Friday 25 May 2012, 05:30

Gli articoli con tag: " Giuliano Ferrara "

L’espulsione dell’ultrà-corpo

Una volta, fuori dai cinema o dai teatri, le “ragazzine” aspettavano il loro fan. In questi giorni tra marzo e aprile, l’oggetto dell’amore è diventato oggetto del rifiuto: si, quel sostantivo che si presta a più significati, è invero enormemente debordante , diventa quell’animale da palcoscenico che è Giuliano Ferrara.

Non c’è stata città grande o piccola dell’Italia, dove a lui non siano state riservate “pesanti” attenzioni con oggetti e parole. A Roma ha concluso la sua piazzata della vita che non prevede aborti o pillole del giorno dopo, ma solo film a lieto fine, come Juno, quello gentilmente offerto dalla Premiata Pro Life, che forse qualche aderenza nelle segrete stanze del Vaticano ce l’ha e forse anche della Politica, quella con la p maiuscola che diventa non solo europea ma internazionale…
Torino, Verona, Padova, Firenze, Magenta, Milano, Ancona, Pesaro, Bologna, Palermo sono alcune delle città dove, se Ferrara si richiama all’identità cristiana, le donne nelle piazze si richiamano all’identità delle donne, quella che loro stesse definiscono.
In un primo momento, come a Torino, in piazza è stato da solo e con le donne *sommosse* contestatrici, via via si è trovato a scappare da uscite secondarie, data la minacciosa aria di contestazione che volava all’altezza della sua pancia e qualcosa più su.
In questi ultimi giorni alcune donne hanno anche deciso di denunciare Giuliano Ferrara per calunnia e molestie, in quanto la legge italiana non reputa l’aborto un omicidio (nemmeno prima dell’entrata in vigore della legge 194), quindi accusare le donne che hanno abortito o stanno per farlo di essere delle “assassine” è una vera e propria calunnia che non ha fondamento giuridico: questo sostiene ad esempio Sami Behare, dal suo studio legale di Milano.
Leggo pure che sulle porte dei presidi ospedalieri dove si praticano aborti, il signor Ferrara chiede, provocatoriamente come suo solito, che sia scritto «abort macht frei» che richiama ovviamente la tragica scritta «arbeit macht frei», laddove abort in tedesco , tradotto, vuol dire latrina.

Ma veniamo a Roma, luogo dove il direttore del Foglio, per il momento aspirante ministro della sanità, ha concluso l’affaticante Spettacolo in un cinema di un quartiere storicamente “perbene”, l’Holiday , che starebbe a dire vacanza, ma tale non è stata questa ultima passeggiata.
L’ abbiamo aspettato con dei grandi volantoni di espulsione, che sulla falsariga, assai verosimile nei caratteri e nel testo, decretano che il cittadino in questione è immediatamente espulso , con esilio nello stato Vaticano e non ci sono ricorsi che possono essere presentati, alle ministre streghe streghette e fate madrine. Così conclude.
Ancora una volta, è strisciato per vie secondarie: credo di aver visto entrare, almeno dalla porta principale, non più di 20 spettatori, età media 70 anni, una in su con gli anni e tailleur, ha continuato a fare le corna, parandosi con gli scudi dei poliziotti prima di entrare, poi ho visto arrivare due disabili gravi, accompagnati e una manciata di giovani virgulti della Roma capitolina. La signora Olimpia Tarzia, seconda alla Camera nel Lazio e Capolista in Puglia per la lista “Aborto? No, grazie”, è stata alcuni istanti sulla porta, ma l’ho riconosciuta solo io, preoccupata per gli onori di casa, lei che Vicepresidente del Movimento per la vita romano, ha promosso e diretto corsi di formazione nazionali e locali sull’educazione all’accoglienza alla vita e all’amore in collaborazione con la Conferenza Episcopale Italiana. La presenza della polizia, in assetto antisommossa, ha protetto con una proporzione di dieci addetti l’ingresso di un’ospite. Neanche una dozzina , le uova che sicuramente erano marce. Canzoni, urla, discorsi, imprecazioni, slogan nuovi e vecchi, si sono alternati per due ore di chiasso e denunce senza sosta. La Milizia Christi ci ha lanciato per mano di un’esaltato signore di mezza età, una chilata di pieghevoli gialli, dove il rosso del sangue dei feti, richiamava i colori della Roma, ma la provocazione non ha dato i risultati sperati.
C’erano donne e uomini residenti a Roma, molte erano migranti, tantissime sono state le presenze direi quasi totalmente organizzate dal comitato femminile di Action, organizzazione da sempre impegnata nella lotta per il diritto all’abitazione che ha anche recentemente portato avanti con successo la prima occupazione delle donne per le donne.
Me la raccontava in tram la mia compagna di viaggio al ritorno, si chiama Fatma, quattro figli e dieci nipoti, fatti studiare da lei e dal marito. Fatma è di Casablanca, mia coetanea, da ventiquattro anni a Roma, città che lei mi dice di non riconoscere più, porta il velo e ha una pelle radiosa, questo le ho detto e lei mi ha sorriso e invitata a tornare, ci siamo salutate con un abbraccio. Fatma non vota, come me.

