Thursday 09 February 2012, 08:12

Gli articoli con tag: " denutrizione "

La vergogna della fame in Guatemala

guatepeor Le cifre ufficiali ammettono che almeno 25 bambini sarebbero già morti di fame in Guatemala. I numeri reali sarebbero ben peggiori e l’80% dei bambini nel paese soffre di denutrizione. Di fronte ad emergenze come la siccità o le alluvioni il sistema neoliberale, che ha raddoppiato povertà e denutrizione in 30 anni, non ha alcuna risposta da dare.

Almeno sette provincie del nordest del paese centroamericano sono alla fame. La crisi negli ultimi mesi si sta diffondendo anche nell’Occidente del paese. Il cambio climatico, particolarmente evidente in queste regioni, oramai non dà tregua alla terra alternando siccità ad alluvioni e impedendo da anni normali raccolti. La dieta, composta per molti unicamente da mais e fagioli, è seriamente compromessa dalla siccità che colpisce tutta la regione e sta facendo perdere a volte l’intero raccolto.

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«Noi braccianti senza terra orfani del compagno Lula»

mst2 Il più grande movimento sociale brasiliano non si riconosce più nel primo presidente di sinistra e nel Pt, suo partito di riferimento. Ma non parla di «tradimento»: rapporti «tesi però fraterni» Intervista a Neuri Rossetto, della segreteria nazionale dell’Mst. Che reclama per gli impegni non mantenuti sulla riforma agraria

Maurizio Matteuzzi – Il Manifesto

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Buone notizie dal Brasile di Lula, la fame è in ritirata

In Brasile quando si parla di sicurezza si intende quella alimentare. Il paese governato dal Partito dei lavoratori (PT) sta iniziando a vincere la più importante delle battaglie, quella contro la denutrizione.

Nonostante restino sacche di importante disagio, il combinato di cinquanta diverse azioni messe in atto dal governo Lula a partire dal 2003 con il programma “Fame zero”, sta cominciando a produrre risultati e tutti i dati più importanti sono infatti in regressione. La denutrizione cronica, secondo il Ministero della Salute, ma i dati sono confermati da organismi internazionali, è passata dal 13 al 7% della popolazione. Nel Nordeste, la regione più povera del paese, si è passati dal 22 al 6%. Intanto la mortalità infantile si è quasi dimezzata dal 39 al 22 per mille.

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Lottando per la loro terra. Storia del popolo Yupka, gli ultimi Caribe

sabino-romero-yukpa-20.03.0 Per millenni hanno convissuto con la natura nella Sierra del Perijá, nell’estremo ovest del Venezuela al confine con la Colombia. Gli Yupka sono oggi tra gli ultimi Caribe, una delle grandi etnie amerindie spazzate via dalla Conquista. Favorite dallo scarso popolamento del Venezuela, hanno cominciato a soffrire le conseguenze della colonizzazione solo a XX secolo inoltrato.

Cacciati dai loro territori, hanno sofferto per generazioni gravi forme di denutrizione che li hanno resi piccolissimi di altezza, tanto che alcuni parlano di nanismo di massa. I nemici sono quelli di sempre, i latifondisti con i loro sicari e la polizia venezuelana corrotta che se ne fa complice. Ma adesso esigono quel rispetto dei loro diritti ancestrali che garantisce loro la Costituzione bolivariana.

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Tekojoja! Trionfa Fernando Lugo e l’uguaglianza entra nel dizionario politico in Paraguay

Lugo Tekojoja vuol dire “uguaglianza” in lingua guaraní, con il castigliano l’altra lingua ufficiale del più remoto paese dell’America latina, che da oggi rientra nella storia. Con il 41% dei voti infatti l’ex-vescovo Fernando Lugo, è da oggi presidente, ed è la prima volta in 196 di storia del Paraguay indipendente che un dirigente dell’opposizione arriva al governo pacificamente.

