Wednesday 08 February 2012, 20:25

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L’italiano in carcere a Città del Messico

di Fabrizio Lorusso

Al cosiddetto centro di reinserimento sociale (centro de readaptaciòn social, in spagnolo) di Santa Martha Acatitla mandano le donne, ce ne sono alcune migliaia ormai. Una buona parte di loro ci devono restare per molti anni, sentenziate, definitivamente vestite di blu e rassegnate. Altre invece si mettono le magliette, i pantaloni e i cardigan beige il che vuol dire che restano in attesa, s’adattano, vivono nel limbo della legge teoricamente “uguale per tutti” anche se qui nell’America triste e latina lo è solo sulla carta, quella del codice penale, del civile o della tanto celebrata Costituzione del 1917. Un paese come il Messico che ha un tasso d’impunità dei delitti del 97% e un livello di corruzione giudiziaria e politica internazionalmente riconosciuto non può certo vantare un sistema equo ed efficace di sicurezza e giustizia. … Leggi tutto

Donne e notizie aperte e smaltite con Pari Opportunità

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Care signore e signori, capisco che oggi nevica in buona parte d’Italia-anche da dove scrivo- ma per quanto voi vi prodighiate, lo faccio anche io, con l’aiuto di certe e certi dai profili invisibili per chi li nega. Ci mettono delle pupazze e dei bambocci a dirigere Tempeste e Assalti globali, come qualcuno di voi sa…

Fatta questa prefazione vengo ai Fatti di Cosa Vostra a Casa Nostra, malgrado non sia facile far emergere le storie, interrate, come i farmaci scaduti degli ospedali nel NordEst e smaltiti nei terreni, calpestate quasi con fervore sadomaso, come certe scarpe feticist, scarponi da donne soldato, per Pari opportunità.Alcune Breaking the Silence, che significa che rompono…il silenzio.Nun ce se crede, nun ce se crede, se ne mpressione se, na guardata se….

Parto dall’ultima notizia ricevuta e torno indietro, dal momento che Noi non siamo complici e poche righe per farvi capire di chi scrivo e di chi smaltisce con Pari opportunità, donne uomini, persone nel fango e nella violenza, lucrando sulle loro disgrazie, come  il Potere mafioso delle chiese e delle parrocchie politiche insegna cosa  mostrare e cosa tacere, in tutte le 4 stagioni.

Una sera dei primi d’agosto 2009 Vittorio Addesso, ispettore-capo del Centro di identificazione per immigrati (Cie) di Milano, cerca di violentare Joy, una donna nigeriana, nella sua cella. Grazie all’aiuto di Hellen,  sua compagna di reclusione, Joy riesce a difendersi. Qualche settimana dopo nel Cie scoppia una rivolta contro le condizioni disumane di reclusione. In quell’occasione Joy, Hellen e altre tre donne nigeriane vengono ammanettate, portate in una stanza senza telecamere, fatte inginocchiare e picchiate violentemente. In seguito alla rivolta, a Milano si è svolto un processo contro 14 donne e uomini migranti, tra cui Joy e le altre.Durante una delle prime udienze, quando in aula entra Addesso per testimoniare, le/i migranti processati denunciano pubblicamente gli abusi quotidiani da parte di quell’ispettore-capo e Joy trova il coraggio di raccontare del tentato stupro. In seguito al processo, alcuni/e migranti, tra cui Joy e le altre nigeriane, vengono condannati a 6 mesi di carcere; altri a 9 mesi.  Le ragazze vengono separate e mandate in diverse carceri, in modo da isolarle e neutralizzare la forza che hanno saputo esprimere collettivamente… Segue intervista ed appello

Venerdì mattina 12 febbraio da un commento a una  nota su FB che  riporta un articolo del Manifesto: “Joy è stata prelevata (sequestrata) in nottata e trasferita al CIE di Modena. Stessa sorte probabilmente per Debby, sua compagna di cella.”

Giovedì 11 febbraio,ore 16,30: “Questa mattina il comune di Milano e la Ministra per le pari opportunità davano lustro a se stessi con un convegno dal titolo “sicurezza e aiuto” sulle azioni “di prevenzione e contrasto della violenza contro le donne”. Sala strapiena, buona metà dei posti a sedere occupati da forze dell’ordine di vario tipo e grado in divisa da gran spolvero, moltissime donne, di quelle che ogni giorno si occupano concretamente di altre donne che hanno subito violenza, costrette a stare in piedi. Eravamo ben certe, anche visto il pubblico, che di “prevenzione” di quello che succede alle donne recluse nei CIE non si sarebbe affatto parlato, quindi al momento della tavola rotonda abbiamo alzato dei cartelli e la voce chiedendo conto delle violenze e delle molestie sessuali perpetrate da solerti funzionari delle forze dell’ordine all’interno del centro di e identificazione ed espulsione di via Corelli e distribuendo dei volantini di informazione sulla vicenda di Joy ed Hellen, tra gli applausi di molte delle donne presenti. A quel punto è intervenuta la digos che ci ha strappato i cartelli e ci ha spinte fuori per identificarci, non riuscendo però ad impedirci di terminare di volantinare e di rilasciare delle interviste a giornalisti presenti. Le “ospiti non gradite” si sono poi ripresentate a sorpresa con altri 200 volantini distribuiti alle donne in uscita al termine del convegno. Le donne che si sono incontrate al presidio del 25 novembre in piazza Cadorna e che vogliono rompere il silenzio di Milano sulle violenze nei Cie.

