Friday 25 May 2012, 05:30

Gli articoli con tag: " Giuliana Sgrena "

Il quarto uomo

E’ chiaro che nella versione di Fini c’è almeno un’omissione. Forse non è la questione principale ma stride. Dov’è finito il quarto uomo? Quello che era stato dato per ferito gravemente e rimasto a Bagdad perché intrasportabile?

La sera del 4 ci sono state decine di agenzie che lo citavano concordando sull’esistenza di questa persona per poi farla sparire nel nulla. Ci sono molti buoni motivi per tenerne segreta l’identità -se per esempio è un agente segreto che non si vuole bruciare- ma molti meno per negarne l’esistenza.

Potrebbe essere una semplificazione del quadro, ma, mi sono domandato, se invece non fosse stato un agente del SISMI? Se fosse stato per esempio un iraqueno?

Mi hanno colpito alcune versioni che dicevano che i soldati hanno sparato perché pensavano che a bordo, oltre alla Sgrena ci fossero dei terroristi. Sembravano versioni risibili, e che comunque confermavano la non preterintenzionalità del conflitto a fuoco, ma me ne sono ricordato rispetto alla sparizione del quarto uomo, affermata da Fini oggi alla Camera.

Perché Calipari non può avere concordato con i rapitori l’uscita di qualcuno dall’Iraq nel pacchetto per la liberazione di Giuliana? Questo non poteva risultare per gli statunitensi ben più inaccettabile che il pagamento di un riscatto? Tanto inaccettabile dal pensare di bloccarlo? Viaggiando con immunità diplomatica non poteva essere bloccato in aereoporto ma doveva essere necessariamente fermato prima.

Capisco di stare facendo fantapolitica, ma troppi pezzi del puzzle andrebbero a posto in questo modo. Giuliana Sgrena potrebbe essersi impegnata a non parlarne e non sarebbe biasimabile, ma comunque il mistero resta e credo che non vada sottovalutato.

Come previsto, la colpa è di Calipari

Gli italiani non hanno pianificato la sicurezza dell’uscita dell’ostaggio.

Così titola stamane il Washington Times, il quotidiano più vicino al governo statunitense, praticamente la PRAVDA dei neocons.

Come previsto, è colpa di Nicola Calipari. Come i macchinisti degli Eurostar che quando muoiono è sempre colpa loro, anche Calipari è un colpevole perfetto. Inoltre partoriscono l’assoluta cazzata degli 8 colpi e non 400 (una sola sventagliata di una sola arma automatica corrisponde a varie decine e lì ha sparato più d’uno per molti secondi). E il cellulare resta sequestrato.

