Thursday 09 February 2012, 07:47

Gli articoli con tag: " Cisgiordania "

Una road map di letture per la pace

ImmagineParafrasando un recente post di Paola Caridi, non sono esente dalla malattia del voler affermare la mia verità sul conflitto israelo-palestinese: prendo spunto dalla notizia dell’autorizzazione concessa da Netanyahu a favore dei coloni israeliani per circa 500 nuovi insediamenti abitativi in Cisgiordania, nonostante le riserve espresse sia dagli USA che dall’Europa.

Credo che chiunque sia onestamente intenzionato al raggiungimento della pace in Palestina dovrebbe considerare come principale ostacolo a questo traguardo l’ininterrotto processo di occupazione dei Territori palestinesi da parte dei coloni israeliani. Non è che consideri trascurabili le responsabilità palestinesi: nella definizione della road map, venivano loro richiesti l’abbandono della violenza terroristica e l’avvio di riforme in senso democratico. (Al proposito segnalo un paio di articoli di Foreign Affairs che analizzano i progressi, ma anche le difficoltà, di Hamas nel farsi partito capace di governare con sempre maggiore efficienza, oltre che con maggiore senso democratico e meno condizionamenti ideologici. Per quanto mi riguarda, devo ancora affrontare la necessaria lettura di “Hamas”, di Paola Caridi.)

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Mattine e notti da Madonne

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Il mese di settembre è iniziato a Gerusalemme con le parole in musica e le gambe di una Madonna. Tel Aviv è stata la testimone della città delle Madonne. Si cantava anche in Italia  un’ ode alle Madonne, che si risvegliassero alfine con la primavera: Fiorin dipinto, s’amava tanto nel quattrocento, fiorin dipinto, s’amava tanto…

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G8 2009 We are your crisis! La storia la raccontiamo noi

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“E mo’ cantammo  sta nova canzone,
tutta la ggente  se l’à dda ‘mparà”.

Al grido di: “Terremotate il G8! La vostra crisi siamo noi!” si chiedeva  a Berlino per il 4  Luglio, “sostegno per la mobilitazione in Italia, facendo appello alla costruzione, attraverso mobilitazioni internazionali, di una lotta transnazionale alle “architetture securitarie”, non importa se queste vengano ordite dalla Nato, dal G8 o dall’ UE”.

Dieci anni dopo Seattle, il gruppo “Diggers 2.0” invita alla “solidarietá dalle macerie del capitalismo”.

Cinzia Bottene, leader del Comitato ‘No Dal Molin’, ha sottolineato la “grande pazienza che il popolo dei No-base ha mantenuto nel corso della lunga attesa. C’erano persone anziane  disponibili a marciare loro stesse contro i reparti del Tuscania”.

Si, avete letto bene, gli stessi reparti usati in Afghanistan. Credo sia il caso di rinfrescare la memoria, la storia di questo Reparto, perchè “SOLDATO SI NASCE SI DIVENTA,VIVE NELLA PAURA PERCHE’ L’AFFRONTA.

Dunque il 10 luglio 1940, viene ufficialmente creata la Repubblica di Vichy sotto la guida del maresciallo Philippe Petain:  il nuovo regime proclamò il ritorno ai valori tradizionali: famiglia, patria e lavoro. La società fu riorganizzata. I francesi considerati ostili al potere,  cioè i comunisti, i sindacalisti e gli ebrei, furono internati.

Il 10 luglio del 1940 ” furono concentrati in Roma, presso la Caserma Podgora, ventidue Ufficiali, cinquanta Sottufficiali e trecentoventi tra Appuntati e Carabinieri volontari: nasceva così il leggendario Battaglione Carabinieri Paracadutisti, i “parà del Tuscania, esperti contro il terrorismo e in operazioni umanitarie”.

Era il  30 dicembre 2001 e la cronaca registrava con disappunto che venivano messi a disposizione soloDuecentottanta militari impiegati a Kabul e dintorni con compiti di sicurezza, umanitari e logistici, ed un aereo da trasporto C-130: ormai raggiunto l’ accordo sulla composizione della Forza di pace Onu in Afghanistan si delinea, in modo piu’ o meno chiaro, il contributo delle forze armate italiane”.

Si sono visti sfilare quelli del Reparto Tuscania,  per il 2 giugno 2009, Festa della Repubblica: presenti all’estero in Kosovo, Libano, Afghanistan, Cisgiordania, e nelle sedi diplomatiche di Baghdad (Iraq), Kabul (Afghanistan), Abidjan (Costa D’Avorio), Riad e Gedda (Arabia Saudita), Beirut (Libano).

