Gli articoli con tag: " astensionismo "
Dalla Colombia alla Repubblica Bolivariana del Venezuela.
Santa Ana de Coro.
Arriviamo da Santa Marta(Colombia) a Maracaibo alle dieci del mattino dopo 12 ore di pulmino anziché 7 a causa del bus che prima si ferma con la batteria scarica e che poi buca una ruota.
Alla frontiera di Maicao non abbiamo nessun problema nonostante in precedenza ci avessero detto il contrario a causa delle tensioni Colombia-Venezuela.
Giorgio Sabaudo su http://www.gennarocarotenuto.it
Berlusconi sull’Honduras: le elezioni hanno restaurato la democrazia
Da uno che di certo di democrazia se ne intende; faccio il copia/incolla da un articolo si Peace Reporter di oggi, 2 dicembre 2009:
Maurizio Guiducci su http://www.gennarocarotenuto.it
In Afghanistan hanno vinto tutti e perso solo i muli, politicamente corretti
E così pur non avendo mai visitato l’ Afghanistan, neanche il 2 per cento degli italiani, e neanche sognato di farlo…ecco che per magie della tecnologia, sappiamo tutto o quasi delle elezioni che si sono svolte in quel paese, anche se non ci interessa molto. Sappiamo appena passata la nuttata satellitare, che ha vinto Karzai e Abdullah, non fosse che solo per il doppio identico nome- cognome. Detto tra noi, tifano tutti per Karzai. Come non scordare quei primi di dicembre del 2001, quando dal Corriere, si ammetteva che ci piaceva quel raffinato signore e si concludeva: “Non casualmente, a questo punto della guerra, Hamid Karzai è l’ unico generale a poter far sfilare un esercito “politicamente corretto”.
Un po’ come in ogni teatrino dove regna la democrazia o regnerà, tutte e tutti hanno vinto, gli astensionisti non hanno il senso del dovere e in questo caso chissà cosa gli riserverà il destino, quale amputazione dal Consorzio sociale, quale nessuna parte nel teatrino della guerra, insomma nè vittime nè torturatori, codardi che non hanno scelto tra quei quasi seimila candidati (2900 già registrati per i 249 seggi nella ‘Wolesi Jirga’, la Camera bassa, e di questi 350 donne). “Questo numero impressionante – valuta l’ ‘International Crisis Group’, in un’ analisi delle settimane scorse – dimostra l’ enorme interesse che la gente continua ad avere per creare un Afghanistan in cui prevalgano i voti e non i fucili“.
Voti per 17 milioni di elettori. Dai, per la prima volta, nessuna violenza mostruosa, a parte certi stanati che volevano farsi saltare, brogli e imbrogli ordinari per chi non conosce le regole del gioco… dai, è stato un successo, grande: tranne che per i muli.
Vado seriamente a dire, perchè hanno perso loro secondo me, i muli. Costretti a caricarsi il dorso di certe sacche contenenti urne e certificati elettorali, per un tozzo di boh, sono stati gli ignari protagonisti che portavano pace e libertà, altro che i ” 14 giganteschi aerei Antonov, insieme con 135mila urne e 140mila bottiglie di inchiostro indelebile”. In più di 3.000 ad arrivare dove non arrivano i mezzi meccanici, li aspettavano a mani giunte, quasi sopra ci fossero i Re Magi: un bel dono offrire pace e democrazia, dove da anni regna la guerra…Dicono che sono lenti ma affidabili, un po’ come certe nostre utilitarie che invece bevono solo petrolio…
Secondo voi gli hanno dato una dose doppia rispetto a quando portano l’oppio? Chi ha vinto li premierà? E chi riporterà indietro tutte quelle borsone di vu cumprà il voto? Io spero che non ci sia un attentato kamikaze, contro di loro, portatori di cotanta pace e democrazia. Spero che anche in Afghanistan si faccia come in America,una realtà i Marines, che vanno a scuola di ”uso e trattamento di asini e muli”, a Pickel Meadow , una delle basi più recondite degli Stati Uniti, nella Sierra Nevada, in California. Lontani i tempi del 2006, quando il forum dell’ Ana si poneva il quesito: Muli e salmerie: Folclore alpino? O utilità tattica?
Mi scusino i muli, avrei dovuto chiamarli asini, e forse mai forse bardotti, perchè la differenza c’è sempre: il Bardotto è un incrocio fra un’ asina e un cavallo e non è grande. Il mulo è un incrocio tra un’ Asino e una Cavalla ed è grande. Ma sono incroci entrambi e sia le femmine che i maschi sono sterili. L’ asino è un’ animale invece che non proviene da incroci, ecco perchè mi sembrava più consono chiamarlo così, mulo, per quell’atto nobile che ha intrapreso, quasi volontariamente di scalare le vette con il voto, sembrava quasi che lo facesse come per un ex voto, una missione…politicamente corretto.