http://www.washtimes.com/national/20050308-121240-1847r.htm

Italy didn’t plan safe escape for hostage

By Rowan Scarborough
THE WASHINGTON TIMES

Italian security forces failed to make arrangements for safe passage out of Iraq for a freed Italian reporter, whose car was fired on by U.S. troops, killing intelligence agent Nicola Calipari who brokered the reporter’s release, according to an internal Pentagon memo.
The memo says checkpoint soldiers are trained to deal with erratic speeding vehicles whose drivers ignored warnings — a profile that matches the Army’s version of events in Friday night’s shooting.
The memo says more than 500 American troops have been killed on the streets and at checkpoints in Iraq. Mistaken shootings of civilians resulted in “few deadly incidents” since the U.S. started checkpoints in March 2003, according to the memo.
Meanwhile, the White House dismissed as “absurd” the stated suspicion of the reporter, Giuliana Sgrena, who said the United States tried to kill her because it opposes negotiations with terrorists to free hostages. Miss Sgrena, a reporter for the Italian communist newspaper Il Manifesto, provided no evidence.
“It’s absurd to make any such suggestion that our men and women in uniform would deliberately target innocent civilians,” said White House spokesman Scott McClellan adding: “We regret this incident. We are going to fully investigate what exactly occurred.”
Maj. Gen. William G. Webster Jr., who heads the Army’s 3rd Infantry Division, yesterday completed the “commander’s preliminary inquiry.” He has decided to conduct a more extensive inquiry, called a 15-6 for the regulation that authorizes it. Gen. Webster will name one officer to head the probe.
A U.S. official said that of all the cars that passed through the checkpoint that night, the reporter’s vehicle was the only one fired upon.
“Something that car did caused the soldiers to fire,” said the official, who asked not to be named.
The shooting occurred at night at a checkpoint on a notoriously dangerous road that links Baghdad to the international airport.
The incident has put a spotlight on “friendly fire” episodes that occur with some regularity in Iraq when motorists fail to heed warnings to stop at roadside checkpoints and are fired on by American troops who fear that the vehicle might be a weapon. Cars and trucks are a common weapon in suicide bombings and drive-by shootings.
The soldiers did not know that Miss Sgrena and Italian agents were headed in their direction on the way to the airport for a flight back to Italy.
An internal Pentagon information memo states, “This is war. About 500 American service members have been killed by hostile fire while operating on Iraqi streets and highways. The journalist was driving in pitch-dark and at a high speed and failed, according to the first reports, to respond to numerous warnings. Besides, there is no indication that the Italian security forces made prior arrangements to facilitate the transition to the airport.”
The left-leaning Italian newspaper La Repubblica reported yesterday that Mr. Calipari decided not to use available escort protection from the elite commandos who protect Italy’s Baghdad embassy.
Instead, he rented an inconspicuous pickup trick to recover Miss Sgrena, wrote La Repubblica’s top investigative reporter, Giuseppe D’Avanzo.
“In Iraq, the United States makes the rules and the Italian ally also must respect them. If it wants to break them, it must do so with a double game and some crafty tricks,” Mr. D’Avanzo wrote.
Italian magistrates have opened an inquiry into the killing and are arranging for the truck to be flown to Italy for examination by ballistic experts, judicial sources said. The magistrates also have obtained from the U.S. military the cellular phone that Mr. Calipari was carrying when he was shot.
Analysis of calls logged on the cellular phone might allow investigators to determine the speed at which the vehicle was traveling when U.S. troops opened fire on it, the sources say.
Mel Sembler, U.S. ambassador to Italy, reiterated Washington’s position in a 45-minute meeting with Prime Minister Silvio Berlusconi last night, diplomatic sources said.
Robert Maginnis, a retired Army officer and military analyst, said Rome should have done a better job coordinating Miss Sgrena’s exit once the Italians negotiated her release.
“It seems to me that the Italian secret service considers this a James Bond movie in Baghdad,” Mr. Maginnis said. “They’re driving around at night picking up a journalist who has been kidnapped and pretending they can get through a phalanx of checkpoints along the deadliest road in all of Iraq without being detected, much less shot up.”
The Army’s 3rd Infantry Division, which last week resumed command of Baghdad operations after participating in the 2003 invasion, said the soldiers had warned the approaching car repeatedly before opening fire.
According to the division, the patrol attempted to warn the driver to stop by hand and arm signals, flashing white lights, and firing warning shots in front of the car.”
?John Phillips contributed to this report in Rome.

I media italiani, Nicola, Giuliana, Silvio e l’atlantismo

I media italiani, televisioni, radio, giornali, passato il primo sconcerto stanno imbastendo come previsto l’enorme cortina fumogena per confutare la tesi che l’uccisione di Nicola Calipari e il ferimento di Giuliana Sgrena non siano casuali. Rispetto a un’opinione pubblica dal bellicismo sempre incerto il timore che l’omicidio Calipari potesse dare la spallata finale a quella che è appena una sopportazione dei motivi ufficiali della presenza in Iraq, è indispensabile rispondere con un fuoco di fila importante. Tanto importante da risultare sorprendente.

