Friday 25 May 2012, 05:25

Gli articoli con tag: " genocidio "

OSTALGIA, nostalgia del socialismo reale

Contro il "virus del revisionismo" vi trasmetto questo articolo dell’amico Alberto Capra scritto per  "ORIZZONTI NUOVI"

Il fenomeno dell’ostalgia, lo sguardo nostalgico verso la vita durante il socialismo reale, esprime una memoria collettiva in contrasto con la memoria culturale ufficiale degli Stati dell’ex blocco sovietico oggi nell’Unione Europea.

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Ahmadinejad fa comodo a tutti

Il vertice dell’Onu sul razzismo in corso a Ginevra, ribattezzato Durban II, è stato un fiasco annunciato dopo le polemiche della vigilia e si è trasformato in un pulpito dal quale il presidente iraniano Ahmadinejad ha violentemente attaccato Israele. Risultato: la conferenza è stata abbandonata anche da quelle democrazie che avevano deciso di prendervi parte, con la sola eccezione significativa dell’Inghilterra. E del Vaticano.

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Il Ponte è nudo al Punto G

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“Adesso non è “possibile” ma NECESSARIO”, questo è il comunicato dal sito AltroG8 : ” dal 22 al 24 aprile la città di Siracusa sarà sede del summit G8 sull’ambiente. I ministri per l’ambiente degli otto governi cosiddetti più grandi del mondo, grandi sostenitori e applicatori delle politiche liberiste, grandi inquinatori, grandi devastatori, grandi responsabili del declino inarrestabile del Pianeta e dell’oppressione dei suoi abitanti, arriveranno a Siracusa e si barricheranno dentro il castello Maniace dell’isola di Ortigia. A otto anni dalla rivolta di Genova gli 8 grandi troveranno ad attenderli, con la stessa determinazione di sempre, i movimenti che hanno riempito le piazze di tutto il mondo per opporsi al neoliberismo, allo sfruttamento, alla guerra, alla devastazione del pianeta

Da chi lotta per non avere un Ponte per la distruzione dell’Ambiente e degli umani, da chi lotta contro ogni Punto G, G8,G18, G20…

Dalla Rete Disarmiamoli!

VIDEO Spot Contro G8 o meglio G20 ambiente Siracusa

un video che vale più di molte parole


un video- Spot per il CONTRO VERTICE al G…: Dal 22 al 24 aprile a Siracusa si terrà il G18 (i soliti 8 più la Repubblica Ceca, Cina, India, Brasile, Messico, Indonesia, Sudafrica, Australia, Repubblica di Corea ed Egitto, Danimarca) sull’ambiente in vista del vertice di luglio alla Maddalena. I “grandi “inquinatori” della terra si riuniranno per discutere dei cambiamenti climatici. Quei governi che attraverso le loro politiche ambientali sono la causa del surriscaldamento globale e della perdita della biodiversità, discuteranno dei danni che devono ancora fare, escludendo le persone di quei territori, devastati dallo feroce sfruttamento di tali politiche”.

Per il 23 aprile è stata indetta la manifestazione di piazza.

Doriana Goracci

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Segnalo:

Siciliantagonista il Programma della tre giorni CONTRO G8 e le adesioni

Mozione a firma Dell’Utri: “Cambiamenti climatici modesti, e comunque non dannosi

Appello per uno spezzone rosso-nero alla manifestazione contro il G8 sull’ambiente a Siracusa, del prossimo 23 aprile.

Petizione popolare contro il ritorno al nucleare

Voi G8, noi 6 miliardi…

* Tra i commenti di chi il video l’ha visto: “20 km di raffinerie Priolo Gargallo Melilli Augusta, falda inquinata dal benzene irreversibilmente,1000 bambini nati deformi, Milazzo record di tumori ai polmoni, Enna record di morti per tumore attorno a Pasquasia, 4 dighe lago inquinate dall’alga rossa irreversibili,Trapani , Enna, Catania, Caltanissetta divieto assoluto di bere e irrigare i campi , tumore al fegato, 50 % acqua potabile usata per trasformare il petrolio in benzina, città intere senza acqua potabile, GENOCIDIO DEL POPOLO SICILIANO

http://www.infoaut.org/img/gallery/nog8-498203e806b49.gif

Strage di Tlatelolco: fu genocidio ma senza colpevoli. Luis Echeverría libero.