4 luni, 3 saptamini si 2 zile? No, 4 giorni e una manciata di ore…

Giovedì a Roma aspetto di sentire lui, Giuliano Ferrara con Olimpia Tarzia e di vedere “Juno”, “leggero prodotto hollywodiano”, che dicono essere così verosomigliante, da sembrare vero: un po’ come queste elezioni.
Ripenso a quando vidi nel cinema di un paese vicino al mio, “4 mesi, 3 settimane e 2 giorni”di Cristian Mungiu: la cronaca di un aborto in Romania che vinse la Palma d’ oro a Cannes e distribuito in italia ad agosto del 2007. Parlava di due studentesse che vivevano a Bucarest e come se la vivevano una gravidanza indesiderata e debordata nel tempo, come fa intendere lo stesso titolo…
Il film Juno di Jason Reitman ha vinto il premio Oscar 2008 come migliore sceneggiatura originale scritta dalla ex spogliarellista Diablo Cody e ha anche trionfato in anteprima il 26 ottobre 2007 al Roma Film Festival, rimesso in distribuzione quì in Italia dal 4 aprile, un film “dolcemente in cinta” come Juno, è stato definito. Tanto i testi di Juno, leggo dovunque,sono autoironici, frizzanti, deliziosamente scoppiettanti e movimentati come la sceneggiatura, tanto Otilia protagonista del film romeno, è circondata dal vuoto e dalla solitudine, senza possibilità di uscire dal futuro, con le parole che cadono come sassi in uno stagno. Da una parte un feto a terra e dall’altra una vita adottata. … Leggi tutto

Per il Bue! Monnezza a palate…

E’ stata una gara di messaggi tra gli esponenti della Sinistra, fatta con affetto e piglio preoccupato: Veltroni, Bertinotti, Marini… sono stati tra i primi ad esprimere a Ferrara, profondo disprezzo per gli atti di contestazione subiti durante i suoi comizi pro candidati pro life, quasi superiori nel tono solenne a quelli della Destra. Bertinotti, memore forse lui delle contestazioni subite alla Sapienza, arriva a dichiararare: “La contestazione sprezzante e con componenti violente a Giuliano Ferrara, a cui rivolgo tutta la mia solidarietà umana e politica per una aggressione, pur stando sul versante esattamente opposto, è del tutto ingiustificabile. Una contestazione che va censurata, senza riferimenti agli anni di piombo… la violenza non è mai giustificata”Senza meno più ironica Daniela Santanché, candidata premier della Destra, che al direttore del Foglio invia un telegramma: “Anche Ferrara fascista? Benvenuto nel club, caro Giuliano, non te la prendere la compagnia è buona, c’è Papa Ratzinger e Montanelli e tutti quelli che si battono contro l’egemonia culturale e l’arroganza dei comunisti”. … Leggi tutto

E se facessero Marco Travaglio ministro della Giustizia?

”Mandiamo più rompic… possibile nel prossimo Parlamento”

di Stefano Corradino – Articolo 21

Due scenari possibili. Vince Berlusconi. E’ un replay della sua ultima legislatura? Altro scenario: vince Veltroni. Cosa cambia? Nella giustizia, nell’informazione. Sul conflitto di interessi, sulle leggi ad personam… Nulla di fatto come in passato? E un po’ di fantapolitica. Si propone il nome di Marco Travaglio a ministro della Giustizia: cosa faresti nei tuoi primi 100 giorni? “Premesso che non lo farebbero e io non lo accetterei mai… Comunque, stando al gioco… la prima cosa da fare è un testo unico di due righe che dica: con decorrenza da oggi sono abrogate: la Legge sul falso in bilancio, la Legge Mastella sull’ordinamento giudiziario, la Cirami, la Gasparri, la Legge Frattini sul conflitto di interessi…” In una lunga intervista Travaglio ci introduce al suo ultimo libro, scritto con Peter Gomez. Un godibile un vademecum per le imminenti elezioni.

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L’arte di votare al tempo del "Porcellum"

126348369_c5bf813ec8Non è per niente sicuro che Silvio Berlusconi ce la faccia. Neanche alla Camera. Ma soprattutto il Senato potrebbe trasformarsi in un incubo per il Popolo delle Libertà. Se gli elettori di centro sinistra sapranno votare in maniera utile il campo per le destre sarà disseminato di mine. Ecco una breve guida su come votare a Porcella, la regione del Porcellum!

