Thursday 09 February 2012, 10:35

Gli articoli con tag: " Grande Fratello "

Botte a Sinistra date e prese e Giulietto Chiesa

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“L’atmosfera sociale è quella di una città assediata… E allo stesso tempo la consapevolezza di essere in guerra, e perciò in pericolo, fa sì che il trasferimento di tutto il potere a una piccola casta sembri la naturale, inevitabile condizione di sopravvivenza.Non importa che la guerra stia davvero avvenendo, e, poiché nessuna vittoria decisiva è possibile, non importa che la guerra stia andando male. Tutto quel che serve è che uno stato di guerra esista”.  Tutto questo lo scrisse nel 1948, George Orwell, in  1984 e l’ho ritrovato nel frontespizio del blog di Pino Cabras, direttore di Megachip.  Rimane del sito, cambiato nell’impaginazione totalmente, Giulietto Chiesa, con le sue analisi . Non entro nel merito del giudizio critico sulla nuova, non lo è più da tempo , linea editoriale ma ritengo possa interessarvi quanto espone un lettore di “sinistra” e la risposta di Giulietto Chiesa. L’articolo su Megachipdue, si intitola Una risposta fuori tempo massimo ed è scritto da Marco Cappella: inizia con un virgolettato in anteprima,  la domanda del lettore e  poi la risposta di Chiesa. Ecco se devo esprimere la mia opinione,  la rubrica dei lettori si è un po’ persa tra le finestre che ballano sul video, si aprono e non rimangono  fisse a meno che ne vogliamo fermare una. Ma tutto questo è irrilevante e personale, so che se si scrive a Giulietto, lui risponde sempre. Sono altri figuri che non rispondono mai alle aspettative di chi li ha eletti ma questo è un altro problema, da me superato, perchè non voto nessuno da tempo e anche questo l’ho scritto, pure a Giulietto  in occasioni passate come in un ormai  lontano 20 ottobre 2007 .

Intanto” l’atmosfera sociale ” è quella anticipata da Orwell, 61 anni fa: fuori tempo massimo? Lo stato di guerra esiste, muoiono in piazza sperando di trovare la libertà con un altro padrone, i “nostri” con altri Inguaribili utopisti internazionali tentano di superare il valico in Egitto e stare per la fine dell’anno a Gaza, anche se notizia dell’ultima ora annuncia che il convoglio di “Viva Palestina” rompe l’embargo ed è arrivato a Gaza. Di quale anno parliamo, quante volte abbiamo già visto la guerra arrivare, affacciarsi, vestirsi di pace e democrazia, andare in vacanza e assopirsi e poi riprendere il suo cammino in ogni parte del mondo, come un missionario invasato e tenace? Oggi mi è stato riproposto un breve amaro video da Leandra Negro, è del 2004  di Fabio Roberti, e spiega come un barbone  ha risolto con la stampa di sinistra l’ Asilo politico: mi sembra che niente sia cambiato del “panorama”…sinistro e il Grande Fratello ha indici di ascolto elevatissimi.Non so che anno sia e cosa ci sia da festeggiare ma se questo vi fa stare meglio: auguri gente che lavora lotta costruisce…. era il 1984?

Doriana Goracci

“Perchè questa tragedia, vera e propria, per molti, che la vivono ancora oggi, increduli, sgomenti? Io credo che la sinistra abbia perduto tutti i suoi ancoraggi. E non sia proprio più capace di capire. Perchè da tempo ha smesso di conoscere. E, senza conoscere, non si può nemmeno analizzare. Diciamo che sono stati soverchiati dai mutamenti. E, mentre avvenivano, loro hanno continuato a parlare come se essi non ci fossero stati. Così loro combattevano da una parte e il corpo sociale era andato da un’altra parte.”

Gentile Giulietto Chiesa,
sono un suo estimatore da anni … ho 38 anni, mi colloco a “sinistra” per quanto ormai questo termine sarebbe forse da definire meglio, e come è facile immaginare ho il dilemma di chi votare alle prox elezioni europee (l’ultima volta ho votato per Lei, per fortuna, nonostante fosse con di Di Pietro che, invece, non stimo molto); mi sto orientando per la lista Sinistra e Libertà … Le chiedo quindi un Suo parere su questa lista. è troppo pretendere in Italia una lista “di sinistra” …che non sia quindi, ovviamente, il PD, e che non sia una listina di vetero-comunisti (parlo di rifondaroli + comunisti italiani, che mi sembrano alquanto ridicoli, nulla da obiettare sul termine “comunista” in sè per sè, per quanto mi riguarda) …
e quindi mi chiedo, può essere Sinistra e Libertà un tentativo serio di costruire una forza nuova di sinistra, “decente”, non dico l’ottimale…insomma, ci sono persone stimabili a mio avviso, Vendola, la Frassoni, Fava, Flamigni …mi dispiace non votare  annullare la scheda, non mi piace, e non c’è nessun altro che voterei (mi dispiacerebbe se sparissero i radicali, ma non li posso votare, troppo filo-israeliani, troppo “liberisti” negli anni scorsi, a volte non li capisco proprio) Insomma, in finale, sempre turandosi un po’ il naso come si fa in Italia, non Le sembra che Sinistra e Libertà potrebbero essere i meno peggio?
Grazie
Cordiali saluti

