Thursday 09 February 2012, 04:48

Gli articoli con tag: " femminismo "

Anarchia e Che il Mediterraneo Sia non una bara

Anarchist flag

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Sussurri e grida di Donne Giornalismo da Montalto e dintorni

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Ballando ad occhi chiusi aperti Tango in una giornata qualunque

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Le femministe sono felici, anzi felicissime

Gira voce che le donne siano infelici per colpa delle femministe, anzi che le femministe siano propriamente infelici e contagiose. La notizia parte da una ricerca d’oltreoceano e arriva fino a noi con tanto di timbro di grandi quotidiani e solite firmuncole maschiliste [in basso trovate tutti i link].

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Sessualmente parlando

Ci sono uomini che se gli chiedi che ne pensano di quello o di quell’altro è come se li mettessi sotto torchio. Si sentono sotto interrogatorio. Cominciano a sudare freddo, si toccano la faccia, mordicchiano le dita, rannicchiano le gambe. Tutto del loro corpo dice che stanno chiudendo la comunicazione e che soffrono come bestie.

La prima domanda che decisi di fare in tempi non sospetti fu a proposito dell’uso che intendevano fare del pene. Qual era la differenza di destinazione d’uso tra un pene grande e un pene piccolo?

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Quando come ministri vengono fatti uomini che più di politica biascicano populismo


Il tutto è incominciato con la campagna d’estate promossa dai radicali e la "visita" delle carceri da parte dei parlamentari. Tutti insieme e tutti appassionatamente. Anche allora ci fu un coro unanime sia dalla costola di sinistra sia dal centro della destra che stigmatizzava le condizioni delle carceri , che queste erano sopra affolate, e della vita inumana a cui erano sottoposti i carcerati. Ci fu persino qualcuno che , prese tanto a cuore la questione, che senza aver visitato un solo carcere parlò delle condizioni dei bimbi che vivevano affianco alle mamme carcerate.

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Per Carole Roussopoulos

Ho appreso ieri sera della morte di Carole Roussopoulos. Il suo primo film che ho visto, se la memoria non mi inganna, credo sia stato S.C.U.M, parecchi anni fa, durante una delle mie tante giornate/notti en promenade per Parigi, tra cinema e femminismo.

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Femminicidio culturale

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Riflessioni solitarie a partire dal manuale di bon ton di un gay-friendly leghista: terrone sinonimo di maleducato…

Credo che i fatti, dopo i tanti articoli, comunicati e prese di posizione, siano noti. Riassumo: la settimana scorsa, a Bologna, dopo una festa gay ai Giardini Margherita, un gruppo di almeno quattro persone aggredisce fisicamente un giovane omosessuale.

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Meditate che questo è stato (Primo Levi)

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Oggi, 1° settembre, è stato il settantesimo anniversario dell’aggressione nazista alla Polonia, il primo vagito della seconda guerra mondiale, probabilmente l’esperienza bellica più devastante dell’intera storia del genere umano, non solo per l’altissimo numero di morti, militari e soprattutto civili, ma per la tipologia, la natura, la quantità dei massacri, degli eccidi, dei crimini contro l’umanità.

La seconda guerra mondiale ha coinciso con l’accelerazione dei progetti di sterminio del popolo ebraico da parte di Hitler. Ha visto affermarsi l’uso su larga scala dei bombardamenti a tappeto contro obiettivi civili, una pratica inaugurata nel ’36 in Spagna dai nazifascisti e replicata negli anni ’40 tanto dall’aviazione tedesca, quanto da quella alleata. Ha visto succedersi gli eccidi di civili, passati per le armi in risposta alle azioni dei partigiani. Si è conclusa, infine, con gli unici bombardamenti atomici mai condotti, nella storia, contro bersagli umani.

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Le insegnanti in lotta contro i licenziamenti di massa

Mentre il mondo si diletta a farsi distrarre dalle faccende più insulse quell’autunno che si prospettava caldo ha avuto inizio in anticipo. In sicilia, da agrigento a palermo le donne, precarie, a rischio di licenziamento hanno occupato i rispettivi provveditorati e stanno protestando in catene e con uno sciopero della fame.

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A Benevento sette donne hanno iniziato la loro battaglia. Seguendo l’esempio degli operai della innse, sono salite sul tetto del provveditorato e hanno piazzato le tende per restarci fino a che non si trova una soluzione. In basso potete leggere il loro documento-appello.

Tutto parte dalla riforma gelmini che prevede, come dice lo striscione delle donne di benevento, il licenziamento di massa di ben 20.000 persone di cui 500 solo in quella città.

La maggior parte dei soggetti colpiti dal provvedimento sono donne. Molte hanno tantissimi anni di anzianità di servizio.

Noi siamo con loro. Buona lotta a tutt*.

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Dal tetto del provveditorato di Benevento un appello a tutti i precari della scuola:

ARRAMPICATEVI ANCHE VOI!

Siamo donne, gran parte di noi madri di famiglia, ogni anno in attesa di una stabilizzazione che non arriva mai, di una garanzia per il futuro, sballottate per oltre 10 anni da una scuola all’altra a tappare i buchi di una scuola pubblica allo sfascio.
Il governo ha deciso per noi: della scuola e degli insegnanti se ne può anche fare a meno. 
Per fare le veline e i tronisti, per mentire ed imbrogliare, per corrompere e arricchirsi, non serve conoscere Socrate o Manzoni.

