durante il conflitto e si facevano nomi e cognomi dei principali responsabili. In effetti, Monsignor Gerardi morì, ma lasciò come “testamento” una citazione evangelica: “la verità vi renderà liberi”.
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di Gennaro Carotenuto, venerdì 4 settembre 2009, 13:00
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America latina, Clima, energia, scienza, Consumi, Diritti civili, Neoliberismo, Politica internazionale, Primo piano, Problemi globali
Le cifre ufficiali ammettono che almeno 25 bambini sarebbero già morti di fame in Guatemala. I numeri reali sarebbero ben peggiori e l’80% dei bambini nel paese soffre di denutrizione. Di fronte ad emergenze come la siccità o le alluvioni il sistema neoliberale, che ha raddoppiato povertà e denutrizione in 30 anni, non ha alcuna risposta da dare.
Almeno sette provincie del nordest del paese centroamericano sono alla fame. La crisi negli ultimi mesi si sta diffondendo anche nell’Occidente del paese. Il cambio climatico, particolarmente evidente in queste regioni, oramai non dà tregua alla terra alternando siccità ad alluvioni e impedendo da anni normali raccolti. La dieta, composta per molti unicamente da mais e fagioli, è seriamente compromessa dalla siccità che colpisce tutta la regione e sta facendo perdere a volte l’intero raccolto.
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di foscalontana, giovedì 3 settembre 2009, 10:04
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Dialoghi
da generoconclase.blogspot.com
trad.di Dhyan E. Risari

Le testimonianze della violazione dei diritti umani delle donne nel contesto del primo colpo di stato del XXI secolo nella regione superano qualunque immaginazione.
I racconti delle donne vanno oltre l’idea generale di violenza e abuso sessuale: viene limitato il loro diritto al transito, viene loro negato il diritto alla libera espressione, vengono perseguitate e abusate,
minacciate di licenziamento. Le loro case sono perquisite, i figli e le figlie sono perseguitate e vengono colpite manganelli (bastoni) alla mano.
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Il Manifesto del 2 luglio 2009
Alla fine il golpe militare in Honduras, il secondo paese più povero dell’America latina dopo Haiti, ha finito per nuocere più di tutti, per ora, alla nuova amministrazione Usa del presidente Barack Obama, che è rimasto praticamente con il fiammifero acceso in mano, specie considerando la sua più volte affermata intenzione di cambiare metodi e politica nel continente che, una volta, era “il cortile di casa” degli Stati Uniti.
Perchè è vero che Obama ha condannato il colpo di stato in Honduras, dichiarandosi “seriamente preoccupato per la situazione” e chiedendo “a tutti gli attori politici e sociali di quel povero paese di rispettare lo Stato di diritto”, ed è vero che sulla stessa linea si è espressa anche Hillary Clinton, ministro degli esteri, che ha ribadito “Sono stati violati i principi democratici”.
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di Gennaro Carotenuto, venerdì 19 giugno 2009, 10:17
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America latina, Clima, energia, scienza, Diritti civili, Diritti umani, Globalizzazione, Media, Movimenti, Neoliberismo, Politica internazionale, Problemi globali
Il quotidiano britannico “The Independent” titola stamane in prima pagina: “le immagini rivelano tutto l’orrore della Tienanmen amazzonica”. Di seguito l’agenzia APCOM con tutta la storia. Dove sono i politici e i giornali sempre pronti a bacchettare i governi integrazionisti latinoamericani non per i crimini che (eventualmente) commettono ma per le spoliazioni che impediscono?
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di Michele Sini, mercoledì 13 maggio 2009, 22:39
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Videoblog
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Michele Sini su http://www.gennarocarotenuto.it
Fernando Ravsberg è il corrispondente dall’Avana della BBC. L’articolo che segue risiede in originale sul dominio del servizio pubblico inglese. Lo traduco e lo pubblico per un paio di motivi che considero buoni. Il primo è che parla di Cuba e delle donne cubane come chiunque conosca e ami Cuba parla, ovvero esattamente all’opposto di come ne parlano le orde di sficati che non escono da Varadero e dalla Habana vieja e credono di avere il diritto di comprare tutto (anche le persone) solo perché hanno nel portafoglio uno stipendio europeo. Il secondo motivo è che un articolo come quello di Ravsberg non sarebbe pubblicabile su nessun giornale italiano. I giornalisti italiani neanche pensano di poter esprimere opinioni eterodosse su Cuba (gc).
“Tutte le cubane sono puttane”, mi sputò con disprezzo un parrocchiano in un bar di Barcellona appena sentì che io vivo a Cuba. Tale generalizzazione mi è sembrata infame, anche se debbo riconoscere che è un pregiudizio molto diffuso.
Così si percepisce Cuba dagli hotel e dai centri turistici circondati di prostitute a caccia di maschi “di successo”, di quelli obbligati a fare un viaggio di 5.000 km per poter avere una relazione sessuale, che inoltre sono costretti a pagare.