Stefano Nassetti

Caro Nassetti,

il titolo che ho dato io alla sua lettera vale per il grande ritardo con cui le rispondo, e me ne scuso, ma accade che le mail si perdano e riappaiano quando hai il tempo materiale di guardare indietro. Ma quel titolo vale anche per le sue considerazioni su “Sinistra e Libertà” e sulla sinistra in generale.
Sono tutti fuori tempo massimo.
Non parlo qui delle qualità morali individuali  delle persone che lei cita per nome e cognome. Persone che stimo, con le quali ho lavorato dentro e fuori il Parlamento Europeo. Scrivo a cose fatte e a sconfitta archiviata. Ma ho scritto della inevitabile ormai sconfitta ben prima del voto, perchè era per me evidente, lampante, che sarebbero stati sconfitti.  Scrissi, prima delle ultime politiche: “tutti contro il PD o la sinistra muore”. Ma loro, i fondatori di “Sinistra e Libertà”, pensarono diversamente. Si allearono, di fatto con quel PD che li stava seppellendo. Si sbagliavano, come ben sappiamo.
Perchè questa tragedia, vera e propria, per molti, che la vivono ancora oggi, increduli, sgomenti? Io credo che la sinistra abbia perduto tutti i suoi ancoraggi. E non sia proprio più capace di capire. Perchè da tempo ha smesso di conoscere. E, senza conoscere, non si può nemmeno analizzare. Diciamo che sono stati soverchiati dai mutamenti. E, mentre avvenivano, loro hanno continuato a parlare come se essi non ci fossero stati. Così loro combattevano da una parte e il corpo sociale era andato da un’altra parte. Due soli esempi: la sinistra non ha capito assolutamente la portata del cambiamento prodottosi nella società della comunicazione. Quando, sollevando il problema dell’11 settembre, ho cercato di svegliarli, ho visto che non capivano niente di quello che stavo dicendo. E ho visto anche che, avendo accettato la logica dell’Impero, non erano più in condizione di metterne in discussione i crimini.
La sinistra non ha capito il mutamento del significato del lavoro. Così diceva cose che i lavoratori non potevano più nemmeno capire, perchè loro erano già altrove, e votavano Lega e Berlusconi, o Alleanza Nazionale.
Ho capito, standoci dentro, a questa sinistra, che non era più capace di produrre idee. Quando mi candidai con Di Pietro e Occhetto, scrissi un libretto elettorale e lo intitolai “invece di questa sinistra”. Era l’inizio di una riflessione che sfocia oggi nella mia ferma intenzione di starne fuori.
Occorre una nuova visione del mondo. Che ancora non c’è ma che bisogna costruire. Ma non possono essere gli spezzoni di questo crollo culturale a crearla. Naturalmente nessuno di loro deve essere escluso, ma è il loro contenitore che non può produrre questa svolta.
Inoltre il guasto che si è prodotto è irrimediabile. Sotto quelle insegne, sotto quel nome, c’è un esercito in rotta. Ci vorrebbe ben altro che un Napoleone del XXI secolo per rimetterne in ordine le fila. Vasti spezzoni della sinistra si sono compromessi con la corruzione. Altri si sono arresi. Una generazione intera di giovani non sa cos’è la sinistra. Una grande massa di gente la disprezza. Ed è un disprezzo meritato.
Come si possa ripartire da lì, francamente, non capisco. E’ un’inerzia, sono posti da coprire, sono pensioni da raggiungere, sono rapporti personali da conservare. Non c’è molto d’altro.
Dunque ci vuole una nuova visione della politica, dei rapporti sociali, del rapporto uomo-natura. Che prescinda (non che sia contro) da quel modo di fare politica e di vedere la società in cui viviamo. Io chiamo “Alternativa” (senza simboli, senza giaculatorie, senza le parole come  socialismo, comunismo, sinistra). Capisco che, per molti, per gli abitanti dello “zoccolo duro”, è una rinuncia dura da digerire. Ma a loro bisogna spiegare che questo zoccolo è ormai troppo piccolo. A loro bisogna tornare a spiegare che le alleanze si fanno con grandi gruppi sociali e questi – che si muovono nella lotta di classe dei tempi nostri – non si riconoscono in quei nomi, in qui simboli. Anzi: mettere avanti quei simboli, quei nomi, significa precludersi ogni possibilità di sfondare, di parlare a grandi masse. Anche perchè la comunicazione (ecco quello che la sinistra non ha capito) è interamente nelle mani del nemico. Ovvio che a nessuno si può chiedere di cancellare se stesso e la propria storia. Io, prima degli altri, non intendo cancellare la mia. Non lo farò mai. Non credo nelle abiure. Non rifiuto le mie idee di sempre, la mia formazione nel Partito Comunista, la mie letture di Gramsci e di Marx. Ma, mentre difendo il mio stesso passato, la mia cultura, la mia etica, capisco perfettamente che non posso chiedere a milioni di altri, con i quali posso discutere e, come scopro sempre più spesso,  trovare punti d’ intesa, di mettersi sotto bandiere e simboli che non conoscono, che avversano, che non possono accettare perchè sono al di fuori della loro esperienza.
La strada per costruire questa “Alternativa” non sarà né facile né breve.  Ma è l’unica che ritengo percorribile. L’unica che ci consentirà, a noi o , più probabilmente, ai nostri figli, di tornare in corsa. La crisi arriva a grandi passi e non c’è riparo per difendersi. Dobbiamo cominciare a costruirlo con uno sforzo comune della gente che ancora ragiona e che è molta di più di quella che vota a sinistra.
Cordiali saluti

