Friday 25 May 2012, 04:48

Gli articoli con tag: " classe politica "

Divieto di rimozione: l’università e il suo precariato

foglieLe mobilitazioni studentesche di queste settimane sono state decisive per creare in questo paese un nuovo spazio pubblico per le questioni della scuola, dell’università, e forse in senso più ampio dello Stato sociale e perfino dello stato di salute della nostra democrazia. Questo fatto è talmente vero e inedito che il nuovo movimento civile viene pesantemente minacciato dal Governo e i media richiamati all’ordine.

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In Ecuador vince il «nuovo Paese» di Correa. Il 70% di sì per la nuova Costituzione

Vietata la presenza militare straniera nel Paese, via la base Usa di Manta. E poi importanti riforme economiche e sociali

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L’Ecuador, un piccolo Paese sudamericano, raramente alla ribalta delle cronache, avrà una nuova Costituzione, fra le più avanzate al mondo.

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La casta? Da quando c’è Silvio gli italiani non se ne preoccupano più

clemente-mastella-2 Sorpresa. La Stampa di Torino fa un lavoro meritorio e scopre che il problema della casta politica non preoccupa più gli italiani. Vi ricordate? Solo pochi mesi fa eravamo tutti inferociti. Clemente Mastella era il grande Satana sannita e Romano Prodi il mortadella simbolo degli sprechi e dell’immobilismo. I media indomiti picchiavano giù duro, Gian Antonio Stella ci si è fatto la barca e Beppe Grillo una fortuna. Adesso? Nulla è cambiato, i costi della politica sono sempre quelli ma i media hanno afflosciato e ci raccontano di essere in buone mani. E il bello è che ci crediamo.

Da Fini alla Gelmini, viaggio in un filone che non tira più. E una ricerca rivela: solo il 32% dei cittadini è ancora adirato

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Ma il Partito Democratico esiste?

eluana Governa regioni, ha centinaia di deputati in parlamento, offre decine di migliaia di strapuntini di potere, di impieghi e impiegucci a uomini, ominicchi e a tanti quaquaraqua (ed equivalenti femminili) ma il Partito Democratico non esiste.

Nello specifico mi riferisco al caso drammatico di Eluana Englaro, sul mantenimento in stato vegetativo del povero corpo della quale la classe politica (per compiacere il Vaticano, ovvio) sta tenendo un comportamento analogo allo squadrismo.

Chi scrive non prende alla leggera il problema, e come per Piergiorgio Welby, non pensa che ci siano soluzioni facili né ovvie a questioni così drammatiche concernenti l’essenza della nostra modernità.

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19 luglio 1992 strage di stato annunciata

“Il motivo principale credo sia stato quell’accordo di non belligeranza tra lo stato e il potere mafioso che deve essergli stato prospettato nello studio di un ministro negli incontri di Paolo Borsellino a Roma nei giorni immediatamente precedenti la strage, accordo al quale Paolo deve di sicuro essersi sdegnosamente opposto. … Leggi tutto

The Observer: “Berlusconi è tornato, più sfacciato che mai”

Traduzione dell’articolo “Berlusconi is back and more brash than ever ” apparso domenica 29 giugno su The Observer (edizione domenicale di The Guardian). Leggi qui l’originale

Berlusconi è tornato, più sfacciato che mai

L’abbronzato leader italiano è accusato di perseguitare i nomadi e di sottrarsi alle accuse di corruzione assegnandosi l’immunità dalle inchieste. Tuttavia trova il tempo di sollecitare parti per le sue attrici favorite. Ed Vulliamy da Roma. … Leggi tutto

Procreazione assistita? All’estero

158 Una volta gli italiani andavano in vacanza nei paesi dell’Est con il portabagagli pieno di calze e profilattici e lasciavano fidanzate e mogli rigorosamente a casa. Se succedeva il fattaccio in genere scappavano via da cialtroni senza voltarsi indietro.

