Wednesday 08 February 2012, 20:46

Gli articoli con tag: " Camorra "

Voti e manifesti, le tariffe dei clan

L’affare elezioni nel mirino della Digos

Dai venti ai cinquanta euro per un voto, mille voti a 20mila euro. Sotto osservazione deli investigatori Castellammare e Gragnano 

NAPOLI (23 marzo) – Dai venti ai cinquanta euro per un voto alle elezioni regionali. Un giro vorticoso di banconote per accaparrarsi la maggioranza dei consensi, senza disdegnare il metodo della compravendita «porta a porta», addirittura condominio per condominio.

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Guido Piccoli: Farc, ETA, Chávez e… perché no, Belzebù


La notizia è di quelle bomba. Scoperti vincoli tra le Farc e l’Eta, sotto la protezione del governo Chávez. In realtà il nostro Saviano aveva già annunciato d’avere le prove della collaborazione tra Farc e Eta. Al posto di Chávez aveva sistemato la camorra campana e il legame tra i tre soggetti erano la droga e le armi.

Il giudice Velasco spara più in alto, attaccando il Venezuela. E di mezzo c’è il terrorismo, cioè il reciproco addestramento di Farc e Eta sull’uso degli esplosivi e l’aiuto che l’Eta avrebbe dato ai guerriglieri per ammazzare presidenti, ambasciatori e politici colombiani. Ci siamo presi la briga di leggere la documentazione che il giudice rende pubblica (Auto de procesamiento 75/09).

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Alberto Asor Rosa: Capo corrotto, nazione infetta

0002445FAU Un fiume di fango corre per l’Italia. Le sue acque sono alimentate soprattutto dal corpaccio immenso e immensamente ramificato dal centrodestra; ma il suo corso è talmente possente e impetuoso che, come suole, ha rotto gli argini e invaso i territori circostanti, quelli del centrosinistra, dai quali, a loro volta, provengono al fiume principale rivoli, ruscelli, scarichi obbrobriosi e maleodoranti (Bologna, Firenze, Abruzzo, Roma, Napoli….). Altro che Tangentopoli! Quello era – o sembrava – un fenomeno circostanziato e dunque particolare di corruzione di una frazione del ceto politico, fronteggiato da un forte schieramento delle forze politiche e della società civile. Oggi il fenomeno tende a generalizzarsi, abbatte i confini fra società politica e società civile, non incontra ostacoli altrettanto significativi di allora, si configura dunque come un carattere speciale, peculiare, della società nazionale italiana in questa fase storica.

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Signora Marcegaglia il Contratto per Via del Cimitero l’avranno pagato?

anarchia e nucleare

Signora Marcegaglia non so se sono/siamo tra i veri driver” dell’economia, tuttavia tento e vorrei rammentarle alcune cose. Da Boscoreale arriva una notizia, poco felice: “Non è possibile che sia capitato proprio a lui”. E’ a pezzi il fratello di Gerardo Del Sorbo, appena avuta notizia della morte del parente. Lo hanno chiamato a casa per dargli la triste notizia e per andare in via del Cimitero, a Boscoreale, dove l’imprenditore napoletano 44 enne aveva una ditta, la Valtetto, specializzata nella costruzione di casette da giardino in legno, un’azienda che produce soluzioni abitative eco-sostenibili, per riconoscere il corpo della vittima. “A pezzi” è il cadavere di Gerardo Del Sorbo, i carabinieri giunti sul posto, un fabbricato in via del Cimitero,  hanno dovuto attendere l’arrivo dei veterinari dell’ASL per addormentare i tre cani di grossa taglia che facevano da guardia al piazzale. Raccapricciante il ritrovamento del corpo: Del Sorbo era stato decapitato, presentava un colpo di arma da fuoco al petto e la testa, sfigurata dai morsi dei cani, si trovava ad almeno venti metri di distanza.

Gentile signora Marcegaglia sa che il 28 gennaio, un operaio di 41 anni è  morto  cadendo da un’altezza di 10 metri a Fontanafredda, nei pressi di Pordenone? Sa che  l’uomo, di Conegliano , era dipendente di una ditta esterna che stava effettuando delle manutenzioni e  si trovava sul tetto quando è  caduto e “indossava le imbragature”?