Giulietto Chiesa

1984-Big-Brother

Hillary Clinton e la “temeraria” scelta della non violenza in Honduras

Canale Honduras, a questo link tutti gli aggiornamenti sulla Resistenza al golpe in Centroamerica!

INF_NOTA25025_248 Adesso sappiamo che Hillary Clinton avrebbe dato del “temerario” anche al Mahatma Gandhi, al tempo della marcia del sale. La stessa cosa avrebbe fatto con Rosa Parks e con Martin Luther King. Adesso sappiamo che anche Salvador Allende, non piegandosi al colpo di Stato di Augusto Pinochet e non tradendo il suo mandato “non aiutò a trovare una soluzione”.

Eppure è stato questo, “il ritorno di Mel Zelaya in Honduras è temerario e non aiuta a ristabilire l’ordine costituzionale in Honduras”, il raggelante commento del segretario di stato statunitense al tentativo del presidente legittimo dell’Honduras, riconosciuto come tale da tutti i governi del mondo e da tutte le organizzazioni internazionali, che ieri è entrato pacificamente per pochi minuti in territorio honduregno.

Zelaya, che si sta dimostrando un uomo degno, lo ha fatto per lanciare un messaggio al paese e al mondo intero: “nessuno può accettare un golpe nel secolo XXI, noi siamo venuti per dare un esempio di pace”.

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Generazione «né-né»: settecentomila giovani «inattivi convinti» Hanno da 15 a 35 anni: niente lavoro, niente studio

Contadino MILANO — «Mi chiamo Maria Elena Crespi, Malena per i miei quattro amici, ho 23 anni, vivo alle porte di Milano, non studio e non lavoro. Provo vergogna per questo? Io no». Malena è un nome e cognome, un viso acqua e sapone, e una storia di disillusioni e non impegno convinto che gli spagnoli catalogano sotto l’insegna Generación «ni-ni»: ni estudia ni trabaja: generazione «né» studio «né» lavoro. Adolescenti e giovani. Spagnoli e italiani, inglesi e americani. Tanti. Sempre di più. Anche se non la maggioranza. In Italia il fenomeno non ha un’etichetta, non ancora, ma sociologi e psicologi lo conoscono bene.

E i dati inediti del Rapporto Giovani 2008, elaborati dal Dipartimento di Studi sociali, economici, attuariali e demografici della Sapienza di Roma per conto del ministro della Gioventù Gorgia Meloni, sembrano certificarlo. Ancor più quando vengono incrociati con le anticipazioni dell’indagine Istat sulla Forza lavoro 2008. Nella fascia di età tra i 15 e i 19 anni ci sono 270 mila ragazzi che non studiano e non lavorano (il 9%): la maggior parte perché un lavoro non lo trova; 50 mila perché della loro inattività ne fanno una scelta; 11 mila, poi, proprio perché di lavorare o studiare non ne vogliono sapere («non mi interessa», «non ne ho bisogno»).

