Friday 25 May 2012, 04:46

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Colombia: a colpi di sentenze riconosciute le coppie di fatto omosessuali

manos_unidas_gr Una sentenza della corte costituzionale di Bogotà mette la Colombia alla testa del continente per i diritti civili delle coppie omosessuali.

Resta escluso il matrimonio e l’adozione, ma per il resto le coppie gay e lesbiche sono equiparate in tutto a quelle eterosessuali.

Nel resto del continente c’è una situazione a macchia di leopardo ma in evoluzione.

La sentenza dimostra una volta di più come il potere giudiziario in Colombia sia il più fermo difensore dei diritti civili e dello stato di diritto in un contesto dove sia il potere esecutivo che quello legislativo (oltre al potere di fatto della Chiesa cattolica) vi si oppongono pervicacemente.

E da ora i conservatori in Italia potranno dire: “non vogliamo finire come in Colombia dove i giudici…”.

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Il silenzio negletto

Non ci eravamo sbagliati, purtroppo, nel ritenere che la costruzione della civiltà dell’intrattenimento fosse organica a un preciso disegno politico. Non che ci fosse bisogno di chissà quali conferme per capirlo, perché questo processo è chiaro da tempo a chiunque sia disposto a vedere. Ma la conferma è stata delle più eclatanti, con la strumentalizzazione del “caso Englaro” a fini politici, oltre la sua tragica conclusione, che segna per molti aspetti un epilogo “logico” del berlusconismo.

Di questa vicenda, oltre al palese disprezzo delle più elementari regole democratiche da parte della maggioranza di governo, ha colpito il silenzio violato. Non è un caso, ma la risultante di un humus culturale che è stato lungamente coltivato. La civiltà dell’intrattenimento è costruita strutturalmente per invitare lo spettatore/elettore a pronunciarsi su tutto: “dì la tua su tutto”, anzi, di più, “facci sapere sempre la tua opinione, ci teniamo molto che tu possa esprimerla”. Nella grande democrazia mediatica c’è spazio per tutti, ognuno è rappresentato. Nessuno si deve sentire escluso.

È il falso pluralismo dell’era della televisione, che in realtà confeziona adeguatamente la possibilità di scelta: o di qua o di là, una delle due, all’insegna della semplificazione del dibattito, della massima omologazione dei gusti, secondo le più collaudate tecniche del “giornalismo” televisivo imperante, che in realtà ricade del tutto all’interno del contenitore dell’intrattenimento. Tanto che i confini tra “informazione” e intrattenimento sono sempre più sfumati.

L’alternativa viene posta in modo netto: bianco o nero, e su questo lo spettatore/elettore è chiamato a pronunciarsi, ad esercitare la sua insindacabile libertà di giudizio; adeguatamente orientato però, ed è questo l’essenziale, verso una proditoria polarizzazione del dibattito su un binario prestabilito.

Al di là di quello che si dice, del cicaleccio, è anche ciò che non si tace più a caratterizzare la civiltà dell’intrattenimento. Il silenzio diventa un disvalore: denota imbarazzo, impaccio, assenza di qualcosa da dire. Ne consegue che si possa dire qualsiasi cosa purché, appunto, si dica qualcosa. Le pause vanno assolutamente riempite, in ogni modo e a qualsiasi costo: la televisione, e non la natura, nutre un assoluto, radicale horror vacui.

Ma quando il silenzio viene svuotato di significato anche la parola, inevitabilmente, perde il suo peso: diventa irriflessa, immediata, grossolana.

Ecco allora che l’affermazione della civiltà dell’intrattenimento, che di per se è un fenomeno antropologico, ha il suo preciso correlato politico: lo svuotamento e l’impoverimento del dibattito, l’annullamento di ogni visione complessa e di ogni solida cultura politica, in nome della semplificazione; la scelta della proposta più gretta che viene somministrata allo spettatore/elettore ormai ridotto a un mero, pavloviano risponditore agli stimoli che gli vengono inviati. Cosi accade che in quel gigantesco reality show in cui è stata trasformata l’arena politica, esattamente come in televisione, normalmente ha ragione chi urla più forte o, in ultima analisi, il proprietario.

Ed ecco l’epilogo: anche su Eluana ciascuno ha potuto dire la sua. Ciascuno ha potuto pronunciarsi anche sul dolore, sull’insondabile dilemma morale di suo padre, Giuseppe Englaro. Nella civiltà dell’intrattenimento, ignorante e irrispettosa del silenzio, il corpo inerme di Eluana ha potuto essere oggetto delle più svariate intromissioni. Profanato dai fanatici della vita e destinatario delle volgari allusioni di un premier triviale e privo di qualsiasi senso delle istituzioni. Questo è l’esito di una civiltà dimentica del valore, di più della necessità, in alcuni casi, del silenzio.