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di Michele Sini, martedì 17 febbraio 2009, 17:47
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Dialoghi
COMUNICATO DEL VICARIATO APOSTOLICO DEL PETEN – GUATEMALA –
SUL BRUTALE INTERVENTO ARMATO DEL 26.1.09 CONTRO I VILLAGGI DELL’AREA DELLA «LAGUNA DEL TIGRE»
Il Vicariato Apostolico del Peten, e i suoi agenti pastorali riuniti nei giorni 26/27 di gennaio, desiderano portare a conoscenza dell’opinione pubblica e del governo socialdemocratico, presieduto dall’ Ing. Alvaro Colom, l’energica sua protesta per l’intervento della Polizia e dell’esercito contro uomini, donne, bambini e bambine di varie comunità della «Laguna del Tigre», intervento che si è concluso con due persone uccise e vari feriti, oltre a più di 40 persone arrestate. … Leggi tutto
Michele Sini su http://www.gennarocarotenuto.it
Questa è una storia triste e, in fondo, banale. È la storia di una delle tante tragedie dimenticate, dell’impotenza, della rabbia e della frustrazione di fronte all’indifferenza e all’ingiustizia.
È la storia di anniversari privi di senso e di un paese ferito a morte e piagato dall’infida bestia dell’impunità, che impedisce di dare un senso ad un passato di sangue e violenza bruta, di convivere con un presente di sordo dolore e di camminare verso un futuro differente.
È la storia del paese dell’eterna impunità.
Nel 1996, quando gli Accordi di Pace di Oslo tra il governo guatemalteco e la Unión Revolucionaria Nacional Guatemalteca (URNG) posero fine a quasi 36 anni di conflitto civile, si cercò – a giusto titolo, considerando la bellezza mozzafiato del paese e il fascino della sua cultura millenaria – di promuovere il turismo alla volta dello Stato centroamericano.
Il Guatemala venne allora presentato come “il paese dell’eterna primavera”.
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di Yani Alvaro, martedì 4 novembre 2008, 16:57
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Dialoghi
I gruppi paramilitari della droga assoldati per reprimere le battaglie per i diritti dei lavoratori. E i desaparecidos sono sempre di più. Coinvolta anche la “Coca Cola” sudamericana di Anna Foti per Libera

Un intreccio complesso unisce le indagini di Falcone sui legami tra Cosa Nostra e i narcotrafficanti colombiani, il primato della stessa Colombia nella produzione di cocaina, il cambiamento di rotta di questa polvere bianca verso l’Italia della ‘Ndrangheta dopo l’arresto di Totò Riina e Pablo Escobar nel 1993, la connivenza tra la malavìta calabrese, i cartelli del narcotraffico e i gruppi paramilitari della nazione sudamericana e infine le persecuzioni poste in essere da questi nei confronti dei sindacalisti, specie se lavoratori dell’ingente sistema colombiano “Coca Cola”.
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di foscalontana, mercoledì 15 ottobre 2008, 22:20
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Dialoghi
La struttura del documentario di Alejandra Sánchez e José Antonio Cordero riesce a trascendere la mera denuncia degli assassinii di donne a Ciudad Juárez delineando il quadro perverso delle complicità e dei fattori economici che concorrono ad aprire e farsi largo nella sottile ferita che disegna la mappa del Messico. … Leggi tutto
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Due grandi marce si stanno svolgendo nel Continente. In Guatemala è ancora resistenza, indigena, contadina, sindacale, negra, femminista e popolare. In Bolivia si marcia per la Costituzione con alla testa il “governo dei movimenti sociali” del Presidente Evo Morales.
A Città del Guatemala si resiste, a La Paz si avanza, ma gli obbiettivi dal cuore del centro America a quello delle Ande, sono gli stessi.
A conclusione del Foro Sociale delle Americhe, e nonostante in Europa siano passati di moda, i Fori Sociali continuano ad essere un luogo di incontro e progettazione politica nel Continente ribelle, a Città del Guatemala una grande marcia in tutta la capitale ha ricordato che
“la crisi finanziaria che riempie le pagine dei giornali è solo secondaria rispetto a quella alimentare, energetica, ambientale e soprattutto etica della quale è vittima il pianeta sotto il tallone del neoliberismo”.
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di reynamiranda, venerdì 10 ottobre 2008, 11:04
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Dialoghi
In Guatemala, questa settimana, si negozia il futuro delle relazioni politiche e commerciali tra l’Unione europea e i Paesi del Centro America. Fino a venerdì 10 ottobre, infatti, è in programma la Quinta riunione del tavola di lavoro che discute i termini dell’Acuerdo de Asociación tra i 27 Paesi dell’Ue e le repubbliche centro-americane (Guatemala, El Salvador, Nicaragua, Honduras, Costa Rica).
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di Gennaro Carotenuto, martedì 16 settembre 2008, 17:03
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ARTICOLO AGGIORNATO ALLE 19.00
Secondo Radio Erbol, appena ripresa dall’ANSA, a quattro giorni dalla proclamazione dello Stato d’assedio nel dipartimento di Pando, nel Nord della Bolivia, un contingente pesantemente armato dell’esercito boliviano ha preso il controllo del centro della città di Cobija, capoluogo del dipartimento. Il prefetto Leopoldo Fernández (nella foto) è stato arrestato.
Ecco le prime testimonianze del massacro (FONTE PULSAR). Una contadina racconta: “Noi eravamo disarmati. Ci hanno lanciato, bombe, lanciarazzi, dinamite, ci hanno sparato con armi automatiche, mitragliatrici”.
Uno dei sopravvissuti ha raccontato una scena che ricorda i massacri nazisti o quelli del Guatemala: “A una signora con un bambino di cinque anni in braccio l’hanno trascinata per i capelli e quando lei chiedeva di non ucciderla le hanno sparato un colpo in testa. Il bambino ha cominciato a piangere e allora hanno sparato anche a lui”.
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