Adesso gli italiani vanno soprattutto in Spagna. Ma non stiamo parlando di uomini soli. Parliamo di famiglie, quelle tradizionali composte da un uomo e una donna, quasi sempre regolarmente consacrate davanti a dio.

Partono ovviamente senza calze né profilattici e vanno a cercare di avere un figlio, visto che in maniera naturale non ci riescono, e che le attuali leggi italiane rendono la procreazione assistita quasi impossibile. Secondo alcune fonti sarebbero almeno 30.000 all’anno e spendono in media 8.000 Euro.

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Nuovi manuali di storia

Marcello Dell’Utri ce l’aveva detto con singolare chiarezza: “se vinceremo, la scuola avrà nuovi testi di storia. E’ ora di piantarla con la retorica della Resistenza“.
Pronti ad obbedire, in attesa di credere e combattere, gli autonominati che occupano il Parlamento hanno pensato bene di presentare al Paese un biglietto da visita inequivocabile: i discorsi parlamentari di Almirante, razzista, sottosegretario a Salò e, come tale, collaboratore dei nazisti nello sterminio di slavi, rom, comunisti, omosessuali, ebrei e testimoni di Geova.
E’ vero. Anche a poter scegliere, non c’era da stare allegri. Marcuse lo intuì e sono decenni che lo sperimentiamo: “la libera elezione dei padroni non abolisce né i padroni né gli schiavi“. E, tuttavia, una classe politica che si colloca fuori dall’Europa autonominandosi è di per sé sintomo d’una grave malattia che ha colto il Paese.
Chiediamocelo, quindi: così stando le cose, come saranno i manuali di storia della “nuova scuola“? Lelio La Porta li immagina figli dalle “conquiste” del revisionismo storiografico e, su “Rinascita” del 5 giugno, teme “un’opzione ideologica che trova il suo retroterra nel ventennio fascista e nella possibile riscoperta di un testo unico di storia“. L’ipotesi è ottimistica e irreale. Un testo unico toccherebbe troppi interessi e comporterebbe scelte apertamente autoritarie. Aspettiamoci di peggio. Del nuovo modello di sviluppo imposto dal capitalismo, l’Italia – in linea con la storia di una imprenditoria stracciona – interpreta ancora una volta le istanze degenerative, ma il Novecento è alle nostre spalle e si son fatti passi avanti rispetto all’antica rozzezza totalitaria. Anche da noi l’edificazione d’un autoritarismo moderno ed efficiente è affidata agli strumenti del “pensiero unico” e, come acutamente previde Marcuse, mira alla realizzazione di un “totalitarismo democratico“. Non importa se, in termini di logica, la definizione fa acqua da tutte le parti: l’esito finale del processo promette di cancellare il conflitto sociale e tanto basta.
Protagonisti di un combiamento epocale, di natura così radicale da far pensare ad una sorta di nuova “rivoluzione industriale“, i “padroni del vapore“, compresa la retroguardia dei Montezemolo e dalle Marcegaglia, si sono accorti che la dimensione totalitaria non si adatta esclusivamente a “un’organizzazione politica terroristica della società“, ma può agevolmente sostenere una “organizzazione economica-tecnica non terroristica, che opera mediante la manipolazione dei bisogni da parte di interessi costituiti“. Di nuovo, rispetto alle previsioni di Marcuse, c’è che si può terrorizzare anche e solo suscitando