Friday 25 May 2012, 05:20

Gli articoli con tag: " FMI "

Oggi ho visto i nostri anziani rubare

supermercato acquisti Lui e lei, 70 e più. Lui più vicino agli 80, lei qualcuno in meno, nel piccolo supermercato a pochi metri da casa. Hanno l’aspetto comune di nonni qualsiasi di nipoti qualsiasi.

Lui va alla bilancia con il sacchettino trasparente. Dentro ci sono 4 o 5 pere. Le pesa, cerca a lungo il pulsante giusto, poi lo preme. Stacca l’etichetta adesiva e la applica alla busta. Poi si gira verso di lei, che gli si è avvicinata fin quasi a sfiorarlo. Lui tiene la busta aperta. Lei rapidamente infila un altro paio di pere che tiene in mano. Intanto i due corpi fanno scudo. E’ un attimo.

Lui si rigira e sigilla la busta con l’adesivo rosso e la mette nel carrello. L’operazione si ripete con le pesche, le prugne, i pomodori. Le albicocche a 3.90 € in piena estate le guardano a lungo. Poi le lasciano lì. E’ troppo anche con l’autoriduzione. Lo rifanno con le zucchine. Stavolta lei ne infila solo una con quel movimento velocissimo che ho imparato, con una certa ansia, a riconoscere. Causa un’enorme pena vederli… mi allontano. Ovviamente non mi sfiora neanche il dubbio. Non è questione, come cantò Francesco de Gregori, se stai dalla parte di chi ruba nei supermercati o di chi li ha costruiti rubando. E’ istintivo, a pelle, senza alternative.

… Leggi tutto

Argentina: spazzatura L’Espresso

chavez_cristina Esser contro la pena di morte di Tarek Aziz (il ministro degli esteri di Saddam Hussein) non vuol dire aver voglia di andarci a cena o, se si dirige un settimanale, affidargli una rubrica e farlo passare per un autorevole opinionista. Eppure è quello che fa, lo abbiamo più volte denunciato, l’Espresso con Moisés Naím.

Naím come Tarek Aziz, probabilmente non ha mai ammazzato personalmente nessuno, ma era un ministro chiave nel governo di Carlos Andrés Pérez, che nell’89 fece ammazzare forse 10.000 persone in un giorno solo con il Caracazo, colpevoli di protestare contro il Fondo Monetario Internazionale del quale l’economista Naím era ligio esecutore.

E quindi Moises Naim è responsabile di crimini contro l’umanità e per quelli essere giudicato, non fare l’opinionista. Insomma tanto impresentabile è Naím che tanto vale che L’Espresso la prossima bustina di Minerva la faccia scrivere a Radovan Karadzic, magari nella sua nuova veste di santone new age.

… Leggi tutto

Perú in rivolta : due giorni di sciopero nazionale e l’esercito in strada

di Annalisa Melandri
I due giorni di sciopero nazionale agrario del 8 e 9 luglio promossi  in Perú da varie organizzazioni tra le quali la Confederación General de Trabajadores del Perú (CGTP),  la Confederacíon Nacional Agraria (CNA), la Confederación Campesina del Perú (CCP) e la Coordinadora Andina de Organizaciones Indígenas (CAOI) rischiano di paralizzare il paese e di trasformarsi in un momento di rivolta nazionale contro il governo del presidente Alan García. … Leggi tutto

Piccole comparazioni domenicali sul giornalismo nostrano e la politica latinoamericana

Lo scorso anno in Venezuela Hugo Chávez ha chiesto con un referendum (tra l’altro) di potersi ricandidare alle prossime elezioni. Hanno scritto che perciò era un golpista. Lui ha perso il referendum (dello 0,7%) ed ha accettato il risultato. Hanno fatto una capriola e hanno riscritto che era un golpista. Lo hanno scritto sempre, tutte le volte che ha vinto le elezioni, anche con battaglioni di osservatori internazionali che certificavano non solo la regolarità ma che le elezioni venezuelane sono le più monitorate al mondo. Hugo Chávez era golpista per i media mainstream anche quando il golpe l’hanno organizzato contro di lui. Nessuno invece ha mai scritto che José María Aznar, George Bush e gli altri soggetti che organizzarono (documentatamente) quel golpe l’11 aprile 2002 sono golpisti. Se scrivo “Bush golpista” o “Aznar golpista” è una posizione ideologica o sono i fatti che impongono (a tutti, anche a Ciai, Battistini, Candito, Sansonetti, PG Battista e i loro galoppini, i Guanella, Cotroneo, Nocioni) di farsi carico di tale fardello? Perchè non se ne fanno carico? Ho capito, tengono famiglia, ma non mi adeguo.