Ma la fama di questo successo afghano è volato anche da noi e tante volte fosse stato importato e si fosse involata anche da noi la moda del burkini e del burka, proprio ora che tutte le donne se lo sono strappato in Afghanistan e sono ben protette da civilissime leggi di pari opportunità discriminatorie Karzai…, Gianluca Buonanno, con misura precauzionale, ha emanato la seconda ordinanza dopo il burkini, quella del divieto di burka su tutto il territorio comunale di Varallo Sesia.
Coesa socialmente, saluto il vincitore qualunque esso sia.
Escort afghane fatevi avanti, nude o svestite, a dorso di chi vi pare, verso il 2010 e le prossime elezioni con calendario di pace, politicamente corretta, sempre.
Doriana Goracci

Doriana Goracci su http://www.gennarocarotenuto.it
Donne, partiti e sistemi elettorali
Nella lunga descrizione sui motivi per cui le donne e la politica dei partiti non vanno per niente d’accordo, va aggiunto un paragrafo che riguarda le elezioni a cura dei partiti.
Innanzitutto c’e’ la legge elettorale. E’ la prima cosa che viene fatta ad ogni ricambio di legislatura. Chi vince si orienta verso modifiche e aggiustamenti che gli porteranno un vantaggio. Come giocare eternamente in una partita truccata le cui regole vengono cambiate di volta in volta a seconda di chi vuole essere il candidato favorito.
Nei bei tempi di Mussolini egli volle una legge che assicurasse una "solida" e "stabile" maggioranza parlamentare. La Legge Acerbo era a maggioritario plurinominale all’interno di un collegio unico nazionale. Fu grazie a quella legge che Mussolini divenne intoccabile poichè egli fu eletto dal "popolo" grazie ad una minoranza di voti che il premio di maggioranza raddoppiò.
La "stabilità" di governo di Mussolini sappiamo bene a cosa portò. La guerra, il colonialismo (Libia, Somalia, Eritrea), leggi razziali, un patto di ferro con la chiesa, persecuzione dei dissenzienti, carcerazione dell’opposizione politica, censura, fine della libertà di stampa, deportazione, rastrellamenti, confino e campi di lavoro e di sterminio per ebrei, rom, comunisti, opposizione politica cattolica, donne, gay, lesbiche.
Dopo la seconda guerra, la costituzione italiana, le nuove leggi si orientarono verso un lento cambiamento. Una cosa però fu cambiata subito: la legge elettorale. Chi la compose si orientò sul proporzionale con preferenza e suddivisioni in circoscrizioni nelle quali era possibile eleggere un candidato che fosse realmente legato al territorio, nel bene e nel male.
Un voto proporzionale è una scelta democratica fatta per garantire la partecipazione ad ogni cittadino e ad ogni cittadina. Un voto corrisponderà ad un voto. L’assemblea che veniva fuori da quelle elezioni era plurale. Il governo si componeva dopo le elezioni. Il presidente della repubblica nominava il presidente del consiglio che presentava la sua squadra e la sua coalizione di governo.
Per molti anni governò la democrazia cristiana assieme ai socialisti, i socialdemocratici, i repubblicani, i liberali. Tutti componevano una struttura conosciuta come il pentapartito.
I primi anni novanta furono caratterizzati da una profonda crisi del sistema politico, dovuta in gran parte alle inchieste di mafia e per le tangenti. I pentiti di mafia da un lato e il processo contro le tangenti dall’altro decapitarono i partiti per come li conoscevamo.
Come raccontavo nel post sulle donne e la politica dei partiti ciascuno ebbe un ruolo nel ricostruire un sistema che non aveva cambiato di una virgola le premesse ma si destreggiò in metamorfosi apparenti con cambio di nomi e simboli e candidati che erano figli, nipoti, parenti, portaborse dei politici "impresentabili" e "compromessi" fintanto che essi stessi non poterono ripresentarsi con una nuova verginità per mostrare tutta la loro forza e il potere contrattuale che avevano tenuto vivo dietro le quinte.
Fu in quel preciso momento che iniziò il balletto delle proposte referendarie sulla legge elettorale. Chi promuoveva questi referendum era (ed è sempre) il democristiano Mario Segni, figlio di Antonio Segni, già presidente della repubblica e coinvolto nel Piano Solo, un progetto di colpo di stato militare volto a dare all’arma dei carabinieri il potere in Italia, che fu quasi attuato nel 1964.
Nei primi anni novanta si disse che la frammentazione era troppa e che bisognava dare garanzia di stabilità di governo. Il progetto prevedeva l’elezione diretta del sindaco, poi del presidente di provincia, poi della regione, infine del presidente del consiglio. Il primo referendum riguardò la scelta del maggioritario in italia. Ricordo di aver votato NO sapendo tutto quello che sarebbe avvenuto negli anni a venire.
