Thursday 09 February 2012, 04:32

Gli articoli con tag: " decrescita "

Il crocevia della crescita

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Contributo alla "Lettera aperta: costruiamo insieme un´altra Italia"

Appoggio con tutta la mia solidarietá l´iniziativa di Mattia Nesti di esporsi con la sua lettera aperta. Sperando che la proposta stimoli ulteriori interventi tra i lettori e le lettrici, sento la necessitá di contribuire a caldo con due suggerimenti metodologici.

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Il Ponte è nudo al Punto G

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“Adesso non è “possibile” ma NECESSARIO”, questo è il comunicato dal sito AltroG8 : ” dal 22 al 24 aprile la città di Siracusa sarà sede del summit G8 sull’ambiente. I ministri per l’ambiente degli otto governi cosiddetti più grandi del mondo, grandi sostenitori e applicatori delle politiche liberiste, grandi inquinatori, grandi devastatori, grandi responsabili del declino inarrestabile del Pianeta e dell’oppressione dei suoi abitanti, arriveranno a Siracusa e si barricheranno dentro il castello Maniace dell’isola di Ortigia. A otto anni dalla rivolta di Genova gli 8 grandi troveranno ad attenderli, con la stessa determinazione di sempre, i movimenti che hanno riempito le piazze di tutto il mondo per opporsi al neoliberismo, allo sfruttamento, alla guerra, alla devastazione del pianeta

Da chi lotta per non avere un Ponte per la distruzione dell’Ambiente e degli umani, da chi lotta contro ogni Punto G, G8,G18, G20…

Dalla Rete Disarmiamoli!

VIDEO Spot Contro G8 o meglio G20 ambiente Siracusa

un video che vale più di molte parole


un video- Spot per il CONTRO VERTICE al G…: Dal 22 al 24 aprile a Siracusa si terrà il G18 (i soliti 8 più la Repubblica Ceca, Cina, India, Brasile, Messico, Indonesia, Sudafrica, Australia, Repubblica di Corea ed Egitto, Danimarca) sull’ambiente in vista del vertice di luglio alla Maddalena. I “grandi “inquinatori” della terra si riuniranno per discutere dei cambiamenti climatici. Quei governi che attraverso le loro politiche ambientali sono la causa del surriscaldamento globale e della perdita della biodiversità, discuteranno dei danni che devono ancora fare, escludendo le persone di quei territori, devastati dallo feroce sfruttamento di tali politiche”.

Per il 23 aprile è stata indetta la manifestazione di piazza.

Doriana Goracci

http://forumambientalista.files.wordpress.com/2009/04/g8_siracusa1.jpg

Segnalo:

Siciliantagonista il Programma della tre giorni CONTRO G8 e le adesioni

Mozione a firma Dell’Utri: “Cambiamenti climatici modesti, e comunque non dannosi

Appello per uno spezzone rosso-nero alla manifestazione contro il G8 sull’ambiente a Siracusa, del prossimo 23 aprile.

Petizione popolare contro il ritorno al nucleare

Voi G8, noi 6 miliardi…

* Tra i commenti di chi il video l’ha visto: “20 km di raffinerie Priolo Gargallo Melilli Augusta, falda inquinata dal benzene irreversibilmente,1000 bambini nati deformi, Milazzo record di tumori ai polmoni, Enna record di morti per tumore attorno a Pasquasia, 4 dighe lago inquinate dall’alga rossa irreversibili,Trapani , Enna, Catania, Caltanissetta divieto assoluto di bere e irrigare i campi , tumore al fegato, 50 % acqua potabile usata per trasformare il petrolio in benzina, città intere senza acqua potabile, GENOCIDIO DEL POPOLO SICILIANO

http://www.infoaut.org/img/gallery/nog8-498203e806b49.gif

Dalla Cabina di Regia allo Struscio in Camera Caritatis?

http://www.avellinesi.it/personeavellino/06-passeggio-struscio/lo%20struscio.jpg

La Camera Caritatis è una locuzione latina dal significato letterale di nella stanza dell’amore e con significato traslato di in un posto dove nessuno ci possa sentire… Iniziavo così iera sera a scrivere e non modifico niente: mi auguro solo che Eluana Englaro abbia avvertito amore in quella stanza della Quiete e non abbia sentito nulla del clamore intorno al suo corpo se non il respiro di chi le ha dato la vita.

C’è un disegno di legge (sulla vicenda Englaro) partito dalla Cabina di Regia a cui si alternano Creativi di tutti colori e che sarà votato mercoledì intorno alle 14-14:30, dopo i pasti, e sarà segreto perchè si tratta di “materia” in ambito sanitario, spiegano, il regolamento lo prevede: tempi strettissimi e contingenti…alla Camera.