Ha sconfitto le oligarchie che, con il Partido Colorado che fu di Alfredo Stroessner, il Supremo echeggiato da Augusto Roa Bastos, avevano sempre dominato il paese ma che nella nuova America latina hanno dovuto accettare il trionfo popolare. Nel primo discorso da presidente eletto, Lugo ha detto che i suoi hanno dimostrato che “anche i piccoli possono vincere” e (riprendendo lo slogan del Venezuela bolivariano) che “il Paraguay adesso è di tutti”.

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Fidel Castro, scusate se riciclo anche io

b52_01 M’hanno telefonato perfino da una radio argentina per sapere che ne pensavo di Fidel. A parte l’Argentina, con tutti quelli che mi hanno chiamato dall’Italia mi sono avvalso della facoltà di non rispondere. E’ che non ho altro da aggiungere sulla Storia, e non ho la palla di vetro sul futuro. Annoto che Omero Ciai consiglia i cubani: “come prima cosa rompete con Hugo Chávez” e penso che il troiaio che gira intorno ai fuorusciti di Miami non sia una cosa seria.

Con una punta di presunzione, quello che dovevo dire su Fidel l’ho scritto già nel suo coccodrillo, che anche questa volta non servirà e che ripropongo di seguito. Noto che nell’articolo parlavo di 300 prigionieri politici. Nel frattempo, nel “gulag tropicale”, questi, secondo Amnistia Internazionale, sono diminuiti a 54. Sono sempre 54 di troppo ma sono sempre meno del 10% dei prigionieri politici detenuti a Cuba. Il 90% dei prigionieri politici a Cuba (salvo una dozzina) non sono mai stati incriminati di alcun delitto, e non hanno mai visto un avvocato. Quei 600 disgraziati stanno a Guantanamo e sono prigionieri politici del governo degli Stati Uniti d’America.

Fidel Castro; appunti per un coccodrillo che per ora non servirà – articolo del 2 agosto 2006

Si poteva scommettere che oggi Pierluigi Battista, sulle pagine del Corriere della Sera, avrebbe usato le parole “satrapo” e “satrapia” con l’aggiunta dell’aggettivo “tropicale” per definire Fidel Castro e la Rivoluzione cubana. Che noia! Che superficialità di analisi (sic!) per il principale quotidiano italiano! Ci si domanda perfino che titoli abbia Pierluigi Battista per scrivere di America Latina se non riesce ad esprimere altro che una sequela di termini come “satrapo”, “gulag tropicale”, “dittatore sanguinario”. Forse scriverli costituisce un titolo di merito in certi ambienti, ma tali termini non contribuiscano in nulla a spiegare 47 anni di Rivoluzione a Cuba. Stantie, schematiche, scontate, soprattutto colpevolmente autoreferenti, appaiono tutte le analisi sulla Rivoluzione cubana, soprattutto da quella sinistra che nel condannare sempre e comunque Cuba vede una comoda maniera di emendare il proprio peccato originale.

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Ripulire la casa: massacri di bande giovanili in Honduras

mara203 In Honduras la strage dei membri delle bande giovanili, le “maras”, non ha conosciuto limiti.
Nel 2007 più di 500 morti. Ci sono molti modi per un paese di morire dissanguato. Si muore di emigrazione clandestina. Si muore di condizioni di lavoro disastrose. Si muore di denutrizione. Ma si muore anche dello stillicidio della violenza delle bande giovanili e della risposta della polizia violenta che non trova miglior forma che eliminare il problema alla radice. Succede in Brasile, in Venezuela, in Colombia, ma succede soprattutto in America Centrale dove gli appartenenti a bande giovanili sono circa 80.000. I problemi più gravi si concentrano in Salvador e Honduras. In Honduras, un paese dell’America centrale di sette milioni di abitanti, secondo dati dell’organizzazione in difesa dei diritti umani “Casa Alianza”, nell’anno che si è appena concluso sono morti in maniera violenta 506 minori di 22 anni, e tra questi, almeno 130 sono minori di 18 anni.

Scritto in esclusiva per Latinoamerica.

Cristina Fernández de Kirchner e la ferocia dei neoliberali

NA01FO01Ascolta il dibattito alla Radio Svizzera con Gennaro Carotenuto sulle elezioni in Argentina.