Foto: H.I.J.O.S. Mexico

di Annalisa Melandri

L’oscurità genera la violenza e la violenza ha bisogno di oscurità per diventare crimine. Per questo il due di ottobre attese la sera perchè nessuno vedesse la mano che impugnava l’arma, ma solo i colpi che sparò. (Da Memorial de Tlatelolco di Rosario Castellanos)

Da genocida a “innocente con riserva di legge”. Questa potrebbe essere la formula magica con la quale la giustizia messicana ha salvato il 27 marzo scorso, l’ex presidente Luis Echeverría Álvarez, 87 anni, dall’accusa di genocidio, come richiesto già dal Tribunale Speciale per i Movimenti Sociali e Politici del Passato (Femospp).

Il massacro di Tlatelolco fu chiamata quella strage, compiuta dallo stato per distruggere nel giro di poche ore il movimento studentesco messicano. E di genocidio si trattò, compiuto contro un “gruppo nazionale” (quello degli studenti) come ha dichiarato una perizia sociologica.

Correva l’anno 1968. Il magnifico 1968. Fu magnifico ed organizzato non solo negli Stati Uniti e in Europa. In Messico non si erano mai viste manifestazioni spontanee di quella portata, il momento d’oro del movimento studentesco si sviluppò proprio tra l’agosto e il settembre del 1968. Il 2 ottobre di quello stesso anno, alle cinque e mezza del pomeriggio, nella piazza delle Tre Culture a Città del Messico, c’erano diecimila persone. Quasi tutti giovani studenti universitari, ma anche bambini, casalinghe, lavoratori, abitanti delle palazzine circostanti scesi a curiosare, anziani, migliaia di persone che si erano date appuntamento per ascoltare il comizio dei promotori del Consejo Nacional de Huelga (Comitato Nazionale dello Sciopero) che parlava dal terzo piano dell’edificio Chihuahua.

All’improvviso un bagliore alto in cielo, le luci di alcuni bengala. Un segnale. Lo si capì dopo, soltanto dopo. E fu una pioggia di proiettili, infinita, implacabile. 29 minuti di orrore. 5mila soldati armati di mitragliatrici per 29 minuti contro 10mila persone inermi chiuse in una piazza che sembra un’arena. Dopo 40 anni ancora non si conosce con esattezza il numero dei morti né quello delle persone scomparse quel giorno.

La sentenza del tribunale ha accertato che nonostante sia vero che il 2 ottobre 1968 fu compiuto un genocidio e che tale delitto non è prescrivibile essendo un crimine contro l’umanità, ha però confermato un verdetto del 2007 con il quale di fatto viene sollevato dalle sue responsabilità l’ex presidente Luis Echeverría Álvarez che all’epoca dei fatti ricopriva la carica di segretario del governo del presidente Gustavo Díaz Ordaz. Luis Echeverría che si trovava agli arresti domiciliari dal 2006, in seguito a tale sentenza è adesso un uomo libero e innocente, nonostante in Messico pochi siano convinti della sua estraneità al massacro.

Quella di Tlatelolco non è la prima accusa di genocidio per l’ex presidente. E non è la prima dalla quale viene prosciolto. Era già accaduto con la strage detta del Corpus Domini o del halconhazo dal nome degli halcones, (falchi), gli agenti speciali della polizia al suo servizio quando ricopriva la carica di presidente della Repubblica (dal 1970 al 1976), che massacrarono decine di studenti mentre manifestavano il 10 giugno del 1971.

