Chi è Antanas Mockus, il candidato verde in testa ai sondaggi per le imminenti elezioni colombiane? Riuscirà un filosofo di origine lituana, ex sindaco di Bogotà, a sbaragliare il regime uribista? Non vale troppo la pena dar retta ai sondaggi in Colombia ma a quattro settimane dal voto le inchieste demoscopiche lo affiancano o addirittura lo mettono in testa, davanti al candidato uribista Juan Manuel Santos, padrone dei media e in grado di decidere della vita e della morte di molti colombiani. Il 30 maggio, data del primo turno, sapremo se la Colombia è attesa dalla presidenza di quello che Guido Piccoli definisce “un Beppe Grillo creolo”.
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In Italia la polemica non ha attecchito. Troppo complicata da spiegare (o da capire?) per i prodi corrispondenti dall’America latina dei nostri grandi giornali la storia delle complicate relazioni tra ETA e FARC e le questioni connesse al diritto d’asilo. Eppure in Spagna e nell’area grancolombiana non si parla d’altro da due settimane e perfino il presidente colombiano Álvaro Uribe (sic!) ha dovuto stoppare Mariano Rajoy (il successore di José María Aznar alla guida del PP) che era andato a Bogotà praticamente per dichiarare guerra al Venezuela (pensando di poter utilizzare l’ex colonia per fare propaganda interna). Rajoy, dopo essersi visto a Palazzo Nariño con Uribe si è visto costretto ad abbassare i toni con la coda tra le gambe e si è ulteriormente coperto di vergogna nel suo appoggio incondizionato ad Uribe, sostenendo pubblicamente che in Colombia non si violano i diritti umani.
La storia è quella del giudice Eloy Velasco, un magistrato spagnolo molto di destra, che, in una sentenza che si riferiva ad un caso di collaborazione tra ETA basca e FARC colombiane, buttava lì due righe che testualmente dicevano “è chiara la collaborazione del governo venezuelano con queste due organizzazioni terroriste”. Tutto lì, senza alcuna spiegazione, documento, prova. Una goccia di veleno e null’altro buttata fuori dal calamaio, con l’aiuto del computer magico di Raúl Reyes (il dirigente delle FARC ucciso in Ecuador) ma sufficiente per far riempire paginoni a Madrid: Chávez protegge l’ETA.
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di Guido Piccoli, giovedì 18 marzo 2010, 00:54
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America latina, Disinformazione

La notizia è di quelle bomba. Scoperti vincoli tra le Farc e l’Eta, sotto la protezione del governo Chávez. In realtà il nostro Saviano aveva già annunciato d’avere le prove della collaborazione tra Farc e Eta. Al posto di Chávez aveva sistemato la camorra campana e il legame tra i tre soggetti erano la droga e le armi.
Il giudice Velasco spara più in alto, attaccando il Venezuela. E di mezzo c’è il terrorismo, cioè il reciproco addestramento di Farc e Eta sull’uso degli esplosivi e l’aiuto che l’Eta avrebbe dato ai guerriglieri per ammazzare presidenti, ambasciatori e politici colombiani. Ci siamo presi la briga di leggere la documentazione che il giudice rende pubblica (Auto de procesamiento 75/09).
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di Annalisa Melandri, lunedì 15 marzo 2010, 08:54
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America latina, Diritti umani
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di Fabrizio Lorusso Mex, martedì 24 novembre 2009, 01:26
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Dialoghi
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di Doriana Goracci, mercoledì 5 agosto 2009, 07:42
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Dialoghi

Le donne della Ruta Pacifica vivono in Colombia: “nuestro cuerpo…nuestro primer territorio” .
Vi mando un video di una loro azione di resistenza: a cosa?
Alla violenza, alla militarizzazione, alle armi, tutte cose di cui noi abbiamo perso la memoria, al punto di averle sotto casa, come un pacchetto che serve non a gonfiare i genitali ma alla Sicurezza, con orgoglio insano. Al 4 agosto ho trovato anche un blog che si chiama proprio Il corpo delle donne e scrive in data odierna Impegnarsi sempre e comunque : è una resistenza diversa, occidentale, alla comune guerra, sporca come non mai. Ci trovate solo domande e tanti perchè con il punto interrogativo. Anche quì, un video documentario.