Ci fu una grande frattura anche nel centro sinistra. Ciò che restava dalle ceneri del congresso del pci del 1989 (il pds) era convinto così di potersi liberare di tutti coloro che non avevano voluto seguire i dirigenti piddiessini nella strada di quello che loro chiamavano "rinnovamento". La verità era che l’anima destrorsa del piddiesse non era dissimile da quella più fascista che si nascondeva dietro le fila di partiti moderati di ogni altro genere. Sicchè il pds, allora retto da Occhetto, voleva far fuori tanta gente nello stesso modo in cui consentiva alle mozioni di partito la vittoria e la sconfitta: truccando le regole e caricando nuovi partecipanti al traino.
Quel referendum, che credo si svolse nel 1993, superò il quorum e da allora in poi tutti poterono dire che la volontà degli "italiani", questa entità espressa come categoria assoluta, andava in direzione del maggioritario. La stagione delle riforme dunque ebbe inizio fino ad arrivare ai meccanismi perversi che oggi conoscete.
Allo stato attuale abbiamo l’elezione diretta del sindaco, del presidente di provincia e della regione con premio di maggioranza e sbarramento al 5% (in sicilia nelle ultime elezioni sono rimasti fuori tutti i piccoli partiti di destra e sinistra). Il sistema nazionale è passato dal collegio uninominale, a maggioritario e premio di coalizione a liste circoscrizionali bloccate, senza preferenza, con maggioritario, premio di maggioranza e sbarramento al 5%. Il sistema per le europee prevede la preferenza, è ancora vagamente proporzionale ma con lo sbarramento del 4% che ha portato alle ultime elezioni ai risultati che conoscete.
Il prossimo referendum del 21 giugno chiede agli elettori se vogliono rafforzare il sistema bipartitico, bipolare, per lasciare morire tutti i soggetti che non si sentono rappresentati da quelli che prendono un maggior numero di voti e lasciare dominare la scena al pdl e al pd come unici rappresentati della politica di una intera nazione. Non votare a questo referendum, rifiutare le schede, sarebbe una scelta furba, perchè anche votando no c’e’ il rischio che il si prevalga e che i no aiutino al raggiungimento del quorum.
Quello che andrebbe fatto invece è tornare un po’ indietro per andare avanti. Attualmente l’italia esprime un 30% di astensionismo. Con un 70% di votanti all’incirca, le maggioranze sono sempre risicate. Basta però anche un solo voto in più degli avversari che si aggiudicano un gran premio di maggioranza che li mette al sicuro da ogni possibile scossone.
Considerando tutti i potenziali elettori abbiamo a che fare con forze politiche che impongono il proprio governo con una quota misera di consensi che può essere ipotizzabile in un 30% in totale. Ecco perchè il sistema maggioritario è totalmente antidemocratico. Giocare alla democrazia con un gioco truccato e regole preimpostate per fare vincere un preciso soggetto non è democrazia. E’ solo una pantomima che è già totalitarismo.
Con quel 30% di elettori chiunque governa è un vincitore che ha barato. Chiunque governa avendo escluso altre forze sotto il 5%, per quell’inciucio emozionale fatto di voto utile, delegittimazione politica e mortificazione di tante voci che non hanno alcuna rappresentanza, non è legittimato a decidere alcunchè tranne che per le questioni ordinarie.
Solo in un caso il governo italiano espresse "riforme", ovvero cambiamenti strutturali in settori nevralgici per la vita delle persone, e fu nel tempo che governò Mussolini. E’ quello che sta accadendo in questo tempo con la complicità della sinistra riformista e con la incapacità di una sinistra che più in generale non sa inventare nulla di diverso da quello che ha sempre fatto, ivi compresa la politica populista a leadership maschile.
E’ una politica monca sul nascere, fatta di miserie e di interessi personali, che riguarda – e lo dico senza qualunquismo – la gran parte dei soggetti di partito. Sono miserie che si esprimono sul piano locale o nazionale. Potete vederle nelle elezioni comunali dove un po’ ci si conosce tutti e – per esempio – capita spesso che i nemici più agguerriti di proposte differenti, di soggetti autonomi, in gamba, indipendenti, siano proprio quelli che continuano a sventolare le bandiere dei vecchi simboli.
Mi ricordo ancora la guerra per motivi di protagonismo da parte di pezzi che compongono l’attuale Pd contro soggetti che facevano antimafia senza farsi mettere sulla fronte il bollino di appartenenza del loro partito. Come dire: se non ti fai sponsorizzare puoi anche morire.
