Friday 25 May 2012, 05:30

Gli articoli con tag: " Giulio Tremonti "

O la borsa o la vita!

Nei primi dieci giorni di  ottobre, sono stati spesi dagli scommettitori italiani 90,4 mln di euro per il SuperEnalotto, a caccia degli 80 mln di euro in palio. Ma c’è anche la corsa ai Bot: il Tesoro aumenta l’offerta e si tocca il minimo rendimento con il 2,354%… … Leggi tutto

Mariastella Gelmini, la Quisling dell’anticultura

Ricevo, pubblico e condivido. Basta denigrare chi insegna e chi fa ricerca! Fermare la distruzione del sistema educativo del paese è fermare la disgregazione della nostra società.

Il sistema scolastico e universitario italiano è in grave pericolo. Un pericolo serio, reale, non dovuto al dilagare della tv spazzatura, non provocato dal terrorismo islamico e stranamente neppure causato dai mutamenti climatici; la scuola e l’università italiana sono a rischio perché si vogliono tagliare drasticamente le risorse che, pur tra mille difficoltà, hanno permesso fino a oggi il loro funzionamento e garantito l’esistenza di insegnanti e ricercatori convinti di star svolgendo un compito importante.

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Niente di nuovo sotto il sole di Ballarò, il solito teatrino.

La rista, contagiosa, di Giovanni Floris non si spegne nemmeno di fronte ad uno tsunami.
Il teatrino della politica ricomincia. Ieri sera toccava alla scuola, (ho visto solo pochi minuti perché non lo reggo) il ministro Giulio Tremonti ha detto che non ci sono soldi, non possiamo permetterci una scuola decente, dobbiamo stare dietro al Cile. … Leggi tutto

Caro Giulio Tremonti, sulla scuola devi sapere che…

Dopo le stupidaggini dette da Tremonti stasera a Ballarò, qualcuno vuole informarlo su come funziona la scuola elementare nel resto d’Europa? Qualcuno gli vuole dire che solo noi non abbiamo le classi differenziali? Che solo noi ci prendiamo in classe gli alunni stranieri anche se non sanno la lingua, senza prima farli “stazionare” in un classe dove impararla? Che, in assenza di queste situazioni, il maestro unico potrebbe anche funzionare, ma così è impossibile?

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La generazione perduta nella scuola di Mariastella Gelmini

restaurazione Bocciata pure da Umberto Bossi sul maestro unico alle elementari, Mariastella Gelmini oramai è costretta a dire la verità secondo la sua massima: “la scuola è al collasso quindi dobbiamo tagliare”. Tagliare per la scuola uguale eutanasia, che dirà il santo padre che vive a Roma? Lei risponde -con rara sfrontatezza- che non è detto che a meno fondi corrisponda meno qualità. Certo…

Di sicuro, finché la protegge San Giulio Tremonti, sta in una botte di ferro. Soprattutto se taglia 87.000 posti di lavoro in un colpo solo facendoli passare per fannulloni. Eppure tutti piangono per 3-4.000 tagli in Alitalia…

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Service Tax?

In Italia, l’uso di anglismi, possibilmente inventati, è inversamente proporzionale alla capacità degli italiani di parlare le lingue. Però fa fico e Roberto Calderoli ci fa sapere che Giulio Tremonti «Sulla service tax è gasatissimo, gli piace anche il nome». Evviva.

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Questa volta il nemico è l’insegnante meridionale (e la scuola al Sud è un miracolo)

scuolapubblica Forse non è il caso di scomodare Adolph Hitler ed il nazionalismo estremo del XX secolo che, nell’individuare in una minoranza interna (in quel caso con l’antisemitismo) il nemico, il problema della modernità, il piombo nelle ali di una società in crisi, giunse a teorizzare e realizzare il genocidio.

Forse non è il caso di rammentare il fascismo, come fa perfino Famiglia Cristiana, per commentare le uscite della carneade Mariastella Gelmini contro gli insegnanti meridionali che una volta di più nascondono quanto di grave si sta per abbattere sul paese, quel federalismo contro il quale è necessario opporsi.

Una volta di più, l’infantile idiosincrasia non solo italiana dell’individuare un diverso, inferiore, al quale dar la colpa di colpe proprie, emerge come l’essenza di quel concentrato di grettezza, opportunismo, luoghi comuni, egoismo, vigliaccheria, rapacità, arretratezza mascherata da modernità, che è alla base dell’ideologia che per comodità chiamiamo berlusconismo.