Alcune associazioni tra le quali il Comité 68, Eureka, e H.I.J.O.S. México, che raggruppano i familiari dei desaparecidos del movimento studentesco e della guerra sucia degli anni ’70 hanno organizzato qualche giorno dopo la sentenza, il 1 aprile scorso, un escrache, (lett. uno sputtanamento) come si definisce in Messico (ma anche in Argentina) la protesta pubblica solitamente agita sotto l’abitazione o il luogo di lavoro della persona che si vuole denunciare. Hanno circondato la casa dell’ ex presidente Echeverría con cartelli recanti le scritte “Genocida libero” e “Luis Echeverría il popolo ti condanna” e lanciato uova e pomodori contro il suo portone. Nelle vie circostanti altri cartelli con la fotografia di Echeverría avvisavano i passanti e i residenti che in quella zona risiede un genocida.

Era presente all’iniziativa anche Lucía Morett, l’unica sopravvissuta al massacro compiuto a Sucumbíos (Ecuador) dall’esercito colombiano, dove sono morti 4 suoi connazionali oltre a una ventina di guerriglieri e al numero due delle FARC Raúl Reyes. Ha ricordato che, come Echeverría, anche Álvaro Uribe è un genocida e un terrorista di stato. Le associazioni che hanno organizzato la protesta hanno anche annunciato che nei prossimi giorni presenteranno ricorso ai tribunali internazionali.

El pueblo hermano de Palestina

El pueblo hermano de Palestina
di Davide Matrone

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Su Oz e Grossman

Caro Gennaro,

vedo che non hai avuto problemi a rispondermi con nettezza. Allora farò altrettanto.

Sono uno studente, tu un docente, non ho pretese di autorevolezza, ma mi documento, per quanto posso. Ammetto con stupore e dispiacere che le argomentazioni che mi hai portato, e se vogliamo anche i rimproveri che mi hai rivolto, in genere me li sarei aspettati dal mondo paludato degli “amici di Israele tout court”, non da una persona che parrebbe avere senso critico. Mi spiego, anche se troppo brevemente.

Non mi azzardo a discutere le aspettative di pace di Oz e Grossman (di Yehoshua non parliamo nemmeno), magari costoro la cercano davvero la pace, ma…valutiamo i fatti e vediamo se sono consoni al fine. Ora, sarà opportuno ricordare che Yehoshua, insieme con Grossman e Oz (di solito chiamati in campo come il trio critico della cultura israeliana), ha giustificato con la guerra del Libano cose anche peggiori, come il taglio dell’energia elettrica e dell’acqua alla popolazione di Gaza. Che tristezza e delusione accusarmi del fatto che contesto chi non dice ciò che io vorrei dicesse! Che tristezza accusarmi di pensare che tutti gli israeliani sarebbero lupi travestiti da agnelli! Argomenti malevoli come quello antistorico dell’antisionismo come antisemitismo…Non me lo aspettavo da te.

Sono convinto che non tutta la società israeliana sia guerrafondaia, ho letto vari appelli in questi giorni, ma so pure che le operazioni miliatri, ahimè, hanno un massiccio sostegno popolare e che la sinistra israeliana (non quella laburista) è vessatissima.

So che ci sono autori israeliani come Pappe che parlano di “pulizia etnica” nel 48 ed hanno dovuto abbandonare Israele, so che Jamil Hilal afferma che la soluzione “due popoli due Stati” è oramai come la pace universale di Bobbio: semplicemente impossibile. So però che, di contro, Oz e Grossman continuano a vivere in Israele senza problemi, a parlare di “due popoli due Stati”, di “odio di distruggere Israele”, argomento crudele usato da coloro che non ammettono l’entità dei torti seminati dai sionisti da 80 anni a questa parte: come Grossman e Oz chiamano la guerra del 48? Di indipendenza o di occupazione? So che Michael Warshawsky la chiama di occupazione…loro non credo. Dice Oz: “Due guerre israelo-palestinesi sono scoppiate in questa regione. Una è quella della nazione palestinese per la sua libertà dall’occupazione e per il suo diritto a essere uno Stato indipendente. Tutte le persone rispettabili dovrebbero sostenere questa causa. La seconda guerra è mossa dall’Islam fanatico, dall’Iran a Gaza e dal Libano a Ramallah, per distruggere Israele e cacciare gli ebrei dalla loro terra. Tutte le persone rispettabili dovrebbero aborrire questa causa”. Cavolo, che analisi storica: nemmeno un accenno ai crimini del Sionismo! Perché è lì la chiave: se non si ammette l’entità del crimine commesso in passato è troppo facile parlare di pace.

