Thursday 09 February 2012, 05:04

Gli articoli con tag: " Greenpeace "

Quando l’ambientalista si finge milionario: verso nuove forme di disobbedienza civile?

Tim De Cristopher è un ragazzo di Pittsburgh di 27 anni, laureando in Economia all’Università dello Utah e convinto ambientalista.

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Mezzanotte e cinque, 25 anni fa

Ricordo la notizia piombatami addosso tra un boccone e l’altro durante un tranquillo pranzo in famiglia. Ricordo la terribile sensazione, nei pochi istanti in cui riuscii ad immedesimarmi con le vittime di quel terribile disastro. Ricordo di essermi immedesimato anche con i parassiti o gli insetti, quelli che normalmente sono le vittime predestinate di quei veleni, e con quegli esseri umani che in quei momenti mi apparivano come insetti, pidocchi, morti o feriti a morte, uccisi da qualcosa di troppo forte, di anonimo, racchiuso in un freddo nome di società per azioni UNION CARBIDE. Ricordo l’orrore prodotto in me dal semplice ascolto di quelle due parole UNION CARBIDE che ancora oggi suscitano in me più di un brivido.

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La politica il mondo il clima ai Bambini, come era Severn Suzuki

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Era il 26 luglio di quest’anno quando scoprii l’esistenza di Severn Suzuki e scrissi “Una poco più che bambina, aveva 12 anni, Severn Suzuki  parlò con chiarezza di fronte ad una platea spettacolare, rinfrescatevi con questo video: Severn Suzuki la ragazzina che zitti il mondo per 6 minuti “. Come non ribellarmi a dichiarazioni- notizie di questo tipo?

Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha aperto il vertice sul clima rimproverando la comunità  internazionale per la “lentezza glaciale” dei negoziati in un nuovo trattato internazionale che sostituisca il protocollo di Kyoto. Il presidente Usa Obama: “Rischiamo una catastrofe”. Cina: impegno a una forte riduzione di Co2 entro il 2020“. Sono passati già 25 anni da quando prese la parola una bambina nel 1992 a Rio de Janeiro, dove  si svolse il primo Summit della Terra!

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Roma Praga Roma in low-cost

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La mattina del 28 agosto ero a Praga alle 11,  a Piazza della Città Vecchia, come centinaia di altri turisti ad aspettare che l’Orologio astronomico medievale scoccasse l’ ora e mettesse in moto i 12 apostoli, tanti come  i 12 mesi dell’anno. Tutto ha funzionato per la meraviglia dei grandi e dei piccoli, come accade dal 1410, quando venne costruito, con un evento estemporaneo in questa stagione 2009: Greenpeace dall’alto della Torre ha contemporaneamente srotolato, grazie ad una serie di attivisti, un enorme striscione sul clima. Dovevamo sembrare tutti piccoli da lassù e in effetti lo siamo, anche visti da vicino, dal basso, noi del low-coast. Sappiamo  poco o nulla e ci interessa ancora meno di quanto accade nel mondo…è accaduto, come è accaduto che il  1 giugno 2009 “tre organizzazioni ecologiste Greenpeace, Friends of the Earth e Sortir du nucléaire, che finora facevano parte del Forum europeo sull’energia nucleare Enef ( finanziato con fondi pubblici, creato nel 2007 dalla Commissione europea per incoraggiare, secondo l’Esecutivo Ue, un dibattito aperto e “senza tabù” sul futuro dell’energia nucleare nell’Ue)  hanno abbandonato per protesta l’organismo durante la sua riunione in corso a Praga, sotto la presidenza congiunta dei governi ceco e slovacco e con il sostegno della Commissione europea… Le tre Ong concludono che senza la partecipazione della società civile, dopo la loro uscita, il Forum ha perso la sua legittimità e dovrebbe perciò essere sciolto”.

