giovedì 02 settembre 2010, 17:40

Gli articoli con tag: " Clima "

La scuola di Gelmini tra Darwin, Einstein e Che Guevara

Mentre il sogno dell’Europa dei popoli immaginata da Altiero Spinelli, degenera in un incubo fatto di banche, banchieri, borse e capitali e c’è da chiedersi perché un greco dovrebbe sentirsi cittadino europeo, una lucidissima legge di Darwin può aiutarci a capire di dove nasca la barbarie che ci cresce in casa. … Leggi tutto

Evo Morales, i polli transgenici, l’omosessualità e i sicari della disinformazione

Il presidente boliviano Evo Morales, il “narcoindio fuori di testa”, per dirla alla Oscar Giannino, l’avrebbe fatta grossa. Nel suo ruralismo fondamentalista avrebbe affermato, in sede della “Conferenza Mondiale dei popoli sul cambiamento climatico” tenutasi a Cochabamba, che l’omosessualità e la calvizie dipendono dai polli transgenici.

Apriti cielo, destra e sinistra si sono unite nella lotta contro il troglodita boliviano. Le associazioni gay d’un lampo dimenticano il cardinal Bertone per scagliarsi contro il presidente boliviano. Ma sarà andata proprio come la raccontano? Cronaca dell’ultimo caso di diffamazione a mezzo stampa di un leader del sud del mondo calunniato sistematicamente dai media del nord.

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Nord e Sud: due scuole ma un unico dramma

Fu il miraggio di una collaborazione con le forze della sinistra “liberale” a suggerire a Turati la formula ambigua che affidò la soluzione dei problemi del Mezzogiorno a una “egemonia della parte più avanzata del Paese sulla più arretrata, non per opprimerla, anzi, per sollevarla e per emanciparla“. La scelta – una delle più infelici del riformismo di Turati – consolidò il fronte borghese e spaccò il movimento operaio a tutto vantaggio degli imprenditori. E’ una lezione da cui la sinistra non ha mai ricavato le conseguenze. … Leggi tutto

Le guerre dimenticate di Haiti prima e dopo il terremoto (2/3)

di Fabrizio Lorusso

Bimbahaiti.jpgQuesta è la seconda parte di un reportage sulla storia di Haiti, prima e dopo il tremendo terremoto che ha colpito la sua capitale, Porto Principe, ormai due mesi or sono. La disgrazia di un paese e i problemi profondi della sua gente vengono dal passato e non dipendono solo dalla sfortuna, dagli uragani o dalla geologia.
S’è tanto discusso di aiuti umanitari e solidarietà in Europa e negli USA, ma non si discute mai dell’estrema dipendenza cui il popolo haitiano è da sempre stato abituato: dipendenza religiosa, economica, educativa, energetica, politica e spirituale da qualche salvatore, Dio o potenza straniera. In generale non amo credere alle spiegazioni facili, attribuire la colpa di tutti i mali sempre e solo all’imperialismo, agli americani o ai francesi, oppure a un gran complotto internazionale, però l’esperienza diretta ad Haiti mi ha mostrato una realtà innegabile: una nazione orgogliosa e pacifica costantemente repressa dall’esterno e dall’interno nei suoi slanci di emancipazione, uno stato al limite del fallimento che dipende, così come i suoi cttadini, dalla cooperazione interessata dei paesi ricchi e dall’ottusità della sua stessa classe dirigente.
Alcuni hanno denunciato il "populismo" dell’ex presidente di Haiti, Aristide, spesso definito dai media come un prete-messia, ma senza cognizione di causa o secondo gli stereotipi classici da sempre diffusi sull’America Latina. Ciononostante Aristide (due volte presidente eletto tra il 1990 e il 2004 e due volte forzato in esilio dopo dei colpi di stato) aveva delle idee chiare su come far uscire Haiti dalla spirale di dipendenza e sottomissione, ma la forza delle idee approvate democraticamente a volte deve cedere alle bombe e ai machete dei pochi potenti che non sono d’accordo dentro e fuori dal paese.

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Gli interessi dei molti, dei pochi e… di uno solo (l’ENEL): fantascienza e realtà

Tenuta a debita distanza dai riflettori dell’informazione, c’è un’Italia reale che stenta ad arrivare alla fine del mese, una parte significativa di Paese di cui sui media si parla poco e malvolentieri.