Dovrebbe riflettere moltissimo questa Chiesa, che è stata la prima e la più fanatica a violare quella sacrale e intima dimensione dove ciascuno risponde esclusivamente alla propria coscienza (Dio?), ciò che, se non ho inteso male, dovrebbe essere uno dei massimi valori del Cristianesimo – ma in fondo il problema sta proprio qui: a misura di una scissione del Cristianesimo a tutt’oggi non ricomposta, la Chiesa cattolica, esteriorizzando la coscienza, rivendica il monopolio della sua amministrazione.

Ideologica, l’intromissione della Chiesa; cinicamente strumentale, quella della maggioranza di governo; comunque convergenti. Credo che il senso, o uno dei sensi, di tutta questa storia sia che, nella loro estrema diversità, il fanatismo delle gerarchie ecclesiastiche e il nichilismo berlusconiano in qualche modo si tocchino: dove il silenzio è distrutto non può albergare altro che cinismo.

Ora ci si accinge a fare una legge sul testamento biologico che era del tutto necessaria, ma sarà il parto del peggior retroterra culturale possibile.

Da Welby a Englaro. Oscenità del potere

Passaggio all’atto. Cosa volevano i cattolicissimi carnefici dell’inquisizione? La confessione del Male. Cosa vogliono oggi i gerarchi della chiesa e i loro rappresentanti al governo dal corpo di Eluana? L’accanimento “terapeutico”. A costo di sovvertire l’ordine costituzionale. La loro idea di “libertà” collima in tutto e per tutto con una biopolitica autoritaria e sadica. Perché dietro la parola “vita”, parola-lucciola in tutte le loro dichiarazioni ufficiali, in realtà si nasconde un truce comportamento cinico che subordina il diritto costituzionale laico alla determinazione della propria volontà al moralismo opportunista delle gerarchie cattoliche. Per costoro, che si riservano il gesto sovrano di ledere le leggi e di maltrattarle, di infrangere il patto sociale costituzionale, imponendo decreti improvvisati in una notte per dimostrare il loro militantismo cattolico, per costoro il concetto di vita coincide con l’imposizione della loro arroganza. O si è dalla loro parte o loro sovvertono tutto. Contrastare anche la Cassazione che ha stabilito il diritto della famiglia Englaro a determinare il corso della vita di Eluana, equivale a dare dimostrazioni di forza. Si tratta per costoro di mostrare i muscoli a colpi di decreti. In realtà il nome di Eluana, è in questo caso il sintomo evidente di forzare il patto sociale costituzionale. Perché in fondo a costoro di Eluana in quanto tale non gliene frega alcunché. Diversamente avrebbero lavorato con tutte le parti sociali all’elaborazione di una legge al di sopra del cieco moralismo religioso. Il corpo di Eluana dà a costoro la possibilità di passare all’atto: sovvertire la costituzione. Questa specie di cannibalismo moralistico, che si serve della vita altrui – e in questo caso della vita apparente o di una morte vivente – è la prova, se ancora ne occorressero, del fatto che ci troviamo in una condizione postpolitica e postdemocratica. Tutto ciò è imposto a dispetto della sconvolgente tragedia in atto presso i familiari di Eluana.
Per costoro – come chiamarli? – non importa l’ideale di “una vita degna di essere vissuta”, ma vivere ad ogni modo. Da precari, senza alcuna possibilità di una vita proiettata nel futuro. Da sfruttati, nelle imprese delle multinazionali, senza sicurezza e con la morte addosso. Da miserabili in tutte le miniere del mondo con 1 dollaro al giorno. Senz’acqua, come accade in molti paesi africani in mano a mafie politico-finanziarie. Senza farmaci salvavita, come accade sempre in Africa, perché costano troppo e il problema per questi impresari ideologici della vita non esiste. Da naufraghi, da moribondi o da morti, come accade tutti i giorni nelle insanguinate acque della Sicilia, a cui si aggiunge pure il benvenuto di questo governo paladino della vita, che ha fatto un decreto che metteva i medici nelle condizioni di denunciare gli immigrati “clandestini” in caso di soccorso, adesso pare che hanno cambiato idea. Lo scandalo della chiesa si è limitato a una nota pontificale. Nient’altro! Questa è la vita, per costoro! L’idea di vita per questa classe di teo-politici al potere è un’altra cosa. Non si è mai vista l’alta gerarchia ecclesiastica nelle piazze per una “vita degna di essere vissuta” da tutti i disperati del mondo. Lo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo per loro è naturale. In fondo questi vicari di Dio in terra sono sempre stati materialmente dalla parte dei più forti, e a colpi di omelie con i deboli. Ma dietro le parole, o di fronte alle parole, la fame morsica e rende inumani i più deboli, costretti non a vivere ma a sopravvivere. Quale vita possono mostrare questi poveri? Occorre ricordare che la Teologia della Liberazione – l’unica esperienza della chiesa dalla parte dei poveri in sudamerica – fu smantellata proprio dall’attuale papa.
Da Welby a Eglaro si profila una violenta regressione oscurantista che investe non soltanto questa o quella persona, ma l’intera società. Queste vite sono state prese in ostaggio da un terrore emanato dal potere politico. Questo essere – Eluana Englaro – che non è né morto né vivo – è sospeso a una scadenza senza tempo. Questa vita rubata da un coma irreversibile stà servendo da copertura per ben altri scopi sociali. Prendendo in ostaggio il suo corpo inerte è l’intero corpo sociale che è preso in ostaggio: il diritto di ciascuno a determinare il proprio testamento biologico. Nel 2006 prima di morire Welby ha scritto: “Questa malattia [la distrofia] non è una malattia biblica…Io ho raggiunto l’ultimo stadio: respiro con l’ausilio di un ventilatore polmonare, mi nutro di un alimento artificiale (Pulmocare), parlo con l’ausilio di un computer e di un software”, parole che evocano scenari postumani, dove la scienza medica e la fede in Dio, divengono i veri protagonisti della vita.