Mi ricordo ancora le miserie localistiche di un pezzo di rifondazione siciliana che stabiliva il livello di partecipazione alla politica in termini di quote e di veti. Un veto per proposte di candidatura che non partivano dal loro cappello magico e una proposta in quota che potevano spendere per avere un misero assessorato.
Diciamocelo: a destra fa schifo, lo sappiamo, è una merda dal punto di vista ideale e pratico. Ma a sinistra i mezzi di confronto non sono certamente più schietti, liberi da certe storture, con minori distorsioni e la preoccupazione principale non è "il bene della nazione" ma "il bene del partito" ovvero degli uomini del partito. Lo dico fuori dai denti perchè lo so e so anche che questa cosa fa rabbia a tanti e tante compagne che insistono nel tentativo di rinnovare dall’interno per poi ritrovarsi a fare la fila in strutture gerarchiche dove hai diritto di parola solo se hai passato il livello di associata che frigge le patate nelle feste di liberazione, poi quella di componente della segreteria della sezione periferica del cucco e tutte le altre che arrivano e che man mano che passano, si portano via sempre più un pezzo di te e ti trasformano in men che non si dica in un@ burocrate della politica che parla come Di Liberto, si veste come bertinotti e cammina come ferrero.
Per le donne, come dicevo, non c’e’ posto in un sistema fatto così. E il punto non è che sia un sistema respingente per le donne ma che è un sistema che va totalmente rinnovato. Non va bene. Non ci piace. Non è lì che vogliamo stare. I partiti non vanno bene, a partire dai loro vecchi, sempre uguali, attaccatissimi alle poltrone, narcisisti, leader. Abbiamo avuto il diritto al voto nel 1946. E’ un diritto che ci consente soltanto di eleggere uomini senza che mai in nessun caso siamo riuscite a incidere, condizionare, contribuire, interferire. Sarà forse il momento di porci il problema.
E ora qualche dato sulla legge Acerbo che come vi dicevo fu quella che permise l’elezione di Mussolini come le nostre leggi permettono l’elezione di berlusconi.
La legge elettorale italiana del 1923 fu la legge elettorale adottata dal Regno d’Italia nelle elezioni del 1924. Essa è usualmente indicata come legge Acerbo dal nome del deputato Giacomo Acerbo che ne redasse il testo.
La legge (approvata il 18 novembre 1923 con il n. 2444) fu voluta da Benito Mussolini allo scopo di assicurare al Partito Nazionale Fascista una solida maggioranza parlamentare.
Iter parlamentare
Il 4 giugno 1923 il disegno di legge redatto da Acerbo fu approvato dal Consiglio dei ministri presieduto da Mussolini e il successivo 9 giugno venne presentato alla Camera e sottoposto all’esame di una commissione – detta dei “diciotto” – nominata dal presidente Enrico De Nicola secondo il criterio della rappresentanza dei gruppi.
La commissione fu composta da Giovanni Giolitti (con funzioni di presidente) e Vittorio Emanuele Orlando per il gruppo della "Democrazia", Antonio Salandra per i liberali di destra, Ivanoe Bonomi per il gruppo riformista, Giuseppe Grassi per i demoliberali, Luigi Fera e Antonio Casertano per i demosociali, Alfredo Falcioni per la “Democrazia italiana” (nittiani e amendoliani), Pietro Lanza di Scalea per gli agrari, Alcide De Gasperi e Giuseppe Micheli per i popolari, Giuseppe Chiesa per i repubblicani, Costantino Lazzari per i socialisti, Filippo Turati per i socialisti unitari, Antonio Graziadei per i comunisti, Raffaele Paolucci e Michele Terzaghi per i fascisti e Paolo Orano (in realtà anche lui fascista) per il gruppo misto.
Tale legge prevedeva l’adozione del sistema maggioritario plurinominale all’interno di un collegio unico nazionale. Ogni lista poteva presentare un numero di candidati pari ai due terzi dei seggi in palio (tale meccanismo fu spacciato per democratico in quanto garantiva di converso alle minoranze un terzo dei seggi dell’assise parlamentare, anche nel caso fossero scese al di sotto del 33% dei suffragi), cioè 356 su 535, e la lista che avesse ottenuto la maggioranza con una percentuale superiore al 25% dei voti avrebbe eletto in blocco tutti i suoi candidati. I restanti 179 scranni sarebbero stati ripartiti proporzionalmente alle liste di minoranza, sulla base della legge elettorale del 1919.
Ulteriori modifiche alla legge elettorale precedente erano la riduzione dell’età minima per l’eleggibilità da 30 a 25 anni, l’abolizione della incompatibilità per le cariche amministrative per i sindaci, i deputati provinciali ed i funzionari pubblici, ad eccezione dei prefetti, vice prefetti ed agenti di pubblica sicurezza. Altra importante innovazione fu l’adozione della scheda elettorale al posto della busta.
