Thursday 09 February 2012, 09:18

Gli articoli con tag: " Antonio Polito "

Nozze scandalose tra Piero Sansonetti e Antonio Polito

sansonetti Non ci potevo credere: i due fresconi più fresconi del giornalismo italiano, Antonio Polito e Piero Sansonetti, si sono sposati. Mangiapane a tradimento rispettivamente direttore ed ex direttore di finti giornali pagati coi soldi pubblici, si ritrovano adesso sotto lo stesso tetto, tettuccio, ma sempre col sederino al caldo, de “Il Riformista”. Sì proprio “il Riformista”, l’imprescindibile foglio “né di destra né di sinistra” che ci costa 4 Euro di tasse per ognuna delle 2.000 copiuzze vendute.

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Il sultano Romeo e i suoi vassalli. Così Napoli si è inchinata agli affari

Il sultano Romeo e i suoi vassalli così Napoli si è inchinata agli affari

L’imprenditore padrone della città con il pieno controllo su assunzioni, appalti e delibere

Non è più la politica a imporre il prezzo della corruzione all’impresa ma il contrario

di GIUSEPPE D’AVANZO

NON C’È alcun "interesse pubblico" in questa storia nera. Come se fosse morto. Come se, nell’esercizio di "pubbliche funzioni" e di "pubblici poteri", fosse deperita la più elementare nozione – e distrutta anche soltanto l’ombra – di "servizio al bene collettivo". Nella rete di assessori, consiglieri comunali, provinciali, regionali, parlamentari, magistrati penali e amministravi, tecnici comunali, professionisti, burocrati ministeriali – in questo "sistema" apparecchiato da Alfredo Romeo esistono soltanto le cose nostre. "Dobbiamo parlare delle cose nostre…". "Quella cosa nostra come sta andando…". "C’interessano soltanto le cose nostre…". "Dacci uno sguardo a quella cosa nostra…".

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Antonio di Pietro e il Piano di rinascita democratica

dipietro

Aggiornato mercoledì 9, alle 8.20

Già a metà aprile un signore di destra che conosco fece una previsione: alle prossime elezioni il Partito Democratico avrà i voti di Italia dei Valori e Italia dei Valori avrà quelli del Partito Democratico. Temo che c’azzecchi.

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Il Riformista, due conti in tasca ad Antonio Polito. Ogni singola copia che vende ci costa QUATTRO Euro di tasse

polito C’è stata una piccola polemica prescindibile. Il quotidiano il Riformista, diretto da quell’Antonio Polito che doveva farsi monaco buddista se Nichi Vendola vinceva le elezioni, ha attaccato pesantemente (e legittimamente) Veltroni. Veltroni ha replicato mettendo sul piatto i dodici milioni di voti con le DUEMILA copie vendute da Il Riformista tutti i giorni. Come replica il Riformista si è offeso (forse giustamente) e qualcuno ha perfino detto che Veltroni non rispettasse la libertà di stampa del Riformista.

Giusto, forse. Epperò… non per difendere Veltroni, ma il Riformista è un caso particolarmente repellente proprio per quelle 2.000 copie che vende.

