Thursday 09 February 2012, 10:59

Gli articoli con tag: " Giulio Andreotti "

Antanas Mockus, un verde per la Colombia?

Chi è Antanas Mockus, il candidato verde in testa ai sondaggi per le imminenti elezioni colombiane? Riuscirà un filosofo di origine lituana, ex sindaco di Bogotà, a sbaragliare il regime uribista? Non vale troppo la pena dar retta ai sondaggi in Colombia ma a quattro settimane dal voto le inchieste demoscopiche lo affiancano o addirittura lo mettono in testa, davanti al candidato uribista Juan Manuel Santos, padrone dei media e in grado di decidere della vita e della morte di molti colombiani. Il 30 maggio, data del primo turno, sapremo se la Colombia è attesa dalla presidenza di quello che Guido Piccoli definisce “un Beppe Grillo creolo”.

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Piazza della Loggia: la verità del medico dell’"Anello"

brescia

La struttura clandestina dei servizi segreti "Anello", su cui sta indagando la Procura di Brescia nell’ambito della strage di Piazza della Loggia, sarebbe stata riconosciuta dal ministero dell’Interno e Giulio Andreotti ne avrebbe avuta in mano la direzione politica.
La conferma è arrivata, per la prima volta, dall’interno. L’ha data Giovanni Maria Pedroni, illustre chirurgo, in un’intervista all’agenzia di stampa Ansa. Il medico, proprio per conto dell’Anello, aveva visitato il responsabile dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, Herbert Kappler, mentre fuggiva verso la Germania. E oggi ha deciso di raccontare, aiutando a fare luce su una delle pagine più buie della storia d’Italia.

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Alessandro Portelli, Caso Morucci e 300 piccoli criminali

Così, la Sapienza, la maggiore università italiana, “è ostaggio di trecento piccoli criminali”: lo annuncia con tutta la sua autorità il sindaco di Roma Alemanno, e lo diffonde, con le necessarie virgolette, in prima pagina e titolo a sei colonne all’interno, il più autorevole giornale di centrosinistra; gli fanno eco giornali radio e servizievoli rassegne stampa suscitando il giusto allarme nella pubblica opinione, telefonate scandalizzate di ascoltatori e interventi preoccupati in forum sulla rete. Il tutto a seguito del peraltro non avvenuto incontro fra l’ex brigatista Morucci e un gruppo di studenti del dipartimento di anglistica della mia facoltà sponsorizzato dal mio collega e compagno di stanza Giorgio Mariani.

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Rotolando verso le Feste, nel segno della Tradizione

http://www.diregiovani.it/imagesfe/calza%20befana7250_img.jpg Andando incontro alle Feste, dalle Politiche Sociali di Viterbo, arriva una lettera ma il tam tam è diffuso ovunque: “Befane cercasi per battere record e vincere una settimana bianca”. Lo annuncia IL Centro Sociale Pilastro promotore insieme a Admo, Avis e 500 Tuscia Club di Viterbo della “Calza più lunga del mondo”, iniziativa unica nel suo genere, prevista il prossimo 5 gennaio, che vede una calza della Befana lunga ben 52 metri e dal diametro di 140 cm, trasportata da 10 Fiat 500, sfilare nelle vie del centro storico di Viterbo. … Leggi tutto

La morte di Antonio Gava di Marco d’Eramo su Il Manifesto

DEMOCRAZIA CRISTIANA: Antonio Gava, «boss figlio di boss»
Marco d’Eramo – Il Manifesto

Per chi, persino a sinistra, rimpiange i bei tempi andati della Democrazia cristiana di una volta, la figura di Antonio Gava, spentosi ieri a 78 anni, ci ricorda che non si stava affatto meglio quando si stava peggio. Come tanti altri big vicini alla criminalità meridionale, «il viceré di Napoli», proveniva dal Nord: suo padre, e mentore, Silvio Gava, era nato nel 1900 a Vittorio Veneto e solo poi era calato in Campania per diventare senatore per il collegio di Castellamare di Stabia ed essere 13 volte ministro, tanto che l’ex presidente Francesco Cossiga definì Antonio: «boss figlio di boss». … Leggi tutto

Dialogo in Sicilia

la Angelo Panebianco sul Corriere di oggi strilla: “orrore, a sinistra c’è qualcuno ancora tentato dalla demonizzazione di Berlusconi che tanto male ha portato alla sinistra, e meno male che c’è il PD che dialoga”.

Dialogantissimi, per esempio, erano i candidati del Partito Democratico alle amministrative di questo fine settimana in Sicilia.

Ad Agrigento il candidato del PD ha preso il 15%. A Catania il 17 contro il 78 del candidato delle destre. Risultato quasi uguale a Messina.

