Ieri il sito www.gennarocarotenuto.it è andato in tilt per due volte. La notizia sarebbe di nessun interesse se non fosse dovuta al boom di accessi per la pubblicazione di un articolo intitolato Il cattivo esempio di Chávez che, evidentemente, copriva una falla del sistema informativo mainstream, ovvero quella di un’informazione equa sulle elezioni presidenziali in Venezuela, sul presidente Hugo Chávez e sull’America latina in generale. In appena undici ore, dalle 13 a mezzanotte, nonostante il sito sia stato off per circa tre ore , è stato letto, secondo Google Analytics, da 21.094 persone. … Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Hanno sequestrato per 12 ore la democrazia ecuadoriana ma hanno perso. Ecco gli eventi principali della notte, italiana. In mattinata un commento sul terzo golpe, dopo Venezuela e Honduras, in America latina contro l’ALBA. L’antefatto qui e qui. Qui l’intervista esclusiva a María Alexandra Benalcazar da Quito e qui la testimonianza di Davide Matrone. Infine qui il canale Twitter.
Come Giornalismo partecipativo aveva annunciato fin dall’1.30 ora italiana la strada del blitz per liberare il presidente prendeva campo come l’unica possibile. Intanto era sempre più importanti le testimonianze sulle infiltrazioni nella polizia, su civili in genere riconoscibili come vicini a Lucio Gutiérrez (l’ex presidente fondomonetarista su posizioni apertamente eversive) per esempio nell’assalto a Ecuador TV subito dopo che il canale pubblico era riuscito a far parlare in diretta al paese il presidente ancora sequestrato. Gli squadristi che hanno assaltato Ecuador TV e spento il segnale per oltre un’ora non erano infatti poliziotti ma civili comandati da Pablo Guerrero, avvocato di Lucio Gutiérrez.
Per la prima volta nella storia un sito Internet no profit ha ottenuto il Premio Pulitzer. Si tratta di Pro Publica ed è stato premiato nella categoria riservata al giornalismo investigativo. Si tratta di un’inchiesta realizzata in un ospedale di New Orleans nei giorni dell’uragano Katrina e che può essere letta qui.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
di Redazione, giovedì 25 marzo 2010, 08:15 Archiviato in:
Media
La presentazione di Giornalismo partecipativo. Storia critica dell’informazione al tempo di Internet, di Gennaro Carotenuto, si terrà oggi, giovedì 25 alle 17 presso l’aula magna dell’Università, piaggia della torre n. 2. Ne discuteranno Giovanni Gozzini, storico dell’Università di Siena e Anna Carola Freschi, sociologa dell’Università di Bergamo, introduce Paola Magnarelli.
Il sogno dell’industrializzazione neoliberale si è trasformato in un incubo. Ciudad Juárez, frontiera tra il nord e il sud del mondo, la città delle “maquiladoras” e dei femminicidi è oggi la città più violenta del pianeta. Negli ultimi due anni la guerra tra narcos, nella quale è coinvolto come parte in causa l’esercito messicano, ha già causato 4.700 morti e 100.000 rifugiati.
Seconda parte, la prima parte può essere letta qui.
Reportage di Gennaro Carotenuto e Chiara Calzolaio da Ciudad Juárez
MODERNITÀ Juárez è enorme. Lo spazio urbanizzato verso il deserto non ha limiti. Le grandi strade sono percorse da decine di pattuglie dell’esercito e della polizia federale. In mimetica vanno i militari, in nero la polizia federale, entrambi in passamontagna e armati fino ai denti. I posti di blocco asfissianti rallentano il traffico in una città dove il desiderio di normalità si scontra con la realtà. Non erano passate due ore dal mio arrivo in città quando sono stato fatto scendere dall’auto per una perquisizione corporale circondato di militari armati.