… Leggi tutto

Cristina Fernández alla FAO: “Il protezionismo del Nord causa l’impoverimento e la fame del Sud”

CristinaFernandez Con un durissimo e documentato discorso al vertice della FAO a Roma, la presidente argentina Cristina Fernández de Kirchner ha riportato il discorso alla crudezza dei dati concreti: la causa prima della fame nel mondo è il neoliberismo.

Neoliberismo vuol dire che i deboli, i paesi del Sud del mondo, devono aprire i loro mercati mentre i forti, i paesi del Nord, possono mantenere chiusi i loro secondo i propri interessi. E le conseguenze, come ha rilevato punto per punto la presidente argentina sono sotto gli occhi di tutti. Fernández, come prima di lei il brasiliano Luíz Inacio da Silva, ha ricordato come esempio criminale quando il Fondo Monetario Internazionale raccomandava alla Repubblica di Haiti di sradicare completamente la propria produzione di riso. L’ideologia del libero mercato, imponeva di comprarlo all’estero.

Oggi Haiti, anche per essere stato obbligato ad ascoltare quei consigli interessati, è un paese distrutto e alla fame, dove i paesi integrazionisti latinoamericani, tra i quali l’Argentina, stanno insegnando a reintrodurre orti familiari per riparare ai guasti voluti dall’FMI.

Leggi tutto in esclusiva su Latinoamerica.

Mandiamo i leghisti al Cepu!

da CamminareDomandando

Da qualche giorno tutte le vie attorno a casa mia sono tappezzate dal seguente manifesto della Lega Nord.

Rispetto al suo contenuto, direi che qualunque commento è superfluo. Nessuno può scientemente pensare una boiata simile. Questa volta non riesco neanche a credere alla malafede di chi l’ha scritta. E’ davvero troppo oltre la soglia del ridicolo. Sono basito. L’unica cosa che mi viene da pensare è come reagire, cosa fare. Ma non cosa fare contro i leghisti, ma per i leghisti. … Leggi tutto

Interventi “umanitari” e crisi del Darfur

Stimolato dall´intervista a Bernard Hours sulla critica dell´ideologia umanitaria e dalla conseguente richiesta di approfondimento di Gennaro, mi sono incuriosito ancor di piú sulla questione umanitaria ed in particilare sulla tragedia africana del Darfur. Per cui, dopo aver incontrato e letto gli interessanti articoli che seguono, ho deciso di tradurli dal portoghese per il pubblico di lingua italiana che non avesse avuto la possibilitá di avere informazioni dettagliate sulla questione. Gli argomenti presenti negli articoli mi paiono attualissimi, anche se la pubblicazione degli originali risale al 2006.

Darfur – Crisi umanitaria sotto la mira dell´imperialismo

Che c´é dietro alla campagna “Fermare il genocidio in Darfur” che dilaga negli USA?

Da un momento all´altro assistiamo alla diffusione di petizioni, incontri e appelli alla solidarietá per conto di organizzazioni universitarie. Il 30 aprile scorso (30/04/2006) ha avuto luogo una manifestazione in un centro commerciale di Washington, D.C., per “Salvare il Darfur”.

Ci dicono, ripetutamente, che “qualche cosa” deve essere fatta. “Forze Umanitarie” e forze nordamericane di “manutenzione della pace” devono essere immediatamente inviate per fermare la “pulizia etnica”. Truppe dell´ONU o della NATO devono essere utilizzate per porre termine al “genocidio”. Il governo nordamericano ha la “responsabilitá morale di prevenire un altro Olocausto”.

L´indignazione é promossa attraverso i mezzi di comunicazione con storie sulle violazioni in massa o foto che esibiscono rifugiati nella disperazione totale. L´accusa é che decine di migliaia di africani sono assassinati da milizie arabe, sostenute dal governo sudanese. Il Sudan, a sua volta, é etichettato come uno “Stato Terrorista”. Perfino in manifestazioni contro la guerra sono stati distribuiti manifesti con lo slogan: “Fuori dall´Irak – Per il Darfur”. Sul New York Times, annunci a tutta pagina ripetono l´appello.

Chi c´é dietro a questa campagna e quale é il tipo di azioni richieste?

Una analisi superficiale dei gruppi che appoggiano la campagna “Salvare il Darfur” ci mostra il ruolo predominante dei cristiani evangelici di estrema destra, cosí come di alcuni dei piú importanti gruppi sionisti.