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Involución en Italia. Y nos morimos democristianos…

silviopapa Tres noticias nos dan la medida del desplazamiento simbólico del cuadro político/cultural entero del país, al que corresponde un triste proceso de involución de la sociedad italiana. La primera ha dado la vuelta al mundo y es la postración literal ante el Papa de Silvio Berlusconi. El jefe de gobierno exhibió un gesto que ni Alcide de Gasperi, Amintore Fanfani, Aldo Moro o Giulio Andreotti, los mayores líderes de la historia de la Democracia Cristiana, que gobernó Italia entre 1943 y 1992, habían hecho antes que él, demostrando un vasallaje incluso plástico hacia la otra orilla del Tíber.

Gennaro Carotenuto (traducido por Gorka Larrabeiti)

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Siamo morti democristiani

silviopapa Tre notizie ci danno la misura dello slittamento anche simbolico dell’intero quadro politico/culturale del paese, al quale corrisponde un triste processo involutivo della società italiana. La prima notizia ha fatto il giro del mondo ed è il letterale prostrarsi davanti al papa di Silvio Berlusconi. Il capo del governo ha compiuto un gesto che né Alcide De Gasperi, né Amintore Fanfani, Aldo Moro o Giulio Andreotti avevano compiuto prima di lui in una dimostrazione di sudditanza anche plastica all’altra riva del Tevere.

Al laico, plurinquisito, puttaniere e divorziato Berlusconi, non è bastato garantire a Joseph Ratzinger soldi, molti soldi, in un ribaltamento concettuale dell’evangelico “date a Cesare quel ch’è di Cesare”. Ha avuto bisogno di marcare l’accettazione di una verticalità di rapporti che né con le guarentigie savoiarde, né con il patto Gentiloni, né con la conciliazione mussoliniana, l’articolo 7 togliattiano o il concordato craxiano, nessun dirigente politico dello Stato italiano, quasi tutti cattolici di ben più specchiata fede e moralità rispetto al padrone di Canale5, aveva mai ritenuto né opportuno né utile accettare. Al papa tedesco non si può dar colpa, è passato all’incasso di un successo facile facile che porterà frutti per tutta la legislatura e ben oltre.

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Alemanno: «Strada ad Almirante?Serve consenso comunità ebraica”

Gianni Alemanno a colloquio con la moglie di Giorgio Almirante, Donna Assunta in occasione della cerimonio a Montecitorio
Così il sindaco della capitale sulla controversa questione sollevata dal deputato del Pd Emanuele Fiano

ROMA
Sala gremita a Montecitorio, per la cerimonia di presentazione dei discorsi parlamentari di Giorgio Almirante. Nelle prime file, accanto alla moglie del leader missino, Donna Assunta, è schierato tutto lo stato maggiore di An, a partire dal reggente Ignazio La Russa, oltre ad Andrea Ronchi, Maurizio Gasparri, Giorgia Meloni, Italo Bocchino e il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.

Ma in seconda fila, accanto a parlamentari (e non, come Teodoro Buontempo) eredi dell’Msi, siede anche Emanuele Fiano, il deputato del Pd che in mattinata, in Aula, aveva letto le frasi che il leader missino aveva scritto sulla rivista “La Difesa della Razza” in epoca fascista. Parole razziste poi definite «vergognose» da Gianfranco Fini. Fiano è uno dei pochi esponenti delle opposizioni che hanno partecipato alla commemorazione, oltre ad Arturo Parisi e Pier Ferdinando Casini, accompagnato da Angelo Sanza.

A rappresentare la maggioranza, oltre agli esponenti di An, anche Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, e l’ex ministro dell’Interno Beppe Pisanu, oltre a Giuseppe Ciarrapico, senatore azzurro. Presenti anche gli ex presidenti della Camera Fausto Bertinotti, ora presidente della Fondazione Camera dei Deputati, e Luciano Violante, e i senatori a vita Giulio Andreotti e Francesco Cossiga.

Alemanno: “Auspico confronto con la comunità ebraica”
Una strada romana sarà intitolata a Giorgio Almirante ma attraverso «il consenso della comunità ebraica» dopo un «approfondimento storico» con la stessa. Lo afferma il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, a margine della presentazione nella sala della Lupa del volume dei discorsi parlamentari dell’ex segretario missino.

Alemanno ricorda che Almirante ripudiò «con chiarezza» quanto scritto su “La difesa della razza” e che l’approfondimento storico con la comunità ebraica potrà dimostrare che «è sempre stato amico di Israele» e che «dentro e fuori dal partito ha sempre combattuto il razzismo e l’antisemitismo».

Articolo 27: la responsabilità penale è personale (ma quella politica è un’altra cosa)

immagine_copertina L’articolo 27 della nostra Costituzione recita: “La responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte”.

