Friday 25 May 2012, 04:35

Gli articoli con tag: " Benito Mussolini "

Franco e Mussolini: le recensioni della stampa nazionale

G. Carotenuto, Franco e Mussolini. La guerra mondiale vista dal Mediterraneo: i diversi destini dei due dittatori, Sperling & Kupfer, pagg. 243, Euro 17

Qui una breve sintesi di alcune delle recensioni dedicate dalla stampa nazionale:

Lidia Menapace, Liberazione: Il bel libro di Gennaro Carotenuto Franco e Mussolini, che esce proprio nel trentesimo anniversario della morte del dittatore spagnolo, “colma una lacuna”. L’autore mostra di avere acquisito un dominio sulla materia per certi versi incredibile, seguiamo passo passo personaggi luoghi tempi circostanze, quasi come in un peraltro documentatissimo romanzo: alle persone come me le rievocazioni consentono che una serie di ricordi e sentimenti prendano il loro posto, e vecchie e radicate sensazioni abbiano il loro giusto spessore.

Mario Cervi, il Giornale: Carotenuto con grande ricchezza di documentazione esplora in ogni loro aspetto le vicende ora parallele ora intersecantesi di due personaggi che non avrebbero potuto essere più dissimili.

Enrico Mannucci, Il Corriere della Sera: Carotenuto contesta la lettura della non partecipazione spagnola al conflitto come frutto di preveggenza. Per lui Franco non entra in guerra «perché non vi sono le condizioni e neanche Hitler è in grado di aiutarlo». E aggiunge: «Franco, che non può permettersi la belligeranza e che subisce i ricatti angloamericani, fino all’ultimo collabora con Hitler e Mussolini».

Pasquale Iaccio, Il Mattino: A trent’anni dalla scomparsa di Francisco Franco giunge opportuno il libro dello storico napoletano Gennaro Carotenuto sul mai chiarito rapporto tra il dittatore spagnolo e Benito Mussolini: Franco e Mussolini.

ANSA: Una certa storiografia, o meglio una vulgata, che Carotenuto smentisce con documenti ritrovati tra Roma, Londra e Madrid, vuole Franco saggio nella non partecipazione alla guerra, ma il caudillo non pote’ scegliere il conflitto avendo un paese e un esercito allo stremo dopo anni di cruenta guerra civile. Fino ad un minuto prima di abbracciare Washington, Franco era a fianco di Hitler, ma non pote’ scegliere.

Mario Cervi, il Giornale: La Spagna scampò alla seconda guerra mondiale non perché a Franco mancasse la voglia d’entrarci, ma perché le condizioni del Paese non lo consentivano. Per questo l’autore definisce leggenda l’«abile prudenza» del generale-anzi «Generalísimo» – e sostiene che «quella della saggezza del franchismo, alla prova dei fatti, si rivela un’insostenibile vulgata».

Lidia Menapace, Liberazione: L’autore è molto attento a sfrondare da qualsiasi orpello le vicende, fa un vero lavoro di scavo storico e vengono fuori le sordide vicende, gli interessi soprattutto del grande capitale italiano, e i debiti e la miseria scaricata sul popolo.

Mario Cervi, il Giornale: I due regimi, l’italiano e lo spagnolo, ebbero molte apparenti similitudini – finché i fascismi furono in auge – nei rituali, nei saluti a braccio alzato, nelle coreografie. Ma nel profondo divergevano (e Carotenuto lo sottolinea). Militare, clericale, reazionario il franchismo, generato da un classico golpe gallonato. Movimenti di massa, popolari e populisti, il fascismo e il nazismo. La dittatura di massa è per sua natura dinamica, come il pescecane deve sempre muoversi, fare qualcosa, divorare qualche preda. La dittatura golpista è conservatrice, statica, propensa a un’immobilità vegliata dalle baionette.

Enrico Mannucci, Il Corriere della Sera: Sulla primogenitura fascista riguardo al franchismo Carotenuto è scettico sulle teorie che descrivono una genealogia del genere: troppo più repressivo e conservatore il secondo.

Lidia Menapace, Liberazione: Devo prima di tutto dire che l’opinione che Franco avesse evitato al suo popolo la sciagura dell’entrata in guerra con la scelta della neutralità per abile capacità manovriera era molto diffusa: ricordo mia madre che lo aveva in grande odio perchè lo giudicava uno proprio cattivo di natura, uno crudele, feroce, diceva però sempre che era un cattivo furbo capace di non fare le scemenze di Mussolini a proposito di guerra. Il racconto di Carotenuto fa giustizia di questo diffuso giudizio e ci mostra un uomo certo cattivo ed egoista, ma non capace di governare gli eventi, anzi furbescamente e piattamente succube di essi.

