Thursday 09 February 2012, 09:59

Gli articoli con tag: " Eduardo Galeano "

Il Monsignor Leonidas Proano: Il vescovo degli indigeni

monsenorleonidas Con la presa di posizione dei vescovi latinoamericani nel 1968 a Medellin, durante il Consiglio Episcopale Latinoamericano, si dava inizio ad una nuova forma d’evangelizzazione. I vescovi condannavano la situazione d’ingiustizia istituzionalizzata che si realizzava in Sudamerica che violava i diritti fondamentali dell’uomo. Si delegittimava, dopo quasi cinque secoli di storia, l’evangelizzazione conquistatrice perpetuata dalla Chiesa Cattolica durante la conquista dell’America.

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Le democrazie latinoamericane esigono a Barack Obama, la fine delle ingerenze, il rispetto del diritto internazionale e la fine dell’embargo contro Cuba

ObamaGaleano Cristina Fernández de Kirchner, presidente argentina, ha sintetizzato al suo omologo statunitense Barack Obama quello che tutto un continente pensa: “la fine dell’embargo contro Cuba non può essere un punto di arrivo di un percorso ma una precondizione” per iniziare a costruire relazioni di mutuo rispetto nel Continente.

Non sarà solo l’affabilità e perfino l’umiltà che sta dimostrando Barack Obama in queste ore a Trinidad e Tobago, per il Vertice delle Americhe, a sanare le ferite storiche di 170 anni di dottrina Monroe. Non sarà con una richiesta di voltare pagina e di “un nuovo inizio”, pur necessari, che si potranno lasciare alle spalle decenni di destabilizzazioni, colpi di Stato, complotti, assassinii, invasioni, crimini contro l’umanità, spoliazioni, imposizioni di patti leonini contro il Continente attraverso quell’aberrazione che è stata il “Consenso di Washington”, quel meccanismo perverso per il quale politiche e politici di paesi democratici o dittature potevano essere sommerse o salvate solo con l’imprimatur di una potenza straniera.

Non sarà con il ristabilimento di relazioni diplomatiche, con il Venezuela oggi (ed è un grande successo del Vertice di Trinidad), con Cuba forse domani, che recupererà credibilità il paese che per 60 anni ha imposto e tuttora sponsorizza all’America latina e al mondo il Fondo Monetario Internazionale come strumento di dominio neocoloniale.

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ARGENTINA / Buenos Aires-Bologna

L’ALTRA ITALIA VA ALL’UNIVERSITA’

Buenos Aires, 24 novembre 2008. L’altra Italia, quella alla quale fa piacere appartenere, si è mostrata questa mattina nella (bellissima) sede di Buenos Aires dell’Università di Bologna, in calle Rodriguez Peña 1778. Un luogo unico per un’occasione unica: la presentazione di “Patasarriba 2008”, un progetto organizzato da tre associazioni – due italiane (Anpis ed Unasam) ed una argentina (Adesam) – che si occupano di salute mentale. Patasarriba (traducibile con gambe all’aria o sottosopra, dal titolo di un noto saggio di Eduardo Galeano) è un progetto e un viaggio contro il pregiudizio che ancora oggi grava pesantemente sulle persone affette da disagio psichico e a favore di un modo diverso di affrontarlo, come fece – esattamente 30 anni fa (era il 1978) – lo psichiatra veneziano Franco Basaglia, ispiratore di una legge (la 180) che rivoluzionò la psichiatria mondiale.

Il prof. Giorgio Alberti, direttore della sede universitaria (che proprio quest’anno compie 10 anni), ha fatto gli onori di casa, introducendo gli ospiti e l’attentissimo pubblico.

A Buenos Aires, sono arrivate più di 200 persone tra utenti psichiatrici, familiari ed operatori. Tutti, indistintamente, carichi di un entusiasmo contagioso, da distribuire in una serie di appuntamenti (culturali, sportivi, artistici ed anche di svago) approntati per 10 giorni nella capitale argentina.

