Wednesday 08 February 2012, 19:49

Gli articoli con tag: " Cermis "

Nicola Calipari come Fabio di Celmo, i morti del Cermis e il sequestro di Abu Omar

Cermis La vedova di Nicola Calipari vorrebbe restituire la medaglia al valore data al marito, ammazzato in Iraq dal fuoco amico. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, le telefona per esprimerle solidarietà. Se non ci fosse da piangere si potrebbe citare Fabrizio de André: “Si costerna, si indigna, si impegna e poi getta la spugna con gran dignità”.

Il problema è che la decisione della Corte d’Assise è corretta, realista, soprattutto realista e si appoggia su eccellenti precedenti che la politica fornisce alla magistratura.

Andiamo a memoria. E’ facile. Ricordiamo che né Castelli né Mastella (gli ultimi due guardasigilli) hanno dato corso alla richiesta della magistratura per processare i sequestratori di … Leggi tutto

Fabio di Celmo, il parlamento italiano batte un colpo e chiede l’estradizione di Luís Posada Carriles

Se non fosse solamente il primo passo, e che l’Italia non ha una gran tradizione nell’esigere giustizia (dagli armadi della vergogna, al Cermis a Nicola Calipari), sarebbe una notizia da celebrare. La Camera dei deputati ha approvato un ordine del giorno, del quale era primo firmatario il parlamentare del Pdci Jacopo Venier, con il quale impegna il governo a chiedere l’estradizione del terrorista Luís Posada Carrilles, reo confesso -nello specifico- dell’assassinio del cittadino italiano Fabio di Celmo.

Fabio era un ragazzo di 32 anni, assassinato all’Avana nel settembre del 1997, in una campagna terroristica pensata per … Leggi tutto

La vedova di Nicola Calipari al Ministro Antonio Martino: “Vergognati”

Rosa Calipari è seduta al fianco del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, durante il discorso del Ministro della Difesa (Forza Italia) Antonio Martino, mentre quest’ultimo attribuisce all’”oscuro disegno del fato”, la morte di Nicola, suo marito. E’ la cerimonia per ricordarlo ad un anno dalla morte. Si svolge alla sede del Sismi di Forte Braschi ed è stata appena scoperta una stele in suo onore. Martino termina di parlare, Rosa Calipari gli si avvicina terrea in volto e lo apostrofa con un inequivocabile: “Vergognati”.

E’ andato così oltre il comportamento omissivo di Antonio Martino da scegliere proprio la commemorazione di Nicola Calipari per assolvere definitivamente i suoi assassini. E’ andato così oltre che perfino il vice presidente del consiglio Gianni Letta, deve smorzare e quasi … Leggi tutto

I media italiani, Nicola, Giuliana, Silvio e l’atlantismo

I media italiani, televisioni, radio, giornali, passato il primo sconcerto stanno imbastendo come previsto l’enorme cortina fumogena per confutare la tesi che l’uccisione di Nicola Calipari e il ferimento di Giuliana Sgrena non siano casuali. Rispetto a un’opinione pubblica dal bellicismo sempre incerto il timore che l’omicidio Calipari potesse dare la spallata finale a quella che è appena una sopportazione dei motivi ufficiali della presenza in Iraq, è indispensabile rispondere con un fuoco di fila importante. Tanto importante da risultare sorprendente.

Per lo scontato Massimo Teodori, l’ineffabile Antonio Polito, gli imperturbabili Ernesto Galli della Loggia e Angelo Panebianco, tutto quello che è successo a Bagdad è stato chiaro e solare dal primo momento. Tutte le colpe sono innanzitutto di Giuliana Sgrena, che si è andata ad impicciare di problemi non suoi. Se una tesi simile ?pur se espressa da giornalisti- non sorprende, altre colpe sono ripartite anche tra i nostri servizi segreti e il governo Berlusconi, per quella loro contiguità criminale che li porta a tentare ?per umanità o calcolo ? di salvare gli ostaggi. Questa tesi fa più effetto ma tutto è lecito pur di scagionare preventivamente i presunti autori materiali.

Non può stupirci. Anche la nostra opposizione può permettersi di attaccare (blandamente) il governo, ma non può mettere in dubbio le basi diseguali della nostra politica internazionale. Come per l’11 settembre, anche questo evento servi per fare la conta. E politici, intellettuali, comunicatori, opinionisti, devono mostrare fiuto nel loro posizionamento. Ha impressionato, come di fronte alla dignitosa prima reazione di Silvio Berlusconi, con la convocazione dell’Ambasciatore, Gianfranco Fini si sia precipitato ad occupare lo spazio politico della totale supinità all’alleato.