Giovedì 11 febbraio, da Monica Perugini”Questa mattina alle ore 11 ho  incontrato Priscilla nel carcere di Mantova, avendo chiesto al direttore di  entrare in quanto consigliere provinciale.  Sono  sette mesi che sta rinchiusa, senza nemmeno una visita.  Priscilla ha 22 anni, è nigeriana e la  storia la conoscete, domani esce per fine pena e non lo sapeva  neanche. Non sa nemmeno che cosa l’aspetta  d’ora in poi.  Abitava a Conegliano. Domani verrà trasferita, posta in carico alla Questura, ma poichè non ha i documenti il magistrato, sentita  l’assistente sociale, deciderà se rilascare il foglio di espulsione  e  dove farla “accogliere”. Probabilmente in un CIE. Esce dal carcere, per aver  scontato tutta la pena,  entra in un lager per venire espulsa. Eppure  contro la condanna è stato interposto appello e quindi la vicenda potrebbe essere considerata in itinere permettendo a Priscilla di restare in  Italia. L’amministrazione potrebbe disporre anche una forma di accoglienza reale  e non l’internazione in un altro centro d’espuilsione, dopo aver pagato a caro prezzo da Via Corelli in poi.  Vi aggiornerò sugli sviluppi di  queste ore.  Intanto vorrei che tutti coloro che si  sono fatti un’impressione consolidata dell’immigrato clandestino, proprio  come hanno  voluto questa legge, costume e consuetudine, possano  incontrare, un giorno, dietro le sbarre invalicabili di un carcere dove non sei  di nessuno, una cittadina come Priscilla.  Di certo qualche dubbio su  quanto hanno acquisito come convinzione,  sorgerebbe in loro. Ma non è così  perchè queste  ragazze che hanno avuto il coraggio di ribellarsi e denunciare stupri e  violenze nei CIE, sono state tolte dalla circolazione e attorno al loro è  stato alzato un muro di silenzio, tanto da non farle comprendere cosa significhi  che fuori delle altre donne si stanno interessando di loro e che fuori, la  stragrande maggioranza non conosce la loro storia.”

mercoledì 10 febbraio 2010 da Marginalia “ Per Joy, Hellen, Florence, Debby e Priscilla. E tutte le altre dannate della terra Ricorderete tutte/i come, dopo le rivolte di questa estate nel Cie milanese di via Corelli e il processo che ne seguì, le migranti e i migranti coinvolte/i furono sapientemente sparse/i in diversi carceri della penisola. Le cinque donne – Joy, Hellen, Florence, Debby e Priscilla – per scadenza dei termini della pena, dovrebbero essere “rilasciate” venerdì 12 dai carceri di Como, Brescia e Mantova, per essere probabilmente riportate in un Cie e poi “rimpatriate” . Per chi, nonostante qui l’avessimo documentata dall’inizio, non ha ben chiara tutta la vicenda, nell’impossibilità di scrivere ora una cronistoria rinvio ai diversi blog/radio/siti (e in primis noinonsiamocomplici) che stanno seguendo la vicenda passo passo e che indicano anche gli orari e i luoghi di ritrovo per la serie di iniziative previste venerdì mattina ( e per tutta la giornata, finché bisogna) sotto i suddetti carceri (e anche, in sostegno, altrove, come a Roma). Per il resto non avanzo ipotesi e per riflessioni, analisi, bilanci, rimando , nonostante una certa urgenza, a un prossimo futuro. Il momento esige cautela, e disgraziatamente su più fronti”.

E siccome siamo donne Aperte a dibattiti e processi, tra morte vive e Altre in mezzo,

e a quanto pare i vivi non ricordano

Siamo i genitori di Carmela Cirella, una ragazzina di tredici anni che il 15 aprile del 2007 è volata giù dal settimo piano di una palazzina del quartiere Paolo VI di Taranto, dopo aver subito diversi abusi e violenze sessuali da parte di individui certamente non degni di essere denominati come esseri umani, ma soprattutto dopo aver constatato sulla propria  pelle l’assoluta incapacità delle istituzioni, nel rispondere alle sue richieste di aiuto.”