La legge Acerbo venne approvata alla Camera dei Deputati il 21 luglio del 1923 con 223 sì e 123 no: a favore si schierarono il Partito Nazionale Fascista, buona parte del Partito Popolare Italiano (tra cui De Gasperi), il Partito Liberale Italiano e altri esponenti della destra, quali Antonio Salandra; negarono il loro appoggio il Partito Comunista d’Italia ed il Partito Socialista Italiano. La riforma entrò in vigore con l’approvazione del Senato del Regno del 18 novembre[4] con 165 sì e 41 no. Nella discussione del disegno di legge presso il Senato ebbe un ruolo di primo piano il senatore Gaetano Mosca.
Effetti
Alle elezioni del 6 aprile 1924 il Listone Mussolini prese il 61,3% dei voti (il premio di maggioranza era scattato, come prevedibile, per il PNF): i fascisti trovarono il modo di limare anche il numero di seggi garantiti alle minoranze, alla cui spartizione riuscirono a partecipare mediante una lista civetta (la lista bis) presentata in varie regioni e che strappò ulteriori 19 scranni, mentre le opposizioni di centrosinistra ottennero solo 161 seggi, nonostante al Nord fossero in maggioranza con 1.317.117 voti contro i 1.194.829 del Listone. Complessivamente, le opposizioni raccolsero 2 511 974 voti, pari al 35,1%.
Alessandro Visani scrisse sull’importanza politica della legge:
« L’approvazione di quella legge fu – questa la tesi sostenuta da Giovanni Sabbatucci, pienamente condivisibile – un classico caso di "suicidio di un’assemblea rappresentativa", accanto a quelli "del Reichstag che vota i pieni poteri a Hitler nel marzo del 1933 o a quello dell’Assemblea Nazionale francese che consegna il paese a Petain nel luglio del 1940". La riforma forni all’esecutivo "lo strumento principe – la maggioranza parlamentare – che gli avrebbe consentito di introdurre, senza violare la legalità formale, le innovazioni più traumatiche e più lesive della legalità statuaria sostanziale, compresa quella che consisteva nello svuotare di senso le procedure elettorali, trasformandole in rituali confirmatori da cui era esclusa ogni possibilità di scelta". »
Enza Panebianco su http://www.gennarocarotenuto.it
Post Elezioni

Pochi giorni fa ho avuto modo di rivedere certe sequenze di Ieri oggi e domani, film del 1963 diretto da Vittorio De Sica vincitore dell’ Oscar al migliore film straniero nel 1965: 3 episodi di coppie “diverse” interpretate da Sofia Loren e Marcello Mastroianni, girati a Napoli, Milano e Roma.
Mi hanno caricato di una tristezza infinita, uno scenario di un Italia che si arrangia, ruffiana, prolifica di figli usati come misura anticarcere, di clienti buoni, di signore e loro amanti, di intellettuali che non possono fare a meno di godere di tanto scenario.
Doriana Goracci su http://www.gennarocarotenuto.it
Bolivia, qualche precisazione sul referendum autonomista di santa Cruz
L’ho letto pressochè in tutti articoli che nei giorni scorsi commentavano il referendum autonomista di Santa Cruz : la consultazione, che pur ha visto una gigantesca vittoria del Sì, non si tradurrà in nulla di concreto, perché il presidente Morales la considera illegale ed illegittima.
Questa vulgata l’ha riferita lunedì il Tg1, l’ha scritta Omero Ciai su Repubblica e l’ha ripresa perfino Peacereporter (per coprire tutto lo spettro politico). Ma l’hanno presa per buona pure altre decine di giornalisti di varia provenienza. E il motivo è abbastanza scontato. Hanno tutti consultato le stesse fonti. … Leggi tutto
Francesco Zurlo su http://www.gennarocarotenuto.it
Evo Morales: "Il secessionismo ha fallito"
Archiviato in: America latina, Argentina, Neoliberismo, Politica internazionale, Primavera latinoamericana, Sottosviluppo
Santa Cruz, la regione più ricca della Bolivia, si è cantata e suonata il proprio referendum razzista e secessionista mascherato da autonomia e palesemente illegale per la comunità internazionale.
I promotori, poche decine di famiglie che hanno sempre appoggiato dittature e neoliberismo, sbandierano un 84% di sì ma tengono segreto il dato sull’astensionismo che avrebbe superato il 40%.
Ma in una giornata piena di incidenti e tensioni, l’unica cosa sicura è che la Bolivia è al bordo dell’abisso e ha bisogno della solidarietà di tutti i democratici del mondo.
