Thursday 09 February 2012, 07:14

Gli articoli con tag: " beni comuni "

Trenitalia, i mezzi pubblici e il conto della serva

Leggo dei tagli a Trenitalia, delle proteste dei pendolari e della preferenza classista per l’Alta Velocità contro l’abbandono dei treni locali e della figura discussa dell’amministratore Mauro Moretti e faccio una riflessione che tocca il nodo di ogni dibattito su beni comuni e servizi pubblici: o si difende il fatto che devono essere disponibili e convenienti per tutti oppure non servono a nulla.

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Belkys e la Rivoluzione Bolivariana di Venezuela

Intervista a Belkys Guilarte

Belkys Guilarte è una giovane donna e madre venzuelana impegnata attivamente nel processo rivoluzionario bolivariano in corso in Venezuela. È una militante e componente di un gruppo sociale che si batte per i diritti delle donne in Venezuela. Un gruppo nato negli ultimi anni e che lavora nei quartieri popolari di Caracas. Belkys ha partecipato, in compagnia di altri compagni e compagne venezuelani/e, al I incontro latinoamericano dei popoli originari delle due americhe tenutosi a Quito lo scorso gennaio. Incontro organizzato dalla Fondazione del Pueblo Indio dell’Ecuador. Ho avuto il piacere di conversare con lei e di conoscere ancor di più cosa accade oggi in Venezuela. Mi ha rilasciato la seguente intervista:

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Obama,un anno dopo – tra illusioni e promesse da mantenere -2

In questa sede vorrei affrontare uno dei temi più spinosi dell’agenda politica del 44esimo presidente U.S.A.: la riforma sanitaria. Un tema su cui Obama ha scommesso una quota molto alta del suo capitale politico. Un tema, peraltro, su cui fare una riforma sostanziale significherebbe realmente entrare nella storia, considerata la difficoltà a condurre in porto un simile progetto in un paese come quello a stelle e strisce.

Basti rammentare, in proposito, che l’ultima significativa riforma sanitaria risale al 1965, quando l’amministrazione guidata da Lyndon Johnson approvò il sistema Medicare, che garantisce l’assistenza sanitaria per gli ultra-sessantacinquenni.

E’ ben noto lo strapotere economico e politico della lobby delle assicurazioni private, vere padrone del business della sanità U.S.A., un sistema che vede al tempo stesso le migliori eccellenze mondiali, i migliori centri specialistici, grazie soprattutto alle eccellenti facoltà universitarie scientifiche lì presenti e che, tuttavia, lascia decine di milioni di cittadini sprovvisti di qualsiasi copertura sanitaria. Trattasi di cittadini che, semplicemente, sono privi delle risorse economiche necessarie per acquistare una polizza sanitaria e che pertanto possono solo sperare di non ammalarsi mai.

Ebbene, una delle riforme preannunciate da Obama sin dalla campagna presidenziale del 2008, una delle principali declinazioni della parola cambiamento, durante questi ultimi due anni, è stata proprio quella della riforma sanitaria, con l’obiettivo dichiarato di ridurre notevolmente, se non azzerare, la quota di cittadini sprovvisti di copertura.

Ora, in questi ultimi mesi la riforma è entrata nell’arena politica, prima alla Camera dei Rappresentanti e poi al Senato, che hanno entrambi approvato un progetto di riforma, con due testi diversi che necessitano, pertanto, di una riconciliazione.

E’ apparso subito evidente, sin dall’inizio del lungo percorso parlamentare, che la strada verso una sostanziale e sensibile riforma del sistema sanitario sarebbe stata tortuosa e che gli ostacoli non sarebbero venuti soltanto dal fronte conservatore e quindi dai repubblicani, la cui opposizione era pressoché scontata, ma anche dalla componente più moderata e centrista dei Democrats; ciò si è tradotto, inevitabilmente, in una negoziazione potenzialmente senza fine all’interno della maggioranza sui diversi aspetti della riforma o meglio, sulle diverse facce che la riforma può e potrebbe assumere.