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La prima di spalle

Ha dato le spalle facendo messa durante un battesimo multiplo di neonati al Vaticano, quelli da salvare dalla “voragine” del peccato.L’offertorio e la liturgia eucaristica le ha proseguite con le spalle ai fedeli. Durante questa cerimonia di gennaio, dal dito di Ratzinger è caduto l’anello del Pescatore a terra, vicino all’altare che il cerimoniere gli ha prontamente ridato. Ha ridato le spalle ai suoi milioni di fedeli, ai cari studenti romani a cui non potrà più parlare, questa volta obbligato dalle circostanze. Dalle ore 22 in poi, presso la sede romana del Foglio si svolgerà oggi 16 gennaio, una serata di conversazione e meditazione laica sul carattere illiberale della contestazione del diritto di parola del professor Joseph Ratzinger-Benedetto XVI nell’Universita’ La Sapienza.Ci fu un’altra veglia il 15 giugno del 2007, quella del Movimento dell’Amore Familiare, veglia di preghiera per il Santo Padre e per il suo pontificato,rivolta in particolare alle famiglie. Grande partecipazione si preannuncia a questa serata-prima, una delle prime a “correre” e ad accorrere è la ministra Turco, che dice del suo baratto con Ferrara:«L’ho chiamato per chiedergli di pubblicare un mio articolo sul Foglio e lui mi ha proposto: “Livia, perché non sottoscrivi l’adesione alla veglia che abbiamo organizzato per il diritto alla parola?”. Gli ho risposto subito di sì, senza esitare. E mi sorprendo di chi si sorprende della mia iniziativa. Il diritto alla parola deve sempre valere, per tutti».Saranno in parecchi a partecipare stasera, tutte splendide persone , assolutamente liberali: Antonio Polito, senatore del Pd, Daniele Capezzone, già segretario dei Radicali e deputato del gruppo misto, Barbara Palombelli, giornalista, Benedetto della Vedova, deputato di Forza Italia e presidente dei riformatori liberali, Alain Elkann,scrittore, Andrea Marcenaro, giornalista,Daniela Santanchè, deputata di «La Destra»…solo per citarne alcuni. Tutti pronti ad aprire il Dialogo. Chissà se la Santanchè saluterà gli studenti come fece nel passato…
Se io oggi lo nomino, lui il papa, non credo di farlo invano. Lui non viene più, amareggiato, come tutti, tranne quattro fanatici arrabbiati.E allora:
“Fà che non ci sbattano da una porta all’altra a sentir parlare di libertà di parola.
Fà che nessuno ci metta in cinta e ci troviamo a dover chiedere un farmaco abortivo a un amico farmaco-obiettore di sua santità.
Fà che si moltiplichino questi straordinari, che sembravano persi, donne e ragazzi, che fanno resistenza a chi si proclama portatore di pace.
Fà che non sembri mai una preghiera, un appello, una civile e discreta protesta ma un grido forte di sdegno e disprezzo, per chi parla
di dialogo in casa altrui, senza chiedere permesso, ma come un muezzin lucido e impazzito, ad assoldare tutte le migliori voci del mondo
per parlare di diavolo e peccato.
Fà che io possa riapprezzare l’arte nelle chiese nei musei nei palazzi italiani, che io scorga la luce come lampo negli occhi delle modelle che stavano lì, in un’osteria a dare una mano all’artista affamato.
Fà che io possa scegliere di non ascoltarlo, lui e suoi amici, mentre distratta apro la radio e so delle sue gesta e dei misfatti altrui.
Fà che rinuncino del tutto alla carità, cosicchè gli stati si assumano responsabilità in nome dei diritti umani e di nessun dio, che trovino la giustizia e il buon senso nell’agire come tutte quelle donne e quegli uomini del mondo, che non hanno mai pensato di essere martiri od eroi, e
forse invece un po’ lo sono per aver vissuto, nell’eterno regno dei papi e di quelli che fanno veglie dicendo di amarlo.

http://reset.netsons.org/modules/news/article.php?storyid=1392

Aria pulita, pancia vuota? D’Auria, colera Iraq, neoliberismo, v-day, razzismo informativo, Myanmar

Con Nello Margiotta, Andrea Capocci, Raffaele della Rosa, Peppe Dantini, Antonio Baraibar, Luciano Torresani, Lorenzo Moro:

Peppe Dantini: hai ragione a proposito dell’occultamento di notizie che viene fatto in maniera scientifica da TV e giornali, servi di partito e di potere. E probabilmente hai ragione anche sul fatto che il povero D’Auria sia … Leggi tutto

Antonio Polito: “Riformismo del XXI secolo”

 

 

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Questo è Antonio Polito. Questo è il riformismo liberale. Questo è il “Riformismo del XXI secolo”. Questa è l’antipolitica. A questo livello si sono abbassati gli ex-comunisti. Questi sono gli antidemocratici. Questi sono i manipoli che bivaccano in parlamento. Questi sono i ladri dei nostri voti.

Senatore Antonio Polito, “né di destra né di sinistra”

Io e Silvio ce la stiamo mettendo tutta per far vincere il centrosinistra. Silvio in particolare le spara così grosse da oscurare completamente le tante incongruenze dei “nostri”. Poi succede un evento simbolo sul quale proprio senti di non poter glissare. E quest’evento è la candidatura di … Leggi tutto

Il Riformista: i nostri beniamini sono Pierferdinando Casini e Francesco Rutelli

Il quotidiano d’alemiano “Il Riformista”, creato non come controparte alle destre ma come controparte all’Unità, quotidiano dello stesso partito (per carità non più organo) del quale Massimo d’Alema è presidente) diretto da Antonio Polito, una sorta di Ayatollá anglofilo che grida alla guerra santa e condiretto da Oscar Giannino, così ultraliberale che per lui Massimo Teodori e Giuliano Ferrara sono degli sporchi comunisti, oggi scrive:

“i nostri beniamini sono Pierferdinando Casini e Francesco Rutelli”.

Delle due l’una, o l’editore di riferimento è cambiato, o l’editore di riferimento ha cambiato partito. Avvisateci per favore.

