Friday 25 May 2012, 04:37

Gli articoli con tag: " Bossi-Fini "

Eboli, il mare fuori. Viaggio nel ghetto marocchino di San Nicola Varco

«Chi entra è morto, chi esce è appena nato». Scritta in arabo diventa poesia visiva, sopra un muro, in uno dei luoghi più tristi del sud d’Italia. Per chi lo abita è pur sempre Nord, oltre il mare che hanno visto dentro, di notte, nei sogni di una vita migliore, di giorno fissando l’orizzonte, sperando.

Quel mare li ha visti partire, alcuni affogare altri approdare: Africa-Sicilia-Campania.

Ad Eboli non si sono fermati, solo poco più in là, lungo la statale 18, hanno preso il bivio per San Nicola Varco. Sulle rovine di un mercato ortofrutticolo, costruito dalla Regione con i miliardi dello stato a metà anni ’80, mai avviato, hanno costruito un piccolo paese, una noce rotta dentro un guscio intero. San Nicola Varco, il ghetto non voluto.

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Quando i nodi vengono al pettine

“La mia non è testardaggine, ma coerenza”. Queste le parole di Romano Prodi, che ha preferito consumare apertamente la crisi del suo governo in Parlamento, anziché recarsi subito al Quirinale per rassegnare le dimissioni. Forse tra gli intenti dell’ex-presidente del consiglio, con questo rispettabile atto, c’era anche la volontà di riscattare l’immagine di un governo che non ha certo brillato per coerenza. Ma, ovviamente, recitare nell’ultimo dei 618 giorni del suo governo la parte del “leone ferito ma fiero”, non può cancellare ciò che è successo negli altri 617 giorni.

Ciò che invece possiamo constatare è che proprio l’incoerenza delle decisioni e delle non-decisioni, delle azioni e delle non-azioni, rispetto al programma con cui la coalizione di centrosinistra si era presentato di fronte agli elettori, ha dominato l’operato di questo governo sin dalle prime battute.

Alla fine i nodi al pettine sono arrivati. Per quasi due anni il governo e la maggioranza che lo sosteneva hanno cercato di nasconderli ma, si sa, se i nodi non li sciogli, diventano sempre più numerosi fino a diventare una matassa inestricabile e, prima o poi, inevitabile.

Non si può governare a lungo, democraticamente, senza il consenso dei cittadini. L’alternativa sarebbe, altrimenti, una dittatura. A maggior ragione doveva farlo questo governo, sostenuto da una maggioranza che aveva ottenuto solo 25mila voti in più rispetto all’opposizione. Invece è successo, molto spesso, che al di sopra degli interessi generali della maggioranza degli elettori ci fossero, nell’agenda del governo, gli interessi particolari di pochi potenti.

Molte famiglie si aspettavano, per esempio, di uscire dal pantano della precarietà e dell’insicurezza economica in cui erano sprofondati col precedente governo di centrodestra, ma quelle stesse famiglie continuano ancora oggi a non arrivare alla fine del mese. Doveva essere cancellata la legge 30 che istituzionalizzava il precariato, ma questo governo non lo ha fatto.

Molti immigrati si aspettavano che finalmente sarebbe cambiata la politica sull’immigrazione, ma i centri di permanenza temporanea sono sempre lì, come sempre lì sta la legge più razzista della storia repubblicana, la legge Bossi-Fini.

Molti cittadini si aspettavano un altro atteggiamento in politica estera ma, a parte una scontata uscita dall’inferno irakeno, migliaia di soldati italiani continuano ad essere protagonisti di occupazioni, come quelle in Afghanistan e in Libano, che nulla hanno a che vedere con la pace e la democrazia, rischiando ogni giorno la propria vita in nome di un comportamento servile nei confronti del cosiddetto “alleato americano”. Comportamento servile che si è ripetuto quando si è trattato di approvare il raddoppio della base Usa di Vicenza, nonostante le grandi manifestazioni di dissenso e una prima crisi di governo.

Molti elettori si aspettavano che venisse finalmente varata una legge sulle unioni di fatto, ma un altro comportamento servile, questa volta nei confronti del Vaticano, lo ha impedito, dopo vari tentativi di compromesso, tra l’anima laica e l’anima chierichetta della maggioranza, che avevano partorito, invece dei Pacs, due topolini: prima i DiCo e poi i Cus.

Molti elettori si aspettavano una legge sul conflitto di interessi, un tormentone che ci affligge dalla “scesa in campo” di Berlusconi del ‘94, ma si riesce solo a concepire una legge assolutamente blanda ed inefficace che comunque non è arrivata neanche ad essere discussa in Parlamento, forse perché Berlusconi non è il solo a trovarsi continuamente in una condizione di conflitto di interessi.