Obama, conscio che si tratta di una battaglia che non può perdere, pena la perdita di una buona dose di credibilità, oltre che del treno per la storia, o almeno di questo treno per la storia, si è dapprima speso molto su questo tema, forse come mai nessun altro nelle scorse legislature. Basti pensare all’intervento in prima persona, in occasione della discussione alla Camera dei Rappresentanti sul progetto di legge di riforma, evento questo rarissimo nella storia degli Stati Uniti d’America.

Ma più il percorso parlamentare del progetto prosegue, più la battaglia tra gli schieramenti e dentro gli schieramenti si inasprisce, più l’obiettivo presidenziale sembra ridursi all’approvazione di una riforma purchessia, pena la più grossa sconfitta dell’amministrazione democratica dall’inizio della legislatura. A ciò si accompagna un atteggiamento sempre più di basso profilo del presidente, confermato nel discorso di ieri sullo stato dell’Unione, dove Obama si è limitato a ribadire la necessità di approvare la riforma, senza minimamente precisare cosa e come dovrà o potrà essere approvato.

Infatti, dapprima il compromesso con i repubblicani e le conseguenti concessioni sull’aborto al Congresso, poi lo stralcio dell’opzione pubblica in Senato, dopo l’estenuante tira e molla tra le diverse anime del partito democratico e con il senatore “indipendente” Joe Lieberman, vera bestia nera dei progressisti statunitensi, hanno messo in chiara evidenza le crescenti difficoltà che il progetto di riforma si trovava ad affrontare.

E adesso? Dopo la recentissima sconfitta democratica nelle elezioni suppletive senatoriali in Massachussets e la conseguente perdita della maggioranza assoluta in Senato (a 60 a 59 seggi) e tenendo conto che appare difficile presagire un’approvazione da parte del Congresso dello stesso testo approvato dal Senato poche settimane or sono, non è difficile intravedere nuove estenuanti negoziazioni, compromessi, trattative stavolta anche con l’opposizione, forte proprio della vittoria in quello che fu il feudo dei Kennedy.

Si, perché sembra proprio che la maggioranza democratica alla Camera la quale, non dimentichiamolo, aveva approvato un testo significativamente differente da quello uscito dal Senato, e che, tra l’altro, prevedeva l’opzione pubblica, non sembra disposta ad approvare il testo approvato dai Senatori, unica via per evitare di ricadere nelle sabbie mobili della “camera alta”.

Ed è qui che emerge, a mio avviso, la profonda debolezza attuale dei Dems, tra i quali sembrano, al momento, prevalere i particolarismi piuttosto che il necessario senso unitario, senza il quale probabilmente bisognerà attendere ancora qualche decennio per vedere una riforma essenziale quale quella sanitaria.

Tale vicenda, peraltro, ci ricorda anche la peculiare struttura dei partiti U.S.A., l’assenza di una guida nazionale del partito e l’importanza centrale dei gruppi parlamentari, espressione, talvolta, come nel caso di specie, di linee politiche non convergenti.

Ciò detto, il rischio che si profila è che prevalga la linea del “tanto peggio tanto meglio”, che finirebbe per tradursi in una mancata riforma e, quindi, in una clamorosa e dolorosa sconfitta per Obama, proprio su una delle questioni chiave di politica interna.

Infatti, nonostante proprio ieri il Presidente, nel suo primo discorso sullo stato dell’Unione abbia ribadito di voler portare a casa la riforma, l’attuale situazione di stallo non sembra far presagire la rapida approvazione di una riforma significativa che corrisponda, almeno parzialmente, alle aspettative suscitate dallo stesso Obama in questi ultimi anni.

Il percorso parlamentare della riforma ha senz’altro evidenziato la volontà (necessità?) da parte di Obama e della maggioranza democratica di cercare il grado più elevato possibile di consenso da parte della compagnie di assicurazione, vere padrone della sanità U.S.A.

In questo senso il combinato disposto della scomparsa della public option, nel testo approvato in Senato, e dell’obbligo imposto ai cittadini di dotarsi di un’assicurazione (seppur con gli aiuti e i sussidi statali o federali), si tradurrà, è stato correttamente osservato, in un gigantesco regalo per le suddette grandi compagnie, le quali vedranno crescere in maniera significativa i propri spazi sul mercato e quindi i profitti.

Ciò detto, però, non vanno sottovalutati i passi avanti, comunque molto significativi, che anche il tanto contestato testo del Senato consentirebbe rispetto all’attuale sistema sanitario U.S.A., iniquo costoso e discriminatorio.

