Friday 25 May 2012, 04:33

Gli articoli con tag: " Barack Obama "

Lula vuole incontrare Obama per discutere sull´America Latina

Il Ministro degli Esteri brasiliano, Celso Amorim, ha informato ieri (14/08/09) durante una breve visita alla capitale peruviana Lima, che il presidente Luiz Inácio Lula da Silva desidera incontrarsi per discutere con il suo collega statunitense, Barack Obama, su temi regionali, come quello del malessere scaturito dalla presenza militare degli USA in Colombia e dalla crisi politica in Honduras.

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Nordamerica: i migranti messicani possono attendere

tresamigos Il presidente messicano Felipe Calderón per la seconda volta ospita Barack Obama (insieme al primo ministro canadese Stephen Harper) nel vertice dei paesi nordamericani e per la seconda volta incassa una sconfitta sul tema che più duole alle classi popolari del paese: la condizione dei migranti da El Paso in su.

L’emigrazione messicana è restata infatti sullo sfondo del vertice di Guadalajara. Obama non vuole e non può parlare di regolarizzazione dei clandestini e irregolari prima del 2010 e chissà quanto altro ancora ci vorrà per alleviare la condizione di quella dozzina di milioni di messicani che, soprattutto dopo il distruttivo trattato di libero commercio del nordamerica del 1994, sono stati obbligati a lasciare il paese tentando la sorte con o senza documenti nel vicino del Nord.

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Barack Obama, le basi in Colombia e quei matti di latinoamericani

Obama “Né ho autorizzato né mi è stato chiesto. E non manderemo molte più truppe oltre l’assistenza che già forniamo alla Colombia [con Egitto e Israele la più grande al mondo, ndr]. Alcuni paesi, a partire dall’Ecuador e dal Venezuela, ma anche amici come Brasile e Cile, stanno tentando di trarre profitto usando la solita retorica antiyankee”.

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Honduras, perché gli Usa tacciono? Colpa del conflitto Obama- Hillary

Alcuni fedelissimi della Segretaria di Stato americana oggi lavorano attivamente con i golpisti.

Tom Hayden
La politica americana confrontata al colpo di Stato del 28 giugno (che ha detronizzato il presidente dell’Honduras Manuel Zelaya, sostituendolo con Roberto Micheletti), rischia di sprofondare nella confusione a causa delle divergenze tra il Presidente Barack Obama e la Segretaria di Stato Hillary Clinton.
Questi contrasti vengono da lontano, almeno dalle primarie del 2008 quando i due si sfidarono per l’investitura presidenziale.

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Più americanista degli americani: un PD che, così, è senza futuro

Ormai è del tutto evidente che il contingente italiano in Afghanistan, ripetutamente sotto attacco negli ultimi giorni, stia compiendo vere e proprie operazioni di guerra contro l’esercito talebano e che questa guerra (il vocabolo "missione di pace" è ormai sparito anche dai discorsi di La Russa) non serve affatto alla sicurezza del popolo italiano, e, come ha confermato anche l’ex  Capo di Stato Maggiore del comando NATO Fabio Mini (L’Unità, 28 Luglio), "il terrorismo che si combatte in Afghanistan non è più quello né di Al Qaeda né della Jihad islamica (sempre che lo sia mai stato, fatto discutibile se si considerano gli scarsi risultati ottenuti, ad esempio, nella caccia ai "latitanti" Bin Laden e Mullah Omar, ndr). Le forze contrapposte in Afghanistan non sono in grado di portare alcuna minaccia al nostro sistema".

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Zelaya: torno in Honduras, se dovesse capitarmi qualcosa, il generale Romeo Vásquez Velásquez sarà il responsabile della mia morte.

La democrazia ha un prezzo e sono disposto a pagarlo. Intervista al Presidente honduregno, Manuel Zelaya, rilasciata a Giorgio Trucchi per l’Associazione Amicizia e Solidarietà Italia – Nicaragua, è ripresa da www.infoaut.org

Dopo la conclusione della conferenza stampa con il presidente costituzionale dell’Honduras, Manuel Zelaya Rosales, che si è svolta nell’ambasciata di questo paese a Managua, salgo sulla macchina con cui si spostano il presidente ed il suo ministro della Presidenza, Enrique Flores Lanza, diretti ad un’intervista con un canale televisivo internazionale. Mancano pochi giorni o forse poche ore all’atteso ritorno del presidente Zelaya in Honduras, e nell’oscurità dell’auto cominciamo questa intervista in esclusiva per il Sistema informativo della UITA.

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A cosa serve questa maledetta guerra?

Alessandro Di Lisio era un parà della Folgore, di appena 25 anni. Questa mattina è morto, ucciso da un ordigno della resistenza afghana.

La famiglia, gli amici, i commilitoni meritano tutta la solidarietà e la vicinanza umana che pur non basterà ad attenuare il dolore che una simile perdita può comportare.

Per quanto sia una speranza vana, voglio solo augurarmi che la politica e i media non si prestino al solito teatrino, ben collaudato con il terremoto dell’Aquila e con la strage di Viareggio, dell’unità nazionale, della commiserazione, degli ipocriti piagnistei per le disgrazie avvenute.

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Honduras, dialogare con i golpisti è stata una pessima idea

foto_mat_23739 Dopo due giorni di conversazioni in Costa Rica tra la delegazione dei golpisti e quella del governo legittimo dell’Honduras, nella quale ognuno accusa l’altro di essere un criminale e di meritare di andare in carcere o peggio, le cose non si sono spostate di un centimetro. E non spostarsi di un centimetro vuol dire che i golpisti guadagnano terreno, si stabilizzano, guadagnano legittimità, vedono il fronte internazionale perdere unità d’intenti.