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Le carte di Silvio Berlusconi per uscire dalla casa del “Grande fratello”

economist Giuliano Ferrara, sulle pagine de “Il Foglio”, ha invitato in settimana Silvio Berlusconi a riprendere in mano il proprio destino: “Berlusconi deve liberarsi della molta stupidità e inesperienza politico-istituzionale che lo circonda, e deve decidersi: o accetta di naufragare in un lieto fine fatto di feste e belle ragazze oppure si mette in testa di ridare, senza perdere più un solo colpo, il senso e la dignità di una grande avventura politica all’insieme della sua opera e delle sue funzioni”.

Il quotidiano della CEI “Avvenire” intanto ha messo sul tappeto un punto ineludibile: Berlusconi deve “sgomberare il terreno dagli interrogativi più pressanti, che non vengono solo dagli avversari politici ma anche da una parte di opinione pubblica non pregiudizialmente avversa al premier”.

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Ho incontrato a l’Aquila “Luigi Coelho”

Domenica 24 maggio.

(Cronaca di una domenica di fine maggio, passata tra gli sfollati)

Mi presento, sono Fabio, 40 anni, padre di 3 figli, abito nella provincia di Milano e più precisamente a Legnano. Il terremoto del 6 aprile ha scosso un po’ tutti, compreso me, che in quella notte mi ritrovai sveglio alle 5 e come per un “presentimento”, accesi il televisore del salotto di casa e seguii in diretta tv le prime immagini trasmesse da rai 3. Il racconto che farò, certo non risulterà minuzioso di particolari, ma ciò è dovuto, da una parte alla mia inabilità di reporter e dall’altra al rispetto necessario che si deve alle persone di quel luogo.

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Resistenza morale al berlusconismo?

La relazione Silvio Berlusconi – Noemi Letizia, di qualunque natura essa sia, sta avendo implicazioni non banali e di segno contrastante sulla vita politica italiana. Da una parte è evidente che il privato del Don Rodrigo (la definizione è di Gad Lerner) che inondò l’Italia con milioni di copie del suo album di famiglia intitolato “una storia italiana” (di sicuro in qualche casa si conserva tra le foto delle prime comunioni dei figli e dei nipoti), sia ineludibilmente pubblico.

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Se Giorgiana Masi…

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Giorgiana Masi quando fu ammazzata  il 12 maggio del 1977  aveva 19 anni,

fu in un  giorno romano con una bella Carica d’ Alleggerimento:  se oggi fosse viva sarebbe una signora 50enne.

Se non avesse partecipato ad un sit in in Piazza Navona, malgrado l’allora  divieto di manifestazioni pubbliche, oggi chissà se avrebbe  avuto ancora   la voglia di essere in piazza,  a protestare.

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Adesso puoi lasciarmi addio, fotoromanzo a colori

adesso puoi lasciarmi addioC’è lui, vorrebbe fare il tronista di Uomini e Donne ma ha 73 anni e dunque deve accontentarsi di fare il Presidente del Consiglio.

Va in giro da anni circondato da attrici e attricette. E c’è lei che lo attende a casa con i figli. E poi lei improvvisamente si sveglia: ehi, lui era al compleanno di Noemi! Noemi aveva diciassette anni quando lo andava a trovare in hotel o in villa, a Roma, a Milano e in Sardegna.

Noemi aveva diciassette anni, e forse meno, quando vedeva la scrivania del Presidente sommersa di carte e dunque magari cercava posto sotto, cantava il karaoke con lui, lo trovava "tanto sensibile".

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Violentate da 10 anni denunciano il padre a Roma

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ROMA 13 marzo – Hanno vissuto dieci anni di inferno due sorelle, che oggi hanno rispettivamente 17 e 18 anni, abusate sessualmente dal proprio padre, un romano di 40 anni, arrestato oggi dai carabinieri della compagnia di Tivoli dopo la denuncia presentata dalle stesse giovani che hanno trovato il coraggio di porre fine al’incubo iniziato quando non erano ancora adolescenti.

Cosa amano gli uomini, il sesso? E’ probabile, piace anche alle donne farlo.

Ma chi è che TE LO  DA’  GRATIS  L’ORRORE DI VIVERE come raccontava Antonio Rezza?

In famiglia non costa niente, se è piccola meglio ancora, starà zitta e magari le piace. La storia è vecchia e universale. Di nuovo c’è che si denuncia.

Si denunciano gli abusi sessuali, le violenze, le botte, la sopraffazione malgrado la paura, malgrado il percorso martirizzante che aspetta chi DENUNCIA, sempre.