Per lo scontato Massimo Teodori, l’ineffabile Antonio Polito, gli imperturbabili Ernesto Galli della Loggia e Angelo Panebianco, tutto quello che è successo a Bagdad è stato chiaro e solare dal primo momento. Tutte le colpe sono innanzitutto di Giuliana Sgrena, che si è andata ad impicciare di problemi non suoi. Se una tesi simile ?pur se espressa da giornalisti- non sorprende, altre colpe sono ripartite anche tra i nostri servizi segreti e il governo Berlusconi, per quella loro contiguità criminale che li porta a tentare ?per umanità o calcolo ? di salvare gli ostaggi. Questa tesi fa più effetto ma tutto è lecito pur di scagionare preventivamente i presunti autori materiali.

Non può stupirci. Anche la nostra opposizione può permettersi di attaccare (blandamente) il governo, ma non può mettere in dubbio le basi diseguali della nostra politica internazionale. Come per l’11 settembre, anche questo evento servi per fare la conta. E politici, intellettuali, comunicatori, opinionisti, devono mostrare fiuto nel loro posizionamento. Ha impressionato, come di fronte alla dignitosa prima reazione di Silvio Berlusconi, con la convocazione dell’Ambasciatore, Gianfranco Fini si sia precipitato ad occupare lo spazio politico della totale supinità all’alleato.

Le ipotesi di Pierre Scolari sono probabilmente indimostrabili. Ma sono solo probabilmente indimostrabili, non automaticamente indimostrabili e quindi false. Di fronte a un omicidio e tre persone ferite, il reato che si configura è quello di tentata strage. Ma è necessario escludere tale ipotesi investigativa, attribuendola alle fantasie di un marito particolarmente provato.

Ma la tesi di Scolari sarà davvero indimostrabile solo se le autorità italiane riotterranno il cellulare di Calipari sequestrato dagli stessi autori dell’omicidio, se potranno esaminare l’auto di proprietà del nostro corpo diplomatico sequestrata, se gli autori del “gesto” saranno interrogati liberamente da magistrati italiani o almeno indipendenti.

Ma se così non sarà allora anche le tesi sulla casualità dell’incidente, sono altrettanto indimostrabili come le parole forse avventate di Pierre Scolari. E resteranno indimostrabili se il comando statunitense, ovvero i vertici della catena di comando dalla quale dipendono i presunti autori materiali di un omicidio -preterintenzionale o volontario che sia sempre omicidio resta- non collaboreranno con organi investigativi competenti e indipendenti. Se non collaboreranno, mettendo immediatamente a disposizione le prove e rendendo possibili gli interrogatori, questa indisponibilità diverrebbe un fatto processualmente rilevante. Non è possibile accettare supinamente il costume statunitense di non farsi processare e non accettare inchieste indipendenti. La legalità internazionale è incompatibile con qualunque dubbio di impunità e questo dovrebbe andare innanzitutto negli interessi degli SU. Se così non sarà, sarà un fatto che, se non può corrispondere a una condanna, aiuterebbe oggettivamente a comporre il nostro giudizio sui fatti rivalutando le ipotesi di Scolari.

Questo semplice ed inoppugnabile ragionamento, non appassiona chi ha già alzato la cortina di fumo innocentista, che è disposta a sacrificare non solo Nicola Calipari, e lapidare Giuliana Sgrena, ma perfino Silvio Berlusconi, che infatti è sparito perché ha capito che come si muove, sbaglia.

Infatti la nostra stampa moderata non ha difficoltà nello stabilire le sue priorità. E priorizza l’interesse all’assoluzione preventiva dei presunti autori materiali all’interesse della famiglia Calipari e dello stesso governo.
Fa riflettere il fatto che in qualunque contesto avvenga un fatto di sangue che coinvolge nostri corpi dello stato, il sistema fa quadrato e questi risultano avere sempre ragione: Pinelli si è buttato dalla finestra, Giorgiana Masi si è suicidata, Carlo Giuliani ha avuto quello che meritava.