“Gelsomina Verde avevi vent’anni torturata e ammazzata da quel fango che per molti non esiste e per altri è un bene. Mai nessuno stato medaglie ti darà, nessuna chiesa santa ti farà.”Gelsomina Verde era nata a Napoli il 1982 morta lì,  il 21 novembre 2004 “fu una vittima della camorra, torturata e uccisa a 22 anni nel pieno della cosiddetta faida di Scampia; il corpo venne poi dato alle fiamme all’interno della sua auto. Era il 21 novembre 2004…Si è ipotizzato che il cadavere della giovane donna, uccisa con tre colpi di pistola alla nuca dopo ore di torture, sia stato bruciato per nascondere agli occhi della gente le tracce dello scempio inflittole. Infatti, l’omicidio di questa giovane, colpì notevolmente l’opinione pubblica per le sue modalità efferate e per il fatto che Gelsomina era del tutto estranea alle logiche dei clan: operaia in una fabbrica di pelletteria, era solo stata legata affettivamente ad uno degli scissionisti, e la relazione si era interrotta alcuni mesi prima dell’assassinio della ragazza.”

Ho scritto e riportato quanto sopra, perchè oltre ad essermi state segnalate con urgenza le ultime notizie, c’è una sorta di lotta, che non va avanti con i clic, ma con amore tra donne e donne e i loro compagni, che fa scrivere ad un’amica che non ho ancora mai incontrata, la scorsa notte: *amica visto che tu hai le parole, che ne dici se ci pensi un pò  a questo, tempo permettendo(lo so che sei super incasinata)…?”…………….Il ruolo delle donne, madri, sorelle, figlie o mogli, è in questa fase diventata importante.Esse, infatti, rompono consuetudini, esprimono i loro sentimenti e le loro richieste in modo aperto, scrivono lettere personali ai propri mariti in carcere che vengono pubblicate. Nelle manifestazioni sono in prima fila e le più anziane cercano di liberare i ragazzi appena arrestati dalla polizia negoziando o fingendo di esserne le madri.Il regime da segni di paura di fronte alla costanza e alla determinazione di queste donne, proprio per questo bersaglio di attacchi, arresti e minacce.”baci e buona serata*

Si, ci si ribella e manifesta,  come domani 13 febbraio 2010 a Roma, dove torneremo, ironia della sorte, a Piazza Bocca della Verità: NO VAT Facciamo Breccia. Se vi siete annoiati, se avete trovato il testo pesante  e sgradevole, conservate solo quest’ultima notizia ma non inoltratela, già campeggia a livello nazionale. Auguri per San Valentino, ci teniamo anche noi all’Amore.

“Antonella Clerici indosserà le scarpe gioiello di Loriblu al 60/mo Festival di Sanremo che prenderà il via il 16 febbraio. Oltre sessanta sono i modelli realizzati a mano dalla celebre griffe marchigiana su misura per la conduttrice del Festival con cristalli swarovsky, strass e pietre preziose.”

La tamurriata si fa sempre più nero profondo.

Doriana Goracci

p.s. ” perchè i vivi non ricordano?”  viaggi fuori dai paraggi.


Vogliamo Verità anche per Fatti e Responsabilità Fuori dal Reparto

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PUBBLICHIAMO L’ESPOSTO PRESENTATO PERCHE’ VOGLIAMO VERITA’ ANCHE PER I FATTI E RESPONSABILITA’ FUORI DAL REPARTO.

Le due righe sopra,aprono l’esposto denuncia e  sono  state appena pubblicate su “Francesco Mastrogiovanni, anarchico….“,con oggi sono sei mesi che è morto.La Dimora del tempo sospeso, Blog curato da Francesco Marotta è un punto di riferimento, partito ad agosto,  che continua a vivere come la Memoria, aggiornata come leggerete, da commenti a dir poco sconcertanti. E credo che anche in questo spazio della Rete, sappiamo quanto  siano importanti, come la diffusione.  Una lettura può dare coraggio,aprire nuove possibilità di comunicazione: diventare testimonianza.Alla fine dell’esposto viene scritto: durante il tragitto verso l’ambulanza, «intonava a voce alta canzoni di scherno  indirizzate ai membri del Governo  Italiano» e «nella circostanza» «si dichiarava Anarchico».

