Friday 25 May 2012, 04:41

Gli articoli con tag: " Calcio "

Riassunto degli ultimi giorni di lotta nell’Amazzonia peruviana.

da vaccamagra.blogspot.com

.Iquitos.

In preparazione del paro generale dell’11Giugno il Comitè de lucha indigena ha lanciato una vigilia culturale dalle 20.00 in Piazza 28 Julio.
L’intento è quello di sensibilizzare la gente, di condividere sprazzi di cultura loretana e di prepararsi per attuare i blocchi stradali dalla mezzanotte.
Noi siamo tra i primi ad arrivare e nell’attesa ci sediamo, scattiamo qualche fotografia e facciamo qualche ripresa .
Lentamente la piazza si riempe e la folla si dispone a mezzaluna di fronte al palco allestito per l’occasione.
Tra il pubblico ci sono tantissime famiglie, bambini, anziani, studenti e nativi.
Prima di dare il via alle esibizioni l’amico/presentatore del partito nazionalista fa un riassunto degli ultimi giorni di lotta; elenca le atrocità commesse dal Governo a Bagua, le violenze fisiche e ambientali di cui sono responsabili le grandi transnazionali del petrolio da quarantanni; inneggia al decentralismo e all’orgoglio del popolo della selva e dei nativi.
L’energia che sprigiona contagia la gente che risponde urlando Venceremos!
Gli artisti intanto fanno le prove dietro alla statua che sta alle spalle del palco.
Cantanti, mimi, poeti, ballerini. Giovani, anziani, donne e uomini.
Il primo gruppo ad esibirsi sono stati gli Shalom amazzonico che hanno diffuso nell’aria melodie tradizionali con chitarre tipiche simili a mandolini, flauti, tamburi e zampoñas, strumenti a fiato ricavati da bambù.
Li ha succeduti un signore di mezza età con barba e occhiali; chitarra al collo ha fatto un’introduzione calorosa testimoniando le lotte epocali dei popoli amazzonici per poi invitare la folla attenta ad accompagnare le sue parole in canto.
Gli accordi sono seguiti da una voce poderosa che intona El pueblo unido jamàs serà vencido!
L’atmosfera è quasi commovente dall’energia che unisce le persone cantanti; pensavamo che certi canti popolari fossero finiti con le morti dei Guevara e degli Allende, solo in quella piazza ci siamo resi conti di quanto tutte le lotte dei secoli passati siano ancora attuali.
Ci guardiamo intorno e osserviamo gli occhi dei presenti, raramente si vedono così brillanti e vivi. Ne siamo contagiati, gli occhi sono lucidi.
La loro lotta empaticamente la sentiamo nostra pur venedo da un altro continente, così diverso e così perso in se stesso.
Al Pueblo unido segue un’altra canzone/novella sulla terra e sul petrolio e per un istante in quell’uomo vediamo De Andrè.
La folla impazzisce quando viene attaccato con ironia il presidente Garcìa.
Intanto alle spalle sull’obelisco centrale della piazza viene issato lo striscione del Comitè de lucha indigena.
Al signore segue un mimo che fa gioire i bambini presenti.
Dopo di lui una coppia di ballerini proveniente dalla scuola d’arte di Chiclayo danza per la gente; eleganti si spostano da un lato all’altro del palco fingendo di baciarsi e facendo ridere maliziosamente il pubblico ad ogni incontro ravvicinato e platonico tra le loro labbra.
Passano un paio d’ore e il presentatore ringrazia i presenti e invita questi ultimi a fare un applauso per i ‘giornalisti italiani’ presenti. Ci indica.
Un po’ alla sprovvista per tanta attenzione rivoltaci ci alziamo e rispondiamo imbarazzati agli applausi dei 400 facendo un inchino impercettibile e toccandoci il petto in segno di riconoscenza e rispetto.
Prende la parola Miller Lopèz del Comitè che di fronte alle telecamere annuncia, come rappresentante, l’inizio del blocco.
Ribadisce l’intento decisamente pacifico della mobilitazione, invita a non cadere nelle provocazioni della polizia e dei militari e a non compiere atti vandalici nella paralizzazione di Iquitos.
Esprime il concetto della lotta per la propria terra dichiarando invincibile l’anima della gente nativa, dicendo che le morti e gli assassinii di Stato non fanno altro che rinforzare la lotta popolare.
Vengono prese pubblicamente le difese del lìder indigeno Alberto Pizango.