Questa regola ammette una sola eccezione: la fedeltà atlantica. Di fronte all’atlantismo tutto salta, i morti di Ustica e quelli del Cermis se la sono cercata e il fuoco amico è così amichevole da dovere essere accolto con sportività. Sul povero Calipari si può costruire una stantia retorica patriottarda, che salva capra e cavoli, e vada incontro alla giusta emotività popolare. Ma, come per i macchinisti dei treni che quando muoiono in servizio è sempre per colpa loro, la morte di Calipari deve essere stata casuale e, se dovesse essere necessario, dovuta alla sua imperizia o ad una politica del governo sbagliata.
I nostri grandi opinionisti hanno come sempre risposto ad un riflesso condizionato che è un istinto di sopravvivenza. Nessuno ha mai dettato a queste lucide menti indipendenti come devono comportarsi. Stanno semplicemente alle regole di questo gioco, si adeguano automaticamente, non c’è bisogno di ordini. Il Minculpop e le sue veline non servono in democrazia eppure la madre dei velinari è sempre in cinta. In ballo ci sono articoli di fondo di giornale pagati 1000-2000 Euro, i passaggi radiofonici di 60 secondi che fruttano anche 500 Euro stando in ciabatte a casa, e le comparsate televisive da 1-2000 o perfino 5000 Euro di cachet. Queste, a loro volta, portano migliaia di Euro di diritti per i libri che questi signori pubblicano a scadenze fisse pieni di aria fritta. Tanto tutti sanno che un Berlusconi (tanto più un Calipari) passa, ma gli interessi economici che rappresenta restano.

Pierre Scolari: "ha sido una emboscada"

Pierre Scolari (pareja de Giuliana Sgrena, que acaba de volver con ella desde Bagdad): “ha sido una emboscada, los estadounidenses pensaban que Giuliana supiera cosas para las cuales era necesario eliminarla”.

ASSASSINI!

Arrivano i dettagli, la nostra auto andava a 40 all’ora, ed era oramai a 3 km dall’aeroporto. Gli aggressori hanno sparato dalle 3 alle 400 pallottole, poi hanno aspettato almeno due ore prima di avvisare le autorità italiane, hanno assassinato un nostro agente e ridotto un altro in fin di vita. Le stesse condizioni di Giuliana preoccupano di ora in ora.

E’ chiaro che tutto ciò non è accaduto per caso, non offendete le nostre intelligenze. E’ chiaro che per le truppe invasore era necessario impedire a Giuliana Sgrena di partire direttamente per l’Italia, è chiaro che avevano bisogno di capire cosa sapesse, cosa avesse capito del suo sequestro.

Caprile e Giuliana

Sono geneticamente contrario alle dietrologie ed a vedere complotti troppo complicati. Capisco anche la linea del Manifesto e della famiglia Sgrena-Scolari nel non potere fare accuse a vuoto.

Ma le dichiarazioni fatte oggi da Renato Caprile di Repubblica, l’ultimo giornalista italiano a lasciare l’Iraq non hanno potuto non farmi aprire completamente gli occhi. Quel “voglio sperare, voglio credere” ripetuto insistententemente va letto come “non spero, non credo”.

Ed allora apriamo gli occhi, Giuliana Sgrena è nelle mani di qualcuno che ha due precisi interessi:

1) che non ci siano occhi non embedded in giro e di conseguenza:

2) ha interessi opposti a quelli della resistenza.

Mi risulta che a parte qualche freelance non ci siano più giornalisti occidentali non embedded in Iraq al momento. Lo scopo è dunque stato raggiunto. Ma noi adesso dobbiamo smettere di sussurrare, pensare e ricacciare indietro il fatto che Giuliana è stata sequestrata da forze filogovernative nell’ambito della guerra sporca della quale Negroponte è maestro. Poi chi materialmente sia non lo posso sapere, ma la realtà è questa.

Brecha – El mensaje de Giuliana Sgrena

La compañera de Il Manifesto fue secuestrada hace dos semanas en Bagdad. Después de dos semanas llega un dramático video. Ella, arrodillada, llora y reza pidiendo ayuda. Habla en italiano y en francés durante cuatro angustiantes minutos. Reproducimos su declaración, que devuelve a la portada la realidad de un país donde los invasores siguen asesinando y violando día tras día.


