sabato 20 marzo 2010, 12:55

Gli articoli con tag: " apartheid "

Oh SI! Gli Yes Men…



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Aspettando Donne altrettanto di ” strada creativa”… inoltro con un video dei  Due  uomini del Si-Yes quanto Stephanie Westbrook,US citizens for Peace and Justice, ha inviato in Rete:  la sua “traduzione di una lettera bellissima degli Yes Men, noti attivisti che vanno in giro facendo finta di essere personaggi di importanti organizzazioni (come WTO, Halliburton, McDonalds, ecc) per farsi invitare a grandi conferenze in cui fanno presentazioni che prendono in giro le organizzazioni che dovrebbero rappresentare. Hanno ritirato il loro nuovo documentario dal film festival di Gerusalemme a sostegno della campagna BDS.L’originale in inglese si trova qui: http://www.commondreams.org/view/2009/07/01-13

Accettate il loro tragicomico “Acceptable Risk“, fare arte pura…

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Non possiamo stare a guardare

Francesco Viviano di Repubblica continua a occuparsi di Lampedusa, di sbarchi degli stranieri e ora anche di respingimenti. Ci racconta di queste persone che vengono rispedite indietro senza pietà. Quello che li aspetta è un futuro fatto di torture, violenze, stupri, sfruttamento. Tutto gentilmente offerto dai lager libici che lo stesso governo italiano ha finanziato e continua a finanziare attraverso un contributo di miliardi che sono stati dati a risarcimento della Libia per antiche offese subite in cambio di più gas, più petrolio, più qualsiasi cosa. Un baratto. Per il governo italiano si tratta di affari. I soldi pubblici dati per pagare aguzzini e stupratori in cambio di qualche grammo di fonte di energia e della salvaguardia della razza. Vite umane in cambio di niente.

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Segregazioni neocoloniali nell’Italia del pacchetto sicurezza

bus Da ieri è stata attivata a Foggia la doppia linea dell’autobus numero 24, una riservata ai "cittadini", l’altra agli "immigrati", giustificata per ragioni di "comodità" e "di ordine pubblico".

Mi colpisce che (ancora una volta), nelle tante prese di posizione critiche, venga frequentemente evocato l’apartheid sudafricano o il regime segregazionista contro il quale si ribellarono negli Stati Uniti Rosa Parks ed altr* afroamerican*, (con titoli invero fortemente suggestivi e dunque efficaci come un bus di colore viola) ma mai il regime coloniale italiano, che pure attuò (soprattutto a partire dalla guerra d’Etiopia e la fondazione dell’impero) una forma di segregazione razziale che non ha paragoni nell’Africa coloniale (se non appunto nell’esperienza dell’apartheid sudafricano).

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Stupri “utili”

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Oggi vogliamo parlare di donne maltrattate. Direte: sai la novità. Invece no. La novità c’e’ perché vi parleremo delle donne maltrattate che non fanno notizia (e in genere facciamo anche questo ma lasciateci dire). Spesso neanche quando muoiono. Le chiameremo con nomi di fantasia perché ancora vivono tanti problemi e non hanno bisogno di essere più esposte di quanto già non siano. … Leggi tutto

Sette punti per provare a spiegare il conflitto israelo-palestinese. In risposta ad altrettanti cliché

La straordinaria confusione (ideo)logica, a volte infarcita di malafede, altre volte dovuta a una congenita incapacità di distinguere, mi ha portato a non considerare ovvie alcune ovvietà, e anzi a partire da esse per cercare di spiegare il conflitto israelo-palestinese. Alcuni di questi luoghi comuni sono autentiche aberrazioni, ma il mio tentativo, disperato, è quello di usarli come sponda per cercare di ristabilire alcuni fatti. … Leggi tutto

La Bolivia da oggi è un paese democratico

bol1 Per la prima volta in quasi 200 anni di Storia la Bolivia ha una costituzione che include tutti i boliviani e non solamente la minoranza creola. La maggioranza di cittadini che l’ha approvata è stata vastissima, tra il 57 e il 64% dei voti, a scrutinio non ancora terminato. Dopo il Venezuela e l’Ecuador la Bolivia è il terzo paese del Sudamerica (e del mondo) a reggersi su di una Costituzione partecipativa. E il latifondo non esisterà più!

