Thursday 09 February 2012, 05:07

Gli articoli con tag: " Guantanamo "

Come mi mancano gli Auguri Scomodi di Tonino Bello don

Da Molfetta per il 2010  arriva su Facebook  e anche a me,  un messaggio di Domenico de Ceglia con un preambolo di due righe: “pare che per il nuovo anno Obama, nobel per la pace 2009, voglia attaccare lo Yemen.. voglia riaprire Guantanamo.. pare che si stiano rafforzando dappertutto le norme antiterroriste con l’adozione di vigilantes mercenari.. pare che in Iran stiano sterminando l’opposizione e centinaia di studenti.. pare che oggi mi fa caldo eppure è il 31 dicembre.. anch’io stasera farò finta di niente. Buon 2010? E  parte il ricordo di un don, un don speciale straordinario…Don Tonino Bello. Chi mi conosce, anche se da poco tempo, sa cosa ne penso dei din don e dan, della chiesa, del potere, di coloro che si indignano ostinatamente seduti in poltrona, anche delle eccezioni come Don Alex Zanotelli, ma questo augurio ve lo devo passare.Ripenso in questo giorno di fine anno all’anarchico Michele che non c’è più e mi raccontò di quest’uomo con cui andò a casa di certi persi…delle partenze con pullman della sua famiglia e a frotte i pugliesi, di lui Don Tonino Bello che incessantemente era fra gli ultimi e non per lasciarli tali:  ridava dignità, forza, speranza. Era uno che lottava alla pari: come  i lavoratori del mare… , se l’avesse visti quelli del Ferrhotel l’ex albergo di Trenitalia occupato da 40 somali tutti rifugiati …quelli sicuri di morire nel Grande Nud, remare remare…

E così da questo scambio di ricordi, di saperi e sapori, di profumi che non scordo, che mi hanno dato forza e allegria in questi ultimi anni, anche per sopportare le assenze e conoscere senza mai stancarmi di diventare una gran ricca con le storie altrui, vi mando ciò che arrivato a me, le parole scelte da Domenico, perchè Tonino, il vescovo, ne ha lasciate tante di parole e fatti e auguri scomodi come li definì lui.E la musica di Caparezza che anche lui è di Molfetta: Nessuna Razza!

Il 30 dicembre è stata fatta al Ferrhotel di Bari una festa di autofinanziamento per la luce. Già: è buio da tempo, non c’è acqua, tranne quella che sta scrosciando mentre scrivo.Fine anno bagnato…

Buon 2010! E sia din don dan rivoluzione emancipazione sociale lotta per la libertà, per una società senza servi nè padroni, con il piacere di esistere ed esserci, chè di dispiaceri non solo ne abbiamo ma ce ne daranno tanti…

Doriana Goracci

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“Dai a questi miei amici e fratelli  la forza di osare di più. La capacità di inventarsi. La gioia di prendere il largo. Il fremito di speranze nuove. Il bisogno di sicurezze li ha inchiodati a un mondo vecchio, che si dissolve,  così come hai inchiodato me su questo scoglio, stasera,  col fardello pesante di tanti ricordi.  Dai a essi, Signore, la volontà decisa  di rompere gli ormeggi.  Per liberarsi da soggezioni antiche e nuove.  La libertà è sempre una lacerazione!  Non è dignitoso che, a furia di inchinarsi, si spezzino la schiena per chiedere un lavoro ‘sicuro’.  Non è giusto attendersi dall’alto le ‘certezze’  del ventisette del mese.  Stimola in tutti, nei giovani in particolare,  una creatività più fresca, una fantasia più liberante,  e la gioia turbinosa dell’iniziativa  che li ponga al riparo da ogni prostituzione… Il Bambino che dorme sulla paglia ti tolga il sonno e faccia sentire il , guanciale del vostro letto duro come un macigno, finchè non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio. Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla ove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finchè la vostra coscienza ipocrita accetterà che lo sterco degli uomini, o il bidone della spazzatura, o l”inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa. Giuseppe, che nell” affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie…” Don Tonino Bello

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Siamo tutti "giornalisti terroristi"

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Christmas Island: Modello Guantanamo per i migranti?

map Christmas Island è una piccola isola, territorio australiano, situato a ben 2.600 dall’isola-continente ed a poche centinaia di kilometri dall’Indonesia (350 km a sud dell’isola di Giava); territorio turistico, noto per la sua natura e le sue rare specie animali e vegetali, disabitato fino a poco più di un secolo fa e che oggi conta poco più di mille anime.

Se si digita il nome di quest’isola su un motore di ricerca, la stragrande maggioranza dei risultati riguarda informazioni turistiche o descrizioni del locale granchio rosso, specie endemica dell’isola.