fantasmi. Di qui l’interesse per l’educazione ridotta ancora una volta a terreno privilegiato per l’affermazione di un regime. E’ scienza antica e risale quantomeno al Montesquieu dello Spirito delle leggi: le norme “dell’educazione sono le prime che riceviamo. E poiché ci preparano ad essere cittadini, ogni singola famiglia deve essere governata sul piano della grande famiglia che le comprende tutte. Se un popolo in generale ha un principio, le parti che lo compongono, cioè le famiglie, l’avranno anch’esse. Le leggi dell’educazione saranno dunque diverse in ogni specie di governo. Nelle monarchie avranno per oggetto l’onore; nelle repubbliche, la virtù; nel dispotismo la paura“.
Paura, quindi. Ecco il tema di fondo che ritroveremo nei nuovi manuali. Paura del diverso, paura dei clandestini immigrati, paura per l’integrità della famiglia, paura dei terroristi, paura della giustizia ingiusta, paura dei comunisti che non ci sono più ma potrebbero tornare. Paura e, come antidoto, un principio che ce ne liberi: l’ordine. Meglio se benedetto da dio. Il nostro, naturalmente, il dio buono e misericordioso, del quale non aver timore. E’ Allah che fa paura sostiene non a caso Magdi Allam.
Che libri quindi? Implicitamente, Fini ne ha dettato il principio ispiratore nel suo discorso di insediamento alla Camera. Ottenuta la “ricostruzione di una memoria condivisa, una sincera pacificazione nazionale nel rispetto della verità storica tra i vincitori e i vinti” – che, tradotto in pagine di un manuale di storia, vuol dire rivalutazione del fascismo e liquidazione dell’ethos della Resistenza – c’è da metter mano ai temi fondanti della convivenza civile. Di qui la domanda retorica e, tuttavia, essenziale: siamo veramente liberi? E, se lo siamo, la nostra libertà non è forse minacciata?
E’ il secondo filo rosso che percorrerà i nuovi manuali di storia. Io – ha affermato Fini tra gli applausi dell’opposizione – ritengo “che la Camera dei deputati debba essere consapevole che un’insidia per la nostra libertà e, di conseguenza, per la nostra democrazia a mio avviso esiste tuttora. La minaccia non viene di certo dalle ideologie antidemocratiche del secolo scorso, che sono ormai sepolte con il Novecento che le ha generate. I rischi per la nostra libertà sono oggi di tutt’altra natura. L’insidia maggiore viene dal diffuso e crescente relativismo culturale, dalla errata convinzione che libertà significhi assoluta pienezza di diritti“.
Ecco. La prefazione ai nuovi manuali è stata già scritta, porta l’autorevole firma del Presidente della Camera e non richiede un testo unico. Domanda, anzi, una molteplicità di testi che insegnino il medesimo pensiero.
No. Non si vuole insegnare diversamente la storia e non si intende imporre semplicemente una ricostruzione dei fatti. E’ molto peggio. Si punta a certificare la morte della storia, per assassinare l’intelligenza critica. E non si tratta solo della storia. Nel mirino c’è la cultura. L’idea non è nuova e nemmeno originale. Stavolta, però, nasce in un Parlamento che – aveva visto giusto Gaetano Arfè – ricorda sempre più da vicino la Camera dei Fasci e delle Corporazioni.
L’articolo è uscito su Fuoriregistro, rivista on line che si può leggere cliccando sul seguente link:

