Thursday 09 February 2012, 09:20

Gli articoli con tag: " Barrio Adentro "

Belkys e la Rivoluzione Bolivariana di Venezuela

Intervista a Belkys Guilarte

Belkys Guilarte è una giovane donna e madre venzuelana impegnata attivamente nel processo rivoluzionario bolivariano in corso in Venezuela. È una militante e componente di un gruppo sociale che si batte per i diritti delle donne in Venezuela. Un gruppo nato negli ultimi anni e che lavora nei quartieri popolari di Caracas. Belkys ha partecipato, in compagnia di altri compagni e compagne venezuelani/e, al I incontro latinoamericano dei popoli originari delle due americhe tenutosi a Quito lo scorso gennaio. Incontro organizzato dalla Fondazione del Pueblo Indio dell’Ecuador. Ho avuto il piacere di conversare con lei e di conoscere ancor di più cosa accade oggi in Venezuela. Mi ha rilasciato la seguente intervista:

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Barrio Adentro, risultati e problemi

A cinque anni dall’inizio della missione i dentisti di Caracas acquisiscono lo status di dipendenti pubblici

CARACAS – Sono passati ormai cinque anni da quando è stata lanciata la Missione Barrio Adentro I, il più celebre programma sociale promosso dal governo di Hugo Chávez. L’obiettivo della Missione è quello di garantire il diritto alla salute alla popolazione di scarse risorse economiche in tutte le regioni del Venezuela. Un anno fa i dentisti e gli infermieri di Barrio Adentro I di Caracas si erano mobilitati affinché gli fossero riconosciuti i minimi diritti come dipendenti pubblici. La settimana scorsa sono stati finalmente stipulati i contratti a tempo indeterminato per 193 dentisti venezuelani della missione. … Leggi tutto

Michele Serra e “el Reino de todavía”

Ho tra le mani ancora intonso “Erase que se era”, l’ultimo disco di Silvio Rodriguez, l’esponente per eccellenza della Nuova Trova cubana. L’ho tra le mani e ripenso ad una sua canzone del pieno del periodo speciale, “Reino de todavía” nella quale il ritornello diceva: “Nadie sabe qué cosa es el comunismo”.

Mi fa ritornare in mente … Leggi tutto

Cuba, Fidel e il dialogo impossibile sul “caballo mistico”

Sul dibattito su Cuba, è sorprendente come sia difficile per molti non prendere partito in maniera estrema rispetto a Cuba. L’esperienza della rivoluzione cubana è così articolata e così intimamente legata alla storia del continente degli ultimi cinquant’anni che non può esservene disgiunta. Ebbene, chi scrive esprime, rispetto alla rivoluzione cubana, un giudizio … Leggi tutto

Sulla natura dei blog e di questo blog

Un blog, un sito personale, non può occultare informazioni. Ma può offrirne altre, parallele, ancillari, complementari, e riscattarne altre, a volte decisive ma occultate dai grandi mezzi di comunicazione di massa. Loro sì che possono occultare informazioni. E lo fanno continuamente.

Quando ho pubblicato su questo sito il memoriale … Leggi tutto

Testimonianza dal Guatemala distrutto: Glenda è la mia eroina!

Qualcuno ricorderà di Glenda, la medica cubana della Missione Barrio Adentro che mi ha ospitato lo scorso anno e della quale ho scritto qui in italiano.

Ebbene in questo momento Glenda è in Guatemala a soccorrere gli alluvionati del ciclone Stam che nel silenzio più assoluto ha fatto in un paese poverissimo più disastri che a Nuova Orleans. Glenda è parte della brigata “Henry Reeves”, una delle brigate di emergenza che la protezione civile cubana tiene sempre pronte a mobilitarsi in caso di disastri naturali. Sarebbero potuti andare anche a Nuova Orleans, se George W Bush si fosse degnato di rispondere all’offerta di aiuto. … Leggi tutto

Preannuncio, ONU e Chávez, Barrio Adentro e excite

Ho ricevuto (incredibile, grazie!) vari email di attenti lettori, chiedendomi commenti su ONU e Chávez. Ebbene, preannuncio che sto scrivendo il mio fondo per Brecha proprio su questo tema e che se troverò il tempo lo tradurrò in italiano. Sarà online venerdì.

