Thursday 09 February 2012, 11:08

Gli articoli con tag: " Francisco Franco "

Francisco Franco nella spazzatura della storia

franco

Ci hanno messo trentatre anni in Spagna a rimuovere l’ultima statua del tiranno. Adesso a Santander l’avvolgono in un sacchetto della monnezza e la portano via. Occhio: è un rifiuto tossico, fate attenzione a come lo smaltite.

Nozze gay. In California come nella Spagna di Francisco Franco?

condonesrepublicanos Nel giorno del trionfo di Barak Obama, in California un referendum ha abrogato il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Al di là di ogni altra considerazione, c’è incertezza sul destino dei 18.000 matrimoni già celebrati che potrebbero perfino essere annullati. Se così fosse la California nel XXI secolo prenderebbe una decisione identica a quella presa da Francisco Franco negli anni ‘30.

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Via Giorgio Almirante, terrorista

giorgio_almirante In molti hanno scritto dell’Almirante antisemita e dell’Almirante massacratore repubblichino e ci vuole un tir di Maalox (o lo stomaco di Veltroni, “nulla fermerà il dialogo con il PDL”) per mandarlo giù.

Ben pochi invece si sono soffermati sul fatto che Giorgio Almirante fu amnistiato solo perché ultrasettantenne dal reato di favoreggiamento aggravato agli autori della strage di Peteano, nella quale tre carabinieri furono fatti saltare in aria.

Giorgio Almirante, il grande statista al quale Gianfranco Fini rende omaggio e Gianni Alemanno vuol dedicare una strada romana, per la legge italiana è dunque un terrorista complice dell’assassinio di tre carabinieri. Ecco tutta la storia.

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Neofascismo terrorista in Spagna

carlosrepubblica Carlos Palomino era un ragazzo antifascista di 16 anni. E’ stato assassinato la settimana scorsa a Madrid da un militare professionista, militante del partito neonazista “Democracia Nacional”. Carlos andava a manifestare contro un presidio razzista organizzato dall’estrema destra spagnola e autorizzato dall’amministrazione del Partido Popular del comune di Madrid, che da sembra corteggia e gioca col consenso offerto dall’intolleranza della destra xenofoba.

Ieri almeno 2000 militanti antifascisti (nella foto sventola -come sempre più spesso accade- la bandiera repubblicana spagnola) sono tornati a manifestare -questa volta a Barcellona- per ricordare Carlos e hanno denunciato la presenza in Spagna di David Duke, uno dei leader storici del Ku Klux Klan … Leggi tutto

Franco e Mussolini: le recensioni della stampa nazionale

G. Carotenuto, Franco e Mussolini. La guerra mondiale vista dal Mediterraneo: i diversi destini dei due dittatori, Sperling & Kupfer, pagg. 243, Euro 17

Qui una breve sintesi di alcune delle recensioni dedicate dalla stampa nazionale:

Lidia Menapace, Liberazione: Il bel libro di Gennaro Carotenuto Franco e Mussolini, che esce proprio nel trentesimo anniversario della morte del dittatore spagnolo, “colma una lacuna”. L’autore mostra di avere acquisito un dominio sulla materia per certi versi incredibile, seguiamo passo passo personaggi luoghi tempi circostanze, quasi come in un peraltro documentatissimo romanzo: alle persone come me le rievocazioni consentono che una serie di ricordi e sentimenti prendano il loro posto, e vecchie e radicate sensazioni abbiano il loro giusto spessore.

Mario Cervi, il Giornale: Carotenuto con grande ricchezza di documentazione esplora in ogni loro aspetto le vicende ora parallele ora intersecantesi di due personaggi che non avrebbero potuto essere più dissimili.

Enrico Mannucci, Il Corriere della Sera: Carotenuto contesta la lettura della non partecipazione spagnola al conflitto come frutto di preveggenza. Per lui Franco non entra in guerra «perché non vi sono le condizioni e neanche Hitler è in grado di aiutarlo». E aggiunge: «Franco, che non può permettersi la belligeranza e che subisce i ricatti angloamericani, fino all’ultimo collabora con Hitler e Mussolini».

Pasquale Iaccio, Il Mattino: A trent’anni dalla scomparsa di Francisco Franco giunge opportuno il libro dello storico napoletano Gennaro Carotenuto sul mai chiarito rapporto tra il dittatore spagnolo e Benito Mussolini: Franco e Mussolini.

