Thursday 09 February 2012, 07:54

Gli articoli con tag: " Buenos Aires "

Sconfitto il golpe in Ecuador

pr08aa011010-photo01aaa_456_336 Hanno sequestrato per 12 ore la democrazia ecuadoriana ma hanno perso. Ecco gli eventi principali della notte, italiana. In mattinata un commento sul terzo golpe, dopo Venezuela e Honduras, in America latina contro l’ALBA. L’antefatto qui e qui. Qui l’intervista esclusiva a María Alexandra Benalcazar da Quito e qui la testimonianza di Davide Matrone. Infine qui il canale Twitter.

Come Giornalismo partecipativo aveva annunciato fin dall’1.30 ora italiana la strada del blitz per liberare il presidente prendeva campo come l’unica possibile. Intanto era sempre più importanti le testimonianze sulle infiltrazioni nella polizia, su civili in genere riconoscibili come vicini a Lucio Gutiérrez (l’ex presidente fondomonetarista su posizioni apertamente eversive) per esempio nell’assalto a Ecuador TV subito dopo che il canale pubblico era riuscito a far parlare in diretta al paese il presidente ancora sequestrato. Gli squadristi che hanno assaltato Ecuador TV e spento il segnale per oltre un’ora non erano infatti poliziotti ma civili comandati da Pablo Guerrero, avvocato di Lucio Gutiérrez.

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Londra provoca l’America latina: prospezioni petrolifere armate alle Malvinas

malvinas Nel mare tra le isole Malvinas (Falkland secondo la dizione coloniale) e l’Argentina vi sono almeno 3 miliardi di barili di petrolio che Londra vuole a tutti i costi per sé in violazione alle risoluzioni 2065 e 3149 dell’ONU e agli stessi accordi con l’Argentina del 1989 che la Gran Bretagna firmò senza mai pensare di rispettare.

Se Buenos Aires esige il rispetto degli accordi e della propria sovranità e tutta l’America latina solidarizza con Cristina Fernández, l’ONU resta muta e la marina inglese provoca cercando l’incidente.

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Nel Sud del mondo rinasce l’infodiversità

Foto di: Sanja GjeneroIntervista di Bernardo Parrella a Gennaro Carotenuto per Apogeonline

Il citizen journalism intacca il latifondo mediatico nelle democrazie occidentali e fa emergere la vivacità dei paesi all’ombra dei mainstream media. Intervista a Gennaro Carotenuto

Il giornalismo partecipativo nelle sue varie incarnazioni è una delle pratiche simbolo del nuovo modo di fare informazione nell’era delle tecnologie mobili e digitali. Un trend che acquisterà sempre più centralità nel futuro di redazioni e cittadini, in modo particolarmente marcato nel mondo non occidentale. Nella nebulosa informativa odierna, i grandi gruppi editoriali restano tali pur se scricchiolanti, ma la speranza corre via internet, dove milioni di liberi cittadini rilanciano e commentano fatti (o almeno provano a farlo) e dove libertà di stampa vuol dire biodiversità informativa. Di questo abbiamo parlato con Gennaro Carotenuto, autore del recente volume Giornalismo partecipativo: Storia critica dell’informazione al tempo di Internet (Nuovi Mondi) e docente di Storia del giornalismo e dei nuovi media all’Università di Macerata.

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Città del Messico di “sì” ai matrimoni omosessuali

Città del Messico dice “sì” ai matrimoni omosessuali. Sarà dunque la prima capitale dell’America latina a permettere i matrimoni tra persone dello stesso sesso, accompagnata in tutto il mondo da Belgio, Canada, Norvegia, Olanda, Spagna, Sudafrica, Svezia e alcune città degli Stati Uniti d’America. … Leggi tutto

Acquista: Giornalismo partecipativo. Storia critica dell’informazione al tempo di Internet

Gennaro Carotenuto, Giornalismo partecipativo. Storia critica dell’informazione al tempo di Internet, Modena, Nuovi Mondi, 2009, pp. 351. ISBN: 9788889091715, Acquista subito al prezzo speciale di 10.20 Euro.

SOMMARIO

Introduzione

11

1 – Dal Quarto potere all’era della disinformazione?

29

Il giornalismo va ancora a vedere per raccontare?

29

La “fine del giornalismo”?

31

Da Baghdad a Buenos Aires: giornalismo post-politico

45

Il controllo sui media nel dopoguerra: dai lettori agli sponsor

52

Media mainstream, concentrazione editoriale e pubblicità

57

Il pacifista col kalashnikov

62

“Ognuno suona come vuole e tutti suonano come vuole la libertà”

71

La parzialità dei media, il caso italiano

74

La zingara rapitrice

78

I corpi di Mauro de Mauro ed Enzo Baldoni

82

2 – Il giornalismo tradizionale e la Rete. Un’occasione mancata?

87

Una terra incognita e ostile per i media tradizionali

87

Basteranno i micropagamenti a salvare il giornalismo?

95

Un lettore nomade per una stampa in crisi

111

L’Internet dell’infotainement e quella della condivisione della conoscenza

119

I migranti digitali

126

Stiamo rinunciando al giornalismo del futuro?