Il Dio del terrore. Ma ciò che più colpisce in questa violenta intromissione nel corpo di Eluana Englaro è il ritorno del terrore della morte che nel passato dell’Occidente cristiano costituì uno degli stratagemmi di sottomissione alla volontà del potere religioso. La dottrina della salvezza è stata sempre una strategia di dominio sull’immaginario della morte. La gestione della salvezza individuale era per la Chiesa una questione decisiva per stabilire il suo dominio sulle masse popolari e a nessuno era concesso di sottrarsi a tale giurisdizione, pena la scomunica, la condanna eterna, la persecuzione, e nei casi estremi il rogo o l’autodafé. Separando la morte dai vivi, e avendo in pugno questa divisione, la chiesa l’ha usata come un’arma a doppio taglio: benedizioni, estreme unzioni o maledizioni e condanne, in tal modo il “paradiso” o la “vita eterna” sono stati presi in ostaggio, sono diventati la posta in gioco di una negoziazione che ha avuto per oggetto la sottomissione del desiderio sotto la spada di Dio. Quella della morte, in duemila anni di cristianesimo, è stata la sfida suprema che la Chiesa ha lanciato al mondo: il suo grido di guerra, il suo canto trionfale. Essa si è sentita forte, sicura della vittoria, perché ha avuto dalla sua la morte, e la morte è più forte della vita. Con il cattolicesimo, la morte è stata il teatro terrorizzante dell’immaginario collettivo, dove le anime erano proiettate in uno stato d’angoscia, perché la paura dell’inferno e il giudizio finale sono l’ultima prova che l’uomo deve fare per essere veramente purificato dell’inestinguibile colpa originaria commessa da Adamo ed Eva. Per far credere è stato necessario inventare il paradiso, ma la chiave di esso è in mano ai preti. Perché credere è già accettare di morire per mano di altri in nome di Dio. Stessa sorte per chi nel passato non credeva, perché dal processo a Socrate a quello di Galileo chi osa mettere in discussione l’autorità dei poteri soprannaturali, cade in balia di quelli terreni, e dunque paga con la morte questa eresia.
In vita, dunque, per il credente cattolico almeno prima dell’età moderna, era inutile opporsi alle punizioni corporali, alle penitenze, alle collere divine, alle castrazioni dei sensi, al mercato del paradiso (indulgenze), ai tribunali dell’inquisizione, all’autodafé, alle estorsioni dei “peccati”, ai roghi, alle torture la cui pratica nel passato andava ben al di là dell’immaginazione umana, tutta una straordinaria arte necrofila al servizio di Dio. Per arrivare a una tale potenza d’immaginazione del male e alla creazione di un sistema del terrore c’è voluta tutta una storia. E’ stato necessario che si stabilisse una conformità dell’anima alla legge della chiesa cattolica e che il corpo venisse costretto a “liberarsi” dal male, il male di desiderare e di conoscere. Questo elenco (incompleto) è già sufficiente a vedere nella religione dell’Occidente una formidabile macchina da guerra psicopatologica eletta a norma di vita.
Oggi, dopo la colonizzazione dei corpi con le tecnologie informatiche, un uomo è solo un vivente, il riassunto del suo codice genetico, manipolabile all’infinito, e la dottrina della religione cattolica si adegua a questa idealizzazione della vita miniaturizzata, facendola retrocedere già nei protozoi asessuati. Il Dio che entra nelle cellule è quello che esce dalle chiese ormai svuotate del loro contenuto sostanziale, un Dio che fino a ieri si limitava a regnare nelle cose visibili della fisica e nell’invisibile dello spirito, e che si appresta adesso a rivendicare e a prendere alla lettera il regno invisibile della microfisica. Perché la Chiesa e la scienza vivano e continuino ad avere un altare da cui guardare il mondo, è necessario rendere passivo il loro oggetto, l’uomo.