Pasquale Iaccio, Il Mattino: «Più che manifestazioni di massa – nota Carotenuto – il franchismo fu carcere, chiesa e caserma». Fu più interessato allo sterminio (degli oppositori) che non alla costruzione di un consenso popolare. La ventilata partecipazione alla guerra viene sempre rimandata accampando pretesti, subordinandola ad aiuti e finanziamenti da ottenere dagli alleati e che, naturalmente, non erano mai sufficienti.

Lidia Menapace, Liberazione: Ma ciò che più giova alla comprensione degli eventi è l’attenta analisi del peso e intreccio e degli scontri fra le varie forze che si disputano le spoglie, il dittatore teso a garantirsi un futuro, facendo stingere la sua adesione all’Asse, con una sgusciante e serpentesca “neutralità”, la monarchia, l’esercito, la falange, ciascuno che cerca una via di fuga. Davvero così fu vissuta la vicenda anche da chi era molto ai margini della storia allora, anche noi dall’Italia settentrionale vedevamo i fascisti nascondersi , “lavarsi la camicia” come si diceva, calpestare la “cimice” (era il nome popolarmente dato al distintivo del PNF), rintanarsi, fare qualche favore a qualche antifascista per garantirsi un futuro ecc.ecc.

Enrico Mannucci, Il Corriere della Sera: Con il massiccio impegno nella guerra civile spagnola, secondo Carotenuto, l’Italia inizia a perdere il conflitto mondiale, dissipando enormi risorse.

Lidia Menapace, Liberazione: Di tutte queste minori vicende Carotenuto offre la spiegazione “grande”, storica e ne chiarisce il senso. Un bel modo di “revisionare” su Franco anche le ingannevoli opinioni “favorevoli”: di simile revisione abbiamo bisogno. Anche Mussolini che qui appare nella sua fine miserevole e confusa, fuori dalla realtà e non però degno di qualche grandezza appare in posture meno accomodate di quelle di cui la storiografia anche critica ci ha tramandato l’immagine. Un illuminante modo di rileggere eventi tragici che ancora non hanno finito di pesare sulla storia presente.

 

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Giù le mani da Beppe Grillo!

Con Marco Coscione, Mauro Pigozzi, Giovanni Morlino, Fabio Uli, Gigi Interesse con premessa mia

Gennaro Carotenuto: dei messaggi che seguono, tutti puntuali e utili, mi colpiscono due cose. La prima è quella che tutto vale pur di uscire dalla disperazione attuale. La seconda è che non essendoci un partito di “sinistra” che critica il sistema, allora questo vuol dire che la parola “sinistra” abbia perso di senso. Come se uno dovesse per forza di cosa aderire a qualcosa di esistente, e costruirlo apparisse un’impresa titanica.

Ripeto, per esempio, un’obiezione che ho espresso nel pezzo di stamane: se nessuno è colpevole prima della condanna definitiva, come si possono raccogliere firme … Leggi tutto

Boia chi molla

La nostra Costituzione afferma: “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”. Dal 1952 le norme attuative prevedono il crimine di “apologia del fascismo”. La legge del 1952, prevede la diffusione a mezzo stampa (oggi Internet) come aggravante.

Se in Italia l’azione penale è ancora obbligatoria allora perché non è stato ancora perseguito penalmente chi tiene in linea il sito del nuovo Partito Fascista Repubblicano. che si richiama apertamente alla cosiddetta repubblica di Salò di Benito Mussolini.

Su Aprile online si legge che … Leggi tutto

Fermate George Bush, il piccolo Nerone che vuole il suo Vietnam

Esattamente un mese fa, il 10 dicembre 2006, il quotidiano conservatore britannico The Times riportava una dichiarazione del presidente degli Stati Uniti, George Bush, che avrebbe dovuto provocare una sollevazione:

“Non mi ritirerò dall’Iraq neanche se restassero ad appoggiarmi solo mia moglie Laura e il mio cane Barney”.

Nessuno si sollevò, neanche i media così attenti a fare le pulci a quello che dicono dirigenti politici mondiali meno amati da chi governa il mondo. I pochi che devono essersi soffermati su questa dichiarazione devono averla trovata puerile, capricciosa, tragicamente frivola, di fronte a una catastrofe che, secondo alcuni calcoli, ha già provocato la morte di … Leggi tutto

Perché la politica latinoamericana di Tony Blair è modellata su quella d’ultradestra di George Bush?