La piazza lancia unita un unico grido: Alan (Garcìa) Loreto ti ripudia! La selva non si vende, la selva si difende!
Intanto si organizzano i picchetti per bloccare le strade e dopo breve parte un corteo improvvisato dietro allo striscione del Comitato di lotta.
Ad aprire il corteo, ancor prima dello striscione, c’è un uomo che ha superato i 50 con un’asta spessa di legno lungo circa quattro metri; attaccata all’asta una grande bandiera del Perù e una bandiera nera che manifesta il lutto popolare per i 200 e più tra morti e desaparecidos di Bagua e per i 24 poliziotti la cui morte è dovuta all’irresponsabilità e alla corruzione morale del governo.
Il corteo si muove spedito e si ingrossa strada facendo; la gente applaude dalle finestre, i partecipanti urlano orgogliosi e irati.
E’ un grande serpentone illuminato dai ceri portati dalle persone in segno di lutto.
La manifestazione è calda, molto calda.
Arriva la polizia. Due cordoni scortano ai lati ad estrema vicinanza i manifestanti che continuano nel percorso come se non esistessero.
La polizia non è il caso che rischi perchè la presenza della stampa è massiccia e la gente presente è disposta a tutto per rivendicare la propria esistenza.
Tutto scorre tranquillamente.
La mobilitazione continua fino ad arrivare nella centralissima Plaza das Armas per poi tornare in Piazza 28 de Julio.
Qui si dà appuntamento nella stessa piazza per il giorno sucessivo alle 15.00 per la grande manifestazione in programma in favore dei nativi e con i nativi.
Molti tornano a casa verso l’una, le due di notte; alcuni altri occupano le strade giocando a calcio o cucinando pollo e banane alla griglia.
Altri si fermano a chiacchierare condividendo qualche fetta di pane e qualche focaccia.
Ci sediamo sui gradoni ai piedi della statua e conversiamo con una signora; ci racconta gli anni della dittatura di Fujimori, ci parla dei desaparecidos, dei tradimenti nella lotta popolare..dei tradimenti di coloro che alla coerenza delle idee hanno preferito la corruzione politica; ci narra della repressioni, dell’esercito che ha visto sparare sulle folle, ci parla anche di quando per salvare la vita sua e della famiglia ha puntato una pistola alla schiena di un poliziotto che era venuto per saccheggiarle la casa e per intimidirla.
Ci parla dei compagni che continuano a lottare al fianco del popolo e che hanno per questo perso il lavoro, ora dormono per strada. Ci avverte di quanto questi ultimi siano sempre i primi a metterci la faccia.
E cita quelli che una volta erano compagni ed ora sono dall’altra parte della barricata.
Ci avverte anche del rischio che questa lotta per la sopravvivenza possa essere utilizzata da terzi per i loro squallidi giochi politici: La lotta indigena non è politica.
Non trattiene le lacrime, la voce è forte e vibrante allo stesso tempo. Nonostante tutto la sua fiducia è forte come la sua combattività.
Ci contagia.
Ci salutiamo dandoci appuntamento per la mattina quasi alle porte e continuiamo camminando per la città.
Incrociamo un blocco di una decina di persone legate alla Chiesa; la signora con cui parliamo è polacca ed è in mezzo ad un incrocio in Plaza das Armas.
Le chiediamo quale sia la posizione della Chiesa riguardo al blocco.
Ci risponde che i vertici non si schierano, che le scuole cattoliche non chiudono, che i preti di Iquitos (tutti stranieri) non si interessano e al massimo si fanno da intermediari.
Lei è la prima ad accusarli, dice che in Perù è quasi tutto in mano all’Opus Dei.
E’ testimone di quanto siano ignavi coloro che la precedono nella piramide, attacca il Vaticano accusandolo di conservatorismo e immobilismo e un tal cardinale spagnolo che pochi giorni prima ha dichiarato che l’aborto è peggio della pedofilia.
Ma ci parla anche di padre Mario Bartolini che a Bagua aveva aperto Radio La Voz; il Governo lo vuole espellere dal paese, lo accusa di aver istigato i nativi alla rivolta, lo accusa addirittura di terrorismo e gli chiude la radio. Lui continua nella sua battaglia al fianco degli abitanti di Bagua.
La salutiamo, andiamo a casa per ricaricare le batterie della macchina fotografica e della videocamera e dopo un’ora torniamo in piazza aspettando l’alba e la giornata di lotta.