In un articolo pubblicato sullo Jerusalem Post del 27/04/2006, intitolato “Ebrei nordamericani dirigono la pianificazione delle azioni a favore del Darfur”, é descritto il ruolo svolto da alcune delle principali organizzazioni sioniste per la promozione della manifestazione del 30/04/2006. Un annuncio a tutta pagina sul New York Times a favore di questa stessa manifestazione é stato sottoscritto da alcune organizzazioni ebree, come la UJA-Federation di New York e la The Jewish Council for Public Affairs.

Nonostante ció, non sono solo gruppi sionisti gli unici coinvolti in questa campagna. La manifestazione é stata patrocinata da una coalizione di 164 organizzazioni, che includono tra i gruppi religiosi, l´Associazione Nazionale Evangelica e l´Alleanza Evangelica Mondiale, che appoggiano con forza l´invasione dell´Irak decisa dalla amministrazione Bush. Un gruppo evangelico del Kansas, il Sudan Sunrise, ha dato il suo contributo organizzando una cena per 600 persone, ha affittato mezzi di trasporto, ha fornito oratori e si é impegnata corpo e anima nella colletta di fondi.

Di fatto, molto difficilmente poteva essere una manifestazione contro la guerra o a favore di maggior giustizia sociale. Poco prima della manifestazione i suoi organizzatori hanno partecipato ad una riunione con il presidente George W. Bush. In questa riunione, il presidente ha pronunciato le seguenti parole: “La vostra partecipazione é benvenuta. Vi ringrazio per il vostro impegno”.

Le stime iniziali erano di piú di 100 mila manifestanti. Nell´informare su “varie migliaia”, tra i 5 mila e 7 mila participanti, in una manifestazione con grande maggioranza di bianchi, la copertura dei media non avrebbe potuto essere piú generosa e sproporzionata, visto lo scarso numero di presenti – in grande misura centrata sulle celebritá che hanno preso la parola, come l´attore George Clooney. Democratici e Repubblicani di primo piano hanno dato la loro benedizione, incuso il senatore (candidato Democratico alla presidenza) Barack Obama, la lider delle minoranze della Camera dei Rappresentanti Nancy Pelosi (Democratica, dello Stato della Califórnia), la segretaria-aggiunta per gli affari africani Jendayi Frazer ed il governatore dello stato del New Jersey, Jon Corzine, conosciuto anche per aver speso 62 milioni di dollari delle sue proprie tasche per eleggersi.I grandi mezzi di comunicazione hanno dato a questa manifestazione piú importanza di quella dei 300 mila contro la guerra, che é avvenuta il giorno precedente a New York, o alle gigantesche manifestazioni a favore dei diritti degli immigrati, avvenute in tutti gli USA nei giorni immediatamente seguenti.

L´ambasciatore degli USA all´ONU, John Bolter, cosí come il precedente e l´attuale segretario di stato, il generale Colin Powell e Condoleezza Rice, oltre al generale Wesley Clark e al primo ministro britannico Tony Blair, tutti si sono pronunciati a favore dell´intervento in Sudan.

Questi importanti architetti della politica imperialista molte volte si riferiscono ad un altro modello quando chiedono questo intervento: la vittoriosa guerra “umanitaria” contro la Jugoslavia, che ha stabilito una amministrazione USA/NATO sul Kosovo dopo una massiccia campagna di bombardamenti.

Il Museo dell´Olocausto in Washington ha lanciato un “allerta di genocidio” – il primo di sempre – e 35 lider evangelici hanno sottoscritto una petizione chiedendo al presidente George Bush l´invio di truppe nordamericane in Darfur. Una speciale sceneggiatura é stata creata a livello nazionale per generare una base di appoggio all´intervento degli USA tra gli studenti.

Molte ONGs hanno ricevuto sussidi dal National Endowment for Democracy (NED) per far parte della campagna “Salvare il Darfur” e voci considerate liberali come Amy Goodman della organizzazione Democracy Now, o Rabbi Michael Lerner della TIKKUN e di Human Rights Watch hanno dato il proprio contributo.

Desviare l´attenzione dal disastro dell´Irak.