Molti elettori si aspettavano una politica sulla sicurezza che non fosse la solita risposta isterica e fascista, basata sulla cacciata degli stranieri dal suolo patrio e sull’ennesimo inasprimento delle pene. Invece si comincia con un indulto a cui però non fa seguito una politica di riforme in ambito penale che desse un senso a quell’indulto. Ed invece di concentrarsi sul far discutere in Parlamento una legge che introducesse il reato di tortura anche in Italia, si vara un decreto-sicurezza buono solo a far crescere l’ansia dei lavavetri ed i portafogli di chi lucra sull’immigrazione resa clandestina da leggi discriminatorie.

Queste ed altre incoerenze sono il vero motivo della caduta del governo. Di fronte ad un consenso popolare reso invece crescente dalla coerenza tra le parole e i fatti, i vari Mastella e Dini ci avrebbero pensato mille volte in più prima di ufficializzare in Parlamento una crisi che nei fatti era già cominciata da più di un anno.

Questa crisi dimostra per l’ennesima volta che un sistema politico basato sulla distanza tra il Palazzo e la cittadinanza non può reggere. C’è una Costituzione che da 60 anni ci avverte, nei suoi principi fondamentali, che la Repubblica italiana è una democrazia basata sul lavoro, sul ripudio della guerra, sulla partecipazione dei cittadini alla vita politica e sociale del paese, sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione delle aziende, sulla salute e sull’istruzione garantite a tutti, sulla parità di tutti di fronte alla legge, sulla necessità che ogni cittadino possa garantire a sé e alla propria famiglia un’esistenza libera e dignitosa, sul pieno sviluppo della persona umana.

Ognuno di questi punti sanciti dalla nostra Costituzione rappresenta un nodo da sciogliere e non sarà una nuova legge elettorale a frenare il percorso di decadenza che il nostro paese ha intrapreso ormai da molti anni. Più si chiudono gli spazi alla partecipazione diretta, come è sempre stato nell’intento delle svariate leggi elettorali che si sono susseguite negli ultimi 15 anni, più ci si allontana dalla Costituzione e, quindi, dalla democrazia.

Ma evidentemente la classe politica attuale, lontano purtroppo dall’essere muta, è ormai del tutto sorda e cieca. Sono i cittadini che devono prendere in mano le redini di questo paese, direttamente. Guardiamo insieme questi nodi, lavoriamo per scioglierli e quindi andiamo avanti, con pace, forza ed allegria.

Roma, 25 gennaio 2008

Carlo Olivieri

medico umanista

http://posizioni-umaniste.blogspot.com/

…Dimessa…

Pochi giorni fa, vennero definite un bluff-un’ennesimo psicodramma, le annunciate dimissioni di Franca Rame.
Il suo impegno detto inconcludente, oggi si è concluso. Beh questa è la lettera, non alla stampa ma a Marini, in versione integrale e molto lunga.
Ho trovato assai istruttivo il suo racconto. E chi vuole ne rida. Così vanno le cose in Italia.

Doriana Goracci

venerdì, 18 gennaio 2008
Gentile Presidente Marini,

con questa lettera Le presento le mie dimissioni irrevocabili dal Senato della Repubblica, che Lei autorevolmente rappresenta e presiede. Una scelta sofferta, ma convinta, che … Leggi tutto

Genova per noi…

Quando con la telecamera tentavo di fissare qualcosa che contenesse la sintesi di questa manifestazione mi é SUBITO venuta alla mente ed agli occhi la sua composizione MULTIGENENERAZIONALE.
Con questa parola veramente brutta, anzi bruttissima, vorrei dire che erano rappresentate, tra l’altro in modo abbastanza paritario, almeno tre generazioni. Ed é stata questa la sua ricchezza, e va sottolineato, la sua forza, sì proprio la sua forza politica.

Provo a spiegarmi meglio.

Al di la’ dei numeri, di tutto rispetto certo, ma diciamolo sinceramente non eccezionali (intorno ai 50.000, forse qualcosa in più), il punto debole di una iniziativa di questo genere avrebbe potuto essere la sua marginalita’.
Questo avrebbe potuto essere, ma così non è stato, un episodio ascrivibile alla persistenza di fasce di radicalità giovanile, relativamente poco estese ed emblematiche di malessere e di disagio più che di esigenze generalizzabili.
Avrebbe potuto essere l`invasione, per appuntamento nazionale, di una città oramai ansiosa solamente di dimenticare, che già ha voltato in gran parte pagina e che quindi non vede l`ora di mettere il “punto final” ad una vicenda che l`ha condotta ad essere e sentirsi sconvolta, ad essere e sentirsi violentata.
Un “punto final”, di qualsivoglia tipo.
Così invece non é stato.
Genova democratica ed antifascista c`era e sono scesi in piazza insieme ad essa non solo i sempre incazzati (ma tutto sommato poco influenti) giovani dei centri sociali, ma anche, venuti un po` da tutta Italia, attempati ultrasessantenni così come ben rappresentata era la fascia dei quarantenni.
Non solo precariato giovanile radicale (sarebbe bene tener presente che non tutti i precari sono sul piede di guerra) ma anche fasce sociali piu` inserite.