Si tornerà a raccontare tutto a magistrati, psicologi e assistenti sociali, non sempre degni di questo nome come affronta in un articolo l’Ucpi.

Si fanno puntate e convegni su cittadini stranieri «irregolari» e i figli che verranno da Loro e quelli che sono arrivati e delinquono. Cosa dobbiamo ancora “vedere”  per capire in quale Gabbia di rivoltante  Cultura della Violenza viviamo?

Ma qualcuno di noi davvero fà tutto quel che può, per sapere che fine ha fatto chi la violenza l’ha subita, dove starà, cosa sarà di quel corpo? Dopo la denuncia che è arrivata: una su 100.

O andiamo da un  Porta a Porta che ci offre “in esclusiva” una video-intervista alla figlia della teleimbonitrice Vanna Marchi che richiede un accertamento medico  sulle condizioni di salute di Stefania Nobili ? O tra Uomini e donne, Tronisti Incontentabili ? O a Casa del Grande Fratello dove Vittorio, porcellone della casa del gf, prepara la capanna per dormirci con Laura, che consenziente, si dimostra più porcellina di lui!!!

? Vogliamo discutere sul Dna dell’Autore? Sarà Doc anche la violenza?

Solo aprire una pagina di internet o della stampa, sulle notizie, sulle finestre nel mondo, oggi scusate (ma da tempo)  mi ripugna. E leggo leggo, leggiamo anche questo…lo stupro di gruppo usato come mezzo per ‘curare’ le donne lesbiche. Lo denuncia oggi un rapporto della Organizzazione non governativa (Ong) ActionAid intitolato ‘Crimini d’odio: l’aumento dello stupro correttivo in Sudafrica’.

E ancora: Aumenta la violenza sulle donne, in casa e durante il matrimonio: Alla domanda “Il comportamento violento si esprime solo in famiglia?” risponde “si” il 69% delle vittime italiane.

Servirà la DENUNCIA? Servirà la PROTESTA?

L’omertà nasce insegnandola ai  piccoli:  ci si vergogna di dire, si teme. Ti sbattano in faccia menzogne dalla mattina alla sera, un mondo facile che te la da gratis la felicità e il buco dove infilare la frustrazione. Ci regalano violenza, vorrei capire cosa ci guadagniamo noi, a pigliarla Gratis questa Apocalipse Show, anche se ci dicono Fidati…

Doriana Goracci

Rezza

Ilvo Diamanti: Gli ex-voto del Pd esuli in Italia

Magistrale questo pezzo di Diamanti. Purtroppo devo ammettere a me stesso di riconoscermi proprio nella descrizione fatta nella seconda parte (gc).

SCOMPARSI. Molti elettori che un anno fa avevano votato per il Pd: chissà dove sono finiti. I sondaggi condotti dai maggiori istituti demoscopici, infatti, oggi stimano il voto al Pd fra il 22 e il 24%. Alcuni anche di meno. L’IdV di Antonio di Pietro, parallelamente, ha pressoché raddoppiato i consensi e si attesta intorno al 9%. Le diverse formazioni riunite un anno fa nella Sinistra Arcobaleno, infine, hanno risalito la china, ma di poco. Nell’insieme, queste stime di voto non danno risposta al quesito. Anzi: lo rilanciano. Dove sono finiti gli elettori che avevano votato per il Pd nel 2008?

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Conigliette Pecorelle Colombelle Veline: stiamo come stiamo al 17 febbraio 2009

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Il festival di Sanremo e le 40 conigliette è il titolo di una lettera inviata dalla signora Cinzia Premudi ad un considerevole numero di donne che l’hanno fatta girare. Allora mi informo, il Festival comincia il 17 febbraio, guarda tu le coincidenze…la Giornata Mondiale del Gatto e nel 1600 il giorno in cui Giordano Bruno fu messo al rogo in Campo de’ Fiori. Ma andiamo avanti va, al concreto, alla carne…

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Da Welby a Englaro. Oscenità del potere

