giovedì 02 settembre 2010, 17:41

Gli articoli con tag: " Banca Mondiale "

Con il capitalismo non ci sará futuro per nessuno: né per i ricchi e né per i poveri.

(Ho ricevuto un messaggio di posta elettronica da un compagno in lingua portoghese, mi é piaciuto, l´ho tradotto e adattato in italiano e lo copio qui in basso. Purtroppo non conosco l´autore del pezzo, ma le fonti non mancano) … Leggi tutto

Le guerre dimenticate di Haiti prima e dopo il terremoto (2/3)

di Fabrizio Lorusso

Bimbahaiti.jpgQuesta è la seconda parte di un reportage sulla storia di Haiti, prima e dopo il tremendo terremoto che ha colpito la sua capitale, Porto Principe, ormai due mesi or sono. La disgrazia di un paese e i problemi profondi della sua gente vengono dal passato e non dipendono solo dalla sfortuna, dagli uragani o dalla geologia.
S’è tanto discusso di aiuti umanitari e solidarietà in Europa e negli USA, ma non si discute mai dell’estrema dipendenza cui il popolo haitiano è da sempre stato abituato: dipendenza religiosa, economica, educativa, energetica, politica e spirituale da qualche salvatore, Dio o potenza straniera. In generale non amo credere alle spiegazioni facili, attribuire la colpa di tutti i mali sempre e solo all’imperialismo, agli americani o ai francesi, oppure a un gran complotto internazionale, però l’esperienza diretta ad Haiti mi ha mostrato una realtà innegabile: una nazione orgogliosa e pacifica costantemente repressa dall’esterno e dall’interno nei suoi slanci di emancipazione, uno stato al limite del fallimento che dipende, così come i suoi cttadini, dalla cooperazione interessata dei paesi ricchi e dall’ottusità della sua stessa classe dirigente.
Alcuni hanno denunciato il "populismo" dell’ex presidente di Haiti, Aristide, spesso definito dai media come un prete-messia, ma senza cognizione di causa o secondo gli stereotipi classici da sempre diffusi sull’America Latina. Ciononostante Aristide (due volte presidente eletto tra il 1990 e il 2004 e due volte forzato in esilio dopo dei colpi di stato) aveva delle idee chiare su come far uscire Haiti dalla spirale di dipendenza e sottomissione, ma la forza delle idee approvate democraticamente a volte deve cedere alle bombe e ai machete dei pochi potenti che non sono d’accordo dentro e fuori dal paese.

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Il governo boliviano promuove l’idea del debito ecologico

Mermaid_Colour_300x374_96dpi «Hayaya Pachamama, per questo siamo qui». Per la vita della madre terra. E’ con queste parole che Angela Navarro, negoziatrice del governo della Bolivia, ha aperto il suo intervento all’incontro sul debito ecologico e sulla giustizia climatica promosso da una vasta rete di organizzazioni nell’ambito del programma del Klimaforum, il controvertice organizzato a Copenaghen dalla società civile. La Bolivia ha infatti avanzato la proposta di un emendamento che introduce la questione del debito climatico al testo del potenziale, ma sempre più lontano, accordo finale. Lo Stato andino ha ricevuto il sostegno di Malesia, Cuba, Micronesia, Paraguay, Sri Lanka e Venezuela.

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Lo Stivale di gomma

Venezia, acqua alta
La prima immagine di questo articolo è una foto che ho scattato a Venezia qualche mese fa, in pieno fenomeno dell’«acqua alta», e così la seconda, che però si spinge a indicare una relazione possibile tra il nostro modello di sviluppo, incentrato sulla crescita senza fine del Pil (prodotto interno lordo e misura di ogni umana felicità), e il riscaldamento globale, che prima o poi sommergerà migliaia e migliaia di chilometri di coste della Penisola, compresi centri abitati e luoghi d’arte, Venezia su tutti.

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Il Lusso della Protesta al Punto G

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Hanno corso oggi e correranno domani e ancora di più intorno al punto G, tranne uno che è morto.

Il loro punto G dicono non abbia capacità operative, ma solo il compito, discutendo, di indicare dove intervenire al meglio nell’economia, nel sociale, nell’ambiente, nel contrasto dell’attività terroristica. Da sei che erano nel 1975, si concupiscono in otto: Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito,Russia, Stati Uniti d’America.

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Belem, Parà, Brasile – Terzo Forum di teologia e liberazione “Non per ideologia ma per matematica”

leonardo boff Belem, 22 gennaio 2009. Leonardo Boff sale sul palco tra gli applausi della sala, affollatissima, del Centro Tancredo Neves. Dopo i saluti di rito, il teologo brasiliano si leva la giacca: “Il riscaldamento globale è arrivato”, dice tra le risa dei presenti.