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Giulio Tremonti e Mariastella Gelmini

 restaurazione

Silvio Berlusconi: Petrolio? Ok il prezzo è giusto!

pompa Siamo alla fine dell’era del petrolio e forse l’agonia sarà più breve del previsto. Vi ricordate quel vecchio film nel quale di fronte all’aumento del prezzo della benzina il protagonista rispondeva: “e che mi importa, tanto io sempre tremila lire metto”? Ebbene, oramai la benzina costa più di tremila lire al litro e forse anche il protagonista del film (chi era?) comincerebbe a preoccuparsi. Fino a quando ci potremmo materialmente permettere di prendere la macchina per andare al supermercato? Fino a quattromila lire? Fino a cinquemila? Diecimila?

Meno male che a noi pensa il gigante buono del Mulino Bianco che solo i malevoli comunisti chiamano nano. Guardate qua: «I Paesi consumatori si incontrino al più presto, magari a Londra, per mettersi d’accordo su un prezzo massimo e ragionevole che non possa essere superato», ipse dixit Silvio Berlusconi a Parigi yesterday.

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Finanza creativa, mooooolto creativa

Tremonti è un genio. Sì, sto parlando proprio di Giulio Tremonti, ministro dell’economia del nostro devastato paese; il politico più antipatico, arrogante, odioso ed insopportabile che ci sia. Dopo D’Alema, ovviamente.
E non sono impazzito, ma devo onestamente riconoscere che il soggetto ha delle qualità assolutamente fuori dall’ordinario; solo un genio si sarebbe potuto inventare una cosa del genere, renderla di pubblico dominio, e vantarsene come se avesse risolto il cubo di Rubik.
Di cosa sto parlando? Di Alitalia, tanto per cambiare.

L’argomento è piuttosto complicato, ma vediamo se riesco a spiegarla in maniera semplice. E partiamo facendo un piccolo passo indietro.
Vi ricordate la campagna elettorale? Ad un certo punto è entrata nei dibattiti la questione Alitalia; c’era in ballo la trattativa con AirFrance che sarebbe stata disposta a comprarla, poi è arrivato Sua Bassezza e, come sua abitudine, ha rovesciato il tavolo mischiando tutte le carte. Così si è cominciato a parlare di ipotetiche “cordate”, di difesa dell’italianità, e altre menate campate per aria; fantasie che le tre scimmiette (Prodi, Padoa e Schioppa) hanno giustamente definito baggianate inconcludenti e dannose.
Poi, passate le elezioni, di fronte al nulla (AirFrance aveva ritirato la sua offerta) che aspettava Alitalia, il governo delle tre scimmiette ha deciso di concedere l’ennesimo prestito per consentire alla compagnia di sopravvivere a stento finché il nuovo governo non fosse stato nel pieno dei suoi poteri. Cento milioni (100.000.000) di euro per qualche settimana di respiro, poi la patata bollente sarebbe passata nelle mani di qualcun altro.
Sua Bassezza però ha ritenuto la cosa non sufficiente, e ha chiesto al governo di rivedere la cifra, che così sale a trecento milioni (300.000.000) di euro. Esilarante il commento di Padoa Schioppa: “il Governo in carica per gli affari correnti ha ritenuto che la bontà della proposta alternativa giustifichi l’atto di responsabilità di non far venire meno questa disponibilità e da questo discende il fatto che l’importo sia stato quello richiesto per attuare la soluzione tra poche settimane“. Fino al giorno prima aveva deriso le cordate e le altre ipotesi alternative, poi improvvisamente parla di “bontà della proposta”. Eh, la coerenza…

Così altri trecento milioni, di proprietà dei cittadini italiani, passano nelle casse di quel pozzo senza fondo che è Alitalia. A proposito, due chicche. Lo sapevate che i trecento milioni sono stati presi dai fondi destinati alla ricerca? Lo sapevate che negli ultimi 20 anni, Alitalia ha chiuso in perdita per 19 volte?

Le settimane passano, l’unica cordata che si vede è quella che sempre più si stringe intorno al collo dell’azienda, e arriva il momento di presentare il bilancio: ahi! Il bilancio non sta in piedi; non ci sono i numeri per soddisfare l’articolo 2447 del codice civile. Questo articolo dice essenzialmente che se la perdita supera un terzo del capitale, si deve procedere al ripristino del capitale oppure alla trasformazione dell’azienda in… un’ex-azienda (in effetti il codice civile dà anche altre possibilità, ma la situazione di Alitalia è talmente grave che non permetterebbe altro sbocco).
Ma voi credete che il consiglio di amministrazione di Alitalia sia composto da educande? Che non siano capaci di aggirare una norma del codice civile? Che si facciano qualche scrupolo nel truccare il bilancio? Questi sono squali, non si fermano di fronte a niente… o quasi.
Questa volta gli squali si sono fermati; evidentemente la situazione è talmente grave che neanche la loro più fervida fantasia è in grado di tirarli fuori dai guai.