Passaggio all’atto. Cosa volevano i cattolicissimi carnefici dell’inquisizione? La confessione del Male. Cosa vogliono oggi i gerarchi della chiesa e i loro rappresentanti al governo dal corpo di Eluana? L’accanimento “terapeutico”. A costo di sovvertire l’ordine costituzionale. La loro idea di “libertà” collima in tutto e per tutto con una biopolitica autoritaria e sadica. Perché dietro la parola “vita”, parola-lucciola in tutte le loro dichiarazioni ufficiali, in realtà si nasconde un truce comportamento cinico che subordina il diritto costituzionale laico alla determinazione della propria volontà al moralismo opportunista delle gerarchie cattoliche. Per costoro, che si riservano il gesto sovrano di ledere le leggi e di maltrattarle, di infrangere il patto sociale costituzionale, imponendo decreti improvvisati in una notte per dimostrare il loro militantismo cattolico, per costoro il concetto di vita coincide con l’imposizione della loro arroganza. O si è dalla loro parte o loro sovvertono tutto. Contrastare anche la Cassazione che ha stabilito il diritto della famiglia Englaro a determinare il corso della vita di Eluana, equivale a dare dimostrazioni di forza. Si tratta per costoro di mostrare i muscoli a colpi di decreti. In realtà il nome di Eluana, è in questo caso il sintomo evidente di forzare il patto sociale costituzionale. Perché in fondo a costoro di Eluana in quanto tale non gliene frega alcunché. Diversamente avrebbero lavorato con tutte le parti sociali all’elaborazione di una legge al di sopra del cieco moralismo religioso. Il corpo di Eluana dà a costoro la possibilità di passare all’atto: sovvertire la costituzione. Questa specie di cannibalismo moralistico, che si serve della vita altrui – e in questo caso della vita apparente o di una morte vivente – è la prova, se ancora ne occorressero, del fatto che ci troviamo in una condizione postpolitica e postdemocratica. Tutto ciò è imposto a dispetto della sconvolgente tragedia in atto presso i familiari di Eluana.
Per costoro – come chiamarli? – non importa l’ideale di “una vita degna di essere vissuta”, ma vivere ad ogni modo. Da precari, senza alcuna possibilità di una vita proiettata nel futuro. Da sfruttati, nelle imprese delle multinazionali, senza sicurezza e con la morte addosso. Da miserabili in tutte le miniere del mondo con 1 dollaro al giorno. Senz’acqua, come accade in molti paesi africani in mano a mafie politico-finanziarie. Senza farmaci salvavita, come accade sempre in Africa, perché costano troppo e il problema per questi impresari ideologici della vita non esiste. Da naufraghi, da moribondi o da morti, come accade tutti i giorni nelle insanguinate acque della Sicilia, a cui si aggiunge pure il benvenuto di questo governo paladino della vita, che ha fatto un decreto che metteva i medici nelle condizioni di denunciare gli immigrati “clandestini” in caso di soccorso, adesso pare che hanno cambiato idea. Lo scandalo della chiesa si è limitato a una nota pontificale. Nient’altro! Questa è la vita, per costoro! L’idea di vita per questa classe di teo-politici al potere è un’altra cosa. Non si è mai vista l’alta gerarchia ecclesiastica nelle piazze per una “vita degna di essere vissuta” da tutti i disperati del mondo. Lo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo per loro è naturale. In fondo questi vicari di Dio in terra sono sempre stati materialmente dalla parte dei più forti, e a colpi di omelie con i deboli. Ma dietro le parole, o di fronte alle parole, la fame morsica e rende inumani i più deboli, costretti non a vivere ma a sopravvivere. Quale vita possono mostrare questi poveri? Occorre ricordare che la Teologia della Liberazione – l’unica esperienza della chiesa dalla parte dei poveri in sudamerica – fu smantellata proprio dall’attuale papa.
Da Welby a Eglaro si profila una violenta regressione oscurantista che investe non soltanto questa o quella persona, ma l’intera società. Queste vite sono state prese in ostaggio da un terrore emanato dal potere politico. Questo essere – Eluana Englaro – che non è né morto né vivo – è sospeso a una scadenza senza tempo. Questa vita rubata da un coma irreversibile stà servendo da copertura per ben altri scopi sociali. Prendendo in ostaggio il suo corpo inerte è l’intero corpo sociale che è preso in ostaggio: il diritto di ciascuno a determinare il proprio testamento biologico. Nel 2006 prima di morire Welby ha scritto: “Questa malattia [la distrofia] non è una malattia biblica…Io ho raggiunto l’ultimo stadio: respiro con l’ausilio di un ventilatore polmonare, mi nutro di un alimento artificiale (Pulmocare), parlo con l’ausilio di un computer e di un software”, parole che evocano scenari postumani, dove la scienza medica e la fede in Dio, divengono i veri protagonisti della vita.