Va ricordato che, all’inizio di novembre, la sede di Buenos Aires dell’ateneo bolognese è stata duramente attaccata da “il Giornale” (quotidiano di proprietà, come noto, della famiglia Berlusconi). Fare cultura costa e spesso non dà profitti immediati. E questo, nell’Italia di Tremonti e della Gelmini, non è un fatto ma un mero delitto. Da manicomio.

Paolo Moiola

Eduardo Galeano: la ghigliottina sui diritti delle donne

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Una derecha intelectualmente agotada

Atilio Borón

Rebelión

El aquelarre que tuvo lugar días pasados en Rosario, y del cual Rebelión diera cuenta a través de un artículo de Miguel Bonasso, congregó a las figuras estelares del pensamiento y la praxis de la derecha de las Américas. En realidad, fue una escala más de esta especie de circo itinerante de la época de las cavernas que circula por diversos países de América Latina pregonando el evangelio neoliberal del imperio y que tuvo su bautismo de fuego en Madrid, el 4 de Julio del 2007, en el denominado “IV Foro Atlántico: Un Encuentro por la Democracia y la Libertad en Europa y América.” Los mismos personajes, los mismos auspiciantes, la misma retórica, la misma chatura trajinan por toda la región. Conforman su elenco intelectual el inefable Mario Vargas Llosa y su hijo Álvaro, Jorge Castañeda, Carlos Montaner, Plinio Apuleyo Mendoza, Enrique Krauze, Marcos Aguinis, Jorge Edwards, Arturo Fontaine y una plétora de “bienpensantes menores”, como diría el siempre lúcido Alfonso Sastre. En cuanto a la política el listado comienza por José M. Aznar y llega hasta Vicente Fox, pasando por Jorge “Tuto” Quiroga, expresidente de Bolivia, Francisco Flores, ex de El Salvador, Osvaldo Hurtado, de Ecuador y Luis A. Lacalle del Uruguay, todos ellos merecedores de más que gratos recuerdos en sus respectivos países por su patriótica contribución al bienestar general de la población, sobre todo de los más humildes. De los Estados Unidos vino Roger Noriega, siniestro personaje ligado a la mafia cubano-americana y durante un tiempo el “hombre fuerte” encargado de los asuntos hemisféricos del imperio bajo la presidencia de George W. Bush. … Leggi tutto

Pubblicità e razzismo in America latina. Spunti per una possibile ricerca

Anticipo in forma ridotta un mio saggio di prossima pubblicazione

Nino_disparando Visto dalla remota Europa lo stereotipo di bellezza femminile nel continente meticcio per eccellenza, l’America latina, è quello degli occhi neri, dei capelli crespi e della pelle abbronzata. È l’America morena letteraria di Teresa Batista o di Donna Flor del bahiano Jorge Amado. Visto dallo show business e soprattutto dal sistema pubblicitario latinoamericano, invece, lo stereotipo di bellezza è quello occidentale, anoressico, biondo e dagli occhi azzurri. Tale divaricazione non è ininfluente e la pubblicità appare mettere in scena e contribuire a legittimare l’apartheid e la sottomissione culturale al bianco delle maggioranze meticce, indigene e nere.

Se leggi, costituzioni, società e perfino la vita quotidiana rendono la discriminazione in America latina né onnipresente né inevitabile, il mondo della pubblicità nella regione, in maniera più marcata rispetto ai sistemi televisivi in generale, rappresenta invece un baluardo della separatezza. È un mondo di creoli che rappresentano se stessi anche quando devono vendere prodotti ai non creoli, autocompiacendosi fino a considerare e presentare la bianchezza della pelle come garanzia del successo di un prodotto. È difficile capire dove finisca l’ottusità discriminatoria e dove comincino le finalità politico-ideologiche di controllo sociale. Appare però evidente che le logiche che si celano dietro la presunta neutralità delle logiche commerciali vadano ben al di là degli interessi commerciali stessi.

Ben diversa è infatti la situazione negli Stati Uniti. Il mercato dei consumatori ispanici muove

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Il paradosso errante di Eduardo Galeano

Il paradosso errante.