So che una fetta di israeliani si oppone alle stragi, ma anche so che Pappe afferma: “Lo Stato, attraverso i suoi mezzi di informazione e con l’aiuto del mondo accademico, ha diffuso un coro unanime – persino più forte di quello ascoltato durante il criminale attacco in Libano nell’estate del 2006. La giusta furia è un fenomeno costante nell’espropriazione, oggi israeliana e a suo tempo sionista, della Palestina. Ogni atto, che si trattasse di pulizia etnica, occupazione, massacro o distruzione è sempre stato ritratto come moralmente fondato e come un puro atto di autodifesa perpetrato in modo riluttante da Israele nella sua guerra contro la peggiore specie di esseri umani. Oggi in Israele, da sinistra a destra, dal Likud alla Kadima, dal mondo accademico ai mezzi di informazione, si può ascoltare questa giusta furia di uno Stato che è più occupato di qualsiasi altro nel mondo a distruggere ed espropriare una popolazione autoctona. La convinzione a priori di essere nel giusto è un potente atto di abnegazione e giustificazione”.

So che Oz critica la sinistra antisionista, mentre so che sempre Pappe (cacciato da Israele, guarda un pò) afferma: “Dobbiamo provare a spiegare non solo al mondo, ma anche agli israeliani stessi, che il Sionismo è un’ideologia che appoggia la pulizia etnica, l’occupazione, e ora l’omicidio di massa. Ciò di cui ora si sente il bisogno non è solo di una condanna della strage in corso, ma anche della delegittimazione di un’ideologia che produce quella politica e la giustifica moralmente e politicamente. Lasciateci sperare che voci significative nel mondo dicano allo Stato ebraico che questa ideologia e l’intera condotta dello Stato sono intollerabili e inaccettabili e fintanto che persistano, Israele verrà boicottata e sarà soggetta a sanzioni. Sembra che persino i più orrendi crimini, come il genocidio di Gaza, siano trattati come eventi avulsi dal contesto, svincolati da ogni evento del passato e da ogni ideologia o sistema. In questo nuovo anno, dobbiamo provare a fare in modo che l’opinione pubblica riconsideri la storia della Palestina e le malefatte dell’ideologia Sionista come i migliori mezzi sia per spiegare le operazioni di genocidio come quello in corso a Gaza che come un modo per prevenire eventi peggiori a venire”.

Hai mai sentito dire ad Oz e Grossman queste cose?