Oscenità. Si tratta di chiedersi: ha un senso il peggio? Sia la politica che la Chiesa, oggi, mostrano in questi casi, ciascuno a modo loro, che anche il peggio debba avere un senso. Se Welby voleva morire è perché voleva essere risparmiato da un’agonia straziante e come Giobbe avrebbe avuto di che dire a Dio per averlo reso inferme e agonizzante per anni. Come nelle esecuzioni pubbliche del passato hanno messo in scena la vendetta non la pietà. Questo estremismo delle gerarchie cattoliche è stato un passaggio all’atto del cinismo nel rifiuto di ospitare nella chiesa del suo quartiere di residenza la salma di Welby.
Questo rifiuto aveva qualcosa del rituale, ma di un rituale osceno. Nell’oscenità accadono cose terribili. Il mondo dell’arte e della pubblicità ne sono al corrente e ne sono implicate. Può essere osceno presentare un corpo brutalmente tagliuzzato, o fare pubblicità di un prodotto in un paese dove si muore di fame. L’oscenità è l’allucinazione dei dettagli, spurgati di ogni nostalgia a forza di immagini che non rinviano più a nulla se non a se stesse, allo stesso modo l’ostentazione del rifiuto alla cerimonia funebre in chiesa, scaturisce da un’impersonale procedura burocratica, che rinvia solo a se stessa, alla sua fredda applicazione; è utile ricordare la breve nota che la burocrazia cattolica fece circolare in proposito: «In merito alla richiesta di esequie ecclesiastiche per il defunto Dott. Piergiorgio Welby, il Vicariato di Roma precisa di non aver potuto concedere tali esequie perché, a differenza dai casi di suicidio nei quali si presume la mancanza delle condizioni di piena avvertenza e deliberato consenso, era nota, in quanto ripetutamente e pubblicamente affermata, la volontà del Dott. Welby di porre fine alla propria vita, ciò che contrasta con la dottrina cattolica (vedi il Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2276-2283; 2324-2325)».
Il fanatismo della regola, l’accanimento nel farla rispettare, si impadronisce della pietà – baluardo morale del cattolicesimo -, sostituendovi l’immoralità della perversione: l’applicazione della regola al di sopra di tutto e di tutti. La regola in questo caso sostituisce un rito violento, perché pone fine al sistema del reale, questa è la vera crudeltà, che non ha niente a che fare col sangue. Perverso e osceno non è ciò chi trasgredisce la legge, ma ciò che le sfugge. Perché la regola vive in funzione di se stessa e fornisce un alibi perfetto contro qualsiasi imputazione di incoerenza. La regola è sempre coerente, ma con se stessa, non ha altri, è celibe. Non deve meravigliare in tale prospettiva l’affinità fra società segrete, massonerie, sette e logica perversa dell’applicazione della regola nel cattolicesimo, solo che questa è astutamente applicata al corpus dei laici, non al corpus del clero. I casi di abuso sessuale dei preti lo dimostrano ampiamente.
La procedura della regola, fonda la propria legittimità sul principio dell’astrazione, del suo interminabile protocollo burocratico, al di sopra di tutto e di tutti. Ma la regola non è la legge, la quale è suscettibile di essere modificata e adattata alle necessità che sorgono nella società, la regola invece è arbitraria come quella del gioco a cui poco importa il suo contenuto, in tal senso essa è un feticcio supremo che sostituisce il rito cruento. Non si tratta di amare gli altri come se stessi, secondo le famose parole evangeliche, ma di sacrificarlo come altro, come essere separato dalla comunità dei mortali soggetti alla regola dell’arbitrio. Il feticismo della regola è più forte di qualsiasi altra disposizione morale, perché è un principio analogo al gioco, dove ciò che conta è sempre la regola. Questa è l’utopia del male che affascina i gerarchi della Chiesa, che applicano la regola senza sporcarsi le mani, perché questo è il gioco della credenza, cui anche lo stesso Dio è sottoposto.
Se tutto va detto, come ormai la pedagogia dei reality show insegna, allora che tutto sia detto crudemente. L’oscenità è una delle forme tramite la quale “la società [è] sotto assedio” (Zigmunt Bauman). Una forma di coercizione dello sguardo alla banalità, una metaviolenza, che esprime bene le idee di chi domina. Non dimentichiamoci la mortadella in bocca dell’onorevolissimo forzista Strano in occasione della caduta del governo Prodi. L’oscenità è la visibilità totale delle cose che in questo caso significa rendere la “dottrina” che fa capo al Nuovo Testamento, un’arma mediatica, spettacolare, si tratta di mostrare i muscoli, esporli pubblicamente come accade con i sentimenti nel Grande Fratello – modello distillato della nostra realtà – e far vedere che con essa non si discute! Sbattere in faccia un decreto che contrasta con la Costituzione è un modo per sostituirsi a Dio, e alla fin fine per decretare uno “stato d’eccezione”, uno stato i cui capi possono stare al di fuori della legge ordinaria.