Nel passato, compreso il recente, molte volte i Registi si sono messi d’accordo sulla segretezza, ora al Senato ora alla Camera, del loro voto. Scambi d’amore nel luogo dove nessuno possa sentirli: torna l’urna.

Si deciderà quindi per voto se nell’urna ci si può andare subito o se è meglio rimandare, riattaccando fili e sondini: un atto d’amore dovuto per la Vita, sostiene una parte. L’altra, dibattendo, si presta al gioco di forza.

Scattano i sondaggi, il gradimento del pubblico e nel giorno di San Valentino , il 14 febbraio, partiranno da piazze diverse anche i difensori della democrazia legalitaria e del pensiero laico.

Cade di sabato, quello dello Struscio in molti paesi, e gli appuntamenti sono:

“Il 14 febbraio saremo in piazza per opporci alle ingerenze del Vaticano e per riaffermare le libertà politiche e democratiche come bene comune indispensabile. Appuntamento alle ore 14.00 a piazza della Repubblica . No Vat: Il 14 febbraio 2009 saremo di nuovo a Roma con la manifestazione No Vat, per controcelebrare ottant’anni di Concordati tra stato e chiesa e per dire “Sì” ad autodeterminazione, laicità, antifascismo, liberazione,cittadinanza.

“ORA BASTA!” 14 Febbraio Piazza Navona Roma:MANIFESTAZIONE CONTRO LA DITTATURA OSCURANTISTA. Per dire sì alla vita e no alla tortura, per dire sì alla Costituzione e no al progetto di dittatura oscurantista, per dire sì al Presidente che sostiene la Costituzione contro chi la viola, la svilisce, la insulta, chiediamo a tutti i democratici di auto-organizzarsi per una grande e pacifica manifestazione, senza bandiere di partito, solo con la passione e l’impegno civile di liberi cittadini, a Roma, a piazza Navona, sabato 14 febbraio alle ore 15.

Io mi ricordo che il 14 febbraio del 2008 ci vedemmo alle ore 17 per un sit-in davanti al Ministero della Salute Lungotevere Ripa 1 Roma. Eravamo un fiume di donne, di ogni età, come in questo video: una volta ancora contro “Lo Squadrone Bianco della Vita”.

Il Corriere scrisse: Aborto, donne in piazza. Tensione a Roma

Nella stesso giorno 14 febbraio 2008 dall’ Opus Dei: “una strada aperta a tutti. Il 14 febbraio 1930 San Josemaría comprese che Dio chiamava anche le donne di tutto il mondo a far parte dell’Opus Dei, per santificarsi nella vita ordinaria”. Ferrara nel tempio dell’ Opus Dei comparve sulla stampa in tutta la sua grandezza, con questa dichiarazione: ‘Le donne ora le difendo io’.

E allora lotto a partire da me per la Desistenza terapeutica come chiedevano Saturna Minuti e Beppino Englaro nella loro lettera alle Istituzioni e per la Decrescita: scriveva Lev TolstojTutti pensano di cambiare il mondo, nessuno di cambiare se stesso”.

Chiederei solo di non parlare di democrazia, in una piazza e nell’altra. Ho iniziato con una locuzione latina, concludo con una greca. Il termine democrazia deriva dal greco ????? (démos): popolo e ?????? (cràtos): potere, etimologicamente significa governo del popolo.

La Democrazia per ora ha trovato una parte del popolo che lo governa ed esercita il potere. La totalità dello stesso non sarà mai manovrabile da una Cabina di Regia operativa a turni alternati. Pertanto non ringrazio di essere invitata alla Rappresentazione come insostituibile presenza di corpo di donna da difendere, in nome della vita e della morte.

“Se ci si sente mendicanti, ci si comporta da mendicanti. Per recuperare il nostro futuro la prima cosa da fare è decolonizzare i nostri spiriti”. (Aminata Traorè su RE-Sisters Donne e resistenza contemporanea)

Doriana Goracci

http://www.inventati.org/re-sister/dvd.jpg

Arriva la decrescita. Finalmente

Nel 2009 ci aspettano lacrime e sangue. Adesso che a dirlo è Mario Draghi e non Beppe Grillo forse la gente comincerà a preoccuparsi sul serio.
Meno 2% sul Pil: questa la previsione contenuta nel Bollettino di Bankitalia diffuso ieri. Altre stime di Palazzo Koch: meno 5% sulle esportazioni, crescita zero nei consumi, mercato del credito che stenterà a sbloccarsi.
All’origine di un quadro tanto fosco sia la congiuntura internazionale che le debolezze endemiche del nostro sistema, prima tra tutte il debito pubblico. Il rapporto deficit-Pil, già il più alto tra i paesi del G8, salirà di due ulteriori punti superando il 106%.
A rassicurare i teleconsumatori arriverà presto il sorriso del Prestigiatore, sprizzante ottimismo. Ma a noi disfattisti, sciagurati seguaci della teoria della decrescita di Serge Latouche, i numeri di Draghi il buonumore ce l’hanno infuso per davvero.

