Avevano presentato gli organismi geneticamente modificati come la soluzione a tutti i problemi dell’umanità. Tra l’altro dicevano, c’è tutta una letteratura, che gli OGM non hanno bisogno di fertilizzanti chimici o di erbicidi. Non era così. Nell’Argentina dell’agroindustria della soia, secondo la ONG “Gruppo di Riflessione Rurale” (GRR) proprio l’agroindustria sta avvelenando una delle pianure più fertili del mondo dove per non morire di cancro si scappa via. Il principale colpevole è il glifosfato, un erbicida inventato dalla Monsanto ma oggi, essendo scaduto il brevetto, prodotto da più ditte.
Si starebbero così moltiplicando i casi di tumori infantili, le malformazioni congenite, i problemi renali, le dermatiti, i problemi respiratori. Secondo uno studio dell’Ospedale italiano “Giuseppe Garibaldi” di Rosario, nelle zone fumigate ci sarebbe un aumento di tre volte dei tumori gastrici e ai testicoli, di due volte per quelli al pancreas e ai polmoni e addirittura di dieci volte al fegato.
In Uruguay, il paese che ha dato all’Italia la camicia rossa dei garibaldini e molti martiri alla Repubblica Romana, per circa un secolo il XX settembre è stato una sentita Festa nazionale: la “Festa della ragione”.
Con quella giornata gli illuminati, positivisti e laicissimi dirigenti politici di quel lontano paese celebravano la nostra Breccia di Porta Pia che elevavano a simbolo mondiale, un po’ come il 14 luglio francese è simbolo della fine dell’assolutismo.
Per l’Uruguay il XX settembre simboleggiava il trionfo della ragione dato dalla fine dell’oscurantismo papalino.
Nella legge istitutiva della festa della ragione si commetteva anche un curioso ma significativo errore: erano infatti i garibaldini e non i bersaglieri ad entrare in Roma dalla Breccia di Porta Pia. Un peccato veniale visto il ruolo avuto da Giuseppe Garibaldi nella storia della Repubblica Orientale dell’Uruguay.
Nei prossimi giorni, oltre all’iniziativa di Nuoro, alla quale seguirà quella di Pesaro, cercherò di farmi concedere un’intervista esclusiva dal Generale Giuseppe Garibaldi a Caprera. Il sito verrà aggiornato regolarmente per quanto riguarda i nuovi articoli (visitatelo comunque!), ma ci sarà qualche rallentamento per l’inserimento dei vostri articoli e dei commenti. Abbiate pazienza.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Jorge Nestor Fernandez Troccoli, uruguayano: arrestato a Marina di Camerota. Partecipò all’operazione che sterminò migliaia di oppositori dei regimi latinoamericani. Da Repubblica.it di Carlo Bonini
ROMA – Raccontano che nella notte tra il 23 e il 24 dicembre, l’uomo, chino su una sedia della stazione dei carabinieri di Marina di Camerota, dopo aver capito, abbia stretto le sue palpebre di vecchio. Come a voler scacciare uno sciame di fantasmi e le loro urla innocenti, improvvisamente tornate vicine. Pronte, questa volta, ad afferrarlo per sempre. Raccontano ancora che, qualche ora dopo, entrando nell’ufficio matricola del carcere di Regina Coeli, abbia fissato il lugubre corridoio su cui si apre la cella di isolamento in cui da allora è rinchiuso ripetendo una professione di innocenza come fosse una nenia: “Non li ho fatti sparire io. Io non sapevo. Non potevo sapere…”.
Jorge Troccoli, il torturatore uruguayano arrestato il 24 dicembre a Salerno, non è un boia qualsiasi. Scrisse un libro, “L’ira del Leviatano”, nel quale rivendicava i suoi crimini e pretendeva di frequentare l’Università come uno studente qualsiasi. La sua storia è paradigmatica della mentalità del repressore latinoamericano che non ha mai abiurato. Ma adesso che un passaporto italiano potrebbe evitargli l’estradizione, non si vergogna a proclamarsi innocente.
