Thursday 09 February 2012, 13:55

Gli articoli con tag: " crimini di guerra "

Perù: amnistia e repressione

Attraverso quattro decreti legislativi, il governo di Alan Garcia prima di uscire di scena sembra voler fare un ultimo regalo ai militari e a coloro che – ora lo si può dire con certezza – sono gli alleati di sempre: i fujimoristi.

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Oltre il Muro Ma dov’è casa mia?

"CTRL+ALT+DELETE"

Una carrellata di foto sul Muro in Palestina ,ce lo presenta l’Ami (agenzia multimediale italiana).  Da sempre l’uomo ha graffitato rocce e caverne, per comunicare la sua vita, la paura, la gioia.L’ha fatto anche con il sangue. Di Muro abbattuto, ne rammento uno, quello di Berlino. Faccio parte di quel pezzo di mondo fortunato che non ha visto la guerra: così mi dicevano da bambina. Non ho privazioni di sorta, mi sposto, ho una terra dove camminare, ho studiato e posso fare studiare chi mi è caro, mangio bevo dormo e guardo senza muri che possano limitare il panorama. Allora cos’è questa smania internazionalista di sentirsi parte anche di chi è lontano?  La negazione del presidente del Consiglio  Silvio Berlusconi, che  dichiara di non aver visto il Muro che separa Betlemme da Gerusalemme, afferma l’esistenza che la guerra c’è, portata dove io non vivo. Ed è fonte di affari e di morte, quotidiana. “Il Muro ? Non l’ho visto!” . Ci hanno raccontato da piccoli che furono in molti grandi a non vedere gli orrori. Io non vorrei ripetere  quel  modo di  non usare i 5 sensi: shalom, io vado via. Ma dov’è casa mia? Per la stessa ragione, pubblico delle riflessioni sulla Gaza Freedom March, scritte da Enrico Contenti, che era  a Torino ad un’iniziativa al centro culturale italo-arabo con Mohamed Halabi, responsabile delle relazioni con l’estero della municipalità di Gaza. Da qualcuno in sala, lui scrive, le riflessioni sono state interpretate come discredito alla Marcia stessa.: “Solo da qualcuno, perchè sono evidenti i meriti e le ripercussioni positive che quell’iniziativa ha prodotto, basta leggere le decine di dichiarazioni “trionfalistiche” che si trovano sulla rete. Pur sottolineando, nell’intervento, gli aspetti positivi più importanti di quello che sono convinto sia stato un grande evento, ritengo che ora occorra partire dalle sue criticità se vogliamo tentare di costruire per il futuro confronti ed azioni più efficaci nel campo del sostegno umano e politico ai palestinesi.” Ho seguito solo da lontano, partecipando  con la comunicazione  web e l’Ism Italia, le tappe forzate della Marcia, fermata in Egitto.Vede e dice delle cose l’amico Enrico, che non piaceranno a certo mondo pacifista nostrano e internazionale ma non piacciono anche a me tante cose.Non mi piace prestarmi a laboratori di morte sia pure  con partecipazioni “ragionevoli”.Amo la Musica di strada.Convengo oggi  come ieri: Tutti o nessuno. Gaza mon amour, dovunque regni l’oppressione .

Doriana Goracci


RIFLESSIONI SULLA GAZA FREEDOM MARCH
- incontro a Torino con Mohamed Halabi -
PREMESSA.
Prima di tutto voglio esprimere il mio sdegno e la mia vergogna per le
parole pronunciate dal sig. Berlusconi di fronte alla Knesset. Dovrebbe
essere denunciato per apologia di reato. Reati che il rapporto
Goldstone descrive come crimini di guerra e contro l’umanità!