Nonostante la netta espressione della volontà popolare l’opposizione reclama di aver vinto nell’Oriente, la cosiddetta Media Luna ricca, i dipartimenti di Santa Cruz, Beni, Pando e Tarija e continua a profilare una lotta di lunga durata per spaccare il paese. Se si guarda ai numeri vi è una differenza importante tra il 75% di “Sì” a La Paz o a Cochabamba e il 70% di “No” di Santa Cruz e Beni, che sfumano però a poco più del 50% a Tarija e Pando ma la verità è che tale differenza non regge più a simulare un paese spaccato. Perché la Bolivia, il paese dell’apartheid, era spaccato ieri ma da oggi ha lo strumento, la nuova Costituzione, che era alla base del programma politico del MAS (Movimento Al Socialismo) di Evo Morales che permetterà al paese di non essere più spaccato domani.

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Su Oz e Grossman

Caro Gennaro,

vedo che non hai avuto problemi a rispondermi con nettezza. Allora farò altrettanto.

Sono uno studente, tu un docente, non ho pretese di autorevolezza, ma mi documento, per quanto posso. Ammetto con stupore e dispiacere che le argomentazioni che mi hai portato, e se vogliamo anche i rimproveri che mi hai rivolto, in genere me li sarei aspettati dal mondo paludato degli “amici di Israele tout court”, non da una persona che parrebbe avere senso critico. Mi spiego, anche se troppo brevemente.

Non mi azzardo a discutere le aspettative di pace di Oz e Grossman (di Yehoshua non parliamo nemmeno), magari costoro la cercano davvero la pace, ma…valutiamo i fatti e vediamo se sono consoni al fine. Ora, sarà opportuno ricordare che Yehoshua, insieme con Grossman e Oz (di solito chiamati in campo come il trio critico della cultura israeliana), ha giustificato con la guerra del Libano cose anche peggiori, come il taglio dell’energia elettrica e dell’acqua alla popolazione di Gaza. Che tristezza e delusione accusarmi del fatto che contesto chi non dice ciò che io vorrei dicesse! Che tristezza accusarmi di pensare che tutti gli israeliani sarebbero lupi travestiti da agnelli! Argomenti malevoli come quello antistorico dell’antisionismo come antisemitismo…Non me lo aspettavo da te.

Sono convinto che non tutta la società israeliana sia guerrafondaia, ho letto vari appelli in questi giorni, ma so pure che le operazioni miliatri, ahimè, hanno un massiccio sostegno popolare e che la sinistra israeliana (non quella laburista) è vessatissima.

So che ci sono autori israeliani come Pappe che parlano di “pulizia etnica” nel 48 ed hanno dovuto abbandonare Israele, so che Jamil Hilal afferma che la soluzione “due popoli due Stati” è oramai come la pace universale di Bobbio: semplicemente impossibile. So però che, di contro, Oz e Grossman continuano a vivere in Israele senza problemi, a parlare di “due popoli due Stati”, di “odio di distruggere Israele”, argomento crudele usato da coloro che non ammettono l’entità dei torti seminati dai sionisti da 80 anni a questa parte: come Grossman e Oz chiamano la guerra del 48? Di indipendenza o di occupazione? So che Michael Warshawsky la chiama di occupazione…loro non credo. Dice Oz: “Due guerre israelo-palestinesi sono scoppiate in questa regione. Una è quella della nazione palestinese per la sua libertà dall’occupazione e per il suo diritto a essere uno Stato indipendente. Tutte le persone rispettabili dovrebbero sostenere questa causa. La seconda guerra è mossa dall’Islam fanatico, dall’Iran a Gaza e dal Libano a Ramallah, per distruggere Israele e cacciare gli ebrei dalla loro terra. Tutte le persone rispettabili dovrebbero aborrire questa causa”. Cavolo, che analisi storica: nemmeno un accenno ai crimini del Sionismo! Perché è lì la chiave: se non si ammette l’entità del crimine commesso in passato è troppo facile parlare di pace.

