Friday 25 May 2012, 04:22

Gli articoli con tag: " Álvaro Uribe "

Cecilia, la ribelle

Santa Marta.

Cecilia ha quarant’anni ed è nata in un paese a poche ore da Nabusimake “donde nace el sol” in arhuaco, capitale della Sierra Nevada nei pressi di Valledupar a otto ore dalla città di Santa Marta in Colombia.
La Sierra è la formazione montagnosa costiera più alta del mondo e la sua vetta maggiore è di 5775 metri.
Dalle sue cime si possono vedere i Caraibi.
Cecilia è un’ india che ora vive al parco Tayrona, riserva colombiana di incantevole bellezza caratterizzata dallo spettacolo che offre l’incontro della selva, che arriva ad altezze di 900 metri, con le spiagge caraibiche.

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Segreto: gli accordi militari tra Colombia e Stati Uniti non saranno divulgati

torturasencolombia Il governo colombiano di Álvaro Uribe ha ufficialmente opposto un rifiuto alla richiesta di Unasur (organizzazione della quale fa parte) di fornire informazioni sulla concessione di sette basi militari agli Stati Uniti.

È successo a Quito nel vertice dei Ministri degli esteri e della difesa di Unasur. Mentre gli Stati Uniti rinunciano alle basi in Polonia e Repubblica Ceca e devono andare via proprio dall’Ecuador, un paese piccolo e povero ma che fa rispettare la propria sovranità, dalla Colombia possono puntare sempre più armi contro l’integrazione dell’America latina.

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Rielezione di Álvaro Uribe: come mai nessun giornale se ne preoccupa?

SantosUribePadilla Il Parlamento colombiano ha approvato martedì la legge che porterà ad un referendum col quale i colombiani decideranno se il Presidente Álvaro Uribe potrà ricandidarsi a Palazzo Nariño.

Chi scrive non è particolarmente turbato dall’idea che Uribe possa ricandidarsi (mi preoccupa di più che venga rieletto) se non che si potrebbe scrivere un intero tomo su irregolarità, brogli, violazioni del codice penale anche nella prima rielezione e sui voti comprati per permetterla che hanno portato in galera il corrotto ma non il corruttore.

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Barack Obama, le basi in Colombia e quei matti di latinoamericani

Obama “Né ho autorizzato né mi è stato chiesto. E non manderemo molte più truppe oltre l’assistenza che già forniamo alla Colombia [con Egitto e Israele la più grande al mondo, ndr]. Alcuni paesi, a partire dall’Ecuador e dal Venezuela, ma anche amici come Brasile e Cile, stanno tentando di trarre profitto usando la solita retorica antiyankee”.

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Uribe: sette paesi per sette basi contro l’America latina

090807004420_sp_uribe_lula_ap226x170 Il presidente colombiano Álvaro Uribe (con Lula nella foto) sta realizzando un viaggio lampo in tutto il continente per giustificare la concessione del proprio governo di sette basi statunitensi che rappresentano un fucile puntato contro tutto il Continente ma soprattutto contro la leadership brasiliana. A parte l’appoggio (misurato a onor del vero) del peruviano Alan García ha finora ottenuto solo la neutralità di Fernando Lugo e il dissenso, preoccupazione, rifiuto di tutti gli altri.

La formula scelta è tipica del vortice di incontri bilaterali e multilaterali dell’America latina di questi anni. Il presidente colombiano Uribe non vuole partecipare al vertice di Unasur del prossimo 10 agosto a Quito, che si sarebbe trasformato in un processo che lo avrebbe visto sul banco degli imputati, ma preferisce affrontare un visibilissimo tour de force che in poco più di 48 ore lo porta in quasi tutto il continente a spiegare quello che non si può spiegare: perché ha scelto di trasformare la Colombia in una portaerei statunitense in un Continente oramai compatto nel rifiutare le ingerenze militari straniere e nel darsi strutture di difesa comuni.

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Evo Morales denuncia “la guerra sporca dell’impero contro l’America latina”

JuanManuelSantos Il presidente boliviano Evo Morales, presentando la fondamentale legge sull’autonomia indigena, che mette il paese andino all’avanguardia nel mondo per la difesa dei diritti delle comunità native, ha denunciato “la guerra sporca che viene dall’impero statunitense” contro i governi integrazionisti latinoamericani.