Consulta Romana per la laicità delle Istituzioni

Per una scelta consapevole
Contro l’insegnamento della religione cattolica a scuola
Tra poche settimane si affaccerà nel mondo della scuola pubblica italiana un momento importante, l’iscrizione per il prossimo anno scolastico.
Questo momento non è stato sempre sostenuto da un’ informazione accurata, in particolare in merito alla possibilità di avvalersi o meno dell’insegnamento della religione cattolica.

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Per l’Attrattività della Cultura: in hoc signo vinces!?

http://black.babylonlodge.org/images/inhocsignovinces.gif Il 9 gennaio ho concorso alla Formazione del pubblico che ha ascoltato a Viterbo “Un documento di programmazione sulle attività di promozione culturale, nato da un lavoro in commissione svolto con il contributo di maggioranza e opposizione e approvato all’unanimità: da tutto questo è scaturito il bando cultura”. … Leggi tutto

«Noi braccianti senza terra orfani del compagno Lula»

mst2 Il più grande movimento sociale brasiliano non si riconosce più nel primo presidente di sinistra e nel Pt, suo partito di riferimento. Ma non parla di «tradimento»: rapporti «tesi però fraterni» Intervista a Neuri Rossetto, della segreteria nazionale dell’Mst. Che reclama per gli impegni non mantenuti sulla riforma agraria

Maurizio Matteuzzi – Il Manifesto

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Talmente vero da essere quasi del tutto falso

Definendo le leggi razziali “una pagina vergognosa della storia italiana. Quelle leggi hanno rappresentato uno dei momenti piu’ bui nelle vicende de nostro popolo” Gianfranco Fini non smentisce la propria continuità con il politicantismo italiano. … Leggi tutto

Guarire si deve: chiesa e omosessualità

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Vaticano sui gay: “non mettete la forca alla gogna”

papa20ratzinger_thumb Una proposta francese all’ONU vuole mettere al bando le persecuzioni degli omosessuali nel mondo. Ma il Vaticano si oppone con un argomento che appare un pretestuoso bizantinismo:

“vorrebbe dire mettere alla gogna i paesi che non riconoscono le unioni gay”.

Ebbene sì, di quello si tratta caro papa Joseph Ratzinger. Di mettere alla gogna i paesi che non rispettano la dichiarazione universale sui diritti della persona.

Di mettere alla gogna la pena di morte. Di mettere alla gogna la tortura. Di mettere alla gogna la discriminazione.

