Il Fondo Monetario Internazionale e la crisi
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L’editoriale di Nigrizia di novembre
In Africa gira una storiella per spiegare alla gente, a digiuno di economia, la frana finanziaria e il crollo delle Borse che hanno travolto il globo.
«Un giorno, uno sconosciuto arriva in un villaggio e annuncia agli abitanti che è pronto a comperare scimmie a 10 dollari l’una.
Subito, quei paesani vanno in foresta e catturano scimmie a centinaia, a migliaia addirittura.
Poco a poco, la popolazione dei primati si assottiglia e i cacciatori devono ridurre il ritmo.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Rafael Correa (nella foto) espelle dall’Ecuador la multinazionale petrolifera spagnola REPSOL e invita a gettare nella spazzatura della storia l’FMI.
Evo Morales intanto espelle dalla Bolivia la potentissima DEA, la polizia antidroga statunitense finora libera di operare in Bolivia.
Intanto Hugo Chávez lancia segnali di pace “al negro Barak Obama”: “qui siamo indigeni, negri, latinoamericani, dobbiamo e possiamo sederci e costruire relazioni più giuste”.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Ricordate i Chicago boys? Erano un gruppo di economisti cileni, oppositori di Allende, formatisi all’Università di Chicago e poi divenuti consulenti di Pinochet. Sono stati gli architetti del modello capitalista e competitivo imposto a punta di baionetta dalla Dittatura e poi, per tanti anni, additato come “faro di salvezza” per tutta l’America Latina dalle grandi istituzioni finanziarie internazionali (Fondo monetario internazionale, Banca Mondiale) e da una pletora di economisti cresciuti nel dogma del mercato. … Leggi tutto
alejo su http://www.gennarocarotenuto.it
Nel giro di pochi mesi prima il presidente della Banca mondiale, l’estremista neoconservatore Paul Wolfowitz, e poi il direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, Dominique Strauss-Kahn, sono stati colti con le mani nel sacco per brutte storie di abuso di potere e di sesso.
Wolfowitz è già stato costretto a dimettersi nel 2007, Strauss-Kahn è in una posizione insostenibile e dovrà farlo a breve.
Giova ricordare che le organizzazioni che Wolfowitz ha presieduto, e Strauss-Kahn ancora presiede, sono colpevoli della carestia indotta dal neoliberismo, che ha causato la morte di decine di milioni di persone nel Sud del mondo da Bretton Woods in avanti.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Facciamo due conti in tasca al fallimento della Lehman Brothers. La grande finanza ha preso una scoppola pesantissima un anno fa quando è scoppiata la bolla dei mutui facili, roba da decine di miliardi di dollari. Roba da muoia Sansone con tutti i filistei. Ma la grande finanza è un gigante. Con i piedi d’argilla?
Lehman Brothers o Merrill Lynch o altre banche d’affari, verso le quali gli adoratori del dio liberismo come Oscar Giannino o Luigi Zingales (per citare solo gli italiani) pregavano cinque volte al giorno come fossero la Mecca, pensavano di poterla fare franca in tre modi:
1) fabbricando e spacciando biglietti falsi (i derivati sono soldi falsi) e levando anche le mutande ai piccoli risparmiatori e ovviamente riprendendo le case di chi non aveva potuto pagare, buttandoli letteralmente in mezzo alla strada; 2) con l’aiuto di George Bush e della Federal Reserve socializzando le perdite alla faccia del liberismo; 3) saltando su un altro affare, ovvero speculando sul prezzo altissimo del petrolio e che pensavano destinato a crescere per sempre.
Non gli è riuscito e qui proviamo a spiegare perché, ma prima leviamoci un sassolino dalla scarpa:
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
A Felipe Calderón è sfuggito il paese di mano. Ci sono 16 milioni di disoccupati, l’inflazione è la più alta degli ultimi 12 anni e le bande dei narcos oggi controllano importanti città e intere regioni, da Chihuahua allo Yucatán, lasciando una scia di cadaveri, stragi alla luce del giorno, attacchi a installazioni militari, corpi decapitati, sequestri e vendita di protezione a innumerevoli negozi, da innocenti taquerías a rumorosi antri di table dance. … Leggi tutto
Chiara Calzolaio su http://www.gennarocarotenuto.it
Esser contro la pena di morte di Tarek Aziz (il ministro degli esteri di Saddam Hussein) non vuol dire aver voglia di andarci a cena o, se si dirige un settimanale, affidargli una rubrica e farlo passare per un autorevole opinionista. Eppure è quello che fa, lo abbiamo più volte denunciato, l’Espresso con Moisés Naím.
Naím come Tarek Aziz, probabilmente non ha mai ammazzato personalmente nessuno, ma era un ministro chiave nel governo di Carlos Andrés Pérez, che nell’89 fece ammazzare forse 10.000 persone in un giorno solo con il Caracazo, colpevoli di protestare contro il Fondo Monetario Internazionale del quale l’economista Naím era ligio esecutore.
E quindi Moises Naim è responsabile di crimini contro l’umanità e per quelli essere giudicato, non fare l’opinionista. Insomma tanto impresentabile è Naím che tanto vale che L’Espresso la prossima bustina di Minerva la faccia scrivere a Radovan Karadzic, magari nella sua nuova veste di santone new age.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Con un durissimo e documentato discorso al vertice della FAO a Roma, la presidente argentina Cristina Fernández de Kirchner ha riportato il discorso alla crudezza dei dati concreti: la causa prima della fame nel mondo è il neoliberismo.