Oggi erano presenti a Vicenza, perchè come dice il Ministero della Difesa, ” il Reparto svolge occupazione preventiva e difesa di posizioni, interdizione e controinterdizione d’area, guerriglia e controguerriglia etc, supporto alle azioni delle Forze Speciali ed ai contingenti di Forza Armata in operazioni “fuori area”..compiti di polizia, supportando l’Arma territoriale in particolari attività a tutela della sicurezza pubblica, ed addestrativi a favore sia di militari dell’Arma destinati a Reparti speciali, sia di unità appartenenti a FF.AA. estere“.

Scendono le Forze Armate in difesa dei potenti del mondo, contro il popolo che vive e risiede in Italia. L’ hanno fatto e lo faranno domani, Vicenza, l’Aquila…Ero a Genova nel 2001 e  poi dopo…non scordo.

La cronaca di questa giornata, il 4 luglio 2009, la potete trovare sulla stampa, cartacea e on line e in questo video: “Dal 6 luglio L’Aquila sarà attraversata dal più cinico Summit G8 che la storia ricordi”  si legge il 1 luglio su Indymedia Abruzzo.

Dunque andando un po’ indietro nella storia dell’Arma, apprendiamo che nascono  il 13 luglio del 1814  i Carabinieri Reali, per assicurare il controllo del territorio contro le influenze interne, per la sicurezza pubblica, la lotta al brigantaggio… Niente di nuovo: Brigante se more , era il 1920 quando Antonio Gramsci scrisse sull’esercito e la repressione che « Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e? fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d’infamare col marchio di briganti. »

Io so che stasera sto scrivendo anche per farvi sapere la storia di una bambina afghana, Maryam,  schiacciata sotto uno scatolone da venti chili pieno di volantini informativi delle forze di occupazione Nato, lanciato da tremila piedi di altezza, che le ha causato una grave frattura pelvica, vagina, retto e ano distrutti e danni all’uretra .
Potete giurarci, noi siamo la vostra crisi, questi, dovunque voi siate e per chiunque combattete, sono  crimini di guerra:  la storia la raccontiamo noi.

Doriana Goracci


“E mo’ cantammo  sta nova canzone,
tutta la ggente  se l’à dda ‘mparà”.

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Maryam ha 5 anni.
E’ nata a Taywara, nella provincia centrale di Ghowr. Ma poi la sua famiglia, nella speranza di fuggire dalla miseria, è emigrata nella provincia meridionale di Helmand, finendo a vivere nel campo profughi di Mahajor, alle porte di Lashkargah. La casa di Maryam è una baracca, dove abita assieme ai suoi genitori, Mohammed Tahir e Qamar Gull, al nonno, allo zio, ai suoi quattro fratelli e alle sue due sorelle. Alle tre di mattina del 27 giugno, tutti sono stati svegliati dalle urla della piccola Maryam, schiacciata sotto uno scatolone da venti chili pieno di volantini informativi delle forze di occupazione Nato, lanciato da tremila piedi di altezza. Normalmente questi contenitori si aprono durante la caduta lasciando piovere il loro contenuto. Ma questa scatola, evidentemente, era difettosa. Verso le cinque di mattina, Maryam, accompagnata dal padre, è arrivata nell’ ospedale di Emergency, a Lashkargah. 12386

“Era in stato di shock, con un trauma da schiacciamento della regione addominale e una vastissima ferita dei tessuti molli di tutta l’area genitale”, riferiscono fonti mediche dell’ospedale di Emergency. Immediatamente assistita e operata, le hanno trovato una grave frattura pelvica, vagina, retto e ano distrutti e danni all’uretra. “Viene operata di laparotomia, le viene fatta una colostomia (per defecare dalla pancia, ndr) e diverse trasfusioni visto che aveva perso moltissimo sangue. Oggi, tre giorni dopo, è stata riportata in sala operatoria per un’ulteriore pulizia delle ferite. Il 3 luglio dovrebbe subire un ulteriore intervento, e la storia credo si ripeterà per parecchi giorni a venire”, aggiunge la fonte medica. Maryam ha ripreso conoscenza il secondo giorno di degenza. Da allora brontola continuamente perché vuole l’acqua da bere. Il suo viso è perennemente crucciato in una smorfia di rabbia. In effetti non è piacevole svegliarsi di botto alle 3 di mattina con un pacco da venti chili che ti piomba addosso e ti apre l’addome spaccandoti le ossa… Quale futuro avrà questa bimba senza più organi genitali in un Paese come l’Afghanistan?