Le ipotesi di Pierre Scolari sono probabilmente indimostrabili. Ma sono solo probabilmente indimostrabili, non automaticamente indimostrabili e quindi false. Di fronte a un omicidio e tre persone ferite, il reato che si configura è quello di tentata strage. Ma è necessario escludere tale ipotesi investigativa, attribuendola alle fantasie di un marito particolarmente provato.

Ma la tesi di Scolari sarà davvero indimostrabile solo se le autorità italiane riotterranno il cellulare di Calipari sequestrato dagli stessi autori dell’omicidio, se potranno esaminare l’auto di proprietà del nostro corpo diplomatico sequestrata, se gli autori del “gesto” saranno interrogati liberamente da magistrati italiani o almeno indipendenti.

Ma se così non sarà allora anche le tesi sulla casualità dell’incidente, sono altrettanto indimostrabili come le parole forse avventate di Pierre Scolari. E resteranno indimostrabili se il comando statunitense, ovvero i vertici della catena di comando dalla quale dipendono i presunti autori materiali di un omicidio -preterintenzionale o volontario che sia sempre omicidio resta- non collaboreranno con organi investigativi competenti e indipendenti. Se non collaboreranno, mettendo immediatamente a disposizione le prove e rendendo possibili gli interrogatori, questa indisponibilità diverrebbe un fatto processualmente rilevante. Non è possibile accettare supinamente il costume statunitense di non farsi processare e non accettare inchieste indipendenti. La legalità internazionale è incompatibile con qualunque dubbio di impunità e questo dovrebbe andare innanzitutto negli interessi degli SU. Se così non sarà, sarà un fatto che, se non può corrispondere a una condanna, aiuterebbe oggettivamente a comporre il nostro giudizio sui fatti rivalutando le ipotesi di Scolari.

Questo semplice ed inoppugnabile ragionamento, non appassiona chi ha già alzato la cortina di fumo innocentista, che è disposta a sacrificare non solo Nicola Calipari, e lapidare Giuliana Sgrena, ma perfino Silvio Berlusconi, che infatti è sparito perché ha capito che come si muove, sbaglia.

Infatti la nostra stampa moderata non ha difficoltà nello stabilire le sue priorità. E priorizza l’interesse all’assoluzione preventiva dei presunti autori materiali all’interesse della famiglia Calipari e dello stesso governo.
Fa riflettere il fatto che in qualunque contesto avvenga un fatto di sangue che coinvolge nostri corpi dello stato, il sistema fa quadrato e questi risultano avere sempre ragione: Pinelli si è buttato dalla finestra, Giorgiana Masi si è suicidata, Carlo Giuliani ha avuto quello che meritava.

Questa regola ammette una sola eccezione: la fedeltà atlantica. Di fronte all’atlantismo tutto salta, i morti di Ustica e quelli del Cermis se la sono cercata e il fuoco amico è così amichevole da dovere essere accolto con sportività. Sul povero Calipari si può costruire una stantia retorica patriottarda, che salva capra e cavoli, e vada incontro alla giusta emotività popolare. Ma, come per i macchinisti dei treni che quando muoiono in servizio è sempre per colpa loro, la morte di Calipari deve essere stata casuale e, se dovesse essere necessario, dovuta alla sua imperizia o ad una politica del governo sbagliata.
I nostri grandi opinionisti hanno come sempre risposto ad un riflesso condizionato che è un istinto di sopravvivenza. Nessuno ha mai dettato a queste lucide menti indipendenti come devono comportarsi. Stanno semplicemente alle regole di questo gioco, si adeguano automaticamente, non c’è bisogno di ordini. Il Minculpop e le sue veline non servono in democrazia eppure la madre dei velinari è sempre in cinta. In ballo ci sono articoli di fondo di giornale pagati 1000-2000 Euro, i passaggi radiofonici di 60 secondi che fruttano anche 500 Euro stando in ciabatte a casa, e le comparsate televisive da 1-2000 o perfino 5000 Euro di cachet. Queste, a loro volta, portano migliaia di Euro di diritti per i libri che questi signori pubblicano a scadenze fisse pieni di aria fritta. Tanto tutti sanno che un Berlusconi (tanto più un Calipari) passa, ma gli interessi economici che rappresenta restano.