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Víctor Polay Campos: una vita spesa nella guerra all’ingiustizia

di Marinella Correggia, Annalisa Melandri

“Il Manifesto”, 10 settembre 2009

«Ora soluzione politica»

Intervista dal carcere del Callao, dove è sepolto vivo da quasi 20 anni, a Víctor Polay, leader dell’Mrta, il Movimento rivoluzionario Túpac Amaru. «La nostra lotta era giusta e non è stata vana. Ma il tempo delle armi è finito: in Perú e in una America latina che va vista con speranza e ottimismo»

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"Le autorità marittime italiane tacciono sui migranti che muoiono in mare"

La denuncia arriva da Eric Valmir, corrispondente dall’Italia di Radio France. Traduco dal suo blog:

Allora?
Notato nulla?
Non manca qualcosa nel flusso delle informazioni di questa estate?
C’eravamo abituati… no? … Leggi tutto

A cosa serve questa maledetta guerra?

Alessandro Di Lisio era un parà della Folgore, di appena 25 anni. Questa mattina è morto, ucciso da un ordigno della resistenza afghana.

La famiglia, gli amici, i commilitoni meritano tutta la solidarietà e la vicinanza umana che pur non basterà ad attenuare il dolore che una simile perdita può comportare.

Per quanto sia una speranza vana, voglio solo augurarmi che la politica e i media non si prestino al solito teatrino, ben collaudato con il terremoto dell’Aquila e con la strage di Viareggio, dell’unità nazionale, della commiserazione, degli ipocriti piagnistei per le disgrazie avvenute.

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Per Marwa al Sherbini, una donna che indossava la hijab

Marwa al Sherbini, trentenne di origini egiziane, è stata uccisa con diciotto coltellate davanti agli occhi del figlioletto di tre anni e del marito lo scorso 1 luglio nel tribunale di Dresda, in Germania, dove si stava svolgendo il processo contro un giovane tedesco, suo vicino di casa, che lei aveva denunciato per pesanti minacce quali "puttana islamica" e "terrorista" e continue ingiunzioni a togliersi il velo. E’ stato lui, definito dai rari giornali che hanno dato la notizia "fanatico antislamico", ad ucciderla.

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Veli svelati. Soggettività del velo islamico

Alcuni commenti al mio Protesta con veli e kefiah alla reggia dei Savoia, ripreso anche qui in Giornalismo Partecipativo, hanno fatto emergere come intorno al cosiddetto "velo islamico" sia ancora necessario ragionare e riflettere. In questo senso mi sembra veramente utile un dossier pubblicato nel sito di Storie migranti. Il dossier Veli Svelati. Soggettività del velo islamico si compone di una serie di interviste a donne migranti condotte da Donatella Romanelli, dalle quali emergono i molteplici significati del velo e le strumentalizzazioni di questo in chiave anti-migranti: "Il velo, segno evidente di un’identità “Altra” e “pericolosa” è divenuto ricettacolo di paure portando ad un’alterazione, ad un misconoscimento e ad una negazione dei reali e molteplici significati che il velo porta con sé. La polisemia del velo riguarda la pratica religiosa, la tradizione, l’agency delle donne islamiche -che si manifesta diversamente da quello delle donne occidentali- la ribellione, l’affermazione di sé, la libera scelta, l’identità.

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I detenuti di Guantanamo in Italia

Confesso che sono perplesso e non so proprio come gireranno la frittata. Berlusconi ha accettato di farsi carico di tre detenuti delle carceri di Guantanamo Si tratterebbe di Riadh Nasri, Moez Fezzani e Abdul bin Mohammed bin Ourgy, due di loro sono già stati indagati dalla procura di Milano con l’accusa di  associazione a delinquere, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e altri reati legati al terrorismo. In base al Patriot Act, negli USA, sono sospesi i diritti civili in presenza di presunti terroristi. In Italia ancora no. Il sistema giuridico italiano, nonostante tutti i colpi inferti dai nostri politici e governanti contiene ancora alcune garanzie. … Leggi tutto

Massimo D’Alema. Più realista del re

Non m’importa di sapere se in tema di violenza politica lo statunitense Ronald Reagan, l’uomo che nel 1986 bombardò Tripoli ferocemente in una guerra mai dichiarata, vanti un pedigree più nobile di quello che può esibire il dittatore libico Muammar Gheddafi. La violenza, in ogni caso, fu inutile e il colonnello sfuggì al bombardamento terroristico americano. Allah pare sia grande e, da bambino, il colonnello era del resto sfuggito miracolosamente alla morte, saltando su una mina di Mussolini, dittatore di casa nostra, figlio dell’Italia colonialista e liberale al tempo degli eccidi di Shara Shat e padre di quella fascista: l’Italia dei gas etiopi, delle leggi razziali, delle stragi balcaniche, delle pubbliche esecuzioni e delle mortali deportazioni tripolitane.

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Protesta con veli e kefiah nella reggia dei Savoia …

Succede alla Reggia di Venaria, storica residenza dei Savoia (qui, qui e qui gli articoli dei quotidiani sull’accaduto). Una lettera anonima pubblicata da La Stampa in cui una turista si lamentava del fatto che alla reception ci fossero "due donne islamiche, una addirittura con il velo", provoca la protesta di tutto il personale del castello sabaudo, che il giorno dopo si presenta a lavorare indossando veli e kefiah (ovviamente le donne con il velo e gli uomini con la kefiah, sarebbe troppo pretendere stravolgimenti queer in spontanee rivolte antirazziste, ma lancio l’idea per il futuro). Del resto questa non era la prima volta che la "donna islamica con il velo", ovvero Yamna Amellal (originaria del Marocco, da cinque in Italia, cinque lingue parlate fluentemente e cinque euro all’ora di stipendio) subiva il razzismo non proprio velato dei/delle visitatori/visitatrici del Reggia. Tra questi anche il classico "tornatene al tuo paese". E l’altra "islamica"? In realtà si chiama Marina German ed è di origine calabrese …
Tutta questa storia la conosco fin troppo bene.