E dire che cantavano nel 1894 a Rai 1,Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Lino Toffolo, Otello Profazio e Silverio Pisu Addio Lugano bella o dolce terra pia, scacciati senza colpa gli anarchici van via e partono cantando  colla speranza in cor. Ed è per voi sfruttati, per voi lavoratori, che siamo ammanettati al par dei malfattori;  eppur la nostra idea non è che idea d’amor. Anonimi compagni,  amici che restate,  le verità sociali da forti propagate:  è questa la vendetta  che noi vi domandiam…Pietro Gori, avvocato toscano è l’autore del notissimo Addio Lugano Bella e  in carcere a san Vittore nel 1892 compose un inno al primo maggio.Continua ad essere cantata, questa musica, potete starne certi, anche in futuro. Non scordiamo,vogliamo sapere e diffondiamo, sempre. Uso il plurale non a caso.

Doriana Goracci

Comitato Verità e Giustizia per Francesco Mastrogiovanni (Franco)

c/o Vincenzo Serra

Via A. Rubino, 177

84078 Vallo della Lucania

(SA)

Alla Procura della Repubblica

c/o il Tribunale di

Vallo della Lucania (SA)

OGGETTO: Atti relativi alla morte di Francesco Mastrogiovanni avvenuta il 4 Agosto 2009, presso il Reparto di Psichiatria dell’Ospedale San Luca di Vallo della Lucania.

ESPOSTO-DENUNCIA

I sottoscritti Giuseppe Tarallo, Giuseppe Galzerano e Vincenzo Serra (come in calce generalizzati),

premesso che:

- all’inizio di settembre 2009 hanno dato vita al «Comitato Verità e Giustizia per Francesco Mastrogiovanni (Franco)» allo scopo di contribuire fattivamente a far luce sugli avvenimenti che hanno condotto alla morte del loro congiunto e amico Francesco Mastrogiovanni,   deceduto presso il Reparto di Psichiatria dell’Ospedale San Luca di Vallo della Lucania il 4 Agosto 2009, dopo un ricovero  forzato e circa quattro giorni di contenzione farmacologica e fisica.

- Il «Comitato Verità e Giustizia per Francesco Mastrogiovanni (Franco)» ha ricostruito gli ultimi giorni di vita di Franco Mastrogiovanni, collegandoli alla sua storia personale.

- Grazie all’operato dei medici legali nominati dal P.M. dott. Rotondo, dei Carabinieri e del GIP dott. Marrone sono emersi fatti e comportamenti verificatisi ai danni di Mastrogiovanni Francesco presso il Reparto di Psichiatria dell’Ospedale San Luca, gravemente lesivi dei diritti garantiti dalla Costituzione e di una tale gravità e disumanità che non dovrebbero assolutamente verificarsi in una società civile e soprattutto in una Struttura Sanitaria Statale.

- L’Opinione Pubblica Locale, Provinciale, Regionale e Nazionale sconvolta “dai comportamenti delle persone indagate” continua ad interessarsi del “Caso Mastrogiovanni”.

- Al Comitato non risulta che l’Autorità Giudiziaria abbia svolto indagini  circa il comportamento tenuto dai “Soggetti Privati e Pubblici” che hanno disposto o concorso all’emanazione ed all’esecuzione dell’Ordinanza di TSO a carico di Francesco Mastrogiovanni (Sindaco del Comune di Pollica, Medici, Forze dell’Ordine, VV.UU., Guardia Costiera, ecc.).

– Al Comitato non risulta che siano state volte indagini (finalizzate alla completa ricostruzione dei fatti che hanno portato alla morte di Franco Mastrogiovanni) sui controlli istituzionali del Reparto di Psichiatria dell’Ospedale San Luca.

- Al giornalista Massimo Romano del mensile Il Cilento di Napoli – che unitamente ad uno dei sottoscritti, Vincenzo Serra (cognato di Franco)  si è recato  nei luoghi in cui si sarebbero svolti determinati fatti (circolazione ad alta velocità in isola pedonale di Acciaroli da parte di Mastrogiovanni) – persone del posto (venditori e operatori turistici) non hanno confermato la versione risultante da alcune interviste del Sindaco di Pollica, sig. Angelo Vassallo e contenuta anche nelle Annotazioni di servizio della polizia municipale e dei carabinieri; né risulta la verbalizzazione delle  presunte infrazioni  commesse da Francesco Mastrogiovanni alle ore 23,30 circa del 30 luglio 2009 («percorre l’isola pedonale a forte velocità creando panico tra i residenti e i villeggianti e, quindi, producendo un allarme sociale con pericolo per l’Ordine e la Sicurezza», cfr. Annotazione di Servizio della Polizia Municipale di Pollica).

– La proprietaria del Campeggio Club Costa Cilento – Marina Piccola, signora Licia Musto  (posto frequentato da Francesco Mastrogiovanni durante il mese di Luglio e anche nei giorni immediatamente precedenti all’esecuzione del TSO) ha smentito - come risulta da varie e ripetute sue dichiarazioni riportate dalla stampa –  le anomalie comportamentali che sarebbero state tenute da Francesco Mastrogiovanni durante il periodo interessato; ed anche altre persone hanno concordato sullo stesso punto.