Il Dio del terrore. Ma ciò che più colpisce in questa violenta intromissione nel corpo di Eluana Englaro è il ritorno del terrore della morte che nel passato dell’Occidente cristiano costituì uno degli stratagemmi di sottomissione alla volontà del potere religioso. La dottrina della salvezza è stata sempre una strategia di dominio sull’immaginario della morte. La gestione della salvezza individuale era per la Chiesa una questione decisiva per stabilire il suo dominio sulle masse popolari e a nessuno era concesso di sottrarsi a tale giurisdizione, pena la scomunica, la condanna eterna, la persecuzione, e nei casi estremi il rogo o l’autodafé. Separando la morte dai vivi, e avendo in pugno questa divisione, la chiesa l’ha usata come un’arma a doppio taglio: benedizioni, estreme unzioni o maledizioni e condanne, in tal modo il “paradiso” o la “vita eterna” sono stati presi in ostaggio, sono diventati la posta in gioco di una negoziazione che ha avuto per oggetto la sottomissione del desiderio sotto la spada di Dio. Quella della morte, in duemila anni di cristianesimo, è stata la sfida suprema che la Chiesa ha lanciato al mondo: il suo grido di guerra, il suo canto trionfale. Essa si è sentita forte, sicura della vittoria, perché ha avuto dalla sua la morte, e la morte è più forte della vita. Con il cattolicesimo, la morte è stata il teatro terrorizzante dell’immaginario collettivo, dove le anime erano proiettate in uno stato d’angoscia, perché la paura dell’inferno e il giudizio finale sono l’ultima prova che l’uomo deve fare per essere veramente purificato dell’inestinguibile colpa originaria commessa da Adamo ed Eva. Per far credere è stato necessario inventare il paradiso, ma la chiave di esso è in mano ai preti. Perché credere è già accettare di morire per mano di altri in nome di Dio. Stessa sorte per chi nel passato non credeva, perché dal processo a Socrate a quello di Galileo chi osa mettere in discussione l’autorità dei poteri soprannaturali, cade in balia di quelli terreni, e dunque paga con la morte questa eresia.
In vita, dunque, per il credente cattolico almeno prima dell’età moderna, era inutile opporsi alle punizioni corporali, alle penitenze, alle collere divine, alle castrazioni dei sensi, al mercato del paradiso (indulgenze), ai tribunali dell’inquisizione, all’autodafé, alle estorsioni dei “peccati”, ai roghi, alle torture la cui pratica nel passato andava ben al di là dell’immaginazione umana, tutta una straordinaria arte necrofila al servizio di Dio. Per arrivare a una tale potenza d’immaginazione del male e alla creazione di un sistema del terrore c’è voluta tutta una storia. E’ stato necessario che si stabilisse una conformità dell’anima alla legge della chiesa cattolica e che il corpo venisse costretto a “liberarsi” dal male, il male di desiderare e di conoscere. Questo elenco (incompleto) è già sufficiente a vedere nella religione dell’Occidente una formidabile macchina da guerra psicopatologica eletta a norma di vita.
Oggi, dopo la colonizzazione dei corpi con le tecnologie informatiche, un uomo è solo un vivente, il riassunto del suo codice genetico, manipolabile all’infinito, e la dottrina della religione cattolica si adegua a questa idealizzazione della vita miniaturizzata, facendola retrocedere già nei protozoi asessuati. Il Dio che entra nelle cellule è quello che esce dalle chiese ormai svuotate del loro contenuto sostanziale, un Dio che fino a ieri si limitava a regnare nelle cose visibili della fisica e nell’invisibile dello spirito, e che si appresta adesso a rivendicare e a prendere alla lettera il regno invisibile della microfisica. Perché la Chiesa e la scienza vivano e continuino ad avere un altare da cui guardare il mondo, è necessario rendere passivo il loro oggetto, l’uomo.