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H1N1. La Salute ci rincorre per tutto lo Stupid Pianeta

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A ogni servizio sui TG sull’H1N1 dovrebbero far scorrere come sottotitoli i numeri che ci ricorda Doriana. La Novartis intanto si frega le mani perché Sacconi vuole far vaccinare obbligatoriamente 15 milioni di italiani e far comprare allo stato 48 milioni di dosi di vaccino. La Sanofi dice che solo nella fabbrica in Pennsylvania può produrre e vendere in poco tempo 100 milioni di dosi e chi produce il Tamiflu schizza in borsa. Per finanziare la ricerca sul cancro ci dicono di mandare un SMS a Telethon, per uno starnuto e qualche linea di febbre (nel 99,9% dei casi), copre tutto lo stato (gc)

Dal 1 gennaio al 28 dicembre 2008,  sono stati 122.254 i morti sulle autostrade e strade italiane.

1120 morti sul lavoro nel 2008: tralascio gli incidenti nel primo e secondo caso, con invalidità spesso permanenti.

150.000 persone muoiono ogni anno di cancro nel nostro Paese.

134.503 casi confermati nel mondo, di influenza, con 816 morti. Sono i dati diffusi nell’ultimo bilancio stilato dall’Organizzazione mondiale della sanità.  In particolare, in Africa l’ufficio regionale dell’Oms segnala 157 pazienti affetti, contro gli 87.965 (e 707 morti) per l’ufficio regionale delle Americhe e i 16.556 (con 34 decessi) per l’ufficio regionale per l’Europa.

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Clima surriscaldato a Bruxelles: 300 arresti

350 attivisti bloccano le porte del palazzo della Commissione europea
Era il 3 giugno del 2008, faceva già caldo a Bruxelles quando la polizia arrestò dei pescatori
in protesta. L’Unione Europea aveva detto di no agli aiuti al settore e scattò la guerriglia con la polizia per le strade di Bruxelles, non proprio quella che cantava Jacques Brel.
Oggi 10 marzo 2009, il clima è diventato rovente a Bruxelles, malgrado la primavera non sia ancora iniziata. “Oltre 300 attivisti di Greenpeace provenienti da tutta Europa sono stati arrestati dalla polizia per aver preso parte, oggi a Bruxelles, a una protesta non violenta contro i cambiamenti climatici.
Gli attivisti hanno bloccato le uscite del palazzo in cui i ministri della Finanza stavano discutendo sui fondi per affrontare i cambiamenti climatici nei paesi in via di sviluppo.
Gli attivisti di Greenpeace sono arrivati questa mattina a Bruxelles da 20 paesi. Tra loro 18 italiani. Si sono incatenati ai cancelli e alle recinzioni bloccando le entrate dell’edificio e hanno chiesto ai ministri della Finanza di salvare il clima dalla bancarotta. Un ampio schieramento di agenti di polizia e una squadra anti-sommossa hanno tagliato le catene e trascinato via gli attivisti verso i veicoli. La polizia ha istituito rapidamente un perimetro di sicurezza, mentre il servizio sicurezza dell’Ue ha sigillato tutti gli ingressi dell’edificio.
Dopo circa due ore la polizia ha portato via gli ultimi manifestanti.Cinque attivisti sono stati portati in ospedale a causa dell’azione della polizia.Uno di loro ha due costole fratturate. I manifestanti sono ancora sotto la custodia della polizia.Nessuna accusa è stata ancora formulata”.

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Vi invito a leggere e vedere il seguito di questa Puntata Europea direttamente sul sito di Greenpeace Italia, mentre a Casa Nostra si discute sui Candidati e le Liste per le Europee e ci si candida a ospitare gli Europei di calcio del 2016.
Qualcuno ricorda che il 29 maggio scorso , alla riunione di Bruxelles del Consiglio Europeo per la Competitività, i 25 governi europei hanno trovato un accordo sulla direttiva Bolkestein?
“E’ stato approvato il testo redatto dalla Commissione Europea, a seguito delle modifiche introdotte dopo il voto del 16 febbraio 2008 in Parlamento europeo.Il “compromesso “Ghebardt” , che, pur modificando alcuni aspetti della direttiva, ne lascia immutato l’impianto liberista e i pericoli per gli attacchi ai diritti sociali e del lavoro”…così scriveva Attac: “Se credete che ci basti”