La criminale invasione e i massicci bombardamenti dell´Irak, la distruzione delle sue infrastrutture lasciando popolazioni intere senza acqua né luce, o le foto atroci di militari USA che applicano la tortura nella prigione di Abu Ghraib, hanno prodotto proteste generalizzate. Nel momento di maggior spicco delle proteste, in settembre 2004, l´allora segretario di stato, il generale Colin Powell ha realizzato un viaggio in Sudan per annunciare da lí che il crimine del secolo – “un genocidio” – stava succedendo in quel preciso momento ed in quell´esatto luogo. Pertanto, la soluzione incontrata dagli USA si riassunse nella richiesta alle Nazioni Unite di imporre sanzioni ad uno dei paesi piú poveri del mondo o nell´invio di truppe di “manutenzione della pace” nordamericane.

Nel frattempo, gli altri membri del Consiglio di Sicurezza dell´ONU non si mostrarono disposti as accettare questo punto di vista, né tantomeno le “evidenze” annunciate dagli USA o il piano di azioni proposto.

La campagna contro il Sudan ha preso piede proprio quando era piú che evidente che l´invasione dell´Irak da parte degli USA si era basata su di un artificio di frode. Gli stessi media che si sforzavano per dare credibilitá agli Stati Uniti rispetto alla giustizia dell´invasione dell´Irak, basata sull´argomento che il paese possedesse “armi di distruzione di massa”, si mostrano ancora una volta disposti ad inscenare questa ulteriore menzogna nel riportare i “crimini di guerra” commessi da forze Arabe in Sudan.

La campagna per il Darfur si interseca con vari obbiettivi cari all´attuale agenda politica dell´imperialismo nordamericano. Da un lato persiste nella demonizzazione dei popoli arabi e mussulmani, dall´altro desvia le attenzioni dalla catastrofe umanitaria che risulta da una guerra brutale e successiva occupazione dell´Irak da parte degli USA, che distruggono centinaia di migliaia di vite umane.

É anche un tentativo di disviare le attenzioni del mondo sul finanziamento e l´appoggio degli Stati Uniti alla guerra israeliana contro il popolo palestino.

Non meno importante, apre il cammino al potere corporativo USA rispetto ai disegni di controllo dell´intera regione.

Qual´é l´interesse degli USA in Sudan?

Il Sudan é il piú grande paese africano in superficie. É situado strategicamente nel Mar Rosso, immediatamente a sud dell´Egitto e ha frontiere con 7 paesi africani. Ha approssimatamente le dimensioni dell´Europa Occidentale e la sua popolazione somma appena 35 milioni di persone.

Il Darfur corrisponde alla regione occidentale del Sudan ed ha dimensioni comparabili alla Francia [maggiori dell´Irak, NdT], con una popolazione di 6 milioni di abitanti.

Le risorse naturali recentemente scoperte in Sudan fanno di questo paese un bersaglio privilegiato degli interessi corporativi nordamericani. Si stima che le sue risorse petrolifere rivaleggino con quelle dell´Arabia Saudita, per non parlare degli abbondanti depositi di gas naturale. Come se non bastasse, il terzo maggiore deposito di uranio ad alto tenore ed il quarto maggior deposito di rame del pianeta sono situati sul suo territorio.

Solo che, al contrario dell´Arabia Saudita, il governo sudanese ha mantenuto la sua indipendenza da Washington. Incapace di controllare la politica petrolifera sudanese, gli USA hanno fatto di tutto per impedire lo sviluppo dello sfruttamento di questa importante risorsa naturale. Mentre la Cina ha collaborato con il Sudan provvidenziando la tecnologia necessaria per il suo sfruttamento, dalla perforazione e pompaggio, alla costruzione di un oleodotto. Grande parte del petrolio sudanese é attualmente esportato in Cina.

La politica USA si alterna tra il boicattaggio alle espórtazioni di petrolio attraverso sanzioni e l´istigazione degli antagonismi nazionali e regionali. In particolare, negli ultimi vent´anni, l´imperialismo nordamericano ha appoggiato un movimento separatista nella regione sud del paese, esattamente nel luogo nel quale é stato per la prima volta scoperto il petrolio. Questa lunga guerra civile non ha fatto altro che assorbire una parte considerevole delle risorse del governo centrale. Quando alla fine fu firmato un accordo di pace, gli Stati Uniti hanno cambiato repentinamente le loro attenzioni, interessandosi alla zona occidentale del Sudan, appunto il Darfur.

Piú recentemente, un accordo simile tra il governo sudanese e i gruppi ribelli del Darfur é stato rifiutato da un´unica formazione, per far sí che le ostilitá continuino. Gli Stati Uniti si arrogano il ruolo di mediatori neutri e persistono nella pressione esercitata contro il governo sudanese per stappare concessioni per i ribelli, ma “a causa della parzialitá dei suoi alleati africani piú prossimi, ed in particolare perché hanno aiutato nell´allenamento di ribelli dell´Esercito di Liberazione Sudanese (SLA) e del Movimento per la Giustizia e l´Uguaglianza (JEM), la reazione violenta del governo sudanese non si é fatta aspettare” (www.afrol.com).