ANSA: Una certa storiografia, o meglio una vulgata, che Carotenuto smentisce con documenti ritrovati tra Roma, Londra e Madrid, vuole Franco saggio nella non partecipazione alla guerra, ma il caudillo non pote’ scegliere il conflitto avendo un paese e un esercito allo stremo dopo anni di cruenta guerra civile. Fino ad un minuto prima di abbracciare Washington, Franco era a fianco di Hitler, ma non pote’ scegliere.

Mario Cervi, il Giornale: La Spagna scampò alla seconda guerra mondiale non perché a Franco mancasse la voglia d’entrarci, ma perché le condizioni del Paese non lo consentivano. Per questo l’autore definisce leggenda l’«abile prudenza» del generale-anzi «Generalísimo» – e sostiene che «quella della saggezza del franchismo, alla prova dei fatti, si rivela un’insostenibile vulgata».

Lidia Menapace, Liberazione: L’autore è molto attento a sfrondare da qualsiasi orpello le vicende, fa un vero lavoro di scavo storico e vengono fuori le sordide vicende, gli interessi soprattutto del grande capitale italiano, e i debiti e la miseria scaricata sul popolo.

Mario Cervi, il Giornale: I due regimi, l’italiano e lo spagnolo, ebbero molte apparenti similitudini – finché i fascismi furono in auge – nei rituali, nei saluti a braccio alzato, nelle coreografie. Ma nel profondo divergevano (e Carotenuto lo sottolinea). Militare, clericale, reazionario il franchismo, generato da un classico golpe gallonato. Movimenti di massa, popolari e populisti, il fascismo e il nazismo. La dittatura di massa è per sua natura dinamica, come il pescecane deve sempre muoversi, fare qualcosa, divorare qualche preda. La dittatura golpista è conservatrice, statica, propensa a un’immobilità vegliata dalle baionette.

Enrico Mannucci, Il Corriere della Sera: Sulla primogenitura fascista riguardo al franchismo Carotenuto è scettico sulle teorie che descrivono una genealogia del genere: troppo più repressivo e conservatore il secondo.

Lidia Menapace, Liberazione: Devo prima di tutto dire che l’opinione che Franco avesse evitato al suo popolo la sciagura dell’entrata in guerra con la scelta della neutralità per abile capacità manovriera era molto diffusa: ricordo mia madre che lo aveva in grande odio perchè lo giudicava uno proprio cattivo di natura, uno crudele, feroce, diceva però sempre che era un cattivo furbo capace di non fare le scemenze di Mussolini a proposito di guerra. Il racconto di Carotenuto fa giustizia di questo diffuso giudizio e ci mostra un uomo certo cattivo ed egoista, ma non capace di governare gli eventi, anzi furbescamente e piattamente succube di essi.

Pasquale Iaccio, Il Mattino: «Più che manifestazioni di massa – nota Carotenuto – il franchismo fu carcere, chiesa e caserma». Fu più interessato allo sterminio (degli oppositori) che non alla costruzione di un consenso popolare. La ventilata partecipazione alla guerra viene sempre rimandata accampando pretesti, subordinandola ad aiuti e finanziamenti da ottenere dagli alleati e che, naturalmente, non erano mai sufficienti.

Lidia Menapace, Liberazione: Ma ciò che più giova alla comprensione degli eventi è l’attenta analisi del peso e intreccio e degli scontri fra le varie forze che si disputano le spoglie, il dittatore teso a garantirsi un futuro, facendo stingere la sua adesione all’Asse, con una sgusciante e serpentesca “neutralità”, la monarchia, l’esercito, la falange, ciascuno che cerca una via di fuga. Davvero così fu vissuta la vicenda anche da chi era molto ai margini della storia allora, anche noi dall’Italia settentrionale vedevamo i fascisti nascondersi , “lavarsi la camicia” come si diceva, calpestare la “cimice” (era il nome popolarmente dato al distintivo del PNF), rintanarsi, fare qualche favore a qualche antifascista per garantirsi un futuro ecc.ecc.

Enrico Mannucci, Il Corriere della Sera: Con il massiccio impegno nella guerra civile spagnola, secondo Carotenuto, l’Italia inizia a perdere il conflitto mondiale, dissipando enormi risorse.