Ribasso dei premi di assicurazione, ampliamento della platea di cittadini che possono accedere al programma Medicaid, aiuti statali o federali per permettere premi accessibili alle fasce di reddito medio-basse, obbligo per le Compagnie di garantire una polizza anche a chi ha già è affetto da patologie croniche, obbligatorietà di un minimo livello di copertura e qualche, pur timido, passo in avanti per porre un argine alla crescita esponenziale dei costi del sistema sanitario.

Questi sono i principali aspetti positivi presenti, comunque, nel testo approvato qualche settimana fa dal Senato.

Affossare la riforma, secondo la predetta logica del tanto peggio, tanto meglio, significherebbe servire su di un piatto d’argento una vittoria politica importante per i Repubblicani, fermi oppositori, tranne qualche isolata eccezione, di ogni tipo di riforma sanitaria.

D’altronde, come ha brillantemente ed efficacemente osservato Kevin Drum, in un suo recente pezzo su Mother Jones: “There’s an alternate universe out there in which you could get all this stuff without compromise based on the sheer force of progressive arguments.  Sadly, it’s not this universe.  I sure hope we don’t have to learn this the hard way yet again”.   C’è il rischio, in altre parole, che per rincorrere l’utopia ci si risvegli bruscamente nel modo peggiore, facendo esattamente il gioco di chi, invece, nell’attuale sistema ci sta perfettamente e non aspetta altro che incassare, per grazia ricevuta, una significativa ed inaspettata vittoria politica.

In conclusione, per dirla con Andrew Sullivanif the health bill dies from neglect and irresolution, Obama is no leader. He is a follower. It’s time to lead”.

DAL BLOG: La trama, l’ordito e gli intesrstizi

Il fallimento di Copenaghen: riflessioni e prospettive

L’esito del tutto fallimentare del summit C0P15, da pochi giorni conclusosi nella capitale danese stimola diverse riflessioni sia sullo stato dei rapporti di forza internazionali, sia sull’oggetto dei colloqui multilaterali, la lotta contro i cambiamenti climatici ed il riscaldamento globale. In primo luogo, il vertice ha sancito in maniera chiara, laddove ve ne fosse ancora bisogno, l’affermazione del G2 Cina- U.S.A. ed il sostanziale declassamento ad attore politico di secondo rango dell’Europa o, se si preferisce, delle principali potenze europee. Ciò è emerso in maniera evidente sin dalle settimane precedenti il vertice ed ha trovato, poi, puntuale conferma durante il summit. … Leggi tutto

Le forze progressiste in America Latina godono del consenso popolare

In America Latina vincono e rivincono le forze progressiste. Le ultime elezioni in Bolivia ed Uruguay ci confermano questo. Le masse popolari, escluse ed umiliate nei decenni trascorsi dalle oligarchie servili, riprendono la parola. Il processo di cambiamento nell’ex continente desaparecido è in marcia.

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Nell’Italia che privatizza, arrivano i guerrieri dell’acqua

zanotelli6 Dall’America latina all’Europa, i protagonisti delle battaglie internazionali in difesa dell’ acqua per una serie di incontri e conferenze:
Dalla Bolivia Oscar Olivera, dal Messico Raquel Gutierrez, dall’Irlanda John Holloway, dall’Italia padre Alex Zanotelli.
Testimonianze e confronti sul valore rivoluzionario del bene comune acqua, che attorno a sé riassume le contraddizioni della nostra epoca, ispirando la creazione di nuovi orizzonti possibili. Un evento tanto più significativo, nell’Italia che privatizza l’acqua.
Verrà presentato il libro “La Rivoluzione dell’Acqua – La Bolivia che ha cambiato il mondo” [ed. Carta – a cura di Yaku], sulla Guerra dell’Acqua di Cochabamba di cui cadono i dieci anni. Insieme agli autori, Oscar Olivera e Raquel Gutierrez e la partecipazione di John Holloway.

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Quando l’ambientalista si finge milionario: verso nuove forme di disobbedienza civile?

Tim De Cristopher è un ragazzo di Pittsburgh di 27 anni, laureando in Economia all’Università dello Utah e convinto ambientalista.