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Nel corso dei giorni che portavano a conclusione il 2009 e accompagnavano l’inizio di quest’anno ricorreva un anno esatto dal deliberato massacro della popolazione della Striscia di Gaza voluto dal governo israeliano. Per ricordare ed evidenziare al mondo
quel crimine così crudele, ultimo fra tanti, per portare ai palestinesi la solidarietà di chi non vuole piegarsi al silenzio, persone provenienti da 42 paesi diversi si sono date appuntamento al Cairo per partecipare a una grande, pacifica marcia con la popolazione di Gaza, la Gaza Freedom March, com’è stata intitolata dall’organizzazione promotrice americana, un’impresa difficile ma che ci sembrava fattibile. Fattibile sulla base del lavoro preparatorio che era stato condotto nei mesi precedenti sia sotto il profilo burocratico, organizzativo e politico sia sulla base dei contatti che erano stati presi con le
istituzioni e sulle precedenti esperienze, seppure in scala più ridotta. E, invece, dal primo giorno del nostro arrivo al Cairo, ci è stato eretto davanti un muro invalicabile.
Ogni passo, fisico o simbolico, verso Gaza ci stato contrastato in ogni modo. Quanti muri esistono ancora! E che potere riproduttivo hanno!
L’impressione più forte che ho avuto al ritorno in Italia è stata quella di essere andato alla ricerca di una terra e di un popolo negati, di un’isola che non c’è. Nessuno esca da quella terra! Nessuno entri in quella terra! Nessuno si diriga verso quella terra! E nessuno parli di quella terra! Non c’è.
La pulizia etnica iniziata nel 1948 continua nel suo obiettivo di dearabizzare il suolo della Palestina. Quei brandelli di terra che non hanno ancora subito questo processo devono essere svuotati fisicamente e, in ogni caso, devono cadere nell’oblio della comunità internazionale.

Ammetto di avere una certa difficoltà nell’esporre le mie riflessioni su questa esperienza. Eppure provo anche una specie di nostalgia. Nostalgia per le persone che si incontrano per le strade e che lì vivono, persone umili e rispettose che vorrebbero comunicarti la loro vicinanza e lo fanno, timorose, con un lieve sorriso o uno sguardo.  Tutti ormai conoscete la cronaca di quei giorni. Mi limito ad alcune riflessioni su eventi particolari e ad alcune considerazioni generali, mescolando aspetti che considero positivi con altri che giudico negativi.

Indubbiamente l’impegno profuso da un numero così grande di attivisti provenienti da così tanti paesi del mondo fornisce l’occasione e la spinta necessaria per tentare di innescare un processo di ricostruzione di quel tessuto di solidarietà internazionale al popolo palestinese che, dopo gli anni ’70 e ’80, è andato disgregandosi come conseguenza
dell’evaporazione dei movimenti e della progressiva dissoluzione del campo della sinistra storica. Ripartire dai grandi temi del diritto internazionale e dei diritti dell’uomo costituisce l’elemento base che ci può unire per una nuova solidarietà, oltre che un dovere morale.

