Thursday 09 February 2012, 10:13

Gli articoli con tag: " Condoleeza Rice "

Insalata al prezzemolo per Tzipi Livni?

Andreas Solaro / AFP / Getty

Della signora Tzipi Livni ne sentiremo parlare in futuro, non solo oggi e tento allora di inviarle una lettera con ricetta inclusa, in attesa delle sue, percorrendo alcune fasi della preparazione culinario- israeliana, al femminile s’intende ed internazionale.

Di Tzipi Livni se ne era già occupato il Time con un articolo e una copertina dedicata a lei. Lo firmò la sua amica Condoleezza Rice, alla fine scrivendo “Rice is U.S. Secretary of State”. La descriveva come una donna di idee aperte e libere, intelligente, combattiva e di pace: da rispettare profondamente. E così con il 2007 , la rivista Time inserì Tzipi Livni fra le 100 persone che “stanno trasformando il mondo”. E la signora è intelligente davvero e non presuntuosa al punto, malgrado la vittoria, di comandare da sola: “Due primi ministri per Israele” esattamente come Due Popoli Due Stati, leit motiv caro a molti. “Il popolo ha scelto Kadima e sarà Kadima a guidare nel futuro il popolo”. A Bibi Netanyahu ha rivolto un appello per costruire un governo di unità nazionale. Ha puntato sulla sicurezza e l’economia e sappiamo quanto “cari” sono questi temi a tutti i cittadini del mondo. In questo taglia e cuci febbrile di donna, non manca l’ago con i suoi 15 seggi conquistati: “Io sono la chiave e questa chiave detterà le regole per il futuro governo”. Le lacrime una volta prerogativa femminile, sono ciò che è rimasto del partito laburista, quelle di Ehud Barak, che non lascerà la politica anche se la politica lascerà lui, almeno piangere. Inutile il suo polso di ferro nel durante elezioni…: “il ministro della Difesa Ehud Barak ha deciso di imporre un assedio totale alla Cisgiordania e Gerusalemme e di chiudere completamente i valichi della Striscia di Gaza. In un comunicato stampa, Barak ha reso noto che l’esercito permetterà il passaggio solo per motivi “umanitari” e d‘urgenza, mentre l’esercito ha chiuso i passaggi commerciali della Striscia di Gaza”.

Di “passi in avanti” Kadima ( questo significa in ebraico) e la Livni ne hanno fatti dando Lezioni di Vita, come la signora Fiamma Nirenstein, che penso apprezzerà l’operato d’amore di questo partito:” quì va alle urne l’unico paese democreatico in una selva di dittature”.Scriveva anche Alberto Stabile il 18 .9.2008 : “Se Tzipi Livni, nonostante le profonde radici familiari nella destra nazionalista israeliana è giunta, alla fine di un lungo percorso, ad accettare la necessità del compromesso, la sua vittoria all´interno di Kadima vuol dire che il processo di pace con i palestinesi ha buone probabilità di proseguire”. Ma l’autunno e l’inverno 2008-2009 nella Striscia di Gaza non hanno dato queste prospettive e gli sconfinamenti nei territori occupati hanno prodotto solo cifre da giocare alla roulette della morte: più di 1.000 morti, più di 5.000 feriti e con l’uso delle bombe al fosforo, tanto per dirla al ribasso.

Dal mpmento che anche io apprezzo la cucina internazionale, offro un’insalata al prezzemolo alla signora Tzipi Livni, dal nome ahimè un po’ compromesso data l’origine libanese, “Taboule”, compresa la ricetta . Ingredienti: parecchio prezzemolo menta bulghur (grano essiccato e triturato) cipollotto pomodoro sale succo di limone olio

Rimane il prezzo, Il prezzo del prezzemolo s’intende, come ce lo racconta Vittorio Arrigoni perchè abbiamo un debole per le note di Certi italiani. Vik ci ha inviato anche un video Canzone del gruppo israeliano “the Hadag Nahash” che si è ballato prima e durante le elezioni, con tanti bei slogan che invitano al razzismo fascista e di certe canzoni musica direttori d’orchestra e attrici protagoniste, ce ne intendiamo anche noi quì in Italia dove prezzemolo olio grano pomodoro menta cipollotto sale limone ancora abbondano, non sappiamo solo per quanto.