Volevo inoltre segnalare che da qualche ora sul portale excite è stato pubblicato il mio articolo “Una settimana con Glenda” sul sistema sanitario venezuelano, pubblicato in cartaceo sull’ultimo numero di latinoamerica in italiano ed in vari posti in spagnolo in America Latina. Si trova qui ed in poche ore è stato letto da centinaia di persone con molti commenti interessanti.

Vi segnalo i pezzi su Barrio Adentro, Una settimana con Glenda” e Che cos’è ?Barrio Adentro? e la mia intervista al presidente Chávez sull’integrazione latinoamericana.

En castellano, señalo mis articulos Una semana con Glenda y El programa Barrio Adentro y mi entrevista al presidente Chávez sobre la integración latinoamericana.

Colgo l’occasione per ringraziarvi tutti, amici, lettori e commentatori.
gc

Lettera a Gianni Riotta (e risposta) su Hugo Chávez

L’aggettivare nel giornalismo è spesso ridondante e mai neutrale. I giornalisti dei grandi quotidiani d’opinione italiani hanno l’abitudine di dovere sempre e comunque prendere le distanze da qualunque esperienza di governo che non sia ligia agli interessi degli Stati Uniti. Pertanto in maniera gratuita e totalmente decontestualizzata nel fondo di oggi sul Corriere, Hugo Chávez non è il “presidente venezuelano Chávez”, ma “il despota Chávez”. Non è certo la prima volta. Su Repubblica quando sono teneri si parla di “regime Chávez” e l’ex-direttore dell’Unità, Furio Colombo arrivò a criticare (sic!) il clericalismo di Perón che invece era accusato di bruciare le chiese come un anarchico qualsiasi. Fare esercizio di durezza contro chi non può difendersi (anche se l’ambasciata venezuelana a Roma è sempre puntuale nel contrappuntare), è defaticante ed a basso costo per penne abituate a incensare i poteri veri e forti, la casa bianca, il vaticano, la confindustria.
Sarà perché insultando Chávez si guadagnano meriti mentre informarsi, lavorare, magari mandare un inviato se non un corrispondente in America Latina non vale la pena? Con santa pazienza ho scritto a Riotta:

Gentile Riotta,
leggo spesso con interesse i suoi articoli. Ho condiviso buona parte di quanto scrive nell’ottimo pezzo di oggi, eccetto che per quell’aggettivo con il quale bolla il presidente venezuelano Hugo Chávez: “despota”.

Posso chiederle che significato attribuisce a tale termine e perché lo attribuisce al presidente venezuelano? … Leggi tutto

L’11 marzo del pensionato Aznar

L’11 marzo il mondo ha guardato a Madrid, alla dignità del suo dolore e alla civiltà con la quale ha affrontato la lotta al terrorismo rifiutando la logica bellicista statunitense. In pochi però hanno notato l’assenza dell’uomo che appena un anno fa ne era Capo del governo, José María Aznar.

Aznar è l’uomo che mentì al paese, sostenendo la pista ETA per gli attentati dell’11 marzo 2004, e dal paese fu punito per la sua menzogna. Aznar è anche l’uomo che portò in guerra un paese dove il 92% dei cittadini era contrario alla guerra. Aznar è anche il primo capo del governo della Spagna postfranchista ad avere riconosciuto un governo golpista, quello Ernesto Carmona Stanga scaturito dal colpo di stato dell’11 aprile 2002 a Caracas.
Dov’era dunque José María Aznar, mentre decine di capi di stato e centinaia di ministri e notabili confluivano a Madrid? Sarebbe stato troppo imbarazzante per lui esserci e dunque Aznar era in Messico, dove lo stesso 11 marzo a Monterrey ha tenuto una conferenza nella locale Università. Non ha toccato il tema delle stragi di Madrid ma ha interloquito sul tema che oggi gli sta più a cuore: il pericolo Chávez.