Premessa: questo articolo è postideologico. Non prende in considerazione i programmi dei diversi partiti e coalizioni ma prova a dare una risposta semplice ad un’unica domanda: come fare a far prendere meno parlamentari possibile al PDL, a Berlusconi, Bossi e Mussolini?

Per farla breve le cose al Senato stanno così: Il Porcellum è così brutto e antidemocratico che ci sono casi nei quali un elettore del PD favorisce il proprio partito votando la Sinistra Arcobaleno e viceversa.
Per un esempio pratico, il caso dell’Umbria, vedi qui.

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Viva Zapatero, la sinistra che c’è!

zapatero Qualcuno sicuramente penserà che accontentarsi del PSOE e di José Luís Rodríguez Zapatero significa accontentarsi di poco.

Ma che bellezza sarebbe vincere un’elezione contro Eminence Ruini, contro Giuliano Ferrara, ed essendo impudicamente laici!

Che bellezza sarebbe vincere un’elezione avendo memoria come in Spagna, dove si è fatta una legge sulla memoria della guerra civile.

Che bellezza stare noi di qua e loro di là, senza Binetti né Caleari di turno, pur senza dimenticare che la realpolitik in economia è la cifra del PSOE.

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Esco di rado… XXII – Giuliano Ferrara, l’etica e l’embargo contro Cuba

FERRARA2 Ieri il segretario di Stato Vaticano, Tarcisio Bertone, ha definito l’embargo contro Cuba come “eticamente inaccettabile, ingiusto e una violazione della sua indipendenza”. Gira voce che dopo la lista “Aborto no grazie”, Giuliano Ferrata stia preparando una nuova lista: “Embargo no grazie”. Gira voce o c’è qualcosa che mi sfugge?

Esco di rado XVIII – Tra il Partito Democratico e la Sinistra arcobaleno

giuliettochiesa sansonetti2 Ho letto l’editoriale di Piero Sansonetti su Liberazione di oggi e ne ho ricavato un’impressione desolante. L’UNICO argomento messo in campo è che siccome il PD poi si alleerebbe con Berlusconi, cosa che Sansonetti dà per sicura al 100%, allora bisogna votare per la Sinistra arcobaleno.

Ora io mi sforzo di credere, ma magari ho torto, che per evitare di avere Giuliano Ferrara Ministro della Sanità (Salute in italiano corrente), sarebbe più utile dare addosso a Ferrara che non a Rosi Bindi. E soprattutto vorrei che la Sinistra arcobaleno competesse col Partito Democratico sui programmi e non sulle illazioni.

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Esco di rado… XVII – Giuliano Ferrara parla solo ex cathedra

Ieri mattina a Radio3Mondo hanno raccontato (in maniera irrituale) che Giuliano Ferrara ha riagganciato il telefono quando ha saputo che avrebbe dovuto dibattere della sua lista antiabortista con Gavino Angius. Il GR1 delle 13 di oggi ha riferito che un episodio molto simile è accaduto stamane a UnoMattina di RAI1. Giuliano Ferrara, che doveva dibattere con Marco Pannella, ha preteso (e ottenuto) due interviste separate, sostenendo che “della vita non si dibatte”.

Assecondarlo o ricoverarlo, questo è il dilemma.

Esco di rad(i)o… XV – Aldo Forbice e Giuliano Ferrara

Una signora chiama il programma di Radio1 RAI Zapping, condotto da Aldo Forbice (un mito, una leggenda): “buonasera, sono scandalizzata e vorrei parlare delle cose che ha detto Giuliano Ferrara nel programma televisivo l’Infedele“. E Aldo Forbice arrabbiatissimo: “no signora, noi non parliamo dei programmi di altri” e le sbatte il telefono in faccia.

PS Il sottotitolo della trasmissione Zapping è: “alla radio l’informazione in TV e non solo”.

Aborto, un passo in più verso la criminalizzazione della 194 e della donna

pro-life-cartoon Il caso della telefonata anonima che avrebbe provocato l’irruzione della Polizia in un ospedale napoletano dove nel pieno rispetto della legge si stava svolgendo un’interruzione di gravidanza terapeutica è un passo avanti verso la criminalizzazione delle donne e un attacco ai medici (spesso pochi) che si adoperano per il rispetto delle leggi della Repubblica e non si nascondono dietro un’obiezione di coscienza troppo spesso di comodo.

Nella vignetta: sul cartello “a favore della vita” e la stessa persona: “tocca il mio cartello e ti uccido”.

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Lo Squadrone bianco della Vita

Vorrei raccontarvi come nacque in me l’immagine dello Squadrone Bianco.