129

Il modello YouTube

132

Il luogo del conflitto sociale

137

L’agenda setting del giornalista flessibile

143

Il tritanotizie

147

La blogghizzazione dei media tradizionali

153

“Dì la tua!”

158

L’alternativa latinoamericana

166

“Gli uomini preferirono le tenebre alla luce”: l’incubo del Quinto potere

168

3 – La Riforma agraria dell’informazione

177

Frammentare i media per deframmentare i lettori

177

L’alternativa al pensiero unico?

192

La Rete è il luogo dell’incontro

196

La soggettività di Google

202

L’imprinting sulla Rete: relazioni, condivisione, democrazia

205

Internet prima di Internet. Dal “popolo dei fax” alla digital guerrilla

209

“Zapatistas in Cyberspace”. Un’email dal Chiapas

216

L’informazione online nell’interstizio tra la comunicazione di massa e quella personale

226

L’intelligenza collettiva e il Web 2.0

230

Strumenti di dialogo

240

Dall’associazionismo al giornalismo digitale

242

Fare giornalismo partecipativo con un blog

250

Ai confini della nebulosa informativa

257

Orientarsi nella nebulosa informativa con la bussola o col Tom Tom

260

Il modello aggregatore come contenitore giornalistico

263

La mediazione della conversazione

269

Una pre-conclusione: verso la biodiversità informativa?

274

Conclusione: il ruolo ineludibile dei “media personali di comunicazione di massa”

277

Note

295

Bibliografia

321

Fonti Internet

335

Indice dei nomi

339

Indice dei media

347

Gennaro Carotenuto, Giornalismo partecipativo. Storia critica dell’informazione al tempo di Internet, Modena, Nuovi Mondi, 2009, pp. 351. ISBN: 9788889091715, Acquista subito al prezzo speciale di 10.20 Euro.

Cristina Fernández minacciata

Nella giornata di ieri, Aníbal Fernández, capo di gabinetto del Consiglio dei ministri della Repubblica Argentina, ha informato la stampa di alcune minacce alla sicurezza personale della Presidentessa  Cristina Fernández de Kirchner, udibili come interferenza sulle frequenze radio, durante un volo in elicottero tra la residenza e la Casa Rosada. Nella registrazione degli otto minuti di contatto tra il velivolo presidenziale e la torre di controllo, si odono in tre riprese le minacce intervallate dalla musica una marcia militare comunemente associata alla memoria dell’ultima dittatura militare.

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Ballando ad occhi chiusi aperti Tango in una giornata qualunque

http://4.bp.blogspot.com/_XrZrDN2WR-0/SGZ393UIg1I/AAAAAAAAADA/_b3a_yrxQi0/S600/lezione+di+tango.jpg

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Le instancabili nonne di Buenos Aires trovano un altro nipote

abuelas3 A 33 anni dal colpo di stato genocida dei 30.000 desaparecidos, le “Abuelas de Plaza de Mayo” l’organizzazione nata per cercare i bambini, oggi adulti, nati in cattività e le madri dei quali sono state assassinate dalla dittatura militare, annunciano oggi in conferenza stampa il ritrovamento del novantottesimo nipote recuperato.

È l’ennesimo successo di quella che è una battaglia instancabile per il diritto all’identità e alla memoria dei figli dei desaparecidos.

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Dopo quasi otto anni Telefónica spagnola rinuncia ad aggredire l’Argentina

caminito1 È durata otto anni la battaglia di Telefónica (la compagnia telefonica spagnola) e di una cinquantina di multinazionali contro il governo argentino reo di aver ripreso in mano la propria sovranità monetaria dopo il default di fine 2002. Per otto anni hanno quasi sempre perso in qualunque consesso internazionale e ieri la multinazionale iberica ha rinunciato a pretendere tre miliardi di dollari da Buenos Aires, oltre la metà del totale delle cause tuttora pendenti per la cosiddetta pesificazione dell’economia argentina.

In realtà la storia è quella della fine della dollarizzazione dell’Argentina e del ritorno alla sovranità del paese australe. Per oltre un decennio l’Argentina allievo modello dell’FMI aveva mantenuto la parità con il dollaro portando sul lastrico milioni di persone e obbligandole a pagare in dollari i servizi privatizzati, luce, acqua, gas, telefono. Così le multinazionali facevano guadagni favolosi e a Buenos Aires nel 2001 una telefonata urbana costava dieci volte quanto costava a Madrid.

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Argentina, la riforma agraria dell’informazione

091011020443_sp_medios_afp_226x170 A Buenos Aires è stata approvata la Legge sui media che sostituisce quella voluta 30 anni fa dalla dittatura militare. Da domani in Argentina i media saranno distinti tra pubblici, commerciali e partecipativi (ONG, cooperative, università, media comunitari, sindacali, gruppi religiosi, femministi, associazioni, popoli indigeni) e ognuno di questi tre gruppi non potrà avere più di un terzo dello spazio totale. Si mette così un freno alla concentrazione editoriale, ai monopoli dell’informazione e all’occupazione dell’immaginario collettivo da parte del pensiero unico mercatista.