L’ha saputo , signora Marcegaglia, che un piccolo imprenditore marocchino 32 enne, Rachid Chaibboub, è morto a Bovisio  stritolato dentro una macchina spargisale?

Fatalità non mi sembrano, le Nuove Accuse nell’inchiesta Bis di Torino sulla Fabbrica della Morte, con il giallo dei verbali Thyssen spariti dagli archivi dell’Asl.

Non mi sembrano Calamità naturali, neanche quelle a  Porto Tolle: sono stati  indagati i vertici dell’Enel con un nuovo filone d’inchiesta della procura di Rovigo.” Nei guai Tatò, Scaroni e Conti in relazione a possibili danni alla salute dei residenti in un raggio di 25 chilometri, specialmente nei minori. L’inchiesta si basa su uno studio relativo a un periodo che va dal 2000 al 2006 e che riguarda i minorenni residenti nel raggio di 25 chilometri dall’impianto che hanno utilizzato farmaci per l’asma o altre patologie respiratorie. Dopo il fronte della conversione a carbone, quindi, se ne apre quindi uno nuovo nel braccio di ferro tra procura e il colosso energetico”.

E lei, che è madre di una bimba, è venuta a conoscenza signora Marcegaglia di quanto accade a Pistoia – Inceneritore avvelena latte materno ? Il caso delle mamme di Pistoia- Il  latte materno presenta elevati tassi di diossina: “I profili emissivi (che sono le impronte digitali delle sostanze inquinanti) sono identici a quelli che avevano già regalato al territorio i polli alla diossina, gli stessi indicati dal gestore come emissioni dell’impianto.Eppure a Pistoia le istituzioni si esprimettero con affermazioni che oggi suonano in modo stridulo, come una campana a morte: “totale assenza di PCB nelle emissioni”. Ma non le istituzioni hanno fatto emergere questo dramma.No, sono stati i comitati locali di cittadini ad effettuare uno screening volontario con un laboratorio accreditato.Inutili erano stati gli inviti e poi gli appelli alle maestranze affinché la salute dei cittadini fosse monitorata”.

Io so il suo impegno. Abbiamo appreso in molti il 20 gennaio, che è andata a testimoniare in qualità di presidente della Confindustria, al Palazzo dell’Informazione a Roma, sull’importanza  di ” uno strumento nuovo, molto utile, che darà  ulteriori informazioni e aiuterà a scambiare informazioni su un settore fondamentale come quello del lavoro”:  la presentazione di Labitalia, il nuovo canale multimediale del  Gruppo GMC-Adnkronos. “E’ un nuovo strumento che sarà a disposizione di tutti noi, dei lavoratori delle imprese quindi credo che sia molto positivo, come tutto ciò  che va nella direzione di aiutare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro  e di avere informazioni non solo a livello italiano, ma anche a livello europeo. Credo quindi  sia una cosa positiva per tutto il mondo del lavoro”.

E stando alle informazioni che  ho racimolato nel web, mi consta signora Marcegaglia che il 19 gennaio lei abbia anche dichiarato: “Il nucleare rappresenta una grande opportunità perchè  potrebbe mettere in moto investimenti pari a 30 miliardi di euro. Se lavoreremo bene, circa il 70% di tali investimenti potrebbe riguardare l’indotto italiano”. Questo ha  ha sottolineato nel corso del suo intervento a un convegno sul nucleare, organizzato dall’Associazione degli industriali insieme ad Enel.

Io so signora Marcegaglia, che suo padre  Steno Marcegaglia,  fondò  nel 1959  un laboratorio artigianale di 120 metri quadrati, diventato il  decimo gruppo industriale italiano nel campo dell’acciaio e che qualche irriverente a lei che è  entrata a far parte dell’associazione dei Giovani Industriali nel 1986, a soli 21 anni,le ha affibbiato il  soprannome di Black and Decker, o Lady d’ acciaio.

Ma vede anche Noi, donne e uomini,  abbiamo certi Legami d’acciaio:…Perchè di lavoro non si muoia , per rispettare la vita e non contare solo i morti.

Era  giugno del 2008  quando riconobbi che Ok il prezzo è giusto, disse Marcegaglia: vuole rileggerselo?

E’  giusto, signora Marcegaglia, che sia via del Cimitero, magari prematuramente, il luogo e il convegno dove dovremmo finire, in nome della lotta alla Mafia e del Profitto?