Pubblicato anche su www.cogitabondo.net

O mio Dio! Sta arrivando il Natale!


Si può approfittare della crisi per ragionare sulle esigenze della decrescita economica o siamo condannati a reiterare all’infinito il modello della crescita a tutti i costi del Pil? E l’avvento del Natale, che ingenera una vera e propria frenesia consumistica, può essere l’occasione per una riflessione sul nostro modo di vivere e di consumare? Pubblico, di seguito, un articolo del Movimento per la Decrescita felice, scritto da Andrea Bertaglio.
Leggi l’articolo

Di chi è la crisi?


Sul banner di testa di Giornalismo Partecipativo c’è scritto: «Se privatizzare è la cura, perché l’Argentina agonizza?». Il riferimento è a vicende non tanto nuove, ma l’interrogativo è più che mai attuale. Ne lancio un altro, in questi tempi difficili per l’economia globale: c’è la crisi, è vero, ma di chi è la crisi? Ho provato a fare una piccola riflessione in proposito, leggendo un articolo di Galapagos sul manifesto dello scorso 27 novembre e ricordando una conferenza tenuta da Maurizio Pallante e Luca Mercalli lo scorso settembre. Forse potremmo cogliere la crisi come un’opportunità per costruire un’economia diversa, per cambiare le nostre abitudini di spesa. Leggi tutto

Mai più senza marxismo -sulla debacle elettorale-

Pubblico un po’ in ritardo le mie considerazioni sulla disfatta di Rifondazione alle ultime elezioni. Del resto gli ultimi post di Gennaro su Giordano, e soprattutto l’elezione di Vendola alla guida del Partito, le rendono ancora incredibilmente attuali.

Dai de profundis sulla Caporetto elettorale che girano in rete, ritengo mio personale dovere, dovere di marxista, far sentire anche questa voce impertinente per contrastare come posso l’eco del revisionismo che, vincente o perdente, ancora la sovrasta. Provare a far ascoltare la voce del marxismo a un Partito sordo ormai anche a quella dell’incoscienza, è un’impresa al limite della follia. Tale e quale alla rivoluzione, però. Non c’è, dunque, fallimento più grande, che restarne al di qua, senza averci nemmeno mai provato. … Leggi tutto

Lo Squadrone bianco della Vita

Vorrei raccontarvi come nacque in me l’immagine dello Squadrone Bianco.

Da certe donne di Napoli, ho appreso che, nel tentativo di buttare la 194 oltre i rifiuti ancora per strada, è stato fatto un blitz ieri pomeriggio alle ore 18,20 dallo Squadrone Bianco della Vita al nuovo Policlinico dell’Università Federico II dove una donna aveva effettuato un interruzione terapeutica di gravidanza, un aborto terapeutico alla quarta settimana, regolarmente effettuato nel rispetto della legge 194 e della salute della donna che ha subito l’intervento e che ha espulso, peraltro, un feto morto. 7 uomini in divisa hanno fatto irruzione nella clinica ostetrica per indagare su un interruzione di gravidanza di un feto malformato perchè le indagini sembravano riguardare un’ interruzione fuorilegge, su suggerimento di una segnalazione anonima che denunciava una donna che stava abortendo oltre il secondo trimestre, per sbarazzarsi del feto. La donna è stata spaventata, interrogata, chiedendole dell’aborto e della gravidanza nei minimi particolari quando ancora si trovava sul lettino. ll blitz è avvenuto dopo 20 minuti dall’aborto e anche il personale medico e non, le donne in stanza con lei e tutti quelli che si trovavano in ospedale sono stati sottoposti ad un interrogatorio minuzioso. Insomma un’autentico blitz antimorte. Le donne napoletane invitano in piazza Vanvitelli, alle ore 17, giovedì prossimo. “La nostra mobilitazione – affermano – partirà da Napoli e diventerà vigilanza e presidio permanente in ogni piazza d’Italia. Autodenunciamoci tutte per aver deciso nella nostra vita”. … Leggi tutto

La rosa bianca

“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”.