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Prendiamo Guantanamo

Allargo lo sguardo oltre il mio giardino di casa, oltre la sagoma della mia città, oltre la terraferma, oltre il Mediterraneo e il canale di Sicilia con le sue motovedette italiane di ritorno dalle coste libiche, dove è appena stato scaricato al mittente, per il macero, l’ultimo carico di rifiuti umani, clandestini o potenziali rifugiati che fossero, per accorgermi che lo skyline non cambia nemmeno oltre il mio orizzonte più immediato. Lo scenario del diritto umano resta desolante anche nel mondo nuovo di Obama, il cui avvento messianico -si favoleggiava- avrebbe ripulito e ricostruito tutte le macerie di quell’ecatombe dell’umanità e della democrazia che è stata l’era Bush. No, il mondo non è cambiato e non cambierà nell’immediato, anche e soprattutto perchè, al di là dei soprusi del potere, tanto reiterati e inflazionati da non risultarci più mostruosi, anche e soprattutto perchè ciò che prima scandalizzava e prostrava la nostra coscienza di esseri umani, oggi non la scandalizza e non la scalfisce quasi più.

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Non possiamo vederli/e, ma oltre il muro del Cie, dietro quelle sbarre, ci sono …

La foto, scattata ieri sera durante il presidio itinerante che ha portato un determinato gruppo di attivist* fin sotto le mura del Cie di via Mattei a Bologna, non è sicuramente una delle mie migliori. Anzi è bruttissima. Ma i Centri di identificazione ed espulsione non sono dei bei posti, neanche da fotografare. Non è un bel posto il Cie di Lampedusa dove al grido di Basta spaghetti, basta Guantanamo e Libertà! Libertà! Libertà!, sono cominciate le rivolte dei/delle migranti reclus* quest’anno.

Non è un bel posto neanche il Cie di Torino dove nel maggio scorso morì Hassan Nejl , ne il Cie di via Corelli a Milano. E non è un bel posto il Cie di via Galeria a Roma dove la settimana scorsa si è impiccata Mabruka e dove le sue compagne hanno cominciato uno sciopero della fame. E non è un bel posto il Cie di via Mattei.

Lo sanno bene i/le detenut*. Lo sa bene Raja pestata a sangue, lo sanno bene Benrib e Gasmi, il primo ha ingerito una grossa quantità di lamette, l’altro si è tagliato tutto il corpo, atti estremi di autolesionismo e protesta. Non possiamo vederli ma dentro ci sono, possiamo sentirli, mentre rispondono alle nostre urla (Libertà per tutti, libertà per tutte) battendo sulle sbarre, urlando, chiedendo di ripetere un numero di telefono dove poter chiamare. Ancora una volta, a sera, fuochi d’artificio illuminano il cielo di fronte al Cie, a segnare la vicinanza tra i/le reclus* dentro e i/le solidali fuori. E la volontà (necessità) di lottare insieme.

Gianni Minà: le dimenticanze della bloggera di moda, Yoani Sanchez

mina4 Non tanto per l’informazione a Cuba, ma per la disinformazione che regna in Italia, mi ha colpito il candore di un lettore del mio sito che giudica il lavoro di Yoani Sanchez, “la bloggera che sfida Castro”, scevro da ideologie o interessi poltici.

Basterebbe, infatti, la propaganda che le viene fatta nel nostro paese per capire la portata dell’operazione che è stata messa su.

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Guantanamo: Barack Obama come Raúl Alfonsín e la CIA come i carapintadas argentini

Abu-ghraib-leash Forse non si sentirà proprio rumore di sciabole negli Stati Uniti, ma l’impunità garantita da Barack Obama ai torturatori della CIA per i crimini contro l’umanità commessi a Guantanamo, in Iraq, Afghanistan e altri paesi nell’era Bush, disegna una democrazia statunitense fragile e incapace di fare davvero i conti col suo passato. Così l’amnistia garantita da Obama alla CIA per le violazioni dei diritti umani somiglia tanto alle leggi dell’impunità in America latina.

Barack Obama ha cambiato molte cose rispetto al decennio infame di George Bush, almeno dal punto di vista formale. Sostiene di volere un nuovo inizio con Cuba, ma non pensa né di abolire l’embargo né di restituire all’isola, come pure sarebbe ragionevole, la base di Guantanamo, a tutti gli effetti un possedimento coloniale illegale. Rispetto al resto del Continente ha dispensato sorrisi e strette di mano, ma le differenze politiche restano immutate già che vende all’estero quello stesso neoliberismo affamatore la critica del quale in casa lo ha portato alla Casa Bianca.

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