Leggi tutto in esclusiva su Latinoamerica.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
L’antilingua dei perdenti
Che strano che la soluzione dei problemi della Sinistra Radicale venga proprio dagli odiati Stati Uniti d’America. E’ di ieri infatti la sentenza della Corte Suprema che con
sette voti contro due, [...] ha respinto il ricorso presentato da due detenuti nel braccio della morte in Kentucky, secondo i quali il metodo dell’iniezione letale viola il divieto costituzionale di pene crudeli e inusuali che infliggano inutilmente sofferenza e dolore. Il ricorso, secondo i giudici, non è riuscito a dimostrare tale assunto.
Dài, Edo, non esagerare! Non si scherza su certe cose.
No, è vero, non si scherza. E a non scherzare sono stati infatti gli elettori di sinistra, che hanno fatto da boia a un progetto nato morto, accozzaglia stupida dal nome ridicolo col simbolo più scontato, abusato e illegittimo di tutto la campagna elettorale.
Edo Grandinetti su http://www.gennarocarotenuto.it
Italiani/e, brava gente …
Non c’è scampo.
Da oggi camminerò chiedendomi in mezzo a che gente vivo. Non che prima pensassi di vivere in chissà quale paese, ma oggi devo rassegnarmi al fatto che la maggioranza di coloro che incontro per strada ha direttamente o indirettamente accolto e premiato la destra xenofoba e razzista, omo-lesbo-transfobica e sessista, integralista, pro-life e guerrafondaia …
Non c’è “illusione” possibile. … Leggi tutto
Vincenza Perilli su http://www.gennarocarotenuto.it
Italia 2008: la morte della sinistra e il fallimento del Partito Democratico
Se c’è una cosa che non sopporto in queste ultime ore di tremenda amarezza per la vittoria di Berlusconi e della Lega – che prefigura un quinquennio peggiore di quello 2001-2006 (quando a smorzare la violenza della politica del cavanserraglio berlusconiano c’era perlomeno l’Udc di Casini) sono i toni soddisfatti dei vari leader del Pd. Di cos’hanno da essere soddisfatti? Secondo me di nulla e basterebbe dare un ‘occhiata ai numeri per capirlo. … Leggi tutto
Francesco Zurlo su http://www.gennarocarotenuto.it
Donne ed elezioni
Per il secondo mandato a Zapatero, le donne al governo sono in maggioranza e come se non bastasse, la donna scelta per il Ministero della difesa è anche incinta. Ecco, non dovevamo saperlo oggi, avremmo dovuto saperlo dopo. Sarà ancora più triste votare, farlo senza entusiasmo ma con rassegnazione e con la nota paura latente, che l’Altro vinca. O non votare come chi scrive, con aggiunta profonda amarezza. E un vincitore invece c’è in assoluto, l’Antipolitica, la distanza sempre più grande tra chi governa e chi è governato, ancora senza rabbia, quella vera, quella primaria, incontenibile e furiosa. … Leggi tutto
Doriana Goracci su http://www.gennarocarotenuto.it
Il diritto del rifiuto
Stamattina 3 aprile, dieci giorni prima della giornata del diritto al voto, ho ascoltato Ugo Magri della Stampa, conduttore di turno della trasmissione di Rai Tre Prima Pagina, che ha dovuto affrontare il tema del diritto al rifiuto del voto stesso, che potremmo esercitare.
Di sua iniziativa, sollecitato evidentemente dalla grande quantità delle richieste, ha precisato in merito all’astensionismo attivo, che il Ministero degli Interni ha confermato che: ci si può recare al seggio dove si ha diritto di voto, vengono prese le nostre generalità che abbiamo sul certificato, si rifiutano le schede e si chiede di mettere a verbale e se possibile con una nostra annotazione. Il presidente esegue ed è tenuto a farlo come dalla legge del 1957 ma se questa azione reca disturbo o forte rallentamento delle operazioni di voto, può chiedere l’intervento della forza pubblica e fare allontanare colui che rifiuta.
Chiaro?
Quindi il discorso non è chiuso affatto come qualcuno ha fatto circolare, bensì chi vuole astenersi dal voto, valuterà caso per caso, se astenersi in questo modo, agendo e recandosi al seggio o non recandosi affatto, azione anch’essa, anche se meno pubblica e di-rompente.
Per quanto riguarda la scheda nulla o bianca se si aggiunge a quelle di chi otterrà la maggioranza, non ho avuto risposte chiare in merito.
Ringrazio quante e quanti hanno voluto partecipare ad un dibattito estremamente sentito e partecipato che non credo abbia tolto nulla ma anzi, ci ha fatto riflettere sulla nostra attività politica e sentirci parte di questo Paese e che spero continuerà a sentirsi protagonista, non limitandosi a delegare o rifiutare i rappresentanti da eleggere.