Da ultimo, come ottima padrona di casa saprà la Livni, l’insalata bene si accoppia con il pesce (anche quello ce l’abbiamo ancora) e pertanto ci farebbe piacere sapere da donne e tra donne che fine ha fatto” l’attivista scozzese Theresa McDermott ritrovata sappiamo nella prigione di Ramleh quattro giorni dopo essere “scomparsa” dopo che l’esercito israeliano l’aveva prelevata con la forza da un’imbarcazione libanese su cui si trovava in missione umanitaria verso Gaza”: forse tentava di pescare come certi palestinesi nel mare di fronte alla Striscia. Il problema in ogni caso che potrebbe risolvere la preparazione di un buon pasto rimane in ogni caso quello avanzato da Luca Galassi: “Contadini, giornalisti e pacifisti internazionali bersagliati dal fuoco dei cecchini israeliani. La gente di Gaza non ha il diritto neanche di raccogliere il prezzemolo”.

Quanto all’ estetica della signora Livni (spesso in versione ufficiale blù e nero) penso si richiami sobriamente alle forze armate israeliane, la Tsahal, IDF, l’esercito di difesa di Israele che ha avuto già modo di dirigere e questo stile è stato garbatamente criticato da un signore su Fastidio, dove avanza dei dubbi sulle donne che “sarebbero “biologicamente” distanti dalla guerra e che invece comandano le operazioni militari come Tzipi Livni…Margaret Thatcher e Condoleeza Rice uomini più o meno ben conciati (o al massimo automi umanoidi), ho tralasciato la Palin” .

Certa che nessuno avrà tempo per queste Storie di Cucina, ma tentare è una strada, saluto e resto in attesa delle nuove ricette, le News come si dice in inglese…

Doriana Goracci

http://www.tranchida.it/luoghi/Palestina_a.jpg

Stupidi fascisti – campagna diffamatoria contro Gennaro Carotenuto

Ritorna d’attualità il caso di Alejandro Peña Esclusa, il neofascista e antisemita venezuelano, che propugna il ritorno di dittature militari in tutta l’America Latina, che alle elezioni prese appena 2.424 voti, ma che in Europa viene spacciato come leader dell’opposizione moderata contro Hugo Chávez.

L’organizzazione di Peña Esclusa, Fuerza Solidaria, collegata in Spagna con la Falange e in Italia con Forza Nuova, ha diffuso un farneticante comunicato stampa nel quale denigra e diffama il giornalista italiano Gennaro Carotenuto che per primo aveva sollevato il caso del neofascista venezuelano ricevuto in Italia, tra gli altri, dal segretario dell’UDC Lorenzo Cesa e dal Cardinale Renato Martino e, in Spagna, da … Leggi tutto

Estúpidos fascistas – campaña difamatoria contra Gennaro Carotenuto

Vuelve a la actualidad el caso de Alejandro Peña Esclusa, el neofascista y antisemita venezolano, que propugna el regreso de dictaduras militares en todo Latinoamérica, que en las elecciones sacó apenas 2.424 votos, pero que en Europa fue vendido como el jefe de la oposición moderada contra Hugo Chávez.

La organización de Peña Esclusa, Fuerza Solidaria, conectada en España con Falange y en Italia con los neofascistas de Forza Nuova, difundió un delirante comunicado de prensa en el cual denigra y difama al periodista italiano Gennaro Carotenuto, primero en haber expuesto el caso del … Leggi tutto

Alejandro Peña Esclusa, Condoleeza Rice e Manuel Rosales; sveliamo i retroscena

Alejandro Peña Esclusa, uno dei partecipanti* di secondo piano al fallito colpo di stato dell’11 aprile 2002 a Caracas, del viaggio del quale in America ed Europa chi scrive ha dato conto qui, continua a millantare di essere il cugino della vergine Maria e i bollettini dal sito della sua organizzazione, Fuerza Solidaria, sono così trionfali da sembrare i cinegiornali Luce del ’42 o del ’43 sui trionfi della guerra fascista.

Contemporaneamente a tanti presunti trionfi, Peña Esclusa, è però molto preoccupato dal … Leggi tutto

L’Argentina dalla schiena dritta

Botta e risposta tra diplomazia argentina e statunitense. Gli Stati Uniti bacchettano sui rapporti con Hugo Chávez e l’Argentina rispedisce al mittente: “inaccettabile”. Ecco tutti i dati di un’Argentina che da quando ha rotto le relazioni con l’FMI si fa ogni giorno meno povera.