E chi si perde le Prossime Puntate:
“Le elezioni per la VII legislatura (2009-2014) del Parlamento europeo si terranno in Italia il 6 e 7 giugno 2009. In contemporanea ad esse si svolgerà anche la tornata ordinaria delle elezioni amministrative provinciali e comunali e forse un referendum”.

Che devo dire…http://www.gerca.it/vecchio/img/notizie/prodibolke.jpg io non mi scordo del signor Bolkestein e del suo amico
Prodi: il 19 marzo a Bruxelles, non avendo meglio da fare, c’ero a protestare, contro. Cantammo la
Solita Musica: “CONTRO LA GUERRA, IL LIBERISMO,IL RAZZISMO, PER UNA EUROPA SOCIALE DI PACE, VIA LE TRUPPE
DI OCCUPAZIONE DALL’IRAQ, VIA LA BOLKESTEIN DALL’EUROPA, CITTADINANZA,DIRITTI SOCIALI E DEL LAVORO
PER TUTTI

Questioni di punti di vista, sul Clima geneticamente modificato, sempre più Caldo per tutte e tutti,
malgrado l’Ombra e la malinconica poesia di una Bruxelles come la cantava Dick Annegarn.

Doriana Goracci

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Ecco le 10 regole dell’eco-sesso: "Lume di candela e doccia in due"

Arriva da Greenpeace il decalogo dell’amore “verde”. Primo consiglio, spegnere la luce: tutto sarà più romantico

di FRANCESCA GUINAND

ROMA - “Fate l’amore non inquinate la Terra”. Potrebbe essere questo lo slogan per lanciare la nuova campagna ecologica pensata dalla sezione messicana di Greenpeace: dieci regole da seguire anche tra le lenzuola per non inquinare l’ambiente.

Se siete tra i sostenitori della raccolta differenziata, se andate a fare la spesa direttamente dal contadino – e non solo la domenica – se preferite andare a lavoro in bici piuttosto che con l’auto, da oggi potrete contribuire a salvare il pianeta anche semplicemente stando abbracciati al vostro partner in camera da letto.

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Brasile, la ministra Silva lascia Lula

Marina Forti – Il Manifesto

Il governo del presidente Luiz Inacio Lula da Silva perde pezzi. Anzi: ha perso una delle sue figure più credibili, e l’Amazzonia ha perso una dei suoi migliori difensori. La ministra dell’ambiente Marina Silva infatti ha presentato le sue dimissioni, martedì, e pare che Lula non farà nulla per trattenerla. In effetti, già ieri i giornali brasiliani facevano il nome di un probabile successore.

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Il bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno di Bali

IL  BICCHIERE  MEZZO  VUOTO  E  MEZZO  PIENO  DI  BALI

Il compromesso trovato in extremis e senza vincoli con la firma degli stati
Uniti, non convince gli ambientalisti

LIVORNO. Bali non sarà stata un successo assoluto come ci hanno raccontato
giornali e televisioni forse sfiancati da 15 giorni di interminabile
maratona oratoria e di indecifrabili riunioni a latere, ma almeno si è
riusciti ad evitare, con un onorevole compromesso, un insuccesso che sarebbe
probabilmente stato catastrofico.
Dal summit mondiale sul cambiamento climatico viene fuori intanto la
sconfitta dei “negazionisti”. Sull’analisi cioè sono ormai tutti d’accordo:
il cambiamento climatico è già all’opera, anche se l’allarme lanciato dagli
scienziati dell’Ipccc non sembra essere stato compreso in tutta la sua
gravità; tutto è congelato e rimandato al summit di Varsavia del 2008 e poi
a quello di Copenaghen del 2009 che dovrà dare risultati formali e tirare le
fila di un ordito che a Bali era già pronto, con tanto di numeri messi in
fila. E’ comunque un “successo” che questo avvenga prima della scadenza del
Protocollo di Kyoto nel 2012. Insomma, la spinta all’accelerazione non c’è
stata, le ambiziose richieste di molti sono sopite, ma il freno a mano non è
stato tirato, anzi gli Usa non sono riusciti a tirarlo del tutto.

