di Gennaro Carotenuto, venerdì 24 luglio 2009, 22:30
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America latina
El País di Madrid è costretto ad aprire con un video di Telesur. Dopo aver per anni diffamato il canale pubblico multistatale di proprietà dei governi integrazionisti latinoamericani fondato quattro anni fa da Aram Aharonian deve accettare che l’unico media che sta seguendo minuto per minuto la vicenda del golpe in Honduras, che inizialmente El País aveva perfino negato, è proprio Telesur.
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di Carla Grillo, mercoledì 22 luglio 2009, 07:45
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Italia
MILANO — «Mi chiamo Maria Elena Crespi, Malena per i miei quattro amici, ho 23 anni, vivo alle porte di Milano, non studio e non lavoro. Provo vergogna per questo? Io no». Malena è un nome e cognome, un viso acqua e sapone, e una storia di disillusioni e non impegno convinto che gli spagnoli catalogano sotto l’insegna Generación «ni-ni»: ni estudia ni trabaja: generazione «né» studio «né» lavoro. Adolescenti e giovani. Spagnoli e italiani, inglesi e americani. Tanti. Sempre di più. Anche se non la maggioranza. In Italia il fenomeno non ha un’etichetta, non ancora, ma sociologi e psicologi lo conoscono bene.
E i dati inediti del Rapporto Giovani 2008, elaborati dal Dipartimento di Studi sociali, economici, attuariali e demografici della Sapienza di Roma per conto del ministro della Gioventù Gorgia Meloni, sembrano certificarlo. Ancor più quando vengono incrociati con le anticipazioni dell’indagine Istat sulla Forza lavoro 2008. Nella fascia di età tra i 15 e i 19 anni ci sono 270 mila ragazzi che non studiano e non lavorano (il 9%): la maggior parte perché un lavoro non lo trova; 50 mila perché della loro inattività ne fanno una scelta; 11 mila, poi, proprio perché di lavorare o studiare non ne vogliono sapere («non mi interessa», «non ne ho bisogno»).
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di Gennaro Carotenuto, martedì 14 luglio 2009, 12:01
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America latina, Pianeta Terra
Non mi direte che non sia perlomeno insolita la pagina latinoamericana di El País di oggi. Su 18 titoli infatti ben 7, poco meno della metà riguardano Cuba, un paese dove non sta accadendo nulla di particolare. Va bene che il popolo cubano non deve essere abbandonato e non va spenta la luce sui crimini della dittatura castrista, ma almeno trovate qualcosa da dire!
Appena un articolo è dedicato all’Honduras, dove al contrario la luce va spenta perché vi è in corso un golpe buono che si fa via via più sanguinoso, uno il Messico dove hanno appena trovato quindici cadaveri ammucchiati dai narcos e uno sul Perù (a breve online qui il pezzo sul nuovo governo scritto in esclusiva per Latinoamerica) dove sta per ripartire la crisi amazzonica.
Fa eccezione l’Argentina con 4 articoli (Cuba+Argentina sommano così 11 titoli su 18. Sarà un caso?). I pezzi ribadiscono per l’ennesima volta che gli odiatissimi Kirchner sono al crepuscolo e presentano uno (strano?) accordo editoriale tra “La Nación”, il giornale della destra tradizionale argentina che appoggiò tutte le dittature militari e “El País” che formalmente è un giornale di centro-sinistra.
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Coprifuoco, repressione, caccia all’uomo in Honduras, alla chiusura di questa nota ogni minuto la situazione appare più grave. Abbiamo raccolto nuove testimonianze da Tegucigalpa mentre Il lavoro encomiabile di “Telesur” continua a mostrare dal vivo (al mondo, ma non agli honduregni ai quali è stata oscurata) immagini dalla capitale a chiunque abbia onestà intellettuale e occhi per vedere.