L’ex capo del governo del Partido Popular, afferma che oggi la dittatura cubana di Fidel Castro non è più un problema. Il problema è il potenziale destabilizzatore dato dal Venezuela che ?utilizzando le pingui rendite petrolifere sta turbando lo sviluppo regionale esportando un credo illiberale e antidemocratico?.
Per Aznar l’unità latinoamericana sarebbe un ?mito destabilizzatore? e il continente latinoamericano ?che negli ultimi 25 anni aveva compiuto enormi progressi, sta oggi patendo un pericoloso ritorno indietro?.

Interpretando il linguaggio del golpista e mentitore Aznar, come nel pensiero di George W Bush e Roger Noriega, sottosegretario di Condoleeza Rice per l’America Latina, la democrazia continua a coincidere con il neoliberismo e solo con quello. Senza neoliberalismo non vi è democrazia.

Non solo: l’integrazione latinoamericana è un’avventurismo pericoloso da fermare, al contrario di altre integrazioni, quella dell’UE, quella Euroatlantica, il Grande Medio Oriente voluto da Bush. Queste vanno benedette perché benedette dai mercati. Proprio i mercati sono gli unici che potrebbero concordare con il giudizio storico di Aznar sull’ultimo quarto di secolo, quello della distruzione neoliberale delle società latinoamericane, dei morti per fame e delle privatizzazioni selvagge, dei Menem, dei Collor de Mello, dei Fujimori, dei Fox e dei Carlos Andrés Pérez. I ?pingui benefici del petrolio? per Aznar sono temibili se irresponsabilmente spesi in servizi sociali, ma vanno benedetti se destinati a corruzione e plusvalore per i titoli finanziari.
Quello che Aznar teme ?ma non solo lui, visto che il suo giudizio non è dissimile da quello dell’ineffabile Internazionale Socialista- è l’America Latina che rialza la testa, quella che processa i dittatori e i torturatori imposti dal Nord, quella che si ribella e sconfigge il golpismo fondomonetarista, quella del programma ?Fame Zero? in Brasile, o ?Barrio Adentro? in Venezuela. Quello che Aznar -e Bush ? teme è il futuro dei popoli.

Una settimana con Glenda – In Venezuela con i medici della Missione Barrio Adentro

In Venezuela con i medici della Missione Barrio Adentro, che da 18 mesi offrono un vero Piano Marshall della salute ad un popolo che non sapeva neanche di averne diritto.

di Gennaro Carotenuto

Corea è un quartiere periferico di Barcelona, il capoluogo dello stato Anzoátegui, nell’Oriente venezuelano. A poco più di un’ora di macchina c’è Puerto la Cruz, dove ci s’imbarca per il paradiso per turisti dell’Isla Margarita. Ma nessun turista si spinge fino a Corea che mi aspetta con i suoi 38 gradi ed un’umidità asfissiante. Mi aspetta con le sue strade squadrate, inspiegabilmente ingombre di macerie, spazzatura e un odore penetrante di fogna. Mentre con continui slalom evita buche che sembrano prodotte da un bombardamento, l’autista mi spiega con orgoglio che l’auto, una Chrysler mastodontica, ha appena compiuto 50 anni. Ho conosciuto Glenda Alfonso Castillo un’ora prima, nella stazione degli autobus dove mi aspettava. È un’anestesista, arrivata qui nel novembre … Leggi tutto

Che cos’è “Barrio Adentro”

Per la OMS, cubani o marziani fa lo stesso. L’importante è il diritto alla salute.

di Gennaro Carotenuto

Secondo il pensiero unico neoliberale, la salute è una merce. Secondo la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo è un diritto umano. Una volta concluso aristotelicamente che di conseguenza il neoliberismo è contrario ai diritti umani, nella Costituzione del Venezuela bolivariano di Hugo Chávez, hanno deciso che la salute è un diritto ?gratuito- di tutti e, cosa ancora più grave, hanno deciso di compiere il dettato costituzionale.

