Friday 25 May 2012, 05:04

Gli articoli con tag: " divorzio "

Adesso puoi lasciarmi addio, fotoromanzo a colori

adesso puoi lasciarmi addioC’è lui, vorrebbe fare il tronista di Uomini e Donne ma ha 73 anni e dunque deve accontentarsi di fare il Presidente del Consiglio.

Va in giro da anni circondato da attrici e attricette. E c’è lei che lo attende a casa con i figli. E poi lei improvvisamente si sveglia: ehi, lui era al compleanno di Noemi! Noemi aveva diciassette anni quando lo andava a trovare in hotel o in villa, a Roma, a Milano e in Sardegna.

Noemi aveva diciassette anni, e forse meno, quando vedeva la scrivania del Presidente sommersa di carte e dunque magari cercava posto sotto, cantava il karaoke con lui, lo trovava "tanto sensibile".

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Coccodrillo per Gianni Baget Bozzo

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Nel gergo giornalistico  il coccodrillo è un necrologio scritto in anticipo, per averlo pronto al momento del bisogno. Quando scrissi per Gianni Baget Bozzo ancora in vita, non pensavo davvero a questa possibilità, che egli venisse a mancare così presto: leggo che aveva 84 anni, il socialista di Dio. E’ morto nella notte del 7 maggio nel sonno, dicasi morte dolce e discreta non certo ucciso come fecero per la  Englaro: “È questo che ha spinto il Cavaliere a battersi per Eluana“. Nei giorni scorsi trovò  la Forza tutta Italiana di rilasciare alle agenzie di stampa  alcune dichiarazioni in merito al divorzio chiesto da Veronica Lario a Silvio Berlusconi. “Impossibile non sentire lui, don Gianni: amico personale del premier, voce ascoltata dai vertici di Forza Italia come, venti anni prima, nel Psi di Bettino Craxi. “E’ un fatto personale – aveva risposto Gianni Baget Bozzo – non ha per ora nessuna valenza politica. La valenza politica potrebbe averla, ma dipenderà  da come verrà condotta la questione”. E ancora: “Non penso – aveva detto Baget Bozzo – che la signora sia strumentalizzata dalla sinistra, penso invece che questa sia una battaglia tutta sua, combattuta però su un piano politico, che cerca di screditare la figura di Berlusconi mostrandolo come figura dubbia”.

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I blog e Veronica

Cometa riflette come sempre argutamente su queste stesse pagine e conclude che i blog per andare a caccia di lettori si piegano alla logica mainstream del parlare dell’argomento più appetibile e facile, ovvero il divorzio di Silvio Berlusconi e Veronica Lario, per aumentare i loro contatti. Sono d’accordo ma…

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Silvio Berlusconi, Nicolas Sarkozy, Bruno Vespa e il crollo del PIL

200px-Carla_Bruni-Sarkozy 180px-Laetitia_Casta Due noterelle a margine del divorzio del millennio, la prima giocosa, la seconda no.

Se Nicolas Sarkozy, per far dimenticare il divorzio da Cécilia, ha dovuto conquistare niente meno che Carla Bruni, Silvio Berlusconi per stare al passo e mantenere la fama di “tombeur de femmes”, dovrà provarci almeno con Laetitia Casta (tranquilli: è maggiorenne).

Non è facile verificare di cosa si occuperà stasera “Porta a Porta”, anche perché il sito di uno dei programmi più visti della televisione sembra disegnato da un informatico per Netscape 1.0. Se fossero davvero professionisti dell’infotainement dovrebbero dedicare venti puntate consecutive al divorzio del millennio. E invece… chissà…

Quello che è sicuro è che “Porta a Porta” non si occuperà del tracollo del PIL a –4.4%. La gente non capirebbe.

Silvio Berlusconi, che dirà il Santo Padre che vive a Roma?

SilvioBenedetto Violeta Parra, ormai mezzo secolo fa, si domandava che avrebbe pensato il Santo Padre se fosse venuto a conoscenza di una triste storia cilena. Non è passato un mese da quando l’Osservatore Romano, il quotidiano ufficiale del Vaticano, fece il più pieno degli endorsement (adesione, appoggio, approvazione) al “Partito della Libertà” di Silvio Berlusconi, “il maggiormente in grado di esprimere i valori comuni italiani, tra i quali quelli cattolici sono una parte non secondaria”.