“Estoy en Irak desde finales de enero, para testimoniar la situación de este pueblo que muere cada día. Miles de personas están presas, niños, ancianos, las mujeres son violadas y la gente muere en todos los lugares, en la calle, no hay nada para comer, no hay electricidad, no hay agua.


Les ruego que terminen la ocupación, lo pido al gobierno italiano, le pido al pueblo italiano que presione al gobierno. Pierre (N de R: su pareja), ayúdame. Por favor muestra las fotos que saqué de los niños heridos por las bombas de fragmentación. Pido a mi familia que me ayude, lo pido a todos, a todos los que lucharon conmigo contra la guerra, contra la ocupación. Por favor, ayúdenme.


Este pueblo no debe sufrir más. Retírense de Irak, nadie más tiene que ir a Irak, porque todos los extranjeros, todos los italianos acá son considerados enemigos. Pierre, tú que compartiste todas mis batallas, te pido que me ayudes a exigir el retiro de las tropas, enseña todas las fotos que hice, este pueblo no quiere más la ocupación.


Ayúdame, ayúdenme, todo depende de ustedes, hagan presiones para el retiro. Cuento con ustedes, pueden ayudarme. Hay que terminar con la ocupación, la situación acá es intolerable, los niños mueren, la gente muere de hambre en la calle, violan a las mujeres, hay que retirar las tropas. Pierre -repite-, enseña las fotos de los niños heridos por las bombas de fragmentación, muestra lo que hice para las mujeres de acá. Nadie tiene que ir a Irak, ni siquiera los periodistas, nadie.”

Testo integrale appello Giuliana Sgrena

“Sono in Iraq dalla fine di gennaio, per testimoniare la situazione di questo popolo, che muore ogni giorno, migliaia di persone sono in prigione, bambini, vecchi, le donne sono violentate e la gente muore ovunque, per strada, non ha più niente da mangiare, non ha più elettricità, non ha acqua.”

“Vi prego mettete fine all’occupazione, lo chiedo al governo italiano, lo chiedo al popolo italiano perché faccia pressione sul governo. Pierre aiutami, per piacere, fai vedere le foto dei bambini colpiti dalle cluster bomb, chiedo alla mia famiglia di aiutarmi, chiedo a tutti, a tutti quelli che hanno lottato con me contro la guerra, contro l’occupazione, vi prego, aiutatemi”.

“Questo popolo non deve più soffrire, così, ritiratevi dall’Iraq, nessuno deve più venire in Iraq, perché tutti gli stranieri, tutti gli italiani qui sono considerati nemici, per favore fate qualcosa per me. “Pierre, aiutami tu, sei sempre stato con me in tutte le mie battaglie, ti prego aiutami a chiedere il ritiro delle truppe, fai vedere tutte le foto che ho fatto, questo popolo non vuole occupazione”.

“Aiutami, aiutatemi, la mia vita dipende da voi, fate pressioni sul governo perché ritiri le truppe. Conto su di voi, potete aiutarmi. Bisogna mettere fine all’occupazione, la situazione qui è intollerabile, i bambini muoiono, la gente muore di fame per strada, le donne vengono violentate, bisogna ritirare le truppe”.

“Pierre aiutami, fai vedere le foto che ho fatto dei bambini colpiti dalle cluster bombs, fai vedere quel che ho fatto per le donne. Nessuno dovrebbe venire in Iraq in questo momento, neanche i giornalisti, nessuno”.

Giuliana e le cluster bomb

Giuliana Sgrena, con la drammaticità dell’orribile cattività alla quale è sottoposta, pone un problema politico che è anche antropologico e che è decisivo:

se la guerra è buona e giusta perché il TG1 delle 20 non mostra le foto dei bambini colpiti con le cluster bomb?

Credo che la richiesta di Giuliana non possa essere elusa perché non risponde a un diktat dei rapitori (come sarebbe per un eventuale richiesta di ritiro) ma ad un preciso dovere deontologico della stampa che è quello di informare senza poter scegliere se informare fa comodo o meno.