Lidia Menapace, Liberazione: Di tutte queste minori vicende Carotenuto offre la spiegazione “grande”, storica e ne chiarisce il senso. Un bel modo di “revisionare” su Franco anche le ingannevoli opinioni “favorevoli”: di simile revisione abbiamo bisogno. Anche Mussolini che qui appare nella sua fine miserevole e confusa, fuori dalla realtà e non però degno di qualche grandezza appare in posture meno accomodate di quelle di cui la storiografia anche critica ci ha tramandato l’immagine. Un illuminante modo di rileggere eventi tragici che ancora non hanno finito di pesare sulla storia presente.

 

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Franco e Mussolini

Gennaro Carotenuto, Franco e Mussolini. La guerra mondiale vista dal Mediterraneo: i diversi destini di due dittatori, Milano, Sperling & Kupfer 2005, Pp 242, Euro 17

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«Il bigliettino manoscritto portato da Franco a Bordighera da Mussolini, Espana no puede entrar por gusto. Canarie Sahara Guinea aviazione benzina trasporti grano e carbone, viene a volte considerato come un pretesto, un’astuzia di Franco per sottrarsi a una guerra che non desidera. Perché mai? E’ una lettura infondata. Sul foglietto Franco non millanta nulla, anzi elenca concretissimi nodi della situazione spagnola. Franco vuole ma non può. O meglio: Franco vuole ma ha bisogno di un aiuto così ingente che l’Asse non può assicurargli. Franco, che non può permettersi la belligeranza e che subisce i ricatti angloamericani, fino all’ultimo collabora con Hitler e Mussolini, fino a poter parlare di non belligeranza attiva.»

A trent’anni dalla morte di Francisco Franco, avvenuta il 20 novembre 1975, e a sessanta da quella di Mussolini, Gennaro Carotenuto, con un saggio che tocca temi nuovi ed originali almeno per la storiografia italiana, ricorre i sei anni che vanno dal trionfo nazifascista nella guerra civile spagnola alla sconfitta del 1945, alla ricerca di risposte a vari enigmi che non avevano ancora trovato soluzione. Mentre Mussolini corre verso Piazzale Loreto, in che contesto Francisco Franco arriva a celebrare il Te Deum della pace mondiale ritrovata e naviga da amico dell’Occidente democratico e cristiano per altri trent’anni di dittatura? Fu saggio Franco? Prevalsero i meriti personali o fu il quadro geopolitico a salvarlo? Fu suo il merito o furono altre componenti del regime a salvarlo?

Dell’amicizia non più che formale tra due dittatori che si incontrarono faccia a faccia solo una volta a Bordighera, fatta di frasi roboanti e lodi esagerate da parte di Franco e paternalismo da parte di Mussolini, molto resta da dire. Il franchismo sopravvissuto poteva essere il fascismo sopravvissuto se Mussolini non avesse seguito Hitler nell’avventura della seconda guerra mondiale? E, al contrario, una propria Piazzale Loreto sarebbe stato il destino di Franco se si fosse lasciato convincere a Bordighera? Studiando con attenzione i documenti franchisti si scopre che fino all’8 settembre viene esaltata l’identità tra i due modelli, dopo Cassibile, automaticamente da Madrid se ne nega ogni analogia.

Carotenuto, attraverso le carte ritrovate tra Londra, Roma, Madrid, mostra come Franco volesse ma non avesse i mezzi per partecipare alla guerra. È Hitler a non avere la forza di armare di tutto punto un esercito, quello spagnolo, allo stremo in un paese alla fame.

