Friday 25 May 2012, 05:13

Gli articoli con tag: " emigrazione "

Achtung banditen!

C’era una volta un nemico. Aveva un nome, un volto, un’idea, forse anche un sogno. Si certo! Anche i nemici sognano e hanno sentimenti e passioni. Un altro nemico iniziava il suo ruolo e la sua lotta. Tra i due nemici un popolo si divideva, si schierava ed esprimeva una sua natura di alleato o ribelle, una formazione cultural religiosa, una concezione di Stato che erano frutto dell’interpretazione della Storia vicina e lontana. Una guerra mondiale di fatto non ha parte, ma solo interessi di parte e volontà di potenza. Un conflitto è sempre caratterizzato da un artificio creato appositamente per motivare e giustificare l’inevitabilità della dichiarazione di guerra.

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Cuba in bilico fra due epoche

Condizioni di vita e speranze dei cubani nel 2008. Il 19 febbraio Fidel Castro ha rinunciato all’incarico di presidente del Consiglio di Stato. Adesso tocca al fratello Raul. A quasi due anni dalla uscita di scena del “leader maximo” per causa di un intervento chirurgico, Cuba sta ancora là. Non si è convertita al capitalismo.

Cosa accadrà adesso che c’è Raul? Cosa pensano i cubani del regime in cui vivono? Vogliono che cambi? … Leggi tutto

Electionary: le parole chiave per capire le elezioni

Le elezioni incombono e non possiamo farci trovare impreparati; la conoscenza è l’origine del potere e della libertà, e noi non vogliamo farci mancare niente di tutto ciò. Le parole sono importanti, e conoscerne il giusto significato è il modo migliore per comprendere ciò che accade intorno a noi. Inoltre, la legge non ammette ignoranza, quindi ecco qui un breve elenco dei concetti chiave da tenere presenti. … Leggi tutto

Lettera aperta alla Madonna di Lourdes: ritornano Berlusconi, Casini, Fini, Mastella e Storace!

di Paolo Farinella, prete – Genova

Genova 04 febbraio 2008. Non ci resta che la Madonna di Lourdes, nella speranza che almeno lei possa fare qualcosa per l’Italia dove Padre Pio protegge il clan Mastella, Santa Rosalia piange il cattolicissimo Cuffaro condannato a cinque anni per complicità in «mafia personalizzata» e Santa Agata di Catania si affida alla mafia per la sua onorata processione. Madonna di Lourdes, confidiamo in te!

In queste ore si sta consumando l’assassinio della democrazia, ma più ancora della decenza e della dignità di una Nazione. Si va a votare, dopo appena due anni dalle elezioni perché deputati e senatori pagati 15 mila euro al mese (oltre al resto) per governare, non hanno saputo trovare il tempo per guadagnarsi lo stipendio. Pagati per governare, hanno spolpato la stessa parvenza della democrazia. Andremo a votare, infatti, con la legge-porcata che ha espropriato il popolo dell’unica ragione che lo rende democratico: il voto. Ancora una volta saranno le mafie dei partiti a redigere le liste dei candidati che il popolo schiavo dovrà votare a piè di lista senza fiatare.

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Braccati! 411 messicani sono morti nel 2007 tentando l’attraversamento della frontiera con gli Stati Uniti

014n1pol-1 Ancora morti, sempre più morti alla frontiera tra Stati Uniti e Messico, il canale migratorio più importante del pianeta.

Secondo dati del Ministero degli Esteri messicano nel 2007 sono morti almeno 411 cittadini messicani nel tentativo di emigrare negli Stati Uniti. I numeri di questo secolo salgono così a 2.844 vittime dal 2000 ad oggi.

Sono quasi 5.000 i cittadini messicani morti dall’entrata in vigore del Trattato di libero commercio del nord America il primo gennaio 1994, che ha causato la più grande ondata migratoria nella storia delle relazioni tra Messico e Stati Uniti. Dei 411 deceduti del 2007, solo 260 sono stati identificati.