Il Sudan ha una delle popolazioni piú diversificate del mondo. Piú di 400 gruppi etnici possiedono linguaggi e dialetti propri. L´arabo é l´unica lingua comune. La capitale, la grande Khartoum, maggior cittá del paese, ha una popolazione di 6 milioni di abitanti. Approssimatamente l´85% dei sudanesi vivono di agricoltura di sussistenza e pastorizia.

I grandi media nordamericani sono unanimi nella semplicistica descrizione della crisi nel Darfur che consisterebbe in una serie di atrocitá commesse dalla milizia Jan Jawid, appoggiata dal governo centrale sudanese, ed é descritta come una aggressione “araba” contro popolazioni “africane”.

Si tratta di una distorsione totale della realtá. In The Black Commentator del 27/10/2004 si evidenzia che “tutte le parti coinvolte nel conflitto – siano esse ritenute `arabe` o `africane` sono ugualmente negre e native, mussulmane e locali, tutta la popolazione del Darfur parla l´arabo. Sono tutti mussulmani sunniti”.

Secca, Fame e Sanzioni.

La crisi in Darfur ha radici nelle lotte inter-tribali. Si é sviluppata una lotta disperata per l´acqua sempre piú scarsa e per i diritti di pascolo in una vasta area del nord dell´Africa che é stata attinta per anni dalla secca e dalla fame crescente.

Nella regione del Darfur esistono piú di 35 tribú e gruppi etnici. Circa metá della popolazione pratica l´agricoltura di sussistenza e l´altra metá sono pastori semi-nomadi. Durante centinaia di anni le popolazioni nomadi pascolavano i loro animali nella vastitá delle pianure, dividendo i pozzi con gli agricoltori. Di fatto, in questa terra fertile si sostentano civilizzazioni da piú di 5.000 anni, tanto nella parte occidentale del Darfur come piú ad est, lungo il fiume Nilo.

A causa della secca e alla desertificazione sub-sahariana che non cessa di guadagnare terreno, non ci sono piú terre sufficienti per l´agricoltura o la pastorizia, in quella che é stata a suo tempo la “stalla dell´Africa”. L´irrigazione e lo sfrutamento delle abbondanti risorse esistenti in Sudan potrebbe certamente essere la soluzione per tutti questi problemi. Ma le sanzioni nordamericane o gli interventi militari non li risolveranno.

Molte persone, in particolare bambini, muoiono in Sudan per malattie perfettamente curabili e facili di prevenire per colpa di un attacco con missili Cruise ordinato dal presidente Bill Clinton il 20/08/1998 contro la fabbrica di farmaci El Shifa in Khartoum. Questa fabbrica, che produceva medicine economiche per il trattamento della malaria e della tubercolosi, forniva il 69% dei farmaci disponibili in Sudan.

Gli USA affermarono che il Sudan sviluppava lí una istallazione orientata alla produzione di gas tossico VX. Non sono state mai presentate prove concrete di questa accusa. Queste istallazioni mediche basiche, totalmente distrutte da 19 missili, non sono state ricostruite, né il Sudan ha ricevuto un centesimo di indennizzo.

Il ruolo della NATO e dell´ONU in Sudan.

Attualmente, ci sono 7.000 soldati dell´Unione Africana in Darfur. Il loro appoggio tecnico e logistico é fornito dagli USA e dalla NATO. Oltre a ció, migliaia di funzionari delle Nazioni Unite amministrano campi di rifugiati con centinaia di migranti per la secca, la fame e la guerra. Tutte queste forze esterne fanno molto di piú che provvidenziare la tanta necessaria sostentazione. Essi sono una fonte di instabilitá. Allo stesso modo di come fecero gli aspiranti conquistatori capitalisti durante i secoli, essi consapevolmente instigano i gruppi gli uni contro gli altri.

L´imperialismo nordamericano é coinvolto di corpo e anima nella regione. A ovest del Darfur, nel vicino Ciad, secondo informazioni del proprio Dipartimento di Difesa USA, gli Stati Uniti hanno organizzato un intervento militare internazionale con una struttura mai vista in Africa dalla Seconda Guerra Mondiale. Il Ciad é stata a suo tempo una colonia francese e non solo le truppe di questo paese ma anche quelle statunitensi sono direttamente implicate nel finanziamento, nella preparazione e nel rafforzamento delle forze armate del capo militare del Ciad, Idriss Deby, il quale, a sua volta, ha appoggiato gruppi ribelli in Darfur.

