Il primo quadriennio di Evo Morales al governo della Bolivia ha coniugato il massimo dell’utopia al massimo del pragmatismo. A smentire tutti i paradigmi neoliberali la nazionalizzazione del settore estrattivo ha sottratto alle multinazionali la parte iniqua dei guadagni ed è servito a mettere in moto un processo di perequazione sociale finora coniugato con le esigenze di un bilancio dello stato oggi molto più brillante che all’epoca dei Chicago boys.
Tutto ciò è stato fatto cambiando (o iniziando a cambiare) lo Stato con la nuova Costituzione plurinazionale che restituisce la piena cittadinanza alla maggioranza indigena e accrescendo sempre più un consenso che assume tratti egemonici. D’altra parte, e causa qualche preoccupazione, il MAS mostra segnali di trasformarsi in un “catch all party” che supera la propria base per strizzare l’occhio a frammenti non proprio presentabili dell’opposizione.
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Ha dimezzato la povertà e la disoccupazione in uno dei paesi più ricchi e ingiusti del mondo. Una straordinaria sollevazione popolare lo ha fatto sopravvivere ad un colpo di Stato organizzato da George Bush, da José María Aznar e dal Fondo Monetario Internazionale. Ha costruito un sistema mediatico equilibrato laddove aveva voce solo il “pensiero unico”, è stato il primo capo di stato a dire che il neoliberismo era un crimine e aveva fallito ed è stato uno dei padri dell’integrazione latinoamericana. Adesso, finita la bonanza degli alti prezzi del petrolio riuscirà a mantenere la promessa di un Socialismo del XXI secolo?
C’è un dato che non può essere eluso quando si parla di bilanci per i dieci anni di governo di Hugo Chávez. Secondo il CEPAL, l’istituto di studi economici delle Nazioni Unite, l’azione del suo governo ha portato al crollo degli indici di povertà dal 50 al 30% e quelli di indigenza dal 21.7 al 9.9%. Che piaccia o no a chi parla di regime, di caudillo e trama da anni per rovesciarlo con ogni mezzo antidemocratico, oggi milioni di venezuelani ridotti alla disperazione dal sistema neoliberale della IV Repubblica, hanno ritrovato speranza e dignità.
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Fino a pochi anni fa un battito d’ali di farfalla a Wall Street provocava un uragano nelle borse di San Paolo o Buenos Aires e faceva perdere milioni di posti di lavoro dal Golfo del Messico ai Caraibi. Adesso gli effetti della crisi sono più contenuti e un continente più integrato resiste meglio, anche se i conti sono comunque in discesa. Secondo il CEPAL nel 2009 la crescita sfiorerà il 2% contro il 4.6% del 2008 e si perderanno altri due milioni di posti di lavoro arrivando a 18 milioni. In cambio scenderà l’inflazione che passerà dall’8.5 al 6%.
La Commissione economica per l’America latina e i Caraibi delle Nazioni Unite (CEPAL) ha presentato il suo bilancio preventivo per il 2009. L’effetto della crisi si fa già sentire sull’America latina ma meno che in passato. In dieci anni la crescita dell’integrazione economica regionale ha fatto diminuire la dipendenza latinoamericana e il rifiuto dell’ALCA, l’area di libero commercio che George Bush voleva imporre al continente, rende la regione meno direttamente esposta alla crisi e la ricostituzione di riserve auree (510 miliardi di dollari) dà alle banche centrali maggiori strumenti di manovra e di indipendenza.
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di Antonio Pagliula - VeroSudamerica, martedì 19 febbraio 2008, 21:37
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Dialoghi
Il prezzo delle materie prime alle stelle ha accelerato negli ultimi mesi la pressione inflazionaria in America Latina. Il processo non sembra rallentare ed avrà forti ripercussioni sul 2008.
di Antonio Pagliula www.verosudamerica.com
La domanda mondiale di alimenti, il boom dei biocombustibili, l’incredibile accelerazione del consumo interno e l’aumento del prezzo del petrolio, del grano e del mais, sono gli ingredienti principali di questo esplosivo cocktel inflazionario. Ad inizio 2007 questo problema sembrava essere limitato a pochi paesi (su tutti Venezuela e Argentina) pero ad inizio 2008 l’inflazione non controllata sembra già essere un male comune che sta coinvolgendo tutte le principali economie della regione. … Leggi tutto
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di Gennaro Carotenuto, venerdì 21 dicembre 2007, 18:16
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America latina
Questa settimana il CEPAL, la Commissione economica per l’America latina e i Caraibi delle Nazioni Unite, ha reso noti i propri dati consuntivi sull’economia della regione nell’anno 2007. Questa ha registrato una crescita del Prodotto interno lordo (PIL) complessiva del 5.6% .
E’ il quinto anno consecutivo che le economie latinoamericane crescono a ritmo così sostenuto. La disoccupazione è calata a livelli di 15 anni fa, ovvero a prima della fase di onnipotenza del neoliberismo, e si colloca ormai sotto l’8% su base continentale. Gli investimenti sfiorano i 100 miliardi di dollari e perfino i consumi interni, a lungo compressi, crescono vicini alla doppia cifra. Inchieste di varie fonti confermano che per la prima volta in molti anni sia le classi popolari che quelle dirigenti guardano al futuro della regione con ottimismo.
Articolo scritto in esclusiva per Latinoamerica.
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di Gennaro Carotenuto, giovedì 16 agosto 2007, 15:32
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America latina
Il tam-tam mediatico organizzato dalla NED statunitense per i media mainstream, punta tutto su un solo punto “Chávez presidente a vita”. Non solo è falso, ma è un nuovo passo della campagna di diffamazione portata avanti dal governo degli Stati Uniti -che nel 2002 fomentò un fallito colpo di stato in Venezuela- ma serve per occultare l’importanza della riforma costituzionale proposta nella Repubblica bolivariana. Vediamone i dettagli … Leggi tutto
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di Gennaro Carotenuto, venerdì 4 agosto 2006, 05:39
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America latina, Primo piano
Sul dibattito su Cuba, è sorprendente come sia difficile per molti non prendere partito in maniera estrema rispetto a Cuba. L’esperienza della rivoluzione cubana è così articolata e così intimamente legata alla storia del continente degli ultimi cinquant’anni che non può esservene disgiunta. Ebbene, chi scrive esprime, rispetto alla rivoluzione cubana, un giudizio … Leggi tutto
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di Gennaro Carotenuto, giovedì 21 luglio 2005, 13:06
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Senza categoria
Con democratici come questi, come può non essere in crisi la democrazia?
I guardiani della democrazia
di Atilio Borón (Página12). Tr. It. Gennaro Carotenuto
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