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Messico: il paese dei migranti

Il Messico è il paese dell’emigrazione, più di paesi come l’India che ha undici volte il numero di abitanti e sta diventando anche il paese dell’emigrazione intellettuale.
Il trattato di libero commercio con il Nord America entrò in vigore 14 anni fa. A quasi tre lustri di distanza la faccia più visibile di quell’accordo è quella dei migranti, espulsi dalle città ma soprattutto dalle campagne messicane e costretti a migrare. Dai 3.000 km di frontiera tra Stati Uniti e Messico, crescentemente militarizzata e murata, sono passati negli ultimi dieci anni 10.3 milioni di persone. Secondo il Banco Mondiale è il primo corridoio migratorio al mondo, doppiando il secondo, quello tra Russia e Ucraina, dove sono passate solo 4.8 milioni di persone.

Leggi tutto nell’articolo scritto in esclusiva per Latinoamerica.

Un vescovo presidente? – Maurizio Chierici intervista Fernando Lugo, candidato alla presidenza del Paraguay

di Maurizio Chierici da L’Unità / Arcoiris

 

 

Fernando LugoNon era mai successo: in aprile il Paraguay vota il nuovo presidente e a sfidare la signora candidata dal partito Colorado, al potere da 60 anni, c’è un vescovo che non era ancora nato quando gli avversari di oggi hanno preso in mano Asuncion. Fernando Lugo ha 56 anni, fino al 2006 reggeva la diocesi di San Pedro de Paranà, provincia poverissima di contadini diseredati. Grande più dell’ Italia, sei milioni e mezzo di abitanti, quasi tre vivono fuori – emigranti – il Paraguay è un’ isola medioevale nell’America che cambia. Isola verde soia. In pochi anni è diventato il quarto esportatore del mondo. 4 milioni di ettari che hanno soppiantato l’agricoltura di sopravvivenza e cotone e frutta nella prospettiva del biodisel. Il 2 per cento dei grandi proprietari ha in mano il 77 per cento della produzione. Per metà stranieri, soprattutto brasiliani. Con disserbanti avvelenano i terreni di chi non vuol vendere e la gente lascia i campi scappando nelle bidonvilles improvvisate attorno alle città. Fernando Lugo ha voluto che la sede del suo movimento – Alleanza Patriottica per il Cambiamento – fosse sistemata una casa con piccolo giardino a due passi dalla stazione delle corriere di Asuncion: < Chi mi vota non ha l’automobile >. Lui ce l’ha e la guida da un comizio all’altro. Rincorre le amicizie di sempre: oratori, contadini, piccole chiese di campagna. Le tasche del suo movimento sono vuote mentre nelle tasche dei concorrenti c’è ogni ben di dio. Il generale Oviedo offre impanadas e manioca ad un’intera tribuna che allo stadio batte le mani alla nazionale paraguaya. I notabili colorados festeggiano i compleanni invitando il popolo a brindare nelle belle proprietà: e siamo solo all’inizio della campagna. Fernando Lugo distribuisce buone parole e calma la rabbia delle pance vuote. Parla con la cautela elegante di chi è cresciuto fra tante prudenze eppure le sue parole suonano ugualmente populiste: < La situazione è questa: pane, casa e un lavoro giusto. La gente lo pretende e provo a rispondere. Non so se è populismo >.

 

- Credo sia la prima volta che in America Latina un vescovo cattolico abbandoni la Chiesa per proporsi agli elettori come presidente del paese. Può essere il segno che invita all’ottimismo chi vuole un cambiamento profondo nella politica del Paraguay, oppure sintomo di disperazione delle masse contadine ed operaie incapaci di raccogliersi attorno ad un leader progressista ?