E TUTTI INSIEME A GRIDARE FORTE E CHIARO CHE LA PAGINA DEL LUGLIO 2001 NON LA VOGLIONO CHIUDERE CON SECOLI DI GALERA AI NOGLOBAL E LA TOTALE IMPUNITA` PER POLIZIA CARABINIERI, POLIZIA PENITENZIARIA, GUARDIA DI FINANZA, RESPONSABILI DIRETTI E PROVATI DI ATROCITA` SQUADRISTICHE DISUMANE AI DANNI DI PACIFICI ED INERMI MANIFESTANTI, AGGREDITI E MASSACRATI, NON DOBBIAMO DIMENTICARLO MAI, ADDIRITTURA MENTRE DORMIVANO.

Ma neppure si deve dimenticare che al comportamento, a dir poco irresponsabile, di questi corpi dello stato, sono ascrivibili, sia pure, indirettamente le violenze ed i danneggiamenti perpetrati dai cosi` detti Black Block, mai efficacemente contrastati dalle svariate polizie, nel loro operare; e questo mancato contrasto fino ad ora non è stato né indagato né perseguito da una magistratura strabica e distratta quando non proprio connivente.

Vi sono forze e poteri dell’ apparato dello stato e della politica, forze e poteri non ascrivibili al solo centro-destra, che vogliono chiudere alla svelta questa pagina nera, per non dire nerissima, con secoli di galera per gli uni e la totale impunità per gli altri.

QUESTO NONOSTANTE L`EVIDENTE SPROPORZIONE DEI MISFATTI DOCUMENTATI.

Da una parte episodi di vandalismo incruento, QUANTUNQUE ODIOSO ED ESECRABILE, di cui sono imputati comuni cittadini, dall` altra aggressioni sanguinose e torture contrarie a qualsiasi senso di umanita` organizzate e portate a termine da interi reparti delle forze di polizia, ovvero da pezzi consistenti dello Stato.
A tutto questo una porzione cospiqua della classe dirigente vuole mettere, per dirla all` argentina, un “punto final”. Anche qui, come là, torture e galera per le vittime ….impunita` onori e carriere aperte ai carnefici.
La manifestazione di Sabato 17 Novembre 2007 ha dimostrato che un pezzo significativo e non marginale della societa` italiana non è disponibile.
Sono/siamo le stese/gli stessi scesi in piazza contro la Bossi-Fini, le stesse e gli stessi che hanno detto no alla partecipazione alla criminale avventura irachena.
Le stesse e gli stessi che, pacifisti USA in testa, NON SCORDIAMOCELO MAI, manifestano contro i crimini di Bush nelle piazze di tutto il mondo.

La manifestazione di Sabato 17 Novembre 2007 ha dimostrato che la commissione parlamentare di inchiesta va fatta per gettare luce su episodi oscuri e terribili che dimostrano un vero e proprio conflitto di civilta` che vede contrapposto il centro-destra alla Costituzione della Repubblica Italiana ed alla democrazia, coinvolto ed artefice di episodi tendenti a rendere vuota di significato la Costituzione e mortalmente mutilata la democrazia.
Queste non sono vuote e magniloquenti espressioni dirette a criminalizzare ed infangare l`avversario politico ma un giudizio meditato su quanto visto nei filmati ripresi in quei giorni terribili.
La manifestazione di Sabato 17 Novembre 2007 ha dimostrato che una fetta consistente di italiani quelle pagine non le vuole voltare e neppure archiviare così rapidamente senza che si sia fatta veramente chiarezza. Su tutto e su tutti.
Proprio per questo il 17 Novembre 2007 di Genova pone problemi non piccoli e ad oggi non risolti, sia agli organizzatori che a ciascuno ed a tutti quelli che vi hanno preso parte.
I numeri non sono solo quantita` ma anche qualita`.
In politica come in altri settori .
Se lo spirito che univa le molte anime della moltitudine in piazza a Genova, nel Luglio 2001 come nel Novembre 2007, é lo stesso di quelli che hanno manifestato contro l`aggressione all` Iraq cosi` come hanno ripudiato la Bossi-Fini, cioè un minimo comun denominatore di PACE, SOLIDARIETA’ SOCIALE, DEMOCRAZIA, occorre capire come allargare il numero di quelli che possono e devono essere coinvolti in questa lotta, nella lotta perche`si arrivi ad una commissione parlamentare di inchiesta sui fatti del luglio 2001 a Genova; su come sia stato possibile violare e sospendere la Costituzione.
La commissione non dovra` nè fare nè rifare processi a chicchessia, non dovrà nè sostituirsi nè porre limiti all`autonomia della magistratura, a cui deve restare comunque l’ultima parola, per quello che riguarda l’ambito dei processi penali. Ma solo in questo ambito. NIENTE DI PIU’ NIENTE DI MENO.
Sarebbe dannoso.
Le indagini dovranno accertare il come e perchè nella catena di comando (ovvero cosa il governo Berlusconi ha chiesto e gli stati maggiori di PolStato, CC, GDF, PolPen disposto ed eseguito) si è prodotto qualcosa che ha fatto sì che si arrivasse a tanto tremende violazioni della legalità e dell` ordinamento democratico.
Ciò potrà anche fornire un nuovo quadro di riferimento per eventuali nuove iniziative della magistratura inquirente cui comunque spetterà valutare in piena autonomia il profilo penale di ogni vicenda.
A quanti vogliono e sperano di archiviare la morte di Carlo Giuliani e le altre atrocità accadute a Genova nel luglio 2001 con il messaggio terroristico ed iniquo di condanne a secoli di galera per i soli manifestanti, é stato risposto con democratica fermezza:
NO NON FINISCE COSÌ , NO NON FINISCE QUI.