Enrico Piovesana , inviato di Peacereporter




Oh SI! Gli Yes Men…



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Aspettando Donne altrettanto di ” strada creativa”… inoltro con un video dei  Due  uomini del Si-Yes quanto Stephanie Westbrook,US citizens for Peace and Justice, ha inviato in Rete:  la sua “traduzione di una lettera bellissima degli Yes Men, noti attivisti che vanno in giro facendo finta di essere personaggi di importanti organizzazioni (come WTO, Halliburton, McDonalds, ecc) per farsi invitare a grandi conferenze in cui fanno presentazioni che prendono in giro le organizzazioni che dovrebbero rappresentare. Hanno ritirato il loro nuovo documentario dal film festival di Gerusalemme a sostegno della campagna BDS.L’originale in inglese si trova qui: http://www.commondreams.org/view/2009/07/01-13

Accettate il loro tragicomico “Acceptable Risk“, fare arte pura…

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Non dimenticare Gaza. Anche per Khadija Shawani e le altre

Oggi, 30 marzo,  in Palestina si festeggia la cosiddetta Festa della terra, in ricordo della prima grande manifestazione di resistenza collettiva che ebbe luogo per l’appunto il 30 marzo 1976, quando migliaia di palestinesi scesero in piazza (in Israele, in Cisgiordania e a Gaza) per difendere il diritto alla terra. Ci furono violenti scontri con la polizia israeliana, tre attivisti palestinesi furono uccisi e tra questi una donna, Khadija Shawani.

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Insalata al prezzemolo per Tzipi Livni?

Andreas Solaro / AFP / Getty

Della signora Tzipi Livni ne sentiremo parlare in futuro, non solo oggi e tento allora di inviarle una lettera con ricetta inclusa, in attesa delle sue, percorrendo alcune fasi della preparazione culinario- israeliana, al femminile s’intende ed internazionale.

Di Tzipi Livni se ne era già occupato il Time con un articolo e una copertina dedicata a lei. Lo firmò la sua amica Condoleezza Rice, alla fine scrivendo “Rice is U.S. Secretary of State”. La descriveva come una donna di idee aperte e libere, intelligente, combattiva e di pace: da rispettare profondamente. E così con il 2007 , la rivista Time inserì Tzipi Livni fra le 100 persone che “stanno trasformando il mondo”. E la signora è intelligente davvero e non presuntuosa al punto, malgrado la vittoria, di comandare da sola: “Due primi ministri per Israele” esattamente come Due Popoli Due Stati, leit motiv caro a molti. “Il popolo ha scelto Kadima e sarà Kadima a guidare nel futuro il popolo”. A Bibi Netanyahu ha rivolto un appello per costruire un governo di unità nazionale. Ha puntato sulla sicurezza e l’economia e sappiamo quanto “cari” sono questi temi a tutti i cittadini del mondo. In questo taglia e cuci febbrile di donna, non manca l’ago con i suoi 15 seggi conquistati: “Io sono la chiave e questa chiave detterà le regole per il futuro governo”. Le lacrime una volta prerogativa femminile, sono ciò che è rimasto del partito laburista, quelle di Ehud Barak, che non lascerà la politica anche se la politica lascerà lui, almeno piangere. Inutile il suo polso di ferro nel durante elezioni…: “il ministro della Difesa Ehud Barak ha deciso di imporre un assedio totale alla Cisgiordania e Gerusalemme e di chiudere completamente i valichi della Striscia di Gaza. In un comunicato stampa, Barak ha reso noto che l’esercito permetterà il passaggio solo per motivi “umanitari” e d‘urgenza, mentre l’esercito ha chiuso i passaggi commerciali della Striscia di Gaza”.

Di “passi in avanti” Kadima ( questo significa in ebraico) e la Livni ne hanno fatti dando Lezioni di Vita, come la signora Fiamma Nirenstein, che penso apprezzerà l’operato d’amore di questo partito:” quì va alle urne l’unico paese democreatico in una selva di dittature”.Scriveva anche Alberto Stabile il 18 .9.2008 : “Se Tzipi Livni, nonostante le profonde radici familiari nella destra nazionalista israeliana è giunta, alla fine di un lungo percorso, ad accettare la necessità del compromesso, la sua vittoria all´interno di Kadima vuol dire che il processo di pace con i palestinesi ha buone probabilità di proseguire”. Ma l’autunno e l’inverno 2008-2009 nella Striscia di Gaza non hanno dato queste prospettive e gli sconfinamenti nei territori occupati hanno prodotto solo cifre da giocare alla roulette della morte: più di 1.000 morti, più di 5.000 feriti e con l’uso delle bombe al fosforo, tanto per dirla al ribasso.