La Gaza Freedom March ha fatto emergere con grande evidenza il ruolo nuovo dell’Egitto. Non più comprimario, diventa protagonista nell’assedio e nell’isolamento criminale di quella striscia di terra. La prova più tangibile di questo passaggio è la costruzione del muro di acciaio al confine di Rafah che chiude completamente la gabbia della Striscia. Ma la voce della protesta è stata così forte da scuotere l’opinione pubblica e i mezzi di informazione locali ed è stata così forte da trasformarsi in un abbraccio ideale a distanza, il cui calore è stato avvertito ed apprezzato dalla popolazione palestinese. Non è stata la voce dei leader e dei rappresentanti istituzionali, è stata la voce di persone comuni, della
stragrande maggioranza degli attivisti presenti al Cairo. Persone che non aderivano in modo aprioristico alla linea dei vertici, ma spontaneamente agivano da protagonisti e si confrontavano cercando unità.
Ma chi sono questi leader?
Spesso si tratta di individui che non sono realmente rappresentativi dei gruppi cui appartengono. Individui dai meriti e dalle competenze misteriosi. Estranei alla pratica quotidiana del confronto democratico dalla quale scaturisce la fiducia reciproca. Il confronto, all’interno del gruppo italiano, è stato insufficiente sia prima sia dopo la partenza per la marcia. La stessa carenza si è verificata nel confronto con le altre
delegazioni. Spinte autoreferenziali e dirigismi sotterranei hanno creato debolezze, aggressività e, a volte, un clima di sospetto. A questo si aggiunga l’assenza di una rete di comunicazione efficiente, sia al nostro interno sia tra noi e i rappresentanti degli altri paesi. Sostanzialmente si è trattato di un diffuso difetto di democrazia che paradossalmente, ha messo in luce la compattezza della base, cioè della stragrande maggioranza degli attivisti giunti al Cairo. E’ stata questa maggioranza che ha travolto la decisione dei leader di diversi movimenti, in primis quello americano e non ultimo quello italiano, di trattare “privatamente” e segretamente con la moglie del faraone, la signora Mubarak, per una soluzione di compromesso che snaturava completamente il significato politico dell’iniziativa. Quella decisione, che avrebbe voluto ridurre tutta la marcia a poche decine di “eletti”, eletti ed autoeletti dal vertice, i quali avrebbero dovuto
portare un pugno di aiuti umanitari dentro la Striscia, salvando così la faccia al governo egiziano, ha dovuto scontrarsi con la netta ed immediata opposizione della quasi totalità dei partecipanti: il movimento non aveva alcuna intenzione di spaccarsi in buoni (così erano stati definiti gli “eletti” dal governo egiziano) e cattivi (tutti gli altri). Se non potevamo dirigerci tutti verso Gaza ed eravamo sequestrati al Cairo, saremmo restati tutti al Cairo per far sentire la nostra voce e quella della popolazione locale, repressa da un regime poliziesco, ma che, con coraggio o con timore, ci manifestava solidarietà.
C’è stato un momento, una giornata, in cui un consistente numero di coraggiosi cairoti,
palestinesi e non, ha deciso di unirsi ad una delle manifestazioni che si è svolta, con tutte le delegazioni presenti, davanti alla sede del sindacato dei giornalisti, in pieno centro cittadino. Erano contenti, liberi di urlare le LORO ragioni, circondati dalla polizia, ma protetti dalla nostra presenza. Quella giornata è stata significativa grazie al loro protagonismo che quasi non ci aspettavamo. In altre occasioni, però, quella solidarietà si percepiva come proveniente da chi è dietro le sbarre e guarda, fuori, chi manifesta per loro.  In tutta questa vicenda penso che il difetto di fondo sia stato quello di voler “esportare” forme di protesta tutte esterne al coinvolgimento diretto delle comunità verso le quali si intende portare solidarietà. L’occidente “democratico” che propone manifestazioni politiche ad un popolo oppresso, farebbe bene a mettere da parte
protagonismi e narcisismi. Occorre un atteggiamento di maggiore ascolto e collaborazione con la popolazione e le comunità che si dichiara di sostenere, accettando il loro protagonismo e le loro scelte. Emblematica mi sembra, a questo proposito, la posizione di alcuni cosiddetti leader, nonché di personaggi “istituzionali”
presenti (molto presenti) al Cairo, i quali, in merito al BDS o al boicottaggio accademico e culturale, richiesti direttamente dalla società civile palestinese, fanno tanta difficoltà ad aderire ufficialmente (e, se aderiscono, lo fanno con mille distinguo), o, peggio, …non ne conoscono l’esistenza. La stessa decisione, da parte dei 100 “eletti”, di partire in ogni caso da soli per Gaza, è avvenuta in totale mancanza di rispetto per la posizione nettamente critica espressa proprio da quella società civile palestinese cui si dichiara di far riferimento e prova ne è il messaggio inviato da Haidar Eid e Omar Barghouti, nella quale affermano testualmente: – Vi scriviamo per chiedervi di rifiutare il “mercato” cui siete arrivati con la dirigenza egiziana (attraverso la sig.ra Mubarak). Questo è un cattivo accordo per noi e, ne siamo profondamente persuasi, terribile per il movimento di solidarietà. Ed emblematica mi sembra, per contro, l’esperienza positiva del convoy di Viva Palestina, organizzato dal deputato inglese Galloway che ha avuto l’intelligenza e la sensibilità di coinvolgere e rendere protagonisti, non signore americane saltellanti di rosa
vestite, ma direttamente le comunità arabe e musulmane dei paesi di origine e dei paesi che hanno attraversato, comunità che hanno avuto la forza e la tenacia di tenere unito l’obiettivo fino al suo raggiungimento.