Tutti siamo Elvira Arellano

“Per gli Stati Uniti una donna come me è una minaccia” ha dichiarato Elvira Arellano, appena deportata in Messico. Chissà se adesso la sua voce giungerà più o meno forte in difesa dei diritti dei clandestini negli Stati Uniti.

Elvira Arellano, 32 anni, originaria dello stato messicano di Michoacán, lottava per poter rimanere vicino a suo figlio Saúl. Lui è cittadino statunitense. Lei è solo messicana. Ma per le leggi statunitensi non possono stare insieme, almeno … Leggi tutto

Italiano uccide “per errore” bimba polacca. Da Jon Cazacu, a Karolina, l’informazione razzista

Storia di ordinario razzismo informativo: un italiano spara e ammazza bambina polacca di cinque anni per futili motivi. Per la magistratura è “omicidio premeditato”, ma La Repubblica è subito innocentista: “è stato un errore”.
A voler credere alla Repubblica voleva ammazzare il padre e ha ammazzato la bambina. Siccome è italiano dobbiamo credergli, lo sanno tutti: “italiani brava gente”. Anzi, lo sappiamo tutti, noi italiani, perché questa storia degli “italiani brava gente” ce la cantiamo e suoniamo tra di noi.

In memoria di Jon Cazacu e Jerry Esslan Masslo

Su La Repubblica -dove la notizia è già scesa al terzo o quarto livello- i toni sono immediatamente tranquillizzanti. Il caso non è grave, la bambina è stata uccisa per errore, strilla fin dal titolo. Fuoco amico? Come fa la Repubblica ad avere già un quadro così preciso a poche ore dal crimine? Hanno già letto la sentenza? L’hanno già assolto? E’ italiano, è dei nostri… La magistratura, smentendo la sentenza assolutoria di Repubblica ha incriminato per omicidio premeditato.

Del resto (si guardi l’aberrante testo nell’immagine tratta da Repubblica online) all’assassino italiano giravano le palle, era nervoso, aveva … Leggi tutto

Razzismo in Italia, l’ONU lo ricorda e denuncia, i media lo nascondono

Alzi la mano chi sa che oggi, 21 marzo, è la giornata mondiale contro il razzismo. Alzi la mano chi ne è stato informato dai media, che sarebbero lì per quello, ma oramai sono campioni solo della "memoria selettiva".

Nel paese dove la par condicio porta a far sì che ci sia la giornata per le foibe (meno di 3.000 morti) ma non c’è la giornata per … Leggi tutto

Un italiano, un voto

Puntualmente ho ricevuto una serie di critiche “da sinistra”, riguardo il mio intervento intitolato “Gli italiani che votano Italia”, che concerneva la straordinaria prova che hanno dato circa un milione e duecentomila italiani di ogni angolo del pianeta, votando per eleggere i loro rappresentanti al Parlamento di Roma.

Il punto centrale del mio ragionamento è che non è possibile … Leggi tutto

Carogne di immigrati

Un nuovo massacro lascia cadaveri senza nome né volto in Sicilia. La condizione di migrante è un’intollerabile condizione di “non cittadinanza”, lo rende dimezzato ed alieno rispetto alla comunità dove vive o muore, e arriva a disgiungere il migrante dalla stessa dignità di umano.

La lingua italiana utilizza termini diversi per definire i resti di un essere vivente dopo la morte. Senza affanni animalisti, se l’essere umano morto si definisce cadavere, appare un inutile insulto definire il corpo morto di un cane o di un bue o di un leone, con un termine come “carogna” che fatalmente acquisisce un tono dispregiativo. … Leggi tutto