Dal mpmento che anche io apprezzo la cucina internazionale, offro un’insalata al prezzemolo alla signora Tzipi Livni, dal nome ahimè un po’ compromesso data l’origine libanese, “Taboule”, compresa la ricetta . Ingredienti: parecchio prezzemolo menta bulghur (grano essiccato e triturato) cipollotto pomodoro sale succo di limone olio

Rimane il prezzo, Il prezzo del prezzemolo s’intende, come ce lo racconta Vittorio Arrigoni perchè abbiamo un debole per le note di Certi italiani. Vik ci ha inviato anche un video Canzone del gruppo israeliano “the Hadag Nahash” che si è ballato prima e durante le elezioni, con tanti bei slogan che invitano al razzismo fascista e di certe canzoni musica direttori d’orchestra e attrici protagoniste, ce ne intendiamo anche noi quì in Italia dove prezzemolo olio grano pomodoro menta cipollotto sale limone ancora abbondano, non sappiamo solo per quanto.

Da ultimo, come ottima padrona di casa saprà la Livni, l’insalata bene si accoppia con il pesce (anche quello ce l’abbiamo ancora) e pertanto ci farebbe piacere sapere da donne e tra donne che fine ha fatto” l’attivista scozzese Theresa McDermott ritrovata sappiamo nella prigione di Ramleh quattro giorni dopo essere “scomparsa” dopo che l’esercito israeliano l’aveva prelevata con la forza da un’imbarcazione libanese su cui si trovava in missione umanitaria verso Gaza”: forse tentava di pescare come certi palestinesi nel mare di fronte alla Striscia. Il problema in ogni caso che potrebbe risolvere la preparazione di un buon pasto rimane in ogni caso quello avanzato da Luca Galassi: “Contadini, giornalisti e pacifisti internazionali bersagliati dal fuoco dei cecchini israeliani. La gente di Gaza non ha il diritto neanche di raccogliere il prezzemolo”.

Quanto all’ estetica della signora Livni (spesso in versione ufficiale blù e nero) penso si richiami sobriamente alle forze armate israeliane, la Tsahal, IDF, l’esercito di difesa di Israele che ha avuto già modo di dirigere e questo stile è stato garbatamente criticato da un signore su Fastidio, dove avanza dei dubbi sulle donne che “sarebbero “biologicamente” distanti dalla guerra e che invece comandano le operazioni militari come Tzipi Livni…Margaret Thatcher e Condoleeza Rice uomini più o meno ben conciati (o al massimo automi umanoidi), ho tralasciato la Palin” .

Certa che nessuno avrà tempo per queste Storie di Cucina, ma tentare è una strada, saluto e resto in attesa delle nuove ricette, le News come si dice in inglese…

Doriana Goracci

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Cariche di Alleggerimento: prove di Democrazia

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Partiamo da un’ ultima Carica di Alleggerimento a Vicenza stamattina:

” I manifestanti No Dal Molin di Vicenza stamattina hanno cercato di bloccare l’accesso dei camion al sito in cui si sta lavorando per realizzare la nuova base militare statunitense. L’iniziativa era stata annunciata e la questura non aveva autorizzato alcuna manifestazione; i poliziotti sono cosi’ intervenuti con i manganelli per disperdere gli attivisti No base. I manifestanti si sono però riaggregati ed hanno tenuto un’assemblea per decidere il da farsi. Intanto un folto gruppo ha raggiunto il vicino comune di Montecchio Precalcino, dove ha sede la ditta carta Isnardo, a cui la cooperativa CMC, che ha vinto l’appalto per la realizzazione della base, ha subappaltato una parte dei lavori. Per circa un’ora sono stati bloccati due camion, con un sit-in pacifico davanti all’ingresso della cava. Mentre si attendeva l’incontro con un dirigente della ditta per notificare la “diffida dell’Altro Comune” a continuare i lavori è arrivato un drappello di celerini che hanno alzato i manganelli sugli attivisti per allontanarli dalla strada che conduce alla ditta. Intanto da P.zza Matteotti gli studenti delle scuole superiori, oggi in sciopero, si sono mossi in corteo bloccando il traffico su alcune rotatorie. Verso le 11 un corteo di circa 40 automobili ha iniziato a muoversi continuando ad andare avanti e indietro tra due rotonde, vicino al Dal Molin, per rallentare i viaggi dei camion. Alle ore 18 la giornata di mobilitazione continua con un’assemblea in P.zza dei Signori davanti alla Prefettura. Gli attivisti del Presidio No Dal Molin che sono stati fermati questa mattina dalle forze dell’ordine, si trovano alla Questura di Vicenza. L’accusa di blocco stradale si è trasformata in violenza privata aggravata.
Intanto stasera alle 18 il Presidio ha lanciato una nuova manifestazione in Piazza dei Signori a Vicenza”.