Sempre su Wikipedia, su Oz, si dice: “Diversamente da molti altri movimenti israeliani per la pace, Oz non si oppone alla costruzione di una Barriera di separazione israeliana, ma ritiene che il suo tracciato dovrebbe essere più o meno quello della Linea Verde, il confine esistente prima del 1967″. Invece sempre Pappe, israeliano cacciato, dice : “In modo analogo, potremmo essere in grado di trovare un modo più comprensibile, paragonato a quello accademico e intellettuale, di spiegare chiaramente che la politica di Israele degli ultimi sessanta anni deriva da una ideologia razzista egemonica chiamata Sionismo, protetta da infiniti strati di giusta furia. A dispetto della prevedibile accusa di antisemitismo e quant’altro, è il momento di associare nella mente pubblica l’ideologia sionista con gli oramai noti capisaldi storici del Paese: la pulizia etnica del 1948, l’oppressione dei palestinesi in Israele durante i giorni del governo militare, la brutale occupazione della Cisgiordania e ora la strage di Gaza. Tanto quanto l’ideologia dell’Apartheid ha spiegato le politiche oppressive del governo sudafricano, questa ideologia -nella sua versione più condivisa e semplicistica- ha permesso a tutti i governi israeliani del passato e del presente di de-umanizzare i palestinesi ovunque essi si trovino e di aspirare a distruggerli. I mezzi sono cambiati da un periodo all’altro e da un posto all’altro, così come i racconti che nascondevano queste atrocità. Però c’è un modello chiaro che non può essere discusso esclusivamente nelle torri d’avorio accademiche, ma che deve fare parte del discorso politico sulla realtà contemporanea della Palestina oggi. Alcuni di noi, vale a dire coloro i quali sono impegnati per la pace e la giustizia in Palestina, eludono inconsapevolmente questo dibattito concentrandosi, e questo è comprensibile, sui Territori Occupati Palestinesi (OPT) -la Cisgiordania e la Striscia di Gaza. Combattere là contro le politiche criminali è una missione urgente. Ma questo non dovrebbe far passare il messaggio che i poteri presenti in Occidente hanno adottato con gioia su suggerimento d’Israele: che la Palestina è solo la Cisgiordania e la Striscia di Gaza, e che i palestinesi sono unicamente le persone che vivono in quei territori. Noi dovremmo ampliare la rappresentazione della Palestina in senso geografico e demografico compiendo una narrazione storica degli avvenimenti del 1948, e richiedere pari diritti umani e civili per tutte le persone che vivono, o un tempo vivevano, in quelli che oggi sono Israele e gli OPT”.

Oz e Grossman tacciono…

Oz è stato tra i fondatori di Peace Now ed esponente della sinistra sionista (Wikipedia)…di questo movimento pacifista un vero fautore della pace, anch’egli israeliano, Michael Warshawsky afferma nella sua biografia “Sulla frontiera” essere un movimento che si definiva “ebreo, sionista e consensuale”. Sionisti di sinistra? Mi sembrava una contraddizione assoluta, e infatti poco dopo dice lo stesso autore nel capitolo “Il colono di sinistra”: “Il sionista di sinistra crede nei valori democratici e vuole vivere in democrazia. Ma vuole anche, e soprattutto, uno Stato ebraico. Sarà dunque il promotore della filosofia della separazione. Non come semplice mezzo, ma come valore. Per questo il suo discorso sarà spesso più segregazionista di quello di certe tendenze della destra (…) Scopre che se i colonizzati ottengonola giustizia, se riesce a spingersi fino a fornire loro la sua approvazione e anche il suo aiuto, la sua solidarietà si ferma lì: non è dei loro e non ha alcuna voglia di esserlo. Intravede vagamente il giorno della loro liberazione, la riconquista dei loro diritti, ma non pensa seriamente a condividerne l’esistenza, ancorché liberata”. Seguono altre descrizioni spettacolari, cito un altro breve passaggio: “Ciò che distingue il sionista di sinistra da quello di destra è il paternalismo: dopo essersi degnato di riconoscere, e gli ci sono voluti più di 40 anni, l’esistenza del palestinese, il sionista di sinistra non può ammettere che questo continui a rivendicare diritti: deve fidarsi di lui, un giorno lui gli troverà una soluzione, tanto più che tutti sanno che non ama la sua situazione di occupante e che auspica da sempre la separazione. Se l’occupato, chi ha perso ciò che possedeva, si ostina a battersi per i propri diritti, dimostrerà una volta di più che non gli interessa la pace e che merita perciò la repressione di cui è oggetto”.

Oz sul Libano del 2006, Oz sull’accerchiamento di Gaza, Grossman sul Libano del 2006, Grossman sull’accerchiamento di Gaza (quello del taglio della corrente e via dicendo…).

Mi fermo qui, penso basti. Grazie per la saccenza, mi dispiace per certa superficialità. Poi non mi credi quando ti do certi consigli: ecco cosa si ottiene ad essere “compagni” democratici e dipietristi…

Donne, uomini e soldati

Il coraggio e la fermezza di una ragazza palestinese che ferma la guerra e le armi, non ha bisogno di tante parole.