Le lezioni che traggo da questa esperienza sono queste.

- Meno protagonismo.
- Più coerenza e disponibilità al confronto
per un lavoro faticoso e nobile che ci aspetta QUI, nel nostro paese.
Un lavoro di studio, di informazione e di sensibilizzazione.
- Più ascolto alle ragioni e alle richieste dei palestinesi.

L’adesione al boicottaggio nei confronti di Israele ci è stata chiesta direttamente dalla società civile palestinese. Se volete ascoltare la loro richiesta lasciate il vostro indirizzo e-mail alla fine di questo incontro. Come ISM Italia ci impegneremo ad inviarvi la documentazione originale palestinese e, in questo modo, pensiamo di fare la cosa più efficace per difendere i diritti di quel popolo, calpestati da più di 60 anni.

Torino, 4/2/2010 Enrico Contenti
ISM Italia


La pillola del diavolo

Diciamolo subito. Lo scandalo non è l’indemoniata pillola abortiva RU486, contro cui l’alto clero cattolico sta mobilitando tutte le sue forze. Pillola che causerebbe nientemeno che “una crepa nella civiltà” come si è premurato di diagnosticare il cardinale Angelo Bagnasco. "Delitto da scomunica" invece per Monsignor Sgreccia (Movimento per la Vita).

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G8 2009 We are your crisis! La storia la raccontiamo noi

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“E mo’ cantammo  sta nova canzone,
tutta la ggente  se l’à dda ‘mparà”.

Al grido di: “Terremotate il G8! La vostra crisi siamo noi!” si chiedeva  a Berlino per il 4  Luglio, “sostegno per la mobilitazione in Italia, facendo appello alla costruzione, attraverso mobilitazioni internazionali, di una lotta transnazionale alle “architetture securitarie”, non importa se queste vengano ordite dalla Nato, dal G8 o dall’ UE”.

Dieci anni dopo Seattle, il gruppo “Diggers 2.0” invita alla “solidarietá dalle macerie del capitalismo”.

Cinzia Bottene, leader del Comitato ‘No Dal Molin’, ha sottolineato la “grande pazienza che il popolo dei No-base ha mantenuto nel corso della lunga attesa. C’erano persone anziane  disponibili a marciare loro stesse contro i reparti del Tuscania”.

Si, avete letto bene, gli stessi reparti usati in Afghanistan. Credo sia il caso di rinfrescare la memoria, la storia di questo Reparto, perchè “SOLDATO SI NASCE SI DIVENTA,VIVE NELLA PAURA PERCHE’ L’AFFRONTA.

Dunque il 10 luglio 1940, viene ufficialmente creata la Repubblica di Vichy sotto la guida del maresciallo Philippe Petain:  il nuovo regime proclamò il ritorno ai valori tradizionali: famiglia, patria e lavoro. La società fu riorganizzata. I francesi considerati ostili al potere,  cioè i comunisti, i sindacalisti e gli ebrei, furono internati.

Il 10 luglio del 1940 ” furono concentrati in Roma, presso la Caserma Podgora, ventidue Ufficiali, cinquanta Sottufficiali e trecentoventi tra Appuntati e Carabinieri volontari: nasceva così il leggendario Battaglione Carabinieri Paracadutisti, i “parà del Tuscania, esperti contro il terrorismo e in operazioni umanitarie”.