Qui alcuni studenti che stanno bloccando un’arteria cittadina ci invitano alla Casa del Maestro per parlare con Apu Marco Polo Ramirez Arahuanaza, rappresentante della Tribù Ashuar di Andoas.
Lo incontriamo e ci presentiamo.
Lineamenti duri, pelle scura, braccia forti e capelli lunghi, lisci e neri. Non può uscire dalla casa del Maestro perchè come rappresentante indigeno ha sulla sua testa un mandato d’arresto. Nonostante questo ci conferma la sua presenza alla manifestazione insieme a nativi Boras, Cocamas, Yahuas, Aguajun, Shawis e Ticunas.
E’ sotto processo per i fatti di Andoas: Una comunità di 800 persone, vittime da quarantanni dei soprusi di Pluspetrol (corporation argentina), costrette a pescare e cacciare in territorio equadoregno, dopo avere visto le proprie acque contaminate dall’oro nero e i propri animali morire avvelenati, hanno deciso nel Maggio del 2008 di ribellarsi.
Hanno bloccato l’afflusso del greggio sabotando i gasdotti e occupato l’aereoporto; ne sono seguiti scontri con la polizia che, come a Bagua, non ha esitato ad aprire il fuoco.
Negli scontri è morto un poliziotto.
Marco Polo, come John e Josè Fachin, è accusato d’omicidio pur essendo stato fermato e detenuto (negli uffici di Pluspetrol) 24 ore prima dell’accaduto; rischia 23 anni di carcere ed è iniziato il processo giusto in questi giorni.
La comunità di Andoas, al confine con l’Equador, è stata la prima a ribellarsi ed è stata da esempio per le grandi lotte unitarie di cui sono protagonisti oggi i nativi della selva e delle Ande.
Per questo per loro sono previste pene esemplari. Intanto gli hanno bloccato ogni sorta di finanziamento proveniente dalle organizzazioni native e non.
Chiacchieriamo con Marco Polo e Josè Fachin per un’ora; facciamo la colazione comunitaria a base di te bollente con latte, anice e pane secco nella Casa del Maestro.
Nel frattempo arrivano molte persone e ci si organizza per continuare i blocchi e per fare un piccolo corteo per continuare nella sensibilizzazione.
Miller Lopèz del Comitè apre la piccola marcia.
Sono una trentina di persone, come più o meno ad ogni blocco.
Ci si apposta ad un incrocio per fermare i pochi mototaxi che stanno facendo i krumiri; in men che non si dica arriva un pick-up della polizia.
Si cambia incrocio e si gioca al gatto col topo. Lenti ma non fermi si passa da incrocio ad incrocio.
Passa così la mattinata che nonostante tutto scorre tranquilla; il traffico insostenibile, a cui ormai ci siamo abituati, oggi ha una pausa.
La grandissima maggioranza delle attività commerciali è restata chiusa per solidarietà e moltissimi mototaxi quest’oggi non sono in servizio.
Non c’è quasi bisogno dei blocchi perchè la solidarietà dei cittadini sembra essere totale.
Non ce l’aspettavamo.
Alle 15.00 ci concentriamo in Plaza 28 de Julio; alla spicciolata si riempie fino a partorire persone anche sulle strade laterali.
Decine di striscioni e di cartelli con frasi emblematiche, molti nativi, migliaia di persone e anche molti poliziotti. Nell’andare in piazza ci imbattiamo anche con un plotone dell’esercito che marcia rigidamente.
Si aspetta che l’affluire continuo di gente abbia fine per cominciare il corteo aperto sempre dal Comitè.
Alle 16 si parte.
Ai lati, alla testa e alle spalle è dispiegata la polizia in assetto antisommossa.
Ci si imbocca per Avenida Prospero e al primo incrocio ci fermiamo per misurare la lunghezza del serpentone umano. Bisogna attendere più di dieci minuti perchè finisca.
Dopo aver percorso le principali vie della città e il mercato di Belem torniamo in piazza.
Qui prendono parola tutti i rappresentanti indigeni che prima si rivolgono alla folla in Quechua e altre lingue per poi farlo in castigliano (non tutti).
Si chiede rispetto per la propria cultura e la propria terra, si chiede giustizia e dignità, si chiede l’abrogazione di tutti i decreti sulla selva (non solo del decreto 1090 e 1064) e si annuncia un blocco generale in tutto il Perù per il 7, l’8 e il 9 Luglio.
Ascoltare i nativi è toccante, ascoltare la loro rabbia degna è una scossa di vita.