– Non risulta al Comitato che siano state effettuate indagini per verificare la sussistenza di eventuali responsabilità a carico di funzionari e dirigenti  della struttura pubblica circa i fatti verificatisi presso il più volte citato reparto e tenuti istituzionalmente a svolgere eventualmente compiti di vigilanza e controllo sull’andamento del reparto più volte citato.

Ciò premesso e considerato, i sottoscritti sottopongono alla Vostra Autorità i seguenti fatti e quesiti:

1. TRATTAMENTO SANITARIO OBBLIGATORIO

a) Nell’«Annotazione di servizio» redatta dal comandante e dai carabinieri della Stazione di Pollica alle ore 15 del giorno 31 luglio 2009 (ossia nella stessa giornata in cui viene eseguita l’ordinanza di TSO del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo) si legge: «Alle ore 8,30 odierne il S. Tenente Graziano LA MANNA, della Polizia Locale del Comune di Pollica, richiedeva l’ausilio della Stazione carabinieri di Pollica perché il Sindaco di Pollica, con Ordinanza nr. 53 del 31.07.2009, recante protocollo 6917aveva ordinato il trattamento Sanitario Obbligatorio in stato di degenza ospedaliera nell’interesse del signor Mastrogiovanni Francesco…»;

a-bis) Riferiscono inoltre, in relazione alla serata precedente in occasione del 1° episodio di infrazione che ha fatto scattare l’allarme nei confronti di Franco, che: «Nella stessa circostanza gli Operatori della Polizia locale avevano tentato di bloccarlo, sia per evitare che i reati commessi determinassero conseguenze ulteriori, sia per consentire al personale medico qualificato di stabilire se il MASTROGIOVANNI Francesco avesse necessità di cure mediche specifiche».

Viene richiesto quindi l’intervento dei CC «proprio per evitare ciò che si era verificato la sera precedente».

b) continuando la lettura dell’Annotazione in parola  emerge che Francesco Mastrogiovanni alle ore 9 del 31 luglio 2009 viene notato  dai carabinieri,  in località San Primo di Acciaroli,   alla guida della sua autovettura (Fiat punto di colore bianco) che,  ad alta velocità nel dirigersi verso nord,  nei pressi del distributore di benzina IP,  striscia un’autovettura Fiat Punto che stava effettuando rifornimento; il tentativo di bloccarlo risultava vano perché il prevenuto procedeva ad alta velocità effettuando sorpassi pericolosissimi e dopo varie peripezie Francesco Mastrogiovanni giungeva nel parcheggio del Club Costa Cilento – Marina Piccola e dopo aver abbandonato l’auto si tuffava in mare per eludere il controllo da parte delle Forze dell’Ordine. Il Comandante della Stazione dei Carabinieri ha tentato inutilmente di convincere Francesco a ritornare sulla spiaggia e ad «accettare le cure del caso».

c) Successivamente Francesco Mastrogiovanni, pur “mantenendosi a debita distanza nello specchio di mare antistante la struttura turistica Club Costa Cilento – Marina piccola,  veniva esaminato dal dottor Carmelo Pellegrino del Servizio Sanitario Nazionale 118 – che intanto era giunto sul posto – e ritenuto affetto da «Agitazione psicomotoria, alterazione comportamentale ed eteroaggressivita»;

d) giungeva in loco la dott.ssa Maria Luisa DI MATTEO del Centro salute mentale dell’ASL/SA di Vallo della Lucania che convalidava la proposta di sottoporre il Mastrogiovanni a Trattamento sanitario obbligatorio in condizioni di degenza ospedaliera per la durata di gg. 7;

e) verso le ore 12,00 il Mastrogiovanni Francesco si convinceva e spontaneamente usciva dall’acqua e, in tal modo, consentiva ai sanitari intervenuti di somministrargli i farmaci del caso.