Da certe donne di Napoli, ho appreso che, nel tentativo di buttare la 194 oltre i rifiuti ancora per strada, è stato fatto un blitz ieri pomeriggio alle ore 18,20 dallo Squadrone Bianco della Vita al nuovo Policlinico dell’Università Federico II dove una donna aveva effettuato un interruzione terapeutica di gravidanza, un aborto terapeutico alla quarta settimana, regolarmente effettuato nel rispetto della legge 194 e della salute della donna che ha subito l’intervento e che ha espulso, peraltro, un feto morto. 7 uomini in divisa hanno fatto irruzione nella clinica ostetrica per indagare su un interruzione di gravidanza di un feto malformato perchè le indagini sembravano riguardare un’ interruzione fuorilegge, su suggerimento di una segnalazione anonima che denunciava una donna che stava abortendo oltre il secondo trimestre, per sbarazzarsi del feto. La donna è stata spaventata, interrogata, chiedendole dell’aborto e della gravidanza nei minimi particolari quando ancora si trovava sul lettino. ll blitz è avvenuto dopo 20 minuti dall’aborto e anche il personale medico e non, le donne in stanza con lei e tutti quelli che si trovavano in ospedale sono stati sottoposti ad un interrogatorio minuzioso. Insomma un’autentico blitz antimorte. Le donne napoletane invitano in piazza Vanvitelli, alle ore 17, giovedì prossimo. “La nostra mobilitazione – affermano – partirà da Napoli e diventerà vigilanza e presidio permanente in ogni piazza d’Italia. Autodenunciamoci tutte per aver deciso nella nostra vita”. … Leggi tutto

Lettera aperta alla Madonna di Lourdes: ritornano Berlusconi, Casini, Fini, Mastella e Storace!

di Paolo Farinella, prete – Genova

Genova 04 febbraio 2008. Non ci resta che la Madonna di Lourdes, nella speranza che almeno lei possa fare qualcosa per l’Italia dove Padre Pio protegge il clan Mastella, Santa Rosalia piange il cattolicissimo Cuffaro condannato a cinque anni per complicità in «mafia personalizzata» e Santa Agata di Catania si affida alla mafia per la sua onorata processione. Madonna di Lourdes, confidiamo in te!

In queste ore si sta consumando l’assassinio della democrazia, ma più ancora della decenza e della dignità di una Nazione. Si va a votare, dopo appena due anni dalle elezioni perché deputati e senatori pagati 15 mila euro al mese (oltre al resto) per governare, non hanno saputo trovare il tempo per guadagnarsi lo stipendio. Pagati per governare, hanno spolpato la stessa parvenza della democrazia. Andremo a votare, infatti, con la legge-porcata che ha espropriato il popolo dell’unica ragione che lo rende democratico: il voto. Ancora una volta saranno le mafie dei partiti a redigere le liste dei candidati che il popolo schiavo dovrà votare a piè di lista senza fiatare.

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Il complotto della "grande sorella"

donna Sul forum di Repubblica, tale Pino59 scrive:

"Il sacro diritto delle donne si estenderebbe fino a decidere della vita e della morte di una creatura esterna al loro corpo. E se possono decretare la morte di un feto nato vivo per sbaglio, perché non quella di un figlio di 2-3 anni? L’incubo del Mondo Nuovo e di 1984 é dietro l’angolo con una piccola ma significativa variazione: invece del Grande Fratello avremo una Grande Sorella".

Al di là dell’arruffonatezza di quello che scrive un Pino59 qualsiasi tra mille, sono pensierini sciolti presenti e radicati nella nostra società. Gli arruffapopolo come i ginecologi romani fomentano con le loro fantasie, rimestano nel torbido della pervasività dell’idea di un "complotto delle donne" contro l’ordine costituito e soprattutto contro la maternità che le inchioda al loro dovere, alla loro sfera. E da Giuliano Ferrara a Joseph Ratzinger giù giù fino a Pino59, decodificano oggi con perfino più virulenza di ieri, l’aborto come omicidio e quindi come luogo pubblico della colpa e della temibilità della donna che alla sfera per lei stabilita dall’ordine naturale (maschile) vuole sottrarsi. Strano ma vero in una società che ha fatto dell’infanticida di Cogne, Anna Maria Franzoni, una star televisiva.

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Le quattro guardie svizzere

Non è certo una scoperta scientifica quella che hanno fatto i 4 direttori delle cliniche ginecologiche delle università romane, quando hanno affermato, in un documento congiunto, che “un neonato vitale, in estrema prematurità, va trattato come qualsiasi persona in condizioni di rischio, e assistito adeguatamente”. E allora, se non è una scoperta scientifica, perché tanto risalto? I motivi potrebbero essere diversi.Il primo motivo sta nel fatto che tale documento è stato presentato nell’ambito di un convegno in occasione della Giornata della Vita, proprio nel periodo in cui si è riaffacciata per l’ennesima volta la volontà di cancellare la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza, sia da parte del Vaticano, che da parte di chi non perde occasione per attaccare frontalmente i diritti delle donne.

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