Lezioni di storia. Pillole di verità che rovesciano la «verità»

Eduardo Galeano

Ogni giorno, leggendo i giornali, assisto a una lezione di storia. I giornali mi insegnano con ciò che dicono e con ciò che non dicono.
La storia è un paradosso errante. È la contraddizione a farla muovere. Forse per questo i suoi silenzi dicono più delle sue parole e spesso le sue parole rivelano, mentendo, la verità.
Di qui a poco sarà pubblicato un mio libro che si chiama Specchi. È una specie di storia universale, e scusate se è poco. «Io posso resistere a qualsiasi cosa, meno alla tentazione», diceva Oscar Wilde, e confesso di aver ceduto alla tentazione di … Leggi tutto

In difesa della nuova Costituzione boliviana. Con Adolfo Pérez Esquivel, Eduardo Galeano, Luís Sepúlveda

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La situazione in Bolivia si aggrava giorno per giorno. Bande neofasciste che agiscono in sinergia con le amministrazioni locali e che spacciano per autonomismo il loro razzismo secessionista, terrorizzano le città dell’oriente del paese e stanno preparando il colpo di mano per impedire con la forza quello che non possono fermare con il voto e la democrazia. Pertanto ho ritenuto mio dovere essere tra i primi firmatari di questo appello.

Domenica 9 dicembre, 164 componenti dell’Assemblea Costituente su 255 aventi diritto, e rappresentanti delle diverse forze politiche, hanno varato il testo della nuova Costituzione che, venerdì 14, è stato consegnato al legittimo governo boliviano e sarà poi sottoposto, per alcuni articoli, a referendum popolare.

Per la prima volta nella sua storia, il popolo della Bolivia, rappresentato da un’assemblea democraticamente eletta, ha proposto un

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Consigli di lettura

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Eduardo Galeano

Storia e politica

RCTV, puntualizzazioni e commenti

Con Domenica Trovato, Mirko Del Medico, Stefano Decarli, Luca Romeo, Elena Arcenni, Giuseppe Colucci, Leandro Rufini, Eva La Rosa, Granfranco Coccoli, Luciano Torresani, Filippo Bovo, Eugenio Lorenzano, Andrea Glorioso, Francesca Gisbussi, Fabio Bovi con interventi miei

Giuseppe Colucci: Scrivendo io su una piccola testata on line, ed essendo  un convinto sostenitore di Chávez, avevo scritto con estremo disincanto ed un pizzico di delusione (senza risparmiarmi, però, dure critiche al presidente sulla questione), un articolo sull’argomento, prendendo come fonte proprio repubblica.it. Avendo letto la Sua testimonianza su giannimina-latinoamerica.it, ho avuto l’occasione non di correggere, ma per lo meno di riportare entrambe le tesi (con un articolo suppletivo sulla prima pagina di oggi)a beneficio e ad esaltazione della pluralità d’informazione. grazie mille, dieci, cento, mille blog d’informazione indipendente come il Suo e quello del dott. Minà.

Gennaro Carotenuto: Caro Giuseppe, c’è un problema in quello che mi scrivi. I media alternativi non possono rincorrere l’informazione mainstream, magari per riprenderla pedissequamente come avevi fatto tu, di fatto copiando. I media alternativi possono e devono fare due cose: o produrre … Leggi tutto

Su Brecha, in risposta ad Omero Ciai

Tra gli innumerevoli commenti di questi giorni (196 per appena tre post) estraggo ed invito a leggere questo di Alejandro Parreira che rimette le cose al loro posto rispetto al “semanario Brecha” di Montevideo, tirato in causa ieri più volte in maniera irridente ed offensiva dal redattore di Repubblica, Omero Ciai. Mi onoro di far parte della casa di Avenida Uruguay 911 (angolo Calle Andes), fin dal 1997. E’ il mio posto nel mondo, ne sono felice, e mi sento libero. Per Brecha ho firmato centinaia di articoli su temi di politica internazionale e non ho nessuna invidia per quel “grande” giornalismo che obbliga a leccare… stivali di potenti.