< Direi tutte e due le cose. Nel 1930 un vescovo brasiliano è diventato governatore dello stato dove viveva mantenendo la dignità pastorale. Le ragioni della mia decisione sono tante. Prima di tutto la politica che ha un funzione molto importante, come diceva Pio XII. Serve a cercare il bene delle grandi maggioranze dimenticate. Il vescovo che passa alla politica sposa una candidatura atipica. Ecco perché non mi sono proposto; ho solo risposto a migliaia e migliaia di firme raccolte in ogni angolo del paese. Gente che ormai non si fida delle solite promesse. Non ho fondato un partito, sono stato aggregato all’esistente nella speranza di una trasformazione reale. I politici del Paraguay non godono buona fama. Si servono della politica per esercitare il potere: raccomandare, influenzare, arricchire gli amici. La gente non ne può più. La Chiesa resta l’istituzione più credibile per trasparenza ed impegno in favore dei deboli in una realtà dove il partito dominante si identifica con lo stato e mantiene le cose come le sue cupole pretendono >.

 

- Visto dall’Europa il Paraguay sembra alla fine del mondo. Non esiste un vero catasto delle proprietà; da 60 anni al potere, il partito Colorado mescola la lunga dittatura del generale Stroeessner a corporazioni di grandi proprietari, multinazionali e notabili. La gente non esiste. L’espressione < riforma agraria > viene considerata blasfema. Sto osservando la sua campagna elettorale: va in giro al volante dell’ auto, poche risorse ma grande entusiasmo. Non è che inseguendo l’utopia ?

 

< Sto inseguendo la speranza di chi mi ha chiesto di stare con chi non ha ormai niente. Il Paraguay è il cuore dell’America del Sud, tra Argentina e Brasile, ma è un paese stravolto da corruzione, mafia, illegalità. Deve ritrovare la dignità che coinvolga nelle istituzioni ogni persona. E’ la sfida del prossimo governo. E’ vero: dire < riforma agraria > è come bestemmiare. La distribuzione della terra resta uno scandalo. A questo punto la riforma agraria integrale è la sfida che nessun nuovo presidente può ignorare. Il problema resta strutturale: lo scandalo delle enormi proprietà. Mio primo impegno sarà raccogliere in un catasto nazionale tutte le proprietà. So che fa sorridere i paesi civili i quali si chiedono: come fa il Paraguay a tirare avanti senza catasto ? Purtroppo noi dobbiamo ricominciare da questo baratro. Nel 1990-1992 abbiamo ricevuto 40 milioni di dollari dalla comunità internazionale proprio per mettere assieme un catasto indispensabile ad uno stato normale. Si è censito solo il 15 per cento e non le proprietà importanti. Chissà dove è finito il denaro >.

 

- Ascolto le sue promesse e la gente le ascolta contenta. Davvero pensa di riuscire a difendere l’immenso bacino di acqua dolce guaranì, frenare la deforestazione, l’avanzata delle colture transgeniche ( soia, soprattutto ) e agrochimiche che stanno avvelenando la gente ?

 

< Ne parliamo ogni giorno. Le risorse naturali sono una ricchezza fondamentale e di tutti. L’avidità ha distrutto buona parte dell’habitat. Le riserve di acqua dolce sono una benedizione di Dio: Argentina, Uruguay, Brasile e Paraguay potrebbero disporne come pochi posti al mondo. Invece sono oggetto di traffici. E’ urgente difendere queste risorse e battersi contro distruzione e sfruttamento selvaggio. La maggior parte delle persone vengono espulse dalle nuove coltivazioni, soprattutto soia transgenica. E lo sfruttamento selvaggio di allarga. Latifondi sempre più immensi ed in mano a proprietari stranieri, a volte identificati, a volte misteriosi: proprietari assenti drammatizzano la vita delle persone con nome e cognome che non sanno come andare avanti. La nostra lotta è questa: permettere a chi possiede un fazzoletto di terra di coltivarlo e poterci vivere senza arrendersi alle pressioni che diventano minacce >.