.Domenica 21 Giugno 2009.


Da Leda, una che pulisce la scuola e…

… Leggi tutto

L’ “inferno delle tendopoli” da un altro punto di vista: una realtà di emergenza, un’organizzazione difficile

Condivido alcune riflessioni di un amico che ha aiutato direttamente a strutturare e organizzare una delle tendopoli, a proposito del dibattito sul terremoto ed in particolare della lettera di denuncia pubblicata in Giornalismo Partecipativo qui.

di Vittorio Artoni

Si sarebbe potuto fare molto più e molto meglio di un governo di pagliacci come quello di Berlusconi? Sicuro. E’ necessario stare attenti perchè la ricostruzione della provincia dell’Aquila se la stanno già spartendo i maggiori clan mafiosi italiani? Sicurissimo anche questo.

Ma caliamoci davvero nella situazione, in cosa è successo, cosa sta succedendo e cosa succederà. Una città rasa al suolo non si può nemmeno pensare che sia una sorta di Eden. I problemi ci sono e ne sorgono ogni giorno di nuovi ed impensabili. Volontari, militari e operatori del ministero sono chiamati a tamponare il più possibile l’emergenza, ma forse questa è soprattutto un’occasione per riflettere (a destra, a sinistra e tra radical chic-pseudo-ecolo) che la forza della natura batte ancora l’uomo con un 3-0 netto…e spesso non ci rendiamo conto di questa nostra inferiorità! Ma così è!

E’ strano pensarlo nella modernissima Italia, è impossibile viverlo per chi fino al 5 aprile viveva tra uno schermo al plasma, i culi delle veline e le partite della serie A la domenica come, che ci piaccia o no, vive qualunque altro italiano medio. Non è così impensabile che comincino le epidemie. Vivere in 1500 in un campo da calcio comporta evidenti rischi. Stiamoci attenti ma… Che sia il prezzo di poter aver una tenda sopra la testa?

Stesso discorso per il caldo insopportabile in tenda. L”Aquila ha lo stesso clima (e altitudine) di Aosta. Il 21 aprile nevicava, a dicembre si va sotto di 20 gradi. Sarò cinico, ma nella sfiga, il terremoto è arrivato all’affacciarsi dell’estate e questa è una grande fortuna! Che vecchi e bambini non superino l’estate mi pare davvero catastrofistica come cosa. E poi sì, nelle tendopoli si muore di noia, è vero, ma è una tendopoli, c’è stata una catastrofe davvero immensa. All’aspetto ludico-ricreativo ci si pensa, laggiù nei campi, ma pare ovvio che non sia la priorità!

I campi sono pieni di droga, anche questo è vero. Ma che falsa indignazione è questa? Nella piazza sotto casa nostra non c’è? Scopriamo solo ora che “la meglio gioventù” italo-occidentale del 2000 tira cocaina in quantità semplicemente preoccupanti? I ragazzi (venti-trentenni) che sono costretti nelle tendopoli prendono la macchina, in un’ora e mezzo sono a Roma, in due e mezzo a Rimini, vanno a “rifornirsi” e tornano con ogni tipo di droga per… vivere la loro abituale quotidianità. E’ forse più grave che lo facciano ora in tendopoli piuttosto che prima dentro e fuori dalle discoteche o nelle piazzette dei paesi? Mi sembra un’analisi sociologica un po’ ipocrita e fuori luogo.

I campi sono militarizzati, è vero pure questo… meno male! Chiunque sa che la tecnologia più avanzata arriva nel campo militare con almeno una ventina d’anni d’anticipo su quello civile. E’ così fin dall’Impero Romano, quindi anche questa, che denuncia sociale è? Grazie al cielo la tecnologia bellica è stata messa a disposizione dei civili. Io mi sono trovato a scavare buche di raccolta acqua per 10 ore di fila per evitare l’allagamento del campo, il tutto con zappa e piccone portati dalle casse materiali degli scout di mezza italia. Il giorno dopo pioveva il doppio ma è arrivato il genio militare con un escavatore meccanco e tre idrovore (o idropompe): ciò che ho fatto (rompendomi la schiena) in dieci ore loro l’hanno fatto in mezz’ora (schiacciando 3 o 4 pulsanti). Qiundi ben vengano i militari mi vien da dire. Oltre al dispiegamento di uomini comunque sia pagati che solitamente o stanno in una caserma ad addestrarsi per un’ipotetica guerra o vengono mandati in giro per le città contro rom e spacciatori dall’asse La Russa-Maroni… insomma, forse per una volta si può dire che l’esercito serva a qualcosa!

Nei campi le macchine fotografiche e i giornalisti sono i nemici numero uno. Calcoliamo che per le prime due settimane paparazzi di ogni sorta si assiepavano nei campi per fotografare “la tragedia” sballottando anziani malconci e ricreando sfondi spettrali per far salire le quotazioni delle loro foto. Oltre alla “caccia allo scatto del bambino”: le foto di bambini per giornali come “Chi”, “Gente”, “Oggi” ecc sono ambitissime, ma vietitissime dalle leggi anti-pedofilia. Insomma io stesso mi sono trovato a cacciare a calci in culo (nemmeno troppo metaforici) fotografi dagli spazi kindergarden e ludoteca. I nervi già sono a fior di pelle e gli operatori non hanno modo di sapere quale destinazione avranno le foto scattate. Non è semplice come cosa!