PADOVA: 10 febbraio 2009 In occasione della Giornata del ricordo delle vittime delle foibe, a Padova sono scoppiati scontri tra la polizia e una quarantina di studenti universitari e Disobbedienti vicini al centro sociale Pedro e al Collettivo di Scienze politiche. Gli incidenti sono avvenuti quando i manifestanti hanno tentato di sfondare il cordone delle forze dell’ordine per impedire la manifestazione autorizzata che alcune organizzazioni di estrema destra avevano organizzato davanti all’Università in ricordo delle vittime delle foibe. La polizia è intervenuta con le cariche: la telefonata di una studentessa che manifestava al telefono con la radio dell’Onda, racconta in presa diretta quei momenti concitati.

Andiamo poi alle conclusioni :

GENOVA – L’esplodere della violenza all’interno della scuola non puo’ ”trovare giustificazione se non nella consapevolezza di poter agire senza alcuna conseguenza e quindi nella certezza dell’impunita”’. E’ quanto si legge nella motivazione della sentenza del processo per i fatti avvenuti all’interno della scuola Diaz durante il G8 di Genova, nel luglio del 2001. ”Se dunque non puo’ escludersi che le violenze abbiano avuto un inizio spontaneo da parte di alcuni – e’ scritto nel documento – e’ invece certo che la loro propagazione cosi’ diffusa e pressoche’ contemporanea presupponga la consapevolezza da parte degli operatori di agire in accordo con i loro superiori che comunque non li avrebbero denunciati”. (Agr)

Nella Storia che parte da Genova 2001 a quella di Vicenza 2009, ci stanno dentro tutte le prove che mutando gli Ordini dei Soggetti Istituzionali, non cambia il risultato.

Per gli amanti dello scioglilingua, rimando ad un detto, tra gli altri citato su wikipedia :

“Sopra la panca la capra campa, sotto la panca la capra crepa”, vale anche per chi ha la erre moscia.

Quanto alle prove dell’ Urna, tutti in attesa di quelle in Israele: saranno risultati straordinari di Democrazia e Alleggerimento. Per ora il titolo: Testa a testa tra Likud e Kadima. Ovviamente prevista anche la chiusura dei valichi con i territori palestinesi (Cisgiordania e Striscia di Gaza) fino a mercoledì mattina.

“gli italiani per lunga tradizione son troppo appassionati di ogni discussione”…: “L’Ordine dei medici di Udine ha avviato la procedura istruttoria del procedimento disciplinare nei riguardi dei medici che hanno assistito Eluana Englaro…L’eventuale procedimento disciplinare, infatti, è preceduto da un’audizione che è nella responsabilitè del Presidente dell’Ordine che ascolta tutti i possibili incolpati”.

Ne abbiamo di materia del contendere sulle prove di Democrazia…

Doriana Goracci

Sette punti per provare a spiegare il conflitto israelo-palestinese. In risposta ad altrettanti cliché

La straordinaria confusione (ideo)logica, a volte infarcita di malafede, altre volte dovuta a una congenita incapacità di distinguere, mi ha portato a non considerare ovvie alcune ovvietà, e anzi a partire da esse per cercare di spiegare il conflitto israelo-palestinese. Alcuni di questi luoghi comuni sono autentiche aberrazioni, ma il mio tentativo, disperato, è quello di usarli come sponda per cercare di ristabilire alcuni fatti. … Leggi tutto

Su Oz e Grossman

Caro Gennaro,

vedo che non hai avuto problemi a rispondermi con nettezza. Allora farò altrettanto.

Sono uno studente, tu un docente, non ho pretese di autorevolezza, ma mi documento, per quanto posso. Ammetto con stupore e dispiacere che le argomentazioni che mi hai portato, e se vogliamo anche i rimproveri che mi hai rivolto, in genere me li sarei aspettati dal mondo paludato degli “amici di Israele tout court”, non da una persona che parrebbe avere senso critico. Mi spiego, anche se troppo brevemente.