Così nel 2002, con lo scopo di dare a tutta la popolazione cure mediche di base gratuite, nasce la Missione ?Barrio Adentro?, dentro il quartiere. In un paese dove la salute è stata sempre privata e privatizzata non esisteva assistenza medica di base pubblica, né medici disposti a curare poveri. L’unica possibilità di garantire il diritto alla salute di quell’80% di popolazione esclusa dal modello, era rappresentata dalla vicina Cuba. Questa produce professionisti e medici in surplus ed ha oggi un medico ogni 120 abitanti, uno degli indici più alti al mondo.

In un complesso accordo che semplificheremo nello scambio petrolio-salute, in più dei 300 dei 330 municipi nei quali si divide il Venezuela, sono arrivati 18.000 medici cubani. Collaborano con circa 1.200 medici del posto. Questi ultimi, nel giro di cinque anni, dovrebbero integrarli e sostituirli. Tutti insieme, negli ultimi 18 mesi, hanno curato almeno 17 milioni di venezuelani, con circa 100 milioni di visite tra domiciliarie e ambulatoriali e hanno sviluppato centinaia di migliaia di attività educative. I medici cubani sono chiamati a compiere un periodo di 24 mesi in Venezuela, vivendo nelle stesse condizioni -pauperrime e spesso degradanti- della popolazione locale. Almeno uno è stato assassinato in un attentato.

Guadagnano circa 200 dollari al mese. Fonti vicine al governo venezuelano parlano di 30-35 abbandoni volontari. L’opposizione, senza peraltro fornire alcuna prova, decuplica questa cifra. Calcolano di salvare almeno 380 vite la settimana, anche se continua il boicottaggio dei sindacati medici locali che impedisce loro di lavorare negli ospedali pubblici.

A nessuno sfugge che Barrio Adentro è anche una gigantesca operazione di consenso politico. L’opposizione ha opposto un iniziale durissimo rifiuto. Accusava il governo di demagogia, populismo, definiva la missione irrealizzabile, uno spreco di denaro pubblico. Denunciava che i cubani non erano altro che propagandisti o peggio, paramilitari venuti a preparare la dittatura. Oggi nessuno più nega che i medici cubani abbiano conquistato la fiducia di milioni di venezuelani. La stessa opposizione afferma che i cubani devono restare anche dopo l’agognata caduta di Chávez. È un assurdo che testimonia il successo della missione stessa.

Secondo il rappresentante in Venezuela dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Renato Guzmao, ?quello che sembrava impossibile da realizzare in decenni ?offrire ad indigeni e poveri che non hanno mai avuto accesso a nessun programma di salute ed alle classi medie salassate dal sistema privato- servizi sanitari efficienti e gratuiti- improvvisamente è diventato possibile con una semplice decisione politica?. Per Guzmao ?che lo realizzino medici cubani o marziani è indifferente per l’OMS. I cubani sono risultati eccellenti medici, ma l’importante è che con Barrio Adentro siano curati in maniera rapida, oggettiva ed opportuna, 17 milioni di pazienti. E che la missione sia irreversibile?.

Brecha – El programa Barrio Adentro

El programa Barrio Adentro

Según el pensamiento único neoliberal la salud es una mercancía. Según la declaración universal de los derechos del hombre es un derecho humano. Después de concluir, como haría Aristóteles, que el neoliberalismo está en contra de los derechos humanos, en la Constitución de la Venezuela bolivariana decidieron que la salud es un derecho -gratuito- de todos y, cosa descabellada, decidieron cumplir.

Por Gennaro Carotenuto


Desde Caracas

Con el reto de ofrecer a todos atención médica primaria gratuita nació la Misión Barrio Adentro, probablemente la más importante y exitosa entre las implantadas por el gobierno de Hugo Chávez. En un país donde la salud ha sido históricamente privada y privatizada y donde simplemente no había atención primaria pública ni médicos dispuestos a atender pobres, la única posibilidad era la cercana Cuba.