Nessuno può pretendere che i valori di Papa Benedetto XVI siano vicini a quelli laico-progressisti, ma sarebbe importante che il papa, che appena un mese fa faceva dichiarare all’Osservatore Romano di vedere nel partito di Berlusconi incarnare i valori cristiani, cosa pensa di quelli che dovrebbe considerare evidenti e pubblici segnali di dissolutezza morale da parte del Presidente del Consiglio.

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Veronica e il drammone popolare

http://www.raidue.rai.it/Static/immagine/330/catene_fo.jpgVolevo parlare d’altro. Della serie, machissenefrega, con tutti i problemi che abbiamo. Oltretutto stavo facendo la rassegna violenta di tutto il mese di aprile. Sono morte delle donne, l’ultima ieri, sempre per mano dell’ex, del fidanzato o del marito. Poi mi è venuta una rabbia enorme, soprattutto nel vedere tante persone che conosco commentare ammirat* le "epocali" parole della moglie del premier.

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Roberto Spaccino, al processo per la morte di Barbara Cicioni: «Le davo smanate, non botte

«Prima o poi ti ammazzo è una espressione delle nostre parti. Mia moglie non l’ho mai picchiata, al massimo smanate e schiaffettoni che non lasciano il segno, la violenza vera è quella che ti manda all’ospedale e Barbara non è mai finita al pronto soccorso».
Unico imputato al processo per la morte della moglie Barbara Cicioni, 33 anni, incinta di otto mesi, Roberto Spaccino si difende con un sorriso beffardo. E’ accusato di omicidio aggravato e maltrattamenti, la pm Antonella Duchini lo incalza proprio sugli schiaffi che per anni ha riservato alla moglie come parte integrante del ménage famigliare. E lui, stizzito, distingue tra litigio e botte. Il litigio, nel mondo di Spaccino, sono schiaffetti, schiaffettoni, "sventoloni", "smanate", e tutto questo «non sono botte».

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"Se perdo il posto ritorno al paese"

La paura degli operai dopo l’ipotesi di 60.000 tagli

GIANNI ARMAND-PILON

TORINO
«E se tocca a me?». Se così fosse, se davvero un giorno dovesse scoprire che uno dei 60 mila posti del comparto auto a rischio è il suo, Rosa Carlino, classe 1959, addetta al montaggio della Mito a Mirafiori, una via d’uscita l’ha già studiata: «Mollo tutto e me ne torno al paese, in provincia di Lecce. Là è tutto più facile, ci si aiuta, si vive con poco. Là, forse, ce la posso fare». Per Rosa e per migliaia di operai come lei, davanti alla porta 2 di Mirafiori è l’ora del cambio turno e della paura. Paura dei venti di crisi, della cassa integrazione annunciata dall’azienda tra febbraio e marzo («cassa vera, mica come l’ultima volta quando ci hanno obbligato a smaltire le ferie») e, adesso, del posto di lavoro. Lei ai suoi due figli glielo ripete tutti i giorni, nella piccola casa di Beinasco dove a un certo punto della sera il tinello si trasforma in camera da letto: «Vostro padre è operaio come me, siamo nella stessa situazione. Se saltiamo, non ci resta che questa soluzione: andarcene». E i ragazzi? «Non vogliono, ovvio. Anche il padre non vuole. Ma io dico: che ci stiamo a fare a Torino?

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Riccardo Orioles, l’otto settembre del Partito democratico

lavavetri Il Partito Democratico non esiste più, esattamente come da un certo momento in poi non esistette più il vecchio Partito Socialista.

Milano, i tranvieri e i "ghisa", gli onesti ragionieri, i sindaci grigi e perbene, il primo maggio, le riforme, il divorzio, Strehler, "Ma mì", Milva, lo statuto dei lavoratori: tutto questo, una volta, era stato il partito socialista. Onesto e pasticcione, vecchio quanto l’Italia,, profondamente buono. E da un momento all’altro (nel giro di alcuni anni, in realtà: ma quello in cui te ne accorgi è un momento preciso) ecco che non c’è più, ne restano caricature feroci: sfondi di cartapesta, piramidi, "nani e ballerine". Quel momento preciso, quello che passa alla storia, è quello in cui Mario Chiesa, chino sul cesso di casa, cerca febbrilmente di affidare alla fogna le mazzette mentre alla porta tambura già, in forma di carabiniere, il Destino.

E qual è l’ultima foto, la foto storica, dei Democratici italiani?

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Da grande voglio essere libera!

grandelibera Niscemi è la tappa di un mio viaggio. Il luogo dal quale sono partita e quello al quale ogni tanto sono obbligata a tornare.