L’Economist e la patente d’indegnità

Unfit, termine inglese che significa indegno, incapace, incompetente, inabile, non opportuno e simili. Ci risiamo. L’autorevole settimanale inglese Economist nell’ultimo numero ha stabilito che il governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio è ?unfit? a rimanere nel suo incarico. Immediatamente la sparata dell’Economist, che vede pagliuzze italiche con lodabile puntualità, ma fa muro per mascherare e negare ogni trave anglosassone, ha dato nuova linfa al partito che chiede le dimissioni del governatore.

Qualche anno fa, lo stesso settimanale aveva considerato ?unfit? a governare l’Italia Silvio Berlusconi. Il centro-sinistra compatto, senza riflettere neanche un secondo, si era spellato le mani, aveva festeggiato, tradotto, ciclostilato e regalato a migliaia le copie dell’articolo e quasi ci aveva costruito sopra una fallimentare campagna elettorale. ?Se lo dice l’Economist…?, ?l’autorevole Economist…?, ?viva l’Economist?, ?l’Economist, la bibbia…?, ?l’Economist, che non è certo di sinistra…?. Quest’ultima detta dai capi del centro-sinistra suona particolarmente stonata, perché palesemente rappresenta che essere di sinistra sia per loro diventato un velleitarismo giovanile mentre la custodia del rigore fosse da tempo appaltata alle destre alle quali il settimanale britannico dà voce.L’Economist fa brodo, dunque, l’Economist sarebbe autorevole, se l’Economist parla male di qualcuno questo qualcuno è ?out?. Così si ragiona anche e soprattutto a sinistra nella provincia italiana dell’impero. Ragionassero così le vestali del liberalismo, gli Antonio Polito o i Massimo Teodori, passi pure. Ma chi non ha ancora svenduto il proprio cervello ai dogmi del liberismo, neo o vetero style, che è lo stesso, dovrebbe riflettere sull’origine dell’autorevolezza dell’Economist. Questo settimanale è stato in questi decenni una delle cariatidi che ha sostenuto a spada tratta l’imposizione del neoliberismo anglosassone sul pianeta. Lo ha fatto difendendo sempre e comunque i dettami neoliberali, presentandoli come dogmi di fede.

L’autorevole Economist non ha mai fatto autocritica quando i campioni da lui fino al giorno prima idolatrati, gente come Fujimori, Menem o Collor de Mello scappavano con la cassa. Non ha mai battuto ciglio di fronte all’evidenza dei crimini e disastri del neoliberismo che nei cinque continenti ha creato fame, guerra e dissoluzione sociale.

Questo settimanale, che qualcuno ritiene autorevole, si è sempre spellato le mani per applaudire il dittatore cileno Augusto Pinochet, genocida e ladro, lodando sperticatamente il suo ignobile governo. Può bastare.

Sicuramente Silvio Berlusconi è ?unfit? a governare l’Italia e probabilmente lo è anche Antonio Fazio a governare la Banca d’Italia ma è molto triste che ci sia in Italia qualcuno che sia felice di farselo dire dall’Economist. Anche l’Economist come Berlusconi, ma soprattutto l’Economist, è unfit, indegno eticamente e moralmente per giudicare chicchessia.

Personalmente diffido da chi si affida all’indegno Economist, amico di dittatori sanguinari, sostenitore del complesso militare-industriale che governa il mondo, plaudente verso l’FMI quando questo ordina la chiusura di scuole e ospedali nel terzo mondo in nome dell’ortodossia monetarista, per stabilire chi sia degno e chi no.

I media italiani, Nicola, Giuliana, Silvio e l’atlantismo

I media italiani, televisioni, radio, giornali, passato il primo sconcerto stanno imbastendo come previsto l’enorme cortina fumogena per confutare la tesi che l’uccisione di Nicola Calipari e il ferimento di Giuliana Sgrena non siano casuali. Rispetto a un’opinione pubblica dal bellicismo sempre incerto il timore che l’omicidio Calipari potesse dare la spallata finale a quella che è appena una sopportazione dei motivi ufficiali della presenza in Iraq, è indispensabile rispondere con un fuoco di fila importante. Tanto importante da risultare sorprendente.

Per lo scontato Massimo Teodori, l’ineffabile Antonio Polito, gli imperturbabili Ernesto Galli della Loggia e Angelo Panebianco, tutto quello che è successo a Bagdad è stato chiaro e solare dal primo momento. Tutte le colpe sono innanzitutto di Giuliana Sgrena, che si è andata ad impicciare di problemi non suoi. Se una tesi simile ?pur se espressa da giornalisti- non sorprende, altre colpe sono ripartite anche tra i nostri servizi segreti e il governo Berlusconi, per quella loro contiguità criminale che li porta a tentare ?per umanità o calcolo ? di salvare gli ostaggi. Questa tesi fa più effetto ma tutto è lecito pur di scagionare preventivamente i presunti autori materiali.