Durante piú di mezzo secolo il Sudan é stato amministrato dalla Gran Bretagna, ma non senza che la stessa non fosse obbligata ad affrontare un´ampia resistenza. La politica coloniale britannica si basava all´epoca nella tattica del divide et impera e nella manutenzione delle sue colonie in una situazione di sottosviluppo e isolamento cronico con l´obiettivo di facilitare il saccheggio delle loro risorse.

Sostituendo le varie potenze coloniali europee in varie parti del mondo, anche l´imperialismo nordamericano ha continuato a sabotare l´indipendenza economica dei paesi che tentano adesso di emergere dal sottosviluppo ereditato dalla loro condizione coloniale. Le principali armi economiche utilizzate sono state le sanzioni, combinate con le esigenze di “aggiustamento strutturale” sollecitate dall´FMI controllato dagli USA. In cambio di prestiti, i governi-bersaglio sono obbligati a tagliare le loro spese per lo sviluppo di investimenti in infrastruture.

Come gli effetti delle sanzioni delle organizzazioni occidentali, che aggravano il sottosviluppo e l´isolamento, possono risolvere qualcuno di questi problemi?

Washington ha frequentemente utilizzato il tremendo potere che possiede nel Consiglio di Sicurezza dell´ONU per ottenere risoluzioni favorevoli per l´invio di truppe in altri paesi, nessuna é stata per missioni umanitarie.

Nel 1950 e sotto l´egida delle Nazioni Unite, truppe nordamericane hanno invaso la Corea in una guerra che ha determinato la morte di piú di 4 milioni di persone. Sotto la stessa bandiera, sono riusciti ad occupare la penisola coreana e a dividerla per piú di 50 anni.

Sotto la pressione degli USA, nel 1961, sono state istallate truppe nel Congo, dove svolsero un ruolo attivo nell´assassinio di Patrice Lumumba, il primo ministro del paese.

Nel 1991, gli USA hanno ottenuto il mandato delle Nazioni Unite per un bombardamento massiccio della totalitá delle infrastruture civili irachene, incluso le centrali di trattamento delle acque, strutture di irrigazione e centri di produzione di generi alimentari – e i 13 anni di sanzioni imposte all´Irak si sono tradotti in piú di un milione e mezzo di iracheni morti.

Nella Jugoslavia e in Haiti, le truppe dell´ONU sono servite da copertura della occupazione americana e europea – non per la pace o per la riconciliazione.

Le potenze imperialiste degli Stati Uniti e dell´Europa sono responsabili per il commercio genocida degli schiavi che ha decimato l´Africa, per il genocidio delle popolazioni indigene dell´America e per le guerre e occupazioni coloniali che hanno saccheggiato 3/4 del pianeta [per un riassunto succinto della storia dell´imperialismo USA vedi il testo alla pagina http://lists.peacelink.it/pace/msg04992.html NdT]. E l´imperialismo tedesco fu responsabile del genocidio del popolo ebreo. Appellarsi all´intervento militare di queste stesse potenze come risposte ai conflitti in Darfur significa ignorare cinque secoli di storia.

Sara Flounders, 03/06/2006

L´autrice Sara Flounders é co-direttrice del IACenter insieme all´ex-procuratore generale degli USA, l´avvocato Ramsey Clark. Fu una delle coordinatrici dell´equipe che ha difeso giudizialmente Saddam Hussein. É stata in Sudan subito dopo i bombardamenti delle istallazioni farmaceutiche di El Shifa, in 1998, insieme a John Parker, con una delegazione di investigazione creata dall´IACenter. Sara Flounders é anche co-direttrice del gruppo internazionale contro la guerra denominato ANSWER; coordinatrice del Depleted Uranium Education Project (Progetto Educazionale sull´Uranio Impoverito) e membro del Workers World Party, organizzazione politica marxista nordamericana.

L´articolo originale é pubblicato in: http://www.workers.org/2006/world/darfur-0608/

Traduzione in portoghese per conto di http://resistir.info/, pubblicata in: http://www.mra.org.br/index.php?option=com_content&task=view&id=354&Itemid=41

_________________________________________

15/09/2006 – Sara Flounders, co-direttrice dell´IACenter denuncia la farsa di Bush contro il CarfurIl Sudan respinge l´uso dell´ONU per conto degli USA per un intervento coloniale.