I capi campo lasciano poco spazio alla democrazia ed al coinvolgimento dei cittadini. Altra cosa vera, ma resta, ancora una volta, una situazione di emergenza e non un gioco! Nella tendopoli di Coppito il capo campo ha imposto un massimo di alimenti da poter distribuire ai non residenti al campo (ossia coloro che si sono piantati la tenda in giardino perchè non si sentivano di abbandonare la propria casa, ma che non hanno cibo) e l’impossibilità di scegliere gli abiti distribuiti (una sorta di “ti prendi ciò che capita”). Questo è accaduto dopo che alcune persone sono venute a prendersi decine di chili di pasta e scelti gli abiti migliori per poi andare a rivendere nel ”mercato nero post-terremoto”. E’ squallido? Lo so. Ma questo è ciò che accade e come si fa fronteggiarlo senza una politica ferma e forse sì un po’ poco democratica!

Stesso discorso per gli abitanti coinvolti nelle attività di gestione del campo. A Coppito c’era una faida tra famiglie e abbiamo cacciato dalle corvé un signore che si era amorevolmente messo a disposizione della distribuzione pasti in mensa (a propisto: a Coppitto si mangia bene, davvero bene!). Il signore distribuiva piattoni a quelli della “sua fazione” e dieci maccheroni di numero a coloro che facevano parte di quella avversa: stava scoppiando la guerra! Così si è deciso di eliminare gran parte delle collaborazione degli abitanti in cucina, mensa e distribuzione materiali: non si poteva far altrimenti.

Alla fine sì, credo anche io che il G8 sarà un macello, una tortura. Per 10-15 giorni si penserà solo a 8 stronzi e ci si dimenticherà dei 55 000 Abruzzesi e questo è folle. Pare che sia tattica la scelta del G8 a L’Aquila (per fare solo un esempio: il solo ospedale da campo completamente attrezzato della protezione civile sarebbe dovuto finire alla Maddalena come parte dell’organizzazione del G8),  ma non per questo sarà una scelta indolore per la popolazione e di conseguenza corretta. L’alternativa poteva essere rinunciare all’organizzazione del G8 e chidere, in via eccezionale, che uno degli altri 7 se ne accollasse l’organizzazione, per cause di forza maggiore. Ma l’orgoglio…

La presenza di Casa Pound è preoccupante e andrebbe arginata. Putroppo qualunque associazione in grado di prestare soccorso strutturale e materiale è rientrata nel piano della Protezione Civile e i fasci hanno colto l’occasione. Con il passare del tempo e dell’emergenza credo sia giusto preoccuparsi di questa cosa e trovare il modo di buttarli fuori, perchè della loro propaganda non c’è proprio bisogno!

Credo che intorno a questo avvenimento si stia facendo davvero tanta retorica e che ognuno tiri il terremoto dalla sua parte. Ma non è una cosa fattibile, il terremoto è il terremoto, è una tragedia edifficilmente la si può  leggere diversamente. Si regredisce di 8 secoli? ma pure di più! insomma si passa da case con cancelli automatizzati e scomode tende, mi pare evidente come cosa! Teniamo viva l’attenzione e pure la polemica, ma che sia costruttiva e non strumentale. Fissiamo delle priorità, ma che siano quelle di uno stato di emergenza e non quelle della nostra vita quotidiana e pure un po’ agiata.

Ho incontrato a l’Aquila “Luigi Coelho”

Domenica 24 maggio.

(Cronaca di una domenica di fine maggio, passata tra gli sfollati)

Mi presento, sono Fabio, 40 anni, padre di 3 figli, abito nella provincia di Milano e più precisamente a Legnano. Il terremoto del 6 aprile ha scosso un po’ tutti, compreso me, che in quella notte mi ritrovai sveglio alle 5 e come per un “presentimento”, accesi il televisore del salotto di casa e seguii in diretta tv le prime immagini trasmesse da rai 3. Il racconto che farò, certo non risulterà minuzioso di particolari, ma ciò è dovuto, da una parte alla mia inabilità di reporter e dall’altra al rispetto necessario che si deve alle persone di quel luogo.

… Leggi tutto

Riforma Gelmini dell’Università in anteprima: rinnovamento a costo zero o macelleria sociale?

gelmini Il testo del disegno di legge delega che riforma profondamente l’Università italiana sarà portato dal Ministro Mariastella Gelmini nell’imminente prossimo consiglio dei ministri per andare quindi in Parlamento. Non se ne parla affatto perché sta bene un po’ a tutti, governo, opposizione e perfino alla conferenza dei Rettori.