Ieri nel parlamento di Londra, il Primo Ministro britannico Tony Blair ha partecipato al “question time”. Il deputato Colin Burgon gli ha domandato: “Primo Ministro, lei dovrebbe essere contento della svolta a sinistra in America Latina. E allora perché la sua politica latinoamericana è modellata su quella di ultradestra di George Bush?”

Non si è scomposto Tony Blair, glissando sul merito del perché la politica di un governo formalmente di sinistra è appiattita su uno di ultradestra e senza spiegare (non succede mai) a quali regole si riferisca, ha risposto: “E’ importante che il governo venezuelano comprenda che se vuole integrare la comunità internazionale deve rispettare le regole della comunità internazionale”.

A leggere una dichiarazione del genere si crede di sognare, o peggio di essere in un incubo. Un governante che ha violato tutte le regole della comunità internazionale, che ha invaso, contro le Nazioni Unite … Leggi tutto

Un regalo di Natale? Perché non un libro di storia? Perché non “Franco e Mussolini”?

Cari amici, con timidezza ma anche con estremo piacere mi permetto di consigliarvi il mio libro appena uscito, (G. Carotenuto, Franco e Mussolini. La guerra mondiale vista dal Mediterraneo: i diversi destini dei due dittatori, Sperling & Kupfer, pagg. 243, euro 17) come una bella lettura per le prossime feste. Potete leggerne la sinossi qui mentre qui vi allego una breve sintesi di alcune delle recensioni dedicate dalla stampa nazionale:

Lidia Menapace, Liberazione: Il bel libro di Gennaro Carotenuto Franco e Mussolini, che esce proprio nel trentesimo anniversario della morte del dittatore spagnolo, “colma una lacuna”. L’autore mostra di avere acquisito un dominio sulla materia per certi versi incredibile, seguiamo passo passo personaggi luoghi tempi circostanze, quasi come in un peraltro documentatissimo romanzo: alle persone come me le rievocazioni consentono che una serie di ricordi e sentimenti prendano il loro posto, e vecchie e radicate sensazioni abbiano il loro giusto spessore.

Mario Cervi, il Giornale: Carotenuto con grande ricchezza di documentazione esplora in ogni loro aspetto le vicende ora parallele ora intersecantesi di due personaggi che non avrebbero potuto essere più dissimili.

Enrico Mannucci, Il Corriere della Sera: Carotenuto contesta la lettura della non partecipazione spagnola al conflitto come frutto di preveggenza. Per lui Franco non entra in guerra «perché … Leggi tutto

Brecha – Contratapa – Treinta años sin Franco: la hora de la equidistancia

El debate historiográfico y politológico sobre el franquismo aparece actualmente sesgado por la nueva ideología de la equidistancia, que deja al desnudo la crisis de los valores del antifascismo en la sociedad occidental.

Gennaro Carotenuto*
Antes ?en el siglo XX? todo era más fácil. Si uno defendía la dictadura de Franco era un fascista, y si tenía un juicio negativo de la misma era un antifascista. … Leggi tutto

La caída del antifascismo en Occidente

A treinta años de la muerte del dictador español Francisco Franco el debate historiográfico y politológico sobre su régimen está sesgado por la desaparición del antifascismo como valor fundamental en las sociedades occidentales.

Después de la segunda guerra mundial, y hasta la caída del muro de Berlín, el debate politológico sobre los fascismos se enmarcaba en un contesto crítico donde los demócratas, que iban desde los liberales hasta los anarquistas fundaban en el antifascismo su postura. A pesar de la guerra fría, siguió existiendo un humus común. El debate llevado adelante, especialmente en la prensa europea, para los 30 años de la muerte de Francisco Franco testimonia que ya este patrimonio común es parte de la historia. … Leggi tutto

Franco: se il giudizio storico prescinde dall’antifascismo

A trent’anni dalla morte del dittatore, il dibattito storiografico e politologico sul franchismo è orientato da una nuova ideologia, quella del terzismo. È una forma comoda di equidistanza che mette a nudo la crisi del valore dell’antifascismo nella società occidentale.
di Gennaro Carotenuto*