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Chávez contro tutti

Si è votato il 23 novembre per governatori e sindaci in tutto il Venezuela
CARACAS – Giovedì sotto piogge torrenziali si è chiusa a Caracas e nel resto del paese un’interminabile e infervorata campagna elettorale, cominciata formalmente in settembre ma in realtà dall’inizio dell’anno. Oggi si vota qui in Venezuela per la carica di governatore dei 22 stati della repubblica e nel Distretto federale di Caracas e per la carica di sindaco in 328 municipi. Più che per elezioni amministrative la campagna ha via via assunto i toni di elezioni presidenziali, con il presidente Hugo Chávez in prima fila, e l’opposizione per converso impegnata a sbarrargli la strada ancora prima che a sostenere i propri candidati locali. Lo scontro, come al solito nel decennio del Venezuela chavista, è stato rovente e senza esclusione di colpi, in un susseguirsi incessante di accuse e contro-accuse. … Leggi tutto

Sesto vizio capitale, l’invidia

ENGLARO ELUANA 1 L’invidia per la chiesa cattolica è uno dei sette vizi capitali. Dal punto di vista di una persona dotata di senno è comprensibile l’invidia per la ricchezza, il potere, la bellezza o, in ambiti più limitati, la gelosia che può cogliere per il vicino più fortunato. Sono piccole meschinità intimamente connesse con la natura umana.

Ma si può essere invidiosi perfino per chi è minacciato di morte come Roberto Saviano? Si può essere invidiosi perfino di un uomo come Beppino Englaro che sta vivendo una delle peggiori tragedie umane pensabili con la figlia Eluana?

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Catedral Metropolitana e Templo Mayor di Città del Messico

(Dal momento che la Cattedrale Metropolitana è il monumento più importante del Centro Storico, è proibita la vendita ambulante all’interno dell’atrio) Foto Annalisa Melandri

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Maurizio Chierici: Terrore in Venezuela

Beh, magistrale Maurizio, non c’è altro commento.
gc                              

chierici Anni fa in Guatemala le truppe speciali hanno organizzato un massacro lasciando segni di guerriglia in un villaggio indigeno. Franco Cantucci, inviato del Tg1, si è accorto della messinscena e l’ ha denunciata. Nei paesi inquieti, affidarsi alle polizie per documentare un’inchiesta a volte é necessario ma può inquinare la testimonianza. Diventare, senza volerlo, giornalisti embedded è il rischio da calcolare con attenzione. Sfogliando il Corriere della Sera di ieri la bella foto di Luigi Balzelli mostra un po’ di gente in fila, braccia alzate contro un muro mentre qualcuno sta perquisendo. Malfattori sorpresi nel rancho ( favela ) Petare, < il più pericoloso di Caracas >. La polizia non deve aver spiegato quale sospetto ha fatto scattare l’azione e cosa è successo dopo.

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Obiezione di indecenza. Viaggio nei consultori tra Padova e Bologna

ru486_n Che fare l’amore sia un peccato mortale lo sappiamo tutti. La Madonna, del resto, ha fatto un figlio restando vergine, ed a fare certe cose si diventa ciechi. Ho accettato la miopia prendendola come inconfutabile punizione divina, ed al paradiso extraterrestre rinuncio facilmente, soprattutto se considero la noia mortale delle cantilene eterne delle voci bianche. Detto questo, credevo di avere la libertà di scegliere di confondermi nel dolore e nella bellezza dei sensi umani, visto che non siamo “teste d’angelo”, ma abbiamo un corpo che ha tanto da dire.

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Croazia: NO alle discriminazioni. Unione Europea: la legge italiana è razzista

impronta-small A Strasburgo il parlamento europeo boccia ad ampia maggioranza le leggi discriminatorie italiane contro i Rom: “la raccolta delle impronte digitali dei rom, inclusi i minori [...] costituirebbe chiaramente un atto di discriminazione diretta fondata sulla razza e l’origine etnica”. Il voto causa l’immediato sconcerto di Bobo Maroni, “Siamo indignati per il provvedimento votato dal parlamento europeo” e Franco Frattini, “sono accuse infondate, frutto di un voto politico”.

In Croazia intanto, una legge antidiscriminazione votata a stragrande maggioranza dal parlamento di Zagabria, apre le porte al riconoscimento delle coppie di fatto e all’adozione da parte di famiglie omosessuali sia pure al termine di un percorso legislativo che inizia solo ora. La legge, passata con la feroce opposizione della  chiesa cattolica, ma con il voto a favore di ben 117 dei 153 parlamentari, stabilisce che d’ora in poi qualunque discriminazione dovrà essere sanzionata. Particolare interessante, soprattutto se visto dall’Italia, è che la legge è stata approvata in un paese governato dal centrodestra dell’HDZ, che aveva avuto fino a ieri il fortissimo appoggio elettorale delle gerarchie cattoliche.

C’è vita oltre lo stivale!