Nell’avventura spagnola non c’è solo la pretesa di Mussolini di procurarsi un paese satellite e fascistizzato nel Mediterraneo occidentale. Mentre il governo fascista dilapida mezzi, uomini e soprattutto una montagna di soldi per permettere a Franco di sconfiggere il governo legittimo repubblicano, in maniera apparentemente indipendente, le maggiori industrie italiane fanno affari d’oro in Spagna. E’ proprio nel 1939-1949 che la FIAT sbaraglierà la concorrenza ed acquisirà il quasi monopolio sulle strade spagnole con il grande affare della SEAT. Grandi vantaggi toccheranno anche a Pirelli, Olivetti, Snia, le assicurazioni. Che legame c’è tra questa crescita di posizioni e la partecipazione italiana alla guerra civile spagnola? Il saggio analizza le conseguenze economiche degli ingenti aiuti concessi dal regime fascista alla Spagna nazionale, ed il coincidente fiorire in Spagna delle principali industrie italiane; ripercorre il lungo capitolo delle manovre politiche e militari per il controllo del Mediterraneo; spiega le ragioni profonde delle mosse di Franco nei confronti delle potenze dell’Asse e quali forze promuovano e come maturi la non partecipazione spagnola alla guerra; affronta la controversia sul tradimento del dittatore spagnolo ai danni di Mussolini.
Mussolini voleva davvero che la Spagna entrasse in guerra? Perché fu così generoso con Franco durante e dopo la guerra civile? In che misura il fascismo fu un modello per il franchismo? Fu davvero la saggezza di Franco ad evitare alla Spagna la guerra o questi voleva ma non poté? La Spagna rappresentava una via di fuga per il duce negli ultimi giorni di Salò? Come riuscì Franco a sopravvivere alla disfatta del nazifascismo?

La storiografia si è finora accontentata di presentare quella spagnola come una carta mal giocata da Mussolini sullo scacchiere mediterraneo della guerra mondiale. In questo libro Gennaro Carotenuto va oltre le limitazioni della storia diplomatica e militare e utilizzando fonti diverse interpreta in maniera critica e sotto una nuova luce alcune tesi consolidate sul corso della seconda guerra mondiale. Basato su ricerche originali condotte in archivi italiani, spagnoli e britannici, questo saggio offre un quadro delle posizioni dei due regimi finora non disponibile nella bibliografia italiana e presenta una originale lettura del secondo conflitto mondiale visto dal Mediterraneo.

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En español

Treinta años después de la muerte de Francisco Franco (20/11/1975) y a sesenta de la fin de la guerra mundial, muchas dudas quedan sobre la relación entre los dos dictadores. ¿Mussolini quería de verdad que España participara a la guerra? ¿Por qué fue tan generoso con Franco durante y después de la guerra civil? La Italia fascista fue de verdad el modelo sobre el cual el caudillo modeló su régimen? ¿Cómo el franquismo pudo sobrevivir al nazifascismo? Fiat, Olivetti, Pirelli, Snia obtuvieron casi unos monopolios en el mercado español; ¿cómo y por qué? ¿Mussolini, en los últimos días de Salò quería escaparse a España? ¿Si es así, fue Franco a traicionarlo?

El ensayo recorre toda la segunda guerra mundial, desde el punto de vista de las relaciones bilaterales italo-españolas y está basado en investigaciones originales conducidas en archivos italianos, españoles y británicos. En este contexto toca problemas historiográficos de primaria importancia, como la capacidad del fascismo de ser modelo para el franquismo, la presunta prudencia de Franco para quedarse afuera del conflicto mundial, las incertidumbres de Mussolini en jugar la llamada “carta española” o todo lo inherente al recorrido que lleva Italia desde el 25 de julio –la caída de Mussolini- al 8 de septiembre, la constitución de la RSI y las posibles vías de fuga hacia España para el duce mismo.

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BRECHA – El cierre de RCTV y los medios venezolanos Entre Fellini y el reggaeton

Desde el día 27 de mayo uno de los cuatro canales comerciales y golpistas venezolanos, rctv, pasará a trasmitir sólo por cable ya que expiró su licencia. Para la oposición es un atentado a la libertad de expresión. Sin embargo es también la señal de que "otra comunicación es posible". Pública y con responsabilidad social … Leggi tutto

La “chiusura” di RCTV in un Venezuela tra Fellini e il Reggaeton

CARACAS – L’industria del falso digitale è tollerata in Venezuela. Come in tutto il mondo. Ma in poche capitali del mondo trovi decine di bancarelle che vendano come il pane Zabriskie Point di Michelangelo Antonioni, L’Orfeo Negro di Marcel Camus, La voce della Luna di Federico Fellini e tutta la cinematografia latinoamericana, dalla Notte dei forni di Pino Solanas, a … Leggi tutto

Da Salvador Allende a Hugo Chávez. A cinque anni dal golpe in Venezuela

A cinque anni dal colpo di stato a Caracas dell’11 d’aprile 2002, propongo un saggio da me scritto nel 2003, ma ancora oggi ritengo attualissimo, per uno studio comparato delle reazioni delle masse latinoamericane al golpismo contro governi popolari: dal caso di Juan Domingo Perón, a quello di Salvador Allende fino a Hugo Chávez. Questo saggio, tra il 2003 e il 2004, in diverse versioni fu pubblicato su Latinoamerica, Storia e problemi contemporanei e Zapruder. A quest’ultima si riferisce la versione pubblicata.