Prima, nel XX secolo, tutto era più facile. Se uno difendeva la dittatura di Francisco Franco era un fascista e se aveva un giudizio negativo della stessa era un antifascista. Dentro dell’una o dell’altra categoria si riconoscevano tutti o quasi tutti. Nella seconda di queste, la democratica, si ritrovava uno spettro ampio della società che andava dai liberali fino agli anarchici. Ovviamente, all’interno del dibattito storiografico, le valutazioni non potevano limitarsi ad espressioni di plauso o ripudio ad un regime che per 39 anni portò infiniti lutti agli spagnoli. Ma le differenze all’interno dell’ampio fronte antifascista erano soprattutto sfumature rispetto ad un giudizio storico condiviso e nettamente negativo. … Leggi tutto

Brecha – ONU: La oligarquía irreformable

Gennaro Carotenuto desde Roma

El 60 aniversario de la fundación de la ONU da muy poco para celebrar. La gran reforma promovida por Kofi Annan ha sido el enésimo fracaso. Un fracaso bajo la bandera de Estados Unidos, que tiene de rehén a la comunidad internacional.

Censura, sabotaje, atropello. Detrás de los discursos vacíos de una cumbre ritual, esto es lo que quedará del enésimo intento de reformar las Naciones Unidas 60 años después de su fundación. El documento que un panel de 16 sabios, reunidos por el secretario general de la organización, Kofi Annan, había presentado para refundar la ONU ya no existe. … Leggi tutto

Brecha – Roma caput mundi

Cobertura especial – nota de abertura


Roma caput mundi


Gennaro Carotenuto desde el Vaticano


La muerte de Juan Pablo II se ha transformado en el más grande evento mediático de la historia. En una semana han llegado a Roma millones de personas, tantas como en todo el año santo 2000, y doscientos jefes de Estado. Nadie, ni él, el papa de los grandes eventos, lo había previsto. Los novendiales, los rituales establecidos por Gregorio X en 1274, que desarrollan durante nueve días el funeral y entierro de un papa, se han transformado en un acontecimiento único en la historia. 400 mil personas le rindieron homenaje el lunes, 700 mil el martes, un millón el miércoles, con una espera de 15 horas, de pie, sin descansar. Otro millón el jueves, con algo menos de cola. En total unas 700 personas por minuto, algo menos de 40 mil por hora durante más de 80 horas de exposición del féretro. Santiguarse, una oración, una foto con el celular y a seguir… Durante cuatro días, la Vía de la Conciliazione ?la gran avenida abierta por Benito Mussolini en 1929, que destruyó el antiguo Borgo Pío y une al Vaticano con Castel Santangelo, el mausoleo donde Giacomo Puccini ambientó Tosca? y sus cuatro paralelas han estado desbordadas de fieles. Para el duce, la avenida simbolizaba la reconciliación entre el Vaticano y un Estado unitario italiano nacido en 1870 de la caída del milenario poder temporal de los papas.


Ayer jueves ya sumaban cinco millones las personas llegadas a Roma para el funeral. Ninguna de ellas entrará a San Pedro, que estará reservada a las autoridades laicas y religiosas. Y sólo un número mínimo logrará acercarse al Vaticano. Los demás se conformarán con las decenas de pantallas gigantes activadas en la ciudad. El vocero de la embajada de Polonia, consultado por BRECHA, calcula en al menos 1,5 millones sus connacionales que siguen llegando a Italia en aviones, trenes, ómnibus, autos privados. En Polonia, donde el catolicismo se colorea de nacionalismo, despedir a Karol Wojtyla fue prácticamente una obligación patriótico-religiosa. La caótica salida de un país de entre un 3 y un 4 por ciento de la población en tan poco tiempo no la había provocado hasta ahora ni siquiera una guerra. Y a los polacos habrá que agregarles unos 500 mil católicos de otros países, españoles, austríacos, croatas, alemanes, franceses…


¿A QUÉ VAN? El jueves, el viernes, el sábado, el día que Juan Pablo II murió, la plaza se llenó normalmente, como se pudo llenar ?cada muerte de papa? en Roma. La cobertura televisiva sobre la agonía del papa, minuto a minuto, fue agobiante. El domingo 3 los siete canales nacionales italianos pasaron horas conectados con San Pedro. Las tevés, todas las tevés del mundo, huelen el evento, lo montan, lo escenifican, lo simplifican y lo venden, pero la gente reinterpreta el mensaje que recibe y reacciona imprevisiblemente. En la noche del sábado, y durante todo el domingo, corrió la voz de que Roma era el lugar donde había que estar. Organizadas por los poderosos nuevos movimientos eclesiales, desde el Opus Dei hasta Comunión y Liberación, que tan cercanos estuvieron al pontífice, o simplemente por miles de parroquias, las tropas de fieles fueron desordenada pero eficazmente movilizadas. Muchísima otra gente llegó por su cuenta. Miles de familias con niños, con abuelos, amigos. Fueron como fuera; con refuerzos en la mochilla, botellas de plástico, camperitas, formando parte de una enorme emoción colectiva.