Una guerra sporca rivolta in particolare “contro quello venezuelano ed ecuadoriano con l’obbiettivo di delegittimare i presidenti legittimi, in particolare con campagne diffamatorie che tentano di legarli alle FARC colombiane”.

Ha inoltre attaccato il probabile successore di Álvaro Uribe in Colombia, Juan Manuel Santos (nella foto a sinistra con l’attuale presidente) definendolo “una minaccia per tutto il continente”.

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Basi militari statunitensi: in Ecuador si chiudono, in Colombia si aprono

Latuff_Colombia In osservanza alla nuova Costituzione ecuadoriana arriva lo storico momento della chiusura della base statunitense di Manta, la più importante base militare in tutta l’America latina. In risposta in Colombia Álvaro Uribe mette a disposizione delle armi nordamericane le migliori postazioni del paese.

Il giorno 17 luglio un aereo P3 Orione della Marina statunitense ha completato l’ultimo volo operativo atterrando a Manta alla presenza di autorità ecuadoriane e statunitensi. Le operazioni di trasloco cominciate questa settimana si concluderanno il 18 settembre.

Dopo di allora nessun militare straniero potrà più operare in territorio ecuadoriano in osservanza alla Costituzione del paese andino che sta disegnando per Manta un futuro che potrebbe essere molto prospero: diventare l’hub dei voli tra l’Asia e l’America latina.

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Lucía Morett : emesso mandato di cattura internazionale dall’Interpol

luciamorettL’Interpol, su richiesta del governo colombiano, ha emesso nei giorni scorsi una così detta ficha roja, un mandato di cattura internazionale contro Lucía Morett, la giovane messicana sopravvissuta ma rimasta gravemente ferita, nel bombardamento effettuato dall’Esercito colombiano contro un accampamento delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, avvenuto il 1 marzo 2008 a Sucumbíos, in territorio ecuadoriano, dove oltre al numero due delle FARC, Raúl Reyes e altri 25 guerriglieri, hanno perso la vita quattro suoi connazionali, gli studenti Verónica Velázquez Ramírez, Juan Gonzáles del Castillo, Fernando Franco Delgado e Soren Ulise Avilés Angeles.
Alla Procura Generale della Repubblica del Messico tuttavia ad oggi non è stata notificata nessuna richiesta ufficiale di arresto contro la giovane, volta ad una sua eventuale estradizione in Colombia.

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Nella Colombia di Álvaro Uribe ammazzano i due terzi dei sindacalisti al mondo

webCOLOMBIA Vilma Carcamo Blanco era una dirigente sindacale a Magangué Bolívar, in Colombia. Stava organizzando una giornata di protesta per lavoratori che non erano pagati da mesi. Il 9 maggio un sicario l’ha affiancata è l’ha assassinata a sangue freddo. Milton Blanco Leguizamón era un maestro come Víctor Franco. Nonostante Milton sia stato assassinato a pochi passi da una piazza completamente presidiata dall’esercito e dalla polizia non si è mai saputo nulla dei suoi assassini. Edgar Martínez, anche lui sindacalista, invece andava in motocicletta a una riunione quando è stato affiancato e assassinato da alcuni paramilitari, probabilmente delle “Aguilas Negras”, un gruppo che agisce nella totale impunità.

Vilma, Víctor, Edgar, Milton sono solo tra gli ultimi dei 558 sindacalisti fatti assassinare in Colombia da quando è presidente Álvaro Uribe in un contesto nel quale il sistema terroristico contro qualunque organizzazione di lavoratori è completamente impune e avviene nel silenzio della stampa internazionale che in genere applaude al governo colombiano o del Parlamento europeo che non approva mozioni di preoccupazione né di condanna per un massacro senza fine.

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Gianni Minà: le dimenticanze della bloggera di moda, Yoani Sanchez

mina4 Non tanto per l’informazione a Cuba, ma per la disinformazione che regna in Italia, mi ha colpito il candore di un lettore del mio sito che giudica il lavoro di Yoani Sanchez, “la bloggera che sfida Castro”, scevro da ideologie o interessi poltici.

Basterebbe, infatti, la propaganda che le viene fatta nel nostro paese per capire la portata dell’operazione che è stata messa su.

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Chi è Álvaro Uribe, ospite oggi di Silvio Berlusconi e Joseph Ratzinger

vignettaUribe In queste ore il presidente colombiano Álvaro Uribe viaggia da Madrid a Roma.