So che una fetta di israeliani si oppone alle stragi, ma anche so che Pappe afferma: “Lo Stato, attraverso i suoi mezzi di informazione e con l’aiuto del mondo accademico, ha diffuso un coro unanime – persino più forte di quello ascoltato durante il criminale attacco in Libano nell’estate del 2006. La giusta furia è un fenomeno costante nell’espropriazione, oggi israeliana e a suo tempo sionista, della Palestina. Ogni atto, che si trattasse di pulizia etnica, occupazione, massacro o distruzione è sempre stato ritratto come moralmente fondato e come un puro atto di autodifesa perpetrato in modo riluttante da Israele nella sua guerra contro la peggiore specie di esseri umani. Oggi in Israele, da sinistra a destra, dal Likud alla Kadima, dal mondo accademico ai mezzi di informazione, si può ascoltare questa giusta furia di uno Stato che è più occupato di qualsiasi altro nel mondo a distruggere ed espropriare una popolazione autoctona. La convinzione a priori di essere nel giusto è un potente atto di abnegazione e giustificazione”.

So che Oz critica la sinistra antisionista, mentre so che sempre Pappe (cacciato da Israele, guarda un pò) afferma: “Dobbiamo provare a spiegare non solo al mondo, ma anche agli israeliani stessi, che il Sionismo è un’ideologia che appoggia la pulizia etnica, l’occupazione, e ora l’omicidio di massa. Ciò di cui ora si sente il bisogno non è solo di una condanna della strage in corso, ma anche della delegittimazione di un’ideologia che produce quella politica e la giustifica moralmente e politicamente. Lasciateci sperare che voci significative nel mondo dicano allo Stato ebraico che questa ideologia e l’intera condotta dello Stato sono intollerabili e inaccettabili e fintanto che persistano, Israele verrà boicottata e sarà soggetta a sanzioni. Sembra che persino i più orrendi crimini, come il genocidio di Gaza, siano trattati come eventi avulsi dal contesto, svincolati da ogni evento del passato e da ogni ideologia o sistema. In questo nuovo anno, dobbiamo provare a fare in modo che l’opinione pubblica riconsideri la storia della Palestina e le malefatte dell’ideologia Sionista come i migliori mezzi sia per spiegare le operazioni di genocidio come quello in corso a Gaza che come un modo per prevenire eventi peggiori a venire”.

Hai mai sentito dire ad Oz e Grossman queste cose?

Sempre su Wikipedia, su Oz, si dice: “Diversamente da molti altri movimenti israeliani per la pace, Oz non si oppone alla costruzione di una Barriera di separazione israeliana, ma ritiene che il suo tracciato dovrebbe essere più o meno quello della Linea Verde, il confine esistente prima del 1967″. Invece sempre Pappe, israeliano cacciato, dice : “In modo analogo, potremmo essere in grado di trovare un modo più comprensibile, paragonato a quello accademico e intellettuale, di spiegare chiaramente che la politica di Israele degli ultimi sessanta anni deriva da una ideologia razzista egemonica chiamata Sionismo, protetta da infiniti strati di giusta furia. A dispetto della prevedibile accusa di antisemitismo e quant’altro, è il momento di associare nella mente pubblica l’ideologia sionista con gli oramai noti capisaldi storici del Paese: la pulizia etnica del 1948, l’oppressione dei palestinesi in Israele durante i giorni del governo militare, la brutale occupazione della Cisgiordania e ora la strage di Gaza. Tanto quanto l’ideologia dell’Apartheid ha spiegato le politiche oppressive del governo sudafricano, questa ideologia -nella sua versione più condivisa e semplicistica- ha permesso a tutti i governi israeliani del passato e del presente di de-umanizzare i palestinesi ovunque essi si trovino e di aspirare a distruggerli. I mezzi sono cambiati da un periodo all’altro e da un posto all’altro, così come i racconti che nascondevano queste atrocità. Però c’è un modello chiaro che non può essere discusso esclusivamente nelle torri d’avorio accademiche, ma che deve fare parte del discorso politico sulla realtà contemporanea della Palestina oggi. Alcuni di noi, vale a dire coloro i quali sono impegnati per la pace e la giustizia in Palestina, eludono inconsapevolmente questo dibattito concentrandosi, e questo è comprensibile, sui Territori Occupati Palestinesi (OPT) -la Cisgiordania e la Striscia di Gaza. Combattere là contro le politiche criminali è una missione urgente. Ma questo non dovrebbe far passare il messaggio che i poteri presenti in Occidente hanno adottato con gioia su suggerimento d’Israele: che la Palestina è solo la Cisgiordania e la Striscia di Gaza, e che i palestinesi sono unicamente le persone che vivono in quei territori. Noi dovremmo ampliare la rappresentazione della Palestina in senso geografico e demografico compiendo una narrazione storica degli avvenimenti del 1948, e richiedere pari diritti umani e civili per tutte le persone che vivono, o un tempo vivevano, in quelli che oggi sono Israele e gli OPT”.