Sfido chiunque a modificarne una virgola. Vorreste forse cambiare il terzo periodo in: “Le pene devono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla afflizione del condannato”? O magari cambiare il primo periodo in: “La responsabilità penale è collettiva e ricadrà sui figli del reo fino alla settima generazione”? Alzi la mano chi è d’accordo. O il quarto in: “è ammessa la pena di morte”? Oppure si potrebbe cambiare il secondo periodo in “l’imputato è considerato colpevole fin dal primo avviso di garanzia”?

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Pietro Ingrao su Fidel Castro

Ieri ho scovato un articolo su “La Stampa” che titolava “Il mea culpa di Fidel”. Castro, ovvio. Di per sé, si tratta di un appendice sul rapporto tra politica, rivoluzione e passioni giovanili. Quello che ha catalizzato la mia attenzione è stato il bilancio di due personaggi del mondo politico “attempato” dell’Italia di ieri, ma anche di oggi. Si tratta di Pietro Ingrao (classe di ferro 1915) e Giulio Andreotti (del 1919). Non proprio due giovanotti e che, quindi, avrebbero poco da dire sulla “gelosia” del potere del Comandante Castro. Infatti, entrambi hanno alle spalle un buon numero di legislature che testimoniano o una grande passione per il proprio mestiere o grossi interessi in ballo: Andreotti si è praticamente “mangiato” tutte le legislature dalla prima alla quindicesima ed oggi siede come Senatore a vita. Un bel pezzo di storia, proprio come il castrismo.

Tuttavia, il giudizio che più trovo fuori luogo sull’esperienza castrista è quello di Ingrao. “A Cuba mancano i diritti fondamentali degli esseri umani e la vicenda non è restringibile a singoli eccessi giovanili: c’è stato un moto di liberazione reale, ma poi è rimasto solo un regime totalitario. Non riesco a legare la gioventù e la vita di Castro ad un ideale e ad una pratica comunista. Spero i giovani si ispirino ad altri esempi per prendere il potere: Gramsci è molto meglio di Fidel. E mi dispiace che nel mio campo ci siano stati tanti errori di valutazione nei confronti di quest’ultimo, anche da parte dell’Unione Sovietica.” Questo è il virgolettato che Ingrao ha rilasciato all’autore dell’articolo, F. Rigatelli. Passo oltre gli “esempi per prendere il potere”, che suona squallido e antiquato, visto che – a mio avviso – il potere non si prende, ma si guadagna. Passo anche oltre sul fatto che Ingrao avesse partecipato ai Littoriali della cultura e dell’arte, gare multidisciplinari dedicate a chi volesse far carriera nel PNF, ottenendo il terzo posto. La poesia era intitolata Coro per la nascita di una città (Littoria). Per poi redimersi come partigiano. Anche per lui, però, il fervore artistico giovanile l’avrebbe condotto altrove; anch’io “Non riesco a legare la gioventù e la vita di Ingrao ad un ideale e ad una pratica comunista”. Eppure, la sua figura la fece. Eccome. Pure il comandante partigiano Ulisse (al secolo Davide Lajolo), che maritò una ragazza del mio paese, aveva servito Mussolini in Abissinia e Albania. Eppure, fu per anni una voce significativa del giornalismo del PCI e un testimone (nonché artefice) della resistenza, con opere quali “A conquistare la rossa primavera” (che già dice tutto!).

Purtroppo, al mondo è difficile essere “santi” (forse e soprattutto a livello politico): ogni grande uomo politico ha le sue “macchie”, i suoi vizi e difetti in senso lato. Pure Ingrao. Di fatto, il suo revisionismo non rende giustizia e condanna storicamente un periodo della storia cubana che ha consentito alcuni balzi in avanti, che non erano stati possibili nel corso del periodo della “occupazione” (più de facto che de jure) statunitense. I dati socio-economici lo dimostrano. Vero è che il castrismo non è stata la panacea a tutti i mali del popolo e della società cubana. Tuttavia, il catastrofismo della sinistra europea ha “specchi di legno”. I “fallimenti” di Castro sono infinitesimali rispetto a quelli del PCI, che non ha saputo\potuto fare di più o meglio, non ha saputo durare oltre il crollo del muro, né adattarsi alle fasi storiche nuove ed inedite. Riguardo gli errori di valutazione, purtroppo se ne fanno molti…Anche l’URSS degli Anni ’50 pensava di accelerare e di lasciarsi dietro il capitalismo occidentale a partire dal 1970. Purtroppo, i conti si rivelarono sbagliati, poiché non avevano previsto il boom economico dell’Europa negli anni ’60…che peccato! La conclusione dell’intervento di Ingrao praticamente liquida il periodo castrista come la rovina e la caduta nel totalitarismo, cosa di cui (purtroppo) l’URSS non se ne accorse. Stento a credere che un tal revisionismo “salvi” l’URSS dei gulag e “condanni” la Cuba dell’istruzione gratuita e del piano di alfabetizzazione. Fortunatamente, Andreotti si dimostrano (non me lo aspettavo?!) un po’ più realista, vedendo la situazione futura cubana come “una sintesi tra la situazione precedente a Fidel e ciò che lui ha fatto di positivo”. Almeno lui si sente di “assolvere” il Castro Comandante e gli anni della Rivoluzione.