Se il grande Fabrizio De Andrè ha ragione, noi dovremmo diventare un giardino meraviglioso. Purtroppo l’Eden deve attendere il peso delle nostre responsabilità tradotto in realtà. Napoli e la sua monnezza, potrebbe essere il terreno dove coltivare il fiore più raro dei nostri tempi bui. Ricordate il nazifascismo? Eravate piccoli? Non eravate ancora nati? Una cosa è certa: non siete mai cresciuti. A chi mi rivolgo? Ho detto “nazifascismo”, quindi il popolo italiano può sentirsi in ottima compagnia anche con i paesi più “civili” del mondo. Quasi dimenticavo! E il Vaticano? Volete vedere che ho sbagliato il luogo dove far nascere il mio fiore preferito? Cambiamo odore? Non so voi, ma per me è giunto il momento di respirare il profumo di una rosa bianca. Il popolo tedesco, sempre colpevolizzato per la sua storia e il suo dittatore più famoso: Adolf Hitler, durante l’ultima fase della guerra, impegnato militarmente su tutti i fronti, partorisce al suo interno un movimento d’opposizione pacifista, che si chiamò appunto La Rosa bianca. A 74 anni di distanza dalla sua decapitazione, Marinus Van der Loppe, muratore disoccupato olandese, viene riabilitato dall’accusa di aver incendiato il Reichstag. L’accusa era formulata sulla base della legge nazista, fatta il giorno dopo l’evento, quindi con valore retroattivo. Questa storia, ricorda i metodi oggi usati per creare l’allarme terrorismo e l’oppressione quindi giustificata, per reagire alla situazione prodotta artificialmente. Vi ricorda nulla? All’università di Monaco, un gruppo di studenti guidato da un professore iniziò la sua lotta contro il potere, denunciandole vere intenzioni del Nazismo. Ovviamente i capi del movimento vennero uccisi e denigrati come traditori. Se qualcuno vuole sperimentare la stessa logica, non ha che da svergognare i nostri beniamini politici, per aver inviato militari su terreni di guerra, ultima forma colonialista e repressiva dei nostri anni d’ispirazione democratica. La Storia, si sa, la scrivono i vincitori, ma la verità non la scriverà mai nessuno. Cresciuti nell’odio contro i tedeschi, ci siamo poco interrogati sulle motivazioni di un popolo che abbraccia il Nazismo come un salvatore della Patria. Se noi abbiamo avuto il fascismo e se oggi lo riviviamo nell’assoluta o quasi, incoscienza di esserne guidati, è proprio l’aver accettato una deformazione interessata della nostra storia. Gli eventi non compresi sono destinati ad essere rivissuti sotto altra forma, quindi rieccoci nel passato tradotto in forma fenomenica diversa, ma sostanzialmente eguale. Se cerco le motivazioni dei tedeschi nel sostenere Hitler, scopro che non sono molto diverse da quelle degli americani nel sostenere Roosevelt . La depressione del 29 in america, collima con la depressione economica tedesca che il trattato di Versaille rese più dura. Se la rivoluzione d’Ottobre in Russia creò lo spauracchio comunista in America, lo creò molto più forte in Germania. Se oggi l’11 Settembre segna una data storica a giustificazione delle guerre medio orientali, l’incendio del parlamento tedesco creò la paura del terrorismo e l’inizio della fine di ogni libertà per opporsi a tale minaccia. Se gli Stati Uniti, hanno avuto le stesse preoccupazioni tedesche, ciò è avvenuto in tempi diversi e separati, mentre il Popolo tedesco ha dovuto metabolizzarle in rapida successione. L’Uomo forte, la politica di guerra, il razzismo, le barbarie e l’Olocausto provocate dal Nazismo, non sono molto diverse da ciò che oggi accade provocato dall’America e il suo presidente Bush. L’Italia imboccò la strada che gli alleati non avrebbero disdegnato, se l’Urss, non avesse fermato le truppe tedesche. Questo non significa giustificare il nazismo, nè assolvere le sue barbarie, ma spiega come sia facile manovrare le menti in determinate condizioni. Qualcuno penserà all’Olocausto e al trattamento nei confronti degli ebrei. Il cittadino o il militare tedesco durante la guerra non aveva quasi nessuna possibilità di saper certe cose, ma soprattutto non voleva saperle. Provate ad immaginare qualcuno giunto ai cancelli di un lager nazista, chiedere con disinvoltura: “Scusate mi hanno detto che qui si compiono torture e cose gravissime. Posso controllare?”. Ora mettetevi nei panni di un cittadino americano dei nostri giorni: potrebbe fare la stessa cosa in un luogo come Guantanamo? Se gli Stati Uniti, si trovassero impegnati su tutti i fronti, pensare che l’americano medio possa sapere o voler sapere cosa sta accadendo nei luoghi di reclusione o tortura, sarebbe una cosa scontata? Noi italiani, “Brava gente”, ci siamo forse domandati perché aderire alle invasioni dell’Iraq, del Libano, dell’Afghanistan? Non abbiamo votato tutti in massa per il finanziamento alle missioni militari? Non abbiamo appoggiato per filo e per segno ogni posizione Anglo americana? Una cosa certamente non coincide con il periodo nazista: La visione economica nazional-socialista non era certo fondata su una visione capitalistica basata sulla privatizzazione e il darwinismo sociale, anzi era esattamente il contrario. Lo Stato infatti, sia in America sia in Germania, creò la previdenza sociale e la scuola pubblica, mentre le aziende vennero finanziate dallo stato per creare le grandi opere, tipo il sistema autostradale tedesco e quello americano. Per capirci meglio, è importante sapere che nel 39, quando Hitler decise di far emigrare gli ebrei., l’America chiuse