Oaxaca: lo stato delle cose dove sarebbe stato sequestrato Davide Casinori
Di fronte al selvaggio assalto da parte di paramilitari ad una carovana di movimenti sociali a San Juan Copala, ripubblico il reportage di fine gennaio da me realizzato a Oaxaca, completamente dimenticata dai media nonostante la repressione non si sia mai fermata. Oggi se ne parla solo perché sarebbe stato sequestrato (notizia poi smentita) un militante italiano e assassinato un finlandese. Fino a quando farà notizia solo il Venezuela e mai il Messico o la Colombia?
OAXACA – Tre anni dopo le grandi proteste dell’Assemblea popolare dei popoli di Oaxaca (APPO), repressa violentemente dai sicari del governatore del PRI Ulises Ruiz, che causarono più di 20 morti, e con l’intera capitale occupata come in un assedio medievale dall’esercito federale, questo stato meridionale del Messico si approssima alle elezioni del nuovo governatore il prossimo 5 luglio. Ruiz, dopo anni di appropriazioni indebite dalle casse dello Stato, appare ancora più forte tanto a livello locale come nazionale, dove è uno dei simboli del revanscismo priista che punta a tornare a governare il Messico (dopo averlo fatto per 70 anni fino al 2000) approfittando della crisi del PAN di Felipe Calderón. Invece i movimenti social e tutta la sinistra, che continuano a subire una brutale e silenziosa repressione, hanno perso forza e sono divisi tra un’ala dura e un’altra dialogante accusata dalla prima di essersi fatta cooptare e a volte comprare dallo stesso governo. Quello che si vede visitando Oaxaca oggi è una sorta di “meno male che Ulises c’è”.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Settant’anni fa Lázaro Cárdenas nazionalizzava il petrolio in Messico e lo garantiva con la Costituzione. Oggi il governo di destra di Felipe Calderón vuol procedere ad una privatizzazione strisciante della principale risorsa del paese ma un forte movimento in difesa del petrolio si riunisce intorno ad Andrés Manuel López Obrador.
Desaparecidos, dossier falsi, servizi segreti in azione, brogli elettorali, la battaglia all’ONU, un colpo di stato imminente in Bolivia e la vita minacciata di militanti e dirigenti politici. Per la primavera latinoamericana arriva l’ora della prova contro la reazione.
Caro Andrés Manuel, a mio modesto avviso è giunta l’ora di levare le tende. La decisione del Tribunale elettorale messicano di assegnare comunque la vittoria elettorale al tuo avversario, il panista Felipe Calderón, non può non essere accettata, per quanto ingiusta sia. Lo scrivo dopo avere seguito con passione l’orgogliosa battaglia contro i brogli portata avanti da te e dal popolo messicano durante due mesi, con immenso sacrificio ed ancor più grandi buone ragioni. Ho visto come tutti la lotta contro i brogli trasformarsi in qualcos’altro di più importante, e terminare rappresentando ed esplicitando tutte le necessità sempre posposte di una società ingiusta e di una democrazia bloccata.