Ma è bene che se ne discuta nel paese perché concerne il principale strumento che ha l’Italia per restare nella pattuglia dei paesi più avanzati. Affossato (o affossatosi o era semplicemente un miraggio) il movimento dell’Onda, il dibattito nelle università e nel paese è stato in questi mesi azzerato per trasferirsi in ristrettissime commissioni vicine al ministro.

Ma il progetto Gelmini rappresenta un cambio paradigmatico della nostra università. Questa diviene una sorta di mostro unico al mondo, né privata né pubblica, ovvero resta pubblica ma il controllo viene assegnato ai privati. Inoltre, come già successo per la scuola, minaccia di bruciare un’intera generazione di giovani ricercatori. Giornalismo partecipativo ha letto in anteprima il testo del disegno di legge e lo analizza punto per punto.

… Leggi tutto

Coccodrillo per Gianni Baget Bozzo

http://www.resistenzalaica.info/images/baget_bozzo.jpeg

Nel gergo giornalistico  il coccodrillo è un necrologio scritto in anticipo, per averlo pronto al momento del bisogno. Quando scrissi per Gianni Baget Bozzo ancora in vita, non pensavo davvero a questa possibilità, che egli venisse a mancare così presto: leggo che aveva 84 anni, il socialista di Dio. E’ morto nella notte del 7 maggio nel sonno, dicasi morte dolce e discreta non certo ucciso come fecero per la  Englaro: “È questo che ha spinto il Cavaliere a battersi per Eluana“. Nei giorni scorsi trovò  la Forza tutta Italiana di rilasciare alle agenzie di stampa  alcune dichiarazioni in merito al divorzio chiesto da Veronica Lario a Silvio Berlusconi. “Impossibile non sentire lui, don Gianni: amico personale del premier, voce ascoltata dai vertici di Forza Italia come, venti anni prima, nel Psi di Bettino Craxi. “E’ un fatto personale – aveva risposto Gianni Baget Bozzo – non ha per ora nessuna valenza politica. La valenza politica potrebbe averla, ma dipenderà  da come verrà condotta la questione”. E ancora: “Non penso – aveva detto Baget Bozzo – che la signora sia strumentalizzata dalla sinistra, penso invece che questa sia una battaglia tutta sua, combattuta però su un piano politico, che cerca di screditare la figura di Berlusconi mostrandolo come figura dubbia”.

… Leggi tutto

Veronica e il drammone popolare

http://www.raidue.rai.it/Static/immagine/330/catene_fo.jpgVolevo parlare d’altro. Della serie, machissenefrega, con tutti i problemi che abbiamo. Oltretutto stavo facendo la rassegna violenta di tutto il mese di aprile. Sono morte delle donne, l’ultima ieri, sempre per mano dell’ex, del fidanzato o del marito. Poi mi è venuta una rabbia enorme, soprattutto nel vedere tante persone che conosco commentare ammirat* le "epocali" parole della moglie del premier.

… Leggi tutto

La crisi e le false notizie… Matteo Dean da Città del Messico

Si gioca, ma le tribune sono vuote Città del Messico, cittadinanza in quarantena

Sembra fatto apposta. Quando l’anno scorso si cominciò a parlare di crisi finanziaria e si cominciavano a intravedere i segni dell’attuale crisi economica, il governo messicano, attraverso il suo ministro delle finanze, parlava “di un leggero catarro” per l’economia nazionale. Qualche mese dopo, smentito dai fatti – mezzo milione di disoccupati negli ultimi due mesi del 2008 -, il governo dovette correggersi: “questa è una polmonite”. La metafora, già di per sé un po’ sfortunata, sembra in questi giorni aver riscosso il prezzo dell’abuso verbale.

Dal mese d’ottobre scorso, il sistema sanitario affronta il problema del virus influenzale. Un virus poco conosciuto in questo paese, per ovvie ragioni latitudinali. Ma da ottobre, ovvero da oltre sei mesi, il sistema sanitario non riesce a contenere il problema. E mentre nella società si promuoveva la dubbia pratica delle vaccinazioni antinfluenzali, negli ospedali gli stessi operatori sanitari si ammalavano. Ed alcuni morivano. È il caso di due studenti all’ultimo anno di praticantato presso l’ospedale Juarez della capitale messicana.

… Leggi tutto

Verona, città dell’amore

Ho scritto questo testo nel gennaio scorso, ma la situazione oggi non è molto mutata. Mi pare importante non far calare l’attenzione sul problema della violenza, comune a molte realtà cittadine, non solo nel Nordest. Un problema su cui le istituzioni, locali e nazionali, sembrano non avere né le capacità né la volontà di dare una risposta.