Io so che lei, come il Consiglio dei Ministri tutto: Silvio Berlusconi ed i ministri operativi dell’interno Roberto Maroni e di Grazia e  Giustizia Angelino Alfano, stanno facendo una Lotta Forte alle Mafie,Ndrangheta, Cosa Nostra e Camorra…hanno scordato la Sacra Corona Unita, chissà da chi…

Io so, noi sappiamo, signora Marcegaglia, che firmiamo ogni giorno il  Contratto, un patto con il diavolo: è il Nuovo Ordine Mondiale, vero? Un anonimo francese lo mise in Rete (quella senza Protezione) e la traduzione italiana è stata fatta da Alba Kan Channel e Lia Vanesa per Ter Pacific, amici di Rete come  Ignazio Scassillo che ogni tanto ci canta ancora il Camorrista.

Non vogliamo alzare nessun Polverone , ci creda, siamo abituate noi donne a spazzare semmai, e non abbiamo colore, nè il viola della rabbia, nè il nero del lutto, nè il rosso o il verde che alcuni decine di migliaia di lavoratori in corteo a Bruxelles davanti ai palazzi dell’Unione Europea, hanno indossato per la manifestazione nazionale per l’impiego, stamattina. A volte non riusciamo a non volare alto, come sta accadendo all’aeroporto di Cagliari Elmas, dove è  in corso la manifestazione dei lavoratori dello stabilimento Alcoa di Portovesme.  Raffaelle Bonanni dice “pronti a tutto”.

Ecco non vorremmo essere pronti per via del Cimitero e assumere quel colore che parecchie cronache conoscono, dai cadaveri o  dagli  imbalsamati, davanti alle notizie che si susseguono nella nostra vita e l’attraversano.

Ci scusi signora Marcegaglia, so quanto lei si stia impegnando, a volte tentiamo anche noi, pensionati precari studenti perditempo, di R-esistere, NON   aiutare il Funzionamento della nostra economia e aprire una finestra, sul mondo, a volte con un sorriso beffardo, come quello di Luca Tornatore,attivista italiano e anche ricercatore di astrofisica,arrestato a Copenaghen nell’ambito del vertice sul clima delle Nazioni Unite, dopo un mese è tornato a casa. Vorremmo tornarci anche noi e non passando per via del Cimitero: Davos oh cara!
Lei si è mai chiesta se sua figlia dovesse chiederle un giorno: “mamma tu che hai fatto per il pianeta che brucia?”
distinti saluti dalla Tuscia, senza amore e ricordando 31 anni in cui ho consultato il sole 24 ore, per la Banca Intesa ex Comit, non come cliente.
Doriana Goracci


domande di fantascienza

(come se non fossimo in Italia, come se non ci fosse la Bossi-Fini, ecc. ecc.)

E se destinassero qualche bene confiscato alla mafia, o camorra, o ndrangheta, o sacra corona unita, per alloggiare qualche migliaio di schiavi dell’Est Europa o dell’Africa? In Sicilia, Campania, Calabria e Puglia, (e in Italia) si avrebbe in doppio risultato: ridurre le tensioni sociali, razziali, ecc. e migliorare le condizioni di vita di quei lavoratori, dare uno schiaffo alle mafie, che hanno accumulato quei beni sulla pelle di quella povera gente. E se fra i beni sequestrati ci fossero piantagioni di frutta o di ortaggi e si dessero in gestione a chi ci lavora da schiavo, con una qualche cooperativa tipo quelle di Libera in Sicilia?

Rosarno e la Rognetta degli schiavi africani in rivolta

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Hanno ammazzato un negro di merda, questo era il titolo che provocatoriamente dava la notizia dell’omicidio di Ibrahim M’Bodi, da 8 anni in Italia, a Biella, a firma di Marco Sansoè: “Ibrahim era nella tipica condizione di chi cerca lavoro e cambia lavori che restano precari. Da qualche mese lavorava per un artigiano edile, affittava, per vivere, uno spazio di proprietà dell’imprenditore. Uno di quei padroni che gli osservatori economici considerano la spina dorsale del nostro apparato produttivo! Quelli che assumono in nero e sempre a termine, quelli nelle cui imprese lavorano prevalentemente migranti, quelli nelle cui imprese accadono molti incidente sul lavoro, quelli che evadono sempre le tasse, uno di quelli che spesso non rispetta i patti. Uno di quelle figure economiche dell’Italia dell’oggi e del domani ha ucciso Ibrahim con nove coltellate e l’ha gettato in un fosso nelle risaie vercellesi, per nasconderlo e per dimenticarlo. L’ha ucciso perché chiedeva di essere pagato. A lavoro terminato, non lo pagava da mesi, chiedeva ciò che gli spettava. Ma il padrone è padrone e ha messo fine alle richieste insistenti del migrante senegalese. Chissà se uccidendolo gli gridava “negro di merda!”…”