Basta questo breve video per capire  da che parte sta la resistenza e l’affermazione della Vita. … Leggi tutto

Morto a 86 anni il cardinale Pio Laghi. Il nunzio che giocava a tennis col genocida Jorge Videla

pio

Il coccodrillo dell’AGI ne parla come di un uomo saggio e pio, come il suo nome promette. Arriva a scrivere: “dal ‘76 all’ ‘80 nunzio in Argentina (dove i suoi tentativi di mitigare la durezza della dittatura militare furono criticati fino all’accusa di connivenza con i sanguinari generali)” …

Chi conosce la storia dell’ultima dittatura argentina, chi ha letto i libri di chi ha conservato la memoria di quell’orrenda stagione (parecchi dei quali usciti pure in italiano) sa che il comunicato dell’AGI restituisce una storia fallace, inaccettabile. Il 27 aprile 1995 il cardinale Laghi dichiarava: “come potevo supporre che stavo trattando con dei mostri, capaci di buttare persone dagli aerei e altre atrocità simili? Mi si accusa di delitti spaventosi per omissione di aiuto e di denuncia, quando il mio unico peccato era l’ignoranza di ciò che veramente capitava …”.

Segnalo l’ottima intervista di Maurizio Torrealta al Perro Verbitsky (l’autore de Il volo) nella quale si sostiene che Laghi fosse iscritto alla P2 e che Paolo VI sia stato indotto al silenzio proprio dalla Chiesa argentina, probabilmente la più reazionaria al mondo (gc).

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Gilad Atzmon – L’Antico Testamento e il genocidio a Gaza

http://2006.vilniuscityjazz.lt/old/images/artists/04b2.jpg Gilad Atzmon,  nato nel 1963, è un musicista jazz, israeliano, formatosi alla Rubin Academy of Music di Gerusalemme.

La passione per la musica, il sassofono, il clarinetto… da ascoltare e scorrere sul suo sito Atzmon, convivono con quella della scrittura.

E’ noto per l’una e per l’altra, date le sue posizioni fermamente antisioniste.

Quello che segue è un articolo da lui scritto il 9 gennaio, tratto dal sito Palestine Think Tank Free Minds for a Free Palestine.

Libere Menti per una Libera Palestina.

Doriana Goracci … Leggi tutto

Oggi è giorno di manifestazione

http://www.panagea.eu/web/images/stories/articoli/palestina.jpg

Oggi è giorno di manifestazione. Sveglia presto. Si valuta il tempo. Un po’ di sole non guasta. Meglio che quelle maratone sotto la pioggia. Più che un corteo sembrerebbe una fuga verso l’asciutto.

Nei cortei sotto la pioggia guardo con ammirazione quelli che continuano a tenere lo striscione alto, altissimo, perché il messaggio arrivi ai pochi passanti e agli altri. Tutti i compagni attorno. Perché sentirsi meno soli è la questione principale. … Leggi tutto

Messaggi su bomba da Israele: l’infanzia negata dalla guerra

Delle bambine israeliane  scrivono  messaggi sulle bombe,  che stanno per essere lanciate, sorridono…è agghiacciante, tanto quanto le  immagini dei corpi  devastati dalle armi. Infanzia negata su tutti i fronti. … Leggi tutto