 

- Si continua a parlare di masse sempre più povere: quale tipo di povertà umilia la gente ? Mancanza di lavoro, case che non sono case ? Emigrazione che fa scappare le nuove generazioni nelle bidonvilles straniere ? Come recuperare queste folle disperate ?

< Due milioni di paraguyani vivono nelle villas miserias di Buenos Aires, 70 mila negli Stati Uniti, 6 mila in Spagna. Difficile portarli a casa tutti, ma la riforma agraria e iniziative industriali possono far tornare chi ha perduto la terra. Servono opportunità per tutti e non solo privilegi per la cerchia dei fedeli all’eterno governo. Oggi in Paraguay non siamo uguali di fronte alla legge e non abbiamo le stesse opportunità di sopravvivenza. Ecco perché i monopoli statali e privati devono essere controllati o sparire per garantire credibilità ad un’economia che bisogna aprire ai giovani, professionisti ed intellettuali, ma anche alla gente semplice, insomma alle forze che domani governeranno il paese >.

 

- Il Vaticano non è d’accordo sulla sua decisione di spogliarsi della missione di vescovo per entrare in politica. E Nicanor Duarte, presidente paraguyano, ha incontrato il Papa per rappresentare i disagio nel quale la sua scelta lo sta costringendo. La costituzione paraguayana è di tradizione massonica. Formalmente non esistono né Natale, né Pasqua, ma festa della famiglia e festa dei fiori, anche se il 93 per cento della popolazione é cattolica. I colorados vorrebbero impedire la sua partecipazione alla corsa presidenziale sostenendo che lei non ha rinunciato al suo ruolo nella Chiesa. Sospeso a divinis, vescovo dimissionario, ma non completamente slegato dalle gerarchie. Come risolverà il problema ? E perché Chiesa e Stato sembrano aver paura di un sacerdote che non fa più il sacerdote, e di un vescovo che non è più vescovo ?

 

< Se la volontà della gente sarà rispettata, dopo 60 anni il Paraguay potrà cambiare la propria storia. Vaticano e Chiesa vedranno realizzata la volontà di Dio nel miglioramento della vita dei senza niente. Capisco che il potere possa essere spaventato da speranze diverse che si ricompongono in un unico movimento. Ecco perché l’ufficialismo utilizza cavilli inesistenti per impedire la mia candidatura >.

 

-E la Chiesa ?

 

< La Chiesa latino-americana è divisa in settori. Tendenze conservatrici ma ovunque rami – laici, sacerdoti, seminaristi, missionari – che stanno cercando di mettere fine alle sofferenze di un continente saccheggiato da 500 anni: vecchie e nuove forme di colonialismo. Dal congresso di Medellin, trent’ anni fa, una certa Chiesa ha scelto riforme strutturali e culturali per influire su una realtà i cui peccati gridano vendetta al cielo. Non è mai stato un progetto determinato perché la Chiesa intende mantenere la propria neutralità critica. Anch’io voglio conservare la distanza dalla politica, così come è intesa oggi, votata solo alla logica del potere. In Paraguay molti sacerdoti sono impegnati in progetti popolari nelle campagne e nelle periferie delle città. Lavorano per ridare dignità di cittadinanza a tutti. Mi sono avvicinato alla Teologia della Liberazione tra il 1977 e il 1982. In Ecuador ho avuto l’opportunità di approfondire la teologia pastorale con teoria e pratiche che analizzavano l’intera situazione del continente. L’esperienza mi ha aiutato a guardare la gente in modo diverso. Lavorare assieme ai poveri per seguirne la strada della speranza. Testimonianze che mi ha anno aiutato ad incarnarmi nella fede perché la fede non è solo osservazione contemplativa, ma il rapporto con la realtà. Lo ha detto Giovanni Paolo II in Brasile: la teologia della liberazione è parte del patrimonio della Chiesa universale. Aiuta una nostra azione più cosciente e liberatrice >.