Copio allora un ‘intervista, tradotta da Marianita De Ambrogio, a quelle della Ruta Pacifica, fatta da un uomo, Andrew Willis Garcès.
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“A me non piace per niente l’idea di altre basi militari statunitensi in Colombia. Non voglio creare conflitti con la Colombia o con gli Stati Uniti ma non posso non dire la mia”. Così si schiera il più importante dei governi integrazionisti, quello brasiliano, durante un vertice con la presidente del Cile Michelle Bachelet, che si è detta d’accordo con Lula, tenutosi ieri a San Paolo. Così si schiera il presidente brasiliano, che attacca anche la presenza della IV flotta statunitense.
Lula dunque mette i puntini sulle “i” rispetto alla nuova partita di menzogne dei grandi media accusano come sempre il Venezuela, che ha congelato le relazioni con Bogotà, per evitare che sul banco degli imputati stia la Colombia. Quello delle basi statunitensi sarà il primo punto all’ordine del giorno nel vertice di Unasur a Quito, in Ecuador, tra dieci giorni.
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di Gianni Giuliani, mercoledì 11 marzo 2009, 14:30
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Diritti civili
In Colombia una popolazione indigena che si riteneva estinta, annichilata dalla storia, è riemersa. Si tratta dei Muisca dell’altopiano cundiboyacense dove sorge Bogotà, che hanno ottenuto il riconoscimento della loro identità indigena. Questo processo va sotto il nome di re-etnizzazione, concetto non esente da equivoci. Ne parliamo con François Correa, docente d’antropologia all’Universidad Nacional di Bogotà e direttore dell’equipe che si è occupata di questo processo.
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di Gianni Giuliani, lunedì 9 marzo 2009, 20:56
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Dialoghi
In Colombia una popolazione indigena che si riteneva estinta, annichilata dalla storia, è riemersa. Si tratta dei Muisca dell’altopiano cundiboyacense dove sorge Bogotà, che hanno ottenuto il riconoscimento della loro identità indigena. Questo processo va sotto il nome di re-etnizzazione, concetto non esente da equivoci. Ne parliamo con François Correa, docente d’antropologia all’Universidad Nacional di Bogotà e direttore dell’equipe che si è occupata di questo processo.
Da chi era composta l’equipe?
Ho lavorato con un’equipe composta da 4 antropologhe, 3 avvocati, uno storiografo ed una comunicatrice sociale. Confesso che all’inizio del lavoro ho posto crudamente la stessa domanda che mi aveva fatto il ministero, l’entità contrattante: “Queste persone per voi sono indigene? Se lo sono perché sì e se non lo sono perché no”. Questa era la dimostrazione che bisognava fare. Questo era finalmente il contratto col quale mi confrontavo. Perfino tra le 4 antropologhe, 3 consideravano che non si poteva dimostrare che questa gente fosse indigena.
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Una sentenza della corte costituzionale di Bogotà mette la Colombia alla testa del continente per i diritti civili delle coppie omosessuali.
Resta escluso il matrimonio e l’adozione, ma per il resto le coppie gay e lesbiche sono equiparate in tutto a quelle eterosessuali.
Nel resto del continente c’è una situazione a macchia di leopardo ma in evoluzione.
La sentenza dimostra una volta di più come il potere giudiziario in Colombia sia il più fermo difensore dei diritti civili e dello stato di diritto in un contesto dove sia il potere esecutivo che quello legislativo (oltre al potere di fatto della Chiesa cattolica) vi si oppongono pervicacemente.
E da ora i conservatori in Italia potranno dire: “non vogliamo finire come in Colombia dove i giudici…”.