Non può stupirci. Anche la nostra opposizione può permettersi di attaccare (blandamente) il governo, ma non può mettere in dubbio le basi diseguali della nostra politica internazionale. Come per l’11 settembre, anche questo evento servi per fare la conta. E politici, intellettuali, comunicatori, opinionisti, devono mostrare fiuto nel loro posizionamento. Ha impressionato, come di fronte alla dignitosa prima reazione di Silvio Berlusconi, con la convocazione dell’Ambasciatore, Gianfranco Fini si sia precipitato ad occupare lo spazio politico della totale supinità all’alleato.

Le ipotesi di Pierre Scolari sono probabilmente indimostrabili. Ma sono solo probabilmente indimostrabili, non automaticamente indimostrabili e quindi false. Di fronte a un omicidio e tre persone ferite, il reato che si configura è quello di tentata strage. Ma è necessario escludere tale ipotesi investigativa, attribuendola alle fantasie di un marito particolarmente provato.

Ma la tesi di Scolari sarà davvero indimostrabile solo se le autorità italiane riotterranno il cellulare di Calipari sequestrato dagli stessi autori dell’omicidio, se potranno esaminare l’auto di proprietà del nostro corpo diplomatico sequestrata, se gli autori del “gesto” saranno interrogati liberamente da magistrati italiani o almeno indipendenti.

Ma se così non sarà allora anche le tesi sulla casualità dell’incidente, sono altrettanto indimostrabili come le parole forse avventate di Pierre Scolari. E resteranno indimostrabili se il comando statunitense, ovvero i vertici della catena di comando dalla quale dipendono i presunti autori materiali di un omicidio -preterintenzionale o volontario che sia sempre omicidio resta- non collaboreranno con organi investigativi competenti e indipendenti. Se non collaboreranno, mettendo immediatamente a disposizione le prove e rendendo possibili gli interrogatori, questa indisponibilità diverrebbe un fatto processualmente rilevante. Non è possibile accettare supinamente il costume statunitense di non farsi processare e non accettare inchieste indipendenti. La legalità internazionale è incompatibile con qualunque dubbio di impunità e questo dovrebbe andare innanzitutto negli interessi degli SU. Se così non sarà, sarà un fatto che, se non può corrispondere a una condanna, aiuterebbe oggettivamente a comporre il nostro giudizio sui fatti rivalutando le ipotesi di Scolari.

Questo semplice ed inoppugnabile ragionamento, non appassiona chi ha già alzato la cortina di fumo innocentista, che è disposta a sacrificare non solo Nicola Calipari, e lapidare Giuliana Sgrena, ma perfino Silvio Berlusconi, che infatti è sparito perché ha capito che come si muove, sbaglia.

Infatti la nostra stampa moderata non ha difficoltà nello stabilire le sue priorità. E priorizza l’interesse all’assoluzione preventiva dei presunti autori materiali all’interesse della famiglia Calipari e dello stesso governo.
Fa riflettere il fatto che in qualunque contesto avvenga un fatto di sangue che coinvolge nostri corpi dello stato, il sistema fa quadrato e questi risultano avere sempre ragione: Pinelli si è buttato dalla finestra, Giorgiana Masi si è suicidata, Carlo Giuliani ha avuto quello che meritava.

Questa regola ammette una sola eccezione: la fedeltà atlantica. Di fronte all’atlantismo tutto salta, i morti di Ustica e quelli del Cermis se la sono cercata e il fuoco amico è così amichevole da dovere essere accolto con sportività. Sul povero Calipari si può costruire una stantia retorica patriottarda, che salva capra e cavoli, e vada incontro alla giusta emotività popolare. Ma, come per i macchinisti dei treni che quando muoiono in servizio è sempre per colpa loro, la morte di Calipari deve essere stata casuale e, se dovesse essere necessario, dovuta alla sua imperizia o ad una politica del governo sbagliata.
I nostri grandi opinionisti hanno come sempre risposto ad un riflesso condizionato che è un istinto di sopravvivenza. Nessuno ha mai dettato a queste lucide menti indipendenti come devono comportarsi. Stanno semplicemente alle regole di questo gioco, si adeguano automaticamente, non c’è bisogno di ordini. Il Minculpop e le sue veline non servono in democrazia eppure la madre dei velinari è sempre in cinta. In ballo ci sono articoli di fondo di giornale pagati 1000-2000 Euro, i passaggi radiofonici di 60 secondi che fruttano anche 500 Euro stando in ciabatte a casa, e le comparsate televisive da 1-2000 o perfino 5000 Euro di cachet. Queste, a loro volta, portano migliaia di Euro di diritti per i libri che questi signori pubblicano a scadenze fisse pieni di aria fritta. Tanto tutti sanno che un Berlusconi (tanto più un Calipari) passa, ma gli interessi economici che rappresenta restano.