Questo accadeva e accade  al Nord e al Sud. A maggio, venivano arrestati 3 imprenditori agricoli per associazione per delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, induzione della prostituzione ed estorsione, a Rosarno: “li destinavano al lavoro di braccianti agricoli in condizioni disumane con ogni condizione climatica per nove-dieci ore di seguito al giorno senza alcun dispositivo di protezione, li percuotevano in caso di rallentamento nel ritmo di raccolta degli agrumi e li obbligavano ad accettare un salario giornaliero pari a 23,00 euro, cifra di molto inferiore rispetto alla normale retribuzione giornaliera spettante ai braccianti”.

La cronaca riporta quella calabrese, oggi, di Rosarno…io l’ho letta su Indymedia Calabria: “Centinaia di auto distrutte, cassonetti divelti e rovesciati sull’asfalto, ringhiere di abitazioni danneggiate. E’ il bilancio di un pomeriggio di guerriglia urbana a Rosarno, nella Piana di Gioia Tauro, per la protesta di alcune centinaia di extracomunitari, lavoratori dell’agricoltura, accampati in condizioni disumane in una vecchia fabbrica in disuso e in un’altra struttura abbandonata. Risale a maggio dello scorso anno l’arresto di tre imprenditori, sempre a Rosarno, per “riduzione in schiavitù” di alcuni immigrati. A dicembre del 2008, invece, un episodio simile a quello di oggi: due giovani a bordo di un’auto spararono alcuni colpi di pistola contro due ragazzi africani di ritorno dai campi. Anche in qual caso gli extracomunitari reagirono con una violenta protesta.
A fare scoppiare la rivolta è stato il ferimento con un’arma ad aria compressa, da parte di un gruppo di sconosciuti, di alcuni cittadini extracomunitari. I feriti – tra i quali c’è anche un rifugiato politico del Togo con regolare permesso di soggiorno – non destano particolari preoccupazione, ma la volontà di reagire che covava da tempo nella colonia di lavoratori ammassati nella struttura in condizioni ai limiti del sopportabile (e di altri nelle stesse condizioni a Gioia Tauro in locali dell’Ex Opera Sila) non ci ha messo molto ad esplodere.Armati di spranghe e bastoni, gli extracomunitari in larga parte provenienti dall’Africa hanno invaso la strada statale che attraversa Rosarno mettendo a ferro e fuoco alcune delle vie principali: dalle auto – in qualche caso anche con persone a bordo – alle abitazioni, ai cassonetti dell’immondizia. A nulla è valso l’intervento di polizia e carabinieri in assetto antisommossa, schierati di fronte ai più agguerriti, un centinaio di persone tenute sotto stretto controllo.  In serata sono arrivati i rinforzi e si è tentata una trattativa per far rientrare la protesta. Anche la popolazione ha reagito e, in queste ore, alcuni giovani di Rosarno, circa un centinaio, stanno seguendo l’evolversi della situazione ad alcuni metri dalle forze dell’ordine. Sul posto tutti i dirigenti dei commissariati di Pubblica sicurezza e delle compagnie di carabinieri della Piana. Tra Rosarno, l’ex fabbrica in disuso, e Gioia Tauro, sono circa 1.500 gli extracomunitari che lavorano come manodopera nell’agricoltura”.