 

- Contro di lei il partito Colorado ha candidato Blanca Ovelar ex ministro dell’istruzione. Non cambia niente: è una controfigura politica del presidente Duarte, ma giovane, soprattutto donna come Cristina Kirchner e Michelle Bachelet. Il Paraguay diventa rosa per garantire vecchi interessi…

< E’ evidente che i colorados vogliono continuare allo stesso modo rallentando ogni proposta di cambiamento: insistono col carnevale amministrativo che immiserisce la società. Il programma della nostra Alleanza pretende di cambiare e subito. Ecco lo scontro. Ogni cavillo e nuove candidature servono solo ad andare avanti indisturbati >.

 

-Andare avanti, ma qualche volta tornando indietro. Con una certa fretta, la corte suprema ( controllata dal partito al governo ) ha mitigato la sentenza che condannava il generale Lino Oviedo a dieci anni di prigione e all’interdizione ad ogni pubblico incarico: era stato condannato per aver tentato un colpo di stato nel 1996. Lo si era anche accusato dell’assassinio di un candidato alla presidenza. Arrestato in Brasile, aveva chiesto di scontare la pena in Paraguay dove è rientrato nel 1998. La corte suprema lo ha rimesso in libertà per < buona condotta > e un tribunale militare ha cancellato l’imputazione dichiarandolo non colpevole. Assieme ad altri movimenti, il partito di Oviedo – Unione Nazionale dei Cittadini Etici – aveva insistito affinché lei scendesse in politica contro i colorado. Tre mesi fa le previsioni la davano in vantaggio su ogni candidato, ma la liberazione del generale ha sconvolto i sondaggi. Con la sua alleanza divisa e Oviedo che si candida in concorrenza, la scelta del governo di rimetterlo in gioco per dividere l’opposizione sta funzionando. Si rassegna a perdere ?

 

< E’ un’alleanza di settori popolari e progressisti in contrapposizione ai poteri collaudati di chi vuole conservare questa situazione. Rappresento contadini ed operai riuniti con obiettivi non ancora definiti sul profilo che dovrà assumere il paese. I colorado sono bravi nei giochi, hanno alle spalle i capitali per farli, ma resta la nostra speranza >.

 

. – Gli Stati Uniti hanno riarmato una base al confine di Argentina, Bolivia e Brasile. Dal Brasile arrivano le imprese che stravolgono l’economia e la vita dei paraguayani. Se diventerà presidente ridiscuterà le concessioni di questi governi ?

< E’ fondamentale il diritto alla sovranità. Il mio annuncio non cambia. Non accetteremo alcuna ingerenza economica e militare che metta in discussione la vita dei cittadini. Il Paraguay deve essere dei paraguayani >.

 

- Lei è prete da una vita. Qualche nostalgia mentre ascolta la messa mescolato ai fedeli ?

< Certo che ho nostalgia Tante volte mi vien voglia di tornare al ministero sacerdotale, ma in questo momento specifico della vita è urgente stare assieme alla gente e la gente capisce quanto mi costa la rinuncia. Credo che la fede nel messaggio della Chiesa e l’impegno politico possano convivere serenamente. Il giorno in cui Dio mi chiamerà potrò dire di aver compiuto la sua volontà indipendentemente da chi considera questa mia scelta una scelta di potere >. E ride.

Ripulire la casa: massacri di bande giovanili in Honduras

mara203 In Honduras la strage dei membri delle bande giovanili, le “maras”, non ha conosciuto limiti.
Nel 2007 più di 500 morti. Ci sono molti modi per un paese di morire dissanguato. Si muore di emigrazione clandestina. Si muore di condizioni di lavoro disastrose. Si muore di denutrizione. Ma si muore anche dello stillicidio della violenza delle bande giovanili e della risposta della polizia violenta che non trova miglior forma che eliminare il problema alla radice. Succede in Brasile, in Venezuela, in Colombia, ma succede soprattutto in America Centrale dove gli appartenenti a bande giovanili sono circa 80.000. I problemi più gravi si concentrano in Salvador e Honduras. In Honduras, un paese dell’America centrale di sette milioni di abitanti, secondo dati dell’organizzazione in difesa dei diritti umani “Casa Alianza”, nell’anno che si è appena concluso sono morti in maniera violenta 506 minori di 22 anni, e tra questi, almeno 130 sono minori di 18 anni.