La scorsa settimana, ricorderete, Hugo Chávez aveva presieduto nello stadio del Ferro, a Caballito, piena Buenos Aires, un atto politico pubblico (nella foto) davanti a decine di migliaia di persone, critico nei confronti di George Bush mentre questo stava chiuso in ambasciata a Montevideo, sull’altra sponda del fiume dell’argento. La stampa mondiale aveva parlato di competizione tra i due leader più esposti del continente latinoamericano, per il quale Bush faceva un “tour anti-Chávez” e questi replicava con un “tour anti-Bush”.

Normale dialettica politica, ma mentre la diplomazia venezuelana non si è sognata di protestare contro chi ha ospitato Bush, quella statunitense ha ritenuto di avere diritto di bacchettare chi ha permesso a Chávez di esercitare la propria libertà di espressione. Nicholas Burns, il più stretto e diretto collaboratore di Condoleeza Rice, in maniera … Leggi tutto

Le minacce di Forbice, la supponenza di dell’Orefice, e i 1000 post di questo sito!

Con Fabio Bovi, Mauro Pigozzi, Sofia Speciale, Eugenio Lorenzano, Leandro Rufini, Mariella Minnozzi, Giuseppe Ricci

Del caso Peña Esclusa, sollevato da GennaroCarotenuto.it, si è parlato in Parlamento e in più di un media, a partire dall’Unità. Quante persone avranno saputo? Gli articoli su Peña Esclusa (che sto traducendo in spagnolo per la Jornada e altri media) sono stati riprodotti da decine di siti, piccoli blog e grandi portali; incalcolabile. Ma solo la mia newsletter (alla quale invito a iscriversi) ha già 2.600 iscritti. La lista news di Peacelink e la newsletter amica di Gianni Minà, che mi pubblicano regolarmente, insieme superano i 10.000 lettori. Il Tempo di Roma vende circa 50.000 copia in edicola. Non tutti (il 20-30%?) hanno letto dell’Orefice. Stiamo dimostrando dunque che la battaglia informativa tra chi vuole millantare … Leggi tutto

Diritto di replica

Pubblico in questo post, come documento, la Raccomandata inviata questa mattina al direttore del quotidiano Il Tempo, Gaetano Pedullà sulle menzogne deliberatamente diffuse dal suo giornale attraverso il neofascista e golpista Alejandro Peña Esclusa millantato come capo dell’opposizione venezuelana … Leggi tutto

Las pruebas de Washington contra Teherán, o como Estados Unidos trabaja para el Rey de Prusia

La gran prensa internacional no tuvo dudas en otorgarle credibilidad al general William Caldwell, un pez gordo del mando estadounidense en Bagdad, cuando mostró las pruebas, por supuesto irrefutables, de los artefactos explosivos, fabricados en Irán, que hubieran matado al menos 170 soldados estadounidenses y herido otros 620.

Como para la comedia del ex-secretario de Estado, Colin Powell, en las Naciones Unidas, cuando exhibió las falsas probetas con las falsas armas bacteriológicas de … Leggi tutto

L’IVA scende del 5% e arriva il “Bolivar pesante” in un Venezuela dove l’economia tira

Il “socialismo del secolo XXI” sembra costruirsi con piccoli ma grandi passi. Il primo marzo l’IVA verrà ridotta in Venezuela del 3%. Dal primo luglio verrà ridotta di altri 2 punti per un totale del 5%. Sembrerebbe una misura liberale, ma non trova, chissà perché, il plauso dei “grandi” economisti neoliberali. Per l’erario sarà un sacrificio limitato, che rappresenta però una restituzione netta di potere d’acquisto alle classi popolari ed un freno all’inflazione.

Dal primo gennaio 2008 inoltre il … Leggi tutto

Dichiarazioni di Condoleeza Rice su Hugo Chávez

Angelo Nathan: Segnalo questa ultim’ora: Washington, 18:40
il segretario di Stato americano Condoleezza Rice è tornato ad attaccare uno dei suoi bersagli preferiti: il presidente venezuelano Hugo Chavez. Dopo il voto con cui … Leggi tutto

I veri nemici di Israele

La splendida Cecilia Rinaldini, nel GR3 delle 8.45 di stamane 31 luglio, firma un’eccellente, surreale ma paradigmatica e importante intervista a Massimo Teodori.
Rispetto alla guerra in Libano ed al suo rapido trasformarsi in un pantano ed un boomerang per gli israelostatunitensi, l’americanista radical-neoliberal-italoforzuto, opportunamente stimolato dalla giornalista del gr Rai, si dedica in maniera sorprendentemente puntigliosa a dividere le sorti degli Stati Uniti da quelle dello stato israeliano.