Oz e Grossman tacciono…

Oz è stato tra i fondatori di Peace Now ed esponente della sinistra sionista (Wikipedia)…di questo movimento pacifista un vero fautore della pace, anch’egli israeliano, Michael Warshawsky afferma nella sua biografia “Sulla frontiera” essere un movimento che si definiva “ebreo, sionista e consensuale”. Sionisti di sinistra? Mi sembrava una contraddizione assoluta, e infatti poco dopo dice lo stesso autore nel capitolo “Il colono di sinistra”: “Il sionista di sinistra crede nei valori democratici e vuole vivere in democrazia. Ma vuole anche, e soprattutto, uno Stato ebraico. Sarà dunque il promotore della filosofia della separazione. Non come semplice mezzo, ma come valore. Per questo il suo discorso sarà spesso più segregazionista di quello di certe tendenze della destra (…) Scopre che se i colonizzati ottengonola giustizia, se riesce a spingersi fino a fornire loro la sua approvazione e anche il suo aiuto, la sua solidarietà si ferma lì: non è dei loro e non ha alcuna voglia di esserlo. Intravede vagamente il giorno della loro liberazione, la riconquista dei loro diritti, ma non pensa seriamente a condividerne l’esistenza, ancorché liberata”. Seguono altre descrizioni spettacolari, cito un altro breve passaggio: “Ciò che distingue il sionista di sinistra da quello di destra è il paternalismo: dopo essersi degnato di riconoscere, e gli ci sono voluti più di 40 anni, l’esistenza del palestinese, il sionista di sinistra non può ammettere che questo continui a rivendicare diritti: deve fidarsi di lui, un giorno lui gli troverà una soluzione, tanto più che tutti sanno che non ama la sua situazione di occupante e che auspica da sempre la separazione. Se l’occupato, chi ha perso ciò che possedeva, si ostina a battersi per i propri diritti, dimostrerà una volta di più che non gli interessa la pace e che merita perciò la repressione di cui è oggetto”.

Oz sul Libano del 2006, Oz sull’accerchiamento di Gaza, Grossman sul Libano del 2006, Grossman sull’accerchiamento di Gaza (quello del taglio della corrente e via dicendo…).

Mi fermo qui, penso basti. Grazie per la saccenza, mi dispiace per certa superficialità. Poi non mi credi quando ti do certi consigli: ecco cosa si ottiene ad essere “compagni” democratici e dipietristi…

Chi racconta i fattacci d’Israele e della Palestina, facendosi i nostri

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I  testi che vi propongo sono due articoli: da un israeliano Ran Hacohen agli israeliani, da  un’italiano Paolo Barnard agli italiani e una lettera di  una cooperativa siciliana di Alcamo ricevuta  da alcuni GAS fiorentini (Gruppi di acquisto solidale)  che  ricevono i loro  prodotti e che cercano nei fatti quotidiani di vivere e far vivere un presente diverso e migliore.  Sono tre NON noti ai Media, se non nella misura di NON renderli noti: vogliono coinvolgerci nei fattacci d’Israele e della Palestina, nella storia presente che viene raccontata, come in passato, a mo’ di santa favoletta. E’  “anche”  la nostra storia e il nostro presente. … Leggi tutto