Quelle che abbiamo raccolto sono le voci di dirigenti e militanti in clandestinità e come tali possono essere meno informate di chi ha una visione d’insieme, ma ci raccontano del successo dello sciopero generale, della resistenza pacifica e attiva al golpe, delle cariche dell’esercito, delle bombe lacrimogene. Lo sciopero generale a tempo indeterminato sarebbe sostenuto soprattutto dai dipendenti pubblici che stanno impedendo il funzionamento degli uffici.
Sono voci che narrano di un popolo che resiste ma anche che viene represso, di pattuglie che, dopo avere avuto come primo obbiettivo sequestrare urne e schede elettorali per impedire il referendum stanno ora perseguendo in tutta la capitale, e presumibilmente in tutto il resto del paese, i dirigenti popolari. Ci sono sicuramente molti arresti ma si ignora la sorte di chi è stato catturato nelle ultime 36 ore.
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di Gennaro Carotenuto, sabato 27 giugno 2009, 10:52
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Puntos de vista distintos siempre los ha habido y los habrá… Tal vez para algunos en Honduras es el ejército el que está salvando a la patria del comunismo (¿no he oído esto en otro sitio antes?), pero es indispensable estudiar cómo explica lo que está aconteciendo ahora en Tegucigalpa el periódico madrileño El País, única fuente en la que se suele basar el parecer de muchos comentaristas europeos de América Latina.
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di Gennaro Carotenuto, venerdì 26 giugno 2009, 12:44
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America latina, Pianeta Terra
Per carità, punti di vista… magari per qualcuno in Honduras è davvero l’esercito che sta salvando la patria dal comunismo (dove ho già sentito questa storia?) ma è indispensabile studiare come il quotidiano madrileno “El País”, l’unica fonte sulla quale in genere si forma l’opinione di molti “opinion makers” italiani sull’America latina, spiega quanto sta accadendo in queste ore a Tegucigalpa.
Come analizziamo nel dettaglio “El País” esce rapidamente dalla legittimità della diversità dei punti di vista, per entrare nel territorio del falso e del tendenzioso che ci mette di fronte a una vera imperdibile lezione di disinformazione offerta dal quotidiano spagnolo:
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Le parole drammatiche nella notte del presidente dell’Honduras Manuel Zelaya: “È in corso un colpo di stato nel paese” sono state confermate e supportate dall’ONU. Il presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Manuel D’Escoto, nella notte ha condannato con parole fermissime il tentativo di colpo di stato in corso in Centroamerica: “condanniamo fermamente il colpo di stato in Honduras contro il governo democraticamente eletto di Manuel Zelaya” dove i poteri di fatto di sempre, le élite, l’esercito, le alte gerarchie cattoliche, le casta politica, sono disposti a tutto perché nel paese neanche si parli di Assemblea Costituente. È infatti questo l’oggetto del contendere che ha scatenato la sedizione: un referendum che domenica prossima dovrà decidere se convocare o no l’elezione di un’assemblea Costituente voluta secondo i sondaggi dall’85% della popolazione.
Leggi tutto in esclusiva su Latinoamerica.
Su precisa richiesta dai movimenti che in Honduras stanno resistendo al golpe si invita alla particolare diffusione di questo articolo.
In questo momento (h.15.00 italiane) sta parlando Mel Zelaya: il popolo con la polizia consegnerà le schede e garantirà il regolare svolgimento del referendum di domenica. Ascoltalo in diretta.
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di Gennaro Carotenuto, martedì 16 giugno 2009, 08:04
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America latina, Media
Un giorno sì e l’altro pure i nostri media si dicono preoccupati per la libertà di espressione in Venezuela. Per mesi hanno seguito con trepidazione la vicenda di una televisione, RCTV, che, nonostante abbia attivamente partecipato ad un colpo di Stato, quello dell’11 aprile 2002, ha trasmesso liberamente fino alla naturale scadenza della licenza.