i cancelli e addirittura non lasciò sbarcare una nave carica di semiti (la sstLouis) nel porto di Miami e la rinviò in Germania verso il destino che tutti conosciamo. Per amore della storia, devo ricordare che un secondo olocausto, mai raccontato né ricordato, avvenne a fine guerra, ovvero circa dai 9 ai 13 milioni di tedeschi, furono lasciati morire praticamente di fame, freddo, malattie. Questo sino al 1948, quando iniziò il piano Marshall. Fu a questo punto che l’olocausto ebraico trovò la sua collocazione come genocidio più grande e disastroso della storia. Quale fu il ruolo della Chiesa Cattolica e delle Chiese protestanti? Come sempre le religioni sfuggono ad analisi semplici e unilaterali, quindi si può dire che vi furono collusioni sia con il fascismo, sia con il nazismo, ma vi fu all’interno di esse chi si schierò a favore della resistenza e della dignità umana. Le alte gerarchie certamente approfittarono dell’oppressione, per garantirsi privilegi e finanziamenti, di cui ancor oggi godono. Questo aspetto del problema, deve essere rivisitato alla luce della nuova strategia della Chiesa, ovvero il ritorno ad una fase pre-conciliare, con tutte le conseguenze che ne derivano. Ha un senso e una validità politico sociale questo mio rapido sguardo alla nostra Storia? Cosa voglio raggiungere come obiettivo? Quando vi accuso di non essere cresciuti, sto riferendomi appunto alla cultura dominante, ovvero la non cultura e l’egoismo che ha reso l’uomo e la donna privi di una identità storica e nazionale, quindi senza più senso critico ed emotività controllabile. La globalizzazione ha di fatto tranciato ogni legame culturale e politico, ma ha anche inserito nuovi soggetti religiosi e nuove culture: naufraghi del post capitalismo giungono nei nostri paesi come forza lavoro a basso costo, perciò i nostri lavoratori si trovano a competere con questi immigrati provenienti da nazioni ancora in fase di pre-sviluppo industriale. La guerra della Germania contro la Polonia, venne vista dai cittadini tedeschi come una difesa del proprio territorio. La motivazione ancora una volta sembra ricordare i nostri tempi. L’esercito tedesco venne attaccato da truppe Polacche, che oggi sappiamo essere state formate da tedeschi che indossavano la divisa di quel paese. Questo processo di difesa si ampliò per tutta la guerra e quindi la giustificazione del popolo tedesco, è come la giustificazione degli americani e nostra, se accettiamo per buono l’attacco dell’11 settembre e le armi di distruzione di massa. L’Italia fascista ebbe infine un sussulto di dignità, quindi apparvero sulla scena le prime formazioni partigiane, che combatterono un nemico sia interno, il fascismo, sia esterno, ovvero i tedeschi e il nazismo. Questo creò le condizioni per dare all’Italia una possibilità di trattativa con gli alleati anglo americani e sovietici. Nacque così la divisione in due blocchi, quello occidentale, con America e Inghilterra e Francia, e quello orientale costituito dall’URSS con i suoi paesi satelliti. Un agente americano di allora è stato recentemente intervistato dal TG3, ha affermato che le elezioni italiane del 48 sono state truccate e la vittoria della Democrazia Cristiana è stato un broglio. Candidamente ci ha chiesto se avremmo forse preferito la vittoria dei comunisti. Quindi, da subito, la nostra Democrazia è stata un bluff e un accordo trasversale tra i vari partiti e la mafia, che aveva avuto un grande ruolo nell’agevolare l’invasione americana. La crescita economico industriale del nostro paese divampò e la vita raggiunse un grado di benessere e tecnologia mai raggiunta prima, nè prevista. La guerra fredda tra Stati Uniti e URSS si tradusse presto in strategia della tensione e gli estremismi sia di destra che di sinistra, trovarono ad un certo punto un accordo mai siglato, ma di fatto vigente e pericoloso. Iniziarono anche i primi passi verso una Europa unita e senza confini, che dette il via ad una nuova realtà politica ancora oggi acerba, ma influenzata ampiamente dalla Nato e una volontà comune di emarginare il comunismo e l’URSS. Il crollo dell’impero sovietico, con la caduta del muro di Berlino, ha lasciato come unico impero attivo e voglioso di espansione, quello anglo americano, appoggiato dal Giappone e da Israele. Quella che era definita la geopolitica, molto in voga nel periodo nazifascista, ritrova il suo ruolo e divide ancora il mondo in due possibili fronti opposti, ma ancora incerti e combattuti con le formule militari ed economiche dominate dalle leggi del mercato bancario e finanziario, unico vero governo mondiale a cui tutti cedono il passo e vendono l’anima. La decrescita controllata, potrebbe riequilibrare la politica mondiale, frenare i consumi, salvaguardare le ricchezze energetiche, ridare fiato alla natura ormai al collasso e salvare milioni di persone da una morte sicura e tragica. Ecco che l’esperienza dovrebbe dirci che il momento è giunto per iniziare una analisi politica vera della nostra società, ormai al limite della frantumazione e lotta porta a porta, da cui i poteri forti non possono che trarre le motivazioni già citate. Sto parlando di operazioni militari contro un nemico creato all’abbisogna, una crisi economica di grandi proporzioni, una paura verso il diverso e il terrorista, sempre in agguato, l’instaurazione di barriere protettive in cui confinarci e limitare le nostre più semplici e fondamentali libertà.