http://www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=11760

Gli straordinari giovani giudici dell’Honduras (e se fossero una lezione…)

Honduras1 Chissà come si può fare per accendere un po’ di luce sulla lotta della magistratura dell’Honduras, da 35 giorni in sciopero della fame contro la corruzione nel paese centroamericano. Un paese periferico, completamente fuori dall’interesse dei media, lottando contro un fenomeno considerato normale, ineluttabile, al quale è meglio adeguarsi, "ma tu non tieni famiglia?"

Più di un mese fa hanno cominciato quattro giovani magistrati nel Palazzo legislativo di Tegucigalpa. Oggi hanno l’appoggio di migliaia di persone. Hanno chiesto che il procuratore generale, Leónidas Rosa, e il suo vice, Omar Cerna, fossero rimossi dal loro incarico. Sono i vertici di un potere giudiziario tutt’altro che indipendente e profondamente compenetrato con gli altri poteri, quello legislativo, quello esecutivo e con l’immanente potere economico, quello dei soldi, quello reale che non ha nulla a che vedere con la democrazia.

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Caso Betancourt, Nicolas Sarkozy scrive a Hugo Chávez: “aiutaci a liberare Ingrid”

Ingrid-Betancourt Il caso di Ingrid Betancourt, ad un mese esatto dall’ultima teorica speranza di liberazione, quando Parigi mandò un aereo attrezzato in loco, è di nuovo “ad un punto morto ed è necessario ricominciare di nuovo”. Lo ha affermato il Ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner, in visita in America latina.

A tal fine Kouchner, a Caracas, ha consegnato al presidente venezuelano Hugo Chávez una lettera del presidente Nicolas Sarkozy perché il suo omologo venezuelano “usi tutti la sua autorità per riaprire la prospettiva di un accordo umanitario tra governo colombiano e FARC”.

Secondo Kouchner, Chávez si è detto “sempre disposto a lavorare alla risoluzione del caso”, dal quale fu estromesso dal suo omologo colombiano Álvaro Uribe.

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Dichiarazione di voto: scelgo il Bene Comune

Siamo ormai a pochi giorni dal voto, ed è giunto il momento delle scelte. Dopo averci riso sopra (che non fa mai male), aver stabilito il “se” e il “perché” votare, e aver sudato sette camicie per realizzare un confronto sistematico tra i diversi programmi, è ora di decidere “per chi” votare.
E dico subito senza tentennamenti qual’è la conclusione: voterò per Stefano Montanari e la sua lista “Per il bene comune“. Ora vi spiego perché. … Leggi tutto

Nel 10° anniversario riprendeteVi la vostra bandiera

Conobbi due anni fà i coniugi Garro tramite una lettera che mi inviarono. Nulla è cambiato, niente in 10 anni. Non è un articolo che invio ma una loro lettera che vogliono sia pubblica. mi sto organizzando per difonderla, ho ritenuto che anche il sito di Gennaro poteva essere utile, in nome del giornalismo partecipativo. Grazie e per favore, diffondete … Leggi tutto

Votare o non votare: questo è il problema??

Il tormentone della gente di sinistra: votare o non votare questo e’ il problema?

In questi giorni, a proposito di come comportarsi alle prossime elezioni, ne abbiamo sentite di tutti i colori e ancora molte ne sentiremo prima del 13-14 aprile: chi propone di bloccare i seggi con manifestazioni, chi di invalidare la scheda elettorale e far registrare del presidente di seggio una propria dichiarazione, chi invita a non presentarsi neanche alle urne… … Leggi tutto

Il voto utile e altre stupidate

Voto utile: ossimoro. Con questa definizione ho chiuso l’Electionary, e da qui vorrei ripartire; per fare questa volta un discorso un po’ meno leggero. Le elezioni sono una cosa seria e al di là delle battute, che sono sempre le benvenute per sdrammatizzare, è ora di andare in profondità per capire cosa ci aspetta.
E cosa possiamo fare noi. Perché noi possiamo fare qualcosa; noi, la ggente, la massa informe, il popolo bue, i cittadini che diventano importanti solo in quanto portatori sani di voto. Noi possiamo incidere sul nostro futuro; e se possiamo farlo, allora dobbiamo farlo. Perché se rinunciamo a questa possibilità, allora avremo perso: chi combatte può vincere oppure può perdere, ma chi rinuncia a combattere sceglie la sua sconfitta in anticipo.