La Costituzione in Bolivia. Il primo appuntamento del 2009 in America latina

Asamblea_Bolivia_aprueba_primeros_articulos_nueva_Constitucion Il 25 gennaio il popolo boliviano sarà chiamato a rendere finalmente esecutiva la Nuova Costituzione che termina per sempre con l’apartheid andina. E’ il primo grande appuntamento politico per l’America latina e la Bolivia in un nuovo anno che a La Paz si concluderà con le elezioni generali a dicembre.

Nei mesi passati si è arrivati sull’orlo della guerra civile, alla strage di Pando perpetrata dall’opposizione ed al tentativo fallito di impedire fisicamente al governo di Evo Morales di governare. Ma la tranquillità con la quale questo ha giocato le proprie carte, sempre nel rispetto della legalità, e la straordinaria forza della maggioranza che lo sostiene, ha calmato le acque.

Così la straordinaria tensione che ha caratterizzato tutto il 2008 sembra svanita in Bolivia.

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Lettera di Mustafa Barghouthi

Lettera di Mustafa Barghouthi (Parlamentare palestinese, leader del partito di sinistra Mubadara (L’Iniziativa))
Ramallah, 27 dicembre 2008.
Leggerò domani, sui vostri giornali, che a Gaza è finita la tregua.
Non era un assedio dunque, ma una forma di pace, quel campo di concentramento falciato dalla fame e dalla sete.
E da cosa dipende la differenza tra la pace e la guerra? Dalla ragioneria dei morti?
I bambini consumati dalla malnutrizione, a quale conto si addebitano?

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Lettere che contano – raccontano – disturbano, a fine 2008



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Auguri da un Muro: a Ramallah


“La foto ritrae un piccolo murales che si trova a Ramallah ed è  stata scattata da un’amica che vi si è recata quest’anno. Volentieri ve la inoltro, con i miei sinceri auguri di buone feste ed un proficuo anno 2009″: … Leggi tutto

Miriam Makeba, la nostra apartheid

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La leggi speciali di Roberto Maroni contro i napoletani

Rispetto al Decreto Legge che fa arrestare sul posto chi in Campania e solo in Campania abbandona dei rifiuti ingombranti in strada, continuo a pensare che se chi scippa un leggerissimo portafogli sta in galera in media tre ore, chi come arma del delitto usa una cucina economica o un frigorifero classe F (che inquina come una locomotiva a carbone) per usare i giusti pesi e le giuste misure non si può aspettare meno di tre anni di galera e perfino il vecchio Beccaria sarebbe d’accordo.

Detto (surrealmente) ciò, immagino il Ministro degli Interni Roberto Maroni al bar a Cantù Cermenate o a Cazzago Brabbia circondato dalla sua gente che gli fa i complimenti e lo riempie di pacche sulle spalle facendogli andare di traverso le arachidi: “bravo! Picchia giù duro! Con questa gente ci vuole il pugno di ferro! Faglielo vedere chi siamo a questi napoletani!”. Perché va bene i negri ma il nemico prevalente per un tipo in camicia verde sono sempre i terroni.

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Una nuova generazione

barak3 Barak Obama è presidente degli Stati Uniti. E’ ottimista chi si aspetta da lui una discontinuità politica reale che vada oltre il superamento pragmatico dei mille fallimenti di George Bush, ma sbaglia chi nega che si sia di fronte ad una discontinuità culturale reale e fortissima per almeno tre motivi.

L’elezione del figlio di un migrante alla presidenza degli Stati Uniti, un migrante dalla pelle nera, ci testimonia che i muri, i confini, i pregiudizi possono e debbono essere abbattuti, che la cultura della discriminazione, della gerarchia, delle élite e del razzismo possono essere spezzate, che i soffitti di cristallo sulla testa dei migranti, delle donne, degli sfruttati, non sono eterni e possono cadere in mille pezzi.

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