Un commento, proveniente da Terre Libere, racconta anche questo:”Dormono in tubi di metallo, vivono in ex fabbriche abbandonate, sono diventati l`occasione per progetti fumosi e strampalati, lavorano per pochi soldi in condizioni durissime. E soprattutto non ne possono più di sopportare la violenza gratuita di mafiosi e balordi. La polizia ha effettuato alcuni arresti. Ci sarebbero feriti italiani, oltre ai due ragazzi stranieri colpiti con fucili ad aria compressa. In contrada Spartimento, nei pressi dell`ex Opera Sila di Gioia Tauro che ospita centinaia di raccoglitori di arance, due africani sono stati feriti con un fucile ad aria compressa nel pomeriggio. Uno di loro è un rifugiato politico del Togo con regolare permesso di soggiorno. Le condizioni delle persone ferite portate nell`ospedale di Gioia Tauro non sarebbero gravi. A seguito dell`episodio alcune centinaia di africani hanno iniziato a protestare bruciando dei copertoni. Stessa reazione, appena si è diffusa la notizia dei ferimenti, c`è stata nell`ex fabbrica Rognetta di Rosarno. Più tardi, in serata, sono state danneggiate diverse auto nella cittadina della Piana. Dopo l`arrivo dei rinforzi di polizia e carabinieri, si è cercata una mediazione. La trattativa si è svolta in un clima di grande tensione. Gli abitanti di Rosarno avevano inveito contro gli immigrati mentre questi, nel loro tragitto, danneggiavano tutto ciò che incontravano sulla loro strada. Tra Rosarno e Gioia Tauro ci sono almeno 1.500 immigrati che lavorano nella raccolta delle arance. Gli africani vivono in due strutture abbandonate, la Rognetta nel centro di Rosarno e l`ex Opera Sila nei pressi Gioia Tauro. Sono l`ultimo anello di un sistema malato, segnato da sfruttamento e leggi razziste. Una filiera mafiosa che penalizza i lavoratori, un sistema di regole che impedisce loro di vivere in maniera dignitosa. Nel corso degli anni sono sempre stati vittime di atti di violenza. L`anno scorso hanno detto basta, dopo il ferimento di due di loro. Sembrava fosse chiara la determinazione della comunità africana a non accettare ulteriori atti di violenza nei loro confronti. Ed invece, è accaduto ancora una volta”.

Nel passaggio tra la fine e l’inizio del nuovo anno, scrivevo che mi mancavano gli auguri scomodi di Tonino Bello, di come se la passano quegli africani, regolari, che sono sistemati al Ferrhotel di Bari,di certe cene in solidarietà per fargli avere acqua e luce …roba da carità cristiana…?

Rosarno passa alla cronaca per ben altro oggi e campeggia tragicamente su wikipedia  il brano di Ferdinando nunziante introduttivo:«Dalla terrazza di Largo Bellavista, ove sorge il Monumento ai Caduti, si gode uno splendido panorama: “lo sguardo abbraccia tutta la conca circoscritta dal capo Vaticano ad Aspromonte ed al Monte Sant’Elia. Olivi, vigne, profumati aranceti verdeggiano sino alla bianca fascia della spiaggia in mezzo alla quale si scorge S. Ferdinando, lambito dal mare. E all’estremo orizzonte, magnifico sfondo al mirabile quadro, le isole Eolie raggruppate intorno a Stromboli e la Sicilia con l’Etna che non abbandona d’inverno il suo candido manto di neve. Pochi paesaggi, specialmente la sera verso il tramonto, quando il sole va a nascondersi dietro alle isole ed il cielo arrossa di bagliori di porpora e d’oro, son più belli e suggestivi! »

Rosarno dichiara 15.885 abitanti e da un rapporto di Medici Senza Frontiere “ospita più di 5000 immigrati, 23 diverse nazionalità, tra extra-comunitari e comunitari, che ne fanno la terza zona d’Italia ad alta densità di stranieri in rapporto alla popolazione residente, dopo Napoli e Foggia”. Nel 2004 il presidente della Repubblica la eleva al titolo di Città su proposta del Ministro dell’Interno: “Il suo territorio (di cui 120 ettari sono parte del Piano Regolatore predisposto dall’ASI – Area Sviluppo Industriale – per gli insediamenti industriali) è la porta di ingresso terrestre (ferroviaria ed autostradale) al porto di Gioia Tauro ed alle aree destinate agli insediamenti produttivi”.

Questa mattina un’ascoltatrice di Prima Pagina, si chiedeva se saranno loro, gli schiavi clandestini, a liberarci dalla Mafia, ‘che se volete gli date un’altra connotazione campanilistica alla parola, che non ci manca l’Offerta di ‘ndrangheta,camorra,sacra corona unita raccontata dal Cantastorie.

