di Gennaro Carotenuto, martedì 5 agosto 2008, 01:01
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America latina, Media, Pianeta Terra
La Repubblica di ieri la spara grossa a tutta pagina: “Ecco chi aiuta le Farc dall’Italia“, articolo ripubblicato a tambur battente dal sito del Partito Democratico al quale rimanda il link. Secondo una velina pubblicata in settimana dal quotidiano El Tiempo di Bogotà, di proprietà della famiglia di Juan Manuel Santos, ministro della difesa, e di Francisco Santos, vice presidente, sulla quale il notoriamente pigro Omero Ciai ricalca con la matita copiativa il suo articolo, in Italia ci sarebbero due importanti fiancheggiatori delle FARC nelle persone di due dirigenti di Rifondazione Comunista, l’ex-parlamentare Ramon Mantovani (nella foto) e Marco Consolo.
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di Gennaro Carotenuto, mercoledì 30 luglio 2008, 11:40
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America latina, Media, Pianeta Terra
Esser contro la pena di morte di Tarek Aziz (il ministro degli esteri di Saddam Hussein) non vuol dire aver voglia di andarci a cena o, se si dirige un settimanale, affidargli una rubrica e farlo passare per un autorevole opinionista. Eppure è quello che fa, lo abbiamo più volte denunciato, l’Espresso con Moisés Naím.
Naím come Tarek Aziz, probabilmente non ha mai ammazzato personalmente nessuno, ma era un ministro chiave nel governo di Carlos Andrés Pérez, che nell’89 fece ammazzare forse 10.000 persone in un giorno solo con il Caracazo, colpevoli di protestare contro il Fondo Monetario Internazionale del quale l’economista Naím era ligio esecutore.
E quindi Moises Naim è responsabile di crimini contro l’umanità e per quelli essere giudicato, non fare l’opinionista. Insomma tanto impresentabile è Naím che tanto vale che L’Espresso la prossima bustina di Minerva la faccia scrivere a Radovan Karadzic, magari nella sua nuova veste di santone new age.
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di Gennaro Carotenuto, giovedì 24 luglio 2008, 14:21
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America latina, Media
A questo link è possibile ascoltare l’intervista di Cecilia Rinaldini al premio Nobel per la pace Adolfo Pérez Esquivel, che ha presieduto a Bogotà la sessione del Tribunale Permanente dei Popoli, andata in onda nel GR3 RAI di stamattina alle 8.45. L’intervista è intorno al 12′ minuto del GR. A questo link invece più informazioni sul TPP.
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di Annalisa Melandri, sabato 12 luglio 2008, 12:54
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Dialoghi

di Annalisa Melandri
Sono sempre più convinta che la mossa più saggia che poteva fare Ingrid Betancourt una volta liberata e che ovviamente non ha fatto, era quella di decretare un saggio e prudente silenzio stampa e godersi la sua famiglia per un mese.
Giusto il tempo di riprendersi, farsi un’idea di quanto accaduto nel frattempo, parlare con i suoi familiari della linea da seguire e poi agire di conseguenza. … Leggi tutto
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di Enrico Neri, mercoledì 9 luglio 2008, 07:49
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Pianeta Terra
Ringrazio Enrico Neri per questo contributo che testimonia da Bogotà come le cose su Ingrid Betancourt non stiano come le vuole la propaganda ultrauribista alla Mimmo Candito, ma neanche come le pretende l’ultrasinistra che ha immediatamente attaccato Ingrid Betancourt. gc
Enrico Neri, Bogotà 8.VII.08
Il mondo intero si era commosso di fronte alla tragica situazione dei sequestrati delle FARC nella selva colombiana. Il mondo intero ha applaudito entusiasta la liberazione di Ingrid Betancourt e di 14 dei suoi compagni ad opera dell’esercito colombiano lo scorso 2 luglio, non solo per la sostanza dell’evento, ma per la maniera in cui si è prodotto: non una goccia di sangue, non un colpo di arma da fuoco, non un morto, non un ferito, solo un occhio pesto a un guerrigliero, ma tutto sommato… magari finissero con un saldo così le più tranquille manifestazioni politiche del più tranquillo dei paesi in pace.
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di Gennaro Carotenuto, sabato 5 luglio 2008, 13:40
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America latina, Media, Pianeta Terra
Ingrid Betancourt si sta trasformando rapidamente in un’icona pop, una Lady Diana del XXI secolo, una donna del destino che i media hanno già deciso che vincerà le elezioni, avrà il Premio Nobel e farà sei al Superenalotto. Perciò tutti le chiedono i numeri, e di predire il proprio destino e quello altrui. Chi le vuol bene, come Clara Rojas o Piedad Córdoba, invita a lasciarle il tempo di atterrare su questo pianeta, prima di dar peso alle sue prime sorprendenti dichiarazioni politiche. Intanto altre tre versioni sulla sua liberazione contrastano con la verità ufficiale.