A qualunque persona di medio intelletto e cultura è chiaro che per ogni goccia di sangue versata in Libano il governo degli Stati Uniti sia almeno altrettanto responsabile quanto … Leggi tutto

Il record di Michelle Bachelet

Notiziola nascosta: la popolarità della presidentessa cilena Michelle Bachelet, a quattro mesi dall’entrata in carica, cade già in picchiata.

Quando entrò in carica come presidentessa costituzionale a Santiago del Cile l’11 marzo, Michelle Bachelet aveva circa l’80% di approvazione e poco più di zero di disapprovazione. Tutti sembravano orgogliosi della presidenta. Ma il voto è una cosa e il consenso ben altra, soprattutto quando si è promesso di fare delle cose pensando di fare (e facendo poi) esattamente l’opposto. Se Bachelet, dopo tre giorni (3) da presidente eletta con i voti degli elettori di sinistra, fa bastonare selvaggiamente dai carabinieri, con metodi pinochetisti e tanto di guanaco (il mitico idrante dei “pacos”), il popolo dei senzatetto, si capisce subito dove vuole andare a parare.

E quindi, … Leggi tutto

Fukuyama divorzia dai neoconservatori: “sono leninisti”

Francis Fukuyama, il veneratissimo intellettuale neoconservatore, quello che dopo la caduta del muro di Berlino scrisse che la storia era finita e che gli Stati Uniti avevano vinto (pregasi inviare un pernacchio per ogni evento degli ultimi 16 anni che ha trovato posto sui libri di storia), ha divorziato dal neoconservatorismo e ritorna nell’alveo del tradizionale realismo repubblicano.

Forse sarà perché il fondatore del progetto bushiano per un nuovo secolo “americano” (PNAC) sta per lanciare un altro libro e vuole far parlare di sé, ma ci va giù duro con … Leggi tutto

Brecha – Roma caput mundi

Cobertura especial – nota de abertura


Roma caput mundi


Gennaro Carotenuto desde el Vaticano


La muerte de Juan Pablo II se ha transformado en el más grande evento mediático de la historia. En una semana han llegado a Roma millones de personas, tantas como en todo el año santo 2000, y doscientos jefes de Estado. Nadie, ni él, el papa de los grandes eventos, lo había previsto. Los novendiales, los rituales establecidos por Gregorio X en 1274, que desarrollan durante nueve días el funeral y entierro de un papa, se han transformado en un acontecimiento único en la historia. 400 mil personas le rindieron homenaje el lunes, 700 mil el martes, un millón el miércoles, con una espera de 15 horas, de pie, sin descansar. Otro millón el jueves, con algo menos de cola. En total unas 700 personas por minuto, algo menos de 40 mil por hora durante más de 80 horas de exposición del féretro. Santiguarse, una oración, una foto con el celular y a seguir… Durante cuatro días, la Vía de la Conciliazione ?la gran avenida abierta por Benito Mussolini en 1929, que destruyó el antiguo Borgo Pío y une al Vaticano con Castel Santangelo, el mausoleo donde Giacomo Puccini ambientó Tosca? y sus cuatro paralelas han estado desbordadas de fieles. Para el duce, la avenida simbolizaba la reconciliación entre el Vaticano y un Estado unitario italiano nacido en 1870 de la caída del milenario poder temporal de los papas.


Ayer jueves ya sumaban cinco millones las personas llegadas a Roma para el funeral. Ninguna de ellas entrará a San Pedro, que estará reservada a las autoridades laicas y religiosas. Y sólo un número mínimo logrará acercarse al Vaticano. Los demás se conformarán con las decenas de pantallas gigantes activadas en la ciudad. El vocero de la embajada de Polonia, consultado por BRECHA, calcula en al menos 1,5 millones sus connacionales que siguen llegando a Italia en aviones, trenes, ómnibus, autos privados. En Polonia, donde el catolicismo se colorea de nacionalismo, despedir a Karol Wojtyla fue prácticamente una obligación patriótico-religiosa. La caótica salida de un país de entre un 3 y un 4 por ciento de la población en tan poco tiempo no la había provocado hasta ahora ni siquiera una guerra. Y a los polacos habrá que agregarles unos 500 mil católicos de otros países, españoles, austríacos, croatas, alemanes, franceses…