A mio avviso, la vicenda cubana va letta in modo “realista”, come un po’ tutta la realtà internazionale, contestualizzando fatti, personaggi ed eventi, in un mondo (già all’epoca della Rivoluzione) globalizzato. Eccome! L’interdipendenza strategica tra le due super-potenze (che avanzavano in un Risiko poco virtuale in tutti i cinque continenti) determinò la decisione di schierarsi con il campo sovietico, dal quale presto si staccò l’idealista Ernesto Guevara, lasciandovi il più pragmatico Fidel. Questa, tra le più controverse fra quelle operate da Castro, fu una scelta condizionata dal quello che potremmo definire il “primato della politica estera”. A conti fatti, le alternative non erano infinite e soprattutto occorreva tenere in conto le mosse di tutti gli sfidanti. Fu come giocare una partita di scacchi multipla, contro più giocatori contemporaneamente. Certo, all’epoca prendere decisioni in quel di Cuba non era cosa da poco, non era come cambiarsi d’abito o come un accordo con la DC. All’epoca si rischiava o l’invasione o la guerra atomica. In questa situazione di incertezza, di limitazione delle possibilità di azione, Castro ha fatto il possibile per a) perpetuare la rivoluzione b) sviluppare il paese. Tanto più si è messo di mezzo anche l’embargo, classico provvedimento unilaterale americano a cui ormai siamo abituati.

Condivido l’opinione di coloro i quali sostengono che Fidel avrebbe lasciato indietro qualcosa. Certo, qualcosa è stato trascurato, qualcosa manca, qualcosa si è perso…Forse l’ha capito pure Fidel, che viene dato come uscente dalla contesa politica. Però il liquidare l’esperienza rivoluzionaria come una “pagliacciata” o – peggio – come un “gulag” (come fece recentemente G.W. Bush) è antistorico, oltre che artatamente fazioso, specie se il giudizio proviene dalla sinistra europea. Andreotti, più pragmatico, mestierante ma leggermente più onesto nel giudizio su Castro, si lascia andare: “Io avevo di fronte il comunismo europeo, lui si trovava il regime di Batista: non gli fu facile prendere il potere. Certo, l’età deve aver influito nelle sue scelte, ma ciò che conta è come nasce la passione politica. Per questo ho sempre avuto un occhio benevolo per lui e, quando ci conoscemmo, mi diede molte ragioni perché avevo studiato alla scuola pubblica, mentre lui dai Gesuiti”. A mio avviso, la grandezza (asetticamente parlando) della Revolución (con Castro a capo) fu quella di aver operato nel migliore dei modi con gli strumenti a disposizione. In valore assoluto sembrerà cosa di poco conto, in valore relativo i progressi di Cuba sono visibili e tangibili, in ogni ambito sociale ed economico, con performances migliori di alcuni paesi che si sono aperti al “comercio libre” verso gli Usa.

Come spesso sottolinea l’amica cubana Gaviota Zalas, il popolo cubano adesso ha bisogno di libertà intrinseche significative, della ripresa di relazioni stabili con altri paesi, del ripristino di una alternativa ed alternanza. Che Castro se ne sia accorto?

 

di Alessandro Badella

LATAM

Brecha – Prodi cayó en combate

Duró 281 días el gobierno de centroizquierda de Romano Prodi. Frágil en el parlamento, cayó por una emboscada, como ya le sucedió en 1998. Prodi fue incapaz de articular el pacifismo con la alianza con Estados Unidos y la laicidad del Estado con las continuas injerencias del Vaticano.
Gennaro Carotenuto desde Roma

A las 4 de la tarde del miércoles, Romano Prodi entregó su renuncia al presidente Giorgio Napolitano. Apenas una hora y 15 minutos antes su gobierno había obtenido 158 votos en el Senado, dos menos de los necesarios. De la inestable y efímera mayoría … Leggi tutto

BRECHA 20 Años – Se murió un pato en Estocolmo

Esta notita se merece una línea de explicación. Está escrita para celebrar los 20 años de Brecha y de paso un año del triunfo del Frente Amplio del año pasado.

Un día de octubre de 1985, Sergej Mihajlovic tenía una agenda muy apretada. Desde que en el marzo del mismo año había sido elegido Secretario General del Comité Central del Partido, había decidido cambiar el rumbo del país que había heredado de Lenin, Stalin, Krushev y Breznev. … Leggi tutto