Come in Germania era impossibile denigrare il potere, soprattutto in tempo di guerra, (alto tradimento) chi si assumerà il peso di creare una vera informazione e inizierà una lotta, sia pur pacifica, sarà additato come il traditore che non sostiene i nostri militari, colui che forse ha contatti con l’al Qaeda di turno, oppure il pazzo che non ha né Dio né tolleranza e Amore per la Democrazia che lo governa senza possibili alternative migliori. In queste condizioni, anzi peggiori, la Rosa Bianca, diventò il movimento che a rischio della propria vita, cercò di dare una dignità al popolo tedesco e fermare la strage inevitabile delle truppe in guerra. Se siete davvero cresciuti e avete compreso la storia del secolo scorso, allora non resta che unirci in un unico corpo e creare una Rosa Bianca, come allora fecero alcuni tedeschi, e in Italia fecero i partigiani, per ridare una dignità al nostro Popolo, anzi al mondo, la proposta non solo può, ma deve ampliarsi in ogni dove e sconfiggere la belva umana che ci guida alla catastrofe.

Traete voi le conclusioni e cercate una risposta. Io continuo a coltivare nel mio terreno personale, molte rose bianche per donarle a chi ha compreso il loro valore simbolico.

“…Né cardi ne ortiche coltivo… coltivo una Rosa Bianca.”

Renzo Coletti.

“Sviluppisti” e “decrescita” a confronto

Risposta a Il Manifesto L’articolo di Luigi Cavallaro, apparso su Il Manifesto del 16 settembre, cerca di togliere qualsiasi significato all’ultimo lavoro di Serge Latouche (“La scommessa della decrescita”, Feltrinelli). Per questo, merita un commento approfondito

di Alberto Castagnola*, 31 ottobre 2007 da Aprileonline

L’articolo, apparso su Il Manifesto del 16 settembre, con cui Luigi Cavallaro cerca di togliere qualsiasi significato all’ultimo lavoro di Serge Latouche (“La scommessa della decrescita”, Feltrinelli), non meriterebbe un commento approfondito se non fosse stato pubblicato da un giornale che ancora cerca di analizzare la fase attuale del sistema capitalistico nella speranza di modificare la drammatica situazione in cui versano oltre cinque miliardi di persone.Cerco di individuare i principali punti critici. Latouche per prima cosa viene arruolato tra i “crollisti”, cioè tra coloro che prevedono in una prospettiva ravvicinata un crollo del sistema capitalistico, in questo caso perché sarebbe entrato in conflitto con la natura, cioè con le dinamiche della biosfera nel suo complesso. In realtà l’economista francese non parla di crollo del sistema perché la preoccupazione che anima i teorici della decrescita non è quella di prevedere l’implosione del sistema oggi dominante ma di cercare dei modi di frenarlo prima che i danni arrecati al pianeta siano irreparabili e lo rendano non più adatto alla evoluzione della specie umana. Sono cioè preoccupati del fatto che duri troppo, che possa continuare ad utilizzare senza limiti le risorse naturali e che possa ulteriormente moltiplicare i meccanismi di danno ambientale senza incontrare ostacoli nelle normative anche internazionali o nelle strategie dei governi.