Non mi azzardo a discutere le aspettative di pace di Oz e Grossman (di Yehoshua non parliamo nemmeno), magari costoro la cercano davvero la pace, ma…valutiamo i fatti e vediamo se sono consoni al fine. Ora, sarà opportuno ricordare che Yehoshua, insieme con Grossman e Oz (di solito chiamati in campo come il trio critico della cultura israeliana), ha giustificato con la guerra del Libano cose anche peggiori, come il taglio dell’energia elettrica e dell’acqua alla popolazione di Gaza. Che tristezza e delusione accusarmi del fatto che contesto chi non dice ciò che io vorrei dicesse! Che tristezza accusarmi di pensare che tutti gli israeliani sarebbero lupi travestiti da agnelli! Argomenti malevoli come quello antistorico dell’antisionismo come antisemitismo…Non me lo aspettavo da te.

Sono convinto che non tutta la società israeliana sia guerrafondaia, ho letto vari appelli in questi giorni, ma so pure che le operazioni miliatri, ahimè, hanno un massiccio sostegno popolare e che la sinistra israeliana (non quella laburista) è vessatissima.

So che ci sono autori israeliani come Pappe che parlano di “pulizia etnica” nel 48 ed hanno dovuto abbandonare Israele, so che Jamil Hilal afferma che la soluzione “due popoli due Stati” è oramai come la pace universale di Bobbio: semplicemente impossibile. So però che, di contro, Oz e Grossman continuano a vivere in Israele senza problemi, a parlare di “due popoli due Stati”, di “odio di distruggere Israele”, argomento crudele usato da coloro che non ammettono l’entità dei torti seminati dai sionisti da 80 anni a questa parte: come Grossman e Oz chiamano la guerra del 48? Di indipendenza o di occupazione? So che Michael Warshawsky la chiama di occupazione…loro non credo. Dice Oz: “Due guerre israelo-palestinesi sono scoppiate in questa regione. Una è quella della nazione palestinese per la sua libertà dall’occupazione e per il suo diritto a essere uno Stato indipendente. Tutte le persone rispettabili dovrebbero sostenere questa causa. La seconda guerra è mossa dall’Islam fanatico, dall’Iran a Gaza e dal Libano a Ramallah, per distruggere Israele e cacciare gli ebrei dalla loro terra. Tutte le persone rispettabili dovrebbero aborrire questa causa”. Cavolo, che analisi storica: nemmeno un accenno ai crimini del Sionismo! Perché è lì la chiave: se non si ammette l’entità del crimine commesso in passato è troppo facile parlare di pace.

So che una fetta di israeliani si oppone alle stragi, ma anche so che Pappe afferma: “Lo Stato, attraverso i suoi mezzi di informazione e con l’aiuto del mondo accademico, ha diffuso un coro unanime – persino più forte di quello ascoltato durante il criminale attacco in Libano nell’estate del 2006. La giusta furia è un fenomeno costante nell’espropriazione, oggi israeliana e a suo tempo sionista, della Palestina. Ogni atto, che si trattasse di pulizia etnica, occupazione, massacro o distruzione è sempre stato ritratto come moralmente fondato e come un puro atto di autodifesa perpetrato in modo riluttante da Israele nella sua guerra contro la peggiore specie di esseri umani. Oggi in Israele, da sinistra a destra, dal Likud alla Kadima, dal mondo accademico ai mezzi di informazione, si può ascoltare questa giusta furia di uno Stato che è più occupato di qualsiasi altro nel mondo a distruggere ed espropriare una popolazione autoctona. La convinzione a priori di essere nel giusto è un potente atto di abnegazione e giustificazione”.

So che Oz critica la sinistra antisionista, mentre so che sempre Pappe (cacciato da Israele, guarda un pò) afferma: “Dobbiamo provare a spiegare non solo al mondo, ma anche agli israeliani stessi, che il Sionismo è un’ideologia che appoggia la pulizia etnica, l’occupazione, e ora l’omicidio di massa. Ciò di cui ora si sente il bisogno non è solo di una condanna della strage in corso, ma anche della delegittimazione di un’ideologia che produce quella politica e la giustifica moralmente e politicamente. Lasciateci sperare che voci significative nel mondo dicano allo Stato ebraico che questa ideologia e l’intera condotta dello Stato sono intollerabili e inaccettabili e fintanto che persistano, Israele verrà boicottata e sarà soggetta a sanzioni. Sembra che persino i più orrendi crimini, come il genocidio di Gaza, siano trattati come eventi avulsi dal contesto, svincolati da ogni evento del passato e da ogni ideologia o sistema. In questo nuovo anno, dobbiamo provare a fare in modo che l’opinione pubblica riconsideri la storia della Palestina e le malefatte dell’ideologia Sionista come i migliori mezzi sia per spiegare le operazioni di genocidio come quello in corso a Gaza che come un modo per prevenire eventi peggiori a venire”.

Hai mai sentito dire ad Oz e Grossman queste cose?