La donna del destino
Ingrid Betancourt sarà presidente della Colombia. Lo hanno deciso il Time, Cosmopolitan e Vogue. Non hanno consultato i colombiani, ma nelle vie Solferino ciò è un dettaglio insignificante. E comunque è sicuro, lei è la donna del destino che salverà l’America latina da se stessa e poi si dedicherà alla cura del cancro, sarà segretario generale dell’ONU e infine fonderà un lebbrosario a Calcutta.
Intanto lei prosegue la sua tournée mostrando un’energia degna di chi sono sei anni che è in vacanza a Cortina. Dopo il grande successo di Bogotà e Parigi è attesa la sua apparizione nel cielo di Lourdes tra due ali di arcangeli, troni e dominazioni. Subito dopo sarà in Vaticano e si vocifera che nel ’29 via della Conciliazione sia stata aperta in previsione di questa visita.
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Il primo pensiero è di allegria, allegria per Ingrid Betancourt e per gli altri 14 sequestrati liberati, tra i quali tre mercenari statunitensi, che in qualunque altro conflitto al mondo sarebbero stati da tempo passati per le armi.
Il secondo pensiero è perchè non si spenga la luce sulle centinaia di ostaggi che restano nella selva nelle mani delle FARC. Si vedrà se l’interesse dei benpensanti europei per la selva colombiana era genuino o era solo figlio del colonialismo mentale e razzista con il quale l’Europa guarda ai drammi del Sud del mondo. Se le luci sulla selva si spegneranno dovremo amaramente concludere una volta di più che è così, che la benpensante Europa si mobilita solo se qualcuno buca lo schermo. Altrimenti se ne frega.
Il terzo pensiero è per Álvaro Uribe, apparente trionfatore della giornata di oggi. La giornata per lui si era aperta nel peggiore dei modi, come si era aperta la settimana, il mese, l’anno. La Corte Suprema, con parole insolitamente dure, aveva preteso il rispetto delle proprie decisioni da parte del Presidente che non accetta che la sua stessa rielezione, nel 2006, sia stata viziata dalla corruzione nella forma e nella sostanza e che potrebbe perfino essere annullata.
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di Annalisa Melandri, lunedì 16 giugno 2008, 10:57
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Dialoghi
Ha scelto un sinistro personaggio già tristemente noto in America centrale, l’amministrazione Bush, per promuovere l’allargamento in alcuni stati di quella regione del Plan Mérida, il programma messo a punto dagli Stati Uniti per combattere il traffico di stupefacenti e la criminalità organizzata ad esso legata che transita attraverso la frontiera con il Messico, ma che coinvolge anche altri paesi di quella sottile striscia di terra che unisce l’America del Nord all’America del Sud. John Negroponte, sotto segretario di Stato americano ha appena concluso infatti un viaggio che alla fine di maggio lo ha visto nel Salvador, Guatemala e Honduras, con il fine di mettere in pratica ciò che aveva preannunciato in una sua recente visita in Messico: “dividere gli sforzi e ampliare la nostra strategia di combattimento al crimine organizzato anche ai paesi amici del Centroamerica”. … Leggi tutto
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di Stella Spinelli, lunedì 26 maggio 2008, 13:09
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Dialoghi
“Con immenso cordoglio annunciamo che il nostro comandante en jefe è morto lo scorso 26 marzo per un infarto cardiaco”. Con un video di 15 minuti e 12 secondi, Timoleon Jimenez, il nuovo portavoce delle Farc dopo la morte di Raul Reyes – ucciso dall’esercito il primo marzo – ha confermato quanto il governo colombiano aveva diffuso sabato: Pedro Antonio Marín, alias Manuel Marulanda Velez, detto Tirofijo, ‘colpo preciso’, è morto.
In un’intervista al settimanale colombiano Semana, il vice presidente della Repubblica Santos, lo aveva annunciato, ventilando l’ipotesi che fosse stato ucciso grazie ai pesanti bombardamenti aerei delle Forze armate sulle zone dove Palazzo Narino supponeva si nascondesse il più longevo capo della più vecchia guerriglia comunista del mondo.
Così le Farc sono state costrette a intervenire e smentire. “Il nostro grande leader è morto di infarto fra le braccia della sua compagna, accompagnato dalla sua guardia personale e dai suoi companeros”.
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di Gennaro Carotenuto, mercoledì 21 maggio 2008, 13:33
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America latina, Media, Pianeta Terra
Si può far credere di far luce su notizie negate e invece prestarsi a fare informazione di regime? Si può dare spazio ad un giornalista scomodo come il colombiano Hollman Morris (nella foto) continuamente minacciato di morte e che vive sotto scorta e omettere strumentalmente di fargli dire da chi è minacciato? Si può qualunquisticamente dire che sono tutti colpevoli e quindi che nessuno è colpevole?
Sì, si può fare come fa Alver Metalli sull’America latina causando danni gravi, di credibilità e d’immagine al servizio pubblico di Radio RAI e alla trasmissione Pianeta Dimenticato. Alverito Metalli è già noto ai lettori di Giornalismo partecipativo per un gravissimo servizio nel quale dava spazio a tesi corrive con la dittatura militare argentina dei 30.000 desaparecidos, tendenti a bloccare in ogni modo i processi per crimini contro l’umanità. La denuncia partita da questo sito ebbe immediate conseguenze, trovando sensibili sia il direttore che il vicedirettore della testata, Antonio Caprarica e Gianfranco d’Anna.