Oscenità. Si tratta di chiedersi: ha un senso il peggio? Sia la politica che la Chiesa, oggi, mostrano in questi casi, ciascuno a modo loro, che anche il peggio debba avere un senso. Se Welby voleva morire è perché voleva essere risparmiato da un’agonia straziante e come Giobbe avrebbe avuto di che dire a Dio per averlo reso inferme e agonizzante per anni. Come nelle esecuzioni pubbliche del passato hanno messo in scena la vendetta non la pietà. Questo estremismo delle gerarchie cattoliche è stato un passaggio all’atto del cinismo nel rifiuto di ospitare nella chiesa del suo quartiere di residenza la salma di Welby.
Questo rifiuto aveva qualcosa del rituale, ma di un rituale osceno. Nell’oscenità accadono cose terribili. Il mondo dell’arte e della pubblicità ne sono al corrente e ne sono implicate. Può essere osceno presentare un corpo brutalmente tagliuzzato, o fare pubblicità di un prodotto in un paese dove si muore di fame. L’oscenità è l’allucinazione dei dettagli, spurgati di ogni nostalgia a forza di immagini che non rinviano più a nulla se non a se stesse, allo stesso modo l’ostentazione del rifiuto alla cerimonia funebre in chiesa, scaturisce da un’impersonale procedura burocratica, che rinvia solo a se stessa, alla sua fredda applicazione; è utile ricordare la breve nota che la burocrazia cattolica fece circolare in proposito: «In merito alla richiesta di esequie ecclesiastiche per il defunto Dott. Piergiorgio Welby, il Vicariato di Roma precisa di non aver potuto concedere tali esequie perché, a differenza dai casi di suicidio nei quali si presume la mancanza delle condizioni di piena avvertenza e deliberato consenso, era nota, in quanto ripetutamente e pubblicamente affermata, la volontà del Dott. Welby di porre fine alla propria vita, ciò che contrasta con la dottrina cattolica (vedi il Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2276-2283; 2324-2325)».
Il fanatismo della regola, l’accanimento nel farla rispettare, si impadronisce della pietà – baluardo morale del cattolicesimo -, sostituendovi l’immoralità della perversione: l’applicazione della regola al di sopra di tutto e di tutti. La regola in questo caso sostituisce un rito violento, perché pone fine al sistema del reale, questa è la vera crudeltà, che non ha niente a che fare col sangue. Perverso e osceno non è ciò chi trasgredisce la legge, ma ciò che le sfugge. Perché la regola vive in funzione di se stessa e fornisce un alibi perfetto contro qualsiasi imputazione di incoerenza. La regola è sempre coerente, ma con se stessa, non ha altri, è celibe. Non deve meravigliare in tale prospettiva l’affinità fra società segrete, massonerie, sette e logica perversa dell’applicazione della regola nel cattolicesimo, solo che questa è astutamente applicata al corpus dei laici, non al corpus del clero. I casi di abuso sessuale dei preti lo dimostrano ampiamente.
La procedura della regola, fonda la propria legittimità sul principio dell’astrazione, del suo interminabile protocollo burocratico, al di sopra di tutto e di tutti. Ma la regola non è la legge, la quale è suscettibile di essere modificata e adattata alle necessità che sorgono nella società, la regola invece è arbitraria come quella del gioco a cui poco importa il suo contenuto, in tal senso essa è un feticcio supremo che sostituisce il rito cruento. Non si tratta di amare gli altri come se stessi, secondo le famose parole evangeliche, ma di sacrificarlo come altro, come essere separato dalla comunità dei mortali soggetti alla regola dell’arbitrio. Il feticismo della regola è più forte di qualsiasi altra disposizione morale, perché è un principio analogo al gioco, dove ciò che conta è sempre la regola. Questa è l’utopia del male che affascina i gerarchi della Chiesa, che applicano la regola senza sporcarsi le mani, perché questo è il gioco della credenza, cui anche lo stesso Dio è sottoposto.
Se tutto va detto, come ormai la pedagogia dei reality show insegna, allora che tutto sia detto crudemente. L’oscenità è una delle forme tramite la quale “la società [è] sotto assedio” (Zigmunt Bauman). Una forma di coercizione dello sguardo alla banalità, una metaviolenza, che esprime bene le idee di chi domina. Non dimentichiamoci la mortadella in bocca dell’onorevolissimo forzista Strano in occasione della caduta del governo Prodi. L’oscenità è la visibilità totale delle cose che in questo caso significa rendere la “dottrina” che fa capo al Nuovo Testamento, un’arma mediatica, spettacolare, si tratta di mostrare i muscoli, esporli pubblicamente come accade con i sentimenti nel Grande Fratello – modello distillato della nostra realtà – e far vedere che con essa non si discute! Sbattere in faccia un decreto che contrasta con la Costituzione è un modo per sostituirsi a Dio, e alla fin fine per decretare uno “stato d’eccezione”, uno stato i cui capi possono stare al di fuori della legge ordinaria.

Facciamoci un@ ri-Costituente

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Lo sapete. Vogliono nutrire per forza Eluana ma lasciano senza cure mediche gli immigrati. Non me ne vogliano gli uomini ma io continuo sempre a pensare alle donne, ai bambini e alle bambine. Quante donne straniere con gli uteri infilzati troveremo perchè non si sono rivolte agli ospedali per una interruzione volontaria di gravidanza? E i bambini? Le bambine? Che ne sarà di loro. Potranno essere curati/e? Loro si ma i genitori no? E se i genitori muoiono i bambini e le bambine come faranno? … Leggi tutto

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