Doriana Goracci
Doriana Goracci su http://www.gennarocarotenuto.it
Un mese alle elezioni
Inizio questa lettera dicendo che mi arrivò alla fine di febbraio un appello che prevede un’assemblea nazionale autoconvocata per domenica30 marzo alle ore 10.00 presso il c.s.i.o.a. Villaggio Globale- Roma- Lungotevere Testaccio sulla base di :”«QUESTA VOLTA NO. astieniti il 13e 14 Aprile!» per firmare o chiedere informazioni: mi-astengo { chiocciolina } tiscali(.)it … Leggi tutto
Doriana Goracci su http://www.gennarocarotenuto.it
Il voto utile e altre stupidate
Voto utile: ossimoro. Con questa definizione ho chiuso l’Electionary, e da qui vorrei ripartire; per fare questa volta un discorso un po’ meno leggero. Le elezioni sono una cosa seria e al di là delle battute, che sono sempre le benvenute per sdrammatizzare, è ora di andare in profondità per capire cosa ci aspetta.
E cosa possiamo fare noi. Perché noi possiamo fare qualcosa; noi, la ggente, la massa informe, il popolo bue, i cittadini che diventano importanti solo in quanto portatori sani di voto. Noi possiamo incidere sul nostro futuro; e se possiamo farlo, allora dobbiamo farlo. Perché se rinunciamo a questa possibilità, allora avremo perso: chi combatte può vincere oppure può perdere, ma chi rinuncia a combattere sceglie la sua sconfitta in anticipo.
In questa campagna elettorale ci sono alcune bugie strategiche. La prima è che non possiamo scegliere. Non possiamo scegliere come vorremmo, non possiamo scrivere un nome sulla scheda elettorale, non possiamo decidere come sarà composto il governo; grazie ad una legge elettorale vergognosa sono le segreterie dei partiti a comporre le liste, a stabilire l’ordine, e quindi a decidere chi andrà in Parlamento. Questo perché, consci delle percentuali che, con oscillazioni di minima entità, vengono raccolte in ogni collegio, ogni partito sa perfettamente quanti parlamentari riesce a far eleggere zona per zona. E’ stato calcolato che oltre il 90% dei candidati sa con certezza matematica se sarà eletto o meno; la lotta è solo per un 10% scarso che si trova in quella zona di confine che separa la vittoria dalla sconfitta.
Tutto questo è senz’altro vero, eppure non sento nessuno che si fermi a riflettere sull’enormità di quel 90% di eletti “sicuri”, che è e rimane il vero scandalo di questa faccenda.
Domanda: “Perché il 90% degli eletti è già sicuro in partenza?”
Risposta: “Perché gli italiani votano sempre allo stesso modo”
Che ci piaccia o no, le cose stanno così: le variazioni tra una votazione e l’altra sono minime, e questo fornisce ai partiti un enorme potere di controllo. Potere che noi prima gli consegniamo poi ci lamentiamo di averlo fatto; fino alla volta successiva, quando ripetiamo da capo lo stesso errore. Siamo furbi…
Noi possiamo scegliere in un modo semplicissimo: cambiando il nostro voto. Se riuscissimo a liberarci dai condizionamenti, dalle false ideologie, dai concetti anacronistici e velleitari di destra e sinistra, dall’idolatria che ci lega (chissà perché?) ad un leader, ci accorgeremmo che il nostro accanimento nel difendere certe posizioni e certe persone è in massima parte campato per aria. Cambiando il nostro voto noi possiamo generare un terremoto politico, perché faremmo saltare tutti gli equilibri, togliendo ogni certezza ai partiti; e, cosa ancora più importante, costringeremmo i partiti a confrontarsi con noi, cosa che non fanno più da molti anni.
Un’altra bugia molto utilizzata in questa campagna elettorale è l’appello al voto utile. Appello che è anche offensivo, perché significa che se io voto per un partito piccolo (questo è il senso) il mio voto diventa inutile. Allora cosa ci vado a fare a votare? In questo modo i due partiti più grandi cercano di spingerci a votare per loro, oppure a non votare affatto.
Ma il valore del voto prescinde da ciò che esprime, il voto non è mai inutile; inutile è non votare perché permette ad altri di decidere per noi, ci toglie quel poco di diritto che abbiamo, ci precipita nel disfattismo nel quale troppo spesso ci crogioliamo beati. Se invece crediamo che la democrazia e la libertà siano principi fondamentali, allora il voto è sempre utile, quale che sia.
Il motivo per cui c’è questa spinta a concentrare i voti è semplice: tanto meno peso avranno i piccoli partiti, tanto più sarà facile per i grandi controllare e gestire il potere a loro uso e consumo. E potranno finalmente rifare la legge elettorale, peggiorandola ulteriormente (sì, è possibile peggiorarla) per rendere ancora più complicata la vita dei piccoli partiti e la nascita di nuove proposte politiche. L’obiettivo è la cristallizzazione della politica: se oggi ci lamentiamo perché le facce sono sempre le stesse, domani potrebbe essere anche peggio.