Sono passati 30 anni da quando, l’11 settembre del 1973, un colpo di stato mette fine alla Rivoluzione con empanadas[1] e vino rosso di Salvador Allende in Cile. Non è solo uno slogan: riafferma la pacificità di una transizione al socialismo che si spera tranquilla come una gita domenicale. Fa da contraltare alla Rivoluzione in libertà, onda Alleanza per il progresso kennediana, della presidenza del democristiano Eduardo Frei Montalva (1964-1970).

di Gennaro Carotenuto

In Venezuela, l’11 d’aprile del 2002, per la prima volta, un colpo di stato classico, contro un governo ascrivibile alla categoria dei “governi popolari”, viene sconfitto dalla mobilitazione di chi si riconosce nella Costituzione bolivariana e nel governo di Hugo Chávez.

Nel mezzo vi sono i tre decenni neoliberali, che trasformano le classi popolari – sempre meno operaie, sempre più lumpen – storia dei movimenti, immaginario, coscienza ed orgoglio di classe, forme di lotta. In società dove l’agenda politica è dettata e svilita dal modello economico, il dato guida è la radicale polarizzazione … Leggi tutto

Pinochet, il sadico che spense la primavera

Oggi è un giorno triste per la storia del Cile e soprattutto per la giustizia cilena. Il più grande criminale nella storia di quel paese e forse dell’intera America Latina, Augusto Pinochet Ugarte, è morto nel suo letto. Per i 3.500 desaparecidos, per le decine di migliaia di torturati e prigionieri politici, per il mezzo milione di esiliati non ci sarà mai giustizia.

In un conato di dignità il governo concertazionista, che pure ne ha discusso per tempo spaccandosi, ha annunciato che non ci sarà né lutto nazionale né funerale di stato. Con quello che passa il convento nel Cile del 2006, tiriamo un sospiro di sollievo e restiamo quasi stupiti per la buona novella.

Pinochet il sadico, quello che ordinava di torturare infilando topi nelle vagine delle prigioniere politiche, è morto nel suo letto senza essere mai stato neanche per un’ora in carcere.

Pinochet il traditore, che si finse fedele al Presidente Salvador Allende fino all’ultimo istante, è morto con qualche vescovone che gli impartiva i sacramenti.

Pinochet il ladro, forse solo Francisco Franco e Ferdinando Marcos rubarono come lui, che faceva girare su oltre cento conti correnti statunitensi le centinaia di milioni che sottraeva a … Leggi tutto

Pinochet, el sádico que apagó la primavera

Hoy es un día triste para la historia de Chile y de la justicia chilena. El más grande criminal en la historia del país y quizás de toda América Latina, Augusto Pinochet Ugarte, se murió en su cama. Para los 3.500 desaparecidos, las decenas de miles de torturados, para el medio millón de exiliados, nunca habrá justicia.

En un sobresalto de dignidad el gobierno concertacionista, que lo discutió durante tiempo dividiéndose, anunció que no habrá duelo nacional ni funeral de estado. Con lo que pasa en Chile en 2006, hasta uno queda sorprendido por la buena noticia.

Pinochet el sádico, el que ordenaba torturar insertando ratones en las vaginas de las presas políticas ha muerto en su cama sin haber estado ni una hora en la cárcel.