Prima che morisse Lorena Cultraro, io e tante come me, ci siamo morte ammazzate mille volte. L’omicidio sociale non lascia una scia di sangue ma ti ferisce fino in fondo e le possibilità di guarire sono affidate solo a te.

Di posti come Niscemi ci si ammala. Di posti come Niscemi si può morire. Di posti come Niscemi si può rinascere.

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Nozze gay. In California come nella Spagna di Francisco Franco?

condonesrepublicanos Nel giorno del trionfo di Barak Obama, in California un referendum ha abrogato il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Al di là di ogni altra considerazione, c’è incertezza sul destino dei 18.000 matrimoni già celebrati che potrebbero perfino essere annullati. Se così fosse la California nel XXI secolo prenderebbe una decisione identica a quella presa da Francisco Franco negli anni ‘30.

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Il TG1, Alberto Romagnoli e Ingrid Betancourt

IngridBetancourtTG1 Sarebbe interessante poter verificare con Alberto Romagnoli, il corrispondente RAI da Parigi (a spanne, 15.000 Euro al mese di stipendio) se è in grado di rintracciare la Colombia in una cartina muta, o se conosce il nome dell’innominato presidente di quel paese. E’ una curiosità che resterà senza risposta, ma l’intervista a Ingrid Betancourt da lui realizzata per il TG1 delle 20 di ieri sera, senza il benchè minimo riferimento politico alla Colombia, andrebbe mostrata nelle scuole di giornalismo come modello negativo.

Tu hai una donna politica reduce da un’esperienza di sei anni di prigionia nella selva, candidata al Premio Nobel e forse alla Presidenza della Repubblica del secondo più popoloso paese al mondo di lingua spagnola (dopo il Messico, prima della Spagna) e la fai parlare dei suoi capelli, della fede (farà contento Ratzi) e del prossimo divorzio (farà scontento Ratzi) e basta?

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In croce: scimmie ed embrioni

Era il 25 maggio 2006 e l’Avvenire si chiedeva quanto mostruoso poteva essere quell’Uno-Tutto voluto da Zapatero, ma senza unicità, personalità e libertà, esattamente come gli animali, gli alberi, i moscerini… Peter Singer con Paola Cavalieri, due filosofi, uno astraliano e l’altra taliana, autori e promotori del «Progetto Grandi Scimmie», diedero il via quella comunità di uguali, che la Chiesa Vaticana in Italia non sopportava allora, figuriamoci oggi.
“Dopo il divorzio più breve, l’aborto più largo” -tuonò Francesco Agnoli – “la fecondazione in vitro più aperta e la famiglia più scardinata, con i famosi “matrimoni” omosessuali”: dove saremmo arrivati? Contro Zapatero ci furono manifestazioni di protesta, si accusò il governo socialista di voler “attaccare la famiglia” e di “preferire le scimmie all’embrione” con il cosiddetto “Progetto Grandi Scimmie Antropomorfe” e lo Stato laico. … Leggi tutto