Ma per fortuna c’è Tremonti.

Ora chi non ha competenze contabili farà un po’ fatica a seguire il discorso, ma vi assicuro che ne vale la pena.
Il bilancio (sto semplificando, i puristi sono pregati di non agitarsi) di un’azienda è diviso in attività e passività; la differenza tra queste due voci costituisce il patrimonio netto.
Quando si riceve un prestito, si fa una scrittura contabile “Banca a Debiti” che aumenta le attività, perché entrano dei soldi, e contemporaneamente aumenta le passività perché si acquisisce un debito che dovrà essere restituito; il bilancio resta in equilibrio e il patrimonio non viene influenzato. Un prestito infatti non incide sui risultati dell’azienda, perché è solo ed esclusivamente un modo per avere liquidità.

Che ti inventa allora Tremonti?
Una scrittura contabile (D.L. 27/05/2008 n. 93, art. 4, c. 3) che potremmo descrivere come “Debiti a Patrimonio“: si diminuiscono le passività e si aumenta il patrimonio; e siccome passività e patrimonio nel bilancio stanno dalla stessa parte, il bilancio resta perfettamente in equilibrio. Solo che mentre l’operazione precedente ha spostato dei soldi senza modificare il risultato aziendale, questa modifica il risultato aziendale senza spostare un centesimo. E’ una alterazione del bilancio che non è assolutamente sostenibile, non ha una legittimazione neanche forzando l’interpretazione della normativa; è un trucco contabile così sporco che nessuno sano di mente proverebbe a mettere in pratica.
E non lo dico io che è sporco. E’ il consiglio di amministrazione di Alitalia a dirlo; questi squali infatti non si sono azzardati a fare una cosa del genere finché non hanno avuto la certezza di una copertura legislativa. Solo quando il ministro ha tirato fuori un decreto apposito, loro hanno messo in pratica un trucco che mai si sarebbero permessi di immaginare. Mica sono scemi.

Io non so se fino a ieri questo fosse configurabile come truffa, falso in bilancio (che ormai è diventato una barzelletta) o chissà cos’altro. Comunque sia, oggi si può truccare il bilancio a norma di legge.
Si dirà che è temporaneo. Ma questo dimostra ancora di più che si tratta di un trucco per poter presentare il bilancio ed evitare di affrontare il problema vero: che Alitalia è fallita da un pezzo, e se va avanti è solo grazie a trucchi di questo tipo.

Davvero, si rimane senza parole: dopo la depenalizzazione del falso in bilancio, questa è la legalizzazione del falso in bilancio.
Inoltre non si preoccupano neanche di farle di nascosto; dicono che si tratta di un’operazione “necessaria” per il salvataggio di Alitalia, si vantano del risultato ottenuto. Pazienza se poi questo cancella decenni di regolarità contabile e di legittimità giuridica; complice la complessità dell’argomento, gran parte delle persone non capisce di cosa si tratta, e la notizia passa tranquillamente senza sollevare critiche.

Ricapitolando: i nostri trecento milioni ce li possiamo scordare, la cordata non si vede, AirFrance se ne è andata, i problemi di Alitalia sono sempre tutti lì, il falso in bilancio è stato legalizzato, tra qualche mese ci sarà bisogno di altri soldi. Pubblici ovviamente.
Con qualche trucco contabile potremmo anche dire che si tratta di un bilancio positivo.

www.pleonastico.it

Il dollaro ha perso il dominio del mondo

di EUGENIO SCALFARI

Alcuni “guru” della finanza americana fanno previsioni catastrofiche sull’evoluzione della crisi scatenata dai “subprime” immobiliari; altri, in America e in Europa, usano toni meno drammatici e prevedono che al massimo entro un anno la tempesta si placherà e rivedremo il sereno.
Nessuno può giurare sull’una o sull’altra tesi, le scommesse fanno parte del gioco e del funzionamento del mercato, ma bisogna esser ben consapevoli che si gioca a testa o croce, o al rosso e nero: cinquanta per cento di probabilità di vincere o di perdere.
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ThyssenKrupp e Il Sole24Ore: la Pravda del padrone

Stamane né Libero né il Giornale, così soliti a scandalizzarsi per uno starnuto di Niki Vendola o Clemente Mastella, avevano in prima pagina una sola riga sul caso del giorno.