Serve piuttosto infondere nella società il bene più prezioso sul quale il potere fonda la sua forza e il suo consenso: l’ignoranza.
La nostra colpa, la colpa di ventimila tecnici e insegnanti che vogliono far precipitare nel buco nero della disoccupazione, è il nostro lavoro, il nostro impegno quotidiano, l’alzarsi ogni mattina per compiere un’ attività ormai forse ritenuta da lor signori superflua, deleteria o negativa: l’insegnamento.
Siamo persone semplici, non abbiamo mai impugnato una bandiera o uno striscione fino a poche settimane fà, ma dalla storia abbiamo imparato che la ribellione è l’ultima arma a disposizione contro i soprusi e la prepotenza dei potenti.

Il sapere della moltitudine contro l’ignoranza del potere: è anche questa la nostra battaglia.
Il ministro Gelmini vuole distruggere la scuola pubblica, ma noi non lo permetteremo.
Siamo saliti su questo tetto rovente di giorno e gelido di notte come atto estremo di protesta contro i tagli alla scuola, nella speranza che questo gesto sia anche e soprattutto un raggio di luce per aiutare i più a non chiudere gli occhi, a non lasciarsi intorpidire dal sonno della ragione.
Hanno calpestato i nostri diritti, le nostre speranze, il nostro futuro, solo unendo le nostre forze, mobilitandoci in modo collettivo, possiamo riconquistarli.

La solidarietà è la nostra arma, la stessa arma che ha condotto gli operai della INNSE alla vittoria.
Stanotte resteremo ancora qui sopra e ci addormenteremo con un piccolo sogno nel cuore: risvegliarci al mattino e scoprire che non siamo soli, che sui tetti di 10, 100, 1000 scuole e uffici scolastici, una moltitudine di colleghi, tecnici, studenti, hanno acceso altre centinaia di candele della speranza e della ribellione.
Arrampicatevi sui tetti, se saremo in tanti, vinceremo con la forza della nostra determinazione.
Perchè in gioco non c’è solo il nostro posto di lavoro, ma il sapere e la conoscenza, la speranza e il futuro di un domani migliore.

Patrizia, Elvira, Daniela, Silvana, Mariolina, Pina, Lucia.
Dal Tetto dell’Ufficio Scolastico di Benevento, nel sud ribelle, le sannite agguerrite preparano le forche caudine.

da femminismo a sud

Reagisci!

Se sei una donna che vive una situazione di violenza, reagisci. Se sei una donna che vive una situazione di violenza e hai dei figli, reagisci.

Se tu non reagisci, e non sto dicendo che sia semplice e che se non riesci sei una fallita, ma se tu non reagisci rischi la tua vita e quella dei tuoi figli.

Lascia stare tutto quello che ti hanno detto fino ad ora, che devi essere meno aggressiva, più femminile, dedita alla famiglia, riconoscente per il solo fatto di aver trovato un uomo che ti ha messo una fede al dito. Sono balle!

Tu non devi fare nulla che non vuoi. Basta che guardi dentro di te e capirai cosa ti piace e cosa invece ti produce disagio.

Tu sei una splendida persona, sei bellissima, mille altre persone ti ameranno nel modo giusto se solo tu ti vorrai bene un po’ di più.

Se non reagisci i tuoi figli si sentiranno responsabili per te. Se non reagisci i tuoi figli impareranno a non reagire. Saranno sopraffatti dalla vita, dalle emozioni, dai prepotenti.

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Femminicidio: perchè non si parla mai di lei?

Non avevamo dubbi. Non potevamo concludere il mese d’agosto senza un’altra strage compiuta da un uomo. Ha massacrato la moglie e due figli, uno di 19 anni e l’altro di 4. Poi ha ammazzato anche una donna di 79 anni che li ospitava.

La rassegna stampa non presenta molte diversità. Per tutti i quotidiani online presi in esame lui è principalmente uno malato di disoccupazione, un cassintegrato che per questo motivo avrebbe deciso di fare una carneficina per poi rincoglionirsi di farmaci e alcool. Qui le tesi si discostano. C’è chi dice che in preda al pentimento si sarebbe gettato dal secondo piano e chi invece specifica che – causa rincoglionimento – quando è uscito per aspettare i carabinieri è caduto e ha sbattuto la testa nella legnaia.

Definiamo i significati: innanzitutto la disoccupazione come male che farebbe diventare un sant’uomo un efferato pluriomicida.

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Sulla strada i nostri corpi

https://webmail-light3.autistici.org/source/view.php?user=1249427504-56875&folder=INBOX&id=139&part=2

Le donne della Ruta Pacifica vivono in Colombia: “nuestro cuerpo…nuestro primer territorio” .

Vi mando un  video di una loro azione di resistenza: a cosa?

Alla violenza, alla militarizzazione, alle armi, tutte cose di cui noi abbiamo perso la memoria, al punto di averle sotto casa, come un pacchetto che  serve non a gonfiare i genitali ma alla Sicurezza, con orgoglio insano. Al 4 agosto ho trovato anche un blog che si chiama proprio Il corpo delle donne e scrive in data odierna Impegnarsi sempre e comunque : è una resistenza diversa, occidentale, alla comune guerra, sporca come non mai. Ci trovate solo domande e tanti perchè con il punto interrogativo. Anche quì, un video documentario.

Copio allora un ‘intervista, tradotta da Marianita De Ambrogio, a quelle della Ruta Pacifica, fatta da un uomo, Andrew Willis Garcès.

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Io non sono padano

Milano. Castello sforzesco

Ho appena spedito la seguente e-mail a Umberto Bossi.

Gentile signor Bossi,

Le scrivo per dirle questo: benché settentrionale (al nord sono nato e cresciuto, ho studiato, lavoro) io non sono padano. Vivo ad Aosta, che fra l’altro è più "su" di casa sua, e mi trovo bene con i miei concittadini, tanto i valdostani autoctoni, quelli col cognome francese, quanto i veneti, i calabresi e oggi anche gli stranieri, figli e i nipoti – tutti quanti – di diverse migrazioni.

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