Un’altra cosa appare innegabile: di fronte alla vacanza di interesse e di
potere costituita da un’amministrazione Bush assediata anche dall’interno
dai sempre più numerosi pro-Kyoto che affollano il partito repubblicano, la
responsabilità di proporre un concreto piano di lavoro per la maratona
negoziale è ora tutta sulle spalle dell’Unione europea e sui Paesi in via di
sviluppo che a Bali sono riusciti a sviluppare un nuovo ed informale dialogo
tra di loro.

I commenti degli ambientalisti. Secondo Hans Verolme, direttore del
Programma mondiale sul cambiamento climatico del Wwf International la road
map uscita da Bali è «privata di sostanza. Abbiamo chiesto all’amministrazione
americana di non mettersi di traverso sulla strada, e finalmente ha ceduto
alle pressioni. La road map di Bali lascia una sedia libera al tavolo dei
negoziati per permettere al prossimo presidente americano di apportare un
vero contributo alla lotta mondiale contro il pericoloso cambiamento
climatico». Comunque, il Wwf apprezza I progressi realizzati a Bali per
quanto riguarda «alcune barriere pratiche di messa in campo di un futuro
regime del cambiamento climatico, compresi il trasferimento di tecnologie, l’adattamento
e le iniziative finanziarie».

Molto critici anche Greenpeace, Réseau Action Climat-France e la Fondation
Nicolas Hulot che denunciano il «sabotaggio condotto dall’amministrazione
Bush e la sparizione di impegni numerici che avrebbero fatto la riuscita di
Bali: l’obiettivo di mantenere l’aumento globale delle temperature al di
sotto di 2°C entro la fine del secolo; la necessità di dimezzare le
emissioni mondiali di gas serra entro il 2050; l’impegno dei Paesi
industrializzati a ridurre dal 25 al 40 % le loro emissioni entro il 2020,
in rapporto ai livelli del 1990; il “picco”, vale a dire che le emissioni
devono giungere al loro culmine entro 10 o 15 anni».

«Il consenso scientifico è ridotto ad una nota a fondo pagina – spiega
Pascal Husting, direttore di Greenpeace France – che rinvia ad un tavolo
dove ogni Paese può optare per lo scenario che gli conviene. La road map
disegnata a Bali prende il rischio di + 3°C, del capovolgimento
irreversibile degli ecosistemi, di centinaia di milioni di rifugiati
climatici».
Secondo Morgane Créach, di Réseau Action Climat-France «Bali ha registrato
qualche avanzamento importante ma ha fallito sull’essenziale : trovare un
accordo comune comprendente obiettivi concreti. Se si é evitato il peggio,
molto lavoro resta da fare fino alla Conferenza di Copenaghen, nel 2009».