Angelo Panebianco: l’informazione ai servizi dei crimini di Israele

Scrive Angelo Panebianco sul Corriere della Sera del 4 gennaio scorso, che il silenzio del mondo arabo rispetto all’attacco prima,  e all’invasione poi della Striscia di Gaza da parte di Israele,  potrebbe essere spiegato secondo la logica  per cui  onde evitare che … (avanzi il fondamentalismo islamico, l’Iran acquisti un ruolo di egemonia in Medio Oriente, etc etc) si accetta che…  (i palestinesi vengano sterminati e Gaza sia ridotta ad un cumulo di macerie).
In effetti, sebbene appaia come un agire cinico dinanzi al quale  è difficile rimanere indifferenti,  questo spiegherebbe anche perchè l’Egitto mantiene e ha mantenuto in passato chiuso il valico verso la Striscia da dove potrebbero passare invece cibo e medicinali per gli abitanti di Gaza  ridotti allo stremo dal blocco israeliano.
Questo silenzio avrà conseguenze storiche catastrofiche, preannuncia Uri Avnery, scrittore e attivista pacifista israeliano.
Come si spiega invece il silenzio dei governi occidentali?
Angelo Panebianco, analizzando proprio questo ma  anche l’esplicito consenso all’azione bellica israeliana del mondo occidentale  va ben al di là delle ragioni più o meno politiche, anche se condannabili, che lo determinano.
Egli azzarda la teoria secondo la quale il consenso generale di questi giorni da parte della comunità internazionale  all’attacco israeliano sarebbe dettato anche  da un “diverso valore attribuito dai contendenti alla vita umana”. In pratica, poiché secondo il Panebianco, per “gli uomini di Hamas, come per Hezbollah in Libano, la vita (anche quella degli appartenenti al proprio popolo) vale talmente poco che essi non hanno alcun problema a usare i civili, compresi i bambini e donne, come scudi umani”… bene fanno gli israeliani  allora a sterminarli tutti.
Questa è la conclusione logica alla quale si  sovviene terminando di leggere il periodo fuoriuscito dalla mente contorta di Angelo Panebianco . Invece no. Egli non è  così stolto. Ma disonesto lo è di sicuro e quindi conclude che : Israele “cerca di limitare le ingiurie alla popolazione civile, anche se naturalmente la natura del conflitto esclude che essa non sia coinvolta”.
I numeri, ovviamente a Panebianco dicono ben poco, perchè se ad oggi  possiamo contare più di 700 morti palestinesi, per la maggior parte civili, donne e bambini e più di 3.000 feriti, metà dei quali destinati a morire per mancanza di medicinali (e anche di ospedali, visto che vengono bombardati anche quelli) e soltanto 6 soldati israeliani, evidentemente di guerra non si tratta. Possiamo e dobbiamo chiamarlo genocidio.
E già questo potrebbe  di per sé bastare a far comprendere il pensiero di Angelo Panebianco: chi ha valori morali diversi da noi merita lo sterminio. Perchè non sterminare a questo punto tutti i tossicodipendenti invece di curarli, o gli zingari che non si piegano a vivere come noi? Invece qualche riga più in là  l’editorialista del Corriere della Sera  affonda completamente nella palude dei suoi ragionamenti,  accusando  addirittura Richard Falk, “relatore speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi” dell’ONU, di “star usando la sua carica e le sue sponsorizzazioni per fare propaganda pro-Hamas e antiisraeliani ”.
Mi ha ricordato Uribe, il presidente colombiano quando accusa i difensori dei diritti umani in Colombia di essere membri delle Farc e poi gli spara addosso.
Così ha fatto Israele ieri, uccidendo con la complicità di tutti gli Angelo Panebianco del mondo due addetti palestinesi, due terribili terroristi di Hamas appartenenti all’ Unrwa — l’Agenzia dell’Onu che si occupa dei profughi a Gaza, mentre guidavano un convoglio che portava aiuti umanitari.

Quel che resta di Gaza

Sabra e Chatila nel 1982, Jenin nell’aprile del 2002, adesso Gaza. Le prime due stragi con la regia di Sharon. Lungo tutti questi anni: muri, deportazioni, maltrattamenti, omicidi, umiliazioni, saccheggiamenti di villaggi profughi, distruzioni di ospedali, di scuole, di infrastrutture… … Leggi tutto

Lettera di Mustafa Barghouthi

Lettera di Mustafa Barghouthi (Parlamentare palestinese, leader del partito di sinistra Mubadara (L’Iniziativa))
Ramallah, 27 dicembre 2008.
Leggerò domani, sui vostri giornali, che a Gaza è finita la tregua.
Non era un assedio dunque, ma una forma di pace, quel campo di concentramento falciato dalla fame e dalla sete.
E da cosa dipende la differenza tra la pace e la guerra? Dalla ragioneria dei morti?
I bambini consumati dalla malnutrizione, a quale conto si addebitano?

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Lettere che contano – raccontano – disturbano, a fine 2008



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