Cristina Fernández è stata eletta Presidente della Repubblica Argentina con un comodissimo 44% dei voti. Al secondo posto, Elisa Carrió con il 21% e terzo per l’ex-ministro dell’economia di Nestor Kirchner, Roberto Lavagna, con il 19%. Carrió avrebbe vinto a Buenos Aires e a Santa Fe e Lavagna a Cordoba. In tutto il resto del paese ha vinto Cristina.

Dunque come previsto, Cristina sarà presidente e il 10 dicembre si installerà alla Casa Rosada come titolare e non solo come primera dama.

Che una elezione presidenziale diretta si concluda al primo turno è insolito ed è segno di forza di chi vince. Che si concluda con il doppiaggio da parte di chi vince sul secondo classificato è un evento straordinario, anche se in America latina è successo ultimamente con Rafael Correa in Ecuador (e quasi a Chávez in Venezuela, 63 contro 36). Questa è la cifra e mostra come le classi popolari stanno esprimendo sempre più spesso maggioranze sgradite alle classi medio alte. E’ ciò meno democratico di un modello nel quale sono eletti i candidati espressi dalle classi dirigenti?

Eppure, … Leggi tutto

FAO: il Venezuela è il primo paese dell’America Latina a donare fondi per l’Africa

Mentre il G8 fa finta di aiutare l’Africa (dopo 20 anni una politica di soli annunci come può essere definita?) in cambio dell’imposizione del modello neoliberale, da Roma giungono notizie in controtendenza.

Il Direttore Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Agricoltura e l’Alimentazione (FAO), Jacques Diouf (nella foto), ha dichiarato che la Repubblica Bolivariana del Venezuela è il primo paese dell’America Latina a donare … Leggi tutto

Il parigino e l’ottentotto

Paragonare Cuba (o l’America Latina) alla Svezia è fuorviante. Sarebbe come dire che siccome non possiamo sposare tutti/e Fanny Ardant o Marcello Mastroianni, meglio l’astinenza, o siccome non possiamo andare in Ferrari allora non andiamo neanche in 500.

E’ apprezzabile della Rivoluzione cubana che veramente non sia … Leggi tutto

Fidel Castro; appunti per un coccodrillo che per ora non servirà

Si poteva scommettere che oggi Pierluigi Battista, sulle pagine del Corriere della Sera, avrebbe usato le parole “satrapo” e “satrapia” con l’aggiunta dell’aggettivo “tropicale” per definire Fidel Castro e la Rivoluzione cubana. Che noia! Che superficialità di analisi (sic!) per il principale quotidiano italiano! Ci si domanda perfino che titoli abbia Pierluigi Battista per scrivere di America Latina se non riesce ad esprimere altro che una sequela di termini come “satrapo”, “gulag tropicale”, “dittatore sanguinario”. Forse scriverli costituisce un titolo di merito in certi ambienti, ma tali termini non contribuiscano in nulla a spiegare 47 anni di Rivoluzione a Cuba. Stantie, schematiche, scontate, soprattutto colpevolmente autoreferenti, appaiono tutte le analisi sulla Rivoluzione cubana, soprattutto da quella sinistra che nel condannare sempre e comunque Cuba vede una comoda maniera di emendare il proprio peccato originale.

Fidel morirà. Probabilmente non questa volta -auguro lunga e felice vita al Comandante- ma morirà e a Miami potranno dar sfogo a tutta la volgarità della quale una ex-classe dirigente rapace, estremista e mafiosa è capace. E loro … Leggi tutto

Paradosso: secondo l’ONU, Cuba è l’unico paese americano senza denutrizione.

La notizia è vecchia di qualche giorno, ma è stata talmente occultata che è stato difficile recuperarla e… non vi salti in mente di cercarla sulla stampa italiana: pubblicarla sarebbe stato alto tradimento! E’ perfino imbarazzante scrivere che, secondo il Programma Mondiale Alimentare (PMA) delle Nazioni Unite l’unico paese del continente americano (Stati Uniti compresi) libero dalla denutrizione è Cuba.