Come è ormai a tutti noto, a causa della diffusione dei risultati degli ultimi rapporti internazionali, le economie industriali stanno consumando le risorse del pianeta come se avessero a disposizione cinque pianeti e non uno solo; inoltre i livelli di inquinamento sempre più elevati già da alcuni anni causano danni alla salute delle persone, alle potenzialità produttive delle terre e modificano in senso negativo il clima. Tutte queste conseguenze si verificano in tempi estremamente brevi e non nelle ere espresse in milioni di anni della vita del pianeta. Inoltre una analisi realistica delle misure che si cerca di adottare nelle poche sedi più responsabili evidenzia una loro chiara inadeguatezza in termini temporali: si pianificano interventi che avranno (forse) degli effetti tra decenni per non disturbare le imprese, mentre gran parte dei fenomeni evolvono con una rapidità ormai percepibile da qualunque cittadino.

Queste preoccupazioni diventano ancora più acute se si tiene conto dell’entrata della Cina (e dell’India) nel gruppo degli Stati industrializzati e delle previsioni demografiche, che fissano a 9,2 miliardi la popolazione mondiale prima del 2050. Ciò significa che l’inquinamento di origine cinese, già oggi elevatissimo, causerà danni anche nelle altre regioni, mentre le carenze di acqua e di terre coltivabili diventeranno insopportabili per una massa di persone quasi doppia rispetto a quella già attualmente colpita dalla povertà.

Ora, tutti questi aspetti sono tranquillamente tralasciati nel testo di Cavallaro, come se i marxisti più ortodossi non fossero in grado di adattare le analisi di Marx ai cambiamenti avvenuti nel sistema capitalistico in oltre 150 anni di continue mutazioni. Eppure, le opere del maestro testimoniano di uno spirito sempre e instancabilmente alla ricerca di approfondimenti e revisioni che rendessero più significative le sue analisi, che pure avevano come riferimento un sistema economico molto meno complesso di quello in cui ci troviamo a cercare di sopravvivere.

Un secondo punto critico riguarda l’accusa, rivolta sempre agli ambientalisti che criticano lo “sviluppismo”, di mitizzare le società primitive e di additarle come esempi da imitare anche nei paesi più industrializzati. In realtà, tutti i riferimenti al passato non sono assolutamente diretti a proporre riesumazioni praticamente impossibili e soprattutto non vi è alcuna intenzione di perdere i vantaggi derivanti dalle acquisizioni scientifiche e tecnologiche realizzate specie nell’ultimo secolo.

L’ipotesi che viene approfondita dai teorici della decrescita tende invece a far riemergere i valori connessi con delle relazioni corrette e solidali tra gli esseri umani, ormai quasi completamente cancellate dai consumi eccessivi, dalla fuga dalle campagne e dall’espansione delle megalopoli.

Ormai è noto che dal maggio 2007 la popolazione inurbata ha superato la metà della popolazione del pianeta (calcoli ONU) e il fenomeno non accenna a rallentare, mentre i danni arrecati dal modello di industrializzazione spinta e imposta ai rapporti tra i popoli e tra le persone sono sempre più evidenti. I modelli alternativi ai quali aspira la ricerca per una “decrescita felice” danno tutti una importanza rilevante ad un sistema di valori umani (diversi a seconda delle culture) che sostituisca l’ansia spasmodica della ricerca del profitto.