Ricordo un manifesto, visto parecchi anni fa, che recitava: “Quello che tu puoi fare è una goccia nell’oceano, ma è ciò che dà significato alla tua vita“. Diamo un significato al nostro voto, dimostriamo che è comunque utile. E non ci dimentichiamo che l’oceano è composto di gocce, e solo mettendo insieme tante gocce si può creare un’onda capace di spazzare via tutto.
Se davvero questa classe politica non ci piace, allora dovremmo cominciare a fare l’esatto contrario di quello che ci chiede.
Invitano a concentrare i voti? E noi li sparpagliamo.
Sostengono che altrimenti è meglio non votare? E noi ci presentiamo in massa alle urne.
Dicono che è utile solo il voto dato ai grandi partiti? E noi lo diamo ai piccoli.
Già, i piccoli partiti, le liste improbabili. La maggior parte delle persone sostiene che “non hanno nessuna possibilità, quindi non ha senso dargli il voto”. E non si accorgono di ribaltare il rapporto causa / effetto. La verità è che se non gli si dà il voto non avranno mai nessuna possibilità.
E se continuiamo a dare delle possibilità sempre e solo ai soliti noti, allora non ci possiamo certo lamentare di come vanno le cose.
Domanda: “E chi ci garantisce che poi anche quelli non diventeranno come gli altri?”
Risposta: “Nessuno”.
Votare significa dare fiducia, poi a posteriori si valuta se quella fiducia fosse ben riposta oppure no; quindi non si possono pretendere garanzie di alcun tipo da parte di chi non ha ancora avuto occasione di far vedere quello che vale. La garanzia invece ce l’abbiamo da quelli che hanno già dato prova di sé: abbiamo già visto Berlusconi e compagni al governo, così come sappiamo anche come si comportano gli uomini del PD, che sono più nuovi dei loro avversari, ma solo di un soffio. Da tutti loro sappiamo esattamente cosa aspettarci, e non mi sembra una bella prospettiva: chi vuole affidargli il suo futuro faccia pure, ma poi che non si venga a lamentare.
Un ultimo cenno sulla posizione di Beppe Grillo, posizione che a chiacchiere trova sempre più sostenitori (poi li voglio vedere il 13 aprile…). Grillo invita, con una insistenza e una banalizzazione ormai stucchevole, a disertare le urne; astenersi perché non c’è possibilità di scelta, perché la legge sarebbe anticostituzionale, perché tanto “sono tutti uguali”, e via cianciando.
Non entro nel merito della questione di costituzionalità; osservo solo che due anni fa nessuno disse niente del genere, e che Grillo non è un costituzionalista. Inoltre la legge è questa e, anche se fosse davvero incostituzionale, con questa si andrà comunque a votare. Che piaccia oppure no.
Quanto alla impossibilità di scelta ho già spiegato che è fasulla e che dipende solo da noi. Che poi siano tutti uguali e altre amenità simili, non credo che meritino alcuna considerazione; sono poco meno che chiacchiere da bar.
Perché allora parlare ancora di Grillo? Perché lui è, e non da oggi, un protagonista della vita politica italiana; che a lui piaccia oppure no, è un politico di riferimento, anche se non ha un partito né una poltrona da occupare. E quando uno fa politica, dovrebbe fare un po’ più attenzione a quello che dice, perché le sue affermazioni hanno poi delle conseguenze.
A Grillo va riconosciuto l’enorme merito di aver portato all’attenzione degli italiani questioni di cui si ignorava completamente l’esistenza; così come gli va dato atto che ha fortemente contribuito ad un massiccio risveglio delle coscienze. Questo risveglio però va sostenuto con una critica mirata e responsabile, non con la demagogia di chi spara nel mucchio perché deve essere sempre “contro” per poter rimanere a galla.
Grillo sta rischiando di distruggere quello che ha costruito. L’astensionismo che lui invoca, fa il gioco dei due partiti più grandi; non a caso dai vertici di PD e PdL partono quotidianamente attacchi contro i partiti più piccoli, ma (guarda caso!) nessuno di loro ha criticato la posizione di Grillo.
O ci rendiamo conto che per ogni scelta c’è un motivo, e ci chiediamo il perché, oppure ci accontentiamo di pensare che siano tutti stupidi; io, a questo livello, non credo alla stupidità.
Finché andremo avanti riempiendoci la testa con idee prese a prestito, non avremo un futuro degno di questo nome, né per noi né per i nostri figli.
pubblicato su pleonastico.it
Peppe D'Antini su http://www.gennarocarotenuto.it
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