Dal sito DsOnline: Come un aviere Usa stupra in Italia una bambina ma guadagna l’impunità

Come un aviere Usa stupra in Italia una bambina ma guadagna l’impunità per l’ignavia del ministero dell’ing. Castelli
Storia assai istruttiva, questa che vi racconto oggi. In breve l’antefatto. Nell’inverno 2002, a Pordenone, una banda di farabutti stupra una ragazzina di tredici anni.

di Giorgio Frasca Polara


Storia assai istruttiva, questa che vi racconto oggi. In breve l’antefatto. Nell’inverno 2002, a Pordenone, una banda di farabutti stupra una ragazzina di tredici anni. Della banda fanno parte, insieme ad un paio di minorenni, l’albanese Kasem Placu (20 anni) e Robert Scott Gardner (19 anni), aviere americano di stanza alla base Usaf di Pordenone. Lo stupro viene consumato in un appartamento avuto in prestito dal valoroso soldato Usa; la vittima, non solo violentata per ore ed ore ma anche maltrattata, sarà ricoverata in ospedale. La ragazza denuncia la banda, la polizia conferma le accuse con prove inconfutabili (prova del Dna).

Diciotto mesi di indagini culminano nell’arresto dei quattro della banda. Ma proprio i principali responsabili dell’infamia (l’aviere Usa e l’albanese) non potranno essere processati, insomma non pagheranno nemmeno con un giorno di galera la loro criminale impresa. Ed il bello è che, paradossalmente, non è colpa loro ma dell’irresponsabile ignavia delle autorità italiane, in particolare del ministero della Giustizia amministrato dall’ing. Castelli. Vediamo come e perché sulla base della risposta-scaricabarile che il ministro della Difesa Antonio Martino ha fornito per iscritto alla deputata dei Verdi Luana Zanella che aveva chiesto (al ministro della Giustizia, che non elegantemente ha passato la palla al collega Martino) conto e ragione dell’incredibile esito della vicenda.

Cominciamo naturalmente dal caso più scandaloso, quello dell’aviere Usa. Spiega Martino che ?si è rinunciato all’esercizio della giurisdizione spettante allo Stato italiano nei confronti del militare Nato? in considerazione di tre elementi: ?la giovane età dell’imputato?, ?che, comunque, lo Stato di origine del medesimo avrebbe esercitato l’azione penale? (il come si è visto con i protagonisti della tragedia del Cermis: il cavo della funivia tranciato al culmine di un gioco di due avieri Usa che poi, in Usa, l’hanno fatta franca alla faccia dei venti morti), e infine ?che il Paese di origine (vale a dire gli Stati Uniti, ndr) avrebbe fatto fronte ai risarcimenti dovuti alla parte lesa italiana?.

Quali e quante garanzie erano state ottenute dall’autorità giudiziaria italiana, ed in particolare dalla procura di Pordenone e dalla procura generale di Trieste? Evidentemente poche o punte se è potuto accadere che, mentre l’aviere farabutto se ne tornava tranquillamente al suo paese, ?le autorità statunitensi non hanno dato seguito alla pratica di risarcimento ritenendo non sufficienti gli elementi posti a fondamento della richiesta e hanno manifestato perplessità sulla natura delle imputazioni mosse nei confronti del Gardner?. Risultato: una volta scappati i buoi, la procura di Pordenone ha chiuso la stalla avviando procedimento nei confronti dell’aviere ormai tranquillo a casa sua!

Altrettanto stupefacente quanto è accaduto per l’albanese Kasem Placu. Privo di permesso di soggiorno, era stato rinchiuso nella casa circondariale di Treviso, dove non sapevano del carico pendente su di lui per lo stupro. Risultato: l’ufficio matricola della prigione di Treviso avverte (per telefono!) l’ufficio immigrazione della questura che sta per scarcerare l’infame e chiede la scorta per espellerlo. Il che puntulamente avviene: Kasem Placu parte da Bologna in aereo per Tirana, su convalida da parte del tribunale di Treviso del decreto di espulsione. Insomma, con (quasi) tutti i crismi, anche questo farabutto guadagna la libertà addirittura con accompagnamento a casa. E il prescritto nulla osta al rimpatrio che avrebbe dovuto essere emesso dall’autorità giudiziaria, cioè dalla procura della repubblica di Pordedone o dalla procura generale di Trieste? Anche in questo caso il ministro della Difesa Martino s’incarica di prendere le difese del collega ing. Castelli: ?la mancanza del nulla osta non determina, secondo costante giurisprudenza della Cassazione, l’invalidità del provvedimento?. Ovviamente ora anche l’albanese è irreperibile.

Vi è chiaro ora perché la risposta richiesta da Luana Zanella a Castelli è arrivata (quasi un anno dopo) da Martino? Perché l’ing. Castelli avrebbe dovuto contestare a più di un magistrato l’ignavia (a dir poco) con cui questa truce vicenda si è trasformata in un ignobile scandalo d’impunità. Chi paga tutto questo? Assolutamente nessuno. Anzi qualcuno ha pagato: la pavera bambina (tredici anni) di Pordenone: in tutta la lunga risposta del ministro della Difesa non c’è una sola parola di solidarietà, di comprensione, di scuse nei suoi confronti. Che vergogna.


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