Era il  30 dicembre 2001 e la cronaca registrava con disappunto che venivano messi a disposizione soloDuecentottanta militari impiegati a Kabul e dintorni con compiti di sicurezza, umanitari e logistici, ed un aereo da trasporto C-130: ormai raggiunto l’ accordo sulla composizione della Forza di pace Onu in Afghanistan si delinea, in modo piu’ o meno chiaro, il contributo delle forze armate italiane”.

Si sono visti sfilare quelli del Reparto Tuscania,  per il 2 giugno 2009, Festa della Repubblica: presenti all’estero in Kosovo, Libano, Afghanistan, Cisgiordania, e nelle sedi diplomatiche di Baghdad (Iraq), Kabul (Afghanistan), Abidjan (Costa D’Avorio), Riad e Gedda (Arabia Saudita), Beirut (Libano).

Oggi erano presenti a Vicenza, perchè come dice il Ministero della Difesa, ” il Reparto svolge occupazione preventiva e difesa di posizioni, interdizione e controinterdizione d’area, guerriglia e controguerriglia etc, supporto alle azioni delle Forze Speciali ed ai contingenti di Forza Armata in operazioni “fuori area”..compiti di polizia, supportando l’Arma territoriale in particolari attività a tutela della sicurezza pubblica, ed addestrativi a favore sia di militari dell’Arma destinati a Reparti speciali, sia di unità appartenenti a FF.AA. estere“.

Scendono le Forze Armate in difesa dei potenti del mondo, contro il popolo che vive e risiede in Italia. L’ hanno fatto e lo faranno domani, Vicenza, l’Aquila…Ero a Genova nel 2001 e  poi dopo…non scordo.

La cronaca di questa giornata, il 4 luglio 2009, la potete trovare sulla stampa, cartacea e on line e in questo video: “Dal 6 luglio L’Aquila sarà attraversata dal più cinico Summit G8 che la storia ricordi”  si legge il 1 luglio su Indymedia Abruzzo.

Dunque andando un po’ indietro nella storia dell’Arma, apprendiamo che nascono  il 13 luglio del 1814  i Carabinieri Reali, per assicurare il controllo del territorio contro le influenze interne, per la sicurezza pubblica, la lotta al brigantaggio… Niente di nuovo: Brigante se more , era il 1920 quando Antonio Gramsci scrisse sull’esercito e la repressione che « Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e? fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d’infamare col marchio di briganti. »

Io so che stasera sto scrivendo anche per farvi sapere la storia di una bambina afghana, Maryam,  schiacciata sotto uno scatolone da venti chili pieno di volantini informativi delle forze di occupazione Nato, lanciato da tremila piedi di altezza, che le ha causato una grave frattura pelvica, vagina, retto e ano distrutti e danni all’uretra .
Potete giurarci, noi siamo la vostra crisi, questi, dovunque voi siate e per chiunque combattete, sono  crimini di guerra:  la storia la raccontiamo noi.

Doriana Goracci


“E mo’ cantammo  sta nova canzone,
tutta la ggente  se l’à dda ‘mparà”.

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Maryam ha 5 anni.
E’ nata a Taywara, nella provincia centrale di Ghowr. Ma poi la sua famiglia, nella speranza di fuggire dalla miseria, è emigrata nella provincia meridionale di Helmand, finendo a vivere nel campo profughi di Mahajor, alle porte di Lashkargah. La casa di Maryam è una baracca, dove abita assieme ai suoi genitori, Mohammed Tahir e Qamar Gull, al nonno, allo zio, ai suoi quattro fratelli e alle sue due sorelle. Alle tre di mattina del 27 giugno, tutti sono stati svegliati dalle urla della piccola Maryam, schiacciata sotto uno scatolone da venti chili pieno di volantini informativi delle forze di occupazione Nato, lanciato da tremila piedi di altezza. Normalmente questi contenitori si aprono durante la caduta lasciando piovere il loro contenuto. Ma questa scatola, evidentemente, era difettosa. Verso le cinque di mattina, Maryam, accompagnata dal padre, è arrivata nell’ ospedale di Emergency, a Lashkargah. 12386