Gli ultimi dati ISTAT sulle condizioni di vita e sul reddito degli italiani registrano una crescita del numero dei nuclei familiari in difficoltà, che salgono dal 15 % del 2007 al 17 % del 2008, con punte drammatiche sino al 30 % al Sud. … Leggi tutto

Mario Balotelli, il mio eroe italiano del XXI secolo

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Ovunque vada quelle merde fasciste degli ultras lo insultano: “Non esistono negri italiani”, “Balotelli negro di merda”. Profittando del clima quei vigliacchi degli avversari lo provocano continuamente, lo riempiono di “calcetti”, cercano la sua reazione.

Lui reagisce, “sono più italiano io di tutti loro”, e gioca sempre meglio e non si sottomette alla gogna da Ku Klux Klan nella quale vogliono fargli vivere i suoi 19 anni.

Fino ad oggi a Verona dove alligna il pubblico più razzista d’Italia (Hellas o Chievo non fa differenza) e nonostante teppisti come i bergamaschi o gli juventini non siano da meno. Dopo avere segnato il gol della vittoria ha avuto il civilissimo coraggio di dire: "Ogni volta che vengo qui a giocare il pubblico di Verona mi fa sempre più schifo".

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Quattro conti sul nucleare

Leggendo su “Le Monde” ho trovato un articolo interessante: dal titolo “La filière nucléaire française subit un revers majeur” il cui autore discute, con un filo di rammarico per l’economia francese, del fatto che il consorzio industriale del suo paese formato da EDF, GDF Suez, Areva, Total, Alstom e Vinci, ha perso una grossa commessa per la costruzione di 4 centrali nucleari negli Emirati Arabi Uniti.
Tale concorso e` invece stato stato da un consorzio coreano-giapponese in cui figurano Kepco, Hyundai, Samsung e Toshiba-Westinghouse.
vedere http://www.lemonde.fr/economie/article/2009/12/28/la-filiere-nucleaire-francaise-subit-un-revers-majeur_1285357_3234.html#ens_id=1263249
La cosa che sucita interesse e che la costruzione di quattro reattori da 1400 MegaWatt ciascuno costa 20,4 miliardi di dollari ovvero 14,11 miliardi di euro.
Facendo “i conti della serva” deduciamo che: 14110 milioni / 5600 MW = 2500 euro/KiloWatt, ammesso che tutto vada bene e non ci siano spese impreviste.
Questo significa che per produrre un kiloWatt occorrono 2500 euro? No ovviamente, occorre comprare l’uranio (ce n’e` poco) e arricchirlo, pagare il personale, dall’ingegnere alle guardia armata alla porta (non vorremmo lasciare entrare chiunque in una centrale nucleare vero? ) pagare quattro soldi anche al povero “sfruttato” pakistano addetto le pulizie, smaltire le scorie radioative, mantenere l’impianto di refrigerazione, consumare acqua e sali di per il raffreddamento, un po’ di carbone che anche alle centrali nucleari serve.. insomma, le solite spese di amministrazione di una centrale nucleare.
Per fare 1 kW di corrente basterebbero, al sole d’Arbia, 3 metri quadrati di superficie coperta a pannelli solari (se fossimo in italia occorrerebbero anche quattro o cinque metri quadrati a seconda delle regioni) ovvero circa la superficie del tavolo dove abbiamo consumato il pranzo di natale con amici e parenti.
Dunque, riprendiamo la calcolatrice… per fornire la stessa energia (5600MW) occorrono circa 4KWh/m2 * 5600MW * 1000KW/MW = 22.4 km2 insomma un quadrato del lato di meno di 5Km. E` tanto? rappresenta meno dello 0.03% della superficie degli Emirati i cui sultani hanno scelto di costruire le quattro centrali.
Anche senza contare la pericolosita` delle scorie, il rischio di incidenti, anche senza comprare le piu` care centrali francesi ma accontentandosi dei saldi coreani, anche nella speranza di non avere imprevisti nelle costrzioni, pure ammesso che nessun politico o industriale voglia una fettina dell’investimento, ancora: ammesso che non si debba spendere per mantenere forze di polizia che caccino via inopportuni manifestanti, ammesso che la mafia non faccia lievitare i costi, ammesso che i lavori non vengano bloccati per carenza di fondi o per qualsiasi altro impedimento naturale, ammesso che tutta la popolazion partecipi entusiasta in amicizia e armonia alla costruzione, ammesso che poi non si viva nel terrore di incidenti ed attentati, ammesso che nessun governo faciia leva su queste paure per esercitare politiche di controllo e repressione.. il risultato resta sempre lo stesso: le centrali nucleari costano piu` dei pannelli solari.
Non dimentichiamo, quanto dura una centrale nucleare? quarant’anni circa, ovviamente impegnandosi in una continua manutenzione, un pannello? Quelli attuali venti anni, poi perdono gradatamente di efficacia, ma quasi non necessitano di manutenzione.
L’energia solare comincia prudurre dal giorno dell’installazione che richiede poche ore,nel caso di un piccolo impianto domestico, certo di piu` per grandi impianti ma di certo meno rispetto agli anni necessari alla costruzione di una centrale.
E se finissero i soldi a meta` strada? con una centrale termonucleare costruita a meta` o quasi finita avremmo zero kiloWatt, con impiati solari avremo la meta` dell’energia disponibile.
Solo paesi con un bisogno terribile di spendere tanti soldi (gli emirati, la cina) o con condizioni climatiche sfavorevoli (la finlandia) costruiscono nuove centrali nucleari, altrove i lavori sono stati sospesi (sudafrica) o dove progrdiscono, sono drogati da finanziamenti pubblici, e l’avanzamento stenta tra mille difficolta`, rinvii e rincari.
Chi guadagna allora con l’industia nucleare? I lavoratori? portare a casa lo stipendio costruendo centrali o impianti solari o eolici non cambierebbe il peso delle buste paga. Gli utenti? di certo no l’energia solare e` piu` cara e, in caso di guasti, sarebbe piu` complicato riparare una centrale che cambiare un pannello. I possessori dei grandi gruppi industriali? Si, avrebbero cosi` il monopolio dell’energia, per loro sarebbe invece piu` difficile monopolizzare un mercato fatto di piccoli investimenti. Gli stati autoritari? di certo, per un qualsiasi governo e` piu` facile tgliare i cavi anziche` smontare migliaia di pannelli, mantenere i sudditi nel terrore dell’attentato o dell’incidente, e, chissa`? bombardare la centrale dell’odiato vicino.