Ésta produce profesionales y médicos en sus universidades y tiene hoy en día un médico cada 120 habitantes, uno de los índices más altos del mundo.

En un complejo acuerdo que simplificaremos en el intercambio petróleo-salud, a más de 300 de los 330 municipios en los cuales se divide Venezuela han llegado alrededor de 18 mil médicos cubanos que están colaborando con unos 1.200 médicos venezolanos. Éstos, en un plazo de unos cinco años, deberían integrarlos y sustituirlos. Todos juntos, en los últimos 18 meses, han atendido a al menos 17 millones de venezolanos, con unas 100 millones de consultas entre domiciliarias y ambulatorias y desarrollado cientos de miles de actividades educativas. Los médicos cubanos están llamados a cumplir períodos de 24 meses en Venezuela, viviendo en las mismas condiciones -paupérrimas y a veces degradantes- junto a la población local. Al menos uno ha sido asesinado en un atentado en los primeros días de la misión. Ganan unos 200 dólares por mes. Fuentes oficialistas venezolanas dijeron a BRECHA que las bajas, personas que abandonaron la misión para no volver, no superan las 30 o 35, mientras, sin ofrecer ninguna prueba, la oposición decuplica este número. Calculan salvar al menos 380 vidas a la semana y lamentan que el boicot de los médicos venezolanos empleados en los hospitales públicos les impida ofrecer aun más.

A nadie escapa que Barrio Adentro es también una gigantesca operación de consenso político. La oposición, desde su inicial, firme e histérico rechazo, hablaba de demagogia, populismo, definía la misión como inviable, un despilfarro de dinero público, afirmaba que los cubanos no eran otra cosa que paramilitares comunistas llamados a preparar la dictadura. Hoy, cuando los médicos cubanos ganaron la confianza de millones de venezolanos, la oposición afirma que la misión debería continuar también sin Chávez. Un absurdo que atestigua su éxito y sus logros.

Según el representante en Venezuela de la Organización Mundial de la Salud, Renato Guzmao, ?lo que parecía imposible lograr en décadas -ofrecer a los indígenas y pobres que jamás tuvieron acceso a ningún programa de salud y a las clases medias que han pagado precios altísimos por la privatización, servicios sanitarios efectivos y gratuitos- de repente se ha logrado con una simple decisión política?. Para Guzmao ?que lo hagan médicos cubanos o marcianos no le importa a la oms. Lo importante es que con Barrio Adentro se atienden de manera rápida, objetiva y oportuna 17 millones de personas. Y que la misión sea irreversible?.

Brecha – Una semana con Glenda – Con los médicos de Barrio Adentro

Una semana con Glenda.

Corea, un barrio periférico de Barcelona, a poco más de una hora de Puerto la Cruz, en el estado Anzoátegui, en el oriente del país, me espera con sus 38 grados y una humedad más agobiante que la de Buenos Aires en enero. Corea me espera con sus calles llenas de escombros y basuras, con sus perros flacos y temerosos y su inmensa violencia y pobreza. El auto de estilo estadounidense, que con orgullo me explican que va a cumplir los 50 el próximo año, con continuos virajes evita agujeros que parecen producidos por un bombardeo. Los niños, muchos, ni nos miran. Conocí a Glenda Alfonso Castillo una hora antes en la terminal de autobuses, en Puerto la Cruz, donde me estaba esperando. Es una anestesióloga que ha llegado en noviembre de 2003; ya van 13 meses sin ver a su familia y especialmente a Glendita, su hijita de ocho años. Acá no puede ejercer su especialidad, y se dedica, como todos los médicos cubanos, son 800 en el estado Anzoátegui, a la atención primaria. ?No te olvides de que nos hospeda una familia muy modesta?, me dice antes de llegar.