“Era in stato di shock, con un trauma da schiacciamento della regione addominale e una vastissima ferita dei tessuti molli di tutta l’area genitale”, riferiscono fonti mediche dell’ospedale di Emergency. Immediatamente assistita e operata, le hanno trovato una grave frattura pelvica, vagina, retto e ano distrutti e danni all’uretra. “Viene operata di laparotomia, le viene fatta una colostomia (per defecare dalla pancia, ndr) e diverse trasfusioni visto che aveva perso moltissimo sangue. Oggi, tre giorni dopo, è stata riportata in sala operatoria per un’ulteriore pulizia delle ferite. Il 3 luglio dovrebbe subire un ulteriore intervento, e la storia credo si ripeterà per parecchi giorni a venire”, aggiunge la fonte medica. Maryam ha ripreso conoscenza il secondo giorno di degenza. Da allora brontola continuamente perché vuole l’acqua da bere. Il suo viso è perennemente crucciato in una smorfia di rabbia. In effetti non è piacevole svegliarsi di botto alle 3 di mattina con un pacco da venti chili che ti piomba addosso e ti apre l’addome spaccandoti le ossa… Quale futuro avrà questa bimba senza più organi genitali in un Paese come l’Afghanistan?

Enrico Piovesana , inviato di Peacereporter




Tribunale Russel per i crimini a Gaza

Basta con l'impunità

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Chi tocca il colonnello muore

omicidio markelovStanislav Markelov era l’avvocato di Anna Politkovskaja ed era l’avvocato che si batteva contro il rilascio anticipato del colonnello Yuri Budanov, l’ufficiale di più alto grado condannato per crimini di guerra da un tribunale russo.

Nel processo contro il colonnello Budanov, Markelov rappresentava la famiglia di Elza Kungaeva, la diciottenne cecena stuprata e uccisa a Khankalà da un gruppo di soldati russi. … Leggi tutto

Gaza: Appello dell’Unione di donne per i diritti su sessualità e corpo nelle società musulmane

L’unione delle donne per i diritti sessuali e psico-fisici nelle società musulmane [CSBR] è costituita da gruppi di vari paesi del medio oriente e dell’africa settentrionale. In quei luoghi lottano per avere garanzia dei propri diritti, umani, su sessualità e corpo, e per conquistarne degli altri. In questa pagina (qui ancora una) trovate molte informazioni che le riguardano. Ovviamente stanno vivendo – più o meno da vicino – la gravissima situazione di Gaza e hanno prodotto un lungo documento che illustra bene quale fosse la situazione della Palestina e della striscia di Gaza ancora prima dell’ultimo attacco israeliano. Il documento analizza e propone alcune soluzioni. Nel caso in cui voleste aderire, come gruppi di donne, in coda vi sono indirizzi e numeri attraverso i quali potete inviarlo a vostra firma ai soggetti indicati. L’ho tradotto in italiano (ci saranno di sicuro degli errori, se li riscontrate ditemi e correggo) per cui potrete leggere prima la versione nella nostra lingua e a seguire quella del documento originale in inglese. … Leggi tutto

Comunicato delle Organizzazioni di donne israeliane

Vedi on line : Femminismo a Sudpalestine
foto da  www.politicofuture.blogfa.com

Noi organizzazioni di donne dopo aver compiuto una analisi politica complessiva chiediamo la fine dei bombardamenti e dell’uso di ogni altro mezzo di morte, e chiediamo – ancora – l’immediato inizio di un dialogo di pace che sia alternativo alla guerra. La danza della morte e della distruzione devono avere fine. Noi chiediamo che nessuna guerra possa essere decisa come opzione, nessuna strategia di violenza, nessuna alternativa di assassinio. La società che noi vogliamo è quella nella quale ogni individuo può condurre una vita sicura, dal punto di vista personale, economico e sociale. … Leggi tutto