In questa campagna elettorale ci sono alcune bugie strategiche. La prima è che non possiamo scegliere. Non possiamo scegliere come vorremmo, non possiamo scrivere un nome sulla scheda elettorale, non possiamo decidere come sarà composto il governo; grazie ad una legge elettorale vergognosa sono le segreterie dei partiti a comporre le liste, a stabilire l’ordine, e quindi a decidere chi andrà in Parlamento. Questo perché, consci delle percentuali che, con oscillazioni di minima entità, vengono raccolte in ogni collegio, ogni partito sa perfettamente quanti parlamentari riesce a far eleggere zona per zona. E’ stato calcolato che oltre il 90% dei candidati sa con certezza matematica se sarà eletto o meno; la lotta è solo per un 10% scarso che si trova in quella zona di confine che separa la vittoria dalla sconfitta.
Tutto questo è senz’altro vero, eppure non sento nessuno che si fermi a riflettere sull’enormità di quel 90% di eletti “sicuri”, che è e rimane il vero scandalo di questa faccenda.
Domanda: “Perché il 90% degli eletti è già sicuro in partenza?
Risposta: “Perché gli italiani votano sempre allo stesso modo
Che ci piaccia o no, le cose stanno così: le variazioni tra una votazione e l’altra sono minime, e questo fornisce ai partiti un enorme potere di controllo. Potere che noi prima gli consegniamo poi ci lamentiamo di averlo fatto; fino alla volta successiva, quando ripetiamo da capo lo stesso errore. Siamo furbi…

Noi possiamo scegliere in un modo semplicissimo: cambiando il nostro voto. Se riuscissimo a liberarci dai condizionamenti, dalle false ideologie, dai concetti anacronistici e velleitari di destra e sinistra, dall’idolatria che ci lega (chissà perché?) ad un leader, ci accorgeremmo che il nostro accanimento nel difendere certe posizioni e certe persone è in massima parte campato per aria. Cambiando il nostro voto noi possiamo generare un terremoto politico, perché faremmo saltare tutti gli equilibri, togliendo ogni certezza ai partiti; e, cosa ancora più importante, costringeremmo i partiti a confrontarsi con noi, cosa che non fanno più da molti anni.

Un’altra bugia molto utilizzata in questa campagna elettorale è l’appello al voto utile. Appello che è anche offensivo, perché significa che se io voto per un partito piccolo (questo è il senso) il mio voto diventa inutile. Allora cosa ci vado a fare a votare? In questo modo i due partiti più grandi cercano di spingerci a votare per loro, oppure a non votare affatto.
Ma il valore del voto prescinde da ciò che esprime, il voto non è mai inutile; inutile è non votare perché permette ad altri di decidere per noi, ci toglie quel poco di diritto che abbiamo, ci precipita nel disfattismo nel quale troppo spesso ci crogioliamo beati. Se invece crediamo che la democrazia e la libertà siano principi fondamentali, allora il voto è sempre utile, quale che sia.
Il motivo per cui c’è questa spinta a concentrare i voti è semplice: tanto meno peso avranno i piccoli partiti, tanto più sarà facile per i grandi controllare e gestire il potere a loro uso e consumo. E potranno finalmente rifare la legge elettorale, peggiorandola ulteriormente (sì, è possibile peggiorarla) per rendere ancora più complicata la vita dei piccoli partiti e la nascita di nuove proposte politiche. L’obiettivo è la cristallizzazione della politica: se oggi ci lamentiamo perché le facce sono sempre le stesse, domani potrebbe essere anche peggio.

Ricordo un manifesto, visto parecchi anni fa, che recitava: “Quello che tu puoi fare è una goccia nell’oceano, ma è ciò che dà significato alla tua vita“. Diamo un significato al nostro voto, dimostriamo che è comunque utile. E non ci dimentichiamo che l’oceano è composto di gocce, e solo mettendo insieme tante gocce si può creare un’onda capace di spazzare via tutto.
Se davvero questa classe politica non ci piace, allora dovremmo cominciare a fare l’esatto contrario di quello che ci chiede.
Invitano a concentrare i voti? E noi li sparpagliamo.
Sostengono che altrimenti è meglio non votare? E noi ci presentiamo in massa alle urne.
Dicono che è utile solo il voto dato ai grandi partiti? E noi lo diamo ai piccoli.