¿A QUÉ VAN? El jueves, el viernes, el sábado, el día que Juan Pablo II murió, la plaza se llenó normalmente, como se pudo llenar ?cada muerte de papa? en Roma. La cobertura televisiva sobre la agonía del papa, minuto a minuto, fue agobiante. El domingo 3 los siete canales nacionales italianos pasaron horas conectados con San Pedro. Las tevés, todas las tevés del mundo, huelen el evento, lo montan, lo escenifican, lo simplifican y lo venden, pero la gente reinterpreta el mensaje que recibe y reacciona imprevisiblemente. En la noche del sábado, y durante todo el domingo, corrió la voz de que Roma era el lugar donde había que estar. Organizadas por los poderosos nuevos movimientos eclesiales, desde el Opus Dei hasta Comunión y Liberación, que tan cercanos estuvieron al pontífice, o simplemente por miles de parroquias, las tropas de fieles fueron desordenada pero eficazmente movilizadas. Muchísima otra gente llegó por su cuenta. Miles de familias con niños, con abuelos, amigos. Fueron como fuera; con refuerzos en la mochilla, botellas de plástico, camperitas, formando parte de una enorme emoción colectiva.


Es probable que el Vaticano sea hoy escenario de la cumbre más concurrida de la historia. La imagen de Laura Bush, Bush hijo, Bush padre, Bill Clinton y Condoleeza Rice codo a codo arrodillados frente a un papa al que no amaban dio la vuelta al mundo. Por primera vez, el presidente de Estados Unidos estará a pocos pasos de Bashar al Assad y Mohamed Khatami, los jefes de Estado de Siria e Irán, a los cuales amenaza con hacerles la guerra. Faltarán apenas los chinos, porque el Vaticano sigue reconociendo a Taiwán; y del continente latinoamericano, donde vive la mitad de los católicos que hay en el mundo, con excepción de Brasil y México (cierto es, los dos países con mayor peso de esta religión en el planeta), las delegaciones son de un perfil no demasiado alto.


 


EL ABRAZO DE BERNINI Una mirada crítica y laica difícilmente puede abarcar todos los significados de un evento que marca una época. Karol Wojtyla, con su conservadurismo ha logrado superar lo problemático del Concilio, de una iglesia que repiensa si misma. Su doctrina ofreció una síntesis a nuestra modernidad que se puede esquemáticamente condensar en que ?todo lo que no está explícitamente permitido, está prohibido?. Es un dogmatismo que masas de católicos rechazan. Sin embargo ofrece a muchos más un contexto doctrinario seguro en el cual el Papa se ha promovido como el pastor de cientos de millones de fieles sencillos. Estos, en alguna medida, en los años post-conciliares se habían encontrado huérfanos de una guía segura. A estos fieles, que se pusieron en la cola durante horas para ver el pastor fallecido, el padre perdido, el papa vivo ofreció seguridad y el papa muerto ofrece esperanza. Desde la cola los fieles desbocan en la majestuosidad de la Plaza San Pedro. Ahí los abraza el abrazo acogedor del columnado de Gian Lorenzo Bernini que es todo un pasaje desde el Renacimiento al Clasicismo que introduce al Barroco. Y Bernini los anima como una respuesta sencilla pero inmensamente sólida a los misterios de la vida que probablemente el alma busca en una religión. La institución iglesia, las columnas, la cúpula de San Pedro, el ritual milenario, las guardias suizas están ahí a tranquilizar los fieles que si el pastor se fue, la institución queda y está construida en la roca, una roca trascendente sobre la cual el fiel puede encontrar una respuesta a sus inquietudes terrenales frente a la modernidad. Ahí el dicho que ?muerto un papa se hace otro?, pierde su ironía desacralizadora para afirmar que ya, ya llega otro pastor. Y ahí está el triunfo del universalismo del católicismo, la única religión que el universalismo busca y que lo hace a través de la exposición piramidal de una jerarquía poderosa que media entre lo humano y el divino. Y en la cumbre de esta jerarquía está el triunfo del Karol Wojtyla pastor y monarca, que eludió respuestas difíciles, simplemente volviendo atrás, pero haciéndose así interprete del desconcierto del ser humano frente a la modernidad.