Llegamos; el jefe de la familia se llama Guaicari, su esposa más sencillamente Margarita. Tienen cuatro hijos y 11 nietos. Indígenas urbanizados, son todos bolivarianos. Me cuenta Glenda: ?El niño de la casa llegó casi con peritonitis, lo recibí. En el hospital no lo querían internar?. Durante los días en varias ocasiones escucho hablar a Guaicari, sindicalista en el hospital público de Barcelona. Insiste sobre el hecho de que hace política porque la política le tiene que dar algo. Se muestra enojado: ?Desde hace 40 años los hospitales públicos cierran 15 días en Navidad. Es una tradición y si nos la quitan ahora el gobierno nos está traicionando?. Glenda discrepa un poco y después deja correr. Lo nuevo convive con lo viejo.

Me enseñan mi cuarto. Sin ventanas, el piso de concreto, el techo de zinc, como en el poema de Mario Benedetti. Pero ahora que me toca a mí dormir acá no me resulta tan tierno. Entre el techo y el cuarto hay un estrado de espuma plast en el cual hacen carreras de Fórmula 1 ratas enormes. En el baño no hay agua corriente. Durante la noche se llena un balde y es para todos, todo el día. No hay ventanas, hay un ventilador, pero los ventiladores me enferman. Al segundo día me enfermo de verdad. A esta agua, este ambiente, esta comida, es difícil acostumbrarse. Remedios ?hechos en Cuba? me bajan la presión, sanan mi diarrea, desinfectan mi estómago. A mí como a cualquier enfermo de Barrio Adentro. No son de última generación me explican, pero agradezco igual y descubro que hoy Cuba es un país que exporta medicinas.

Glenda vuelve de la consulta y me encuentra aún en mi cuarto. Me empieza a contar. ?Vivimos encerrados. Esta es una misión difícil esencialmente por las condiciones ambientales. La violencia a nosotros los cubanos nos aterroriza, no estamos acostumbrados?. En los ranchitos de Caracas los médicos tienen la orden de estar en cama a las siete de la noche, con las balas perdidas no se juega. Los jefes de la misión, con los cuales me entrevisto en Puerto la Cruz, me dan números duros: ?Acá hay más de 12 mil muertes violentas por año; en Cuba son 250. La policía mata al menos 2 mil presuntos delincuentes por año en tiroteos?. De las conclusiones deduzco que un 80 por ciento son ejecuciones sumarias y pienso que quien sabe qué pasó de verdad con Robson y su primo, los dos chicos de 15 y 17 años que murieron el día antes de mi llegada en la esquina de la casa de Guaicari. Con el hermano de Robson, desaparecido, formaban la ?banda de los monitos?, varios atracos y homicidios. La gente del barrio lo cuenta tranquilamente: los monitos tuvieron lo que se merecían y ahora todo está más tranquilo. La noche siguiente un largo tiroteo me despierta a las cuatro de la mañana. Escucho a Glenda levantarse en el pasillo. A la mañana siguiente sabré que no hubo heridos.