Sempre su Wikipedia, su Oz, si dice: “Diversamente da molti altri movimenti israeliani per la pace, Oz non si oppone alla costruzione di una Barriera di separazione israeliana, ma ritiene che il suo tracciato dovrebbe essere più o meno quello della Linea Verde, il confine esistente prima del 1967″. Invece sempre Pappe, israeliano cacciato, dice : “In modo analogo, potremmo essere in grado di trovare un modo più comprensibile, paragonato a quello accademico e intellettuale, di spiegare chiaramente che la politica di Israele degli ultimi sessanta anni deriva da una ideologia razzista egemonica chiamata Sionismo, protetta da infiniti strati di giusta furia. A dispetto della prevedibile accusa di antisemitismo e quant’altro, è il momento di associare nella mente pubblica l’ideologia sionista con gli oramai noti capisaldi storici del Paese: la pulizia etnica del 1948, l’oppressione dei palestinesi in Israele durante i giorni del governo militare, la brutale occupazione della Cisgiordania e ora la strage di Gaza. Tanto quanto l’ideologia dell’Apartheid ha spiegato le politiche oppressive del governo sudafricano, questa ideologia -nella sua versione più condivisa e semplicistica- ha permesso a tutti i governi israeliani del passato e del presente di de-umanizzare i palestinesi ovunque essi si trovino e di aspirare a distruggerli. I mezzi sono cambiati da un periodo all’altro e da un posto all’altro, così come i racconti che nascondevano queste atrocità. Però c’è un modello chiaro che non può essere discusso esclusivamente nelle torri d’avorio accademiche, ma che deve fare parte del discorso politico sulla realtà contemporanea della Palestina oggi. Alcuni di noi, vale a dire coloro i quali sono impegnati per la pace e la giustizia in Palestina, eludono inconsapevolmente questo dibattito concentrandosi, e questo è comprensibile, sui Territori Occupati Palestinesi (OPT) -la Cisgiordania e la Striscia di Gaza. Combattere là contro le politiche criminali è una missione urgente. Ma questo non dovrebbe far passare il messaggio che i poteri presenti in Occidente hanno adottato con gioia su suggerimento d’Israele: che la Palestina è solo la Cisgiordania e la Striscia di Gaza, e che i palestinesi sono unicamente le persone che vivono in quei territori. Noi dovremmo ampliare la rappresentazione della Palestina in senso geografico e demografico compiendo una narrazione storica degli avvenimenti del 1948, e richiedere pari diritti umani e civili per tutte le persone che vivono, o un tempo vivevano, in quelli che oggi sono Israele e gli OPT”.

Oz e Grossman tacciono…

Oz è stato tra i fondatori di Peace Now ed esponente della sinistra sionista (Wikipedia)…di questo movimento pacifista un vero fautore della pace, anch’egli israeliano, Michael Warshawsky afferma nella sua biografia “Sulla frontiera” essere un movimento che si definiva “ebreo, sionista e consensuale”. Sionisti di sinistra? Mi sembrava una contraddizione assoluta, e infatti poco dopo dice lo stesso autore nel capitolo “Il colono di sinistra”: “Il sionista di sinistra crede nei valori democratici e vuole vivere in democrazia. Ma vuole anche, e soprattutto, uno Stato ebraico. Sarà dunque il promotore della filosofia della separazione. Non come semplice mezzo, ma come valore. Per questo il suo discorso sarà spesso più segregazionista di quello di certe tendenze della destra (…) Scopre che se i colonizzati ottengonola giustizia, se riesce a spingersi fino a fornire loro la sua approvazione e anche il suo aiuto, la sua solidarietà si ferma lì: non è dei loro e non ha alcuna voglia di esserlo. Intravede vagamente il giorno della loro liberazione, la riconquista dei loro diritti, ma non pensa seriamente a condividerne l’esistenza, ancorché liberata”. Seguono altre descrizioni spettacolari, cito un altro breve passaggio: “Ciò che distingue il sionista di sinistra da quello di destra è il paternalismo: dopo essersi degnato di riconoscere, e gli ci sono voluti più di 40 anni, l’esistenza del palestinese, il sionista di sinistra non può ammettere che questo continui a rivendicare diritti: deve fidarsi di lui, un giorno lui gli troverà una soluzione, tanto più che tutti sanno che non ama la sua situazione di occupante e che auspica da sempre la separazione. Se l’occupato, chi ha perso ciò che possedeva, si ostina a battersi per i propri diritti, dimostrerà una volta di più che non gli interessa la pace e che merita perciò la repressione di cui è oggetto”.