Scritto in esclusiva per Latinoamerica.

Muri del Nord contro il Sud

Andrea Cacopardo: Primo, pensare che gli immigrati illegali siano ladri è come “il bue che dice cornuto all’asino”. Il nord o l’ovest hanno saccheggiato per secoli le popolazioni che adesso consideriamo del terzo mondo. Sono tanti i luoghi comuni ed i pregiudizi derivanti dagli insegnamenti che abbiamo ricevuto nelle scuole ed altre istituzioni che ci hanno inculcato una cultura di supremazia e di darwinismo sociologico che … Leggi tutto

Muri

Con Vittorio Maggi (con risposta mia): Scusi sig. Carotenuto, lei ha una porta con serratura a casa sua? Non fa entrare chiunque, prima vuole che si presentino? O no? Allora perchè si stupisce dei muri di difesa? Adirittura li paragona a quelli delle galere come era nella DDR? Nessuno obbliga nessuno ad andare a casa d’altri, ma se ci voglio entrare furtivamente, devo aspettarmi che il sig. Carotenuto mi prenda a calci nel sedere o mi opponga una porta con serratura ultimo modello. Se poi questo non è sufficente, perchè ladri e clandestini non si possono fermare, pazienza ma almeno si pone un argine.

Gennaro Carotenuto: Caro Maggi, lei appare confondere un appartamento privato con uno Stato. Ma l’Italia, o l’Unione Europea, non sono … Leggi tutto

Tutti siamo Elvira Arellano

“Per gli Stati Uniti una donna come me è una minaccia” ha dichiarato Elvira Arellano, appena deportata in Messico. Chissà se adesso la sua voce giungerà più o meno forte in difesa dei diritti dei clandestini negli Stati Uniti.

Elvira Arellano, 32 anni, originaria dello stato messicano di Michoacán, lottava per poter rimanere vicino a suo figlio Saúl. Lui è cittadino statunitense. Lei è solo messicana. Ma per le leggi statunitensi non possono stare insieme, almeno … Leggi tutto

L’Eroe dei due mondi: Giuseppe Garibaldi in America Latina





Oggi, 4 luglio 2007, Giuseppe Garibaldi compie 200 anni. Di pochi personaggi storici si ricorda di più l’idealità, il coraggio, l’altruismo. Lo si ricorda in tutto il mondo, forse unico militare italiano dopo Giulio Cesare ad aver conquistato universale rispetto. Lo celebro con un saggio che ripercorre la lunga epopea latinoamericana dell’Eroe dei due mondi dal Rio Grande do Sul all’Uruguay. Carissimi simboli patri -a cominciare dalla camicia rossa dei Mille- ma anche una storia d’amore, quella con Anita, legano indissolubilmente l’Uruguay all’Italia, e Garibaldi a tutti noi.

L’Eroe dei due mondi: Giuseppe Garibaldi in America Latina

di Gennaro Carotenuto, pubblicato nel 1998 in Latinoamerica n. 68

150 anni fa, il 15 aprile del 1848, l’ormai quarantunenne Giuseppe Garibaldi lascia l’America latina a bordo del brigantino Speranza verso la difesa della Repubblica Romana. E’ giunto a Rio de Janeiro nel gennaio di dodici anni prima, in fuga dalla condanna a morte inflittagli nel … Leggi tutto

Un nuovo mondo possibile nasce al Sud

Era tempo che il movimento operaio mondiale non festeggiava un primo maggio di conquiste e non di mera resistenza. Le notizie positive vengono dall’America, dall’Ecuador, dalla Bolivia ma soprattutto dal Venezuela dove il riformismo redistributivo del governo bolivariano si fa sempre più progressivo.