Botte da orbi, di nuovo, in pieno centro storico di Verona, a 300 metri da dove è stato colpito a morte Nicola Tommasoli.
In piazza Viviani, vicino a piazza Erbe, tre giovani vengono aggrediti selvaggiamente (una ragazza viene colpita ripetutamente in faccia con un portacenere di vetro) da una quindicina di giovani il 3 gennaio; ed il 5 è la volta di una ragazzina, salvata in extremis da un gruppo di persone accorse in suo aiuto.

Ma che aria tira oggi, in questa città che punta la sua immagine pubblicitaria in gran parte sul mito romantico dello struggente amore di Giulietta e Romeo?

… Leggi tutto

Adriano, il Celestino V del pallone

adriano27060611 Sali e scendi, usa e getta, prendi i soldi e scappa, qual è il giudizio sul calciatore Adriano che rinuncia alla gloria per tornare a casa? Ha guadagnato fulmineamente milioni e gli basta, la verità è che saziata la fame non ha più stimoli e ne ha comunque per varie vite senza dover per forza sudare sotto i riflettori. Dicono, non è un serio professionista… vero.

Ma è davvero un mestiere il calcio? Anche se secondo Gianni Morandi uno su mille ce la fa, in quanti mestieri a venti e pochi anni, restando bambino, sei già stramiliardario?

Da una parte ci è simpatico Adriano. Sì, è vero: un operaio (e anche un ricercatore universitario) non possono permettersi di dire che non ne hanno più voglia e non hanno neanche il Brasile immenso di fronte dove eclissarsi.

Ma di fronte allo star system trovatene uno che tutto sommato decide che ne ha abbastanza e spegne la luce.

Grandi squadre, piccolo cuore

Della serie ricchi e spilorci. Mentre due piccole società come Napoli e Catania hanno annunciato che devolveranno alle vittime del terremoto l’intero incasso delle prossime partite casalinghe, le cosiddette grandi del calcio italiano non brillano per generosità. Il Milan donerà solo parte del ricavato di un torneo di golf, mentre l’Inter metterà  disposizione dei tifosi i suoi club in Abruzzo che potranno essere usati come base logistica per i volontari. Juventus e Roma, addirittura, si sono limitati a uno scarno messaggio di cordoglio sui rispettivi siti istituzionali. L’associazione calciatori ha proposto una sottoscrizione e la Lega Calcio non ha fatto di meglio che disporre un minuto di silenzio prima delle partite sabato pomeriggio.

Grandi squadre, piccolo cuore

Terremoto, Aurelio De Laurentiis: "Ssc Napoli devolverà incasso della prossima partita a favore delle vittime"

«Il Napoli Calcio devolverà l’incasso della prossima partita a favore delle vittime del terremoto d’Abruzzo. Chi è sopravvissuto ha bisogno d’aiuto e tutti gli italiani si devono mobilitare». Lo ha annunciato Aurelio De Laurentiis, presidente del club azzurro, intervenendo nella diretta in onda in simulcast dalle 21 di questa sera su Skyuno e Sky Tg24 che, oltre ad aggiornare sui danni e le conseguenze del terremoto in A.

Clima surriscaldato a Bruxelles: 300 arresti

350 attivisti bloccano le porte del palazzo della Commissione europea
Era il 3 giugno del 2008, faceva già caldo a Bruxelles quando la polizia arrestò dei pescatori
in protesta. L’Unione Europea aveva detto di no agli aiuti al settore e scattò la guerriglia con la polizia per le strade di Bruxelles, non proprio quella che cantava Jacques Brel.
Oggi 10 marzo 2009, il clima è diventato rovente a Bruxelles, malgrado la primavera non sia ancora iniziata. “Oltre 300 attivisti di Greenpeace provenienti da tutta Europa sono stati arrestati dalla polizia per aver preso parte, oggi a Bruxelles, a una protesta non violenta contro i cambiamenti climatici.
Gli attivisti hanno bloccato le uscite del palazzo in cui i ministri della Finanza stavano discutendo sui fondi per affrontare i cambiamenti climatici nei paesi in via di sviluppo.
Gli attivisti di Greenpeace sono arrivati questa mattina a Bruxelles da 20 paesi. Tra loro 18 italiani. Si sono incatenati ai cancelli e alle recinzioni bloccando le entrate dell’edificio e hanno chiesto ai ministri della Finanza di salvare il clima dalla bancarotta. Un ampio schieramento di agenti di polizia e una squadra anti-sommossa hanno tagliato le catene e trascinato via gli attivisti verso i veicoli. La polizia ha istituito rapidamente un perimetro di sicurezza, mentre il servizio sicurezza dell’Ue ha sigillato tutti gli ingressi dell’edificio.
Dopo circa due ore la polizia ha portato via gli ultimi manifestanti.Cinque attivisti sono stati portati in ospedale a causa dell’azione della polizia.Uno di loro ha due costole fratturate. I manifestanti sono ancora sotto la custodia della polizia.Nessuna accusa è stata ancora formulata”.