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di adalberto belfiore, mercoledì 21 gennaio 2009, 08:04
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Senza categoria
Intervista a Sixto Silgado Paido: l’ultimo gaitero che vive sull’Isola del Rosario (Colombia)
di Davide Matrone
Isola del Rosario (Colombia) “Quando iniziai a suonare la gaita negra avevo appena 12 anni….” cosi ha inizio l’incontro con Sixto in un caldissimo pomeriggio di fine dicembre. … Leggi tutto
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di Guido Piccoli, sabato 8 novembre 2008, 12:07
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America latina, Diritti umani
Martedi notte è morto Sisto Turra. Un uomo brusco, ironico e affettuoso come pochi. Un anarchico che amava provocare chi gli parlasse di politica. Un eccellente professore per gli studenti del Policlinico. Molto più che iI presidente della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia per i colleghi in camice bianco che oggi, alle 11, gli tributeranno l’alzabara nel cortile antico del Palazzo del Bo. Ma lontano da Padova, dov’è vissuto e morto, e da Feltre, dove nacque 70 anni fa e dove finiranno le sue ceneri, Sisto era soprattutto «il papà di Giacomo» ucciso a Cartagena il 3 settembre 1995 a soli 24 anni (nella foto).
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di Yani Alvaro, martedì 4 novembre 2008, 16:57
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Dialoghi
I gruppi paramilitari della droga assoldati per reprimere le battaglie per i diritti dei lavoratori. E i desaparecidos sono sempre di più. Coinvolta anche la “Coca Cola” sudamericana di Anna Foti per Libera

Un intreccio complesso unisce le indagini di Falcone sui legami tra Cosa Nostra e i narcotrafficanti colombiani, il primato della stessa Colombia nella produzione di cocaina, il cambiamento di rotta di questa polvere bianca verso l’Italia della ‘Ndrangheta dopo l’arresto di Totò Riina e Pablo Escobar nel 1993, la connivenza tra la malavìta calabrese, i cartelli del narcotraffico e i gruppi paramilitari della nazione sudamericana e infine le persecuzioni poste in essere da questi nei confronti dei sindacalisti, specie se lavoratori dell’ingente sistema colombiano “Coca Cola”.
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di Gennaro Carotenuto, mercoledì 3 settembre 2008, 09:13
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Media
Dall’amico Ugo Stornaiolo ricevo una lettera da lui inviata all’Unità alla neodirettore Conchita de Gregorio e non pubblicata:
Sul nostro giornale di oggi, lunedì 1 settembre, leggo a pag. 25 una lettera dell’ex presidente della Repubblica Cossiga. Non voglio entrare in merito delle stupidate di cui ci ha già abituato, ma semplicemente della sua ignoranza in Geografia. Più volte parla di “La Paz” come capitale della Colombia. Occorrerebbe una tirata di orecchie per informare il presidente che La Paz è la capitale della Bolivia, e che è Bogotà quella della Colombia: bastava guardare una carta geografica…
Soggiungo che magari correggere un Presidente emerito può costare, ma con un vecchio correttore di bozze una svista del genere sarebbe stata impossibile.
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di Gennaro Carotenuto, mercoledì 27 agosto 2008, 11:48
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America latina, Disinformazione, Media
Beh, magistrale Maurizio, non c’è altro commento.
gc
Anni fa in Guatemala le truppe speciali hanno organizzato un massacro lasciando segni di guerriglia in un villaggio indigeno. Franco Cantucci, inviato del Tg1, si è accorto della messinscena e l’ ha denunciata. Nei paesi inquieti, affidarsi alle polizie per documentare un’inchiesta a volte é necessario ma può inquinare la testimonianza. Diventare, senza volerlo, giornalisti embedded è il rischio da calcolare con attenzione. Sfogliando il Corriere della Sera di ieri la bella foto di Luigi Balzelli mostra un po’ di gente in fila, braccia alzate contro un muro mentre qualcuno sta perquisendo. Malfattori sorpresi nel rancho ( favela ) Petare, < il più pericoloso di Caracas >. La polizia non deve aver spiegato quale sospetto ha fatto scattare l’azione e cosa è successo dopo.
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