Stante anche l’arrivo di Nicolas Sarkozy all’Eliseo, in Europa le 35 ore di lavoro sono passate dalla sfera delle speranze a quella dei sogni. Nel resto del mondo, nelle maquilladoras che producono beni di consumo, da Ciudad Juárez a Guangzhou a Timisoara, l’orario di lavoro a cottimo continua ad allungarsi e … Leggi tutto

D’Alema, “populismo” e sinistra sudamericana

Ricevo, volentieri pubblico e consiglio questa intervista rilasciata da Tito Pulsinelli a Patria Grande. Si tratta di un lungo e senz’altro opportuno commento al viaggio di D’Alema in America Latina e all’intervista da questo rilasciata a Liberazione. Non posso non notare -ho fatto letteralmente un balzo sulla sedia- che l’ineffabile Angela Nocioni riesce a farsi bacchettare da sinistra perfino da D’Alema perché arriva a definire la redistribuzione -testuale- come elemosina (sic!).

Non è l’unica perla. Meritano essere citate almeno altre due nocionate. D’Alema definisce Alán García come una costola della sinistra, più o meno come definiva la Lega Nord quando gli faceva comodo: Angiolì, perché non gli domandi come mai ‘sta costola della sinistra sta reintroducendo la pena di morte?

Infine la Nocioni fa almeno dieci domande su Chávez, alle quali d’Alema dà altrettante risposte di chiusura più o meno marcata. La regina delle inviate di Liberazione però non riesce a fare -ma capisco che non si può pretendere troppo dalla vita- l’unica domanda giornalisticamente interessante: allora perché diavolo -unico paese dell’UE- non gli avete votato contro per il CdS?

Intervista a Tito Pulsinelli

Il ministro degli Esteri D’Alema è stato in visita ufficiale in Brasile, Cile e Perù, ricominciando a tessere la trama di una politica estera inchiodata all’unidirezionalità con Washington e Bruxelles, ridotta a pura promozione delle esportazioni. L’Italia era praticamente scomparsa dalla scena latinoamericana, a tutto vantaggio della banca spagnola che è diventata la … Leggi tutto

Su Daniel Ortega, Sergio Ramírez e gli interessi dei media europei contro l’America Latina progressista

Come avevo preannunciato, l’aggiornamento del sito girando per cyber messicani, mi risulta molto difficile. Anche se con gli accenti acuti voglio però puntualizzare alcune cose. A presto articoli da e sul Messico, López Obrador, zapatismo, Oaxaca…

Su tutta la stampa di centrosinistra mondiale ha imperversato in questi giorni Sergio Ramírez, ex-dirigente sandinista, con una dichiarazione facilmente riassumibile in “il trionfo di Daniel Ortega è la cosa peggiore che potesse succedere al Nicaragua”. Non importa quanto apodittica sia questa dichiarazione, e non importa preoccuparsi se gli altri candidati fossero effettivamente migliori di Daniel Ortega. Non importa neanche capire perché dopo 16 anni di neoliberalismo spietato (il migliore dei mondi possibili), che ha costretto all’emigrazione il 10% della popolazione, distrutto quel poco di servizi lasciati dalla rivoluzione, e lasciato nell’inedia il 70% della popolazione nicaraguense, finalmente la popolazione nicaraguense abbia detto BASTA a 16 anni di neoliberismo. L’importante è che a far dire che Daniel è il peggio del peggio si trovi disponibile qualcuno che si considera “di sinistra”.

Per le elezioni venezuelane del prossimo 3 dicembre sta già scaldando i motori Teodoro … Leggi tutto