Sia Libero che il Giornale sono indifferenti all’oscena morte medievale, affogati nell’olio bollente (per dare un nome alla rosa), nel pieno centro dell’olimpica Torino postindustriale e postmoderna, di quattro operai che lavoravano in condizioni per descrivere le quali bastano gli scritti su Manchester a metà ’800 di un signore fuorimoda con la barba.

Turni di sedici (16!) ore di lavoro, sindacati assenti e distratti, ricatti continui, lotta per difendere il posto, sicurezza infima e violata nelle più elementari norme, con la sola differenza che le leggi, a Manchester nell’800, non c’erano, mentre adesso, dopo 150 anni di storia del movimento operaio, ci sono ma sono tranquillamente evase. Dai padroni che le chiamano

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per Francesco Totti e Ilary Blasy baby-bonus da Tremonti

Giulio Tremonti sarà il padrino del battesimo di Christian Totti, il figlio del numero 10 della nazionale di calcio e di Ilary (o Illary?) Blasi. Il regalo che l’emozionato padrino presenterà sarà un bell’assegno da 1000 Euro.
Lo preleva direttamente dai conti pubblici dove con l’ultima finanziaria creativa di Berlusconi&Tremonti (mi tocco) elargiscono a pioggia "mille euro mille" a tutti i bimbi buoni, sia che siano figli di ricchi, ma anche, pensate che generosi, per i bambini poveri.

Il neo papà avrebbe commentato: … Leggi tutto

Truppe d’occupazione straniere

Oggi 17 febbraio, a Roma, si manifesta contro la distruzione dell’Università italiana da parte del governo e soprattutto del Ministro Moratti.

Sul sito della Rete Nazionale Ricercatori Precari si possono trovare più informazioni. Il webmaster del sito è non casualmente GC. Nel leggere il testo della riforma, e tutta una serie di riforme che si stanno realizzando in Italia, al di là di altre considerazioni, si ha un’impressione folle.
Si ha l’impressione che questo paese sia governato contro se stesso, contro il benessere ed il futuro dei propri cittadini. Il discorso potrebbe essere molto complesso ma a ben guardare così è. Siamo infatti oramai governati da una sorta di dittatura della piccola e media impresa soprattutto lombardoveneta, che non ha interesse alcuno in uno sviluppo armonico del paese, nello sviluppo tecnologico competitivo alimentato da una ricerca di buon livello in grado di competere con i paesi avanzati. Ha solo interesse nella detassazione continua, ma allo stesso modo non ha forza, capacità, competenza e finanze per investire nella competizione tecnologica mondiale.
E’ un capitalismo così straccione, così padrone delle ferriere, così antiquato nella forma da sapere solo sfruttare gli operai e distruggere l’odiato stato. Ci vorrebbe molto più coraggio per dire che non solo il modello di sviluppo basato sulle piccole e medie imprese è in crisi ma che è oggi dannoso, disequilibrato ed incapace di garantire la crescita.
Anzi, favorire le piccole e medie imprese significa oggi perfino danneggiare la crescita del paese. Il progetto secessionista si sta realizzando quindi, ma con l’occupazione manu militari del centro sud, che -con le gabbie salariali, per esempio- dovrà essere la Romania a basso costo della Padania.
La piccola e media impresa è incapace di evolversi tecnologicamente. Può solo brillantemente produrre magliette o delocalizzando, come negli anni ’90 o all’interno di un progetto neoliberale di dissoluzione dello stato, che è quello che stiamo vivendo. Ma in assenza di grandi investimenti privati, in un paese dove la grande impresa è già stata massacrata e non è mai stata particolarmente forte, solo lo stato -è così dal Giappone agli Stati Uniti, passando per Francia e Germania e Gran Bretagna- può garantire la competitività ad alto livello nel paese.

E ciò senza neanche iniziare a parlare di un possibile altro modello di sviluppo che guardi oltre il neoliberismo… La dittatura delle piccole e medie imprese, che ha i suoi ducetti in Giulio Tremonti ed Umberto Bossi (Silvio non conta), e con la quale continuano a flirtare Bersani e c., ha occupato il paese è lo sta conducendo verso il terzo mondo. Oggi difendere la ricerca pubblica -e la scuola- dalle grinfie della Thatcher dei poveri, donna Letizia, è veramente lottare per salvare l’Italia da un futuro argentino.