Sarà ricevuto con tutti gli onori dal Capo del governo italiano Silvio Berlusconi e oltre Tevere da Papa Benedetto XVI, ma anche da un sit-in di protesta.

Vediamo chi è nel dettaglio l’uomo della guerra bushiana al terrorismo e delle multinazionali.

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Chi si occupa più degli ostaggi delle FARC colombiane?

Moncayo A chi importa della liberazione di Pablo Emilio Moncayo Cabrera, soldatino colombiano da 11 anni nelle mani delle FARC?

A chi importa di suo padre (nella foto), il maestro che ha percorso migliaia di chilometri a piedi per chiedere l’interscambio umanitario?

A chi importa dei sequestrati tuttora in mano alle FARC?

A chi importa delle migliaia di detenuti politici torturati nelle carceri di Álvaro Uribe che Silvio Berlusconi ha appena invitato al G8 come campione della lotta al terrorismo?

Non certo a quanti, media e pubblico europei, palpitavano e si spellavano le mani per Ingrid Betancourt.

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Le democrazie latinoamericane esigono a Barack Obama, la fine delle ingerenze, il rispetto del diritto internazionale e la fine dell’embargo contro Cuba

ObamaGaleano Cristina Fernández de Kirchner, presidente argentina, ha sintetizzato al suo omologo statunitense Barack Obama quello che tutto un continente pensa: “la fine dell’embargo contro Cuba non può essere un punto di arrivo di un percorso ma una precondizione” per iniziare a costruire relazioni di mutuo rispetto nel Continente.

Non sarà solo l’affabilità e perfino l’umiltà che sta dimostrando Barack Obama in queste ore a Trinidad e Tobago, per il Vertice delle Americhe, a sanare le ferite storiche di 170 anni di dottrina Monroe. Non sarà con una richiesta di voltare pagina e di “un nuovo inizio”, pur necessari, che si potranno lasciare alle spalle decenni di destabilizzazioni, colpi di Stato, complotti, assassinii, invasioni, crimini contro l’umanità, spoliazioni, imposizioni di patti leonini contro il Continente attraverso quell’aberrazione che è stata il “Consenso di Washington”, quel meccanismo perverso per il quale politiche e politici di paesi democratici o dittature potevano essere sommerse o salvate solo con l’imprimatur di una potenza straniera.

Non sarà con il ristabilimento di relazioni diplomatiche, con il Venezuela oggi (ed è un grande successo del Vertice di Trinidad), con Cuba forse domani, che recupererà credibilità il paese che per 60 anni ha imposto e tuttora sponsorizza all’America latina e al mondo il Fondo Monetario Internazionale come strumento di dominio neocoloniale.

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Silvio Berlusconi invita a Álvaro Uribe al G8 en Cerdeña

Gennaro Carotenuto

Giornalismo partecipativo / Latinoamerica

Traducido para Rebelión por Gorka Larrabeiti

Murió el bushismo, pero los bushianos siguen vivos luchando entre nosotros incluso en tiempos obamitas. Así lo confirma la indiscreción del semanario colombiano Semana acerca de la invitación personal del jefe del gobierno italiano, Silvio Berlusconi, al presidente colombiano Álvaro Uribe al G8 del próximo julio en la isla de la Maddalena (Cerdeña, Italia). Será la segunda visita  que dedica  Uribe a Italia este año después de la que tiene prevista para el próximo 30 de abril a Roma. Mientras tanto, el mundo sigue con asombro las noticias sobre violaciones de derechos humanos del huésped de honor de Berlusconi.

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Silvio Berlusconi invita Álvaro Uribe al G8 in Sardegna

5_buhs_uribe Il bushismo è morto ma i bushiani vivono e lottano insieme a noi anche in epoca obamita. Lo conferma l’indiscrezione del settimanale colombiano “Semana” sull’invito personale del capo del governo italiano Silvio Berlusconi al presidente colombiano Álvaro Uribe al G8 del prossimo luglio alla Maddalena.

Sarà la seconda visita nel 2009 di Uribe in Italia dopo quella già prevista per il prossimo 30 aprile a Roma. Intanto la comunità internazionale è sconvolta dalle rivelazioni sulle violazioni di diritti umani dell’ospite d’onore di Berlusconi.

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