Pinochet el traidor, que se fingió fiel al Presidente Salvador Allende hasta … Leggi tutto

El País, La Repubblica, Messico, Nicaragua, Venezuela, facinorosi e falangisti

Succedono cose interessanti rispetto alla stampa e all’America Latina. Succede per esempio che El País, giornale nato dall’antifranchismo militante e legato a doppio filo con il PSOE, nella sua edizione internazionale -ovvero messicana- sia schierato al 100% con il neofalangista Felipe Calderón. E´ vomitevole come un quotidiano con quella storia -e per il quale non mi pregio piú di aver lavorato a metá degli anni ’90- si spelli quotidianamente le mani per un signore che poteva fare al massimo il sottosegretario con Francisco Franco, perché sarebbe stato considerato troppo di destra, e che ha giá designato come ministro dell’interno un riconosciuto repressore, torturatore e assassino come Francisco Ramirez Acuña, ex governatore panista di Jalisco. Silenzio del País.

Appoggiare il neofalangista Calderón per El País significa svillaneggiare e ridicolizzare ogni giorno con attacchi durissimi il centrosinistra di Andrés Manuel López Obrador, che é in realtá una fotocopia del PSOE in Messico. Diffcile da spiegare. Una cosa é essere critici con la “presidenza alternativa messicana”, lo é anche chi scrive, un’altra é offendere le centinaia di migliaia di messicani radunatisi lunedí allo Zócalo di Cittá del Messico (prima o poi le foto) per difendere il loro legittimo diritto ad avere delle elezioni senza brogli.

Brutta storia, povero País, dover essere la Pravda del neocolonialismo spagnolo in America Latina.

Succede anche che Sergio Ramírez, l’ex rivoluzionario nicaraguense, oggi scrittore di successo, si accorge di averla fatta grossa a farsi usare … Leggi tutto

La settimana decisiva

Se Romano Prodi non sarà incaricato da Ciampi prima dell’elezione del Capo dello Stato, probabilmente avrà già perso la partita e dovrà passare la mano. Con lui avrà perso chi ha sperato in una svolta, anche minima. Da Berlusconi a Bush al Financial Times, in troppi lavorano contro il centrosinistra (e l’Europa) tessendo una tela a metà tra la bassa cucina e il piano eversivo.

La settimana iniziata oggi deciderà delle sorti di Romano Prodi e del suo governo. Domani … Leggi tutto

Brecha – El cuerpo del halcón

Ariel Sharon permanece internado en un hospital de Jerusalén y es muy difícil que pueda volver a la vida pública. Se estaría yendo el último patriarca israelí. Por la retirada de Gaza será recordado como un “hombre de paz”, pero para muchos su nombre estará siempre asociado a las masacres de palestinos de los campos de refugiados de Sabra y Chatila.
Gennaro Carotenuto

El cuerpo del líder moribundo (o ya muerto) es parte del tradicional uso público de la historia. Un jefe no puede morir a destiempo. Dejaría a los suyos dos veces huérfanos: de él, políticamente, y de un proceso de sucesión bien ajustado, sin riesgos. … Leggi tutto

Un regalo di Natale? Perché non un libro di storia? Perché non “Franco e Mussolini”?

Cari amici, con timidezza ma anche con estremo piacere mi permetto di consigliarvi il mio libro appena uscito, (G. Carotenuto, Franco e Mussolini. La guerra mondiale vista dal Mediterraneo: i diversi destini dei due dittatori, Sperling & Kupfer, pagg. 243, euro 17) come una bella lettura per le prossime feste. Potete leggerne la sinossi qui mentre qui vi allego una breve sintesi di alcune delle recensioni dedicate dalla stampa nazionale:

Lidia Menapace, Liberazione: Il bel libro di Gennaro Carotenuto Franco e Mussolini, che esce proprio nel trentesimo anniversario della morte del dittatore spagnolo, “colma una lacuna”. L’autore mostra di avere acquisito un dominio sulla materia per certi versi incredibile, seguiamo passo passo personaggi luoghi tempi circostanze, quasi come in un peraltro documentatissimo romanzo: alle persone come me le rievocazioni consentono che una serie di ricordi e sentimenti prendano il loro posto, e vecchie e radicate sensazioni abbiano il loro giusto spessore.

Mario Cervi, il Giornale: Carotenuto con grande ricchezza di documentazione esplora in ogni loro aspetto le vicende ora parallele ora intersecantesi di due personaggi che non avrebbero potuto essere più dissimili.

Enrico Mannucci, Il Corriere della Sera: Carotenuto contesta la lettura della non partecipazione spagnola al conflitto come frutto di preveggenza. Per lui Franco non entra in guerra «perché … Leggi tutto