”L’ecologia – inizia a spiegare – non è un procedimento tecnico, ma è una nuova forma di relazioni. La terra è molto più forte di noi. La terra è un superorganismo vivo: la terra è Gaia”. Qual è il ruolo dell’essere umano?

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A volte ritornano: Lawrence Summers, Barack Obama e la discarica Africa

Simone Santini – Clarissa

La squadra del presidente eletto Barack Obama è quasi al completo. Per il gruppo che avrà il delicatissimo compito di traghettare gli Usa fuori dalla crisi finanziaria ed economica, sì è pescato a piene mani (come del resto negli altri settori) tra i cosiddetti "clintoniani", ovvero figure che hanno fatto parte a vario titolo delle Amministrazioni Clinton negli aurei anni ’90. Tra loro spicca Lawrence Summers nella veste di direttore del Consiglio Nazionale dell’Economia, come dire il massimo consigliere della Casa Bianca sulle questioni economiche e finanziarie.

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Antonio Tricarico: anche il G20 continua a credere alla mano invisibile del mercato

Ripubblichiamo l’editoriale di Antonio Tricarico per la Campagna per la Riforma della Banca Mondiale.

Il mondo è cambiato, l’obsoleto G7 finalmente viene archiviato, aumentano gli attori e le potenze in un mondo multipolare, ma difficilmente cambieranno le politiche economiche e finanziarie ancora di stampo liberista, sebbene siamo al cospetto di una crisi sistemica forse senza precedenti. Questo sembra emergere dal summit straordinario del G-20 sui mercati finanziari e l’economia mondiale di sabato scorso a Washington. Le aspettative erano limitate, a partire dal fatto che il vertice è stato convocato dallo screditato Presidente Bush e mancava il nuovo inquilino della Casa Bianca che si insedierà solo a gennaio.

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Le moulin rouge et noir

Una ex velina ad accoglierlo, e poi dritti al lavoro tra calciatori, ex cantanti di piano bar, fascisti e completi incompetenti figli di buona famiglia, oggi 11 Novembre 2008 il presidente brasiliano Lula era in Italia, probabilmente lui avrà pensato di essere arrivato nel bel mezzo di una festa al muolin rouge e invece?

Invece è stato accolto dalla ministro Carfagna e oggi per festeggiare anche dai giocatori brasiliani del Milan, tutto questo pensato da quella mente eccelsa di Silvio Berlusconi e dal suo entourage, un po’ come fu accolto Chavez qualche mese orsono da quella grande statista di Aida Yespica (venezuelana) sempre per brillante idea di Berlusconi.

Sembra che la cosa più importante che l’italia possa offrire ai vari presidenti mondiali che si trovano a passare per il nostro paese siano zoccole, cubiste coriandoli e cotillon, un puttanificio a tutti gli effetti, poi li senti gli italiani lamentarsi di Cuba e del fatto che tante bambine o bambini offrono il loro corpo ai turisti, sessualmente disturbati che spesso scelgono quei posti per i loro viaggi di “piacere”, per pochi spiccioli.

E’ interessante notare che Berlusconi abbia parlato con Lula del prossimo G20 (che figata, io però avrei fatto il G264 magari all’Onu così qualcuno finalmente avrebbe legittimato la VERA assemblea mondiale) per darsi delle regole mondiali sul risparmio e sull’operato delle banche, probabilmente Berlusconi non sa, ma non è colpa sua Ronaldinho probabilmente non ha fatto a tempo ad informare che il Venezuela ha ripagato tutti i suoi debiti con la banca mondiale e che ha ripagato anche parte di quelli di altri stati sud americani, e sicuramente Pato si sarà dimenticato di far sapere al presidente che il Banco del Sur si preoccuperà al contrario di FMI e BM dello Sviluppo in Sud America, ma tutto questo Silvio non lo sa, e continua con piccolezza ricordando che addirittura Unicredit nonostante il periodo “particolare” (a voler essere fottutamente ottimisti) ha deciso di “aiutare” con altri 5 miliardi le piccole e medie imprese…pss, avvicinati, non mi far gridare, queste sono davvero cose riservate, con l’entrata in vigore di Basilea2 Unicredit si è dotata di software che gli permette di calcolare con una certa precisione chi sia la clientela migliore da spolpare e che permette di “ponderare”(quanto si deve trattenere in cassa) meglio il loro capitale, ma se te lo chiedono non te l’ho detto io, capito?…

Mentre il 5% del mondo decide la politica economica che il mondo deve intraprendere una parte del restante mondo decide con le proprie mani cosa fare del suo futuro e del futuro delle prossime generazioni, ma soprattutto con i suoi soldi.