“Il Paese sa che gli USA hanno usato la risoluzione ONU del 1990 per distruggere l´Irak” afferma la attivista.

“Gli sforzi nordamericani per stabilire l´occupazione e la dominazione coloniale sono stati sconfitti il 4 settembre (2006). Il governo del Sudan ha rifiutato che le Nazioni Unite dislocassero truppe nella regione ovest del Darfur”, afferma Sara Flounders.

“Nel giorno 1 di settembre, gli USA e l´Inghilterra hanno fatto passare la Risoluzione 1791 attraverso il Consiglio di Sicurezza dell´ONU. Questa sollecitava l´invio di piú di 20 mila soldati ONU per assumere il ruolo che attualmente é svolto dai 7.000 uomini dell´Unione Africana. Il consigliere del presidente, Mustafá Osman Ismail, ha risposto che il governo del Sudan ha rifiutato la transizione, dalle Forze di Sicurezza Africane ad una maggior presenza internazionale, poiché l´obiettivo dell´ONU é `il cambiamento di regime`”, aggiunge Sara Flounders.

“La Russia, la Cina ed il Qatar si sono astenuti dal voto nel Consiglio di Sicurezza dell´ONU e lo hanno criticato, nonostante né la Cina e né la Russia abbiano esercitato il loro potere di veto, ma hanno inserito una clausola che stipula che l´ingresso delle truppe ONU sarebbe avvenuto `sulla base dell´accettazione da parte del governo sudanese`”.

“Una campagna di pressioni internazionali per forzare il Sudan ad accettare forze straniere é attualmente organizzata dagli USA”, allerta Sara.

[...]

“Bush ha usato il termine intollerante di `Fascismo Islamico` e le sue dichiarazioni su di una terza guerra mondiale interminabile contro paesi che lottano per difendere la propria sovranitá nazionale hanno incontrato resistenza in Irak, Afganistan e Libano. Le sue nuove minacce contro la Siria, l´Iran, la Somalia ed il Sudan fará sí che sempre piú paesi penseranno due volte prima di appoggiare le basi della dominazione corporativa mondiale nordamericana”, ha concluso Sara Flounders.

Articolo originale in portoghese in: http://www.horadopovo.com.br/2006/setembro/15-09-06/pag6a.htm

(Traduzione degli articoli dal portoghese in italiano: Alessandro Vigilante)

Banco del Sur, un passo decisivo per l’integrazione latinoamericana

banco_del_sur Domenica è stato fondato a Buenos Aires il Banco del Sur, Banco del Sud. Dopo un anno di negoziati, ne sono paesi fondatori il Brasile, l’Argentina, il Venezuela, l’Ecuador, la Bolivia, il Paraguay e l’Uruguay, che insieme raccolgono i tre quarti della popolazione del Sud America, 284 dei 375 milioni di abitanti. Restano fuori solo Cile, Perù e Colombia, i paesi della costa pacifica che ancora guardano a Washington. Lula da Silva, Hugo Chávez e Nestor Kirchner (che ha voluto far coincidere il raggiungimento di questo risultato con la conclusione del suo mandato presidenziale), sono i padri in quello che si profila come un passaggio decisivo verso l’integrazione latinoamericana.

Il Banco del Sur, che avrà come sede principale Caracas, fu proposto dal presidente venezuelano Hugo Chávez alla fine del 2004 (ne parlò a chi scrive in questa intervista) e fu accolto da

… Leggi tutto

Venezuela, la dittatura che non c’è

na01fo01 I risultati ufficiali resi noti stanotte a Caracas, dicono che i NO alla trasformazione in senso socialista della Costituzione bolivariana del 1999, voluta dal presidente Hugo Chávez, avrebbero vinto con una differenza di appena 124.962 voti su quasi nove milioni, ottenendo il 50.7% di voti contro il 49,3% di Sì. Dato decisivo è stato la crescita dell’astensione, al 45% contro il 30% circa di tutte le consultazioni importanti degli ultimi anni.

Il presidente Chávez ha riconosciuto la sconfitta, ma non ha avuto bisogno di invitare alla calma i suoi giacché anche quella di ieri è stata una giornata elettorale tranquilla a Caracas, e un esercizio di democrazia piena, inclusiva, alla quale da meno di un decennio a questa parte partecipano anche gli esclusi di sempre.

IL 51% NON BASTA Il risultato del referendum induce a due riflessioni importanti, la prima politica, la seconda mediatica. Il voto di ieri ha detto che … Leggi tutto

Su Chávez e il Borbone; se Allende avesse potuto fare altrettanto!