http://static.blogo.it/ecoblog/nato.jpg
Vi invito a leggere e vedere il seguito di questa Puntata Europea direttamente sul sito di Greenpeace Italia, mentre a Casa Nostra si discute sui Candidati e le Liste per le Europee e ci si candida a ospitare gli Europei di calcio del 2016.
Qualcuno ricorda che il 29 maggio scorso , alla riunione di Bruxelles del Consiglio Europeo per la Competitività, i 25 governi europei hanno trovato un accordo sulla direttiva Bolkestein?
“E’ stato approvato il testo redatto dalla Commissione Europea, a seguito delle modifiche introdotte dopo il voto del 16 febbraio 2008 in Parlamento europeo.Il “compromesso “Ghebardt” , che, pur modificando alcuni aspetti della direttiva, ne lascia immutato l’impianto liberista e i pericoli per gli attacchi ai diritti sociali e del lavoro”…così scriveva Attac: “Se credete che ci basti”

E chi si perde le Prossime Puntate:
“Le elezioni per la VII legislatura (2009-2014) del Parlamento europeo si terranno in Italia il 6 e 7 giugno 2009. In contemporanea ad esse si svolgerà anche la tornata ordinaria delle elezioni amministrative provinciali e comunali e forse un referendum”.

Che devo dire…http://www.gerca.it/vecchio/img/notizie/prodibolke.jpg io non mi scordo del signor Bolkestein e del suo amico
Prodi: il 19 marzo a Bruxelles, non avendo meglio da fare, c’ero a protestare, contro. Cantammo la
Solita Musica: “CONTRO LA GUERRA, IL LIBERISMO,IL RAZZISMO, PER UNA EUROPA SOCIALE DI PACE, VIA LE TRUPPE
DI OCCUPAZIONE DALL’IRAQ, VIA LA BOLKESTEIN DALL’EUROPA, CITTADINANZA,DIRITTI SOCIALI E DEL LAVORO
PER TUTTI

Questioni di punti di vista, sul Clima geneticamente modificato, sempre più Caldo per tutte e tutti,
malgrado l’Ombra e la malinconica poesia di una Bruxelles come la cantava Dick Annegarn.

Doriana Goracci

http://www.radioradicale.it/images/news/biel_repr1.jpg

Gli emiri, il Milan, l’Inter, la Juve e il Ponte sullo Stretto

agoradi Antonio Mazzeo

La notizia dei 500 milioni di euro offerti dall’Abu Dhabi United Group for the Development and Investment (ADGDI) per rilevare il 40% del pacchetto azionario del Milan calcio ha fatto il giro del mondo, mettendo in fibrillazione azionisti, scommettitori e tifosi. Il presidente del Consiglio e proprietario della blasonata squadra italiana, Silvio Berlusconi, ha smentito qualsivoglia trattativa di cessione, ma ci sono troppe strane coincidenze per poter archiviare frettolosamente l’intera vicenda. Innanzitutto perché dietro l’operazione ci sarebbe lo sceicco Mansour Bin Zayed Al Nayhan, membro della famiglia che governa l’emirato di Abu Dhabi, nonché proprietario del Manchester City, team inglese del solo qualche mese fa aveva chiesto di acquistare Kaká dal Milan, in cambio di 108 milioni di euro.

… Leggi tutto

Femminicidio di Barbara Cicioni: le mie impressioni sull’esame dell’imputato, Roberto Spaccino

Cicioni

Nei giorni 27 e 28 gennaio si è tenuto, nell’ambito del processo per il femminicidio di Barbara Cicioni, l’esame di Roberto Spaccino, imputato di aver ucciso la moglie .
Molti i suoi parenti presenti in aula, poche le femministe, tutte compagne della rete delle donne umbre. Questo, a quanto pare, è stato elemento di forza per Spaccino, che psicologicamente ha retto molto bene ai due giorni di esame, sempre evitando lo sguardo della suocera, Simonetta, la mamma di Barbara Cicioni.
Nonostante egli continui a negare la propria responsabilità per l’omicidio della moglie, numerose e rilevanti restano le contraddizioni nella “sua” ricostruzione della sera dell’omicidio, del suo litigio con la moglie, della sua vita coniugale.

… Leggi tutto