Neoliberismo vuol dire che i deboli, i paesi del Sud del mondo, devono aprire i loro mercati mentre i forti, i paesi del Nord, possono mantenere chiusi i loro secondo i propri interessi. E le conseguenze, come ha rilevato punto per punto la presidente argentina sono sotto gli occhi di tutti. Fernández, come prima di lei il brasiliano Luíz Inacio da Silva, ha ricordato come esempio criminale quando il Fondo Monetario Internazionale raccomandava alla Repubblica di Haiti di sradicare completamente la propria produzione di riso. L’ideologia del libero mercato, imponeva di comprarlo all’estero.
Oggi Haiti, anche per essere stato obbligato ad ascoltare quei consigli interessati, è un paese distrutto e alla fame, dove i paesi integrazionisti latinoamericani, tra i quali l’Argentina, stanno insegnando a reintrodurre orti familiari per riparare ai guasti voluti dall’FMI.
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Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Tempo fa l’allora presidente della Banca Mondiale, James Wolfensohn, ebbe a dire che quando la metà del mondo guarda in tv l’altra metà che muore di fame, la civiltà è giunta alla fine. Ai nostri giorni la crisi alimentare che attanaglia decine di Paesi potrebbe far salire il totale delle persone che muoiono di fame a oltre un miliardo. La battuta citata è così diventata ancor più realistica. Con una precisazione: la nostra metà del mondo non si limita a guardare quel che succede. Si adopera per produrre materialmente lo scenario reale che poi la tv le presenta.
Martino Mai su http://www.gennarocarotenuto.it
Le politiche neoliberali in America Latina portate avanti fino a questo momento attraverso le istituzioni del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale si sono dimostrate essere, in questa regione, più che altro una “guerra economica contro la maggioranza della popolazione”.[1]Questa ha cioè sperimentato sulla propria pelle la scellerata politica economica per cui per esempio i diritti nazionali sulle enormi risorse dei vari stati sono stati completamente svenduti alle multinazionali straniere e agli investitori del nord.
L’Europa non ha giocato in tal senso un ruolo meno rilevante di quello degli Stati Uniti in questo gioco al saccheggio, anche se con peculiarità e caratteristiche che a prima vista potrebbero far pensare a un approccio di tipo molto diverso.
Annalisa Melandri su http://www.gennarocarotenuto.it
Quando più di vent’anni fa nel 1985 Alan García andò al potere in Perù, era l’ “idolo” della socialdemocrazia europea, da Craxi a Felipe Gonzales. Era giovane (a 36 anni il più giovane presidente della repubblica sudamericana), aveva studiato all’estero, la sua retorica incantava i peruviani durante i celebri balconazos. Soprattutto era fautore di una politica eterodossa nei confronti del Fondo Monetario Internazionale e credeva, a ragione, che se il Perù non avesse rallentato i pagamenti al grande organismo monetario e non si fosse allontanato dal piano di aggiustamento strutturale che invece il suo predecessore Balaunde aveva seguito pedissequamente, il Perù non si sarebbe mai rialzato dalla recessione. … Leggi tutto
Francesco Zurlo su http://www.gennarocarotenuto.it
Domenica è stato fondato a Buenos Aires il Banco del Sur, Banco del Sud. Dopo un anno di negoziati, ne sono paesi fondatori il Brasile, l’Argentina, il Venezuela, l’Ecuador, la Bolivia, il Paraguay e l’Uruguay, che insieme raccolgono i tre quarti della popolazione del Sud America, 284 dei 375 milioni di abitanti. Restano fuori solo Cile, Perù e Colombia, i paesi della costa pacifica che ancora guardano a Washington. Lula da Silva, Hugo Chávez e Nestor Kirchner (che ha voluto far coincidere il raggiungimento di questo risultato con la conclusione del suo mandato presidenziale), sono i padri in quello che si profila come un passaggio decisivo verso l’integrazione latinoamericana.
Il Banco del Sur, che avrà come sede principale Caracas, fu proposto dal presidente venezuelano Hugo Chávez alla fine del 2004 (ne parlò a chi scrive in questa intervista) e fu accolto da
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Ascolta il dibattito alla Radio Svizzera con Gennaro Carotenuto sulle elezioni in Argentina.
Cristina Fernández è stata eletta Presidente della Repubblica Argentina con un comodissimo 44% dei voti. Al secondo posto, Elisa Carrió con il 21% e terzo per l’ex-ministro dell’economia di Nestor Kirchner, Roberto Lavagna, con il 19%. Carrió avrebbe vinto a Buenos Aires e a Santa Fe e Lavagna a Cordoba. In tutto il resto del paese ha vinto Cristina.
Dunque come previsto, Cristina sarà presidente e il 10 dicembre si installerà alla Casa Rosada come titolare e non solo come primera dama.
Che una elezione presidenziale diretta si concluda al primo turno è insolito ed è segno di forza di chi vince. Che si concluda con il doppiaggio da parte di chi vince sul secondo classificato è un evento straordinario, anche se in America latina è successo ultimamente con Rafael Correa in Ecuador (e quasi a Chávez in Venezuela, 63 contro 36). Questa è la cifra e mostra come le classi popolari stanno esprimendo sempre più spesso maggioranze sgradite alle classi medio alte. E’ ciò meno democratico di un modello nel quale sono eletti i candidati espressi dalle classi dirigenti?
Eppure, … Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Con quasi matematica certezza oggi Cristina Fernández de Kirchner, attualmente primera dama (“first lady” in italiano corrente), consorte dell’attuale presidente Nestor, sarà il prossimo presidente argentino, senza neanche passare dal ballottaggio.La porteranno alla Casa Rosada i poveri, le donne e l’enorme interno del paese, mentre i benestanti e le grandi città non la amano. Peronista da tutta la vita, militante della Gioventù Peronista (JP, che in quel partito e in quegli anni voleva dire la sinistra peronista) da prima di conoscere il marito all’Università de La Plata, Cristina è la prima donna eletta … Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it