Da settimane riportano compitando le parole dello scrittore ultraliberale peruviano Mario Vargas Llosa che va a Caracas a stracciarsi le vesti per dire (va da sé liberamente) che a Caracas non c’è libertà di espressione. Eppure chissà cosa farebbe Silvio Berlusconi se fosse nelle scarpe di Hugo Chávez e avesse a che fare con i media dell’opposizione venezuelana che dal 1998 in avanti disegnano il Presidente come un novello Hitler con tanto di baffetti senza che questo (o dimostrate il contrario) abbia mai mosso un dito.
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di giusi di cristina, domenica 14 giugno 2009, 11:39
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Dialoghi
È passata da qualche giorno la “furia” elettorale. Risultato: tutto come prima, o perlomeno, tutto come negli ultimi dieci tristi anni. Anni di un nichilismo diffuso, che fa buttare a destra i confusi, i qualunquisti, i “non so chi votare, tanto pensano solo ad arricchirsi, a me che m’importa”…e poi in realtà a votare ci vanno eccome, e per magia scelgono ed eleggono l’uomo che in questi ultimi bui dieci anni non ha fatto altro che far assumere a questo paese sempre più i connotati di un enorme ipermercato, dove la libertà si scambia per il suo sorriso beone e beffardo, studiato a tavolino da curatori dell’immagine profumatamente pagati per convincere il popolo italico che tranquilli, andrà sempre così: i furbi avanzeranno, i dissidenti verranno boicottati e zittiti, la prostituzione tolta dalle strade per arricchire le vostre squallide giornate di vuoto offerto dalla tv (anche da quella di stato) e, meglio ancora, per sedere sulle costosissime poltrone del Parlamento. Il Parlamento. Mi chiedo se valga ancora la pena di scriverlo con la maiuscola. Il cuore mi dice di sì, la mente si avvale della facoltà di non rispondere. E non riesco proprio a darle torto. … Leggi tutto
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di alba, giovedì 21 maggio 2009, 10:08
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Nosotras y nosotros hijas e hijos de la tierra, el maíz, el copal y la candela, descendientes de nuestros héroes: Lempira, Iselaca, Mota, Etempica y otros; Ante la oportunidad que se presenta para el pueblo hondureño de participar en el desarrollo de una consulta democrática que convoque a la integración de una asamblea constituyente que permita la formulación de una nueva constitución política de la republica que refunde el país, como un país sin excluidos ni excluidas, con dignidad, soberanía y bienestar y ante la reacción de los grupos obscurantistas que quieren a toda costa continuar manteniendo secuestrada nuestra amada patria y humillado a nuestro pueblo. Manifestamos lo siguiente: 1. Manifestamos que somos por principio personas de paz, que a pesar de la violencia continua contra nuestros pueblos que han soportado asesinatos, encarcelamientos, discriminación, torturas y toda clase de etnocidios a lo largo de nuestra vida, mantenemos nuestra convicción de luchar por una verdadera paz, con democracia intercultural, justicia, libertad y desarrollo. … Leggi tutto
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di Gennaro Carotenuto, sabato 9 maggio 2009, 08:14
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Por Gennaro Carotenuto – Traducido para Rebelión por Gorka Larrabeiti
Al abrir el pasado 8 de mayo El País, periódico del que nuestros cotidianos suelen copiar la información latinoamericana, se encuentra un artículo largo y ufano. El Parlamento Europeo, como si fuera un tribunal, ha condenado a Venezuela en términos sin precedentes. Mediante un entrecomillado se informa de que ha expresado su “enorme preocupación por el deterioro de la calidad de la democracia en Venezuela”, la cual corre “un grave peligro de colapso” debido a la “concentración de poder y autoritarismo creciente del presidente Hugo Chávez”. Además, el Parlamento Europeo -cosa inaudita bien mirada- muestra solidaridad con los jefes de la oposición que sufren persecuciones políticas. Continúa el artículo copiando y tratando con aprobación gran parte de la resolución del Parlamento Europeo. ¿Qué es lo que no marcha en esta resolución? ¿Qué esconde la multinacional Prisa, que edita el diario español?