Provate ad immaginare se Salvador Allende fosse uscito vivo dal golpe dell’11 settembre 1973, se il popolo cileno avesse rovesciato la situazione, sconfitto i golpisti e Don Salvador fosse rimasto legittimamente al governo. Credete che Allende avrebbe fatto sconti al mandante del colpo di stato, Henry Kissinger, parlando magari dalla tribuna delle Nazioni Unite? Credete che non sarebbe stato ridicolizzato e criminalizzato?

Perché mai Hugo Chávez non deve dare pane al pane e definire “golpista” e “fascista” José María Aznar? L’ex capo del governo spagnolo, ha documentatamente partecipato all’organizzazione del golpe che doveva vedere Chávez morto l’11 aprile 2002, e di questo fu direttamente accusato dal Ministro degli Esteri di Zapatero stesso, ed è il figlioccio politico di Manuel Fraga (l’ultimo ministro di Franco in attività). Quale straordinaria ipocrisia riduzionista impedisce agli europei di … Leggi tutto

Cristina Fernández de Kirchner e la ferocia dei neoliberali

NA01FO01Ascolta il dibattito alla Radio Svizzera con Gennaro Carotenuto sulle elezioni in Argentina.

Cristina Fernández è stata eletta Presidente della Repubblica Argentina con un comodissimo 44% dei voti. Al secondo posto, Elisa Carrió con il 21% e terzo per l’ex-ministro dell’economia di Nestor Kirchner, Roberto Lavagna, con il 19%. Carrió avrebbe vinto a Buenos Aires e a Santa Fe e Lavagna a Cordoba. In tutto il resto del paese ha vinto Cristina.

Dunque come previsto, Cristina sarà presidente e il 10 dicembre si installerà alla Casa Rosada come titolare e non solo come primera dama.

Che una elezione presidenziale diretta si concluda al primo turno è insolito ed è segno di forza di chi vince. Che si concluda con il doppiaggio da parte di chi vince sul secondo classificato è un evento straordinario, anche se in America latina è successo ultimamente con Rafael Correa in Ecuador (e quasi a Chávez in Venezuela, 63 contro 36). Questa è la cifra e mostra come le classi popolari stanno esprimendo sempre più spesso maggioranze sgradite alle classi medio alte. E’ ciò meno democratico di un modello nel quale sono eletti i candidati espressi dalle classi dirigenti?

Eppure, … Leggi tutto

Toni Negri, imperialismi, subimperialismi, nuovi imperialismi

Con Fabrizio de Doni, con risposta mia.

Fabrizio de Doni: ho letto delle tesi esposte da Toni Negri a La Paz. Ora l’impero non sarebbe più guidato da Washingoton-New York ma da Brasilia-Bruxelles-Calcutta.
A me Negri non mi è mai piaciuto, trovo … Leggi tutto

Pierluigi Battista apre al dibattito sul Socialismo in Venezuela e una perla del Sole24ore

Andrea Picciuolo (con commento mio): le scrivo per segnalarLe, se ve ne fosse bisogno, un articolo apparso oggi sul sito del Corriere della Sera, può trovarlo a questo link.
Mi chiedo e Le chiedo se … Leggi tutto

El fascista Hugo Chávez: como en Europa se denigra la izquierda latinoamericana

La revista Limes, desde hace más de una década es la publicación periódica más importante de Italia dedicada a la geopolítica y una de las más reconocidas de Europa. Pertenece al grupo editorial L’Espresso, el más importante grupo editorial progresista del país. Es el equivalente al grupo Prisa, de España, que edita el diario El País. Y como el grupo Prisa, cuando se habla de gobiernos de izquierda en Latinoamérica, se comporta como otro grupo de derecha más. Lo grave es que la postura demonizante y falsificatoria del grupo L’Espresso se hace … Leggi tutto

Un nuovo mondo possibile nasce al Sud

Era tempo che il movimento operaio mondiale non festeggiava un primo maggio di conquiste e non di mera resistenza. Le notizie positive vengono dall’America, dall’Ecuador, dalla Bolivia ma soprattutto dal Venezuela dove il riformismo redistributivo del governo bolivariano si fa sempre più progressivo.

Stante anche l’arrivo di Nicolas Sarkozy all’Eliseo, in Europa le 35 ore di lavoro sono passate dalla sfera delle speranze a quella dei sogni. Nel resto del mondo, nelle maquilladoras che producono beni di consumo, da Ciudad Juárez a Guangzhou a Timisoara, l’orario di lavoro a cottimo continua ad allungarsi e … Leggi tutto