Oz sul Libano del 2006, Oz sull’accerchiamento di Gaza, Grossman sul Libano del 2006, Grossman sull’accerchiamento di Gaza (quello del taglio della corrente e via dicendo…).

Mi fermo qui, penso basti. Grazie per la saccenza, mi dispiace per certa superficialità. Poi non mi credi quando ti do certi consigli: ecco cosa si ottiene ad essere “compagni” democratici e dipietristi…

David Grossman: Israele parli anche con Hamas

Come le volpi del racconto biblico di Sansone, legate per la coda a un’unica torcia in fiamme, così noi e i palestinesi ci trasciniamo l’un l’altro, malgrado la disparità delle nostre forze. E anche quando tentiamo di staccarci non facciamo che attizzare il fuoco di chi è legato a noi – il nostro doppio, la nostra tragedia – e il fuoco che brucia noi stessi. Per questo, in mezzo all’esaltazione nazionalista che travolge oggi Israele, non guasterebbe ricordare che anche quest’ultima operazione a Gaza, in fin dei conti, non è che una tappa lungo un cammino di violenza e di odio in cui talvolta si vince e talaltra si perde ma che, in ultimo, ci condurrà alla rovina.

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L’acqua (che nessuno vede) nella guerra

di Ana Echevengua*

traduzione di Antonio Lupo

ana echevengua

La nostra sopravvivenza sulla Terra è minacciata. Senza mangiare l’essere umano resiste fino a 40 giorni; senza acqua muore in 3 giorni. Siamo acqua!

Ma, mentre la popolazione mondiale si moltiplica e l’inquinamento aumenta, le fonti di acqua scompaiono. Nell’attuale guerra di Israele a Gaza -, perchè i media sensazionalisti non parlano dell’acqua, una delle cause più importanti dei conflitti in Medio Oriente? … Leggi tutto

Dobbiamo aggiustare l’immagine distorta che abbiamo di Hamas

31 12 2008 DI WILLIAM SIEGHART
Times on line

Gaza è una società laica dove la gente ascolta musica pop, guarda la tv, e molte donne camminano per strada senza il velo. … Leggi tutto

Rossana Rossanda: pessime ragioni

Che cosa persegue realmente Israele con i bombardamenti e l’invasione di Gaza? Certo non quello che dichiarano Tzipi Livni e Ehud Barak. Sono troppo intelligenti per farsi trasportare dall’antica paura che i modestissimi missili di Hamas distruggano il loro paese.

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Il sesso di Hamas

bambinipalestinesi

E’ possibile esecrare la politica dello Stato d’Israele senza per questo diventare apologeti di Hamas? Secondo chi scrive la risposta è sì ma a giudicare dalle molteplici reazioni al mio pezzo su Gaza all’inizio dei bombardamenti israeliani, la risposta che danno alcuni è un “no” che val la pena commentare. Sembra proprio che il nemico del mio nemico (ammesso e non concesso che Israele sia il nemico) debba essere mio amico e in quanto mio amico vada difeso ben oltre la logica e principi che altrove consideriamo ineludibili.

Se condanno Israele allora deve piacermi per forza chi a Israele si oppone? Dovevano piacermi i talebani? E se chi si oppone ad Israele vaneggia tuttora della distruzione dello Stato d’Israele tale dettaglio marginale va trangugiato senza riflessione? Tutto ciò vale in maniera uguale e contraria per l’altro campo, quello filoisraeliano: se penso che Israele sia nel giusto (o sfumature digradanti) nell’infliggere inenarrabili sofferenze al popolo palestinese (non vi girate dall’altra parte e non fate a scaricabarile dando tutta la colpa ad Hamas), come è conciliabile questo con la salvaguardia del diritto dei bambini palestinesi nella foto ad avere un futuro?

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Lo spettro di un fiasco (il manifesto)

autore: Michel Warschawski
Portavoce del Centro d’Informazione Alternativa a Gerusalemme, autore di «Israele-Palestina, la sfida binazionale» (Edizioni Sapere 2000)

Barak sogna il blitz krieg ma l’aria sta già cambiando
Bisogna dirlo e ripeterlo: quella che si svolge nella Striscia di Gaza non è una guerra, ma una carneficina compiuta dalla terza forza aerea al mondo contro una popolazione indifesa.
Bisogna dirlo e ripeterlo: la carneficina di Gaza non è una reazione «sproporzionata» ai razzi lanciati dai militanti della Jihad Islamica e altri gruppuscoli palestinesi sulle località israeliane vicine alla Striscia di Gaza, ma un’azione premeditata e preparata da molto tempo, come d’altronde riconosce la maggior parte dei commentatori israeliani. … Leggi tutto