Ufficiale della Marina Orientale, fondata 170 anni fa da Giuseppe Garibaldi, Jorge Troccoli dopo la dittatura (1973-1985) fu tra i pochi a sentire il bisogno di articolare una difesa del suo operato che andasse oltre le parole d’ordine da guerra fredda. Ne nacque un libro, “L’ira del Leviatano”. Senza uscire da una logica
Domattina alle ore 13 (ora di Roma), nel programma Agenda del Sur di Telesur (visibile in Italia via Arcoiris in chiaro o sul Canale 916 di Sky o in streaming sul sito) si parlerà della vigenza di Giuseppe Garibaldi nell’America latina attuale. Interverrà il sottoscritto. Sull’argomento, sul sito, c’è questo mio vecchio saggio.
Approposito: nella trasmissione Radio3Mondo su Radio3Rai condotta da Emanuele Giordana (nella foto), di ieri, mercoledì, ascoltabile qui, sono intervenuto (verso la fine) per parlare di agroindustria e biocombustibili in Brasile e America latina.
Se questo articolo ti è sembrato interessante, dedica un secondo per votarlo su OkNotizie
Oggi, 4 luglio 2007, Giuseppe Garibaldi compie 200 anni. Di pochi personaggi storici si ricorda di più l’idealità, il coraggio, l’altruismo. Lo si ricorda in tutto il mondo, forse unico militare italiano dopo Giulio Cesare ad aver conquistato universale rispetto. Lo celebro con un saggio che ripercorre la lunga epopea latinoamericana dell’Eroe dei due mondi dal Rio Grande do Sul all’Uruguay. Carissimi simboli patri -a cominciare dalla camicia rossa dei Mille- ma anche una storia d’amore, quella con Anita, legano indissolubilmente l’Uruguay all’Italia, e Garibaldi a tutti noi.
L’Eroe dei due mondi: Giuseppe Garibaldi in America Latina
di Gennaro Carotenuto, pubblicato nel 1998 in Latinoamerica n. 68
150 anni fa, il 15 aprile del 1848, l’ormai quarantunenne Giuseppe Garibaldi lascia l’America latina a bordo del brigantino Speranza verso la difesa della Repubblica Romana. E’ giunto a Rio de Janeiro nel gennaio di dodici anni prima, in fuga dalla condanna a morte inflittagli nel … Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Mario Vargas Llosa, sulle pagine di El País, ripreso dalla Stampa di Torino e da qualche decina di altri quotidiani in giro per il mondo, recensisce il libro “Operazione Che, storia d’una menzogna di Stato”, di Maite Rico e Bertrand de la Grange, che sostiene la tesi che il corpo di Ernesto Guevara non sia mai stato trovato e che le spoglie sepolte nel 1997 a Santa Clara siano solo una messinscena voluta da Fidel Castro.
L’articolo è costruito per demolire l’immagine di Ernesto Guevara, il sanguinario, irridere gli ingenui che in questi anni hanno visitato il mausoleo di Santa Clara, ed attaccare il burattinaio Fidel. Ma neanche Vargas Llosa dà più di tanto valore alle tesi sostenute nel libro. Anzi, nel momento di massimo entusiasmo, si spinge solo a dire: “E’ possibile che l’ipotesi [degli autori] sia vera”. Lui stesso ricorda come sia in congressi di specialisti, sia da parte dei medici legali argentini -che Vargas Llosa stesso definisce “di tutto rispetto”- non furono mai sollevati dubbi sulla perizia autoptica sui resti del Che, oggi conservati nel mausoleo di Santa Clara. Ma se il merito è probabilmente irrilevante, l’articolo si presta ad altre riflessioni.
Vargas Llosa mostra una radicale sottovalutazione rispetto ad alcuni passaggi fondamentali della costruzione dell’identità … Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
La dittatura fondomonetarista uruguayana (1973-1985) ha sempre costruito di se stessa un’immagine falsata. Ufficialmente in Uruguay vi furono una trentina di desaparecidos e la giustificazione storica data fu che tutte quelle morti furono incidenti: “se le pasó la mano en la tortura”, “esagerarono con la tortura”. L’uso pubblico della storia, la costruzione identitaria uruguayana non poteva ammettere lo sterminio in un paese dove spesso vittima e carnefice erano familiari. A questi si aggiungevano i morti ufficiali, quelli dei quali in strada fu fatto ritrovare il corpo, almeno duecento desaparecidos uruguayani in Argentina, qualche decina in Cile.
di Gennaro Carotenuto
Di questi morti i militari hanno sempre detto di non sapere nulla. Come se non avessero preso parte anche loro al piano Condor, l’internazionale del terrorismo di stato alla quale presero parte tutte le dittature … Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it