Metalli ci riprova oggi in maniera perfino più subdola, con la Colombia,
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di Gennaro Carotenuto, giovedì 27 marzo 2008, 16:14
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Fonte ANSA
Otto ambasciate straniere, tre europee, operanti in Colombia hanno presentato una formale denuncia dopo aver ricevuto minacce da un gruppo paramilitare denominato ‘Aquile nere’ che di recente ha avviato le sue operazioni a Bogotà. Lo ha reso noto il quotidiano on-line El Espectador. Si tratta, precisa il giornale telematico, delle rappresentanze di Svezia, Spagna, Canada, Norvegia, Ecuador, Bolivia e Argentina, che ieri hanno formalizzato la loro denuncia davanti all’Ombudsman (Difensore civico) colombiano, dopo averlo fatto presso la Procura generale, la polizia ed il governo nazionale.
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di Gianni Giuliani, martedì 11 marzo 2008, 16:52
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Dialoghi
Sembra che il conflitto colombiano sia entrato in una fase cruciale: le ultime operazioni militari hanno inferto un colpo gravissimo alla guerriglia delle FARC che hanno perso nel giro di una settimana il numero due, Raul Reyes, e Ivan Rios, tradito dal suo stesso responsabile di sicurezza. È la prima volta che un membro del Secretariado dell’organizzazione guerrigliera viene ucciso. Allo stesso tempo questi successi militari possono avere altre implicazioni in ambito internazionale: la prima sull’intercambio umanitario che dovrebbe portare alla liberazione degli ostaggi, tra cui Ingrid Betancourt, e la seconda sugli equilibri della regione. Ecuador e Venezuela sono allarmati per lo sconfinamento in territorio ecuadoriano delle forze armate colombiane e si teme una destabilizzazione della regione. … Leggi tutto
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Gli abbracci di Santo Domingo distendono ma non risolvono la crisi latinoamericana. Uribe cerca di uscire dall’isolamento nel quale lo ha cacciato la “guerra al terrorismo” senza modificare la propria linea politica. Il soft power brasiliano ha un volta di più impedito l’internazionalizzazione del conflitto colombiano, voluta da George Bush, ma i giochi restano aperti.
I media mondiali celebrano la fine della crisi delle Ande. Le foto e i video mostrano la lunga passeggiata di Álvaro Uribe per abbracciare prima Rafael Correa, poi Hugo Chávez, infine Daniel Ortega. I media meno corretti -ma con insolita prudenza- preferiscono puntare su questi abbracci teatrali dopo gli scambi di accuse che, di persona, sono stati altrettanto duri di quelli rivolti dalle rispettive cancellerie in questi giorni.
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di Gennaro Carotenuto, mercoledì 5 marzo 2008, 10:22
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America latina, Pianeta Terra
Il fatto saliente della crisi andina non sono i carrarmati. Il fatto politico saliente è che la Colombia (con la qualificata eccezione degli Stati Uniti) è completamente isolata nel continente. Ed è completamente isolata perché l’ha fatta grossa. Dal Cile al Brasile tutti temono la volontà di escalation militare e il tentativo di incendio della regione voluto da Bogotà ed esprimono tale preoccupazione alla OEA. L’altro fatto politicamente saliente è che, come avevamo anticipato già una settimana fa, il presidente colombiano Álvaro Uribe e quello statunitense George Bush stanno mettendo in atto una strategia che impedisce deliberatamente la liberazione dei sequestrati delle FARC, a partire da Ingrid Betancourt, e anzi ne auspica la morte.
Adesso è tutto chiaro. Secondo quanto ha denunciato il presidente ecuadoriano Rafael Correa le trattative con le FARC per portare alla liberazione di Ingrid Betancourt erano ad un passo dal raggiungere l’obbiettivo. Ha rincarato la dose il portavoce del Ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner: “Álvaro Uribe era a conoscenza del fatto che Raúl Reyes [che appena poche ore prima aveva parlato con il ministro stesso], era il mediatore (come già lo fu per anni nell’epoca di Pastrana)”, ed è per questo che si è preso il rischio di una crisi internazionale uccidendolo.
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Quello di Raúl Reyes, il numero 2 delle FARC, ucciso in territorio ecuadoriano dall’esercito colombiano, è nella sostanza un omicidio mirato dello stesso tipo di quelli commessi dal Mossad e da Tsahal in Cisgiordania e a Gaza. Tra le FARC e lo Stato colombiano esiste da decenni uno stato di belligeranza che rende legittimo da parte dell’esercito l’uso della forza contro la guerriglia, ma la morte di Raúl Reyes e di altri 16 guerriglieri è ingiustificabile per due motivi:
1) perché avviene in territorio ecuadoriano, in flagrante violazione del diritto internazionale.
2) perché avviene in appoggio alla decisione del governo colombiano di far fallire ogni dialogo con la guerriglia dopo la liberazione unilaterale di quattro sequestrati sotto i buoni uffici del presidente venezuelano Hugo Chávez.
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