Dall’enunciato stesso della legge si evince la portata del provvedimento: La “legge sui servizi di comunicazione audiovisuale” ha come obbiettivo “democratizzare e universalizzare le nuove tecnologie dell’informazione e comunicazione; impedire la formazione di monopoli e oligopoli; fomentare la produzione nazionale; propiziare la partecipazione di cooperative, università, popoli originari e organizzazioni senza fine di lucro nei media argentini”.

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La negra no murió, se fue de gira

Carmen e Alejandro arrivarono a casa mia da Buenos Aires, la dittatura sarebbe finita di lì a poco. Avevano uno zaino con meno dell’indispensabile e una cassetta di Mercedes Sosa.Fu un colpo di fulmine per me e una grande gioia per loro, quella di chi fa scoprire a un amico qualcosa che gli darà emozioni per tutta la vita. Poi la sentii cantare al Teatro Orfeo di Milano, e prima ancora di sentirla cantare la vidi, avvolta nel suo poncho, seduta con accanto un bombo, impressionante quanto mi aveva impressionato bambino l’Artemide di Efeso, la dea madre, al Museo Archeologico di Napoli. Mercedes, la negra Sosa, l’amorosa madre amada, mujer de america herida, la chiama Teresa Parodi, la dea della Libertà per Diego de la gente.
www.youtube.com/watch?v=SIrot1Flczg

Attività per la libertà della Palestina in Argentina. Una lotta colpita dalla repressione. Intervista

Come compagni delle Brisop (Brigate per la solidarietà e per la pace) abbiamo intervistato il compagno Dario, di Buenos Aires, venuto in Italia per intervenire al campo estivo organizzato a Viareggio dall’Unione democratica arabo-palestinese.

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L’Argentina umiliata nelle mani delle destre

Canale Honduras, a questo link tutti gli aggiornamenti sul golpe in Centroamerica!

na01fo01 Sconfitta grave per il governo in Argentina nelle elezioni di metà mandato dove si rinnovava metà Camera e due terzi del Senato. Le destre coalizzate cercavano la resa dei conti e l’hanno ottenuta con la bassezza che è loro propria: dominando i media con le calunnie, l’avidità, la delegittimazione, fomentando la paura. L’Alleanza tra il peronismo di destra e i neoliberisti fascistoidi, con alla testa l’imprenditore Francisco de Narváez batte il partito di governo che aveva schierato alla testa l’ex capo dello stato Nestor Kirchner nella Provincia di Buenos Aires con il 34% contro il 32%. È una vittoria di stretta misura ma che ha un significato politico molto più vasto: il centro-sinistra kirchnerista che nel bene e nel male aveva risollevato il paese dopo il crollo del dicembre 2001 sembra giunto al capolinea. Intanto cresce una speranza alla sua sinistra. Per il grande regista Pino Solanas, la coscienza critica del paese che ha raggiunto il 24% a Buenos Aires, il vero crimine da combattere resta sempre la fame.

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Honduras, Uruguay, Argentina, domenica di democrazia in America latina

Pepe Mujica Oggi è una fredda domenica d’inizio inverno in sudamerica, ma è soprattutto una giornata di democrazia nel Río de la Plata e in Honduras dove si terrà il referendum per decidere se in novembre verrà eletta un’Assemblea Costituente che dovrà scrivere una Carta che metta fine a una lunga storia di disuguaglianza e ingiustizia sociale e fermare lo sfruttamento senza limiti del paese da parte delle multinazionali imposto dal Trattato di Libero Commercio con gli Stati Uniti.

Tenere il referendum è la miglior risposta al tentativo di golpe messo in atto dall’esercito e dai poteri forti del paese centroamericano condannato dall’ONU, dall’Organizzazione degli Stati Americani (quindi Stati Uniti compresi), dall’Alba, ma non (stranezze della politica) dall’Internazionale Socialista o dall’Unione Europea. Quello honduregno sarebbe (ma la tensione è ancora alta) il secondo colpo di stato che fallisce nel XXI secolo in America latina per la reazione di massa della popolazione in difesa del governo democraticamente eletto dopo quello venezuelano dell’11 aprile 2002 ed è tanto più significativo che una reazione popolare così importante si registri nella regione più fragile, il centroamerica, della Patria grande che più lentamente del resto del Continente sta iniziando a cambiare.

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Verso le legislative in Argentina. Un referendum su Cristina Fernández?

Cristina-Nestor-Low Tra poco più di una settimana si vota in Argentina. Si rinnovano la metà dei deputati e un terzo del senato ma soprattutto si verificheranno i rapporti di forza nel peronismo che per metà si riunisce intorno all’ex-presidente Nestor Kirchner e per metà si allea con la destra securitaria (ma che si autodefinisce “moderna”) del capo del governo della città di Buenos Aires, Mauricio Macri.

A distanza segue Elisa Carrió, oramai la Binetti argentina, che dal radicalismo pallidamente progressista ha completato uno spostamento verso il più bigotto dei conservatorismi. Il tutto in un quadro politico che comunque si sposta verso destra.

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