Tanto è vero ciò che i golpisti propongono un nuovo incontro tra otto giorni, un’eternità per chi in ogni angolo del paese da due settimane è mobilitato contro il golpe e, nonostante cresca e si radicalizzi la resistenza popolare, sta subendo i colpi sempre più duri della repressione. L’ultima su questo fronte è l’arresto da parte di un commando golpista di José David Murillo, pastore protestante, dirigente ambientalista ma soprattutto padre di Isis Obed Murillo, il ragazzo di 19 anni assassinato domenica scorsa.

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Barack Obama: “gli Stati Uniti appoggiano il ritorno di Mel Zelaya in Honduras”. Il dittatore di Bergamo alta tratta la resa?

Xiomara Castro de Zelaya E’ un voltaireiano Barack Obama che da Mosca ha chiuso ogni polemica sulla posizione dell’attuale governo di Washington rispetto al colpo di stato in Honduras: “gli Stati Uniti appoggiano il ritorno di Mel Zelaya in Honduras anche se questo si è fermamente opposto alle politiche nordamericane”.

E inoltre: “Non appoggiamo Zelaya perché siamo d’accordo con lui. Lo appoggiamo in nome di un principio universale per il quale i popoli debbono poter eleggere i propri dirigenti, che ci piacciano o no. E dobbiamo riconoscere chiaramente: gli Stati Uniti non hanno sempre agito correttamente su questo punto ma il mio governo non cercherà di imporre governi ad altri paesi”.

Sarebbe (anche per l’ammissione di responsabilità) un discorso da prima pagina quello di Barack Obama a Mosca e che va ben oltre la crisi honduregna se non si perdesse nel porto delle nebbie degli irriformabili media del pensiero unico e quindi lo mettiamo in prima pagina noi, media partecipativo.

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Honduras: il segnale di Barack Obama

Canale Honduras, a questo link tutti gli aggiornamenti sul golpe in Centroamerica!

INF_NOTA24588_20 Il dipartimento di stato del governo statunitense, in una conferenza stampa tenutasi nel pomeriggio di ieri, lunedì, ha chiarito che nessun rappresentante del governo di fatto honduregno, che ha inviato ieri una delegazione nella capitale del paese nordamericano, sarà ricevuta.

Al contrario nella stessa conferenza stampa è stato chiaramente affermato che oggi martedì il presidente legittimo Manuel Zelaya sarà ricevuto al massimo livello presente nel paese, probabilmente dalla stessa Hillary Clinton, essendo il presidente Barack Obama impegnato in Europa.

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Honduras, il punto della situazione tra gorilla, diplomazia e movimenti

Capture3 Canale Honduras, a questo link tutti gli aggiornamenti sul golpe in Centroamerica!

Si chiamava Isis Obed Murillo, aveva 19 anni e una faccia da bambino. Lo hanno ammazzato con un colpo alla nuca mentre si allontanava dalle recinzioni dell’aeroporto di Tegucigalpa presidiato da mezzo esercito honduregno armato fino ai denti. Lo ha ammazzato un soldato che, secondo innumerevoli testimonianze, si è inquadrato, ha mirato e ha puntato proprio alla nuca di Isis secondo uno schema che è di tutti i regimi repressivi: colpire per terrorizzare, “shock and awe”.

Con Isis si conta almeno un altro morto, molti feriti con colpi di arma da fuoco, decine di persone picchiate selvaggiamente e un numero imprecisato di arresti che starebbero continuando in queste ore, piena notte in Centroamerica. Oggi però il “Fronte contro il colpo di Stato” è convocato ancora e “chissà – come ci ha detto nella notte P.T. nell’intervista pubblicata in esclusiva – se prevarrà l’indignazione o la paura”.

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Honduras: repressione e morte ma il popolo resiste ai gorilla e vuole fare la storia

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Canale Honduras, a questo link tutti gli aggiornamenti sul golpe in Centroamerica!

Come nell’800, come nel ‘900, vescovoni, padroni ed esercito uniti contro il popolo. Selvaggio, bigotto, reazionario, violento è adesso il golpe in Honduras, dopo una settimana di drôle de guerre, chiaro come il sole, antico come il mondo in pieno XXI secolo.

Almeno due morti confermati, uno dei quali è un ragazzo di sedici anni, ma il lago del suo sangue non sarà mostrato dalle televisioni del pensiero unico.

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Honduras – Ministro degli esteri golpista Enrique Ortiz: “Quel negretto di Obama non sa neanche dov’è Tegucigalpa”

Il Ministro degli esteri della giunta golpista Enrique Ortiz ha dichiarato oggi: “Quel negretto di Obama non sa neanche dov’è Tegucigalpa”.

Telesur

Banner_finalFinisca come finisca la vicenda del golpe in Honduras non c’è alcun dubbio che chi esce trionfante è Telesur.

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Gianni Minà: Il colpo di stato honduregno, un fiammifero acceso per Obama

gianni_mina Il Manifesto del 2 luglio 2009

Alla fine il golpe militare in Honduras, il secondo paese più povero dell’America latina dopo Haiti, ha finito per nuocere più di tutti, per ora, alla nuova amministrazione Usa del presidente Barack Obama, che è rimasto praticamente con il fiammifero acceso in mano, specie considerando la sua più volte affermata intenzione di cambiare metodi e politica nel continente che, una volta, era “il cortile di casa” degli Stati Uniti.

Perchè è vero che Obama ha condannato il colpo di stato in Honduras, dichiarandosi “seriamente preoccupato per la situazione” e chiedendo “a tutti gli attori politici e sociali di quel povero paese di rispettare lo Stato di diritto”, ed è vero che sulla stessa linea si è espressa anche Hillary Clinton, ministro degli esteri, che ha ribadito  “Sono stati violati i principi democratici”.

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