Copenhagen, la stoltezza dell’Occidente e la saggezza dell’innominabile

luca-tornatore1 Vorrei innanzitutto vedere libero Luca Tornatore, il climatologo (precario) dell’Università di Trieste arrestato come un terrorista a Copenhagen dalla civilissima polizia danese.

Poi vorrei che sul clima i giornali e i telegiornali la smettessero di tergiversare e dessero pane al pane. Sono gli Stati Uniti (e in subordine l’Unione Europea) che stanno facendo fallire un accordo chiave per il futuro dell’umanità perché non vogliono spostare una virgola del loro (nostro) modello economico fallito e insostenibile. Deve essere l’India forse, che ha tre quarti degli abitanti che vivono senza elettricità, a stringersi?

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Grazie dei Fiori e delle Notizie

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Il governo boliviano promuove l’idea del debito ecologico

Mermaid_Colour_300x374_96dpi «Hayaya Pachamama, per questo siamo qui». Per la vita della madre terra. E’ con queste parole che Angela Navarro, negoziatrice del governo della Bolivia, ha aperto il suo intervento all’incontro sul debito ecologico e sulla giustizia climatica promosso da una vasta rete di organizzazioni nell’ambito del programma del Klimaforum, il controvertice organizzato a Copenaghen dalla società civile. La Bolivia ha infatti avanzato la proposta di un emendamento che introduce la questione del debito climatico al testo del potenziale, ma sempre più lontano, accordo finale. Lo Stato andino ha ricevuto il sostegno di Malesia, Cuba, Micronesia, Paraguay, Sri Lanka e Venezuela.

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Obama, un anno dopo: tra illusioni e promesse da mantenere – 1

Il recente annuncio di Barack Obama in merito all’invio di decine di migliaia di soldati in Afghanistan ha riposto l’accento su un dibattito in realtà mai sopito e costantemente attivo in tutto il mondo ed anche nel nostro paese. Sarà Obama in grado di mantenere le sue promesse? Riuscirà a tracciare un segno di reale discontinuità rispetto all’era di George W. Bush e dei Teocon?

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Cronaca operaia alla prima della Scala di Milano

Post Inviatomi da: "Gruppo operaio"

Mer 9 Dic 2009 10:31 am

COMUNICATO
Uniti contro la crisi!
Alla scala di Milano
Lunedì 07 dicembre abbiamo partecipato alla manifestazione di protesta di tutti i lavoratori delle fabbriche in lotta in presidio davanti alla scala.
In un clima surreale in cui l’amministrazione comunale per permettere lo svolgimento della prima della scala, costo del biglietto 2400 euro, ha dispiegato centinaia (forse mille) poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa. Siamo scesi in piazza per gridare le ragioni di decine di migliaia di lavoratori gettati in miseria per tutelare i profitti padronali.

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Sussurri e grida di Donne Giornalismo da Montalto e dintorni

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Un guerrigliero come presidente. Pepe Mujica trionfa in Uruguay

Mujica

 

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La farsa elettorale in Honduras

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