Il sogno dell’industrializzazione neoliberale si è trasformato in un incubo. Ciudad Juárez, frontiera tra il nord e il sud del mondo, la città delle “maquiladoras” e dei femminicidi è oggi la città più violenta del pianeta. Negli ultimi due anni la guerra tra narcos, nella quale è coinvolto come parte in causa l’esercito messicano, ha già causato 4.700 morti e 100.000 rifugiati.
Reportage di Gennaro Carotenuto e Chiara Calzolaio da Ciudad Juárez
Arrivando a Ciudad Juárez dal Sud, dalla mesoamérica cuore della nazione messicana, l’ultima ora di aereo mostra con crescente angoscia uno dei deserti più aridi del mondo. Non era così prima, raccontano i pochi juarensi che non sono immigrati. Juárez aveva appena 30.000 abitanti nel 1930, 300.000 nel 1970 e 1.5 milioni nel 2000 e ha perso varie battaglie per il controllo dell’acqua del Río Bravo con El Paso, l’ex quartiere dall’altro lato del fiume e che dal 1848 appartiene agli Stati Uniti.
di Gennaro Carotenuto, martedì 9 marzo 2010, 18:22 Archiviato in:
Senza categoria
Bruno Carletti, l’ex direttore artistico del Teatro Lauro Rossi di Macerata, che il 4 luglio 2006 aveva picchiato e tentato di strangolare l’ex moglie Francesca Baleani, per poi abbandonarla per morta in un cassonetto dei rifiuti dal quale si era solo casualmente salvata dopo settimane di coma, è stato condannato oggi in appello a nove e quattro mesi, pena aumentata rispetto alla scandalosa sentenza di primo grado.
Il sogno dell’industrializzazione neoliberale si è trasformato in un incubo.
Dopo i femminicidi, che continuano, Ciudad Juárez è diventata lo scenario di una sanguinosa guerra di narcos, nella quale corpi dello Stato parteggiano per l’una o per l’altra parte.
Intanto i morti, soprattutto ragazzi poveri senza alternative né futuro nel fallimento del modello neoliberale che negli ultimi 40 anni aveva nella città la propria massima espressione con centinaia di maquiladoras, in appena due anni, sono già 4.600 e i rifugiati 100.000.
Così oggi Juárez è la città più violenta al mondo nel silenzio dei grandi media che preferiscono guardare colpevolmente altrove mentre la guerra produce anche decine di "omicidi politici" di sindacalisti, difensori dei diritti umani, militanti dei movimenti sociali.
A Radio3Mondo Anna Maria Giordano intervista Gennaro Carotenuto in diretta da Ciudad Juárez.
Dopo la notizia che la Cina ha superato gli Stati Uniti per la produzione di automobili, il simbolo dell’industria materiale del secolo XX e della società dei consumi un’altra notizia, sia pur meno cogente, testimonia il definitivo passaggio di secolo. Internet Explorer, il browser di Microsoft preinstallato nella maggior parte dei computer al mondo, in appena un lustro è passato dall’essere usato dal 90% ad appena il 55% degli utenti Internet.
E’ un segnale che il mondo del software proprietario di Microsoft sia alla fine. L’impresa che ha in buona sostanza creato il Personal Computer sta lentamente cedendo il proprio controllo e Bill Gates può godersi la propria dorata pensione. L’avvento di Internet fu l’inizio della fine per il monopolio assoluto di Microsoft, non a caso indicata come il nemico per eccellenza da tutti i fautori della condivisione della conoscenza.
La multinazionale di Seattle all’inizio dimostrò di non credere nell’importanza della Rete, quindi fu costretta a rincorrere. La rincorsa riuscì e nel 2004 proprio beneficiando di una posizione largamente dominante nel mercato dei sistemi operativi, Microsoft era riuscita ad imporre il suo browser, Internet Explorer, in oltre il 90% dei computer al mondo.
La comunicazione di massa è spacciata. È smascherata, il re è nudo. Questo sostiene il filosofo Mario Perniola nella sua appassionata requisitoria Contro la comunicazione. Il sistema comunicativo dei media non è più in grado di tener fede alla sua missione originaria: comunicare, informare, accrescere la conoscenza comune.