Per il neo-presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza «Grazie allo
sforzo congiunto dell`Europa e dei Paesi in via di sviluppo è stato evitato
un passo indietro nella lotta ai cambiamenti climatici. Gli Usa sono stati
isolati e costretti a ritrattare le loro posizioni: se il miope
ostruzionismo di Washington ha impedito di raggiungere un risultato
efficace, si è aperta comunque una nuova prospettiva. Il merito del
risultato di Bali va ascritto all’Europa, che si è presentata ai negoziati
con la decisione già presa di tagliare unilateralmente le emissioni del 30%,
e ai paesi emergenti, come Cina, India e Sud Africa, che hanno capito l’urgenza
e l’inderogabilità della riduzione dei gas serra e hanno saputo giocare un
ruolo fondamentale nella trattativa. L’Europa ha saputo essere compatta e
rappresenta, Germania e Gran Bretagna in testa, il fronte più avanzato nella
lotta ai cambiamenti climatici. Deve continuare su questa strada e indicare
la rotta. Ci auguriamo che all’appuntamento di Copenhagen gli Stati Uniti
siedano al tavolo dei negoziati con una nuova amministrazione che sappia
liberarsi dell’eredità negazionista dell’era Bush. Dal canto suo – ha
concluso Cogliati Dezza – l’Italia oggi è ferma al palo e deve recuperare il
distacco dal resto dell’Europa, mettendo in atto una profonda revisione
della politica energetica che punti su fonti rinnovabili, efficienza e
mobilità alternativa».

http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=11068

Bhopal, a quasi 22 anni dalla strage inizia la marcia per la giustizia

A quasi 22 anni dal disastro, 75 donne superstiti della strage chimica perpetrata dalla multinazionale statunitense Union Carbide, si sono messe oggi in marcia verso Nuova Delhi dove giungeranno tra 33 giorni. Rivendicano i risarcimenti stanziati e mai ricevuti e l’impossibilita’, ancora oggi, di avere acqua decontaminata. Intanto Warren Anderson, il principale colpevole, continua a godersi la sua pensione miliardaria protetto dal governo degli Stati Uniti che continua a rifiutarne l’estradizione. 

Cosa successe a Bhopal (dal sito di Greenpeace Italia)

Il 4 maggio 1969 il ministero dell’Agricoltura indiano informa con una lettera l’emissario della Union Carbide dell’intenzione di concedere la licenza per fabbricare ogni anno 5.000 tonnellate di pesticidi. “Erano già 38 i paesi in cui la Union Carbide aveva issato la sua bandiera con la losanga blu e bianca, ma l’India era stato il primo ad avere stretto con la società rapporti così buoni, forse perché … Leggi tutto

Brecha – India III – Bhopal Si quieren a Osama Bin Laden, dennos a Warren Anderson

Han pasado 20 años del desastre de Bhopal, la ciudad del estado de Madhia Pradesh, donde la trasnacional estadounidense Union Carbide asesinó a 30 mil personas y destruyó la vida de al menos otras 500 mil la noche del 3 de diciembre de 1984.


Bhopal es el ground zero de India y de la globalización neoliberal. La Union Carbide, con un total desprecio de la vida y de la seguridad de la población local, implantó una fábrica que jamás hubiese podido ser construida por su peligrosidad en ningún país occidental. Hoy, 20 años después &endash;denuncia Amnistía Internacional&endash;, no sólo no hubo justicia sino que la gente sigue enfermándose por la persistente contaminación de aire y subsuelo, y las indemnizaciones hasta ahora pagadas son insignificantes. No sólo la fábrica sigue ahí, alumbrada, semidestruida, maloliente, con sus escorias donde pacen las vacas. Según Greenpeace habría que remover al menos 25 mil toneladas de escorias. Necesitarían cuatro años y al menos 30 millones de dólares. La Union Carbide ha pagado una indemnización de apenas 470 millones, poco más del 10 por ciento de lo establecido inicialmente y hoy pertenece a la Dow Chemical.


Recién en noviembre pasado los damnificados han sido indemnizados: 300 dólares por persona. Una vergüenza en la vergüenza que nos confirma lo poco que vale la vida de un habitante del Tercer Mundo frente a las multimillonarias indemnizaciones que pagan en Estados Unidos las multinacionales del tabaco a quien fumando voluntariamente llega a padecer cáncer pulmonar. La extradición del principal responsable de la catástrofe, el jefe de la filial india de Union Carbide, Warren Anderson, ha sido rechazada por última vez por el gobierno de Estados Unidos en noviembre de 2003. En 1984 logró escaparse pagando una caución de apenas 500 dólares y desde entonces disfruta de su millonaria jubilación.