Messaggi su bomba da Israele: l’infanzia negata dalla guerra

Delle bambine israeliane  scrivono  messaggi sulle bombe,  che stanno per essere lanciate, sorridono…è agghiacciante, tanto quanto le  immagini dei corpi  devastati dalle armi. Infanzia negata su tutti i fronti. … Leggi tutto

Chi racconta i fattacci d’Israele e della Palestina, facendosi i nostri

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I  testi che vi propongo sono due articoli: da un israeliano Ran Hacohen agli israeliani, da  un’italiano Paolo Barnard agli italiani e una lettera di  una cooperativa siciliana di Alcamo ricevuta  da alcuni GAS fiorentini (Gruppi di acquisto solidale)  che  ricevono i loro  prodotti e che cercano nei fatti quotidiani di vivere e far vivere un presente diverso e migliore.  Sono tre NON noti ai Media, se non nella misura di NON renderli noti: vogliono coinvolgerci nei fattacci d’Israele e della Palestina, nella storia presente che viene raccontata, come in passato, a mo’ di santa favoletta. E’  “anche”  la nostra storia e il nostro presente. … Leggi tutto

Così è da Gaza, anche se non vi pare

http://img170.imageshack.us/img170/4594/gaza20under20siege20benxi8.jpg “Buon natale e felice anno nuovo a Gaza da Israele

27/12/2008 israeli terrorism

Un messaggio cordiale di fine anno a tg1 tg2 rete 4 canale 5 italia uno, Claudio Pagliara su tutti, ma anche il tg3: ANDATE A FARE IN CULO”.

Inizia così il testo di Vittorio Arrigoni … Leggi tutto

60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, la Segretaria generale di Amnesty International: “Occorre agire, non limitarsi a celebrare”

Amnesty International ha chiesto oggi ai governi di fare del 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani (Dichiarazione) un momento di azione e non di mera celebrazione.

Le insensate uccisioni a Mumbai, le migliaia di persone in fuga dal conflitto nella Repubblica Democratica del Congo, le ulteriori centinaia di migliaia intrappolate in condizioni terribili nel Darfur, a Gaza e nel nord dello Sri Lanka e infine una recessione economica globale che potrebbe spingere altri milioni nella povertà, creano una pressante piattaforma d’azione sui diritti umani” – ha dichiarato Irene Khan, Segretaria generale di Amnesty International. … Leggi tutto

Su Micromega “Fascist legacy”

fascist "Fascist Legacy ("L’eredità del fascismo") è un documentario della BBC sui crimini di guerra commessi dagli italiani durante la Seconda Guerra Mondiale. La RAI acquistò una copia del programma, che però non fu mai mostrato al pubblico.

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“Non puoi conoscere il presente e chi sei se non conosci il passato”

Da criminale di guerra a ispettore generale di pubblica sicurezza in Sicilia

ecco il battesimo della prima Repubblica

di Giuseppe Casarrubea

Nel gruppo di fuoco che spara a Portella della Ginestra il 1° maggio 1947 c'è Fra' Diavolo, confidente di Messana

Devi prendere il taxi, se ci vai in aereo, perché la distanza di Ljubljana dal suo aeroporto è di parecchi chilometri. In compenso ne trai qualche vantaggio che, se non ti sei distratto, il volo potrebbe averti anticipato attraverso l’oblò. … Leggi tutto

Criminidiguerra.it contro la manipolazione della memoria

Michel Seifert, il ‘boia di Bolzano’, accusato di crimini di guerra nei campi di Fossoli e di Bolzano, è stato rinchiuso nel carcere militare di Santa Maria C.V.(CE) il 2008-02-16. Era giunto in Italia,proveniente da Toronto perchè condannato nel 2000 all’ergastolo dalla giustizia italiana, per i crimini compiuti nel campo di concentramento di Fossoli e di Bolzano. … Leggi tutto