Talvolta gli schiavi si ribellano, l’ Apartheid come quello israeliano e il molto più noto afro americano, combina a volte anche di questi scherzi, rendendo incivile la rivolta, la città, gli abitanti.La Produzione combina anche di questi incidenti di percorso, una vera e propria Rognetta, era sugli schermi a dicembre del 2008.

Diamo da mangiare agrumi ai nostri figli, contengono tante vitamine che proteggono da certe malattie spaventose…e magari a ritmo di una tarantella che fa colore in tanto buio come La bampa di lu focu cantata da Otello Profazio, a Rosarno.

Doriana Goracci

«Ci furono tempi felici in cui si poteva scegliere liberamente: meglio morti che schiavi, meglio morire in piedi che vivere in ginocchio. E ci furono tempi infami in cui intellettuali rincretiniti hanno dichiarato che la vita è il sommo dei beni. Oggi sono arrivati i tempi terribili in cui ogni giorno si dimostra che la morte dà inizio al suo governo del terrore esattamente quando la vita è diventata il sommo bene; che chi preferisce vivere in ginocchio, muore in ginocchio; che nessuno può essere ucciso più facilmente di uno schiavo. Noi viventi dobbiamo imparare che non si può nemmeno vivere in ginocchio, che non si diventa immortali se si corre dietro alla vita, e che, se non si vuole più morire per nulla, si muore nonostante non si sia fatto nulla.»

Dall’antisemitismo non si è al sicuro che sulla Luna” (Hannah Arendt)

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La Santa Mafia di cui nemmeno i tedeschi vogliono sentir parlare

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Tra lei e la mafia -si fa per dire- è stato amore a prima vista. Petra Reski già prima di essere una giornalista era andata a Corleone, una giovane studentessa tedesca con in testa la saga del Padrino. Ma già allora la Sicilia la spiazzò e le si manifestò priva di quel connotato romantico con cui l’aveva coltivata nel suo immaginario; le si rivelò sbiadita e desolata nel suo composto squallore di terra saccheggiata dentro e fuori,  coperta da quella coltre di silenziosa tensione che sovrasta le cose e le persone nei luoghi senza libertà. Da allora è passato molto tempo e Petra, storica inviata per l’Italia del settimanale tedesco Die Zeit, ha imparato a conoscere e riconoscere la mafia siciliana, la ‘ndrangheta, la camorra.

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Quando come ministri vengono fatti uomini che più di politica biascicano populismo


Il tutto è incominciato con la campagna d’estate promossa dai radicali e la "visita" delle carceri da parte dei parlamentari. Tutti insieme e tutti appassionatamente. Anche allora ci fu un coro unanime sia dalla costola di sinistra sia dal centro della destra che stigmatizzava le condizioni delle carceri , che queste erano sopra affolate, e della vita inumana a cui erano sottoposti i carcerati. Ci fu persino qualcuno che , prese tanto a cuore la questione, che senza aver visitato un solo carcere parlò delle condizioni dei bimbi che vivevano affianco alle mamme carcerate.

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Mafie, Stato, Televisione: la strategia della paura (CogitoErgoDigito 6)

monoscopio La televisione, troppo occupata ad imporre un modello di vita con le bollicine, non si accorge più della vita vera delle persone vere, inaridita dalle paure. Al telegiornale l’inviata, con tono impercettibilmente sdegnato e retorica pret a porter, dice che a Nola, neppure adesso che li hanno arrestati, la gente ammette di sapere qualcosa dei boss latitanti fino all’altroieri, i fratelli Russo.

Poi la telecamera si avventa sui volti sbiancati dei malcapitati passanti nolani che, colti di sorpresa, abbozzano un “non so” e un “queste cose non ci interessano” al microfono della cronista; il sottotesto del servizio giornalistico lascia a intendere con un’aurea di sufficienza che ci risiamo: eccola, la solita omertà dei meridionali.

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Sabatino Catapano vivo per Francesco Mastrogiovanni morto

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La  storia di Sabatino Catapano, non posso riassumerla in due righe, posso trascriverne due, le prime che lui stesso racconta: "Era il lontano 1960, quando fui arrestato con una pesante imputazione: “sequestro di persona e rapina a mano armata”. Mi rinchiusero nel carcere di Salerno. Ero innocente, oggi si dice: “estraneo agli addebiti”. Non credo che chi non ha vissuto questo barbaro sequestro si possa immaginare qual è il tormento, la paura, la rabbia, la ribellione…". In seguito Sabatino conobbe il manicomio, due ricoveri all’ Ospedale Psichiatrico Giudiziario a partire da quello di Aversa e ne avrebbe conosciuto anche un altro e un altro carcere ancora, intervallati tutti da un bacio ai bambini e uno alla moglie.