Pasteggiando con l’Eucarestia

Quando ero piccolina mi veniva fatto divieto di seguire la messa a capo scoperto, ero una Maddalena evidentemente in fieri.
Le prime domande che cominciai a porre a Don Diego, animatore di Gioventù Studentesca, furono quando avevo 14 anni e cominciavano
ad andare in voga le messe cantate con chitarra e a testa femminile scoperta. Cominciava ad apparire tutto un altro mondo possibile: pane al posto dell’ostia, la scuola di Don Milani, contaminazioni gitaiole con agnostici e primi capelloni contestatori a convegno cattolico. Mi convinsi, pur non abbracciando niente, che interpretare la vita come un’ intellettuale di massa, era rivoluzione come quella fatta da Cristo. Ma già a diciassette anni, i frugali pasti a pane e vino, post pubblica confessione-conversazione, finirono in Azione Cattolica, come Don Diego, da Roma in un’oscura parrocchia di Ostia Lido: prendere o lasciare. Mi posi fuori con rispetto sia mai, d’altronde mi sembravano molti di più quelli che lavoravano e studiavano “gramscianamente”, di quelli che la rivoluzione la volevano fare dentro alla Chiesa.
Il Movimento studentesco del ’68 e ’69 con lo smantellamento dei cardini baronali e del signoraggio, fossero pure della Chiesa e dell’Università e della Fabbrica,  mi travolse con la sua valenza culturale e creativa ma non al punto di entrare nella lotta armata, e nè amarla per niente: già mi era sempre pesata la croce delle guerre coloniali e missionarie, preferivo i fiori dentro i cannoni.  Non  entrai in fabbrica, ‘che a Roma non ce n’era una vera davvero, diventai una bancaria, quella classe sfottuta da Venditti, dove si fabbricava l’usura del risparmio, capii ben presto la Finanza creativa per le masse.
Il marxismo-leninismo nella versione della Terza Internazionale, così all’apparenza rivoluzionario come il Cristianesimo, mi era andato subito molto stretto, come il nodo del fazzoletto sotto alla gola da portare a Messa. Nulla poterono i papi buoni e gli scout libertari frequentati per un po’ dai miei figli, gli spretati e missionari di periferia, tantomeno le suore che giocavano a pallone o le tonache a Sanremo: chi voleva poteva accomodarsi per la Comunione e alla sua liberazione, non io.
Preferii le lotte per il divorzio, l’aborto, l’antinucleare: mi sembrarono poi negli anni 90, tutte faticosamente assodate.
E poi guarda un po’, mi ritrovai nel 2002, giovane invecchiata a tempo perso, di nuovo di fronte alle parrocchie e ai mercati di periferia , a vendere bandiere arcobaleno con volantini fieri di No Logo e a raccogliere tante, tante firme, come i contratti di Borsa… Genova vissuta davvero, mi offriva un’altro mondo possibile, alla pari di una Rifondazione della politica: manina nera, corpo a mò di tatzebao, lacrime e sorrisi, piovvero come i lacrimogeni e i randelli e la violenza della non violenza propugnata. Sabati infiniti, che finivano con altri migliaia magari a Piazza Venezia, come in quei primi anni anni ’70, dove appena 100 metri più in là, un cordone montano di polizia, divideva il mondo possibile dallo struscio indisturbato in acquisto per le vie del Corso, dove si scioglieva sfinito ma contento come un beota, quello impossibile.
Stavo molto male quando morì Wojtyla, non c’era altra notizia che la folla in attesa di piangere la sua morte: ero sconvolta da questa partecipazione e me la sorbii da un letto. Se ne avvicendò un altro di Papa, assolutamente uguale come tutte le fumate bianche e nere dei Padroni, che sono  dovunque come Dio.
E se non taccio oggi come ieri, è perchè non trovo un altro Movimento possibile contro la Menzogna, e  assisto alla perdita dell’Italia contro la Spagna sul Campo, ai divorziati divini e puri che ripasteggiano ad ostia, alle vergogne dei missionari di essere italiani e cristiani, alla rivendicazione dell’arcobaleno e del nucleare, della Vita e del Feto, della Guerra in missione di Pace, della Rifondazione europea e globale del liberismo trasformista, al rimbombo mediatico con suono austero ed imperiale di Chi dice:”Lottare senza sosta per l’accoglienza ai poveri”.
E’  l’annuncio del regno di Dio e la proclamazione della sua presenza nel mondo, tra gli uomini: lo rimando ai  nostri debitori, come la fede la speranza e la carità, a quei pochi  che  non pagano mai e continuano a pasteggiare lautamente con ostie ed etica, sbafando, minacciando e marciando in nome di tutte le donne e gli uomini di buona volontà che li sostengono.
Sulla distruzione di Sodoma e Gomorra esistono “varie” versioni, solo il Mar Morto  è rimasto tale perchè è un lago e i pesci non ci possono vivere, tale è la concentrazione di sale ma i suoi fanghi giovano a livello cosmetico  come i rotoli rinvenuti che descrivono il Manuale di Disciplina, la Regola dell’Assemblea, il Documento di Damasco, la Regola della Guerra.
Il Grande Leviatano organizza come sempre “lauti pasti”, altro che ultime cene… magari in autunno, se vi mettete in lista.

Doriana Goracci

Essere di parte

Cosa vuol dire essere di parte? Anche Fausto Bertinotti scrive e lancia il suo messaggio: “Abbiamo scelto di essere di parte”. Forse è tardi per dirlo ad un popolo trascurato e inascoltato da anni, per dirlo oggi, a poco meno di un mese dalle elezioni. Ci sono giorni in cui le notizie che ci arrivano, sembrano chiederci con forza da che parte stiamo: oggi è la repressione delle istanze tibetane compiute dai cinesi, fra poco meno di un mese lo saranno le elezioni, il tifo che si segue con gli occhi. … Leggi tutto