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Aprendo il quotidiano “El País” di Madrid di stamane, giornale dal quale spesso i nostri giornali ricalcano l’informazione latinoamericana, si trova un lungo e soddisfatto articolo. Il Parlamento europeo, come fosse un tribunale, avrebbe condannato il Venezuela con parole senza precedenti.
Virgolettando si informa che ha espresso la sua “enorme preoccupazione per il deterioramento della qualità della democrazia in Venezuela” oramai “in grave rischio di collasso” per la “concentrazione di potere e l’autoritarismo crescente del presidente Hugo Chávez”.
Inoltre il parlamento europeo –cosa a ben pensarci inaudita- solidarizza con i capi dell’opposizione che soffrono persecuzioni politiche e prosegue ricopiando e approvando gran parte della risoluzione del Parlamento Europeo.
Cosa c’è che non va in questa risoluzione? Cosa nasconde la multinazionale Prisa che edita il quotidiano spagnolo?
Leggi tutto in esclusiva su Latinoamerica.
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di Gennaro Carotenuto, mercoledì 15 aprile 2009, 15:57
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Mostrava un messicano tarchiato al fianco di un bel cow-boy Usa
Roma, 15 apr. (Apcom) – Il gigante del fast food Burger King ha deciso di ritirare un manifesto utilizzato per le campagne pubblicitarie in Spagna e in Gran Bretagna, considerato offensivo dal Messico.
Il manifesto, creato per pubblicizzare il nuovo hamburger ‘Tex-Mex’, mostrava un cow-boy statunitense dall’aspetto aitante al fianco di un messicano tarchiato e tutt’altro che attraente, vestito con i colori della bandiera messicana, sotto i quali campeggia la scritta "Uniti dal destino".
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di Gennaro Carotenuto, martedì 7 aprile 2009, 14:38
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Gennaro Carotenuto
Giornalismo partecipativo
El país que se cae a trozos incluso sin necesidad de ningún terremoto (a veces basta un chaparrón como en Sarno), es el mismo en el que se trata como a un apestado, o se le denuncia por “falsa alarma y alteración el orden”, a un científico que había previsto con exactitud el terremoto en los Abruzos no en un hipotético futuro sino aquí y ahora. (Traducido para Rebelión por Liliana Piastra)
179 muertos, 34 desaparecidos, 1500 heridos, más de 50.000 personas sin casa
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di Gennaro Carotenuto, mercoledì 11 marzo 2009, 14:23
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Media, Pianeta Terra, Primo piano, Storia
Oggi è il quinto anniversario delle stragi di Madrid dell’11 marzo 2004 che causarono la morte di quasi 200 persone. Il governo di José María Aznar, in piena sinergia con i media mainstream, tentò di imporre un’insostenibile verità ufficiale. E’ un caso di scuola: usando Internet e gli SMS il popolo spagnolo insorse contro la menzogna dei media e del governo facendo informazione. Sul tema pubblico un frammento del mio saggio Giornalismo partecipativo. La storia del giornalismo e dei nuovi media come bene comune, in questo momento in corso di stampa.
Dall’11 al 14 marzo 2004 l’intera Spagna fu percorsa da un’ondata di indignazione popolare che prese forma di microinformazione partecipativa[1]. Milioni di cittadini s’indignarono per la verità di Stato sulle stragi di Madrid dell’11 marzo, che il governo di José María Aznar pretendeva di imporre attribuendole all’ETA pensando di ricavarne un vantaggio politico nelle elezioni politiche del giorno 14. La televisione, soprattutto quella nazionale, e la stampa si allinearono alla menzogna imposta dal governo[2] che cercava di mascherare le proprie responsabilità nella guerra in Iraq considerando inopportuno riconoscere la matrice islamica degli atti terroristici che avevano causato la morte di 191 persone. Quella volta in tutta la Spagna la corda si spezzò.
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