Secondo la signora Myrta Kaulard, rappresentante di questo programma che … Leggi tutto

A cosa serve il neoliberismo. In un anno dieci milioni di denutriti in più


In un anno è aumentato di dieci milioni il numero di denutriti nel mondo
GINEVRA, 30 marzo. ? “La globalizzazione del capitalismo neoliberista e la sua sequela di ingiustizie è la causa principale dell’aumento della fame nel mondo”, ha affermato mercoledì Jean Ziegler, relatore speciale dell’ONU sul diritto all’alimentazione.


Ziegler ha presentato il suo rapporto di fronte alla Commissione sui Diritti Umani ed ha affermato che, in appena un anno, è aumentato di dieci milioni il numero di persone nel mondo che soffrono la fame.


“Ogni giorno centomila persone muoiono per la denutrizione o per le sue conseguenze. Ogni sette secondi perde la vita un bambino minore di 10 anni ed ogni quattro un essere umano rimane cieco per mancanza di vitamina A”, ha assicurato.


Ziegler ha dichiarato a Prensa Latina che il suo atteggiamento nei confronti di questo argomento gli è valso la ripulsa degli Stati Uniti rispetto al suo operato e la contrarietà di questo paese ad un suo nuovo mandato, contro il quale la delegazione nordamericana nella Commissione vota quasi da sola.


L’intervento di Ziegler è stato il miglior accolto tra quelli dei relatori che sono saliti sul podio della CDH.


Sebbene la delegazione degli Stati Uniti abbia deciso di non presentare obiezioni, la Casa Bianca continua a negargli l’ingresso in territorio nordamericano, dove Ziegler vuole recarsi per trattare il tema del blocco contro Cuba col presidente Bush.


PL ha reso noto che la Cina ha presentato mercoledì un libro bianco sulle violazioni dei diritti umani negli USA, nella cui prima pagina vengono qualificate come atrocità le torture perpetrate dalle truppe del Pentagono in Iraq.


Il testo è edito a cura del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese ed è stato distribuito alle delegazioni che partecipano in questa sede delle Nazioni Unite al 61° ciclo di sessioni della CDH.

Un, due, tre, è arrivato Tabaré!

Smaltita la felicità resta la solidità del processo di insediamento vissuto ieri a Montevideo dove da ieri Tabaré Vázquez è presidente. E resta la concretezza del passaggio politico e del programma da realizzare. 

E Tabaré Vázquez ha offerto al mondo tre chiavi decisive sul futuro che viene, due note e da tempo in agenda ed una sorprendente, felicemente sorprendente.


Al primo posto resta la ripresa delle relazioni diplomatiche “con la repubblica sorella di Cuba”. Era una misura da mesi annunciata come un passaggio immediato ed ineludibile: “nessuno dovrà dirci con chi dovremo o non dovremo avere relazioni” ha detto Tabaré con l’evidente riferimento alla rottura operata due anni fa dal governo Batlle solo per compiacere Washington.


Al secondo posto c’è il piano immediato contro l’indigenza. Per un paese come l’Uruguay stanziare 100 milioni di dollari non è poco, ma dà il senso di un obbiettivo che è lì a portata di mano, perché nessuno più in Uruguay possa patire di denutrizione.


La terza misura ha emozionato chi da 30 anni lotta per la verità e la giustizia. Da domani, giovedì 3 marzo, squadre di antropologi forensi batteranno le caserme alla ricerca dei resti dei desaparecidos, cominciando dalle caserme dei battaglioni 13 e 14. “E se ci sono dovranno spiegarci perché ci sono, e se non ci sono dovranno spiegarci perché non ci sono”, ha detto Tabaré. Non era scontato che così fosse, ma, felicemente, è così. Non dimentichiamo, non perdoniamo.


E’ la concretezza, la concretezza di Tabaré che nel mondo post-neoliberale sta proprio in quel governare “con lo sguardo all’utopia e i piedi nella realtà” che il Presidente ha promesso a tre milioni di uruguayani.