HACIA EL CÓNCLAVE A partir del lunes 18, en la Capilla Sixtina y bajo la bóveda del Juicio Universal de Michelangelo, 116 grandes electores se abocarán a designar al nuevo papa. Si Joseph Ratzinger y Camillo Ruini, los dos príncipes del rigor de la doctrina, logran hacer valer su enorme peso, el perfil del futuro papa será aun más rígido que el de Juan Pablo II. Estos estrechos colaboradores criticaban a Karol Woytyla no pocas de sus iniciativas (los encuentros interreligiosos, la industria de la santificación, los baños de masas, sus continuos viajes y el pedido de perdón por las culpas de la Iglesia). En el otro extremo, cardenales conciliares quedan pocos, y figuras como Carlo María Martini, que predica cambios como la ordenación de las mujeres o que los divorciados puedan recibir la comunión, están completamente aisladas. Sin embargo, dentro de las jerarquías eclesiales están madurando dos factores de cambio. Numerosos príncipes de la Iglesia consideran que la autocracia de Juan Pablo II debería dejar lugar a una gestión más colectiva que involucre también a los obispos. Y, de la mano de un péndulo que se mueve hacia el sur, la comunión con los pobres aparece como ineludible.

L’11 marzo del pensionato Aznar

L’11 marzo il mondo ha guardato a Madrid, alla dignità del suo dolore e alla civiltà con la quale ha affrontato la lotta al terrorismo rifiutando la logica bellicista statunitense. In pochi però hanno notato l’assenza dell’uomo che appena un anno fa ne era Capo del governo, José María Aznar.

Aznar è l’uomo che mentì al paese, sostenendo la pista ETA per gli attentati dell’11 marzo 2004, e dal paese fu punito per la sua menzogna. Aznar è anche l’uomo che portò in guerra un paese dove il 92% dei cittadini era contrario alla guerra. Aznar è anche il primo capo del governo della Spagna postfranchista ad avere riconosciuto un governo golpista, quello Ernesto Carmona Stanga scaturito dal colpo di stato dell’11 aprile 2002 a Caracas.
Dov’era dunque José María Aznar, mentre decine di capi di stato e centinaia di ministri e notabili confluivano a Madrid? Sarebbe stato troppo imbarazzante per lui esserci e dunque Aznar era in Messico, dove lo stesso 11 marzo a Monterrey ha tenuto una conferenza nella locale Università. Non ha toccato il tema delle stragi di Madrid ma ha interloquito sul tema che oggi gli sta più a cuore: il pericolo Chávez.

L’ex capo del governo del Partido Popular, afferma che oggi la dittatura cubana di Fidel Castro non è più un problema. Il problema è il potenziale destabilizzatore dato dal Venezuela che ?utilizzando le pingui rendite petrolifere sta turbando lo sviluppo regionale esportando un credo illiberale e antidemocratico?.
Per Aznar l’unità latinoamericana sarebbe un ?mito destabilizzatore? e il continente latinoamericano ?che negli ultimi 25 anni aveva compiuto enormi progressi, sta oggi patendo un pericoloso ritorno indietro?.

Interpretando il linguaggio del golpista e mentitore Aznar, come nel pensiero di George W Bush e Roger Noriega, sottosegretario di Condoleeza Rice per l’America Latina, la democrazia continua a coincidere con il neoliberismo e solo con quello. Senza neoliberalismo non vi è democrazia.

Non solo: l’integrazione latinoamericana è un’avventurismo pericoloso da fermare, al contrario di altre integrazioni, quella dell’UE, quella Euroatlantica, il Grande Medio Oriente voluto da Bush. Queste vanno benedette perché benedette dai mercati. Proprio i mercati sono gli unici che potrebbero concordare con il giudizio storico di Aznar sull’ultimo quarto di secolo, quello della distruzione neoliberale delle società latinoamericane, dei morti per fame e delle privatizzazioni selvagge, dei Menem, dei Collor de Mello, dei Fujimori, dei Fox e dei Carlos Andrés Pérez. I ?pingui benefici del petrolio? per Aznar sono temibili se irresponsabilmente spesi in servizi sociali, ma vanno benedetti se destinati a corruzione e plusvalore per i titoli finanziari.
Quello che Aznar teme ?ma non solo lui, visto che il suo giudizio non è dissimile da quello dell’ineffabile Internazionale Socialista- è l’America Latina che rialza la testa, quella che processa i dittatori e i torturatori imposti dal Nord, quella che si ribella e sconfigge il golpismo fondomonetarista, quella del programma ?Fame Zero? in Brasile, o ?Barrio Adentro? in Venezuela. Quello che Aznar -e Bush ? teme è il futuro dei popoli.