Voy a la consulta y me asombra descubrir que es un rincón de paz que podría estar en cualquier parte del mundo. Gente modesta pero tranquila espera su turno. Un señor lee el diario en la espera. Hasta hace dos años no existía nada parecido a esta gente y ahora ya es lo normal. Llega una señora de un barrio cercano. Grita escandalizada que su médico se fue de vacaciones. Es impresionante la rapidez del cambio: lo que antes era ciencia ficción ya es percibido como un derecho por defender. Glenda la calma y la atiende como a los demás. Acaba de dar el alta a Simón; ?tiene 35 años, tuvo una úlcera en un pie. Yo lo curé y descubrí que tenía una diabetes crónica nunca curada. Ya tenía problemas de impotencia, por los años de diabetes nunca tratada. Lo atendí durante dos meses todos los días, acá era una cosa impensable?. Lara, una compañera de Glenda, me muestra su laboratorio odontológico móvil. Todo es modesto, portátil, pero limpio, estéril: ?Las tres especialidades de odontología, cardiología y oftalmología son las que forman la llamada operación milagro. Devolvemos gente a la vida, que simplemente necesitaba lentes, o una operación de cataratas?. Las intervenciones se hacen en Cuba. Es antieconómico, pero el boicot de los médicos venezolanos impide utilizar los hospitales públicos. ?Los hospitales públicos para nosotros los cubanos son lo más horrible y no tenemos ninguna relación con los médicos venezolanos. Somos intrusos venidos por proselitismo político. Ahora, después de la reafirmación de Chávez -afirma Glenda-, nos toleran y algunos han transigido en tener algunas relaciones, pero no de trabajo. Recién ahora hay algunos hospitales que empiezan a aceptar pacientes transferidos por la misión.? El doctor Celestino Estrada, uno de los pocos médicos venezolanos de la misión, un veterano chiquito que opera con mucha experiencia, nos da detalles sobre los gremios médicos, todos opositores y sobre los programas de inserción de médicos locales en Barrio Adentro: ?Somos 1.200 pero en cinco años seremos 6 mil?.
Droga, machismo, arepas, alcohol. ?Por allá, de aquella casa en adelante, hasta el final de la calle, en todas las casas se vende droga. Este es el motivo del relativo florecer económico de Corea?. Voy paseando, las casas de lata, de zinc, de concreto, están todas encerradas como jaulas. Las jaulas aumentan la sensación de inseguridad. Ni siquiera los taxis quieren entrar a Corea. Aprendo que no hay que darle la dirección exacta, no te dejarán subir: que te acerquen y luego regateas para que te dejen en la casa. Adentro de las jaulas no son pocos los autos todo terreno de más de 50 mil dólares. Producto especialmente del crack, que crea fortunas comiendo cerebros de adolescentes. Barcelona es fea, pero Corea es un barrio feísimo, sin gracia ni árboles, así como es la vida de difícil para la gente y especialmente para los niños. En un país donde la gasolina cuesta un peso uruguayo por litro, ?los niños no tienen costumbre de tomar leche. Lo aconsejo a las familias pero cumplen poco. Las consecuencias son caries, retraso en el desarrollo y a largo plazo retraso mental. Son niños que tendrán dificultad en el aprendizaje y bajo nivel escolar. Es la malnutrición. Pero no es sólo la leche lo que falta. Los hábitos alimentarios de las casas son terribles. El adulto come lo mejor y lo que sobra es para el niño, si es que algo sobra. Entonces el niño come arepas (tortillas de harina de maíz), no come proteínas?. El presidente Chávez insiste a menudo en sus discursos hablando de la salubridad de la comida, da consejos prácticos: ?No coman demasiada grasa, no coman demasiado frito?. Populista, le dicen los detractores.

Es así que los médicos se transforman en educadores. Escucho a Glenda dar clase de economía doméstica a una joven madre. Lo hace con extremado respeto. ?Retraso mental subcultural, hábitos de vida incorrectos que los hijos heredan; en este barrio son muchísimos los analfabetos o semianalfabetos. Muy pocos adultos tienen más de cinco años de escuela primaria. Sólo ahora está la Misión Robinson -el programa de alfabetización que ya involucró a un millón de venezolanos- pero no ha llegado aún a todo el mundo. Tengo una paciente de 19 años, Elvia. Tiene un hijo y está embarazada y es completamente analfabeta, vive en esta misma cuadra. Los embarazos adolescentes son la regla. Los padres casi no existen. Las misiones están cambiando de a poquito las cosas. Tengo una paciente de 16 años con dos hijos. Su madre sostiene que las mujeres no necesitan ir a la escuela. Pero ahora, cada vez más mujeres levantan la cabeza y salen a la calle.? Les dicen a sus hombres que no los esperarán borrachos toda la vida. Quieren salir a trabajar. Cambia, todo cambia. Del viernes al domingo los hombres toman sin freno y la violencia trepa. ?El alcohol no es una misión de los médicos, pero está en la parte educativa. Propiciamos que los adolescentes no tomen. La intención más importante es cambiar el estilo de vida, alimentario, educación a la salud. Lo primero es educar a la población.? Ya pasó mi semana y abandono Corea. Me despido de Glenda que sueña con sus vacaciones. El aliento de un borracho me persigue hasta en el auto. Cambia, todo cambia, pero sin apuro.