f) Nell’Annotazione di Servizio della Polizia Municipale del Comune di Pollica – indirizzata alla Procura della Repubblica di Vallo della Lucania – il S. Tenente Graziano,  dopo aver fatto cenno alla comunicazione telefonica delle ore 23,30 circa del giorno 30 luglio 2009 fatta dal sindaco di Pollica per riferirgli che una persona alla guida di una Fiat Punto di colore bianco aveva, più volte e a forte velocità,  percorso l’isola pedonale di Acciaroli e del suo successivo intervento presso la frazione marina perché contattato anche dagli agenti Volpe e Di Cunto, i quali riferivano di aver notato la Fiat Punto tg CA154JF di colore bianco percorrere l’isola pedonale di Acciaroli a forte velocità, creando panico tra i residenti e i villeggianti e quindi producendo UN PRESUNTO allarme sociale con pericolo per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, aggiunge  che la mattina del 31 luglio verso le ore 8,30 la stessa persona della sera prima e con le stesse modalità guidava ad alta velocità nel centro abitato, sempre con lo sguardo assente e senza vedere le sue indicazioni e quelle dei vigili presenti. Il S. Tenente scrive ancora che subito avvertiva il sindaco Angelo Vassallo informandolo «che poteva trattarsi di una persona con problemi mentali; infatti, da notizie assunte, delle persone mi riferivano che …   era persona conosciuta e che,  in passato,  aveva avuto gravi problemi mentali» (ciò è in contrasto con quanto riportato dai CC – v. p. a – quando, riferendosi alla sera prima, affermano che gli operatori della polizia avevano tentato invano di bloccarlo anche per “consentire al personale medico qualificato di stabilire se… avesse necessità di cure mediche specifiche”; ma è anche in forte contrasto con ripetute dichiarazioni del sindaco alla stampa e con la stessa cartella clinica che si spinge a dire-non si sa sulla base di quali informazioni- che “Da circa una settimana il paziente ha manifestato una recrudescenza sintomatologica caratterizzata da innalzamento patologico del tono dell’umore, irascibilità,comportamenti aggressivi eterodiretti e vagabondaggio.”)

E così “contattava sia il 118 per esporre il problema e magari inviare dei sanitari per le cure del caso” e sia la locale Caserma dei Carabinieri che, compresa la gravità dei fatti, intervenivano in ausilio della polizia locale.

E dopo un’introduzione palesemente in contraddizione con l’annotazione di servizio redatta dai Carabinieri alle ore 15 del 31 luglio 2009 (infatti i carabinieri scrivono che il S. Tenente LA MANNA alle ore 8,30 richiedeva il loro ausilio «perchè il sindaco di Pollica con ordinanza n. 53 del 31.07.2009, recante protocollo 6917, aveva ordinato il trattamento Sanitario Obbligatorio in stato di degenza ospedaliera nell’interesse del signor Mastrogiovanni Francesco…», mentre nella sua Annotazione di servizio il comandante della Polizia Municipale di Pollica scrive che dopo aver avvertito il sindaco  contattava il 118 e la locale caserma dei carabinieri)-nel prosieguo poi la relazione del S. Tenente LA MANNA pedissequamente ricalca il contenuto dell’annotazione di servizio redatta dai carabinieri alle ore 15 del 31 luglio 2009.

g) Il dott. Carmelo Pellegrino del 118 nel certificato con il quale propone il T.S.O. nei confronti di Francesco Mastrogiovanni dichiara di aver sottoposto ad  accurata visita il sig. Mastrogiovanni Francesco;

h) la dott.ssa Maria Luisa Di Matteo del Centro Salute Mentale di Vallo della Lucania previo esame del paziente (che continua a mantenersi sempre a debita distanza) convalida la proposta del dott. Pellegrino condividendo le ragioni ivi evidenziate e anche l’accertamento circa il rifiuto di qualsiasi intervento terapeutico ed il ricovero da parte di Francesco, in palese contraddizione con le relazioni VVUU e CC(v. p. seguente);

i) Nelle Annotazioni di servizio sia dei carabinieri che della polizia municipale di Pollica si afferma che il dr. Pellegrino, «esaminando il comportamento»  lo «riteneva affetto da “Agitazione psicomotoria,alterazione comportamentale ed eteroaggressività”» mentre la dr.ssa Di Matteo, giunta in loco, «convalidava la proposta» di TSO in condizioni di degenza ospedaliera per la durata di 7 giorni… Poi   «Verso le ore 12 il Mastrogiovanni Francesco si convinceva e spontaneamente usciva dall’acqua e,  in tale modo, consentiva ai sanitari intervenuti di somministrargli i farmaci del caso» e ancora: «Dopo circa 10 minuti il comportamento del Mastrogiovanni Francesco si mitigava (ndr.: qualche minuto prima, ”in attesa dell’effetto dei farmaci” aveva inveito profferendo epiteti contro la dott.ssa Di Matteo e gli altri operatori sanitari intervenuti) e unitamente ai militari operanti e ai sanitari intervenuti, a piedi, raggiungeva l’ingresso della struttura balneare ove veniva sdraiato sul lettino in dotazione dell’autoambulanza».