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Riflessioni su Ground Zero: fotografare il buco

Scrivo di getto, senza rileggere. La notizia è di quelle che, ripetute, scuotono. E non so tacere. Lo annunciano, ad ogni anniversario, settimanali on line e carta stampata, gente di destra e gente di sinistra, stampa di cui fidarsi, e fa piacere: il nuovo anno zero è nato a New York, tra ciò che resta del tragico Ground zero. Dopo le olimpiadi classiche e Roma fondata, dopo il prodigio di Betlemme e la fuga di Medina, da qualche anno c’è il mistero di New York. Siamo all’anno otto e San Silvestro cade ora l’undici settembre. I tempi sono quelli che sono e incontrare un punto fermo non è cosa da poco. D’accordo, l’evo nuovo parte da un buco, un vuoto, un lutto difficile da elaborare, ma è pur sempre qualcosa. D’altro canto, cosa chiedere a un anno zero partorito dall’orrido accoppiamento di cumuli di detriti con resti umani – migliaia di non identificati ci hanno detto con macabra pignoleria – in un vuoto circondato da bandiere e bancarelle, dove turisti scattano foto morbose e comprano salsicce?

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Detenuti Contenuti Legati e Morti: Francesco Mastrogiovannii

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Certi fatti li conoscono in pochi, sono marginali, certi altri  li leggono in un numero ancora più esiguo, sopratutto se si tratta di detenuti contenuti  legati e morti, mai prosciolti da certa cronaca nera, che diventa sempre più buia, fino alla fine:  “pericolosi per sè e per gli altri e/o se si arreca pubblico scandalo“. La mia filosofia da 4 soldi è quella di farli circolare e comunicare, non fosse altro che per darne notizia. Ringrazio Gino Ancona per  la possibilità che mi ha data, ricapitolando, di sapere quanto   è  emerso   in Rete e purtoppo non solo virtualmente. Questa è la  notizia di cronaca nera-Vallo: morte in corsia del 14 agosto 2009.
Lui, l’anarchico che non c’è più, si chiamava Francesco Mastrogiovanni, detto Franco: insegnante elementare , i suoi alunni lo chiamavano ” il maestro più alto del mondo”. Aveva 58 anni. Un diverso indesiderabile.

La caccia  all’uomo, una volta ancora  si è conclusa,  per il  colpevole di disturbo. E si indaga.
Che le nuvole danzino…

Doriana Goracci
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La pillola del diavolo

Diciamolo subito. Lo scandalo non è l’indemoniata pillola abortiva RU486, contro cui l’alto clero cattolico sta mobilitando tutte le sue forze. Pillola che causerebbe nientemeno che “una crepa nella civiltà” come si è premurato di diagnosticare il cardinale Angelo Bagnasco. "Delitto da scomunica" invece per Monsignor Sgreccia (Movimento per la Vita).

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Alex Zanotelli all’Aquila: il G8 è come la camorra

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«E allora ci penserà il prossimo sindaco fascista, che così vi prenderà più sul serio»

da No(b)logo
Il giovedì scorso (25/6) a Napoli si è svolta la manifestazione / fiaccolata di protesta contro le ripetute violenze omofobe che continuano a ripetersi nella zona di Port’Alba, piazza Bellini, a due passi da Santa Chiara per intenderci. (vai alla cronaca)

Da napoletano non ho mai creduto alla storia di Napoli città tollerante ed accogliente.

Mi ricordo i foschi ultimi anni 70, seguiti alla stagione di ripresa del periodo Valenzi, con le ripetute violenze fasciste, e ricordo gli angosciosi anni di fuoco della violenza camorristica,  un crescendo durato per tutti gli anni 80.

L’illusione di una Napoli piccolo borghese, falsamente bonaria e "filosofa", di saper galleggiare su un’altra Napoli viscerale, violenta, camorrista, sottoproletaria, …  "senza bagnarsi" … è un mito antico, falso, coltivato nell’ipocrisia dei salotti.

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