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Vogliono privatizzare tutto: appunti per un’idea diversa di società

La recentissima notizia relativa all’approvazione da parte del Senato della Repubblica della norma che dà, nella sostanza, il via libera alla totale privatizzazione del servizio idrico nel nostro paese (art. 15 decreto legge n. 135, ora in attesa dell’approvazione da parte della Camera dei deputati), mi spinge a tornare su alcune riflessioni sullo stato oramai comatoso della politica italiana e soprattutto sul degrado etico-politico di quella che dovrebbe essere la sinistra italiana.

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Media personale di comunicazione di massa

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a giorni in G. Carotenuto, Giornalismo partecipativo. Storia del giornalismo e dei nuovi media come beni comuni.

Emiliano Brancaccio: squarci nel buio oltre la siepe del mercato

Nata nel 1933 a Los Angeles, l’americana Elinor Ostrom dell’Università dell’Indiana è la prima donna ad aver conquistato il premio Nobel per l’Economia [1]. Il riconoscimento le viene assegnato in coabitazione con il connazionale Oliver Williamson, nato a Superior nel 1933 e docente presso l’Università di Berkeley. In apparenza siamo al cospetto di due studiosi molto lontani tra loro. Williamson è un teorico dell’impresa particolarmente innovativo, che tuttavia è rimasto sempre con i piedi ben piantati nel filone tradizionale neoclassico fondato sulla ipotesi di agenti economici egoisti e razionali. Ostrom ha seguito invece un itinerario di ricerca atipico, scandito da pubblicazioni sulla prestigiosa Sciencee su riviste politologiche più spesso che economiche, e costellato da ricerche empiriche tese a evidenziare quei tipici aspetti “comunitari” del comportamento umano che smaccatamente travalicano gli angusti confini ortodossi dell’homo oeconomicus. Tuttavia, come nota l’Accademia delle scienze di Svezia, entrambi gli studiosi hanno fornito contributi decisivi per «l’analisi delle transazioni economiche che si verificano al di fuori del mercato».

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La destra pseudo sociale: un carnevale

Un tempo carnevale era il cosmopolitismo e la partecipazione collettiva del mondo greco ai riti per Dioniso, o il gioco orgiastico dei Saturnali latini che simulava la sovversione dell’ordine sociale. Il punto politico, però, era chiaro: il carattere rituale della festa cancellava la connotazione di "classe" e – lo sapevano tutti – piuttosto che aprire, carnevale chiudeva lo scontro sociale. Di bello ci rimane il gioco delle parti, l’illusione dell’emancipazione dalle regole e del ribaltamento di ruoli e gerarchie. Una “finzione felice” che dissolve il potere nella caricatura, come voleva l’antica, feroce saggezza d’una società piramidale e classista, fondata sul sangue e sul censo, che concedeva divertita agli emarginati l’effimero e innocuo piacere del cambiamento.

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Ecuador: Proposta di legge per la gestione pubblica dell’acqua

acqua Presentato il progetto di legge che proibisce la privatizzazione dell’acqua in Ecuador

Quito, 6 settembre 2009
Davide Matrone

Nel secondo capitolo denominato "Diritto del buon vivere" e nell’art. 12 della nuova Costituzione dell’Ecuador si parla chiaro:

"Il diritto umano all’acqua è fondamentale ed irrinunciabile. L’acqua costituisce un patrimonio nazionale strategico di uso pubblico inalienabile ed essenziale per la vita".

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Nucleare: la grande bugia


Il cartello raffigurato nella foto era esposto, fino a qualche mese fa, sul ponte Saint-Ludovic, situato tra la dogana francese e quella italiana, presso Mentone, Costa Azzurra.

Diceva che proprio lì, sul confine, si era fermata – secondo le autorità francesi – «la nube radioattiva dell’incidente nucleare di Chernobyl». Proprio alla frontiera con la Francia nuclearista di Mitterand, che combinazione! Il passaporto non era in regola, suppongo.