E sempre, sia nell’una che nell’altra Annotazione di servizio più volte citate, si conclude: «Si rappresenta che al momento della partenza dell’ambulanza il signor Mastrogiovanni Francesco era ancora sveglio e cosciente e non presentava alcuna lesione o segni di alcun genere sul suo corpo.

l) Ci chiediamo se alla luce dei fatti come sopra riportati e descritti: 1) se le due visite mediche si possono ritenere accurate; 2) se una persona inseguita e «braccata» e costretta a buttarsi a mare per difendersi – senza offendere! – potesse non essere in uno stato di «agitazione psicomotoria» e non avere un’ «alterazione comportamentale» ed «etero aggressività»; 3) se una volta convintosi spontaneamente a uscire dall’acqua e a farsi  somministrare «i farmaci del caso» sussistevano i motivi – se pure ce ne fossero stati – di TSO.

m)  Ci si chiede come l’ordinanza di TSO risulti dalla relazione dei CC essere stata già fatta alle 8,30 prima degli stessi certificati medici e questi poi risultano essere alla base della stessa ordinanza che dalla relazione del comandante dei VVUU si evince che il sindaco di Pollica… abbia firmato solo dopo la convalida da parte della dr.ssa Di Matteo e quindi dopo aver acquisito i 2 certificati medici (cioè c.a verso le ore 12);

n) Ci si chiede perché Mastrogiovanni, una volta convintosi spontaneamente, mitigatosi e perfino sedato, sia stato comunque oggetto di TSO e condotto forzatamente nonostante i suoi timori («Se mi portano a Vallo non ne esco vivo») al reparto di psichiatria di Vallo della Lucania.

o) Il verificarsi dei fatti  nel territorio del Comune di San Mauro Cilento (e tale circostanza non può essere stata ignorata dagli Ufficiali e dagli Agenti di Polizia Municipale del Comune di Pollica ivi intervenuti - anch’essi in territorio non di loro competenza – e dagli stessi CC e dai medici intervenuti (dott. Pellegrino e la dott.ssa Di Matteo)  avrebbero dovuto comportare la competenza del sindaco del Comune di San Mauro Cilento  e  non di Pollica.

p) Si chiede inoltre perché l’ordinanza non è stata notificata al sindaco del comune di residenza di Castelnuovo Cilento nei tempi prescritti e non  né sia stato almeno informato il sindaco territorialmente competente.

q) Quale controllo, con quali modalità e in che tempi, è stato esercitato da parte del giudice tutelare, considerato lo stato di sedazione e tranquillità di Mastrogiovanni - come si evince dall’ordinanza del GIP – che ha perfino mangiato all’arrivo e poi, di nuovo sedato, è stato sottoposto a contenzione.

r) Se non è il caso di capire perché Mastrogiovanni, dopo che è uscito dall’acqua spontaneamente ed ha consentito che gli fossero somministrati ‘i farmaci del caso’, in attesa  del loro effetto ha inveito «profferendo epiteti nei confronti della dottoressa Di Matteo e degli altri sanitari del reparto psichiatria»;

s) perché nessuno ha ritenuto, contra legem, di rispettare la sua volontà – visto che era ancora «sveglio e cosciente» – di non andare all’ospedale di  Vallo della Lucania;

2 TSO: VIGILANZA E CONTROLLO DELL’AZIENDA OSPEDALIERA E DELL’ASL

a) Ci permettiamo di segnalare una grave denuncia postata sul Blog «LA DIMORA del TEMPO SOSPESO» nella sezione dedicata al caso Mastrogiovanni da parte di ANONIMO il 27 gennaio h. 10,45 am e riconfermata alle h. 1,51 pm, e ancora il 2 febbraio h.11,12am dove vengono riportati fatti gravissimi di sua conoscenza e perfino le iniziali di un infermiere del reparto – facilmente individuabile – con riferimento, tra l’altro, a traffici illeciti e a una denuncia di violenza sessuale, chiedendo di verificare e riprendere denunce precedenti che hanno riguardato il reparto in questione;

b) va verificato altresì se sono mai state fatte segnalazioni e/o denunce alla stessa azienda ospedaliera e all’ASL e se è stata comunque esercitata la normale vigilanza da chi di competenza, su questo reparto, anche a seguito di casi riportati dalla cronaca.

Noi non sappiamo se è vero, come riportato nelle due relazioni VVUU e CC, che Francesco Mastrogiovanni  durante il tragitto verso l’ambulanza, «intonava a voce alta canzoni di scherno  indirizzate ai membri del Governo  Italiano» e «nella circostanza» «si dichiarava Anarchico». Noi riteniamo che,se è stato così, e non abbiamo motivo per dubitarne, l’ha fatto per protestare contro questo comportamento delle AUTORITA’ che sentiva e riteneva irrispettoso, violento e illegale nei suoi confronti, e per affermare la sua dignità di persona,in quel momento offesa e violata. Speriamo che non sia stato riportato questo fatto per dipingere Franco come soggetto sovversivo e pericoloso quindi degno e meritevole di TSO.