Per quanto riguarda le conoscenze scientifiche e le innovazioni tecnologiche, i modelli perseguiti prevedono degli usi non militari e un quadro di priorità molto diverso da quello dominante, in cui la salvaguardia delle risorse naturali e della salute umana, nonché la soddisfazione dei bisogni essenziali in tutto il mondo vengano perseguiti utilizzando le conoscenze disponibili. Si avrà quindi a disposizione forse un numero di oggetti minore ma saranno prodotti anche ad alta tecnologia, ma ottenuti risparmiando sugli apporti di materie prime e di energia, fino a raggiungere una compatibilità ambientale molto elevata. La difficoltà, per chi ha ormai definito come progresso e sviluppo solo l’aumento del numero di merci in circolazione, risiede nel non capire che l’alternativa presuppone una riprogettazione di gran parte degli oggetti che ci circondano e quindi la continuazione di produzioni a scala industriale ma concentrate su oggetti massimamente utili. Immaginare una riconversione su tale scala è ovviamente non facile ma chi rimane ancorato a vecchi schemi non si rende nemmeno conto che le prime multinazionali (dall’ENI alla Renault) hanno già cambiato le loro pubblicità cercando di far credere ai consumatori di cominciare a rispettare l’ambiente. Forse l’aumento delle catastrofi ambientali renderà necessario, in tempi brevi, costringere l’apparato industriale a far corrispondere una nuova sostanza alle immagini cosmetiche che cominciano ad apparire.

Il terzo punto critico riguarda la perentoria affermazione di Cavallaro che “la crescita del valore di scambio espressa in moneta può aumentare in maniera indefinita”. Qui la preoccupazione per i teorici che si rifanno rigidamente al pensiero di Marx aumenta in misura esponenziale. Nessuno nega che i prezzi di vendita di un paio di scarpe possano aumentare senza limitazioni nei mercati capitalistici, per circa un miliardo di persone si tratta di una esperienza continua e in paesi completamente esposti al funzionamento del mercato cosiddetto “libero” si è ormai perso ogni rapporto tra il valore attribuito alle merci e il potere di acquisto di gran parte degli stipendi (quante mensilità di salario ci vogliono oggi per acquistare una auto o una casa?).

Il problema è dal lato della valorizzazione, cioè quante sono le persone che possono realmente accedere a un prodotto spesso di utilità irrinunciabile anche se imposta dal sistema dei trasporti tutto privato o dai mercati immobiliari. A partire dagli anni ’90 è aumentato rapidamente il numero delle persone che non sono più in grado di produrre nulla che si possa vendere sui mercati “ricchi” e non possono più acquistare alcun oggetto che appare in tali mercati. Sono oltre 3 miliardi le persone con un “reddito” talmente basso da essere di fatto “fuori mercato”. Questa è stata la mutazione più recente del sistema capitalistico, che Marx non poteva prevedere ai suoi tempi, (ma che oggi credo indagherebbe senza esitazioni), che meriterebbe di essere compresa a fondo. Il capitale da circa venti anni ha di fatto rinunciato a metà della sua potenziale clientela e ha spostato nella sfera finanziaria i suoi più importanti meccanismi di profitto e di accumulazione, puntando ad una specie di “valorizzazione immateriale”, di cui ancora oggi non riusciamo a comprendere tutte le conseguenze. Però forse la moltiplicazione dei conflitti e la diffusione delle guerre preventive (e anche il riemergere della minaccia nucleare) potrebbero essere interpretati come un tentativo sempre più urgente di tenere sotto controllo ampie masse di popolazione che sfuggono alla dominazione del consumismo e dei mercati capitalistici.

Infine, un ultima notazione. Nella parte finale del suo articolo, Cavallaro cerca di ridicolizzare ulteriormente Latouche, supponendo che immagini “un processo in cui sempre più persone comprano i suoi libri, si convincono della bontà delle sue idee, si danno appuntamento in piazza o in altro luogo conviviale e cominciano a concertarsi su come attuare il programma delle “otto R”. In realtà è proprio quello che sta avvenendo, da molti anni si stanno diffondendo le idee e le iniziative sul “consumo critico” e su una economia alternativa e solidale, sulla base delle analisi degli ambientalisti più seri e anticipando di molto le reazioni a livello politico e governativo. Il futuro sarà una combinazione delle soluzioni finora delineate (nessuno ha la verità in tasca), ma almeno non si aspetta passivamente il verificarsi delle catastrofi prossime venture.

Da ultimo, una richiesta al giornale. Perché non dare spazio ad un dibattito sui problemi concreti, stimolando anche i politici ad occuparsi in termini più realistici e responsabili della situazione planetaria attuale?

*Economista, Rete Lilliputh

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Democrazia partecipativa Vs. democrazia liberale

Come gli amici più assidui sanno, scrivo con difficoltà di TAV (disegno rubato a Macchianera) e di ponte sullo stretto perché non sono convinto delle buone ragioni dei contrari a tutti i costi, così come non sono convinto delle ragioni dei favorevoli a oltranza (le ragioni dei quali hanno l’handicap di essere esposte da un furbetto del tunnellino come Pietro Lunardi).

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