Già, i piccoli partiti, le liste improbabili. La maggior parte delle persone sostiene che “non hanno nessuna possibilità, quindi non ha senso dargli il voto”. E non si accorgono di ribaltare il rapporto causa / effetto. La verità è che se non gli si dà il voto non avranno mai nessuna possibilità.
E se continuiamo a dare delle possibilità sempre e solo ai soliti noti, allora non ci possiamo certo lamentare di come vanno le cose.
Domanda: “E chi ci garantisce che poi anche quelli non diventeranno come gli altri?
Risposta: “Nessuno”.
Votare significa dare fiducia, poi a posteriori si valuta se quella fiducia fosse ben riposta oppure no; quindi non si possono pretendere garanzie di alcun tipo da parte di chi non ha ancora avuto occasione di far vedere quello che vale. La garanzia invece ce l’abbiamo da quelli che hanno già dato prova di sé: abbiamo già visto Berlusconi e compagni al governo, così come sappiamo anche come si comportano gli uomini del PD, che sono più nuovi dei loro avversari, ma solo di un soffio. Da tutti loro sappiamo esattamente cosa aspettarci, e non mi sembra una bella prospettiva: chi vuole affidargli il suo futuro faccia pure, ma poi che non si venga a lamentare.

Un ultimo cenno sulla posizione di Beppe Grillo, posizione che a chiacchiere trova sempre più sostenitori (poi li voglio vedere il 13 aprile…). Grillo invita, con una insistenza e una banalizzazione ormai stucchevole, a disertare le urne; astenersi perché non c’è possibilità di scelta, perché la legge sarebbe anticostituzionale, perché tanto “sono tutti uguali”, e via cianciando.
Non entro nel merito della questione di costituzionalità; osservo solo che due anni fa nessuno disse niente del genere, e che Grillo non è un costituzionalista. Inoltre la legge è questa e, anche se fosse davvero incostituzionale, con questa si andrà comunque a votare. Che piaccia oppure no.
Quanto alla impossibilità di scelta ho già spiegato che è fasulla e che dipende solo da noi. Che poi siano tutti uguali e altre amenità simili, non credo che meritino alcuna considerazione; sono poco meno che chiacchiere da bar.
Perché allora parlare ancora di Grillo? Perché lui è, e non da oggi, un protagonista della vita politica italiana; che a lui piaccia oppure no, è un politico di riferimento, anche se non ha un partito né una poltrona da occupare. E quando uno fa politica, dovrebbe fare un po’ più attenzione a quello che dice, perché le sue affermazioni hanno poi delle conseguenze.

A Grillo va riconosciuto l’enorme merito di aver portato all’attenzione degli italiani questioni di cui si ignorava completamente l’esistenza; così come gli va dato atto che ha fortemente contribuito ad un massiccio risveglio delle coscienze. Questo risveglio però va sostenuto con una critica mirata e responsabile, non con la demagogia di chi spara nel mucchio perché deve essere sempre “contro” per poter rimanere a galla.
Grillo sta rischiando di distruggere quello che ha costruito. L’astensionismo che lui invoca, fa il gioco dei due partiti più grandi; non a caso dai vertici di PD e PdL partono quotidianamente attacchi contro i partiti più piccoli, ma (guarda caso!) nessuno di loro ha criticato la posizione di Grillo.
O ci rendiamo conto che per ogni scelta c’è un motivo, e ci chiediamo il perché, oppure ci accontentiamo di pensare che siano tutti stupidi; io, a questo livello, non credo alla stupidità.
Finché andremo avanti riempiendoci la testa con idee prese a prestito, non avremo un futuro degno di questo nome, né per noi né per i nostri figli.

pubblicato su pleonastico.it

Stato terminale

Forse ci vorrebbero donne mezze morte, pazienti terminali per farci la grazia di rispettare la nostra vita. Il primo cittadino dello Stato Vaticano, mai privato della più ampia mediaticità che conosca l’Italia, oggi come menù quotidiano offre e consiglia ai medici e alla società, amore e rispetto per la vita umana “soprattutto quando essa patisce una condizione di malattia o e’ nella sua fase terminale”. Non è grave che lui parli, che il cardinale altro discorra su you tube, che la stampa e la radio pontifichino come è nel loro stile, arrivino pure al ricatto della pena eterna.

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