Es probable que el Vaticano sea hoy escenario de la cumbre más concurrida de la historia. La imagen de Laura Bush, Bush hijo, Bush padre, Bill Clinton y Condoleeza Rice codo a codo arrodillados frente a un papa al que no amaban dio la vuelta al mundo. Por primera vez, el presidente de Estados Unidos estará a pocos pasos de Bashar al Assad y Mohamed Khatami, los jefes de Estado de Siria e Irán, a los cuales amenaza con hacerles la guerra. Faltarán apenas los chinos, porque el Vaticano sigue reconociendo a Taiwán; y del continente latinoamericano, donde vive la mitad de los católicos que hay en el mundo, con excepción de Brasil y México (cierto es, los dos países con mayor peso de esta religión en el planeta), las delegaciones son de un perfil no demasiado alto.


 


EL ABRAZO DE BERNINI Una mirada crítica y laica difícilmente puede abarcar todos los significados de un evento que marca una época. Karol Wojtyla, con su conservadurismo ha logrado superar lo problemático del Concilio, de una iglesia que repiensa si misma. Su doctrina ofreció una síntesis a nuestra modernidad que se puede esquemáticamente condensar en que ?todo lo que no está explícitamente permitido, está prohibido?. Es un dogmatismo que masas de católicos rechazan. Sin embargo ofrece a muchos más un contexto doctrinario seguro en el cual el Papa se ha promovido como el pastor de cientos de millones de fieles sencillos. Estos, en alguna medida, en los años post-conciliares se habían encontrado huérfanos de una guía segura. A estos fieles, que se pusieron en la cola durante horas para ver el pastor fallecido, el padre perdido, el papa vivo ofreció seguridad y el papa muerto ofrece esperanza. Desde la cola los fieles desbocan en la majestuosidad de la Plaza San Pedro. Ahí los abraza el abrazo acogedor del columnado de Gian Lorenzo Bernini que es todo un pasaje desde el Renacimiento al Clasicismo que introduce al Barroco. Y Bernini los anima como una respuesta sencilla pero inmensamente sólida a los misterios de la vida que probablemente el alma busca en una religión. La institución iglesia, las columnas, la cúpula de San Pedro, el ritual milenario, las guardias suizas están ahí a tranquilizar los fieles que si el pastor se fue, la institución queda y está construida en la roca, una roca trascendente sobre la cual el fiel puede encontrar una respuesta a sus inquietudes terrenales frente a la modernidad. Ahí el dicho que ?muerto un papa se hace otro?, pierde su ironía desacralizadora para afirmar que ya, ya llega otro pastor. Y ahí está el triunfo del universalismo del católicismo, la única religión que el universalismo busca y que lo hace a través de la exposición piramidal de una jerarquía poderosa que media entre lo humano y el divino. Y en la cumbre de esta jerarquía está el triunfo del Karol Wojtyla pastor y monarca, que eludió respuestas difíciles, simplemente volviendo atrás, pero haciéndose así interprete del desconcierto del ser humano frente a la modernidad.


HACIA EL CÓNCLAVE A partir del lunes 18, en la Capilla Sixtina y bajo la bóveda del Juicio Universal de Michelangelo, 116 grandes electores se abocarán a designar al nuevo papa. Si Joseph Ratzinger y Camillo Ruini, los dos príncipes del rigor de la doctrina, logran hacer valer su enorme peso, el perfil del futuro papa será aun más rígido que el de Juan Pablo II. Estos estrechos colaboradores criticaban a Karol Woytyla no pocas de sus iniciativas (los encuentros interreligiosos, la industria de la santificación, los baños de masas, sus continuos viajes y el pedido de perdón por las culpas de la Iglesia). En el otro extremo, cardenales conciliares quedan pocos, y figuras como Carlo María Martini, que predica cambios como la ordenación de las mujeres o que los divorciados puedan recibir la comunión, están completamente aisladas. Sin embargo, dentro de las jerarquías eclesiales están madurando dos factores de cambio. Numerosos príncipes de la Iglesia consideran que la autocracia de Juan Pablo II debería dejar lugar a una gestión más colectiva que involucre también a los obispos. Y, de la mano de un péndulo que se mueve hacia el sur, la comunión con los pobres aparece como ineludible.