Asserviti come sono alle élites del potere economico e politico, i media perseguono molteplici obiettivi, escluso quello della verità. Essi rappresentano il canale privilegiato con cui il mercato impone le sue tendenze; si sono trasformati una volta per tutte nella permanente messa in scena con cui le lobbies dominanti colonizzano l’immaginario e il consenso dei cittadini. Il linguaggio massmediatico rifugge le parole chiare, evita le prese di posizione nette, dal momento che ha bisogno di affermare qualcosa oggi per poi magari rimangiarsela domani. Ne risulta una comunicazione depurata dalle idee poiché, per sussistere, essa ha bisogno di vaporizzare ogni contenuto, di svuotare della sostanza concettuale qualunque fatto veicoli. Anzi, è nelle pieghe del non detto e del troppo detto, del rappresentato, dell’insistito e dell’opinabile, che il fatto stesso alla fine scompare. … Leggi tutto
Giampaolo Paticchio su http://www.gennarocarotenuto.it
Intervista di Bernardo Parrella a Gennaro Carotenuto per Apogeonline
Il citizen journalism intacca il latifondo mediatico nelle democrazie occidentali e fa emergere la vivacità dei paesi all’ombra dei mainstream media. Intervista a Gennaro Carotenuto
Il giornalismo partecipativo nelle sue varie incarnazioni è una delle pratiche simbolo del nuovo modo di fare informazione nell’era delle tecnologie mobili e digitali. Un trend che acquisterà sempre più centralità nel futuro di redazioni e cittadini, in modo particolarmente marcato nel mondo non occidentale. Nella nebulosa informativa odierna, i grandi gruppi editoriali restano tali pur se scricchiolanti, ma la speranza corre via internet, dove milioni di liberi cittadini rilanciano e commentano fatti (o almeno provano a farlo) e dove libertà di stampa vuol dire biodiversità informativa. Di questo abbiamo parlato con Gennaro Carotenuto, autore del recente volume Giornalismo partecipativo: Storia critica dell’informazione al tempo di Internet (Nuovi Mondi) e docente di Storia del giornalismo e dei nuovi media all’Università di Macerata.
E’ con grande piacere che presento oggi questo lavoro, Giornalismo partecipativo. Storia critica dell’informazione al tempo di Internet, omonimo di tante cose, di questo sito, del Master Universitario che hanno riempito la mia vita professionale e i miei interessi scientifici negli ultimi anni. D’accordo con l’editore pubblichiamo l’intera introduzione e un paragrafo per ognuno dei tre capitoli come maniera di aprire il dibattito e rendere un giusto tributo a chi è stato fondamentale e che voglio riassumere pubblicando due frammenti dalla pagina di ringraziamenti del libro.
Gennaro Carotenuto, Giornalismo partecipativo. Storia critica dell’informazione al tempo di Internet, Modena, Nuovi Mondi, 2009, pp. 351. ISBN: 9788889091715, Acquista subito al prezzo speciale di 10.20 Euro.
Il conformismo, la sciatteria, la sudditanza culturale, il servilismo e il carrierismo sono i primi motori di omologazione dei media tradizionali. Una speranza viene da Internet.
Nella nebulosa informativa, i “media personali di comunicazione di massa”, dove milioni di liberi cittadini possono dire la propria, libertà di stampa vuol dire biodiversità informativa e giornalismo come bene comune.
Secoli prima che la nostra Costituzione garantisse il “diritto di stampa”, nella Venezia di fine Quattrocento era già stato codificato il “privilegio di stampa”. Ancora oggi l’imprinting del giornalismo ufficiale, che si fa scudo con la grande storia del Quarto potere, è la corrività con l’establishment politico ed economico.
La concentrazione editoriale spacciata per libertà d’espressione sta cancellando, senza bisogno di censure, le voci di interi spezzoni della società mentre gli sponsor si pongono come unici interlocutori del giornalismo.