Come iscritto all’ordine dei giornalisti quindi trovo particolarmente volgare -ma al passo con i tempi- questa maniera di classificare il giornalismo per potere economico delle testate. Brecha non è un “foglio clandestino”, tutt’altro. E’ anzi una florida cooperativa giornalistica con tanto di gadget, libri e videocassette. E forse pochi sanno che gli articoli di Eduardo Galeano, pubblicati in tutte le lingue del mondo, sono originariamente scritti per Brecha. Ricordo che fior di giornalisti, durante il fascismo, hanno rischiato la vita per scrivere per “fogli clandestini”. Il più importante di questi si chiamava “l’Unità”. Oggi per Omero Ciai, che dall’Unità viene, “foglio clandestino” è un insulto.

Per quanto riguarda le molteplici insinuazioni verso il dr. Gianni Minà … Leggi tutto

Censurato in Tunisia GennaroCarotenuto.it

Il sito Internet http://www.gennarocarotenuto.it/ dello storico e giornalista Gennaro Carotenuto, risulta oscurato dalla Tunisia, presumibilmente da circa un mese. Lo scorso 18 novembre Gennaro Carotenuto pubblicò, nel settimanale Brecha di Montevideo, un articolo sul Summit sulla comunicazione di Tunisi e l’articolo fu ripubblicato sul suo sito personale. Solo questa settimana, dopo una serie di verifiche in Tunisia, si è potuto confermare che il sito è tra quelli censurati in tutto il paese nordafricano.

Nell’articolo per il settimanale uruguayano, per il quale vengono originariamente pubblicati gli articoli dello scrittore Eduardo Galeano, visionabile dal resto del mondo a questo indirizzo si denunciava la dittatura fondomonetarista di Ben Alì e si richiamava l’attenzione sui 700 prigionieri politici detenuti nel paese, le violazioni di diritti umani e la libertà di comunicazione e sul caso dei ragazzi di Zarzis condannati a pesanti pene detentive per utilizzare Internet.

Durante il summit vari siti italiani e internazionali furono oscurati. Tra questi le agenzie Lettera22 e Amisnet.

15 agosto 2005, omaggio a Hugo Chávez e a Simón Bolívar

Poco fa mi ha chiamato un’amica carissima: "stanno parlando di Chávez alla Rai". "Non voglio sentire" le ho risposto brusco e con il dubbio di essere scortese, "non ho voglia oggi, 15 d’agosto del 2005, di sentire critiche squallide sul giuramento di Montesacro", quello con il quale, esattamente 200 anni fa, Simón Bolívir giurava di dedicare la sua vita alla causa della liberazione d’America. Non ho resistito, ovviamente. Non erano critiche squallide, disquisivano persone brave e che stimo molto, ma pur non lapidando squallidamente Chávez -come farebbe una "Repubblica" qualsiasi- non riuscivano a fare a meno di fare esercizio di realismo e di terzismo, finendo comunque per lapidare bonariamente il velleitario Chávez.

Li ascoltavo e mi ricordavano il "colonialismo invisibile" del Libro de los abrazos di Eduardo Galeano. Il grande uruguayo dice che il "colonialismo visibile" è quello che ti proibisce di dire, ti proibisce di fare, ti proibisce di essere. Ma dice che ancora più grave è il "colonialismo invisibile" che ti convince che la schiavitù è il tuo destino, che l’impotenza è la tua natura e che ti convince che non si può dire, non si può agire, non si può essere. … Leggi tutto

15 de agosto de 2005, homenaje a Hugo Chávez y a Simón Bolívar

Hace poco me llamó una amiga muy querida: “están hablando de Chávez en la Rai”. Es raro que se hable de Chávez en la Rai y normalmente lo hacen los corresponsales desde Washington. La penúltima vez que pude hablar de Chávez en la Rai fue en enero 2005 y me sancionaron no invitándome más. Me volvieron a llamar esta semana y como que una vez más no hablé nada mal de la Revolución bolivariana, supongo que me cobré otra tarjeta roja quien sabe hasta cuando. … Leggi tutto

Telesur: jaque mate en dos movimientos al pensamiento único

La televisión continental latinoamericana ya está en el aire. Rompe el monopolio informativo estadounidense contribuyendo también en la información a la construcción de un mundo multipolar y ofreciendo una poderosa herramienta para la integración cultural y política del continente rebelde. … Leggi tutto