Per tutto quanto esposto, i sottoscritti chiedono che l’Autorità voglia intervenire nei modi  e nelle forme che riterrà più opportuni per far luce, fin dall’inizio della vicenda e durante tutto il suo svolgimento, sulle circostanze che hanno portato al decesso del maestro elementare Francesco Mastrogiovanni, e nel perseguimento di eventuali reati ipotizzabili.

Gli esponenti, nella qualità sopra spiegata, restano a disposizione della S.V. Ill.ma per ogni eventualità e chiedono di essere informati dell’esito delle indagini sui fatti sopra rappresentati.

Vallo della Lucania, lì 4 febbraio 2010

Generalità e recapito

Firma

Giuseppe Tarallo, nato a Montecorice (Sa) il 4 maggio 1948, ivi residente in Via Nazionale 12 84060 Agnone Cilento (Sa)

Giuseppe Galzerano, nato a Castelnuovo Cilento (Sa) il 22 marzo 1953, ivi residente in Via Vigne, 51 84040 Casalvelino Scalo (Sa)

Vincenzo Serra, nato a Montano Antilia (Sa) il 25 giugno 1958, residente in Via Angelo Rubino, 177 84078 Vallo della Lucania (Sa).


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Gradisca si è sposata e forse è morta

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La tabaccaia Gradisca dai seni in cui perdersi, si è sposata e forse è morta. Gradisca, quella di Fellini per intenderci, non c’è più, non c’è più nemmeno lui. Il Rex è passato da un pezzo (allego una foto che ve lo può testimoniare con una  bambina  mia madre  e  i miei nonni -  morti tutti) , anche la nave è affondata. Rimane il gerarca fascista, e gli adolescenti  che sono sedati con  altre visioni  a Rimini, forse non solo lì, dove nasceva un film dalle memorie di un grande regista italiano. Ma se volete ancora vederla,  la Gradisca è “tanta”... , possiamo partire da queste immagini accoglienti come lo erano i suoi seni, non smettete di leggere per favore, perchè tra poco arriva la parte reality pulp , la sostanza,  come lo sono quelli che fino a poco tempo fà si chiamavano “Centri di prima accoglienza”.

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Sabatino Catapano vivo per Francesco Mastrogiovanni morto

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La  storia di Sabatino Catapano, non posso riassumerla in due righe, posso trascriverne due, le prime che lui stesso racconta: "Era il lontano 1960, quando fui arrestato con una pesante imputazione: “sequestro di persona e rapina a mano armata”. Mi rinchiusero nel carcere di Salerno. Ero innocente, oggi si dice: “estraneo agli addebiti”. Non credo che chi non ha vissuto questo barbaro sequestro si possa immaginare qual è il tormento, la paura, la rabbia, la ribellione…". In seguito Sabatino conobbe il manicomio, due ricoveri all’ Ospedale Psichiatrico Giudiziario a partire da quello di Aversa e ne avrebbe conosciuto anche un altro e un altro carcere ancora, intervallati tutti da un bacio ai bambini e uno alla moglie.

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Lettere dal Carcere di Pavia Settembre 2009

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Allego  il testo da me personalmente trascritto, di due lettere  autografe che mi sono pervenute per posta privata e con mailing list ma che non ho capacità tecnica di allegare e sicuramente qualcuno l’avrà già fatto o lo farà. La prima è la testimonianza dei detenuti della Prima Sezione di Pavia, compagni di cella di Sami Mbarka Ben Garci , l’altra già ieri circolata sulla stampa, parzialmente o integralmente.

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A ciascuno il suo Natale: lettere sotto traccia

C’è chi difende il Natale,  mettendo in sicurezza un abete, servendosi della polizia: ad Atene. … Leggi tutto

I minori augurano Buona Crisi e felice nuova Paura

di InterDo [ 19 Dicembre 2008 ]

Foto di Valentina Perniciaro _muri di Atene_Foto di Valentina Perniciaro _muri di Atene_

E’ accaduto qualcosa di nuovo che può  farci fermare un momento? Le notizie- si sa-quelle vere, vanno a  a finire nei cassonetti, come la carta dei regali scartati, dopo il 25 dicembre. Per carità,  due ragalini, robbette da niente…ma come si fa a non fare nulla? E’ quello che mi chiedo anche io. E  stiamo fermi, come tanti alberi di natale. Sul mulo e l’asinello, ci camminano altri, anzi alcuni vanno a piedi. Per chi avesse voglia di continuare a leggere e trovare qualcosa di nuovo, niente di eccitante premetto, consiglio  di leggere e guardare  Baruda . Ha delle foto splendide, perchè l’ autrice, giovane e reale, è una piccola donna di quelle dure,  tenera quando le pare e fotografa e scrive…

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