Mi piace però pensare che Lula sia l’unico che in questo frangente si chiedesse il perché stamattina non avesse preso il primo volo per il Brasile o magari anche per la Norvegia, la sua faccia nella foto almeno mi sembra dire proprio questo.

Le moulin rouge et noir democrazia in vendita

Le Borse e le scimmie

pianeta scimmie L’editoriale di Nigrizia di novembre

 
In Africa gira una storiella per spiegare alla gente, a digiuno di economia, la frana finanziaria e il crollo delle Borse che hanno travolto il globo.

«Un giorno, uno sconosciuto arriva in un villaggio e annuncia agli abitanti che è pronto a comperare scimmie a 10 dollari l’una.

Subito, quei paesani vanno in foresta e catturano scimmie a centinaia, a migliaia addirittura.

Poco a poco, la popolazione dei primati si assottiglia e i cacciatori devono ridurre il ritmo.

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Un nuovo consenso di Washington?

di Antonio Tricarico

E’ stata una progressione di “preghiere” da parte delle principali capitali mondiale che ha portato alla scelta senza precedenti del presidente uscente americano George W. Bush di convocare il 15 novembre a Washington un incontro straordinario dei venti Paesi più ricchi o influenti al mondo per discutere il da farsi al fine di arrestare la crisi finanziaria e la conseguente recessione economica e per prevenire nuove crisi finanziarie sistemiche. Il formato adottato, è evidente, va così ben oltre quello del solito G8.

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C’erano una volta i Chicago Boys

Ricordate i Chicago boys? Erano un gruppo di economisti cileni, oppositori di Allende, formatisi all’Università di Chicago e poi divenuti consulenti di Pinochet. Sono stati gli architetti del modello capitalista e competitivo imposto a punta di baionetta dalla Dittatura e poi, per tanti anni, additato come “faro di salvezza” per tutta l’America Latina dalle grandi istituzioni finanziarie internazionali (Fondo monetario internazionale, Banca Mondiale) e da una pletora di economisti cresciuti nel dogma del mercato. … Leggi tutto

I boss di FMI e Banca Mondiale beccati come Al Capone

alcapone Nel giro di pochi mesi prima il presidente della Banca mondiale, l’estremista neoconservatore Paul Wolfowitz, e poi il direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, Dominique Strauss-Kahn, sono stati colti con le mani nel sacco per brutte storie di abuso di potere e di sesso.

Wolfowitz è già stato costretto a dimettersi nel 2007, Strauss-Kahn è in una posizione insostenibile e dovrà farlo a breve.

Giova ricordare che le organizzazioni che Wolfowitz ha presieduto, e Strauss-Kahn ancora presiede, sono colpevoli della carestia indotta dal neoliberismo, che ha causato la morte di decine di milioni di persone nel Sud del mondo da Bretton Woods in avanti.

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Lisbona, zitta zitta, avanza

Il Senato approva il Trattato di Lisbona: apprendo la notizia dall’Osservatorio sulla legalità, leggo poco i giornali e guardo assai di meno la televisione.

Quando l’Irlanda fu l’unico paese a dire no, Marcello Pera del Pdl tuonò:”E’ la vendetta cristiana, la storica risposta dei credenti all’Europa senza Dio. Il no irlandese al trattato di Lisbona è l’inevitabile reazione alla cancellazione delle radici cristiane dalla Costituzione e alle eurodirettive, prive di legittimazione democratica, che stravolgono le legislazioni nazionali sui temi bioetici, questa Ue è morta perché stata abbandonata dai popoli e ora solo Benedetto XVI può dare un’identità al vecchio continente”. … Leggi tutto

Luciano Gallino: così l’Occidente produce la fame nel mondo

Tempo fa l’allora presidente della Banca Mondiale, James Wolfensohn, ebbe a dire che quando la metà del mondo guarda in tv l’altra metà che muore di fame, la civiltà è giunta alla fine. Ai nostri giorni la crisi alimentare che attanaglia decine di Paesi potrebbe far salire il totale delle persone che muoiono di fame a oltre un miliardo. La battuta citata è così diventata ancor più realistica. Con una precisazione: la nostra metà del mondo non si limita a guardare quel che succede. Si adopera per produrre materialmente lo scenario reale che poi la tv le presenta.

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