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Mariastella Gelmini non lo sa: la storia ha le sue primavere

Non so se l’estremismo sia davvero la malattia infantile dei ceti subordinati e trovi terreno fertile nella rabbia impotente degli oppressi. Val la pena di rifletterci e ci tornerò più avanti. M’interessa per ora una premessa. Cota, Bricolo, Bossi, La Russa, Gelmini e compagnia cantante non lo sanno di certo, ma è così: i tentativi di installare a Napoli tribunali spagnoli del Sant’Uffizio furono spazzati via dalla furia popolare che, nei tumulti di piazza del 1510 e del 1547, si trovò al fianco l’aristocrazia. Erano anni fecondi di studi e di rivalutazione della natura dell’uomo e la superstizione come strumento di potere stentava a perpetuare il governo della barbarie.

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Berlusconi, Internet e la sicurezza

Per conoscenza e, per quanto mi riesce, senza commento.
Si tratta dell’emendamento al “pacchetto sicurezza” – così lo chiama il Governo – che riguarda la possibilità di “oscurare” i siti internet che in qualche modo “istigano a disobbedire alle leggi dello stato” o “alla violenza“.
Mi limito a due considerazioni. In Campania, sarà utilissimo per mettere a tacere i cittadini non ancora sudditi che lottano per la salute contro l’amianto nascosto nella cava di Chiaiano. Non lo sanno in molti, ma è così: alla scoperta e soprattutto alla diffusione della notizia, hanno infatti provveduto sovversivi noti e pericolosi come padre Alex Zanottelli, che da anni si batte sconsideratamente e poco cristianamene per la difesa dei beni comuni. In vista dell’approvazione di quel modello di rigoroso rispetto della Costituzione, costituito dalle “fondazioni” marca Aprea, ho fondati motivi per credere che anche nel settore della formazione, riviste pericolosissime come questa, possa essere agevolmente neutralizzata. Considerando l’uso “criminogeno” fatto dai siti dei cosiddetti “movimenti” – o anche solo da quelli che si permettono di fare informazione “alternativa” – se il provvedimento passerà – e non vedo come possa andare diversamente – l’Esecutivo avrà in mano un nuovo, efficace “strumento di sicurezza” – la parola censura è stata cancellata dal nostro dizionario – e sarà in grado di limitare gli spazi di quei veri e propri reperti archeologici che sono l’agibilità politica e democratica. Ciò sarà tanto più facile, quanto meglio il Governo saprà “riformare” la Magistratura… Presto non si “intercetteranno” i delinquenti e finalmente si mettono a tacere i dissidenti. Attorno alla sicurezza, si sente dire, si va costruendo una sorta di Patriot Act italiano, ma sono i soliti “facinorosi“. Certo, negli anni che verranno, gli storici faticheranno molto a ritrovare sul web le voci del dissenso. Questo è innegabile. E, tuttavia, siamo franchi: che valore possono avere, in questa feroce e disperata lotta per la sicurezza, le pur rispettabili esigenze degli storici?

PROPOSTA DI MODIFICA N. 50.0.100 AL DDL N. 733
50.0.100 (testo 2)
D’ALIA

Vedere testo 3
Dopo l’articolo 50, inserire il seguente:

«Art. 50-bis.

(Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet)
1. Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell’interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l’interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.

2. Il Ministro dell’interno si avvale, per gli accertamenti finalizzati all’adozione del decreto di cui al comma 1, della polizia postale e delle comunicazioni. Avverso il provvedimento di interruzione è ammesso ricorso all’autorità giudiziaria. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengano meno i presupposti indicati nel medesimo comma.

3. I fornitori dei servizi di connettività alla rete internet, per l’effetto del decreto di cui al comma 1, devono provvedere ad eseguire l’attività di filtraggio imposta entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000, alla cui irrogazione provvede il Ministro dell’interno con proprio provvedimento.

4. Entro 60 giorni dalla pubblicazione della presente legge il Ministro dell’interno, con proprio decreto, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con quello della pubblica amministrazione e innovazione, individua e definisce i requisiti tecnici degli strumenti di filtraggio di cui al comma 1, con le relative soluzioni tecnologiche.

5. Al quarto comma dell’articolo 266 del codice penale, il numero 1) è così sostituito: “col mezzo della stampa, in via telematica sulla rete internet, o con altro mezzo di propaganda”.».

Da “Il blog di Giuseppe Aragno“; uscito il 15 febbraio 2009 su “Fuoriregistro“.